Estratto del documento

LE FORNACI ROMANE DI GIANCOLA (BRINDISI)

Premessa

Il progetto nato nel 1985 aveva fin dall’inizio due obiettivi principali: uno di ricerca e l’altro di tutela. Lo scavo archeologico

avrebbe riscattato l’area brindisina che in antico si trovava in una zona agricola popolata rivolta al mare e al commercio

transmarino. I primi sopralluoghi vennero fatti da R. Cucci, venne fatta una prospezione magnetometrica dell’area da L.

Versino e S. Piro. La Soprintendenza Archeologica della Puglia accolse Giancola nella propria programmazione, affidò

l’esecuzione all’Università di Siena e al Museo Archeologico Provinciale. La prima campagna si svolse nel 1988, la

seconda nel 1989 e la terza nel 1990. Nel corso degli scavi l’indagine si allargò fuori dagli impianti per inserire il sito nel

paesaggio agrario. Tra una campagna di scavo e l’altra si svolsero seminari di catalogazione e studio dei reperti

depositati presso il Museo Archeologico Provinciale. Le strutture messe in luce vennero integralmente ricoperte

nell’ottobre del 1990 in attesa di una ripresa dei lavori (che non si è più verificata) precludendo la valorizzazione

archeologica e paesistica del sito.

I. Lo scavo

1. Il sito

1.1. Il sito e la geomorfologia del paesaggio costiero

L’area esaminata è compresa tra la periferia ovest di Brindisi (quartiere Paradiso), la costa, il villaggio di Apani e la via

Appia fino a Mesagne. L’antica colonia Brundisium venne dedotta nel 246-244 a.C., la zona analizzata è l’area in cui si

concentravano le attività economiche (tra cui le manifatture di Giancola e Marmorelle). La struttura geologica dell’area

costiera è impostata su calcari cretacei uniformi coperti da calcareniti (impropriamente detti tufi), sopra una formazione di

sabbie gialle o rossastre. Nella zona sono presenti anche depositi eluviali, circoscritti e sottili (oltre alle dune mobili). I

terreni della zona possono essere o permeabili per fessurazione (i calcarei cretacei) o permeabili per porosità (calcareniti,

sabbie, dune e alluvioni). Non vi sono rilievi (ad eccezione di Mesagne). Il Canale di Giancola è uno dei 4corsi d’acqua

principali che solcano la pianura costiera (gli altri sono C. Reale, C. Apani e C. Cillarese). Le precipitazioni sono più

frequenti in autunno e assenti in estate e le acque vengono assorbite dal forte carsismo della zona, raggiungendo le

acque marine. A ovest di Torre Guaceto sono presenti acque salmastre e a Giancola sono presenti terreni salmastri. La

costa brindisina è priva di insediamenti (ad eccezione di Apani e Giancola), la scarsità dei ritrovamenti archeologici ha

fatto supporre che essi fossero obliterati dalla vegetazione circostante (infatti le fornaci di Giancola erano sotto una duna),

perché l’abbandono di un sito fa sì che la stratificazione archeologica tenda a formare un proprio bacino e quindi a

crescere nel tempo, invece nella costa brindisina accade il contrario: data la scarsa coesione della terra rossa originata

dal calcare e l’accentuarsi del degrado dovuto alle colture arbustive (così come nel sito di Settefinestre e della Valle d’Oro

nell’agro Cosano) fanno sì che i processi erosivi risultino più forti dell’obliterazione; altro fattore che incide è l’aumento

delle costruzioni sulla costa dal dopoguerra a oggi.

1.2. La viabilità antica nel territorio di Brindisi

La deduzione di Brundisium nel 246-244 a.C. segna la prima tappa per la conquista economica e militare dell’Oriente

greco; la colonia era isolata in un territorio che non offriva alleati sicuri e Roma dovette adattarsi al territorio, tanto che la

costruzione dell’Appia avvenne in seguito alla conquista della Puglia meridionale tra la stipula del foedus iniquum con

Taranto del 272 a.C. e la fine delle guerre contro i Salentini e i Messapi 267-266 a.C. e la deduzione di Brundisium (una

datazione così precoce è testimoniata dallo spostamento delle truppe per fronteggiare i pirati illirici e dalla costruzione di

insediamenti). Un collegamento tra Brindisi e le città dell’Apulia è la via Minucia, un tracciato litoraneo fino a Bari

(ricordata da Cicerone, Orazio e Strabone), la cui costruzione avrà ribattuto viari preesistenti ed è databile al II-I secolo

a.C. (vi sono molti villaggi e centri manifatturieri per la produzione di anfore), in seguito il tracciato verrà ricalcato dalla via

Traiana del II d.C. (che collegava Benevento a Brindisi); la via Minucia superava anche il Canale di Apani e quello di

Giancola e si univa all’Appia fuori da Porta Mesagne di Brindisi. Altra strada collegava Brindisi a Otranto, era la via

Traiana Calabra che usciva dalla città da Porta Lecce e si dirigeva verso il centro messapico di Valesio secondo un

tracciato preromano. La ricostruzione della viabilità secondaria è più complessa, alcuni pensano che siano di origine

messapica, mentre altri ritengono che la rete viaria moderna ricalca quella medievale (ovviamente un’ipotesi non esclude

l’altra, come ad esempio il Limotone dei Greci che collegava Oria all’Adriatico senza passare da Brindisi forse era il limite

sud del territorio brindisino romano). Per quanto riguarda Giancola una strada secondaria univa Torre Testa alla via

Minucia, costeggiando forse il Canale di Giancola fino all’altezza delle fornaci e della villa. Per Marmorelle una via si

staccava dalla Minucia e scendeva per Bosco del Compare e quindi verso Restinco e la via Appia attraversando la

campagna.

1.3 Lineamenti di geografia storica dell’agro brindisino

Fra il periodo messapico e la romanizzazione -> le fonti antiche riportano del porto messapico di Brentesion, ma poco

della città e del suo territorio (i documenti sono le tombe e i loro corredi). Tra IV-III a.C. i piccoli abitati e le tombe sparse

nelle campagne sono indice o crescita dovuta all’incremento demografico oppure di perdita d’importanza delle “città”

dopo il conflitto con Taranto, magari l’oppidum di Brentesion era ritenuto più importante come porto più che insediamento,

invece si preferiva l’entroterra sulle due sponde dell’odierno Canale Cillarese (a 6km da Brindisi, sulla cui sponda sud si

rinvennero blocchi di pietra calcarea, forse la cinta dell’oppidum di età ellenistica). Tra IV-III molti insediamenti messapici

si dotarono di cinte murarie (forse anche Brentesion). La campagna messapica preromana era variegata: insediamenti

nelle aree portuali ma non litoranee, prevalenza di villaggi aperti o fortificati, poco insediamento sparso, a volte vicini a

insediamenti più grandi. La deduzione di Brundisium nel 246-244 a.C. indica la volontà del Senato di controllare il porto

naturale fino al quale sarebbe stata prolungata l’Appia. Non si sa l’estensione della colonia oppure se l’agro brindisino sia

stato centuriato all’atto della deduzione o poco dopo (perché il territorio è stato alterato dopo le bonifiche del ‘900), l’area

ad est di Brindisi mostra tracce di possibili divisioni agrarie, altra zona è l’entroterra del Canale Giancola. Nei primi

150anni della romanizzazione gli insediamenti erano con case sparse con pochi insediamenti medi, quindi nel II a.C. la

piccola proprietà contadina era alla base della struttura economica della zona.

La tarda età repubblicana -> nel I a.C. il cambiamento è dettato dal sistema delle ville schiavistiche, dal conflitto Mario-

Silla, dallo sviluppo del porto di Brindisi dopo il passaggio da colonia latina a municipio nell’89 a.C.

Apani: villaggio aperto con insediamenti singoli destinati ad uso differente, l’area è divisa in due distretti uno collegato alle

due fornaci (a cavallo del Canale di Apani), l’altro più ampio e vicino la strada (lungo l’asse di via Minucia).

Giancola: ad ovest del Canale in quel periodo non vi erano insediamenti (ma uso agricolo), invece l’area ad est aveva

pochi insediamenti che si infittiscono a sud della Minucia.

Restinco: la zona a sud-ovest della Masseria ha insediamenti grandi (ville o villaggi) circondati da siti più piccoli e una

casa grande.

Cillarese: il Canale ha origini a Mesagne e sbocca a ponente del porto di Brindisi, sulle due sponde ha grandi siti (una

villa e un villaggio a sud da collegare con la villa), forse era il limite sud del fondo controllato da Giancola, Pilella e

Marmorelle.

Brundisium e le sue periferie: sulle sponde del C. Cillarese sorgevano manifatture, nei dintorni fornaci anforarie.

La via Appia: lungo la strada sorgono insediamenti piccoli fino a Mesagne, più ci si allontana da Brundisium e più gli

insediamenti diventano grandi e frequenti, nell’area di Mesagne vi sono alcune ville e villaggi.

2. Le indagini

2.1. Le indagini precedenti

Il toponimo Giancola risale al XVI secolo da Giovanni Cola Villanova, proprietario della masseria tra la costa e il “monte

Ferraro” (in precedenza parte del feudo di Gallico o Iàddico e in seguito delle concessioni enfiteutiche del capitolo di

Brindisi e della commenda di S. Giovanni Battista di Barletta). Invece “Torre Giancoli” era una postazione militare del

‘900, mentre “Masseria Giancoli” era una masseria grande tra ‘800-‘900. Le prime notizie archeologiche risalgono alla fine

del 1800 dall’Ispettore agli scavi e monumenti di Brindisi: l’arcidiacono Giovanni Tarantini, il quale fece dei sopralluoghi

raccogliendo materiale anforario bollato (rendendo conto al Mommsen il quale raccolse le informazioni nel CIL IX

Amphorae Calabrae del 1883) nella zona di Apani (nella fattoria Lapani), si accorse della terra adatta alla fabbricazione

di ceramiche e dai segni di combustione in diversi punti, fece dei sondaggi e poté vedere che i focolari erano circondati

da frammenti di mattoni e manici di anfore. I bolli accolti dal Mommsen provenivano da Apani, solo uno da Giancola

(raccolto “in oppido”). I bolli di produzione brindisina da siti salentini sono conservati al Museo di Lecce (riferibili alla

produzione di Apani e solo un caso Giacola). Negli anni ’60 E. Lyding Will perlustrò la zona di Apani, da quel sopralluogo

iniziarono nuove perlustrazioni e scavi da parte del Museo archeologico di Brindisi. Vennero fatti scavi anche a seguito

dell’ampliamento dell’invaso del Canale di Apani dall’Ente Irrigazione per la Puglia. Gli scavi evidenziarono la presenza di

2fornaci (A e B) attribuite agli Aninii ed ai Vehilii, le campagne di scavo condotte nel 1965, nel 1971 furono riprese nel

1977 a cura di N. Cuomo di Caprio (che portò alla luce la fornace c.d. di Vehilius, la fornace A). Sospesi gli scavi si

analizzò il materiale bollato di Apani. L’area di Giancola attirò l’attenzione per i ritrovamenti preistorici, insediamenti

paleolitici nelle vicinanze della torre costiera, invece per l’età romana si segnalarono delle “fabbriche Figuline” e nelle

vicinanze della Torre Giancola il rinvenimento di “tombe ellenistico-romane” (mai indagate). Nel dopoguerra l’area delle

fornaci era sconvolta per la costruzione di una casamatta e nel 1969 venne riscoperta da R. Cucci per la ricerca di una

tesi di laurea (rimasta inedita), individuò un’area con una miriade di cocci e frammenti di anfore, nella quale furono

raccolti 195anse e frammenti di anse e colli di anfore, 19contrappesi in argilla per reti da pesca, 4pesi fittili c.d. “da telaio”

ed un oggetto non classificabile (consegnati al Museo Arch. Di Brindisi). In seguito l’agro brindisino con le fornaci venne

cartografato nella carta di distribuzione degli insediamenti d’età romana da C. Marangio (il quale segnalò un altro sito

produttivo a Marmorelle con bolli riferibili a Giancola).

2.2. Strategie dell’indagine stratigrafica

La località Giancola occupa l’area tra la costa e l’antico tracciato della via Traiana (oggi ricalcato dalla superstrada 379),

le fornaci sono poste vicino l’insenatura di Torre Testa (eretta nel XVI a difesa della costa) e vicino all’alveo del Canale

Giancola (all’epoca era navigabile garantendo un riferimento tra porto di Brindisi e insenatura di Apani). Le fornaci sono in

un’area pianeggiante e all’epoca delle prime indagini la superficie era spianata artificialmente (dopo attività agricole ed

edilizie), con al vertice una struttura cementizia militare della guerra, ad ovest un riporto di terreno ricco di reperti

archeologici (dopo uno scasso con mezzi meccanici di un privato). Si perlustrò il sito grazie a una prospezione

magnetometrica dal CNR.

2.3. La prospezione magnetometrica

Lo scopo era accertare la presenza di frammenti di anfore e strutture sepolte collegabili alle fornaci. Va tenuto conto che

la struttura della fornace (basamento del forno) durante il funzionamento ha subito alterazioni delle caratteristiche

magnetiche per l’alta temperatura e in più la zona interessata non ha subito tanti interventi antropici o geologici, quindi

era adatto all’indagine magnetometrica. Sono stati utilizzati due magnetometri, uno come stazione di riferimento e l’altro

come stazione mobile. La presenza di un’anomalia nell’area è indice di corpo anomalo sepolto con un alto valore di

suscettibilità magnetica (il basamento).

2.4. Le operazioni sul terreno

Prima dello scavo la Soprintendenza recintò e picchettò l’area incolta e cosparsa di materiale archeologico. Venne fatta

una raccolta di superficie e si rinvennero reperti ceramici ma anche scorie dell’attività di produzione ceramica (scarti del

cotto e frammenti di strutture delle camere di combustione e piani di cottura). I reperti coincidevano con la prospezione

magnetometrica, in particolare a S del rilievo. Nel frattempo A. Ammerman fece una ricognizione del territorio circostante

per evidenziare i contorni dell’area di distribuzione del cocciame, in seguito analizzò due trincee una a N dello scarico e

l’altra a E del sito (per leggere la stratificazione geo archeologica dal piano roccioso alla duna che obliterava le strutture).

Con un mezzo meccanico si scortecciò la superficie dell’area da scavare a profondità variabile per asportare il terreno

agricolo e mise in evidenza il profilo della duna di sabbia eolica (che si formò dopo l’abbandono), comparvero le tracce

del vigneto che aveva occupato l’area prima di campo arabile. Un altro sondaggio venne fatto fuori l’area scortecciata e si

rilevò un terreno compatto che copriva uno strato di cocciame in prima giacitura steso sopra il piano di calpestio. L’area

oggetto di scavo era a valle della casamatta e venne ampliata nel corso degli scavi. Nello scavo non vennero usati

testimoni ma indagini geoelettriche (fino ai livelli d’uso della prima fase degli impianti e alcuni sottostanti per via del

ritrovamento di una tomba). Il punto di maggior anomalia magnetometrica fu tra la fornace 3 e 1 (la più piccola e recente

era addossata all’altra, a sua volta affiancata alla fornace 2) situate a valle, lungo il muro di pietra che separava gli

impianti dallo scarico.

Lo scavo del 1988 si concentrò sulla fornace 3, interamente scavata e conservata al di sotto del piano di cottura. Nella

sezione N della piccola collina si rinvennero passati prelievi meccanici a fini industriali della duna, sia più recenti dovute

ad attività edilizie abusive, oppure lo scarico effettuato durante la guerra per la costruzione della casamatta (quindi

stratificazione inversa prodotta dallo scasso). Nel 1989 si scavarono le grandi fornaci 1 e 2 che erano riempite da uno

scarico unitario di terra argilla e ceramica (quindi obliterazione intenzionale dopo l’allestimento della nuova fornace 3),

avevano sia le camere di combustione che quelle di cottura in condizioni eccellenti (sino allo spiccato delle volte). Nel

1990 lo scavo si estese ad E dove venne individuata la fornace 5, con orientamento diverso rispetto alle altre, ma in

condizioni perfette, si svuotò la corte ribassata sulla quale si aprivano i prefurni delle tre fornaci maggiori, nello stesso

anno si aprì una trincea fino al suolo vergine (insieme all’altra scavata nel 1989).

3. La sequenza stratigrafica

3.1. La periodizzazione: sintesi delle fasi

La sequenza è stata suddivisa in 8periodi che illustrano le diverse fasi di vita del sito e all’interno dei periodi sono state

organizzate le diverse attività stratigrafiche identificate nel corso dello scavo:

Periodo I -> il sito prima dell’impianto delle fornaci, sconvolgimento tomba (141, 145, 329, 330; 142, 143, 144)

Periodo II -> le fornaci di Visellio: impianto (costruzione fornace 5 e 6); le prime fornaci e la vita (fornace 5); le grandi

fornaci e l’attività di Visellio e dei suoi schiavi (scassi nella roccia, costruzione muri perimetrali del nuovo impianto,

costruzione fornaci 1 e 2, restauro fronte fornace 5, formazione di una strada esterna agli impianti, distruzione della

tomba); le grandi fornaci e la vita (primi accumuli, formazione secondo piano stradale e altri accumuli, scarico scorie

ferrose, altri accumuli, livelli d’uso della corte dei vasai ambiente 1, livelli d’uso piazzale sud ambiente 3, livelli d’uso

ambiente 4, costruzione fornace 7, restauro prefurnio 5 e 1 e 2, uso fornace 5, altri accumuli, scarico a ridosso del muro

perimetrale); la pausa produttiva (pausa nelle attività di scarico).

Periodo III -> ripresa delle grandi fornaci: l’attività di Cn. Petronius Sostratus (distruzione fornace 7, allestimento dolio

nella corte dei fornaciai, restauro fornace 2, ripresa e nuovi accumuli); l’attività di L. Marcius Saturninus (nuovi accumuli e

costruzione di una tettoia nella corte dei vasai).

Periodo IV -> l’abbandono delle grandi fornaci: abbandono livelli d’uso della corte dei fornaciai, nella corte dei vasai, del

piazzale sud e dell’ambiente 4.

Periodo V -> ultima fornace: la rioccupazione degli impianti (riempimento delle fornaci 1 e 2 e della corte dei vasai, della

fornace 5 e della corte dei fornaciai, costruzione della fornace 3, apertura dei passaggi nei muri S e N); la vita (creazione

cataste di coppi, apprestamento r

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 36
Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Le fornaci romane di Giancola, Manacorda Pag. 1 Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Le fornaci romane di Giancola, Manacorda Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 36.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Le fornaci romane di Giancola, Manacorda Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 36.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Le fornaci romane di Giancola, Manacorda Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 36.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Le fornaci romane di Giancola, Manacorda Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 36.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Le fornaci romane di Giancola, Manacorda Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 36.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Le fornaci romane di Giancola, Manacorda Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 36.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Le fornaci romane di Giancola, Manacorda Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 36.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodologia della ricerca archeologica, prof. Manacorda, libro consigliato Le fornaci romane di Giancola, Manacorda Pag. 36
1 su 36
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/10 Metodologie della ricerca archeologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shrewa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Manacorda Daniele.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community