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Ceramica sigillata italica -> la ceramica fine da mensa è attestata da 7 frammenti (4 dagli strati di abbandono del periodo

IV, 3 in superficie). I 4 frammenti dallo strato di abbandono del periodo IV sono utili per fissare la fine della seconda fase

produttiva attorno ala prima età tiberiana. Della ceramica sigillata italica i sono piatti e forme non identificate.

Ceramica sigillata orientale A -> la ceramica fine da mensa di produzione orientale è attestata da un solo frammento della

produzione A, originaria dell’area siro-palestinese, il frammento proviene dagli strati del periodo VB e data la terza fase

produttiva alla fine del I d.C.

Ceramica a pareti sottili -> la ceramica da mensa di produzione italica è attestata da 3 frammenti di bicchieri, il primo dei

quali proviene dagli strati del periodo IIIB di cui concorre a fissare la cronologia nel corso dell’età augustea.

2.I processi produttivi: produttività, infornate, scarti

Le camere di cottura delle fornaci sono delimitate dal terreno che scavarono per allestire le fornaci stesse (favorendone la

conservazione, cosa che non avvenne per le volte provvisorie). Le volte erano realizzate in argilla e materiali ceramici di

scarto che venivano ripristinate dopo ciascun cottura, dopo il posizionamento delle anfore sopra il piano di cottura. Il

calcolo del volume di cottura è impossibile, si può solo immaginare che per le fornaci gemelle la copertura fosse costituita

da una volta di forma semicilindrica impostata sul piano di calpestio esterno (in questo caso il volume potrebbe essere

calcolato perché sarebbe il volume del parallelepipedo costituito dalla camera di cottura sommato al volume della volta

semicilindrica provvisoria). Le anfore dovevano essere posizionate su vari livelli sovrapposti, disposte con l’orlo verso il

basso, quelle in basso dovevano reggere il peso di quelle nei livelli superiori (l’orlo di quelle in basso non doveva essere

sopra i fori del piano forato), venivano usati dei distanziatori in argilla (posizionati a riempire le intercapedini tra i

manufatti) cioè dei grumi di argilla cotta (sui quali vi potevano essere dei bolli in negativo, come quello rinvenuto nel

mucchio degli scarichi fuori gli impianti, del periodo IID e attaccato a un’ansa bollata col punzone Apollonida A1). Dal

secondo livello le anfore si incastravano tra i puntali delle 4 anfore sottostanti, creando così una sequenza piramidale (in

questo modo nelle fornaci gemelle potevano entrare tra le 320-328 su 4livelli di Giancola 5, che è l’anfora più attestata

nella prima fase produttiva). Per quanto riguarda la grande fornace 5 si ipotizza una copertura provvisoria emisferica, il

piano della camera di cottura è su due livelli (uno inferiore con i fori e uno superiore costituito dal rilievo di una serie di

cordoli circolari concentrici che si alternano alle circonferenze dei fori del piano stesso), la disposizione dei cordoli

influenza quella delle anfore, le quali dovevano essere le Giancola 3 (di poco più grandi e precedenti le Giancola 5) con i

puntali bloccati nei cordoli del piano forato (ma così facendo non sarebbe stato stabile, si è ipotizzato che la fornace 5

servisse a far indurire le anfore prima della cottura nelle fornaci gemelle). Si ipotizzano dalla una a due cotte al mese per

tutte le fornaci, con una produzione mensile di 762-1524 anfore al mese, se la fornace 5 fosse un forno precottura la

produzione diminuirebbe a 648-1296 anfore.

3. Le attività metallurgiche

Nell’accumulo a nord dell’impianto si rinvennero scorie di materiale ferroso analizzate presso il Laboratorio dell’Istituto

Tecnico industriale statale “B.Castelli” di Brescia. Dalle analisi si evinse che erano scorie di fucina o di affinazione del

ferro (come indicato dalla loro forma a calotta e dall’analisi chimica con prevalenza di ferro). Due campioni analizzati

hanno aspetti molto diversi: il campione 1 è più compatto e cristallino mentre il campione 2 è più vacuolare, con tracce di

legna e altri materiali estranei (come i granelli di quarzo). Le fonti di metallo più vicine a Giancola sono Atina nel Lazio e

stilo in Calabria, oppure da oltre Adriatico. Il metallo era di ottima qualità (date le piccole quantità di P e S). non essendo

scavata l’area non è possibile stabilire se la fucina servisse solo per una produzione di oggetti in ferro ad uso

dell’impianto stesso o del fundus a cui faceva riferimento.

IV. I bolli e i loro punzoni

1. Introduzione

Nello scavo si rinvennero 1500 bolli su anfora depositati nei magazzini del Museo Archeologico di Brindisi. Il cospicuo

numero comportò scelte di metodo iniziando dalla distinzione della matrice/punzone e dell’impronta (quest’ultima è la sola

di cui si possiedono evidenze materiali e l’analisi delle impronte consente di far risalire ai punzoni). I bolli impressi sulle

anse delle anfore vennero schedati, inventariati senza alcun ordine, con un numero arabo progressivo preceduto da una

B.

Le impronte riportano nomi di persone con varianti onomastiche: 8 o 9 nomi si persone libere, 30 di schiavi. Ciascun

nome poteva presentarsi per esteso o abbreviato (con variazioni testuali e fonetiche). Le varianti testuali sono indicate

con una lettera maiuscola mentre le varianti paleografiche o dimensionali con un numero arabo: il punzone ricostruito è

indicato dal nome del personaggio al nominativo seguito da una sigla alfanumerica (es Aenas A1). Le millimetriche

differenze nello stesso punzone sono dovute alle variabili condizioni di essiccazione e cottura dell’argilla (oppure all’uso

del surmoulage cioè la produzione di punzoni nuovi utilizzando come matrici i calchi delle impronte). Vennero ricostruite

86 matrici in base ai punzoni, i nomi delle persone sono in ordine alfabetico, una prima parte elenca i punzoni con i nomi

degli schiavi della prima fase e del dominus Visellio, poi i punzoni degli schiavi della seconda fase e infine quelli dei

domini e altri liberi della prima e seconda fase.

Ogni gruppo di schede riporta il numero di impronte e di punzoni (tipi), il caso grammaticale della variante e l’indicazione

della direzione della scrittura. Di ciascun tipo viene riportata una fotografia in scala 1:1 e se non vi sono esemplari integri

si utilizza un disegno ricostruttivo eseguito con la tecnica dello spolvero di più esemplari. I punzoni potevano essere di

metallo o di pietra, ma anche di legno duro (forse ulivo) oppure terracotta.

2. Catalogo dei punzoni

1) AENAS -> 29 bolli di 4 punzoni, al nominativo e al genitivo, tutti con grafia progressiva.

ANDRONICUS -> 12 bolli di 1 punzone, al genitivo, con grafia progressiva.

APELLA -> 62 bolli di 1 punzone, al genitivo, con grafia progressiva.

APELLES -> 17 bolli di 1 punzone, al nominativo, con grafia retrograda.

APOLLONIDAS/ES -> 72 bolli di 4 punzoni, tutti con grafia progressiva.

APOLLONIDA -> 80 bolli di 1 punzone (un bollo impresso su un grumo di argilla), al nominativo, con grafia progressiva.

APOLLONIDES -> 41 bolli di 2 punzoni, al nominativo, con grafia progressiva.

APOLLONIUS -> 37 bolli di 4 punzoni (un bollo impresso su un supporto), al genitivo, tutti con grafia progressiva.

ARCHELA -> 126 bolli di 2 punzoni, al nominativo, tutti con grafia progressiva.

ARCHELAUS -> 6 bolli di 3 punzoni, due al nominativo e uno al genitivo, tutte con grafia progressiva.

BAHANO -> 8 bolli di 1 punzone, al nominativo, con grafia progressiva.

CARITON -> 2 bolli di 1 punzone, al nominativo, con grafia progressiva.

DAEDALUS -> 4 bolli di 1 punzone, al genitivo, con grafia progressiva.

DAMATRIUS -> 17 bolli di 2 punzoni, al genitivo, tutti con grafia progressiva.

DEMETRIUS I -> 51 bolli di 4 punzoni, al genitivo, due con grafia retrograda e due con grafia progressiva.

DIFILUS -> 2 bolli di 1 punzone, al nominativo, con grafia progressiva.

DIOCLES -> 117 bolli di 3 punzoni, al nominativo e al genitivo, tutti con grafia progressiva.

HERMAISCUS -> 54 bolli di 1 punzone, al genitivo, con grafia progressiva.

LIBO -> 5 bolli di 2 punzoni, al nominativo, tutti con grafia progressiva.

LUCAON -> 155 bolli di 4 punzoni, al nominativo, tutti con grafia progressiva.

MANISA -> 3 bolli di 1 punzone, al nominativo, tutti con grafia progressiva.

MENOPHILUS -> 16 bolli di 1 punzone, al nominativo e al genitivo, tutti con grafia progressiva.

POLEMON -> 4 bolli di 1 punzone, al nominativo, con grafia progressiva.

SCOPAS -> 163 bolli di 3 punzoni, al nominativo, tutti con grafia progressiva.

STABUAS -> 8 bolli di 3 punzoni, al nominativo, tutti con grafia progressiva.

THEARION -> 1 bollo di 1 punzone, al nominativo, con grafia discendente.

VISELLIUS -> 238 bolli di 11 punzoni, al genitivo, tutti con grafia progressiva. I punzoni sono distinti in base alle variazioni

della forma delle lettere, la loro dimensione, la loro maggiore o minore regolarità della disposizione, l’inquadramento del

testo.

2) CERDO -> 14 bolli di 3 punzoni, al nominativo, tutti con grafia progressiva.

DAZIO -> 22 bolli di 1 punzone, al nominativo, con grafia progressiva.

DEMETRIUS II -> 5 bolli di 3 punzoni, 2 con grafia progressiva e 1 con grafia retrograda.

HERACLEO -> 2 bolli di 2 punzoni, al nominativo, con grafia progressiva.

PROTAGATHUS -> 15 bolli di 1 punzone, al nominativo, con grafia progressiva.

P.AMPUDIUS COM(--) -> 7 bolli di 1 punzone, al nominativo, con grafia progressiva.

C.AVIUS L.F. -> 4 bolli di 1 punzone, al genitivo, con grafia progressiva.

FAB(IUS) APR(ILIS?) -> 3 bolli di 1 punzone, al nominativo, con grafia progressiva.

L. MARCIUS SATURNINUS -> 41 bolli di 2 punzoni, al genitivo, con grafia progressiva, distinti in base a differenze

dimensionali e all’orientamento dei triangoli che fungono da segni di interpunzione.

OCT(AVIUS) -> 2 bolli di 1 punzone, con grafia progressiva.

CN. PE(TRONIUS) -> 8 bolli di 1 punzone, con grafia progressiva.

CN. PETRONIUS SOSTRATUS -> 48 bolli di 4 punzoni, al genitivo, tutti con grafia progressiva.

L. S() DIP(HILUS) -> 2 bolli di 1 punzone, con grafia progressiva.

3. Tipologia e lingua

3.1. Forma e dimensioni del cartiglio

Lo scavo non ha restituito esemplari di punzoni, così sono state analizzate le impronte e sono stati individuati 86 punzoni.

I cartigli sono rettangolari con angoli un po’ arrotondati, a volte le impronte assumono una forma irregolare (per una

mancata pressione delle estremità laterali del punzone, perché quest’ultimo troppo grande). Il punzone di Apollonides A2

è ovale. I punzoni di Demetrius hanno alle estremità una sorta di ansa, cosicché il cartiglio assomigli a una tabula ansata.

La lunghezza dei cartigli varia con la lunghezza del testo. Nella prima fase produttiva il bollo riporta il solo nome delle

persone (in nominativo o genitivo) e il dominus è indicato col genitivo del gentilizio (Viselli). Nella seconda fase produttiva

i due liberi L.Marcio Saturnino e Cn.Petronio Sostrato sono indicati con i tria nomina (prenome, nome e cognome). In altri

casi compaiono formule onomastiche più complete, come la filiazione (C.Avio L.f.) o il cognome (P.Ampudio Communis,

Fabio Aprilio, L.S() Dipilo). L’altezza del cartiglio varia col variare dell’altezza delle lettere.

3.2. Aspetti formali e linguistici

Grafia -> cioè la direzione della lettura del testo sull’impronta, quindi o progressivo (da sx a dx) o retrograda (da dx a sx).

tra i bolli con grafia progressiva potrebbero esserci una o più lettere inverse (Aenas, Polemon, Scopas), invece due

impronte (apollinides e stabuas) della prima fase produttiva presentano una lettura progressiva ma tutte le lettere

inverse).

Paleografia -> studia la dimensione, disposizione e forma delle lettere. La dimensione riguarda lettere più piccole o più

alte rispetto alle altre lettere del testo. La disposizione delle lettere riguarda se sono ravvicinate per adattare la

grandezza complessiva del testo a quella del cartiglio (ad esempio stringendo la parte finale) che talvolta presenta dei

nessi (nella prima fase produttiva 3 casi di nessi di due lettere: NE in Aeneas e HE in Archela; 5 casi di tre lettere: NID in

Apollonidas/es e HIL in Menophilus; nella seconda fase produttiva 7 casi di nessi di due lettere: MA in L.Marcius

Saturninus, TR in Cn. Petronius Sostratus, TH in Protagathus). La forma delle lettere si segnala nei casi di prima fase

(come la A senza trattino in P.Ampudius Com.; oppure l’alternanza C e K in Lucaon; oppure la P con occhiello aperto in

Apella, Apollonida, Apollonidas/es, Menophilus, Polemon, Scopas, Fa.Apr.; un uso differente di PH e F nei bolli di

Menophilus e Difilus; l’uso di V per Y attestato nei bolli di Lucaon. Per i bolli scritti in greco non si segnalano lettere

lunate, né il sigma di Apelles, né l’omega di Thearion. I segni di interpunzione compaiono solo nei bolli di persone libere e

possono essere di forma quadrata, rotonda o triangolare (rispettivamente C.Avius L.f.; L.S. Dip.; Fab.Apr., P.Ampudius

Com., L.Marcius Saturninus e Cn. Petronius Sostratus). A volte si compiono degli errori durante la preparazione del

punzone che comportano lettere inverse o capovolte (quest’ultime è solo un caso quello della seconda A di Aeneas) che

suggerisce l’utilizzo di lettere mobili per la realizzazione dei punzoni.

Lingua -> tra le particolarità linguistiche e testuali sono considerate le omissioni e sostituzioni di lettere. A differenza di

Apani il bilinguismo greco-latino a Giancola è un fenomeno marginale, non vi sono bolli latini attestati nella loro variante

greca e gli unici due bolli scritti in greco non sono attestati nella loro variante latina (Thearion è un unicum invece con

Apelles ci troviamo in una fase produttiva precoce).

Stile -> si sono verificati rapporti tra aspetto formale dell’impronta e dati epigrafici/tipologici/stratigrafici/archeometrici dei

supporti per vedere se esisteva un rapporto cronologico tra i personaggi e le fasi produttive degli impianti di Ginaocla (in

questo modo si potevano individuare quali personaggi avevano lavorato insieme). L’analisi stilistica osserva la resa delle

lettere (forma e grandezza), quella del testo (rapporto tra le lettere, distanza tra loro e il piano di posa) e il rapporto tra

testo e cartiglio (posizione testo e distanza dai margini). Sono stati individuati 12 gruppi stilistici:

Gruppo 1: Apollonidas/es, Archela, Diocles, Lucaon, Manisa.

Gruppo 2: Aeneas, Apella, Archela, Bahano, Daedalus, Libo, lucaon, Scopas, Fab.Apr.

Gruppo 3: Cariton, Damatrius, Hermaiscus, Stabuas, Visellius.

Gruppo 4: Apollonides, Difilus, Polemon.

Gruppo 5: Damatrius, Demetrius, Scopas, Stabuas, Visellius, C.Avius L.f.

Gruppo 6: Aeneas, Archelaus, Lucaon.

Gruppo 7: Oct().

Gruppo 8:Demetrius.

Gruppo 9: Apelles, Demetrius.

Gruppo 10: Apollonides, Archelaus, Diocles, Heracleo, Lucaon, Scopas, Thearion.

Gruppo 11: Demetrius, CnPe, L.S. Dip(), Cerdo.

Gruppo 12: Visellius, cerdo, Dazio, Heracleo, Protagathus, Cn. Petronius Sostratus, L.Marcius Saturninus.

I diversi gruppi si prestano ad alcune considerazioni in base alla loro comparsa nella sequenza stratigrafica: lo stile 8

(attestato solo dal punzone di Demetrius A1) compare nella fase iniziale della produzione (periodo IIC), gli stili 1 e 2 sono

la maggior parte nella prima fase produttiva (nel periodo IIC e poi IID) perché hanno delle soluzioni semplici e chiare, lo

stile 10 è presente nelle varianti secondarie dei bolli dei personaggi più attestati (che adottano gli stili 1 e 2).

4. La punzonatura: tecniche e tempi

La punzonatura delle anfore è un momento produttivo e si analizza: il verso della punzonatura, la sua qualità, la modalità

e le anomalie dell’impressione.

Verso della punzonatura -> vi sono due diverse modalità: impressione discendente e ascendente. Nell’impressione

discendente la lettura del testo del bollo procede dalla parte alta dell’ansa verso la sua attaccatura inferiore,

nell’impressione ascendete accade il contrario. Su un totale di 1496 bolli di anfora risultano 1184 esemplari discendenti

(79,1%) e 302 ascendenti (20,2%), in 10 casi la punzonatura non è rilevabile (0.7%).

Nella prima fase produttiva 6 sono impronte ascendenti (Andronicus, Apollonius, Cariton, Difilus, Libo), 33 sono

discendenti (P.Ampudius Com, C.Avius L.f., Visellius, Aenas, Apollonidas/es, Apollonius, Archelaus, Bahano, Daedalus,

Demetrius, Diocles, Lucaon, Manisa, Polemon, Scopas, Stabuas, Thearion), mentre 29 sono sia ascendenti che

discendenti (Fab. Apr, Visellius, Aeneas, Apella, Apelles, Apollonida, Apollonidas/es, Apollonius, Archela, Damatrius,

Demetrius, Diocles, Hermaiscus, Lucaon, Menophilus, Scopas, Stabuas), in quest’ultimi 29 vi è comunque una

prevalenza del verso discendente. In totale prevale il discendente.

Nella seconda fase produttiva 4 sono impronte ascendenti (Cn. Petronius Sostratus, Cerdo, Demetrius, Heracleo), 7 sono

discendenti (C.Pe., l.S.Dip, Cerdo, Dazio, Demetrius, Heracleo), mentre 7 sono sia ascendenti che discendenti (L.Marcius

Saturninus, Oct, Cn. Petronius Sostratus, Protagathus), anche in quest’ultimi 7 prevale il verso ascendete. In totale sono

equilibrati.

Nei punzoni di Visellio vi è una prevalenza dei discendenti; nei punzoni di L.Marcio Saturnino e Cn. Petronio Sostrato vi

sono comportamenti misti con prevalenza dei bolli ascendenti. Nei bolli di Cn. Petronio Sostrato vi è una particolarità tra i

bolli del dominus (verso ascendente) e quelli dei figuli (verso discendente) sulle due anse della stessa anfora che

suggerisce una volontà precisa di imprimere i bolli (così disposti i due bolli formavano un unico testo nella forma opus

domini servus fecit da sx a dx).

Anomalie dell’impressione -> 1380 impronte (92,2 %) presentano anomalie relative alla qualità o modalità di impressione,

quindi impressioni deboli (547) o incomplete oppure tracce di rotazione o slittamento del punzone (42) durante

l’impressione e impressioni ribattute (13). Altre anomalie sono dovute all’usura o danneggiamento del punzone o alla

presenza di piccoli grumi di argilla sul punzone stesso.

Impronte di presa e digitali -> sulle anse sono state impresse impronte di dita in prossimità del bollo e nell’incavo

dell’ansa.

5. I bolli e la stratigrafia

Le impronte registrate nel Catalogo sono 1503 (1496 su anfore, 5 su supporti, 1 su dolio e 1 in negativo su un grumo di

argilla), delle quali un quinto (300) furono raccolte da Raffaele Cucci e depositate presso il Museo Archeologico

Provinciale di Brindisi. Nelle ricognizioni del terreno tra 1988-1990 ne furono raccolte altre 1203 (357 da superficie o

humus, 846 da strati).

Per le 1496 su anfore: 657 provengono dalla raccolta in superficie, mentre 839 da strati nei diversi periodi del sito e questi

possono essere analizzati meglio. Del primo periodo (precedente agli impianti) non vi sono bolli, nel secondo e terzo

periodo i bolli sono numerosi (pochi nel IIC, molti nel IID e III in cui funzionavano gli impianti di prima e seconda fase). Nei

periodi IV-V-VI-VII (terza fase produttiva che non produceva più anfore, abbandono e distruzione del sito) i bolli sono

pochi e residuali. Nel periodo VIII i bolli sono molti per via della stratigrafia inversa (attività di scavo della collina nella

seconda guerra mondiale).

I bolli attestano la presenza di 8-9 personaggi di condizione libera (gli ingenui, cioè nati liberi, oppure i liberti) testimoniati

da 353 impronte: P.Ampudius Com(munis?), C. Avius L.f., Fab(ius?) Apr(ilis?), L. Marcius Saturninus, Oct(avius),

CnPe/Cn. Petronius Sostratus, L.S(), Dip(ilus) e Visellius. Accanto ai liberi compaiono 31 nomi servili testimoniati da

1150 impronte. Ciascun nome ha da uno a quattro punzoni (ad eccezione di Visellio che ne ha undici).

5.1. I bolli nella sequenza stratigrafica: il periodo II

Nel secondo periodo le fornaci sono di Visellio (238 bolli su anfore con 11 punzoni), corrisponde alla prima fase produttiva

nella quale sono attestate tutte le varianti del bollo VISELLI (ad eccezione di Visellius A10).

Nel periodo IIC sono attestati 10 bolli di sei schiavi (apella, apollonida, demetrius, diocesi, lucaon, scopas), mentre nel IID

i bolli arrivano a 383 (292 bolli con ventidue nomi servili, 85 bolli di Visellio, 1 bollo del libero L.S. Dip(ilus?), 5 bolli infiltrati

di Sostrato e dei suoi schiavi Dazio, Heracleo, Protagathus). Nel periodo II non compaiono mai Apelle, Chariton,

Daedalus e Thearion.

Nelle attività più antiche spicca la quasi totale assenza dei bolli di Visellio (un solo esemplare nell’att.16), il dominus bolla

anfore di forma 2 e 3 e soprattutto di forma 5.

5.2. Il periodo III

Nel corso di questo periodo le fornaci sono gestite da Cn.Petronio Sostrato e L.Marcio Saturnino (comunque si trovano

16 impronte di Visellio e anche 51 bolli dei suoi schiavi tutti da considerare come residui). Nella prima fase produttiva le

anse bollate superano quelle non bollate, invece nella seconda fase produttiva le non bollate sono superiori. Dei 75 bolli

presenti nel terzo periodo ben 71 si riferiscono a Cn.Petronius e Cn.Petronius Sostratus e a tre dei suoi schiavi Cerdo,

Dazio e Protagathus (il quarto schiavo Heracleo non è attestato in fase, anche perché ha pochissimi bolli). Nel periodo III

ci sono tutte e quattro le varianti del bollo di CnPetronio Sostrato. Nell’ultima fase del periodo III (cioè nel’att.54) si

registra la comparsa dei bolli di L.Marcio Saturnino (del quale vi sono molti bolli nello strato di abbandono del periodo IV).

5.3. Il periodo VA

I bolli si ritrovano nei riempimenti dei vani delle fornaci e della corte dei fornaciai che preludono all’avvio della terza fase

produttiva (nella quale vi sono ancora i residui viselliani dato lo spostamento degli accumuli dei periodi precedenti). Nei

riempimenti ci sono ovviamente le terre delle precedenti fasi di produzione ed è per questo che si trovano molti materiali

di L. Marcio Saturnino (abbondante negli strati superiori degli scarichi che avevano invaso la sede stradale). Una

interruzione nella produzione tra Cn. Petronio Sostrato e L. Marcio Saturnino è confermata dalla diversità della forma

delle anfore da loro prodotte (entrambi producono la forma 6, la forma 7 solo Sostrato, la forma 9 solo Saturnino) e con

Saturnino scompare il nome degli schiavi a fianco del dominus.

Il restante 8% dei bolli di questo periodo è costituito da due di Fab(ius?) Apr(ilis?) e da quattro anse di P.Ampudius

Com(munis?), sempre dei residui ma non si sa se della prima o seconda fase produttiva (l’archeometria li assegna al

periodo II).

5.4. I periodi VI, VII e VIII

Periodo VI -> solo un bollo di L.Marcio Saturnino.

Periodo VII -> prevalgono materiali della fase viselliana, poi è attestato uno dei due bolli di Oct(avius?) assegnabile alla

seconda fase produttiva.

Periodo VIII -> netta prevalenza dei bolli di visellio e dei suoi schiavi, pochi bolli di Sostrato e Saturnino e tre bolli di

C.Avius L.f. (questi ultimi possono essere riferiti alla prima produttiva sia tipologica per la forma 3 che archeometrica),

questo si spiega per la stratigrafia inversa creata dallo scasso della sommità della collina nel corso dell’ultima guerra.

6. I bolli e la tipologia delle anfore

L’apposizione delle impronte sui diversi tipi di anfora mettono in luce un’attività polivalente. Da una parte abbiamo molti

bolli su pochi esemplari di anfore, dall’altra i bolli sono per lo più su anse o frammenti prive di orlo (e senza di esso è

incerta l’attribuzione tipologica, ad esempio si può confondere la forma 3 con la 5, non si hanno gli orli della forma 4,

oppure si confonde la forma 6 con la 7). L’attribuzione delle diverse forme delle anfore è stata stabilita in base a parametri

epigrafici, stratigrafici ed archeometrici. In alcuni casi è possibile affermare che un punzone bolli esclusivamente una

determinata forma di anfora, in altri casi si può affermare che vi sia una preferenza verso una forma. Il nome di Visellio

ricorre nella forma 5. Gli schiavi della prima produzione bollano le forme 2 (Aeneas e Thearion), la forma 3 (Apollonides,

Archelaus, Damatrius, Demetrius e Difilus) e la forma 5 (Aenas, Andronicus, Apelles, Apollonidas/es, Apollonius,

Archelaus, Daedalus, Demetrius, Diocles, Libo, Lucaon, Manisa, Menophilus, Scopas e Stabuas).

Nella seconda fase produttiva la maggior parte dei punzoni è riservata ad un uso specializzato (producono la forma 6).

7. I bolli e l’archeometria

L’uso dell’archeometria è finalizzato a spiegare se venissero utilizzati differenti tipi di argilla negli impianti, se le anfore di

Marmorelle avessero la stessa composizione di quelle di Giancola (e gli stessi bolli). Con l’archeometria si può

caratterizzare i prodotti di scarto e studiare le anfore di Apani. Una analisi minero-petrografica su decine di campioni ha

evidenziato la differente argilla tra Giancola e Apani (la prima era molto carbonatica, la seconda più carbonatico-ferrica). I

campioni vennero sottoposti anche ad una analisi della fluorescenza a raggi X.

7.1. Le analisi minero-petrografiche

I risultati dell’analisi su 91 frammenti ceramici (78 anfore, 2 supporti, 5 dolia, 1 tegola di Giancola e 5 anfore di

Marmorelle) hanno messo in luce un quadro uniforme sulla geologia del brindisino.

Anfore bollate -> sono state utilizzate due argille prese dall’area vicina, entrambe sedimentarie (una delle due contiene

più microfauna e in base alla dimensione degli inclusi vengono distinti i sottogruppi). Una terza argilla (utilizzata a

Marmorelle) è anch’essa sedimentaria (molto simile alla prima argilla che contiene poca microfauna).

La prima argilla (con poca microfauna) vene utilizzata per la prima fase produttiva di Giancola, la seconda argilla (con più

microfauna) venne utilizzata per la seconda fase produttiva di Giancola. Queste argille dovevano essere state prese da

banchi argillosi diversi, in seguito ad una traslazione orizzontale dei fronti di cava (o un progressivo cambio di quota).

Ceramica comune -> su 11 campioni di ceramica comune si è mirato ad analizzare se le argille (della terza produzione)

fossero uguali a quelle delle anfore bollate (che vennero interrotte nella terza produzione). Il risultato è stato un utilizzo

dell’argilla del gruppo I e II ma anche l’uso di un’argilla diversa dalle anfore bollate, con un impasto di grana media

(gruppo Q) e con quarzo (marino) e molta microfauna.

7.2. Le analisi chimiche

Con queste analisi si voleva stabilire i gruppi di referenza chimici nell’ambito della produzione anforaria e verificare le

ipotesi sulla classificazione delle anfore. Vennero scelti 75 campioni (66 anfore, 3 supporti, 4 dolia, 1 tegola e 1 lastra) e

vennero analizzati con il metodo della fluorescenza a raggi X per dispersione di lunghezza d’onda (individua e misura gli

elementi chimici).

Il dendrogramma permette di verificare la demarcazione tra gruppi ceramici diversi sulla base di 16 componenti: si

dividono i singoli campioni in gruppi, si calcolano i valori medi dei singoli elementi chimici e della deviazione standard.

8. Le produzioni: periodizzazione e cronologia

8.1. Stratigrafia, tipologia, epigrafia: le domande all’archeometria

Per distinguere le produzioni brindisine da quelle adriatiche (come le c.d. apule) è stata realizzata una caratterizzazione

mineralogica e chimica dei prodotti della fornace nelle sue diverse fase. Nel cumulo degli scarti si volevano distinguere i

prodotti della prima e seconda fase produttiva, poi tutti questi dalla produzione di Marmorelle.

Il dato stratigrafico -> non è sempre risolutivo perché molti bolli di prima fase compaiono nella seconda fase (ponendo il

problema se fossero o no dei residui). Una cosa rara è che i bolli di Apollonidas/es e Libo sono della prima produzione ma

si ritrovano negli strati di seconda fase. Nella terza fase produttiva e nei periodi successivi i bolli compaiono tutti come

residui.

Il dato tipologico -> un problema morfologico delle anfore è quello di individuare forme antiche attardate (prodotte anche

nella seconda fase) e di forme tarde precoci. Altro problema sono i frammenti bollati di forme non identificabili (come per il

bollo di Thearion A1 impresso su un’ansa a nastro e per il bollo di Demetrius E1 su un’ansa attribuibile alla prima e

seconda fase).

Il dato tecnico-stilistico -> vi è una tipologia dei bolli in base alla paleografia delle lettere (dimensioni, inquadramento dei

testi, proporzioni campo epigrafico e testo). Esiste una relazione tra stile e personaggio.

Il dato epigrafico -> dopo aver identificato i domini si possono associare i bolli degli schiavi: sicuramente gli schiavi di

Visellio sono Demetrius, Hermaiscus, Scopas e Stabua, mentre quelli di Sostrato e Saturnino sono Cerdo, Dazio e

Protagathus. Gli altri nomi sono difficili da attribuire col solo dato epigrafico (bisogna supporla col dato stratigrafico e

tipologico e se questi non aiutano ci si serve dell’archeometria). L’archeometria ha aiutato a datare alla seconda fase

produttiva quel bollo di Demetrius E1 che era incerto.

L’archeometria è stata utile per datare i personaggi liberi diversi da Visellio e dai liberti che gestiscono la seconda fase

produttiva, sono 5 personaggi: P. Ampudius Com(munis?), C. Avius L.f., Fab(ius?) Apr(ilis?), Oct(avius?) e L. S.

Dip(ilus?). Secondo il dato epigrafico il bollo di C.AviusL.f. si attribuisce alla prima fase produttiva (per l’uso dei segni di

interpunzione quadrati). Le analisi chimiche assegnano al primo gruppo di argille (quindi prima fase produttiva) i bolli di

C.AviusL.f., di Fab.Apr e di P.Ampudius Com; invece al secondo gruppo di argille si assegnano i bolli di L.S.Dip. e Oct.

8.2. La cronologia delle fasi

Dopo un periodo necropolare dell’area si evidenzia una fase di carattere produttivo (distinto in tre sottofasi), dopo si

evidenzia un lungo periodo di abbandono più o meno intenso uso agricolo. Le tre sottofasi produttive corrispondono ai tre

assetti e momenti.

La prima fase produttiva -> la produzione brindisina va dalla fine del II a.C. alla metà del I a.C., la prima produzione di

Giancola deve essere di poco posteriore: prima metà del I a.C. Visellio potrebbe essere o lo zio o il cugino di Cicerone (o

il cavaliere Visellio Aculeo marito di Helvia zia dell’oratore, oppure il figlio Visellio Varro nato nel 105-104 a.C.). Al

momento dell’avvento di Silla a Brindisi Visellio Varrone aveva da poco superato i vent’anni, quindi la prima fase

dell’insediamento potrebbe restringersi tra 83-58 a.C.

La seconda fase produttiva -> l’insediamento cambia, ma si producono anfore tipiche adriatiche (Giancola7) e brindisine

(Giancola6). Nella seconda metà del I a.C. vi è un calo delle produzioni anforarie brindisine. Nel 58 a.C. termina la

produzione di Visellio e si ha un periodo di abbandono (testimoniato dagli strati nell’accumulo e dai restauri delle fornaci).

Negli anni 20 a.C. inizia la produzione di Cn. Petronio e L.S. Dip (insieme agli schiavi Cerdo e Demetrius), dopo un

decennio la produzione passa a Cn. Petronio Sostrato e dopo a L. Marcio Saturnino (che durò sempre un decennio).

La terza fase produttiva -> l’abbandono degli impianti fu di lunga durata, la ripresa dell’attività comportò una completa

ristrutturazione degli impianti e dei prodotti (costituite da ceramiche comuni, inutilizzabili come indicatori cronologici). Una

datazione terminus post quem è offerta da un piatto nella terra che obliterava la corte dei fornaciai, realizzato nella

regione padana o officine tardo-italiche tra età tiberina e metà del I d.C. La terza fase produttiva potrebbe essere di età

flavia.

V. La prima fase

1. I produttori

1.1. Il dominus: Visellio ed i suoi bolli

La prima fase produttiva è gestita da un gruppo numeroso di personaggi definiti “schiavi di Visellio”, ma 14 impronte sono

di liberi.

Il nome di Visellio è attestato da 238 impronte (17,7% dei 1338 bolli di prima fase) e ad ogni suo bollo corrispondono

quattro o cinque nomi servili (il rapporto scende 1 a 1 a Marmorelle dove Visellio è affiancato dal dominus M.Fabio), il

testo è disposto in direzione progressiva, il cartiglio è rettangolare ed esistono 11 varianti dell’impronta (quindi 11

punzoni), l’impronta di Visellio era discendente lungo l’ansa dell’anfora ed era in genitivo (l’impronta dello schiavo poteva

essere o in nominativo, quindi servus domini, oppure in genitivo, quindi opus servi domini). Non è possibile definire se

ogni punzone di Visellio fosse collegato a uno schiavo (anche perché i punzoni sono 11 e gli schiavi sono 26), forse non

tutti gli schiavi erano di Visellio (es Chariton è associato a M.Fabio di Marmorelle). È possibile che alcuni punzoni siano

passati di mano da servo a servo, quindi usati da più persone. Non è possibile costruire una cronologia relativa su base

stratigrafica perché i bolli di Visellio compaiono verso la fine della prima fase produttiva. I bolli di Visellio sono pochi nelle

Giancola 1-2A-2B, sono molti nelle 3-5.

1.2. Gli schiavi di Visellio

Nella prima fase di vita gli impianti un gruppo di condizione servile definiti “schiavi di Visellio” è definito dall’associazione

del loro nome al genitivo del dominus. A Giancola non sono attestati cartigli col nome dello schiavo e il padrone (invece

ad Apani sì: Apolloni.M^A o Tarulae Sullae L.). Conosciamo 26 nomi di schiavi (ma date le varianti dei bolli potrebbero

essere persone omonime, come Aeneas, Apollonidas/es, Apollonius, Demetrius, Lucaon perché ciascuno ha 4 punzoni

diversi).

Aeneas -> 29 bolli, 4 varianti, due al nominativo (Aeneas) e due al genitivo (Aeneae). È associato una volta ad Archelaus

e una volta ad Apella. Aeneas bolla le forme 2-3-5. Nel sito di La Rosa compare associato a Vehilius e a Betilienus e i

bolli appaiono in Israele e in Egitto. Il nome è diffuso in Grecia nelle forme Aineas ed Aineias, ma anche nel mondo

romano. L’epigrafia brindisina registra nella prima età imperiale un “Ti. Iulius tribu Pal. Aeneas”.

Andronicus -> 12 bolli, 1 variante al genitivo (Andronici), bolla la forma 5. Attestato a Marmorelle. Nome diffuso nel

mondo greco, in particolare in Epiro, e nel mondo romano. L’epigrafia brindisina registra nella prima età imperiale un

“P.Silliu[s] Andro[nicus]”.

Apella -> 62 bolli, 1 variante al genitivo (Apellae). Bolla forme 3-5. Presente ad Apani, associato ad Aeneas, a Baton, e

forse in relazione con l’officina Aniniana. Il nome Apellas è diffuso nel mondo greco e nella Roma repubblicana.

Apelles -> 17 bolli, 1 variante in lettere greche al nominativo (Apelles). In tre casi l’impronta è ripetuta sulle due anse

dello stesso contenitore. Bolla la forma 5. Presente ad Apani il nome di un Apelles, retrogrado e scritto in greco, sulla

forma 5 e 1 utilizzando 3 varianti di cui una è quella di Giancola. Il nome compare inoltre in forma progressiva al

nominativo greco (Apelles) e al genitivo latino (Apelaes), invece in forma retrograda al nominativo e genitivo latino

(Apelle, Apellais). Forse ha operato nel’officina di Aninio. Il nome è diffuso nel mondo greco e nel mondo romano.

Apollonida ->79 bolli, più 1 su grumo di argilla, 1 variante al nominativo (Apollonida). Bolla le forme 5-3. Presente a La

Rosa su anfore di forma 5 con un punzone diverso da Giancola. In Francia è associato a Vehilius. Nome greco di area

rodia.

Apollonid(as/es) -> 72 bolli, 4 varianti tutte abbreviate (Apollonid). Bolla le forme 5-3. Ad Apani un bollo ha la “a”

capovolta, quindi diverso da Giancola mentre trova confronti con La Rosa.

Apollonides -> 41 bolli, 2 varianti al nominativo (Apollonides). Bolla la forma 3. Attestato a Marmorelle e ad Apani (ma

quest’ultimo bollo deve essere di Giancola). Il nome è diffuso nel mondo greco e nel mondo romano.

Apollonius -> 36 bolli su anfore, 1 bollo su supporto, 4 varianti tutte al genitivo (Apoloni o Apolloni). Bolla forma 5-3-1.

Attestato a Marmorelle con punzone diverso, anche ad Apani con 7 punzoni nessuno dei quali coincide con Giancola. A

Delo è associato a Vehilius. A La Rosa la “a” è capovolta. Nome diffuso nel mondo greco e romano.

Archela -> 126 bolli, 2 varianti al nominativo (Archela). Bolla la forma 5 ma anche 3-2. Il nome di Archela compare sulle

Lamboglia 2. Attestato a Marmorelle e ad Apani (ma quest’ultimo bollo deve essere di Giancola). Nome poco diffuso in

grecia e a roma.

Archelaus -> 6 bolli, 3 varianti due al nominativo (Archelavus, Arcelaus) e una al genitivo (Arcelavi). Associato ad

Aeneas. Bolla forma 3 e 5. Il nome è abbastanza diffuso nel mondo greco e romano.

Bahano -> 8 bolli, 1 variante al nominativo (Bahano, ma non si può escludere il genitivo Bahanonis). Bolla forme 2-5.

Attestato ad Apani e in relazione con l’officina Aniniana. Il nome Bahano è un hapax (un unicum) ed è incerta la relazione

con l’origine aramaica attestata in un documento egiziano del 78 a.C. (relazione con l’antroponimo Baanathanos), invece

si preferisce la relazione con l’antroponimo di origine armena Wahan (di cui si hanno molte attestazioni nel tardo antico) e

nelle trascrizioni greco-latine diventa Baanes o Bahan (si tratta di magistri utriusque militiae bizantini noti tra VI-VII

secolo).

Chariton -> 2 bolli, 1 variante al nominativo (Cariton). Bolla anfore fomra 3-5. È noto a Delo associato a Dressel 2/4 (cioè

la forma 9) e non è escluso se Chariton sia collocato in una fase di passaggio tra la prima e la seconda fase produttiva.

Attestato a Marmorelle con tre varianti di cui una corrisponde a Giancola (gli altri sono “Charito” e “Charit” associato al

dominus M.Fabio). Attestato anche a La Rosa nelle varianti “Cariton” e “Chariton” ma con punzoni diversi da Marmorelle

e Giancola. Nome piuttosto diffuso nel mondo greco. L’epigrafia brindisina registra nella prima età imperiale un A.Allienus

Charito.

Daedalus -> 4 bolli, 1 variante al genitivo (Daedali). Bolla la forma 5. Nome poco diffuso nel mondo greco, presente

anche in Acarnania, Epiro e Illiria e nel mondo romano.

Damatrius -> 17 bolli, 2 varianti al genitivo (Damatri). Bolla le forme 3-5. Molto diffuso nel mondo greco.

Demetrius -> 51 bolli, 4 varianti, tre al genitivo (Demetri) ed una abbreviata (Demetr). In Francia il bollo è associato a

Visellio. Bolla le forme 3-5. Attestato a Marmorelle e a S.Cataldo con punzoni diversi da Giancola. Ad Apani compare con

una variante retrograda, con R capovolta. Un Demetrius compare anche nella seconda fase produttiva di Giancola. Nome

diffuso nel mondo greco e romano.

Difilus -> 1 bollo su anfora e 1 su supporto, 1 variante al genitivo (Difilu) a meno che non si tratti di un’abbreviazione del

nominativo. Bolla forma 3 e un supporto. Attestato a La Rosa. L’antroponimo compare anche in forma abbreviata

L.S.Dip(ilus?) nel bollo di un personaggio di condizione libera riferibile ala seconda fase produttiva. Nome diffuso nel

mondo greco, magno greco e romano.

Diocles -> 117 bolli, 3 varianti, due al nominativo (Diocles) ed una al genitivo (Dioclei). Bolla forme 5-2. Attestato a

S.Cataldo (Lecce) e Case Bianche (vicino Giancola). Una variante è presente a Piadena (Cremona), in Israele e in

Francia associato al dominus M.Claudio (un bollo M.Claudi su ansa brindisina è segnalato a Chersonesos sul Mar Nero).

Nome diffuso nel mondo greco e romano.

Hermaiscus -> 54 bolli, 1 variante al genitivo (Hermaisci). In un caso è associato a Visellio. Bolla le forme 5-3. La sua

presenza ad Apani è sospetta. Nome poco diffuso nel mondo greco ma presente in area magnogreca.

Libo -> 5 bolli, 2 varianti al nominativo (Libo). Bolla forma 5. Attestato a Marmorelle e S.Cataldo, invece ad Apani vi è un

Libon con andamento retrogrado. Libon è poco diffuso nel mondo greco, nel mondo romano il corrispettivo Libo è poco

attestato sia negli ingenui che nei servi.

Lucaon -> 153 bolli su anfore e 2 su supporti, 4 varianti al nominativo (Lucao, Lucaon, Lukaon). Bolla forme 3-5.

Attestato a S.Cataldo, ad Apani (però dovrebbe essere di Giancola). Nome poco diffuso nel mondo greco e romano.

Manisas -> 3 bolli, 1 variante al nominativo (Manisa). Bolla la forma 5. Attestato a Marmorelle con tre punzoni diversi di

cui uno solo uguale a Giancola (altri casi sono “Manusa”). Nome assai raro, si trova in Anatolia nel greco Manisas in

contesto neofrigio forse in relazione con l’antroponimo Manesas della Pisidia e di dubbia origine iranica; il nome Manosas

si trova nella Frigia orientale con un riscontro nella stessa area persiana di età repubblicana (Manusas).

Menophilus -> 16 bolli, 1 variante abbreviata (Menophil). Bolla forma 5. Attestato a Marmorelle con la variante Menophili

e col bollo Men.Mep/Men.Meg. Attestato ad Apani col nome Menophilus in relazione con Vehilius e con 4 varianti nessuna

collegata a Giancola (Menopilus, Menophili, Menop). A La Rosa si ritrova “Menopilus”. A Jaffa in Israele è noto

“Menophilus Fav”. Nome diffuso nel mondo greco e romano.

Polemon -> 4 bolli, 1 variante al nominativo (Polemon). Bolla forme 3-5. La sua attestazione ad Apani è discussa. Il

nome è diffuso nel mondo greco, specialmente in Epiro e nel mondo romano.

Scopas -> 162 bolli su anfore, 1 su supporto, 3 varianti al nominativo (Scopas, Scopa). Bolla le forme 5-3-2. Attestato ad

Alessandria e associato a Visellio. Attestato a Marmorelle con 2 varianti, solo una è uguale a Giancola. il punzone Scopas

A1 produce all’inizio impronte integre, poi si scheggia all’angolo superiore dx (anche a Marmorelle). Nome poco diffuso

nel mondo greco e romano.

Stabuas -> 8 bolli, 3 varianti al nominativo (Stabua, Stabuas). In un caso attestato a Azaila (Spagna) è associato a

Visellio. Bolla la forma 5. Attestato a Marmorelle con due punzoni uguali a Giancola. Il nome è latinizzazione del

messapico Staboas.

Thearion -> 1 bollo, 1 variante al nominativo greco. Bolla un’ansa della forma 2B. nome diffuso nel mondo greco.

I comportamenti produttivi: punzoni e forme di anfore -> i 26 personaggi e i loro 56 punzoni possono essere esaminati in

vari modi, come il numero di punzoni ciascuno, le anfore prodotte, la cronologia relativa e associazioni di bolli. Metà

personaggi utilizzano un solo punzone, l’altra metà va dai due ai quattro. Più hanno punzoni e più impronte ci rimangono

(ad eccezione di Archelaus e Stabuas). Manca una relazione tra numero di impronte e tipo di anfora bollata, comunque

uno stesso personaggio poteva bollare diversi tipi di anfore (attestato sia ad Apani che a Giancola). Se si ipotizza che le

varianti del punzone rimandano allo stesso personaggio si possono notare diversi comportamenti: 12 personaggi si

concentrano su una sola forma e non hanno moltissime impronte, invece gli altri 14 bollano più forme e sono più attestati

(Bahano è un’eccezione perché ci sono 8 bolli su tre forme). Una relazione possibile può essere fatta tra i punzoni

polivalenti (cioè che bollano più forme) e i diversi stili di punzone: i punzoni polivalenti appartengono agli stili 1-2-3, invece

i punzoni di due forme appartengono agli stili 4-10; invece i punzoni di una sola forma appartengono agli stili 5-6-8-9.

Associazioni di impronte -> l’associazione di 2 impronte sulle due anse dello stesso contenitore si è conservata in 18 casi.

Si registrano 3 possibilità: bollo servile e del padrone; due bolli di servi; ripetizione dello stesso bollo.

Bollo servile e del padrone: l’impronta Hermaiscus A1 con Visellius A2 su un’anfora di forma 5.

Due bolli di servi: riguarda soprattutto Aeneas perché associato ad Archelaus ed Apella sulla forma 5.

Ripetizione dello stesso bollo: riguarda gli altri 15 casi (4 associazioni Archela, 3 Apelles, 2 Lucaon, 2 Scopas, 1 Apella, 1

Apollonides, 1 Apollonidas/es, 1 Menophilus) sulle forme 2-3-5.

I nomi degli schiavi e la loro supposta provenienza -> Brindisi romana era aperta e la sua epigrafia lapidaria attesta di

gente morta lì che proveniva dalle diverse province dell’oriente mediterraneo. I nomi beneauguranti sono pochi

(Andronicus), mentre prevalgono antroponimi derivati da divinità come Apollo (Apollonius, Apollonida, Apollonidas/es),

come Demetra (Damatrius, Demetrius), come Hermes (Hermaiscus) e le Grazie (Chariton), oppure composti con nomi di

divinità come Giove (Difilus, Diocles) o il dio asiatico Men (Menophilus). Il nome potrebbe riprendere persone celebri del

mondo della storia greca (Archela, Archelaus, Lucaon), dell’arte (Apella, Apelles, Polemon, Scopas) o del mito (Aeneas,

Daedalus). Si suppone una importazione di manodopera specializzata scelta tra i ceramisti di origine greca ed orientale

forse dopo la presa di Corinto del 146 a.C. fino alle guerre mitridatiche e la definitiva sottomissione romana del

Mediterraneo orientale.

Riferimenti immediati: Apelle di Colofone era un artista classico (l’omonimo potrebbe essere il cesellatore di Giancola);

Scopas di Paro celebre scultore classico oppure Scopa minore scultore ellenistico.

Riferimenti meno diretti: Polemon pittore alessandrino; Apella bronzista di Megara del V-IV a.C.; Apollonius e Demetrius

caratterizzano dinastie di scultori ed architetti classici ed ellenistici; Apollonides celebre incisore; Difilus architetto coevo di

Cicerone e “meccanico” noto a Vitruvio; Libo architetto di Elide autore del tempio di Zeus ad Olimpia; Thearion era un

panettiere di Atene reso celebre da Platone.

Libo: estraneo al patrimonio onomastico greco, forse dell’area italica ed anatolica, non è la latinizzazione dell’etnico Libys

ma del greco Libon, ed era diffuso tra gli ingenui e i liberti, vi sono tracce nell’onomastica messapica.

Manisa: ha origine anatolica (Frigia e Pisidia) in rapporto col persiano Manousa.

Menophilus: teonimo anatolico Men, ma è molto diffuso nel mondo greco quindi potrebbe venire da lì.

Bahano: ha origine armena, è la latinizzazione di Wahan che dal tardo antico è il greco Baanes.

Il repertorio onomastico di Giancola è simile a Marmorelle, in quest’ultimo vi sono anche altri nomi come: Philippus e

Ptolemaeus, Apollodotus (da Apollo) e Stichus (beneaugurante), oppure Ruma (di origine semitica) ed Epigenes.

Stabuas: origine messapica, è la latinizzazione di Staboas, ma se questo Stabuas era un nativo la sua condizione

schiavile entra in conflitto con lo status di cittadino romano dopo la guerra sociale (91-88 a.C), potrebbe aver perso la

libertà, dato un fenomeno di inurbamento delle campagne verso la città tra II secolo e prima età della municipalizzazione.

Anche ad Apani ai nomi di origine greca si affiancano nomi di aree marginali, come l’origine trace di Tarula (schiavo di

Silla), oppure l’origine illirica di Baton ed Epicadus (antroponimo presente nella familia di Silla, un liberto redattore delle

sue memorie e autore di un commento di Ennio).

2. Il fundus di Visellio

2.1. Le categorie insediative

L’area in cui si trovava la proprietà di visellio è stata sottoposta a due ricognizioni archeologiche di superficie, un’indagine

di ampio raggio del 1990-1991, una ricognizione mirata del 1994 (che verificava le superfici, controllava le Unità

Topografiche, registrava i documenti archeologici non classificabili come siti). Il sistema di rilevamento delle UT ha

permesso di precisare i diversi insediamenti. I siti del territorio brindisino sono stati definiti e interpretativi secondo: la

quantità, la concentrazione e lo stato di conservazione dei reperti, la natura dei reperti, le dimensioni delle aree di

spargimento e distribuzione dei manufatti al loro interno.

Le categorie sono state divise grazie alle fonti antiche (che trasmettono l’organizzazione delle ville, l’aspetto degli edifici e

le questioni tecniche sula gestione delle proprietà agricole). Le campagne dovevano essere popolate da insediamenti

diversi e si utilizza il termine “casa” per gli insediamenti abitativi medio piccoli diversi dalla villa.

Villa 1 -> sono stati trovati frammenti fittili, ceramica comune e da mensa locali e importate. Molti materiali di età

repubblicana.

Casa 1 -> frammenti fittili, materiale da costruzione, l’estensione media delle case si aggira a 100-150mq.

Casa 2 -> materiale da costruzione (tegole, mattoni e pietre), ceramica comune e da mensa locali e importate.

Corrisponde alla villa “catoniana”, un edificio dove l’aspetto agricolo prevale su quello residenziale. Dalla tarda età

repubblicana alla media imperiale.

Villaggio 1 -> frammenti fittili, materiale da costruzione e ceramica comune e da mensa locali e importate. Presente in età

romana.

Villaggio 2 -> frammenti fittili, materiale da costruzione e ceramica di uso comune e da mensa locali e importate, resti di

elementi architettonici di media qualità. Villaggi molto grandi, insediamento comune in età repubblicana.

Tomba -> tracce di fossa, di sarcofago, di lastra di copertura e resti di ossa umane. L’esistenza di una tomba può essere

congetturata in base alla ceramica rinvenuta (lucerne, balsamari). In età imperiale aiuta la presenza di iscrizioni per

l’identificazione delle aree.

Casa/Tomba -> piccole superfici con poco materiale, forse capanne con attrezzi agricoli. Attestate in età repubblicana.

Deposito di anfore -> alta densità di frammenti di anfore, situata presso complessi produttivi o commerciali.

Frequentazione -> pochissimi frammenti fittili sparsi, tanto che non è possibile individuare l’area.

I frammenti sparsi per la campagna segnano l’alto degrado di piccoli siti distrutti con funzioni agricole.

Cronologia -> I siti repubblicani sono caratterizzati dalle attestazioni delle anfore Lamboglia 2 e brindisine. Le ceramiche

a vernice nera sono i fossili guida per gli insediamenti medio-tardo repubblicani per il versante tirrenico, ma in questa

zona è difficile da inquadrare. Nella ceramica locale la Hard Fired Red viene prodotta alla fine del III a.C. e scompare

poco dopo la metà del II a.C.; invece la ceramica a “pasta grigia” databile fra la fine II e fine I a.C. Per i siti tardo

repubblicani è importante l’associazione fra anfore brindisine e ceramica a vernice nera. Per i siti tra I a.C. e I d.C.

bisogna osservare la terra sigillata italica ed anfore brindisine (se è presente la prima e non le seconde è indice della fine

della manifattura locale.

2.2. Catalogo dei siti

Redazione completa del catalogo delle Unità Topografiche. I parametri della visibilità sono: pessima (suolo completo di

vegetazione o dilavamento); cattiva (suolo visibile con difficoltà per vegetazione); media (suoli esposti con vegetazione

media); buona (suoli esposti con poca vegetazione); ottima (suoli esposti senza vegetazione).

2.3. La proprietà di Visellio: un tentativo di ricostruzione

Nel I a.C. la costa nord dell’agro brindisino presentava tratti di campagna privi di insediamenti se non addirittura incolti,

tentare una ricostruzione della proprietà di Visellio è problematico (la sua attività ebbe un forte impatto sul paesaggio, ma

durò alcuni decenni). L’indagine del 1994 ha individuati dei non-siti che paragonati ai siti veri può consentire una

delimitazione dell’area caratterizzata in misura maggiore dalle attività di Visellio.

Le attività di Visellio e la distribuzione dello off-site -> i siti tardo repubblicani si dispongono sul Canale Giancola

soprattutto un km a sud delle fornaci dove vi era la villa fiancheggiata da due piccoli stanziamenti affacciati sul canale. Si

pensa a una strada locale che risaliva la via Minucia verso nord, toccando la villa e le fornaci, fino allo scalo mercantile

sulla foce del canale. Più ci si allontana dalle fornaci e dalla villa più scompaiono gli insediamenti tanto che andando

verso est (prima della Torre Giancola) scompaiono sia i resti romani che moderni (forse per l’attività della Masseria

Giancola tra XVII-XIX secolo).

Le attività di Visellio e i documenti d’archivio -> analizzando i documenti del XVI-XVIII secolo si nota che il fondo della

masseria Giancola venne costruito alla fine del Medioevo (grazie a concessioni enfiteutiche da parte del Capitolo di

Brindisi e della commenda di S.Giovanni Battista di Barletta). I “limitoni” sono nel salento degli assi viari importanti

costruiti rialzando il terreno e utilizzati come confini del paesaggio. Anche la masseria Giancola aveva un limitone a sud

che forse era la vecchia via Minucia-Traiana. Nel terreno della masseria a una quota sotto i 10 m non si hanno

ritrovamenti archeologici (forse per via di una vecchia palude).

Rimanendo nel campo delle ipotesi: dato che la moderna masseria era trapezoidale anche il fundus di Visellio poteva

esserlo.

Le attività di Visellio e i poligoni di Thiessen -> alla ricognizione è stata applicata una formula calibrata dei poligoni di

Thiessen: i siti più importanti vicini alle fornaci e alla villa sono il vicus di Apani a O e il grande villaggio di Masseria Pilella

a S della Minucia. Il limite tra Giancola e Apani non ha siti se non due piccoli insediamenti. Il limite O del fundus di Visellio

doveva essere il Canale Giancola.

Gli insediamenti di Apani si concentrano attorno alla stazione di posta, al vicus, ai due lati della via Minucia e al Canale di

Apani.

A S della via Minucia vi era il villaggio di Pilella con entità minori distribuite senza ordine gerarchico, sono case contadine

sparse.

A SO di Pilella vi erano le fornaci di Marmorelle, anch’esse di proprietà di Visellio. Nell’area di Giancola la struttura

produttiva ruotava attorno alla villa e usava il canale (il quale venne intenzionalmente scavato) e le strade locali. Invece

per Marmorelle il polo produttivo ruota attorno al villaggio di Pilella (cresciuto dal VI-III a.C., comunque prima del II a.C.

data la ceramica a vernice nera e quella HFR) che divenne nel I a.C. luogo di transito e commercio, sulla strada venne

costruito un deposito di anfore e il centro del villaggio venne spostato più a S verso le fornaci. Dalla prima età imperiale

tra il villaggio di Pilella e le fornaci di Marmorelle si costruiscono altre fornaci per anfore di piccole dimensioni, mentre a S

di queste non vi sono insediamenti. L’elemento caratterizzante della zona è il Canale di Giancola nel suo tratto inferiore

(meglio conservatosi) e superiore, mentre l’altro elemento è la via Minucia (riconosciuta grazie all’andamento dei siti), ma

ad oggi non è rintracciabile (a parte un pezzo di via Traiana nel Bosco del Compare).

2.4. Il paesaggio circostante

Vi sono piccoli boschi, uno vicino il canale di Apani, un altro a N della masseria Casignano e nei pressi della masseria

Pilella si estende il bosco detto “del Compare”. Nella letteratura di viaggio del XVI i boschi pugliesi erano dei topoi così

come le paludi, ma ad oggi non è possibile definirli. Il rapporto tra archeologia e storia vegetazionale è ambiguo se non si

fanno indagini paleobotaniche. I boschi dovevano occupare parti diverse di quelle dell’età moderna, dati i vuoti tra gli

insediamenti. Negli itinerari antichi e medievali l’area tra Giancola ed Apani doveva avere un bosco. In antico il bosco del

Compare non doveva esistere dati i ritrovamenti all’interno dello stesso. Nel ‘700 gli aristocratici salentini creavano boschi

di lecci per farne delle “oasi” al centro delle quali costruivano delle sontuose dimore (tra cui forse il bosco del Compare).

Per la costruzione delle città/ville/case andavano abbattuti gli alberi ad alto fusto, mentre le essenze vegetali più piccole

servivano ad alimentare i fuochi nelle terme, manifatture e case.

2.5. Un’interpretazione della proprietà di Visellio

Nel I a.C. vi è la massima espansione insediativa, ma vi sono sempre delle aree poco popolate. Il paesaggio brindisino

(dalla costa a 4-5km in dentro) era “aperto”, probabilmente nelle campagne vi erano gli oliveti (dato che le anfore

brindisine contenevano per lo più olio), e molti insediamenti di schiavi (date le numerose epigrafi che attestano la loro

presenza nelle fornaci). Secondo indagini archeologiche e paleoambientali in Daunia si coltivava il grano, mentre

nell’Agro Brindisino era utilizzato per il pascolo, l’arboricoltura, il miele, la lana (Strabone), l’olio e il vino (Varrone). Un

particolare giogo per le vigne (“a corde”) veniva utilizzato nell’agro brindisino. Le zone per il pascolo erano grandi, ma

sempre più piccole dei boschi. Dato un limitone E e la disposizione dei non siti si può ipotizzare che il fundus di Visellio

fosse trapezoidale e grande 200 ettari (pari a 800 iugeri), grandissima (forse perché utilizzata come oliveto/oleum). In un

survey aerofotografico condotto sul Tavoliere sono state identificate fosse per alberi, poi datate con lo scavo all’età

romana, che distanziavano tra 7,5m a 12,5m. Ovviamente il Tavoliere è diverso dalla costa brindisina e dalla Daunia,

perché il terreno della costa brindisina è più indicato alle colture arbustive (per il disfacimento dei substrati calcarei).

Il fundus di Visellio era diviso dalla via Minucia, a N vi era una villa produttiva e una fornace, a S il polo ruota attorno a

Marmorelle.

2.6. Dopo il fundus di Visellio

Nel I a.C. i centri manifatturieri decadono ad eccezione di Giancola (che comunque si ridimensiona), gli insediamenti

attorno alle fornaci scompaiono così come le case sparse. Il ridimensionamento della produzione agricola e delle anfore

comporta una modifica spaziale nella proprietà viselliana (meno estesa o frazionata), così come il sistema di

commercializzazione dei prodotti (scompare l’approdo costiero e la taberna sulla via Minucia. La villa e le fornaci

rientrano ancora all’interno della stessa proprietà (come suggeriscono i bolli di Marcio Saturnino sull’orlo di alcuni dolia

all’interno del lacus nella villa). Un periodo di semi abbandono caratterizza il I d.C. (i materiali sono pochi), l’ultima fase

produttiva dell’impianto. I villaggi si spopolano ad eccezione di poche case sul Canale Giancola. Sia il fondo viselliano

che il vicus di Pilella nel II-III d.C. hanno una ripresa perché il latifondo imperiale e privato si consolida. Tra medio e tardo

impero la costa si priva di importanti insediamenti (ad eccezione di Giancola e Pilella), forse a causa del ristagno delle

acque dei canali (senza manutenzione). Nel tardoantico la via Traiana è scarsamente popolata (al contrario dell’Apulia),

mentre l’Appia mantiene un forte popolamento. Dalla metà del IV d.C. il villaggio di Pilella sembra riprendersi. Nei secoli

centrali del Medioevo, nel XIII secolo, la zona di Giancola e Pilella torna ad essere popolata da piccoli insediamenti che

utilizzano la palude per attività come la macerazione del lino, l’allevamento delle anguille, la raccolta dei giunchi e la

caccia.

3. Gli impianti di Marmorelle e S.Cataldo

3.1. Il sito di Marmorelle

La località è sul Canale Giancola. negli anni ’70 vennero ritrovati reperti ceramici e frammenti di anse bollate con bolli di

personaggi di condizione servile e libera noti nell’epigrafia brindisina. Marmorelle in antico era attraversata dalla via

Minucia-Triana e dall’Appia, inoltre dal Canale di Giancola, navigabile in età romana.

Ricognizioni e recuperi -> i primi ritrovamenti avvennero nel 1974 lungo il corso del canale, in un’area coltivata a vigneti e

piantagioni di carciofi . Nel 1989 un’aratura riportò in superficie frammenti ceramici fra cui anse bollate, materiale edilizio

e scarti di lavorazione vetrificati. La Soprintendenza sottopose a vincolo l’intera area. Nel 1991 l’Università di Siena

recuperò altri frammenti e il materiale venne deposto nei magazzini del Museo Archeologico Provinciale di Brindisi.

Lo scavo archeologico: le fornaci -> nel 1991 e 1993 si intrapresero due campagne di scavo a Marmorelle dalla

Soprintendenza Archeologica della Puglia. Le aree da indagare si risolsero in tre zone attorno ad un traliccio dell’Enel. Un

primo settore di scavo fu l’area a S del traliccio, mentre nelle altre due aree vennero campionati e classificati i materiali.

Vennero fuori quattro impianti produttivi collocati in una grande corte: alla prima fase produttiva si riferiscono tre fornaci

(due rettangolari –fornace 1 e 2- simili ed una sub circolare – fornace 3) allineate NE/SO con l’accesso ai relativi prefurni

lungo il lato corto E (le cui camere di combustione si conservano integralmente perché ricavate nel banco argilloso,

mancano le camere di cottura rovinate dagli interventi agricoli).

Fornace 1 -> venne riempita di terreno argilloso e frammenti di materiale edilizio, la cui rimozione ha evidenziato

l’integrità delle strutture. La camera di combustione ha sei setti laterali realizzati in mattoni di argilla concotta e disposti in

filari regolari.

Fornace 2 -> poco più piccola della precedente, ha i setti frammentari, la camera di combustione venne rimossa per una

successiva realizzazione di un nuovo impianto produttivo. Le fornaci gemelle rientrano nelle II/d della Cuomo di Caprio.

Fornace 3 -> coeva alle rettangolari, ha il loro stesso orientamento, ha quattro setti murari realizzati con mattoni, coppi ,

frammenti di dolii e altro materiale reimpiegato. La disposizione ortogonale dei setti fa classificare la fornace come I/d

della Cuomo di Caprio.

Nella terra di riempimento della fornace 1 si rinvennero due anse bollate VISELLI. Nell’utilizzo degli impianti si trova

Marco Fabio, il cui nome al genitivo è impresso (assieme al sulle anse di un’anfora frammentaria fra i setti della fornace 2

(era un personaggio di origine locale, attestato nell’epigrafia lapidaria).

Fornace 4 -> appartiene ad una fase produttiva successiva delle fornaci gemelle, si conservano solo le strutture di un

vano rettangolare dentro la camera di combustione della fornace 2, vennero costruiti nuovi muri di argilla cruda addossati

alle pareti perimetrali della precedente camera di combustione. I mattoni si sono conservati benissimo e non vi sono

tracce di combustione, come se l’intero impianto non fosse mai stato utilizzato oppure un abbandono improvviso.

I bolli sulle anfore -> si producevano per lo più anfore olearie, affini alla forma III di Apani, collo basso ed anse a sezione

circolare, orli arrotondati e ingrossati all’esterno (a metà tra le Giancola 5 e 6). In quantità minore le Giancola 5-3-1.

L’intera collezione di reperti (339 esemplari) provengono da recuperi occasionali, ricognizioni topografiche ed indagini

archeologiche dal 1974 al 1993.

Un primo gruppo di reperti venne recuperato da C. Marangio (Chariton, Demetrius, Nicephorus, Philippus, Ptolemaeus,

Rumas, Scopas, Stabuas, Vipor e infine il gentilizio Visellius). Il secondo gruppo sono materiali recuperati nel 1989 nei

sopralluoghi della Soprintendeza (18 anse con bollo, pochi frammenti di materiale edilizio e ceramica comune, i bolli sono

di Apollonius, Demetrius, Libon, Manusas, Ptolemaeus, Stabuas, ed il gentilizio Visellius). Il terzo gruppo più cospicuo

proviene dalla campagna topografica condotta nel 1991 (Al+[---], Andronicus, Apollodotus, Apollonides, Apollonius,

Archelaus, Chariton, Demetrius, Epigenes, Libon, Manisas, Menophilus, Philippus, Ptolemaeus, Rumas, Scopas,

Stabuas, Stichus(?), [---]on, e i due gentilizi Visellius e M.Fabius; inoltre tre bolli anepigrafi con un’anfora con caduceo e

palmetta). Il quarto gruppo proviene dalle indagini del 1991-1993 (frammenti di materiale edilizio e ceramica domestica,

frammenti di anfore, anse bollate: Andronicus, Apollonius, Chariton, Demetrius, Epigenes, Libon, Manisas, Menophilus,

Ptolemaeus, Rumas, Scopas, Stabuas, e due gentilizi Visellius e M.Fabius). Su 339 esemplari ben 166 documentano la

presenza dei domini (quindi il rapporto tra schiavi e padroni è paritario), invece 170 sono dei servi.

3.2. Gli impianti di S. Cataldo

Nelle ricognizioni condotte tra Lecce e la costa adriatica dal Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Lecce

nell’ambito del Progetto Strategico CNR, è stato individuato un nuovo sito produttivo riferibile all’attività di Visellio e dei

suoi schiavi. Gli impianti sorgevano a 1km dalla costa, vicino una via che collegava Lupiae e il mare, in rapporto con il

luogo dove approdò Ottaviano dopo l’uccisione di Cesare. Nell’area si rinvennero frammenti fittili, mattoni, argilla

concotta. Il sito doveva avere due impianti di cottura data la presenza sul terreno di due chiazze rossastre sub circolari.

La ceramica fine data il sita tra fine II-I a.C, dopo una fase di abbandono all’inizio del’impero, il sito vene rioccupato a

metà II d.C. Le anfore sono Apani 3-2-4-5, le greco-italiche, le Lamboglia 2, le Giancola 2-6-7. Si rinvennero 34 bolli

(Visellius, Demetrius, Diocles, Libo, Lukaon, Stabuas, [---]us).

4. I Visellii: cenni di prosopografia

La gens non era locale (anche se la troviamo nell’epigrafia tardo repubblicana del Salento, un’iscrizione leccese cita

M.Viselius), ma persiste in area leccese in età imperiale (es una dedica posta da un Bisellius Restitutus alla moglie

Liburnia Primigenia e un’iscrizione mutila su un cippo funerario).

4.1. I Visellii di Arpino

Nella tarda repubblica sono ad Arpino, dove nel 100 a.C. vi è un cavaliere C.Visellius Aculeo legato alla famiglia di

Cicerone (aveva spostato Helvia, zia materna dell’oratore) e suo figlio C.Visellius Varrone (da Cicerone sappiamo che era

edile e vicino all’Oriente tra 80-58 a.C. anno della sua morte). Varrone fu tribunus militum in Asia tra 80-79 a.C. (con

C.Claudio Nerone) e questore prima del 73 a.C., a lui si deve la lex Visellia (scelta dei curatores viarum), fu tra i testi del

processo di Verre del 70 a.C. e nel 69 conseguì il tribunato della plebe (con Q.Cornificio e Q.Manlio), nel 59 divenne

edile curule e nel 58 iudex quaestionis; suoi parenti potrebbero essere la Visellia dell’epistolario di Cicerone e il Visellio

citato in una satira di Orazio.

4.2. I Visellii a Roma

Con il pronipote di Varrone, un tale L.Visellius C.f.Varro, il ramo principale della gens scompare dalla scena politica, ma le

tracce della famiglia si conservano nelle iscrizioni sepolcrali di liberti, i cui praenomina (Lucius e Caius per lo più) indicano

un rapporto. Un nucleo di personaggi è attestato in diverse necropoli della Salaria: un cippo associa un L.Visellius L.l.

Tarantinus ad una Visellia L.l.Latina e si data al I a.C. (relazionati con il fratello o figlio di Varrone), importante è il

“tarantino” quindi dall’antica Calabria. Dagli scavi di Vigna Moroni provengono delle lastrine funerarie di tardo I a.C. con

un L.Viselius muliebri l. Nicepor e una Visellia muliebri l. Chrysario. Altri Visellii compaiono negli scavi della Vigna Codini

di età imperiale più o meno avanzata. Altre iscrizioni provengono da porta Pinciana, da porta Latina, dal Trastevere, dalle

necropoli Aurelia, da Villa Panfili, dagli orti Giustiniani, dalla necropoli di via Portuense, da colombari fuori porta

Prenestina.

4.3. I Visellii in Italia

Nell’epigrafia repubblicana la presenza è consistente, tra i patroni figurano un C. e un L. Visellii, ma anche una Visellia;

un’iscrizione presso Badia di Cava dei Tirreni (SA) definisce un Visellio Felix mercator vinarius; un’iscrizione a Perugia

riporta Visellio Felix Iunianus che dedica una statua a Silvano; ad Assisi un L.Visellius L.f. è annoverato nel collegio di

Vviri nella tarda repubblica. In età imperiale avanzata il gentilizio si ritrova in Cispadana ad Imola. Un certo l.Visellius è

associato ad un C.Antonius su un’epigrafe di Palombara e databile al primo impero. Le attestazioni si infittiscono in

Campania (Capua). Si attestano a Caiatia, a Telesia e a Benevento (in associazione con i Calpurnii), a Venosa, ad

Aesernia. In Sicilia non si sa bene. Il gentilizio è presente nell’Italia meridionale, in special modo tra Sannio e Lucania, poi

sono rilevanti nelle magistrature municipali e sono distribuiti sull’Appia.

4.4. I Visellii nelle province

La presenza è intensa al di lù dell’Adriantico, dalla costa al di là di Brindisi (a cominciare da Durazzo), a nord tra Spalato

e Salona, nell’isola di Brazzà (dove Visellius diventa Veselia). In Grecia (Delo) nel II a.C. nel collegio di hermaistai. A

Samotracia su un monumento bilingue repubblicano. Ad Atene in età imperiale in una dedica di Adriano presso

l’Olumpeion posta da un M.Visellius C.f. Collina Priscus epimeletes di Laodicea di Siria. Nell’Europa centro orientale sono

collegati all’esercito: come a Durostorum (Mesia) è questore del municipio; a Carnuntum (Pannonia) è soldato di legione;

a Vindonissa (Germania Superiore) veterano di legione; ad Aventicum; a Embken (Germania inferiore). Nelle province

occidentali il gentilizio è raro: solo nella Spagna Tarraconese.

Nessun gentilizio nelle province africane.

4.5. Il Visellio di Brindisi

Quindi è possibile che Visellio derivi da Arpino, forse il cugino di Cicerone: C.Visellio Varrone oppure il fratello di questo

(magari un L.Visellio Varrone, in questo caso ramo cadetto della famiglia, che è attestato nella tarda repubblica ed età

augustea). Forse si tratta di un personaggio più tardo (dato il ritrovamento proto augusteo-tiberiano di Stabiae).

5. Altri personaggi di condizione libera

Accanto a Visellio e ai suoi schiavi compaiono altri tre personaggi attestati su 14 bolli.

C.Avius L.f. -> 4 bolli, forma 3, 1 variante, non sono in fase, ma data la paleografia (segni di interpunzione quadrati) è

riferibile ad un periodo antico della vita degli impianti, coevo se non anteriore a Visellio (confermato dall’archeometria).

Gentilizio raro, attestato in età repubblicana in Campania, assente nella Regio II (ad eccezione di un quattuorvir

quinquennalis imperiale C.Avius Rufus). Cicerone cita un certo Avio nel 45 a.C. (quindi coevo all’attività degli

impianti)della cui funzione di banchiere si dubita.

P.Ampudius Com(munis) -> 7 bolli, forma 5. Gentilizio poco diffuso, un certo Q.Ampudius Q.f. Aim(ilia) fa parte del

consilium di Pompeo Strabone nell’89 a.C. la cui tribà è di Formiae o Fundi; il gentilizio è attestato anche a Minturnae, poi

nel Lazio costiero meridionale, ma anche ad Atene.

Fab(ius?) Apr(ilis?) -> bollo poco attestato, 3 bolli (in più 2 da Apani), 1 variante, presente anche su un dolio nella villa-

fattoria vicino agli impianti. Il gentilizio dei Fabii è presente a Giancola e Marmorelle. I Fabii Hadriani (da Hatria, colonia

latina della sponda adriatica) sono una delle più importanti famiglie del I a.C. nel municipio, l’unica famiglia brindisina che

ebbe accesso al Senato di Roma repubblicana (C.Fabius C.f.Q.n.Hadrianus, pretore di parte mariana e quindi propretore

in Africa, dove fu ucciso nell’83, lo stesso o il figlio è onorato a Delo come magistrato monetale nell’89.

6. L’organizzazione produttiva del fundus

6.1. Strutture e cicli produttivi

Nella prima fase produttiva gli impianti funzionavano perfettamente, l’area produttiva inoltre era assicurata da diversi

collegamenti come la Via Minucia, il corso d’acqua del Canale di Giancola (e dalle sue pendici non è difficile estrarre

l’argilla), mentre intorno vi erano i boschi (usati per la combustione). Vi erano strutture per l’ammasso e la lavorazione

dell’argilla di cava, vasche per la decantazione, torni e banconi per la modellazione e l’allestimento dei manufatti, spazi

aperti e coperti per l’essiccazione dei prodotti, depositi per la legna, pozzi, serbatoi, canalizzazione per l’acqua, le fornaci,

aree di stoccaggio dei prodotti finiti e aree destinate allo scarico degli scarti, nonché l’strutture abitative per gli addetti. Vi

erano due ampie corti rettangolari (divise da una coppia di fornaci gemelle) una più in alto e l’altra più in basso (dove

affacciavano i prefurni). Il ciclo produttivo inizia con l’approvvigionamento delle materie prime (argilla e legna) nei mesi

autunnali o invernali affidate a manodopera non qualificata (come cavatori, boscaioli, carrettieri). La seconda fase del

ciclo era la preparazione dell’impasto argilloso mediante l’eliminazione delle sostanze organiche e degli inclusi, condotta

da manovali non qualificati, ma sotto il controllo di maestranze specializzate. Dei ceramisti tornitori modellavano manufatti

al tornio, assistiti da garzoni. La fabbricazione delle anfore aveva diverse fasi: modellazione di corpo e puntale, e di collo

ed orlo da saldare in seguito e infine le anse (create su appositi banconi, ma la loro bollatura avveniva nella fase finale

della modellazione prima della parziale essiccazione), poi venivano essiccati forse nella corte dei vasai. Il caricamento

delle fornaci era un’operazione delicata affidata a fornaciai esperti il cui refrigerio era assicurato dai dolii pieni d’acqua.

Dopo la cottura le fornaci venivano raffreddate e svuotate, i prodotti finiti venivano caricati su carri o sul dorso di asini e

muli. Attorno alla produzione vi erano attività di supporto (come lavorazione del metallo). Le fornaci dovevano lavorare a

ciclo continui nelle stagioni calde, mentre nei mesi invernali la manodopera eccedente poteva essere distaccata ad altri

incarichi nell’ambito dell’economia del fundus (forse nei mesi di luglio e dicembre?). Il ciclo delle fornaci maggiori doveva

durare almeno 15giorni (carico-cottura-raffreddamento-scarico), in questo modo si avevano due cotte al mese. Per

quanto riguarda la capienza delle fornaci si può ipotizzare che con il carico della Giancola 5 (la più diffusa con Visellio) si

realizzava una produzione di circa 320 anfore per la F1, 328 per la F2 ad ogni cotta. Invece per la F5 (poco precedente

alle fornaci gemelle) se caricata con la Giancola 3 (poco precedente alla produzione della Giancola 5) poteva contenere

114 anfore per cotta. Sono tutti calcoli teorici, così come un calcolo sulla manodopera attiva a pieno regime: per la F1

saranno stati 5 vasai, 10 operai; per la F2 circa 6 vasai e 12 operai; per la F5 ben 2 vasai e 4 operai, per un totale di 13

vasai e 26 operai.

6.2. Circolazione delle maestranze

Su un totale di 26 personaggi di Giancola e 21 di Mamorelle, ben 11 compaiono in entrambi i siti, ma in rapporti

percentuali diversi: in quattro casi i rapporti sono bilanciati (Andronicus, Apollonius, Demetrius, Scopas), nei restanti sette

invece no (Apollonides, Archela, Menophilus a Giancola, mentre Chariton, Libo, Manisa, Stabuas a Marmorelle).

Sicuramente Scopas fu il personaggio più longevo, quindi potrebbe aver assistito alla costruzione di Marmorelle,

dividendosi equamente tra i due siti. A Marmorelle vi era uno staff proprio come Epigene e Ptolemaeus, Philippus,

Rumas, Al[---], Apollodotus, Nic[---], Stichus e Vipor. Sempre a Mamorelle Chariton lavorava per M. Fabius e

probabilmente arrivò verso la fine della prima fase produttiva (dato che a Delo bolla un’anfora Dressel 2/4 attestata nella

seconda fase produttiva di Giancola). Per quanto riguarda S.Cataldo sono stati trovati pochi bolli relativi a sei personaggi,

dei quali cinque sono attestati anche a Giancola nella fase intermedia e finale (Demetrius, Diocles, Libo, Lucaon e

Stabuas). Dal patrimonio onomastico dell’area nomi simili ricorrono anche ad Apani e a La Rosa.

Tra Giancola e Apani ricorrono: Apella, Apelles, Apollonius, Bahano, Demetrius, Libo e Menophilus. Le produzioni di

Apelles e Bahano sembrano riferirsi all’officina di Aninio e forse anche prima di lavorare a Giancola (per questo Bahano

bolla le Giancola 2), quindi spiega la loro assenza a Marmorelle e S.Cataldo (costruite nella prima fase produttiva

avanzata).

Tra Giancola e La Rosa le omonimie riguardano: Aeneas, Apollonida, Chariton, Difilus, Menophilus (Difilus è presente con

lo stesso punzone). Aeneas è associato a La Rosa a due diversi domini Vehilius e Betilienus, mentre Apollonida è

associato al solo Vehilius. A La Rosa vengono prodotte anfore che sono tarde nella produzione di Giancola, quindi le

maestranze potrebbero essere state trasferite a La Rosa dopo di Giancola.

6.3. Schiavi e padroni

Il ruolo degli schiavi -> nei bolli la condizione servile dei personaggi è indubbia (nomi semplici) così come la dipendenza

dal dominus (nome al genitivo), ma è possibile che gli schiavi lavorassero anche per altri produttori (è possibile

immaginare che fossero dei servi communes, ma a Giancola non è dimostrato, anche se vi sono casi di due bolli di

schiavi sullo stesso contenitore, anche se potrebbero essere degli errori di incollaggio delle anse). Lo schiavo

responsabile della produzione, o di un suo settore, poteva operare sia al tornio che alla fornace e svolgere una funzione

di soprintendenza. Per essere responsabile della produzione bisognava essere ad un alto livello di specializzazione nelle

anfore e nell’argilla. I figuli erano gli artigiani produttori o i responsabili di produzione. Ad Apani e a Giancola i figuli erano

di madre lingua greca, ma si adattarono ad un ambiente bilingue. Nell’impianto più varianti dello stesso bollo erano

affidate a sottoposti di un officinator (lo schiavo indicato dal bollo). Nelle anfore con due bolli di schiavi forse indicano un

ordinarius e un vicarius, oppure di una societas di schiavi. Non si esclude la presenza di donne e bambini nell’officina

(dato che a Pietrabbondante è stata rinvenuta una tegola con iscrizione bilingue coi nomi di due ragazze adolescenti).

Visellio e gli altri domini -> accanto a Visellio (dominus principale e proprietario del fundus) ci sono altri personaggi:

P.Ampudius Com(munis?), C.Avius L.f. e Fab(ius) Apr(ilis?). I dati archeometrici escludono la possibilità che i bolli siano

stati prodotti al di fuori degli impianti, per via della qualità delle argille. Un’ipotesi potrebbe essere che questi domini siano

a cavallo tra prima e seconda produzione. Oppure erano piccoli produttori indipendenti che marcavano le proprie anfore

con il proprio bollo , ma le facevano cuocere da Visellio. Oppure i tre domini erano in società con Visellio. Oppure

avevano stipulato un accordo di locatio-conductio, avrebbero rilevato la gestione degli impianti, o di parte di essi, in

qualità di conduttori (non si sa se dell’impianto o della produzione). Il caso si ripete a Marmorelle con M.Fabio (il quale

forse è attestato anche in minima parte a Giancola, dato che c’è un bollo di Chariton, lo schiavo a lui associato). Avio e

Fabio erano ingenui, invece potrebbero essere liberti Ampudio e Fabio Aprile. Gli eventuali schiavi dei tre domini

dovrebbero essere cercati tra quelli mancanti in Marmorelle e S.Cataldo e tra quanti hanno lo stesso gruppo stilistico dei

padroni (Avio stile 5 gli altri due lo stile 2): quindi per Avio è Damatrius che bolla la forma 3, mentre per Ampudio e Fabio

Aprile è Archela che bolla le forme 3 e 5.

Significato e funzionato e funzione dei bolli anforari -> i bolli si riferiscono alle anfore stesse e non al loro contenuto.

Nell’agro brindisino del I a.C. la commercializzazione dei beni (olio e vino) e dei contenitori non era fatta dallo stesso

personaggio che ne curava l’esportazione transmarina. L’invasamento delle materie prime doveva di sicuro avvenire fuori

dagli impianti delle fornaci, dato che non sono stati ritrovati i tappi. Il collegamento degli impianti col fundus non è

testimoniato, ma è probabile (data la presenza di strutture per la lavorazione dei metalli e per la fattoria sede dell’attività

agricola di Saturnino). Il bollo aneprigrafe trovato a Marmorelle con un’anfora affiancata da un ramo di palma e da un

caduceo potrebbe essere un’attestazione tarda di una moda che non ha preso piede a Roma, diffusa invece sulle anfore

corinzie e nelle anfore italiche repubblicane.

7. Il commercio

7.1. La diffusione dei bolli

I materiali prodotti a Giancola sono presenti in Italia e nelle province. Nel catalogo sono riportate in ordine alfabetico le

località e le informazioni relative al contesto di rinvenimento e alla tipologia di supporto. Le fonti utilizzate per la

compilazione delle tabelle di diffusione dei bolli sono i volumi del CIL e il repertorio Desy 1989. I tre domini non sono noti

fuori dall’ambito di produzione come invece succede per Visellio. Dei 26 schiavi: 4 sono attestati solo a Giancola

(Daedaus, Damatrius, Polemon, Thearion), 4 solo nei centri produttori di area brindisina (Apelles, Apollonides, Manisa,

Menophilus), mentre gli altri sono diffusi dalla Sapgna al Vicino Oriente, dalla Crimea all’Egitto.

VI. La seconda fase

1. I produttori: i liberti

Nella seconda fase di vita gli impianti di Giancola sono gestiti da due personaggi: Cn. Petronio Sostrato e L.Marcio

Saturnino. È evidente che la produzione sia concentrata nelle mani del primo e dei suoi schiavi (Cerdo, Dazio, Demetrius,

Heracleo, Protagathus) dato l’elevato numero dei bolli col nome di Petronio (nel periodo III). Nomi di condizione libera

sono attestati su 58 bolli (16 di Visellio, 41 di Petronio, 1 di Marcio) dove Petronio costituisce il 70,6% del totale, se

escludiamo i bolli di Visellio che sono residui. Ad ogni bollo di Petronio corrisponde un bollo servile.

1.1. Cn. Petronio e Cn. Petronio Sostrato

Ci sono due varianti testuali: una con l’abbreviazione di prenome e nome Cn(aei) Pe(troni); l’altra con l’abbreviazione dei

tria nomina Cn(aei) Petro(ni) Sostr(ati). Ambedue le varianti sono disposte in direzione progressiva all’interno di un

cartiglio rettangolare, ma hanno delle differenze di stile (CnPe è stile 11, CnPetroSostr è stile 12), di punzone (CnPe ha

solo 1 punzone, CnPetroSostr ha 4 punzoni). Non è possibile dare una spiegazione alle varianti testuali e alla persona di

Petronio, si può pensare della stessa persona (con due bolli diversi), oppure del padre oppure del patrono. Nel primo

caso l’onomastica “Sostrato” fa supporre un liberto, oppure figlio di liberto, e in questo caso la sua soppressione sarebbe

sorprendente. Nel secondo caso potrebbe essere un personaggio di condizione libera come Cn Petronio (che non ha

cognomen) possa aver attribuito al figlio un nome greco come Sostrato. Nel terzo caso le contraddizioni sparirebbero

perché Cn Petronio potrebbe essere un cittadino romano che ha rilevato gli impianti abbandonati, per poi lasciare la

gestione al suo liberto Sostrato (che recherebbe il prenome del patrono).

Nel periodo IID su 383 bolli solo 5 sono di Sostrato e i suoi schiavi (forse sono infiltrati), invece il bollo CnPe compare

solo negli scarichi più antichi del periodo III. Le due varianti bollano la forma 6 e in più quella di Sostrato la forma 7.

La variante CnPe è più antica di quella con Sostrato, anche se le argille sono le stesse, quindi o è lo stesso personaggio

che utilizza nel corso del tempo due punzoni diversi oppure il liberto è successore del patrono. Il bollo con Sostrato è

poco noto al di fuori di Giancola, il gentilizio è attestato nell’Apulia romana ma non nella Calabria: a Brindisi ci sono due

sole epigrafi funerarie che testimoniano un imprecisato C.Pet[ronius] e Melete (schiava di un Petronius Verus). Il

prenome Cnaeus associato al gentilizio Petronius è rarissimo, lo troviamo però a Venosa in piena età imperiale e

nell’iscrizione di un augustale di Larino del I a.C. Tuttavia la gens che operava a Giancola non trova riscontro né con

quelle gentes locali né con quelle di origine urbana o centro-italica, anche se un rapporto con Venosa è ipotizzabile. In età

augustea il primo prefetto d’Egitto era un tale P.Petronius, con un diverso prenome rispetto ai Petronii brindisini.

1.2. I servi di Cn. Petronio Sostrato

Quattro personaggi possiamo definirli con certezza “schiavi di Petronio Sostrato” per l’associazione del loro nome a

quello del dominus sulle due anse dell’anfora. Cerdo e Demetrius hanno tuttavia tre punzoni diversi, ma si ipotizzano le

stesse persone.

Cerdo -> 14 bolli, 3 varianti, una al nominativo (Cerdo) e due abbreviate (Cerd e Cer). Bolla forme 6-7. Un bollo in greco

(kerdos) è attestato tra le anfore Calabre proveniente da Apani e segnalato da Tarantini. Il nome è diffuso nel mondo

greco e magno greco (nella forma kerdon) ed anche nel mondo romano.

Dazio -> 22 bolli, 1 variante al nominativo (Dazio. Bolla la forma 6. Il bollo è attestato solo a Giancola, invece a Taranto ed

Erice ci sono le Lamboglia 2 col bollo Dasio, invece ad Apani il bollo Dasi associato a C.Aninius. L’antroponimo è diffuso

in area illirica e nella stessa Messapia, è talvolta nome femminile, attestato come Dazos e Dasius nell’epigrafia delle

anfore adriatiche. Nella forma Dazio è piuttosto raro, nella versione greca è attestato ad Apollonia. A Brindis un C.Fabius

C.l.Dasius tardorepubblicano o protoimperiale.

Demetrius II -> 5 bolli, 3 varianti di cui due al genitivo e la terza incerta. Bolla la forma 6. Il nome compare con varianti

nella prima fase produttiva di Giancola ed è attestato a Marmorelle. Il nome è diffuso nel mondo greco.

Heracleo -> 2 bolli, 2 varianti, una al nominativo (Heracleo) e una abbreviata (Herac). Quella abbreviata proviene da strati

periodo II. Bolla la forma 6. Il nome è attestato solo a Giancola. a Taranto c’è un bollo Heras, mentre ad Apani un Herai. Il

nome è diffuso sia nel mondo greco che romano.

Protagathus -> 15 bolli, 1 variante al nominativo (Protagathus). Bolla anfore 6 e 7. Attestato solo a Giancola. il nome di

origine greca è molto raro, è noto solo ad Apollonia in età imperiale.

I comportamenti produttivi: punzoni e forme di anfore -> per questi cinque personaggi, attestati da 10diversi punzoni, si

possono fare vari studi. Tutti hanno il nome al nominativo, tutti bollano le Giancola 6. Nessun bollo servile è associato a

Cn Petronio, ma i dati sono troppo pochi per esserne certi. I quattro schiavi che lavorano con Sostrato sono Cerdo, Dazio,

Heracleo e Protagathus hanno ognuno una variante di punzone del dominus. I bolli degli schiavi di Sostrato sono 47: 22

di Dazio, 15 di Protagathus, 9 di Cerdo e 1 di Heracleo, sono tutti coevi e si concentrano tra l’att.49-50 del secondo

periodo produttivo. Forse Cerdo è precedente, così come Demetrius ed entrambi potrebbero lavorare per L.S.Dip.

I nomi degli schiavi e la loro supposta provenienza -> anche gli schiavi della seconda fase recano nomi di origine greca

diffusi e derivati da divinità come Demetrius ed Heracleo, o di carattere beneaugurante come Cerdo (per il carattere

lucrativo). Dazio invece è diffuso in area messapica, ma così come Stabuas della prima fase produttiva è strano che a

due secoli dalla conquista della Messapia da parte di Roma risulta manodopera servile locale, invece potrebbero derivare

dalle province, come l’antica costa illirica.

1.3. L. Marcio Saturnino

La seconda fase produttiva viene condotta anche da L. Marcio Saturnino, ma di lui ci è pervenuto un solo bollo negli strati

del periodo III, invece è rilevante nei materiali presenti negli strati di abbandono (periodo IV) come nei riempimenti

artificiali che segnalano l’avvio della terza fase produttiva (periodo V).

I bolli: cronologia e tipologia delle produzioni -> una sola variante testuale L.Marci Satur(nini), ma è attestato da 41

impronte riferibili a 2 punzoni, in entrambi il testo è in direzione progressiva in un cartiglio rettangolare, ma sono diverse le

dimensioni delle lettere. Il bollo era noto da raccolte di superficie. Sono discussi i bolli L.Marci di Apani e il P.Marci Saturi

di Giancola. Saturnino è successivo a Sostrato, ma è possibile un primo affiancamento e una successiva sostituzione.

Negli accumuli finali del periodo IIIA ci sono presenze della forma 9, prodotta solo da Saturnino. Gli scarti di Saturnino

potrebbero essere stati messi piuttosto vicino al muro perimetrale degli impianti e da lì presi per obliterare la corte dei

fornaciai nel periodo V. la forma 9 è la nuova anfora vinaria ispirata all’anfora di Kos, nuova a Giancola. Un bollo di

Saturnino su di un dolio potrebbe indicare uno spostamento di produzione finalizzata non all’esportazione bensì alla

commercializzazione locale (vicino alle fornaci in una villa rustica sono stati rinvenuti bolli di Saturnino su dei dolia, era la

fattoria cui faceva riferimento quella porzione di fundus di Visellio).

Cenni di prosopografia -> non ci sono attestazioni del bollo fuori dalla regione, invece è ben attestato nell’epigrafia

dell’Apulia romana: il prenome si attesta a Canosa ed a Venosa. Nella Calabria la presenza dei Marcii è attestata dalla

diffusione dei prediali (fondi rustici) e dall’epigrafia lapidaria che li testimonia a Lupiae e nel suo agro ed a Rudiae (dove

un P.Marcius Cosmus raggiunge in età imperiale la carica di augustalis). A Brindisi l’iscrizione sepolcrale di una matrona

di alta posizione sociale (Marcia L.f. Quartilla). Quindi il L.Marcio Saturnino di Giancola potrebbe essere imparentato con

la gens di Brindisini, che si mette in discussione nel momento in cui si pensa che fosse un liberto (in questo caso

potrebbe collegarsi alla gens dei Marcii Philippi, col console del 56 a.C. L.Marcius Philippus o con l’omonimo figlio

cos.suff. nel 38 a.C.).

2. Altri personaggi di condizione libera

Nella seconda fase compaiono altri due personaggi, L.S.() Dip(ilus?) e Oct(avius?), attestati da due bolli ciascuno.

2.1. L.S.Dip(ilus)

Il bollo è noto da 2 impronte su anse della forma 5 o 6 provenienti una dalla raccolta di superficie e l’altra dai livelli

superiori degli scarichi della prima fase produttiva (quindi infiltrato). Fuori Giancola non è attestato. La tipologia delle

anfore prodotte e il bollo sono simili a quelle di Cn.Pe, quindi L.S.Dip. fa parte della fase iniziale della seconda fase

(confermato dall’archeometria).

Il bollo indica i tria nomina di un personaggio con un cognomen Dipilus diffuso nel mondo greco (indica forse la

condizione libertino del personaggio). Il gentilizio è difficile da interpretare: forse sono i Servilii (presenti nel municipio

dalla tarda repubblica e attestati a Giancola da un bollo su dolio), oppure connessi con un L.Salvius Faustus (gentilizio

radicato in area venosina), oppure con un L.Spedius (augustalis di età tiberiana), oppure la famiglia dei Seii (importante in

città in età imperiale e se associato a Lucius si ritrovano a Canosa e Benevento); invece nell’agro di Valesio si registra

una Sempronia L.l.Statilia e ad Oria due LL Seppii in età repubblicana, il cui gentilizio è diffuso nella Regio II. Forse

questo L.S.Dip è lo stesso schiavo che lavora a La Rosa e poi affrancato.

2.2. Oct(avius?)

Noto da 2 impronte, una sulla forma 6 o 7 da raccolta di superficie (simile alle produzioni di Sostrato) e l’altra su ansa

bifida (divisa al centro) della forma 9 proveniente da strati del periodo VII (att.72) (quindi simile alle produzioni di

Saturnino). Il gentilizio Octavius è diffuso nell’epigrafia dell’Apulia romana, in particolare a Benevento; invece nella

Calabria lo troviamo in area tarantina, col prenome Marcus, ma il luogo di massima diffusione è proprio Brindisi (dove

l’epigrafia lapidaria attesta tra età augustea e prima età imperiale un gran numero di personaggi tra i quali prevalgono i

prenomi Caio e Marco, sempre liberti che se vi è un magister mercurialis augustalis C.Octavius C.l.Philargyrus e un

sacerdos Octavius Celticus; importante è un’iscrizione funeraria di una Octavia Octaviaes l. Syntyche affrancata forse da

Ottavia Minore sorella di Augusto, quindi a Giancola potrebbero essere presenti degli Atii e dei marcii Philippi, legati agli

Atii per via matrimoniale). La presenza degli Ottavi nell’epigrafia lapidaria brindisina è importante, forse erano in relazione

con la famiglia di Augusto, che avrebbe esteso l’interesse per questa regione dagli anni centrali del secolo. Un bollo

Octavi è presente a Firenze in area etrusco-romana e su una Lamboglia 2 rinvenuta a Taranto, la produzione di un M.

Octavius è attestata nei contesti erodiani di Masada.

3. L’organizzazione della produzione

3.1. Strutture e aspetti produttivi

La seconda fase produttiva non altera lo spazio degli impianti e i percorsi. All’uscita d’uso della fornace 7 fa riscontro il

restauro delle fornaci maggiori (come la 2). L’allestimento di una piccola tettoia nella corte dei vasai indica una

ristrutturazione (cui fa seguito l’accumulo nell’area antistante l’ingresso che occupano il tracciato stradale, indice di minor

cura degli impianti e cambio gestionale). La produzione registra un calo, quindi la frequenza delle cotte si riduce (o

almeno così indicano i pochi scarti). Da 26 schiavi figuli della prima produzione si passa a solo 5: Cerdo, Dazio,

Protagathus ed Heracleo lavorano per Sostrato, invece Demetrius II lavorava per Cn Petronio (bisogna ancora dimostrare

che CnPe e Sostrato fossero la stessa persona), tutti questi erano inattivi con Saturnino (il quale cambia sia forma di

anfora che manodopera schiavile, che ormai non raggiunge più la soglia epigrafica).

La seconda fase produttiva si compone di due tempi: il primo, quello di Petronio, conserva l’organizzazione viselliana con

il ruolo manageriale degli schiavi, si bollavano le anse prima della loro attaccatura all’anfora così come faceva Visellio

(testimoniato dalle prese sulle anse); invece nel secondo tempo con Saturnino il bollo veniva posto forse dopo

l’attaccatura all’anfora (dato che non sono state rinvenute prese), in più la produzione verte ai laterizi e terrecotte

architettoniche (impegnative) da smerciare sul mercato locale sia pubblico che privato.

3.2. Le maestranze

Non sappiamo nulla sulle maestranze di Saturnino, invece possiamo analizzare quelle di Petronio: Demetrius II era forse

lo stesso della prima fase (quindi Demetrius I), quindi non si esclude che un officinator esperto continuasse la sua attività

nella stessa figlina ma con un altro padrone, ma è poco probabile dato il tempo trascorso; per quanto riguarda Cerdo il


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'archeologia e metodologia della ricerca storica-archeologica
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shrewa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Manacorda Daniele.

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