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4.14, Riusi e reimpieghi:

Manufatti e spazi vissuti possono avere modi d’uso diversi e successivi nel tempo.

Anche i manufatti organici (feci, ossa) hanno una storia da raccontare.

Anche le sculture possono essere reimpiegate come materiali da costruzione, o come ornamenti.

Nel Medioevo ci sono molti manufatti antichi riutilizzati, detti spogli. Possono essere materiali edili usati in

strutture postume con la stessa funzione originaria ma contesto differente, o con riuso che cambia

completamente la funzione originaria (anfore e vasi interrati per isolare il terreno di una casa).

4.15, Damnatio Memoriae:

Nella storia sono avvenute svariate cancellazioni, episodi di Damnatio Memoriae sia ai testi che ai reperti

materiali (nudi della Cappella Sistina, distruzione dei Buddha di Bamiyan).

Non sempre è un gesto negativo legato alla cancellazione di un’ideale o del produttore, può avere anche

aspetti positivi, dovuti al risparmio necessario all’economia o alla tecnologia, come nel caso del riutilizzo

delle statue antiche come dediche a uomini postumi cambiandone l’iscrizione.

Esistono cancellazioni meno invasive ma non meno dannose, come nel caso di oggetti che vengono

cancellati del loro contesto di appartenenza, o a pratiche di recupero inadeguate che li danneggiano.

4.16, La morte e la rinascita- un tesoro nel pozzo:

La morte di un oggetto corrisponde alla sua morte dal punto di vista funzionale, ma non per forza fisico, e il

suo recupero può coincidere con un radicale cambio di funzione.

Reimpiego: riutilizzazione per funzioni nuove, affini o diverse, in contesti completamente diversi di

elementi di fasi storiche precedenti che sono stati abbandonati o già stratificati.

Riciclo: sfruttamento all’estremo di manufatti o parte di essi per funzioni non previste inizialmente, frutto

dell’inventiva di chi lo mette in pratica.

Un oggetto ha valore intrinseco in base alla materia o alla personalità dell’autore, un valore estetico perché

ritenuto bello da chi lo utilizza, un valore potenziale che dipende dal potenziale riuso di chi lo trova, o un

valore di informazione per i documenti archeologici.

4.17, Quando l’ambiente lo permette:

Non tutti i contesti ci giungono inalterati.

4.18, Il perduto:

L’attenzione dell’archeologo è colpita da ciò che trova ma anche da ciò che manca, cioè le presenze

negative. Cerca di capire ciò che resta partendo da ciò che manca.

4.19, Miele, neve, carbone:

Miele: necessario per alimentazione e non. Utilizzato in cucina, pasticceria, vini e altre bevande,

conservazione di sostanze organiche, cibo per i neonati dopo il latte materno, preparazione di profumi

unguenti e oli, antisettico, offerta agli dei, imbalsamazione dei corpi.

Gli indicatori archeologici dell’apicoltura son più difficili da trovare della viticoltura, ma si sa dell’apicoltura

iberica in età del ferro vicino a Valencia.

Neve e ghiaccio: più importanti di quanto sembri, per la conservazione di alimenti e materiale archeologico,

come nel caso dell’uomo di Similaun (Ötzi). A Milano veniva trasportata da barconi.

Carbone: fondamentale nell’economia delle società passate, ma i resti materiali son difficili da trovare.

Il carbone a legna era utilizzato nella produzione di ferro, come combustibile per l’industria siderurgica.

4.20, Perdita e decontestualizzazione:

Le presenze negative, il perduto, aiutano a spiegare quello che rimane.

Le presenze positive, non intese come quelle abbandonate dal tempo, sono quelle smarrite.

Il perduto è:

 Ciò che si perde e non si avrebbe voluto perdere

 Ciò che si perde e si accetta di perdere

 Ciò che si accetta di perdere momentaneamente, nascondendo (tesoro)

 Ciò che si vuole perdere e che si butta (lo scarto)

Quando si trova una tomba inviolata si entra in contatto con materiale incontaminato che ha mantenuto la

sua funzione nel suo contesto originario, con informazioni che andrebbero perse se gli oggetti fossero

decontestualizzati senza una corretta documentazione.

Capitolo 5: Paesaggi e stratificazioni

5.1, Archeologia ambientale:

Il territorio si modifica anche in assenza dell’uomo.

Archeologia ambientale: disciplina in cui si incontrano scienze umane e naturali, opera in un campo

ecologico per la ricostruzione di paesaggi storici, vicino all’archeologia contemporanea. Studia il contesto

naturale nel quale si sviluppano le attività umane e le relazioni tra individuo e ambiente.

La natura ha influenzato nel tempo le scelte di vita dell’uomo più che il contrario.

L’ambiente è prodotto dell’interazione tra uomo e natura, quindi non deve essere studiato solo dalle

scienze naturali, ma servono anche formazioni economiche e sociali.

L’archeologia ambientale è aiutata dalla geoarcheologia (scienza geologica che ha relazione con gli

insediamenti umani).

5.2, Archeologia dei paesaggi:

Archeologia dei paesaggi: mira ad un approccio globale alle tracce dell’intervento umano sul territorio.

Applica i metodi di quella ambientale per ricostruire gli ecosistemi e le loro trasformazioni, utilizzando però

fonti storiche per capire l’organizzazione del territorio (viabilità, insediamenti, divisioni agrarie,

coltivazione, consuetudini agricole…)

Paesaggio: per l’archeologo è un manufatto complesso e dilatato, conserva stratificazioni dell’uomo sulla

natura partecipando alla storia sociale e naturale.

Emilio Sereni, Storia del Paesaggio Italiano, comporto in un’età in cui quest’archeologia non esisteva.

Questa archeologia deriva da un’ottica contestuale, ambientale e stratigrafica.

Tra i suoi compiti ha quello creare uno sfondo alle attività umane che l’hanno a loro volta creato.

5.3, Valutare prima di scavare:

L’indagine stratigrafica non è solo una sequenza di azioni, ma ci sono anche contenuti teorici.

Sequenze concettuali e operative dell’indagine:

1. Formulazione di una domanda storica

2. Progettazione ed esecuzione di un’indagine (comprensiva di scavo)

3. Studio dei dati di scavo (da cui derivano nuove domande e ricerche)

4. Pubblicazione dei risultati

5. Valorizzazione eventuale del sito, diretta (parco archeologico), indiretta (museo), virtuale.

L’archeologo ricostruisce attraverso le tracce la vita di personaggi sconosciuti, soprattutto del popolo più

che di gente di spicco.

5.5, Archeologia e geologia- trasformazioni ed equilibri:

Geologia: l’individuazione delle sequenze stratigrafiche e la collocazione temporale dipendono dalla

posizione degli strati e dai reperti che essi contengono.

Archeologia: oltre a queste condizioni, frutto dell’uomo, è un’indagine più articolata su scala ravvicinata.

La geologia studia prevalentemente le formazioni rocciose, mentre l’archeologia studia strati più incoerenti.

5.6, La teoria della stratigrafia archeologica:

Azioni di origine naturale e umana hanno 3 categorie sequenziali:

1. Erosioni

2. Spostamenti

3. Accumuli

Azioni naturali: più continue nel tempo e nello spazio

Azioni umane: tendenzialmente più discontinue

Non è detto che sia per forza così, quindi le une possono avere le caratteristiche delle altre in alcuni casi.

Natura discontinua (terremoti), uomo continuo (usura del piede di San Pietro a Roma).

Le attività di uso/frequentazione non danno alterazioni evidenti al paesaggio, mentre quelle di distruzione

solitamente modificano il paesaggio.

Edward C. Harris: introdusse un sistema di rappresentazione in schema grafico, su piano bidimensionale,

della realtà tridimensionale della stratificazione archeologica nelle dimensioni spazio-temporali, detto

Matrix di Harris.

Il Matrix è uno strumento operativo anche simbolo dei nuovi principi della stratificazione archeologica, nel

suo smontaggio e interpretazione.

Harris ha individuato i principi che intervengono nell’organizzazione di una stratificazione.

Alla base sta il concetto di unità stratigrafica (in inglese context).

Unità stratigrafica (US): identifica ogni traccia di azione umana o naturale, è la componente primaria di ogni

stratificazione, l’unità minima che si può distinguere. Un US può essere positiva (accumulo o costruzione) o

negativa (uso e distruzione di strutture o strati).

Le US positive hanno un’interfaccia, che rappresenta il limite superficiale, quelle negative sono immateriali

e coincidono con l’interfaccia negativa.

US positive o negative si possono relazionare tra loro in 3 tipi di relazioni fisiche:

-Sovrapposizione; -Uguaglianza; -Assenza di rapporti diretti.

Stratificazione archeologica: comporta dalla sovrapposizione delle unità stratigrafiche.

Stratigrafia: descrizione analitica e critica delle unità stratigrafiche identificabili.

Sequenza stratigrafica: risultato dell’analisi di stratificazione, basata sull’osservazione di leggi teorizzate da

Harris:

 Continuità originaria

 Orizzontalità originaria

 Sovrapposizione

 Successione stratigrafica

Viene rappresentata sinteticamente nel diagramma stratigrafico (Matrix).

5.7, Il dibattito:

C’è stato un dibattito anni fa tra Harris e Martin Carver a proposito della research archaeology e del rescue

archaeology.

Harris ha parteggiato per la centralità della stratigrafia nel mondo dello scavo, mentre Carver ha sollevato il

problema della durata delle US, della visualizzazione del tempo nella stratificazione.

Lo scavo si basa anche su leggi scientifiche, ma è comunque un’operazione umana con finalità storiche.

Sono nate delle critiche sull’arbitrarietà nell’individuare le US, perché la stratigrafia viene considerata

eccessivamente semplificata, considerando anche una presunta separazione dell’archeologia dalla geologia.

Non bisogna mai isolare il sito archeologico dal suo contesto ambientale.

5.8, Processi formativi:

Secondo alcuni l’ottica di Harris è statica, adatta a siti pluristratificati (soprattutto urbani), risultati di azioni

o eventi ben definibili.

La progressiva formazione del suolo nel tempo può far sì che i segni che distinguono la stratificazione si

attenuino o si cancellino, assumendo un aspetto omogeneo.

Le teorie della stratificazione non vanno prese in modo schematico, ma messe in discussione e adattate.

5.9, L’incubo dell’archeologo:

Smontare una stratificazione equivale a mutarne il contesto e quindi a distruggerla, infatti lo scavo è un

elemento irripetibile e distruttivo.

Non tutte le tracce resistono al degrado, che sia naturale o antropico. La grande perdita delle informazioni

generalmente coincide con il momento dello scavo, per l’incapacità o impossibilità di riconoscere una

traccia o descriverla.

Il momento dell’estrazione e della documentazione hanno fondamentale importanza.

5.10, Metodi e strategie:

Ci sono diversi modi di affrontare un sito ma solo due procedimenti di scavo:

1. Scavo stratigrafico: non rimuove terreno ma lo indaga, smontando la stratificazione per una

ricomposizione delle testimonianze, con le relazioni di spazio e tempo che legano le componenti. In

questo caso si sceglie tra le diverse strategie in base alla finalità dell’indagine.

2. Scavo non stratigrafico: rimuove il terreno sommariamente senza discriminazione, per trovare strutture

e recuperare oggetti. Dimensioni, forma e ubicazione servono per ottenere il massimo risultato con il

minore sforzo umano ed economico.

Strategia per grandi aree: ha una visione etnografica, pone in evidenza il legame delle attività umane in una

certa area e in un deposito archeologico. È quella che meglio unisce il senso delle stratificazioni nel tempo

(disposizione stratigrafica) e nello spazio (disposizione topografica).

Non esiste una strategia migliore e sempre valida, ma ognuna va messa in relazione con l’obiettivo

scientifico che ci si pone.

Tra metodo e strategia non c’è relazione, ma riguardano due aspetti fondamentali dello scavo e quindi sono

diverse ma compatibili.

5.11, Archeologia subacquea:

Archeologia subacquea: non è una disciplina a sé, ma un campo d’indagine particolare, con cui si possono

recuperare resti di insediamenti, o trovare contesti archeologici chiusi e definiti. Anch’essa può avere a che

fare con contesti riutilizzati, o con rimaneggiamenti. Dal punto di vista teorico e concettuale non cambia.

5.12, Dallo scavo alla storia:

Per la lettura analitica del sepolto:

1. Capire la distinzione tra la normale terra e lo strato

2. Capire i rapporti fisici/stratigrafici che intercorrono tra gli strati.

3. Attività stratigrafiche: associazione delle diverse azioni stratigrafiche in insiemi più complessi.

4. Si giunge poi a identificare i legami che collegano le tracce di diverse attività.

5. Gruppi di attività: insiemi di attività stratigrafiche che sono in relazione funzionale tra loro ma non per

forza diretta.

6. Riconoscimento dei collegamenti tra i vari settori, che è difficile perché soggettivo (gli archeologi che

indagano decidono gli insiemi significativi individuabili nel tempo e nello spazio)

7. I momenti significativi vengono confrontati con dati di altre fonti (archivi, epigrafie, iconografie…),

momento in cui l’archeologo si fa storico.

8. Fase: raggruppa attività e gruppi di attività in un insieme più ampio, cronologicamente coerente.

9. Periodo storico: insieme di più fasi.

La cronologia archeologica alla fine dovrà essere coerente con quella storica

I manufatti raccolti nel terreno possono essere distinti in:

 Reperti in fase: piuttosto rari

 Reperti residui: cospicui, di epoche precedenti di molto o poco rispetto a quella che ha formato il

contesto.

 Reperti infiltrati

5.13, Uno scavo domestico:

Campagna dell’Italia centrale, una casa con un campo che ora è incolto ma un tempo coltivato a grano.

Nel campo c’è una vasca usata un tempo per spegnere la calce, poi è servita come cisterna e ora è

abbandonata, compaiono terriccio, rocce, erbacce.

Scavando nei resti si trovano due pezzi dello stesso materiale con smalto color senape e un orlo bruno che

coincidono, di un bicchiere di circa trent’anni prima acquistata forse in Provenza.

Sul fondo c’è la conferma che sia francese, tramite una fonte epigrafica che dice “Made in France”.

Nell’interno dentro una casa c’è un bicchiere uguale ma integra, con lo stesso marchio.

Il bicchiere rimasto cambia funzione, avendo perso il resto del servizio si è guadagnato una vita diversa, e il

suo valore d’uso diminuendo ha dato un maggiore valore di scambio in senso di antiquariato.

Capitolo 6: Le occasioni dell’incontro

6.1, Archeologia urbana:

Archeologia urbana: non coincide con la pratica dello scavo archeologico in città, è una componente tipica

dell’archeologia contemporanea. La più grande esperienza di archeologia urbana mai fatta nel nostro paese

è quella dello scavo dei Fori Imperiali a Roma.

Ha tre dimensioni:

 Storica: comprensione dello sviluppo dell’insediamento cittadino nel tempo (archeologia della città)

 Tecnico-professionale: esalta la capacità dell’archeologo di adeguare il suo intervento (archeologia in

città)

 Urbanistica: reinserimento dei settori indagati di una città storica nella sua vita presente e futura

(archeologia per la città)

6.2, Archeologia dell’architettura:

Archeologia dell’architettura: ha come oggetto la storia degli edifici, attraverso un metodo archeologico

(analisi dei materiali, delle tecniche…). Ricostruisce la storia fisica e formale degli edifici considerandoli

come manufatti, raccogliendo informazioni da ogni elemento (singole murature, pietre, mattoni…),

utilizzando metodi stratigrafici.

Il problema sta nella formazione archeologica degli architetti, e un’educazione architettonica agli

archeologi.

Oltre all’analisi stratigrafica si ha lo studio delle tecniche edilizie, dei materiali, delle tracce, la ricostruzione

dell’organizzazione dei cantieri, datazioni date da scienze naturali, misurazioni dei materiali…

6.3, Archeologia e restauro architettonico:

Il restauro degli edifici storici è il primo punto d’incontro tra archeologia e storia dell’architettura.

Servono nuovi approcci stratigrafici più vicini alle ricerche della storia dell’architettura, con unità

stratigrafiche di scala maggiore (nuovo concetto di unità edilizia).

Il restauro è tra le più importanti azioni stratigrafiche che modificano un edificio.

Nell’edilizia storica è il luogo in cui si apprezza la differenza tra ricerca, tutela e valorizzazione, e la loro

interdipendenza.

Capitolo 7: Le nuove archeologie

7.1, Archeologia quantitativa e informatica:

Archeologia quantitativa: cerca di conoscere e trarre informazioni su una popolazione intera, avendo la sola

conoscenza di un campione significativo.

L’archeologia in questi casi è tenuta a dialogare con altre discipline, tra cui la matematica.

Archeologia informatica: utilizza le nuove tecnologie per l’elaborazione dei dati e l’acquisizione dei dati sul

campo. Tra queste tecnologie troviamo i sistemi di telerilevamento aereo e satellitare, i sistemi GIS, le

tecniche fotografiche e fotogrammiche digitali, i rilievi topografici per elaborazioni 3D, computergrafica e

CAD.

7.2, Archeologia e scienze naturali:

Metodo scientifico in archeologia: insieme ordinato di procedure per risolvere un problema

sottoponendolo alla verifica con diverse soluzioni e proposte.

L’archeologia non può fare a meno della scienza, ma non si può confondere ad essa, essendo il punto

d’incontro tra scienze naturali e umane.

Archeozoologia: si occupa dei resti animali (selvatici e addomesticati), in relazione alle pratiche ed agli

insediamenti umani.

Archeobotanica: studia i resti vegetali in seguito a mineralizzazione o carbonizzazione, o ambienti

particolari.

Antracologia: studia i resti di legno e carbone.

Carpologia: studia frutti e semi.

Palinologia: studia i pollini.

7.3, Archeologia e archeometria:

Archeometria: riguarda le datazioni assolute dei resti, la determinazione del loro origine, la descrizione

delle tecnologie produttive e delle tracce d’uso, le strategie per la conservazione dei beni archeologici,

l’applicazione delle tecnologie d’indagine non distruttive.

È definita come la scienza che si occupa dei materiali in relazione ai contesti (naturali e antropici) in cui

vengono prodotti, usati, scartati.

È ormai un settore proprio dell’archeologia, usa linguaggi e metodi delle scienze ma partecipa alle finalità

delle scienze umane.

7.4, Etnoarcheologia e archeologia sperimentale:

Etnoarcheologia: si occupa di quei modelli di comportamento culturale delle società viventi. Gli archeologi li

indagano con metodo etnografico vivendo con le comunità stesse. L’obiettivo è lo studio della cultura

materiale e dell’uso che ne viene fatto cogliendo i comportamenti tradizionali prima che scompaiano.

Capitolo 8: Pensare l’archeologia

8.1, L’archeologia processuale:

Archeologia processuale: il ruolo delle scienze è più forte del costruire ed interpretare i dati, con procedure

che portano ad osservazioni più oggettive e generalizzabili.

Legge del minimo rischio: tra le diverse alternative possibili l’uomo tende a prendere quella meno

pericolosa.

Legge del minimo sforzo: l’uomo tende ad insediarsi in aree ricche di beni naturali, per sfruttare le risorse.

Legge della proporzionalità diretta: a una maggiore complessità tecnologica corrisponde un’organizzazione

sociale più articolata e pratiche di consumo più diversificate.

8.2, L’archeologia post-processuale:

Archeologia processuale: nasce in ambiente anglosassone. Rimprovera la New Archaeology la

semplificazione dei fenomeni culturali. Preferisce riscoprire il valore degli elementi culturali locali ed etnici

e le loro contraddizioni.

Si oppone alla sottovalutazione dell’approccio storico, dà maggiore attenzione alla specificità dei singoli

contesti e dei loro significati sociali e culturali.

8.3, Archeologia contestuale- Archeologia cognitiva:

Archeologia contestuale: di Ian Hodder. C’è una centralità del contesto storico-archeologico, nei suoi

aspetti soprattutto simbolici. I resti materiali sono come testi da decodificare, che trattengono modi di

pensare e di credere degli individui che han prodotto la traccia.

Come per ogni testo le interpretazioni possono essere contraddittorie.

Archeologia cognitiva: realizza il confronto tra processualismo e post-processualismo. Prende

dall’archeologia processuale ma ridimensionandone il meccanicismo, dando più spazio ai simboli,

accogliendo alcune idee del post-processualismo. Cerca di cogliere i pensieri delle culture passate.

Cerca di congiungere la realtà e la sua rappresentazione.

8.4, Archeologia teorica e storiografia:

Archeologia teorica: secondo Paul Bahn è una bluffing archaeology che nasconde la mancanza di idee

criticando la validità di quelle altrui, scrivendo testi senza significato, con anagrammi superflui. È notabile

nelle comunità scientifiche anglosassoni e scandinave.

La riflessione teorica sta sempre comunque alla base della stratigrafia e del metodo.

8.5, Archeologia globale:

Archeologia globale: tiene conto dell’insieme delle testimonianze materiali, della molteplicità delle forme e

delle stratificazioni (in superficie e negli elevati).

Non mira a una comprensione globale delle tracce, ma a una globalità dell’approccio con le tracce.

Individua in ognuna il rapporto tra l’uomo e l’ambiente.

Cerca di espandere il campo del sapere con una base metodologica.

Capitolo 9: Archeologia e comunicazione

9.2, Pubblicare, ricostruire:

Con la pubblicazione gli archeologi si assumono totalmente le responsabilità delle loro scelte.

Pubblicare scientificamente è dispendioso, e il tempo necessario è di 5 volte maggiore al tempo impiegato

per lo scavo stesso.

La pubblicazione si può servire delle ricostruzioni tecnologiche.

Oggigiorno sarebbe meglio aggiungere grafici e istogrammi, altre forme di comunicazione, perché i dati

vanno descritti ma soprattutto illustrati.

È da trovare un punto di incontro tra una ricostruzione scientifica e la fantasia.

9.3, Siti e parchi-il paesaggio dell’archeologia:

I testi, disegni e plastici possono aiutare a valorizzare i resti archeologici mettendoli in luce.

Non tutti i resti possono essere conservati, restaurati o valorizzati.

I siti e i monumenti vanno visitati e contemplati, ma a differenza delle opere nei musei vanno anche usati.

La differenza tra parco archeologico e pubblico sta nella comunicazione, perché nella comunicazione si

capisce la capacità di restituire la storia e non rendono solamente accessibile il parco.

9.4, Musei e mostre- Il palcoscenico dell’archeologia:

Musei: svolgono la funzione di luoghi di raccolta, di comunicazione di significati.

Musei e mostre sono simili, ma hanno diversi metodi espositivi, perché la mostra coglie l’attimo ed è

irreperibile, mentre il museo è più statico e fermo nel tempo.

I musei archeologici sono differenti, parlano soprattutto di storia anche attraverso le opere stesse.

È utile concentrarsi sulla comunicazione, per un’informazione chiara e concisa, per un pubblico di diverse

culture ed esigenze.

Capitolo 10: Archeologia e mondo contemporaneo

10.1, Giudizi di valore:

L’archeologo trovando delle tracce contribuisce alla memoria sociale, ricostruisce e dà ordine ai ricordi.

La memoria non è imposta ma culturalmente rimotivata, rendendo l’attività archeologica un’attività di

conoscenza (piacere privato), e un’operazione culturale collettiva (impegno civile).

L’amministrazione dei beni e attività culturali in Italia è in uno stato di crisi, dovuto a una carenza di

progettualità e da una burocrazia eccessiva, da cui ne deriva l’inefficienza, dovendo delegare alcune

funzioni ai privati.

10.2, Tutela e ideologia:

L’archeologo ha la responsabilità di accrescere il patrimonio culturale umano, lasciando intatte le

testimonianze. La trasmissione del passato è anche reinterpretativa, attualizzando i contenuti e i valori,

compito dovuto agli archeologi ma non solo.

Ottocento e Novecento hanno orientato lo studio delle antichità a interessi politici e diplomatici di grandi

potenze. Esempi: retorica romana nell’Italia fascista e nella Germania nazista, la superiorità etnica

nell’America del XIX secolo.

10.3, La proprietà del passato:

Il lavoro dell’archeologo ha implicazioni sia scientifiche che culturali, ma anche sociali. In questo caso è

necessario coinvolgere anche le popolazioni locali.

10.4, Una storia americana:

Nel Novecento venne ritrovata una necropoli dei primi schiavi neri a New York, durante gli scavi per la

costruzione di una nuova sede dell’ente federale di Manhattan nel 1989.

A sette metri di profondità vennero trovate delle sepolture intatte, e l’ente decise di finanziare lo scavo.

Dickins, primo sindaco di discendenza africana di New York, si congratulò con gli archeologi ma 6 mesi dopo

il progetto era in ritardo.

In seguito una questione tecnica e finanziaria diventò di ideologia e razza, perché il popolo africano

riversava ostilità nei confronti degli archeologi bianchi, con la supposizione che trattassero lo scavo con la

superficialità dei conquistatori.


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DETTAGLI
Esame: Archeologia
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.pasquali1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Saggioro Fabio.

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