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Disegno delle sezioni archeologiche. Webster ha distinto tre procedimenti per il

disegno delle sezioni archeologiche; realistico, schematizzato, di compromesso.

Nel metodo realistico le differenze tra i depositi sono indicate da cambiamenti

dell’ombreggiatura e non appaiono linee marcate se non per i muri di pietra e il suolo

vergine. Controversia che si incentra sull’identificazione delle interfacce nella stratigrafia

archeologica. Le interfacce non sono oggetti materiali, non sono visibili, ma devono

essere definite con l’esame e la demarcazione dei diversi strati.

Nella sezione schematizzata vengono numerati sia le linee di interfaccia che gli strati,

contiene cioè un po’ di tutto.

CAPITOLO 8 – GLI ARCHIVI STRATIGRAFICI: LA CARTA ARCHEOLOGICA

Esistono diversi tipi di piante archeologiche, quella complessiva degli elementi

particolari, quella composita e quella di strato.

Pianta complessiva degli elementi particolari. E’ spesso non tanto una pianta quanto

un indice di tutti gli elementi di un certi tipo che appaiono su un determinato sito. Questa

(fig. 17, pag. 110) indica tutte le superfici in sé verticali. Altri esempi invece raggruppano

insieme tutti i muri trovati su un sito. Dopo aver presentato la totalità delle testimonianze

relative a tali elementi, gli archeologi spesso producono una serie di piante dello scavo

nelle quali appaiono solo alcuni elementi, quelli appartenenti al periodo specifico che la

pianta rappresenta.

Queste piante non sono stratigrafiche perché possono essere fatte ignorando la

stratificazione che esisteva prima e dopo la formazione di quegli elementi particolari.

Pianta composita. Documenta una superficie che è composta da più di una us. E’ la

forma abituale in cui vengono pubblicate la maggior parte delle piante archeologiche, ed

è il metodo principale utilizzato per la documentazione delle superfici sugli scavi.

Secondo Biddle una pianta composita viene eseguita quando su uno scavo sia stata

rinvenuta una superficie di particolare importanza.

Molte piante composite contengono un certo numero di us, la maggior parte delle quali

si sono formate molto prima del periodo rappresentato dalla pianta. A causa del

processo di stratificazione secondo il quale gli strati si sovrappongono, solo una parte

delle superfici della maggioranza di queste unità comparirà nella pianta della superficie

di un periodo fondamentale.

La pianta composita attuale si basa su alcuni presupposti: a) che sia possibile

riconoscere intere superfici fondamentali nel corso dello scavo e prima dell’analisi dei

reperti, b) che l’identificazione di una superficie fondamentale comporti il ritrovamento di

testimonianze evidenti, come muri, pavimenti e strade e c) che solo quelle parti delle us

che costituiscono una porzione della superficie generale siano degne di essere

documentate in pianta.

Questo tipo di pianta dovrebbe essere una documentazione tanto dettagliata e sensibile

del sito quanto lo sono le sezioni. Significa che dovrebbero essere documentati i numeri

di strato e i contorni delle superfici per ogni us che appaia sulle piante composite.

L’interfaccia di distruzione appare sulle superfici ma non in sezione. Supponendo che sia

stata eseguita la pianta composita di un edificio romano e che gran parte della pianta

dell’edificio sia stata totalmente distrutta dallo scavo di fosse nei secoli successivi, la

parete distrutta rappresenta una testimonianza negativa ed è l’interfaccia di distruzione

all’interno della più grande interfaccia che compare sulla pianta relativa al periodo

romano. Questa testimonianza negativa è importante perché indica l’estensione delle

testimonianze superstiti.

Pianta di strato. E’ il minimo che gli archeologi possano documentare per rendere

giustizia ai resti topografici di ogni us. Il metodo è semplice poiché lo scavatore è fornito

di fogli prestampati su ciascuno dei quali viene documentata una sola us. Questa

documentazione è di tipo essenziale, che consiste in un sistema di coordinate, nel rilievo

dei contorni delle superfici dello strato e in un congruo numero di quote. Queste sono

segnate direttamente sulla pianta. Si ripete lo stesso meccanismo per ogni us. Il risultato

consiste in una serie di piante con le quali si può produrre un’intera serie di piante

composite a cominciare dai depositi più antichi.

CAPITOLO 9 – CORRELAZIONE, MESSA IN FASE E SEQUENZE STRATIGRAFICHE

La stratigrafia archeologica può essere distinta in tre settori principali; il primo riguarda la

sua teoria e componenti, il secondo la documentazione della stratificazione in sezione e

piante, il terzo consiste nell’analisi successiva allo scavo, cioè correlazione, messa in

fase e costruzione delle sequenze stratigrafiche.

Correlazione e messa in fase. Nel sistema Kenyon esistevano due tipi di correlazioni: il

primo consisteva nella correlazione di strati che erano stati un tempo integri ma poi

parzialmente distrutti. Se un pavimento si interrompe e continua dall’altra parte della

fossa le sue parti possono essere correlate, ma accade solo se entrambe le parti si

trovano nella stessa posizione nella colonna stratigrafica.

Il metodo di Wheeler è necessario invece quando i rapporti stratigrafici sono

inaccessibili.

Il metodo della Kenyon non tiene molto conto delle us che non siano strati o muri o dei

dati stratigrafici diversi da quelli forniti dalle sezioni. Pensava anche che la correlazione

e la messa in fase non potessero essere eseguite durante lo scavo e quindi questo

compito ricadrebbe sul direttore.

Dopo aver completato la correlazione delle documentazioni stratigrafiche, sia Kenyon

che Alexander stabilivano quella definita dall’ultimo tabella degli strati. (fig. 26-27, pag.

131-133). Nella prima immagine la colonna si legge dal basso verso l’alto, nella seconda

da sinistra a destra: gli strati più antichi sono posti in basso e a sinistra. In nessuno dei

due vengono definite direttamente le relazioni stratigrafiche tra le unità.

Sequenze stratigrafiche. Il fine principale dello studio della stratificazione di un sito è la

costruzione di una sequenza stratigrafica, che può essere definita come la sequenza

della deposizione di strati o della creazione di superfici in sé su un sito nel corso del

tempo. La sequenza stratigrafica sulla maggioranza dei siti archeologici non coincide

direttamente con l’ordine fisico della stratificazione, che è indicato dalle sezioni. E’

invece la trasposizione di quelle relazioni fisiche in un sistema di relazioni successive

astratte.

Per questa trasposizione bisogna prima di tutto definire i rapporti di sovrapposizione tra

determinati strati che possono non avere alcun diretto legame fisico e quindi non ci sarà

problema di sovrapposizione oppure uno può giacere sopra l’altro, ecc.

La sequenza stratigrafica è stata definita come la sequenza della deposizione di strati e

della creazione di superfici in sé nel corso del tempo, tenendo conto che le interfacce

non possono essere scavate ma solo documentate e distrutte. La sequenza stratigrafica

si riflette nel procedimento dello scavo stratigrafico, che mira a rimuovere gli strati

nell’ordine inverso a quello in cui si sono deposti. Le sequenze stratigrafiche nello stile

del matrix possono quindi essere costruite nel corso dello scavo. Poiché ogni strato è

rimosso mediante scavo stratigrafico, il suo numero può essere collocato nella giusta

posizione stratigrafica all’interno di un diagramma, matrix, che verrà costruito dall’alto

verso il basso, dal più recente al più antico, ad imitazione del procedimento dello scavo

stratigrafico.

Messa in fase e periodizzazione. La messa in fase consiste in due parti, la prima è la

costruzione della sequenza stratigrafica e la seconda è la suddivisione di quella

sequenza in fasi e periodi. La prima risulta dalle correlazioni stratigrafiche, dallo studio

dei rapporti di sovrapposizione e dall’applicazione della legge di successione

stratigrafica. Questo stadio si basa sull’analisi dell’evidenza stratigrafica, cioè delle

interfacce. La suddivisione in fasi o periodi può aver luogo nel corso dello scavo o in un

momento successivo.

CAPITOLO 10 – MANUFATTI, SEQUENZE STRATIGRAFICHE E CRONOLOGIA

Aspetti non-storici dei reperti. I geologi individuano tre tipi di fossili che ricorrono negli

strati geologici. Fossili provenienti da rocce di una determinata epoca sono stati

frequentemente erosi, trasportati e ridepositati in sedimenti di età più recente. I fossili

rimaneggiati possono trovarsi quindi mescolati a fossili che sono in giacitura primaria. In

alcune circostanze le rocce possono contenere fossili più recenti della materia che li

include, che possono essersi introdotti per l’infiltrazione di liquidi o per l’attività di scavo

degli animali. Allo stesso modo in archeologia si possono definire diversi tipi di reperti

non-storici. Gli archeologi usano il termine “residuo” al posto del geologico

“rimaneggiato”. L’origine del termine residuo si basa forse sul significato stesso della

parola, intesa come una quantità di cose lasciate sul posto dopo che un’altra quantità di

cose ne sia stata rimossa in base a determinati criteri.

I tre tipi di rinvenimenti ricorrenti sono;

a) reperti in giacitura primaria: oggetti fabbricati più o meno nella stessa epoca di

formazione dello strato in cui sono stati trovati. Strato e oggetti sono quindi

contemporanei.

b) reperti residui: oggetti fabbricati in un’epoca molto più antica di quella della

formazione dello strato in cui sono stati trovati

c) reperti infiltrati: oggetti fabbricati in epoca più tarda e introdotti nello strato più antico

per vie diverse.

Stratigrafia rovesciata: quando si scava una fossa nella stratificazione archeologica la

terra viene ammucchiata nelle vicinanze, nello stesso ordine in cui è stata scavata: il

terreno estratto per ultimo dai livelli più bassi viene collocato in cima al mucchio. Di

conseguenza i manufatti provenienti dai depositi superiori si troveranno a giacere nel

mucchio al di sotto di quelli provenienti dai depositi inferiori, di età più antica.

Documentazione dei reperti. Secondo Wheeler il metodo principale di documentazione

è quello tridimensionale, nel quale due misure collocano l’oggetto topograficamente,

mentre una terza segna la quota del suo punto di ritrovamento in rapporto a un altro

dato fisso, come il livello del mare. In tal modo il luogo di rinvenimento dell’oggetto è

fissato nello spazio. L’oggetto è situato nel tempo con il metodo stratigrafico mediante il

quale esso viene assegnato allo strato in cui è stato rinvenuto. Questo dato temporale è

il tempo relativo della sequenza stratigrafica.

Nel metodo stratigrafico tutti i manufatti vengono documentati mediante i numeri degli

strati, mentre la documentazione tridimensionale viene di solito riservata ai reperti

particolari. Una volta eseguita la documentazione devono essere determinate la

cronologia dell’oggetto e quella dello strato in cui è stato trovato.

Datazione dei manufatti archeologici. La stratificazione archeologica in sé non può

essere datata senza l’aiuto dei reperti in essa contenuti. La stratificazione può solo

essere posta in un ordine consequenziale definito sequenza stratigrafica. Una volta che

sia stata definita la sequenza stratigrafica possono essere desunte le cronologie dei

manufatti trovati nei suoi strati e di conseguenza le cronologie della formazione degli

strati.

Una volta presi in considerazione i reperti provenienti da un singolo deposito, devono

essere confrontati con gli altri presenti nella sequenza stratigrafica.

La base della stratigrafia è la sovrapposizione di strati e interfacce.

UNO SCHEMA MODERNO PER LA DOCUMENTAZIONE SULLO SCAVO

Quando si comincia il lavoro di scavo si deve decidere quale metodo seguire, se si deve

procedere per strati o per livelli arbitrari. Dopo aver iniziato lo scavo si dovrà porre molta

attenzione ai vari tipi di us che si presenteranno, cioè lo strato naturale, lo strato

artificiale, la superficie in sé orizzontale e la superficie in sé verticale (fig. 32, pag. 153).

Iniziando dalle unità più tarde e procedendo a ritroso verso le us più antiche, tutte le

unità devono essere numerate.

Tenendo a mente le leggi di sovrapposizione, orizzontalità originaria e continuità

originaria, si deve presentare attenzione ai rapporti stratigrafici di ciascuna unità,

registrati sulle schede prestampate. Andranno ricercati tre tipi di relazioni, quelle con le

unità soprastanti o sottostanti e quelle con le unità che possono essere stratificamente in

rapporto di eguaglianza con l’unità in esame. Allo stesso tempo dovranno essere notati

la composizione del suolo e i reperti contenuti nella us.

Prima di iniziare lo scavo dell’unità, sarà stata fatta una pianta della sua superficie, che

può essere di due tipi: composita (fig. 36, pag. 157) o di strato (fig. 22, pag. 123). Su siti

complessi con molti depositi sarà meglio usare quella di strato, e ogni unità dovrebbe

essere messa in pianta.

Una volta cominciato lo scavo della us, la posizione in cui sono stati rinvenuti i reperti

mobili può essere registrata su una copia della pianta di strato (fig. 37, pag. 159) e allo

stesso tempo può essere disegnata anche una sezione della us. Se l’unità è compresa

in una sezione fondamentale del sito, può essere disegnata usando il metodo della

sezione cumulativa.

La resa grafica convenzionale per le sezioni e le piante sarà diversa da sito a sito a

seconda della natura del sottosuolo e dei materiali edilizi impiegati. Su tutti i siti però le

convenzioni stratigrafiche fondamentali rimangono le stesse:

limite di strato

interfaccia di distruzione

numero di us

quota

limite dello scavo

Per ciascuna us su ogni sito si dovrà compilare a) una descrizione scritta della

composizione dell’unità e una nota di tutti i suoi rapporti fisici, b) una pianta che indichi i

profili della superficie, le quote e le aree delle unità distrutte da elementi più tardi, c) una

sezione dell’unità che indichi i suoi limiti o contorni di superficie e la composizione del

terreno, d) una pianta della disposizione dei ritrovamenti provenienti dall’unità.

Quando i reperti sono stati analizzati, lo scavatore può stendere il rapporto sullo scavo:

possiederà un archivio stratigrafico nel quale le relazioni astratte della sequenza

stratigrafica potranno essere trasformate in testimonianza positiva dello sviluppo del sito

sotto forma di grandi piante composite e di sezioni fondamentali. Ogni fase e periodo

distinti della sequenza stratigrafica richiederà la redazione di una nuova pianta per quel

determinato periodo o fase.


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Maya E.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'archeologia e metodologia della ricerca storica-archeologica
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maya E. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Manacorda Daniele.

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