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Riflessione, conoscenza e azione professionale

Introduzione

Nell’ambito delle professioni di aiuto è di fondamentale importanza controllare e ridurre gli effetti degli errori perché lo sbaglio potrebbe portare a rischio persone già fragili, che per questo chiedono aiuto. Per evitare ciò, è necessario trasformare l’evento negativo in occasione positiva, di miglioramento della qualità delle prestazioni rese, partendo nell’esaminare gli errori commessi.

Quali sono i principali approcci teorici sulla riflessività in ambito sociologico

  • Il termine riflessione assume diverse connotazioni e significati nei diversi approcci teorici: nel linguaggio comune il termine riflessione significa “volgere la mente” considerare con attenzione situazioni, problemi, opportunità; in filosofia, la riflessione è un “atto conoscitivo” mediante il quale lo spirito, ritornando su se stesso, prende coscienza delle sue operazioni e dei loro caratteri. È “autocoscienza dell’intelletto ottenuta attraverso l’introspezione e attraverso la quale le stesse operazioni della mente (pensare, credere, dubitare) diventano oggetto della mente stessa.

  • Spesso il termine riflessione e riflessività vengono usati come sinonimi tra loro sostituibili, ma vediamo come alcuni autori attribuiscono loro significati diversi:

    • Riflessione è il processo mediante il quale il soggetto è in grado di riflettere su come le azioni influenzano una data situazione; processo che può condurlo al cambiamento;
    • Riflessività indica, invece, la posizione mentale che il soggetto assume quando s’interroga.

Quali sono i principali approcci teorici sulla riflessività in ambito pedagogico o delle scienze dell'educazione

Nell’ambito pedagogico il tema della riflessività viene inserito in una pluralità di ambiti:

  • Secondo Dewey il riflettere sta alla base del pensiero finalizzato;
  • Secondo Polany essa consente di acquisire consapevolezza sulle conoscenze implicite del soggetto;
  • Secondo Beck, Giddens e Lash ha un ruolo chiave nei processi di modernizzazione caratterizzanti le cosiddette attuali società a rischio;
  • Secondo Shon la riflessività è un elemento essenziale nello sviluppo del professionista capace, che tra l’altro per l’autore Argyris deve essere inserito all’interno di un’organizzazione.

Qual è il contributo di Dewey allo studio della riflessività

Nel testo di Dewey “Come pensiamo” l’autore esprime tre concetti: pensiero, pensiero riflessivo e credenza.

  • Il pensiero viene definito come un corso di idee non controllato, automatico e privo di regola; è una successione più o meno lunga di idee priva di un ordine particolare, nel corso della quale le singole idee sono sì collegate l’una all’altra ma non c’è un principio unificatore che fornisca loro un criterio alla sequenza.
  • Il pensiero riflessivo è quel tipo di pensiero che consiste nel ripiegarsi mentalmente su un soggetto e nel rivolgere ad esso una serie continua di considerazioni. Esso consiste in una serie ordinata o una catena di idee, che tende ad uno scopo ben preciso, ad una conclusione (come l’esigenza di risolvere una difficoltà). Ed è proprio la presenza di una meta finale che controlla la sequenza delle idee e che le rende ordinate. Il pensiero riflessivo è un processo che si articola in due fasi:
    • Uno stato di dubbio, perplessità o difficoltà mentale;
    • Un’operazione di ricerca per trovare materiali che possano risolvere il dubbio e portare ad una soluzione.
  • Pensare in modo riflessivo induce ad esaminare a lungo lo sbaglio commesso, quindi a prolungare la prima fase del processo e poi ricercare - in modo continuo senza farsi combattere dall’inerzia, dalla tradizione - la soluzione da adottare. Ciò rappresenta per l’operatore opportunità di crescita e di sviluppo delle proprie competenze.
  • Per quanto riguarda la credenza, per Dewey il pensare come sinonimo di credenza è un’operazione decisamente passiva: l’idea non viene accettata come valida dall’individuo dopo un processo di ragionamento composto da prove e confutazioni; ma perché è un’idea generalmente corrente. Idee di questo tipo definite comunemente, pregiudizi, nel senso di giudizi prematuri, non raggiunti con l’osservazione e l’analisi dei dati, si insinuano nella mente e diventano senza che noi ce ne accorgiamo, parte del nostro equipaggiamento mentale.

Cosa s’intende per conoscenza tacita o inespressa secondo Polany

Polany parte dall’assunto che “si conosce più di quello che si può dire”. La conoscenza definita la comprensione attiva delle cose conosciute, è in gran parte patrimonio personale e tacito, cioè sommerso dall’individuo. Per conoscenza tacita l’autore intende ciò che si conosce ma non si esprime perché non si può o sarebbe inutile farlo. Essa è difficile da esprimere in maniera formalizzata, è personale e difficile da comunicare.

La conoscenza tacita è caratterizzata da due dimensioni:

  • Una propriamente cognitiva costituita da modelli mentali e rappresentazioni;
  • Una tecnica caratterizzata da quell’insieme di capacità, esperienze e competenze che sono necessarie per una sua applicazione in un determinato contesto.

Qual è il contributo di Habermas allo studio della riflessività

Habermas riconosce come ingiuste le ideologie dominanti che vengono diffusamente accettate in modo acritico; che diventano parte del linguaggio e delle abitudini sociali legittimando pratiche educative e strutture sociali che vengono in questo modo accettate come normali. Per l’autore ci sono tre sfere della conoscenza ovvero tre differenti momenti di percepire e comprendere ciò che ci circonda:

  • Tecnico: le conoscenze sono basate sull’analisi empirica e controllate da regole tecniche. In tale ambito si collocano scienze quali la medicina, la fisica;
  • Pratico: la seconda sfera è tipica dell’azione comunicativa ed è volto alla comprensione dei dati. In tale ambito si collocano le discipline ermeneutiche ovvero la storia, il diritto, la psicologia, la sociologia;
  • Emancipatorio: in questo ambito la conoscenza acquisita attraverso l’auto-riflessione, porta all’emancipazione ossia alla liberazione di quelle forze che limitano agli individui, l’espressione delle loro capacità. Le scienze emancipative quindi, implicano l’identificazione e poi la rimozione degli ostacoli alla conoscenza, come i blocchi psicologici e le ideologie dominanti.

Cosa s’intende per apprendimento esperienziale

Per capire il significato del concetto prendiamo in considerazione due autori: Rogers e Kolb.

Rogers: egli è il fondatore della psicoterapia centrata sul paziente. Per Rogers ci sono due tipi di apprendimento:

  • L’apprendimento cognitivo basato su un sapere accademico; per l’autore però limitato perché non tiene conto dei bisogni e dei desideri di chi apprende.
  • L’apprendimento esperienziale che è invece, significativo perché è collegato direttamente alla vita e alle esperienze della persona. Tale apprendimento è basato su quattro principi:
    • Il personale coinvolgimento della persona che può controllare il focus dell’apprendimento;
    • L’iniziativa dell’individuo che dà inizio all’attività di apprendimento, in quanto spinto da motivazione personali;
    • L’autovalutazione;
    • La pervasività degli effetti dell’apprendimento sulla vita dell’individuo.

Kolb: con lui emerge il concetto di pratica riflessiva, ovvero di un’azione professionale dove la conoscenza avviene in una continua riflessione sugli eventi che si verificano nell’azione, e nell’operatività. L’autore partendo da questo concetto sviluppa il cosiddetto ciclo dell’apprendimento esperienziale, il quale descrive le fasi funzionali dell’apprendimento umano, che secondo Kolb sono quattro:

  • Osservazione
  • Azione
  • Riflessione
  • Teorizzazione

Ciclo dell’apprendimento esperienziale:

  • Osservazione o esperienza concreta: è la fase in cui si partecipa attivamente ad un’esperienza;
  • Riflessione o osservazione riflessiva: è la fase in cui si riflette criticamente sull’esperienza che si è vissuta;
  • Teorizzazione o sviluppo di concetti: fase in cui si traggono conclusioni di carattere generale sulla base delle riflessioni svolte;
  • Azione o sperimentazione attiva: è la fase in cui le conclusioni cui si è giunti diventano base di esperienze future.

L’apprendimento può iniziare da qualsiasi dei quattro punti e dovrebbe essere interpretato piuttosto come una spirale. Infatti il processo non si ferma mai; una volta arrivati all’azione si ritorna a fare dell’esperienza e di conseguenza si inizia un nuovo ciclo d’apprendimento. Prendendo a riferimento il cerchio dell’apprendimento lo studioso afferma che esistono quattro distinti stili di apprendimento:

  • Lo stile riflessivo: proprio di colui che osserva, prende informazioni e riflette su ciò che ha osservato;
  • Lo stile teorico: caratteristico di chi utilizza le informazione raccolte per elaborare delle astrazioni, esaminate poi in termini analitici;
  • Lo stile pragmatico: tipico di chi lavora sulle esperienze mettendole alla prova in modo pratico;
  • Lo stile attivo: tipico di persone dinamiche e intuitive; di chi ragiona su ciò che vede, tocca e sente e si affida alle esperienze sensoriali.

Chi è il protagonista riflessivo secondo Schon

Nel suo testo “Il professionista riflessivo” Schon tratta il tema della riflessività applicata alle professioni. La capacità di riflettere costantemente sul proprio lavoro e sui risultati conseguiti è la caratteristica principale di un professionista competente; egli deve riflettere sul proprio operato per approfondire e adeguare le proprie conoscenze ma soprattutto, per ricercare il significato da attribuire a situazioni particolari, che presentano caratteristiche di unicità e che per questo, non possono essere ben compresi attraverso la cosiddetta razionalità tecnica, forma di conoscenza conseguente all’applicazione di teorie e tecniche a base scientifica.

Schon chiama protagonista riflessivo colui che conosce nell’azione e riflette sull’azione e nel corso dell’azione. Colui che si ferma per ragionare su quanto realizzato, sposta lo sguardo indietro, e riprende l’attività solo dopo aver meglio chiarito come procedere nell’azione, per raggiungere migliori risultati.

Egli evidenzia 2 tipi di riflessione:

  • Riflessione sull’azione, cioè trasformazione della teoria alla luce dell’apprendimento dalle esperienze passate;
  • Riflessione nel corso dell’azione, attraverso l’improvvisazione nel corso dell’intervento.

Cosa si intende per modernizzazione riflessiva

Il concetto “modernizzazione riflessiva” è stato utilizzato da tre autori per descrivere gli esiti dei processi di trasformazione in atto.

  • Beck: per l’autore la fine e l’erosione della moderna società industriale (chiamata anche prima modernità o modernizzazione semplice) è dovuta ad alcuni fattori: alla crisi del modello taylorista di produzione, alla crisi della tradizione divisione dei ruoli in base al sesso ecc. e nello stesso tempo alla nascita di nuove strutture e nuovi orientamenti. L’autore parla di auto-trasformazione della società industriale dovuta alla forza delle conseguenze secondarie più o meno latenti che possono essere identificati in rischi, pericoli, individualizzazione e globalizzazione; tale auto-trasformazione prende il nome di modernizzazione riflessiva che si manifesta prima nella dissoluzione della società industriale e poi nella sostituzione delle forme di tale società con altre forme, comunque prodotte dal processo di modernizzazione stesso. In altre parole, la modernizzazione riflessiva è il risultato degli effetti inattesi della modernizzazione.
  • Giddens e Lash: il concetto viene associato alla conoscenza dei fenomeni, delle conseguenze e dei problemi della modernizzazione.

Qual è il contributo di Margaret Archer allo studio della riflessività

L’autrice introduce il concetto di conversazione interiore. Per conversazione interiore intende la modalità attraverso cui l’individuo dialoga con sé stesso, riflette sulla propria situazione sociale alla luce dei suoi interessi e progetti, e individua il suo percorso di vita. Per l’autrice l’ambiente esercita un’influenza sulla posizione sociale che gli individui scelgono o subiscono nel corso della loro vita.

La conversazione interiore si struttura in tre tappe:

  • Nella prima tappa vengono individuati i modi in cui i poteri delle proprietà strutturali e culturali emergenti agiscono su di noi: tali poteri infatti, tendono a modellare la situazione in cui viviamo, in termini di vincoli o di facilitazioni.
  • L’individuo formula un programma di vita per perseguire i suoi interessi nel contesto sociale di appartenenza; programma che tuttavia, viene elaborato in relazione alle circostanze sociali oggettive.
  • Nella terza tappa egli esprime i suoi interessi che, se realizzati, portano ad un particolare modus vivendi personale, ossia a pratiche sociali consolidate.

La Archer distingue tre categorie di persone che presentano tre forme di riflessività diverse:

  • I riflessivi comunicativi, che dipendono molto affettivamente dagli altri e che quindi presentano una scarsa attitudine alla mobilità sociale. Sono dipendenti dalla struttura sociale e culturale dominante.
  • I riflessivi autonomi che invece, sono poco disposti a subire l’influenza degli altri ed esercitano una continua ricerca di posizioni sociali superiori per levarsi dal proprio contesto sociale.
  • I meta-riflessivi, che esercitano una continua critica e insoddisfazione verso l’esistente. Sono insoddisfatti e allo stesso tempo innovativi. Si spostano, cambiano lavoro, con facilità dal momento che nessun progetto concreto riesce a soddisfarli.
  • I riflessivi fratturati, che si sentono spesso fuori posto. Sono fortemente stressati e disorientati.

Quali sono i livelli di riflessività individuati da Goodman

Goodman evidenzia tre diversi livelli su cui condurre la propria analisi riflessiva, ma il testo si interrompe qui senza completare l'argomento.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara-13997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Sicora Alessandro.
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