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Metodi e tecniche delle attività motorie per l'età evolutiva (3-12 anni)

Prof. Maurizio Pattoia - 8 CFU teoria + 1 CFU laboratorio

Prima di cominciare

Modello: è da intendersi come un generale riferimento teorico rappresentativo di una classe di fenomeni o metodi. Metodologia: in didattica può intendersi come lo studio dei/sui metodi, ovvero riflessione sulla natura e sulla struttura dei metodi, definendone e confrontandone i principi generali e i riferimenti teorici. Metodo: un insieme di procedure che hanno lo scopo di pianificare in maniera articolata le variabili dei processi di apprendimento. Può includere l'attinenza a teorie dell'apprendimento, specificare norme, avvertenze operative e può fare riferimento ad una o più tecniche, indicando i mezzi e gli strumenti idonei per l'ottenimento dei risultati. Definire un metodo implica definire obiettivi, scansioni temporali e modalità di raggiungimento degli esiti formativi. Tecnica: s'intende una modalità operativa strettamente finalizzata ad uno specifico risultato/prodotto. In didattica si riferisce a strategie normalmente intese singolarmente, separate rispetto ad un ambito teorico di riferimento e applicabili in vari contesti.

Cervello e movimento

"Muovere qualcosa" → esercitare una forza su un qualcosa, lo spostamento è la reazione di questo qualcosa.

Cos'è il movimento?

Movimento /movi’mento/ s.m. [der. di muovere].- 1.a. [il muoversi: il muoversi delle acque] ≈ e ↔ [→ MOTO² (1.a.)]. b. [il muoversi del corpo o di una parte di esso: fare un movimento col braccio] ≈ [→ MOSSA (1)]. c. (estens.) [esercizio fisico: devi fare un po’ più di movimento] ≈ [→ MOTO² (1.b.)]. Tra le definizioni proposte dal dizionario, la più adatta per questa disciplina è: “Il muoversi del corpo o di una parte di esso”.

Tipi di movimento

  • Corsa
  • Movimenti isometrici: dove il corpo è apparentemente fermo (esempio: contrazione muscolare)
  • Movimento intestinale
  • Movimento cardiaco
  • Battito delle ciglia
  • Movimento di parti del corpo
  • Possibilità che tutto o parti del corpo possano essere mossi da agenti-forze esterne

Che cos'è il movimento umano?

Per movimento umano si intende la persona che si muove; cambia la posizione del corpo. Il movimento è provocato da noi stessi.

Tipologie di movimento umano

Esiste una suddivisione dei movimenti in base alle strutture nervose interessate:

Movimenti riflessi

In parte sono assimilabili a quelli involontari. Sono movimenti per reazione a determinate situazioni. Il comando al cervello “muovi l’avambraccio” durante la catena viene tradotto con la <> ma questo è il mio movimento volontario → se piego il braccio in quella maniera il tricipite si distende ma non l’ho comandato io perciò è un movimento riflesso. Per definizione quindi in fisiologia un riflesso è una risposta involontaria ad uno stimolo mediata da elementi nervosi. I riflessi hanno generalmente lo scopo di mantenere l’omeostasi* dell’organismo. *omeostasi: tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità.

I movimenti riflessi sono delle risposte motorie che si verificano a seguito di uno stimolo sensoriale adeguato (ovvero quando questo supera un certo livello soglia), prima che lo stimolo arrivi a livello cosciente. Consiste in una risposta muscolare stereotipata ad uno stimolo adeguato. Perché abbia luogo un riflesso debbono esserci sempre due elementi essenziali:

  • Organo recettore: rappresentato da qualsiasi terminazione nervosa; da uno qualsiasi dei recettori sensoriali
  • Organo effettore: rappresentato da qualsiasi muscolo del corpo; manda l’allarme ed è tipicamente nel midollo spinale

Tipologie di movimenti riflessi

  • Movimenti riflessi di postura: sono movimenti più organizzati. Si compiono involontariamente a causa di eventi sensoriali di un certo livello (esempio: l’allontanarsi da una fonte di calore).
  • Movimenti riflessi di comportamento: manifestazioni comportamentali che si compiono involontariamente e automaticamente a causa di eventi sensoriali e/o emozionali (esempio: la risata, il pianto).
  • Movimenti riflessi metamerici (locali): sono propri del sistema nervoso periferico quali quello propriocettivo, il riflesso osteotendineo, bicipitale, tricipitale, ecc… Sono in risposta di complementarietà ad altri movimenti volontari. Spesso si ha la contrazione e la reazione “metabolizzante” (il corpo li ha “memorizzati” per l’uso. Esempio: camminare → un bimbo di 6 mesi gattona = inizia a far memorizzare al sistema nervoso come organizzare i movimenti volontari con i movimenti metamerici/riflessi.

La maggior parte dei movimenti riflessi si apprendono ma alcuni maturano perché c’è “seme” immato. Per esempio: camminare = l’uomo è un animale bipede perciò è nell’evoluzione dell’essere umano.
[Fine 1700: un bambino viene smarrito in un bosco, gattona. Tramite un intervento di insegnamento-apprendimento lo si aiuta a muoversi correttamente.]

Movimenti volontari

La catena fa parte dell’idea. Sono la tipologia più complessa di movimenti. Possono iniziare anche in assenza di stimoli esterni e possono divenire involontari come i riflessi (ad esempio: nell’andare in bicicletta o nel condurre l’auto). Spesso i movimenti volontari partono con molto impegno mentale ma mano a mano che li metabolizziamo questi vengono automatizzati (non passa per il cervello: si forma nel midollo legato alla memorizzazione di sequenze di movimento), ma c’è sempre l’impulso generatore di volontà iniziale. Richiedono una coordinazione tra corteccia cerebrale, cervelletto e gangli della base. Alcune disabilità legate al movimento possono essere dovute dall’incapacità di coordinare le 3 aree. L’incapacità di muoversi, infatti, non sempre è dovuta da una incapacità/assenza di trasmissione nervosa.

I movimenti volontari hanno uno scopo da perseguire e consequenzialità dell’azione e richiedono una coordinazione che si distingue in 3 tappe:

  1. Decidere e progettare il tipo di movimento
  2. Iniziare il movimento (corteccia cerebrale)
  3. Eseguire il movimento

Di conseguenza:

  1. Avviene nel cervello
  2. La corteccia cerebrale comanda il movimento con precisi impulsi elettrici
  3. A questa corrispondono status del nostro corpo: contrazione e/o rilassamento

N.B: ciò che ci interessa capire sono le varie problematiche. Esempio: un bimbo a 1 anno, dovrebbe camminare, altrimenti c’è un problema. Questo è oggetto di intervento di educazione motoria.

Movimenti ritmici/automatici

Sono una combinazione di movimenti volontari e riflessi (ad esempio: camminare, correre). Sono avviati da comandi corticali ma, una volta iniziati, possono continuare senza ulteriori influssi cerebrali. I movimenti ritmici hanno una cadenza ritmica, temporizzata mentre i movimenti automatici vengono svolti senza diretto intervento del cervello. Possono essere temporizzati e iniziano come movimenti volontari.

Tipologie di movimento umano

  1. Midollo spinale: comportamenti automatici e stereotipati; riflessi spinali
  2. Tronco dell’encefalo, formazione reticolare e cervelletto: integrazione dei comandi motori discendenti dai livelli superiori; elaborazione dell’informazione proveniente dagli organi di senso e midollo spinale; elaborazione dei segnali per stabilizzare la postura
  3. Corteccia motoria e nuclei della base: movimento volontario e controllo dei centri motori del tronco e del midollo spinale
  4. Aree corticali premotorie: identificazione dei bersagli nello spazio; scelta del decorso temporale dell’azione motoria programmazione del movimento

C’è un’idea che è un progetto di movimento però non è più semplice ma è composto da una serie di movimenti che durano nel tempo e hanno a che fare con l’ambiente circostante. Su molti di questi agiscono medicine/la medicina (esempio: agopuntura → agisce sui centri nervosi stimolandoli appositamente.

Qual è la catena di comando, il percorso da seguire per muoversi?

1 Idea → 2 Volontà → 3 Impulso elettrico nervoso → 4 Contrazione

L’idea parte dal cervelletto e si trasforma in volontà nella corteccia cerebrale. Alla base della corteccia si trasforma in impulsi elettrici nervosi che sono una guida, (ordini di movimento) che si trasmettono lungo la spina dorsale e sono interpretati dalle nervature che controllano i muscoli (generalmente contrazione e/o rilassamento). Non tutti i movimenti seguono la stessa catena di comando perciò hanno un funzionamento diverso.

Elementi e terminologia della motricità

Il movimento ≠ Movimento: In didattica ed educazione motoria per movimento s’intende: la capacità di modificare attivamente e reversibilmente la propria posizione nell’ambiente. Nel parlare usiamo anche altri termini per indicare il processo di motricità. Spesso vengono utilizzati vari sinonimi ma in didattica non è così. Il movimento è un singolo movimento.

Azione motoria

Per azione motoria è un insieme coordinato, efficace e consapevole di uno o più movimenti. Ciò significa:

  1. Coordinato: sono collegati fra loro con un significato
  2. Efficace: raggiungere lo scopo
  3. Consapevole: dall’azione motoria togliamo i movimenti riflessi (ci sono ma sono una conseguenza). Quando progetto un’azione progetto la parte attiva.

È un insieme di movimenti volontari. L’“azione motoria perfetta”, il gesto motorio o tecnico si basa su:

  • Efficace
  • Efficiente: è svolta nel minor tempo possibile
  • Economica: si realizza con il minor impiego di risorse possibili

Comportamento motorio

È di un livello superiore. È l’insieme delle azioni che una persona è in grado di compiere per corrispondere attivamente all’ambiente. Una persona può svolgere un’azione in più modi, dettati dalla cultura. Esempio: “alza la mano!” → culturalmente noi = ma quale e quanto alzarla? Che cosa ha pensato la persona cui è stata fatta la richiesta? È come se immaginassimo in testa come noi stessi alzeremo la mano. Esempio: “disegna il tuo viso” = lo disegno come me lo immagino → concetto base di tutto “Come noi pensiamo di essere” “Come noi ci pensiamo e pensiamo al nostro corpo”

Schema corporeo (1905 Pierre Bonnier)

È uno degli elementi più significativi per comprendere il periodo di sviluppo del bambino. È una rappresentazione cognitiva (mentale) della posizione e dell’estensione del corpo nello spazio, e dell’organizzazione dei singoli elementi corporei, finalizzata principalmente all’organizzazione dell’azione nello spazio. Un soggetto, privo di uno schema corporeo maturato correttamente, difficilmente si muoverà correttamente. Parte del lavoro dell’educazione motoria sta nel far maturare un corretto schema corporeo.

Esempio: vedono il loro corpo “completamente”; come un tutt’uno con la sola esteriorità rappresentata da gli altri. Potrebbe essere un effetto della vita sedentaria che hanno. Lo schema corporeo influenza la capacità di muoversi. Ciò fa parte della prima fase dell’educazione motoria = corretto sviluppo del proprio schema corporeo.

Nello schema corporeo è implicita la percezione spaziale perché il movimento si svolge nello spazio secondo dimensione, forma e ampiezza delle azioni. Il movimento ha anche un indissolubile rapporto con la percezione temporale. Il ritmo è fondamentale, conferisce armonia e coordinazione. Le capacità senso-percettive legate agli analizzatori sensoriali (visivo, uditivo, labirintico, cinestetico, tattile) permettono di adattare i movimenti ai parametri spazio-temporali. All’acquisizione dello schema corporeo contribuisce la lateralizzazione, processo neurofisiologico che ci dona la conoscenza dei lati destro e sinistro del corpo (lateralità), la discriminazione laterale dello spazio (direzionalità) e l’uso privilegiato di un lato del corpo (dominanza laterale). Lo schema corporeo è il risultato dell’esperienza del corpo e del suo mettersi in relazione con l’ambiente attraverso l’agire. Parte dai primi movimenti innati fin verso i 12 anni quando il bambino diventa padrone del proprio corpo.

Evoluzione del concetto di schema corporeo

  • Schema corporeo (Bonnier 1905)
  • Corpo erogeno (Freud 1914)
  • Vissuto corporeo (Merleau-Ponty 1945)
  • Immagine del corpo (Schilder 1950)
  • Confini corporei (Fisher e Cleveland 1968)
  • ...

Lo schema corporeo è direttamente connesso con la capacità di movimento → migliore è la maturazione dello schema corporeo, migliore sarà la capacità di muoversi, l’apprendimento di capacità motorie. Il processo di maturazione inizia verso 1 anno e mezzo e finisce verso i 12 anni perciò è centrale il periodo scolare che va dai 3 ai 10 anni (infanzia e primaria). È il primo aspetto, legato al movimento, che c’è nella mente del bambino.

Per agire in maniera corretta rispetto al livello di sviluppo del bambino, si hanno delle tappe evolutive nella costituzione dello schema corporeo:

  • 0-3 mesi: funzione sensitiva non ancora sviluppata, automatismi relativi ai bisogni vitali (respirare, succhiare), riflessi arcaici (estensione, pressione). Al bambino serve solo il rapporto affettivo con la madre e il solo giocattolo è il corpo. Ha un rapporto con il corpo non cosciente; spesso lo all’ambiente che lo circonda-alla madre.
  • 3 mesi-3 anni: scomparsa dei riflessi arcaici, maturazione delle funzioni corticali che portano alla motilità volontaria. Lo sviluppo avviene secondo due leggi:
    • Cefalocaudale: determina in successione il controllo della muscolatura del capo, del tronco e degli arti inferiori;
    • Prossimo distale: fa sì che le parti degli arti vicine alla radice vengano controllate prima delle estremità (si pilotano prima le parti vicino alla testa: braccia-collo → uno dei primi movimenti per la mobilità della testa).
    Dai 2 ai 3 mesi: fissazione delle sguardo, mimica facciale.
    Ai 4 mesi: allineamento della testa all’asse corporeo.
    Dai 6 ai 8 mesi: posizione seduta e manipolazione.
    Ai 9 mesi: stazione eretta, prensione.
    Dai 12 ai 14 mesi: primi passi.
    Ai 24 mesi: deambulazione coordinata (si cammina in maniera spedita e tendenzialmente si inizia a correre).
  • 3-6 anni: il bambino inizia a riconoscere, capire e organizzare le informazioni sensoriali. Sviluppa 3 funzioni psicomotorie:
    • Organizzazione dello spazio attraverso la percezione di forme, dimensioni, distanze;
    • Organizzazione dello schema corporeo attraverso la percezione delle parti del corpo e le loro relazioni;
    • Percezione del tempo.
    In questo stadio il perfezionamento degli schemi motori deve essere favorito da: esercizi e giochi visivi, tattili, uditivi e cinestetici. Va ricordato che il bambino tende ad imparare (meglio) per imitazione. Si lavora anche a livello di relazione (con altre persone, con l’ambiente, con gli animali).
  • 6-12 anni (età scuola primaria e secondaria di primo grado → 1º ciclo):
    • 6-7 anni → acquisisce uno schema del proprio corpo come guida per il movimento volontario. Prima l’immagine del corpo si strutturava col movimento, ora il rappresentarsi il corpo in movimento gli permette di pensare l’azione prima di eseguirla. Esempio: se un bambino di 8 anni si disegna così c’è un problema → si muoverà scorrettamente.
    Nota bene: nei 5-6 anni si ha un avviamento allo sport → per rispettare lo sviluppo psicologico dei bambini in termini di motricità. Fino ai 6 anni l’organizzazione dello spazio è egocentrica: il punto di riferimento è il corpo stesso del bambino. Questa maturazione passa attraverso lo sviluppo dell’orientamento spaziale (legato alla lateralizzazione) e la strutturalizzazione spazio-temporale. Il bambino si vede al centro perciò funzionano “meno”/”poco” esperienze basate sul contatto con altri; a meno che non si metta il/ogni bambino nella condizione di vedersi al centro. A partire dai 3 anni si può iniziare un allenamento ma si matura intorno agli 8 anni. Alcuni bambini possono maturare “prima” in quanto il contesto di vita influisce.
    • 8-9 anni → il bambino acquisisce la capacità di ri-rappresentarsi al di fuori di se stesso (decentrazione); a questo punto il bambino si orienta nello spazio secondo 6 dimensioni:
      • Alto - basso (1, 2):
      • Avanti - indietro (3,4):
      • Destra - sinistra (5, 6):

Esempio 1: i bambini attraverso i videogiochi si allenano per quanto riguarda l’orientamento e il movimento spaziale. Esempio 2: attraverso il videogioco il bambino si vede rappresentato fuori da se stesso (“avatar”).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vero.fagiani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e Tecniche delle Attività Motorie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Pattoia Maurizio.
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