Educazione motoria per l'età evolutiva
Teoria, metodologia e didattica
Eugen Fink, filosofo tedesco allievo di Heidegger e Husserl, parlando del gioco ne ha sottolineato la visione ontologica, che lo valorizza come momento d’irripetibile ricchezza. Abbandonando la visione di gioco come svago dalle pressioni della vita e soffermandosi sulla praxis ludica, Fink ha voluto sottolinearne invece il carattere profondamente esistenziale, di contatto con l’intima essenza di sé, di fenomeno dell’Essere portatore di significati intrinseci della vita della corporeità che si esprime nel gioco (“il gioco assomiglia a un’oasi di gioia”).
Oggi rispondere con lo sport a sentimenti di disorientamento, disagio e solitudine costituisce un’occasione per non perdere il contatto col futuro dei giovani.
Fondamenti e didattica del movimento
Cap. 1 Basi neurofisiologiche della motricità
Il movimento è fondamentale alla vita, per la sua funzione adattiva che consente all’essere vivente di rispondere alle domande sia interne che dell’ambiente (la fame, un nemico, una preda); queste risposte finalizzate indicano che il movimento è una funzione cognitiva, per cui un messaggio è interpretato e ad esso corrisponde una risposta corretta. L’intelligenza motoria è affidata a un complesso sistema di strutture e funzioni integrate, costituenti il sistema senso-motorio, per il quale possiamo parlare di un’organizzazione seriale gerarchica, senza dimenticare che in realtà l’informazione è trasmessa da una componente all’altra del sistema attraverso una modalità di vie che ne consentono l’elaborazione “in parallelo”.
L’importanza del movimento non è solo quella di rispondere a necessità vitali: esso contribuisce all’esistenza umana, in particolare ai suoi aspetti sociali, attraverso le funzioni espressiva, comunicativa e relazionale. Esiste un linguaggio del corpo, che supporta o sostituisce quello verbale. Il repertorio delle azioni effettuabili costituisce un vero patrimonio motorio, che l’uomo accumula nel corso della sua esistenza grazie alle esperienze di movimento; è un patrimonio formato da elementi innati, gli schemi motori di base, che l’esperienza sviluppa e rende duttili, ed elementi acquisiti, le abilità motorie, che l’esperienza consente di apprendere e perfezionare.
Perché l’esperienza possa avere effetti utili all’arricchimento del patrimonio motorio occorre che sia puntuale e congrua con il livello di sviluppo degli elementi congeniti del movimento e con la capacità di apprendimento di quelle acquisibili.
Neuroplasticità e apprendimento motorio
Gli elementi del repertorio individuale dipendono dal costruirsi e consolidarsi di circuiti anatomo-funzionali tra cellule del Sistema Nervoso Centrale, immaginabile come un’immensa rete le cui maglie, costituite da connessioni tra cellula e cellula (sinapsi), possono essere percorse in molti modi da impulsi nervosi. La plasticità del SNC fa sì che alcuni di questi circuiti si formino nel tempo e altri vengano persi in base a un processo di selezione delle connessioni nervose. Se ogni circuito è frutto di un’attivazione originaria, esso può conservarsi più o meno a lungo o perdersi in rapporto alla ripetizione di quell’attivazione.
L’esperienza induce e stabilizza una connessione nervosa, formando una traccia mnestica; ciò che viene sottoutilizzato viene perduto. La possibilità di creare nuovi circuiti funzionali si conserva tutta la vita, anche se va progressivamente riducendosi. La conseguenza di questa neuroplasticità è che la costituzione di un patrimonio motorio vasto e duttile dipende dall’attivazione e conservazione di circuiti nervosi nei tempi e nei modi in cui questo è possibile, e poiché l’attivazione dei circuiti è frutto dell’azione e dell’esperienza di movimento, tanto più questa è ricca e varia, tanto più ampio è il repertorio motorio.
Apprendimento motorio
Attività motoria: è il risultato di una successione di movimenti elementari. Significato finalistico della loro organizzazione in schemi di azione. L'apprendimento motorio, cioè l'acquisizione di strategie di azione finalizzate con incremento di capacità di prestazione ed adattamento, si basa sui meccanismi dell'assimilazione e dell'accomodamento. L'assimilazione consiste nell'integrazione di un elemento di novità in schemi di azione che l'individuo già possiede, l'accomodamento nella modifica di schemi originari per adattarli alle esigenze di una situazione nuova. Questi schemi con l'esercizio si coordinano e automatizzano e diventano patrimonio stabile dell'individuo, sotto forma di programmi motori.
Possono essere considerati come la rappresentazione mnestica di un'azione che può essere applicata a tutte le situazioni che la richiedono, variando solo i parametri esecutivi di ampiezza e rapidità dei movimenti. Interiorizzazione e memorizzazione di una gamma crescente di programmi, la capacità di evocarli, riadattandoli, la possibilità di rappresentarli mentalmente, definiscono l'intelligenza motoria dell'essere umano. Persistenza e facilità di rievocazione dei programmi motori dipendono da profondità e complessità dell'elaborazione mnestica delle esperienze di movimento.
Basi cognitive del comportamento motorio
L'operatività del sistema che presiede al movimento finalizzato è paragonata a quella del computer, capace di ricevere e decodificare un messaggio (input) e di produrre una risposta (output). Il parallelismo ha però un limite: il software è preprogrammat, il sistema sensoriale è al contrario continuamente riprogrammabile in rapporto alle circostanze attuali e all'intenzionalità del soggetto.
In sintesi, ciò che avviene segue uno schema: percezione degli stimoli, selezione di una risposta motoria adeguata, programmazione della risposta selezionata, effettuazione e controllo della risposta.
Percezione degli stimoli
Stimoli ambientali: sono raccolti e identificati da strutture deputate (i recettori sensoriali), quindi inviati attraverso le vie afferenti ai centri nervosi superiori per la definitiva decodifica. Le informazioni sensoriali possono essere interpretate (percezione) solo se attivano un circuito neuronale che il cervello sia in grado di distinguere da ogni altro all'interno di un'organizzazione mentale che dipende dalla maturazione sensoriale e dall'esperienza.
Le strutture nervose preposte alla percezione sono localizzate a livello delle diverse zone della corteccia sensoriale. La ridondanza di stimoli in arrivo viene filtrata da processi attentivi, e questa selezione è influenzata dall'intenzionalità, che focalizza l'attenzione. Alcuni stimoli di particolare intensità, incongruenza, variabilità superano il filtro attentivo e si impongono all'attenzione con effetto collativo: sono un esempio le reazioni di allarme, di difesa o di attacco, i cui stimoli si impongono temporaneamente su ogni altro per l'importanza vitale rispetto alla risposta comportamentale. L'effetto collativo è frequente anche nelle condizioni di affaticamento dell'attenzione. Normalmente, circa l'80% degli stimoli elaborabili è di natura visiva, ma sono importantissimi per l'avvio e il controllo della risposta gli stimoli propriocettivi.
Strutturazione delle risposte motorie
La percezione dello stimolo può elicitare una risposta motoria. In questo caso, la prima tappa è la selezione di un programma motorio già esistente in memoria, da considerare il più idoneo alla risposta che si deve fornire. Il programma motorio selezionato tuttavia è uno schema generico e astratto dei movimenti che compongono l'azione, ai quali vanno conferite le caratteristiche esecutive, che lo rendono effettuabile concretamente (parametri).
La parametrizzazione del programma motorio è basata sulle informazioni sensoriali estero e propriocettive e viene fornita dalla rievocazione di uno schema di richiamo, costituitosi col tempo in base alle esperienze vissute all'interno dello stesso schema di azione. Queste operazioni di selezione e parametrizzazione (ad esempio il programma motorio del lancio, usato nel buttare un oggetto nel cestino, avrà parametri che dipendono da distanza, peso dell'oggetto, posizione del soggetto, ecc) si compiono nelle aree cerebrali corticali associative e premotorie. Il piano operativo della risposta motoria viene poi trasmesso alle strutture effettrici del movimento: aree corticali motorie, vie nervose afferenti, midollo spinale, nervi motori, muscoli. Una copia del piano viene trasmessa anche alle strutture deputate al controllo del movimento: cervelletto, talamo, nuclei sottocorticali, per eventuali correzioni.
Controllo motorio
Con l'eccezione di risposte motorie molto rapide, che possono essere corrette solo a posteriori con un controllo open-loop (attraverso la verifica di un errore), normalmente la risposta motoria può essere modificata in corso d'opera se le informazioni sensoriali dimostrano una discrepanza rispetto al piano di azione prescelto (controllo closed-loop). Il controllo è affidato a uno schema di riconoscimento basato su un processo di feedforward: esso consente di prevedere le conseguenze sensoriali dell'azione e confrontarle con il feedback sensoriale del movimento in corso per opportuni aggiustamenti nel caso di segnale di errore.
Correzioni di poco conto usano rapidi feedback senso-motori riflessi e si basano su informazioni propriocettive; modificazioni più complesse si basano sull'elaborazione più lenta di informazioni visive. Il controllo riflesso del movimento è particolarmente evidente nelle azioni che determinano spostamenti globali del corpo e degli arti inferiori, come la deambulazione e la ricerca dell'equilibrio. Quando invece si cerca la precisione dei movimenti, come le attività manipolative intelligenti, è importante la capacità di controllo basata sull'elaborazione di informazioni sensoriali di ritorno, per ridurre eccessivi gradi di libertà del movimento volontario.
L'apprendimento di schemi di azione evolve in fasi successive di perfezionamento del controllo motorio; all'inizio esso è condizionato dalle motivazioni e dall'esperienza cognitiva ed emotiva del risultato, quest'ultimo percepito quasi esclusivamente dall'analizzatore visivo e portato alla ripetizione dell'azione senza la ricerca di un aggiustamento consapevole. I movimenti sono scoordinati e dispendiosi; la ripetizione delle esperienze motorie in forme sempre nuove e stimolanti consente di migliorare progressivamente il controllo del movimento, elaborando informazioni non più solo visive, ma anche da altri analizzatori sensoriali. In questa evoluzione ha ruolo importante la verbalizzazione dell'azione e dei suoi esiti, che stabilisce un rapporto cognitivo tra cause ed effetti e azioni e suoi esiti, e affina il controllo motorio.
I movimenti si organizzano in serie continue e integrate di azioni, che si susseguono armoniosamente grazie a un feedback sensoriale propriocettivo, mediato dalla gerarchia senso-motoria senza necessità di un controllo consapevole (automatizzazione).
Movimento e postura
La coordinazione dei movimenti volontari richiede una precisa organizzazione dei meccanismi posturali. La postura è precondizione per l'effettuazione di qualsiasi movimento, il quale a sua volta altera lo stato di equilibrio dell'organismo, rendendo necessario l'adeguamento del tono muscolare della restante parte del corpo. Per questo la postura dev'essere integrata nell'organizzazione e nel controllo delle strategie di azione. Anche il controllo posturale si basa su un meccanismo fisiologico del feedforward, per il quale si realizza a livello del SNC una previsione dei risultati del movimento che sta per essere intrapreso con cui confrontare il feedback sensoriale derivante dalla sua effettuazione. Questo spiega la rapidità del controllo motorio al variare delle condizioni ambientali e gli adattamenti posturali anticipatori che si associano a ogni movimento.
Il ruolo del SNC non sarebbe soltanto di fornire schemi motori preprogrammati, ma anche di regolare le componenti motorie e posturali dell'azione nella loro interazione con la situazione, per cui l'ambiente è componente attiva implicata nella genesi del movimento stesso. Postura e movimento sono parte quindi di un unico sistema complesso, capace di scegliere strategie adatte a rispondere alle esigenze ambientali attraverso un controllo plurisensoriale esercitato in rapporto alle diverse condizioni anatomo-funzionali, esperienziali e psico-emotive dell'individuo.
Cap. 2 Elementi costitutivi della motricità
Movimento è la capacità di modificare attivamente e reversibilmente la propria posizione nell'ambiente. Da distinguersi: motricità finalizzata (movimenti del corpo diretti verso l'esterno) e motricità di sostegno (volta a mantenere un adeguato atteggiamento del corpo – postura – su cui può inserirsi il movimento vero e proprio).
Nella motricità finalizzata poi distinguiamo tre grandi classi, con parziali sovrapposizioni:
- Movimento volontario, che ha uno scopo da perseguire e consequenzialità dell'azione, attraverso tappe quali percezione dello stimolo, selezione, programmazione ed esecuzione della risposta;
- Movimento riflesso, che è una risposta automatica, stereotipata e involontaria a determinati stimoli (es. estensione della gamba sulla coscia nel riflesso patellare);
- Movimenti ritmici semiautomatici, con caratteristiche di entrambi i precedenti, come nel camminare (che inizia e finisce sotto il controllo della volontà, ma una volta avviato tende a continuare in modo automatico).
Comportamento motorio
Insieme delle azioni che un individuo è in grado di compiere per corrispondere attivamente all'ambiente. Costituito da unità di base, gli schemi motori e posturali, coordinati nell'ambito di un piano generale, che è lo schema corporeo. Compiere o inibire movimenti, assumere determinate posture, sono azioni che dobbiamo all'esistenza di condizioni strutturali e funzionali legate a sistemi organizzativi (SNC e apparato locomotore) e che si esprimono nel graduale sviluppo delle capacità motorie.
Su questi elementi basilari vengono quindi apprese e consolidate le azioni, più o meno complesse, necessarie all'uomo e che si configurano come vere e proprie abilità motorie. Esiste quindi un patrimonio motorio innato, e uno acquisito, che caratterizza e diversifica il primo. Il patrimonio di base può essere valorizzato o svilito dalle esperienze di movimento dei primi anni di vita: l'esercitazione precoce non può anticipare lo sviluppo di un determinato elemento motorio, che, viceversa, può essere rallentato o impedito dall'assenza di esercitazione. Apprendere un'abilità motoria vuol dire selezionare le strategie più efficaci ed economiche per raggiungere lo scopo dell'azione.
Schema corporeo
È l'impalcatura generale della motricità, all'interno della quale vengono coordinate e variamente combinate le sue unità elementari, cioè gli schemi motori e posturali di base. Inteso abitualmente come l'immagine tridimensionale, statica e dinamica, che l'individuo ha del proprio corpo e dei segmenti che lo costituiscono. La percezione spaziale è quindi implicita nella strutturazione dello schema corporeo, il movimento è un fenomeno che si svolge nello spazio secondo la dimensione, la forma e l'ampiezza delle singole azioni. La durata e la successione dei movimenti stabiliscono l'indissolubile rapporto del movimento umano con la percezione temporale, perché il ritmo ne è una delle caratteristiche fondamentali e ad esso conferisce armonia e coordinazione e ne facilita l'automatizzazione.
La funzione di adattare il movimento a mutevoli parametri spazio-temporali a seconda di diverse esigenze è garantita dallo sviluppo delle capacità senso-percettive legate agli analizzatori sensoriali (visivo, uditivo, labirintico, cinestesico, tattile) che conferisce all'individuo la consapevolezza del corpo dell'ambiente e delle relazioni. Questa funzione è indispensabile a postura, programmazione dei piani d'azione, apprendimento e socializzazione, ed è obiettivo primario dell'educazione motoria.
All'acquisizione dello schema corporeo e alla coordinazione contribuisce anche la lateralizzazione, il processo neurofisiologico che determina la conoscenza dei lati destro e sinistro del corpo (lateralità), la discriminazione laterale dello spazio (direzionalità) e l'uso privilegiato di un lato (dominanza laterale). A essi si devono l'integrazione degli atti motori e la sinergia segmentale, senza le quali coordinazione ed efficienza dei movimenti sono deficitari. Lo schema corporeo quindi si struttura attraverso l'organizzazione delle sensazioni del corpo rispetto all'ambiente esterno. Ogni nuovo modo di usare il corpo affina lo schema corporeo e prelude a nuove possibilità di apprendimento motorio.
Postura
La postura è l'aggiustamento dell'assetto spaziale tridimensionale dei segmenti corporei per realizzare condizioni di equilibrio statico e/o dinamico. Alla coordinazione motoria contribuiscono numerose funzioni collegate all'interazione tra maturazione neuropsichica ed esperienza dell'ambiente, come la capacità senso-percettiva e di discriminazione spazio-temporale, la lateralizzazione, l'apprendimento e il controllo motori, l'equilibrio.
L'equilibrio
Insieme delle reazioni che, opponendosi alla forza di gravità, consentono le posture statiche e dinamiche, tenendo conto che il baricentro del corpo si allontana continuamente dalla perpendicolare alla base di appoggio, e questo diventa più evidente in condizioni dinamiche, come cammino, corsa, salti. Alla base c'è un'unità...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame metodi e tecniche delle attività motorie, prof Pattoia, libro consigliato Educazione motoria per l'…
-
Riassunto esame Metodologie delle attività motorie, docenteCasolo, Libro consigliato Didattica delle attività motor…
-
Riassunto esame Scienze Motorie, docente F. D'elia, libro consigliato Didattica delle attività motorie per l'età ev…
-
Riassunto esame teoria e didattica dell'età evolutiva, prof. Frattini Gabriella, libro consigliato "Didattica delle…