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Metodi e didattiche delle attività motorie e sportive

Un approccio essenziale per le scienze motorie e sportive

Capitolo 1: Introduzione alle scienze motorie e sportive

Le scienze motorie e sportive sono il risultato di uno studio trasversale della medicina, della psicologia, della fisiologia e della didattica dello sport, ma anche una sintesi di ricerca e studio del movimento nelle sue diverse espressioni e utilizzazioni pratiche, sia dal punto di vista culturale/sociale, che dal punto di vista didattico/educativo. Il movimento è indispensabile allo sviluppo armonioso e globale della persona, stimolando l'accrescimento della consapevolezza di sé e la formazione dell'identità, quindi favorevole ad uno sviluppo sano dell'organismo e dell'equilibrio bio-psico-fisico.

Attraverso l'esperienza motoria, il corpo favorisce lo sviluppo cognitivo, sociale, emotivo ed affettivo. I sistemi costituenti l'essere umano sono interconnessi tra loro e fondono la realtà psichica e quella fisica, definendole un'unica essenza espressa attraverso il corpo. Tale scienza in ambito scolastico proietta alla costruzione di una vera esperienza comunitaria ricca di valori inclusivi dove il singolo si relaziona al gruppo in una sorta di osmosi fisiologica. La cultura del movimento deve essere un fattore di crescita sociale, culturale e civile, uno strumento di prevenzione di dispersione scolastica e di promozione di corretti stili di vita, dell'inclusione, della cultura del rispetto.

Il comportamento consiste nel produrre movimenti specifici come risposta a stimoli sensoriali/percettivi dell'ambiente, finalizzati alla sopravvivenza e alla riproduzione; pertanto, un cambiamento ambientale provoca un cambiamento evolutivo per adattamento: definito capacità di elaborare le differenze sensoriali e coordinare le percezioni con le efferenze motorie. La sinapsi tra i motoneuroni corticali e quelli spinali produce un movimento muscolare e lo sviluppo di pattern degli schemi motori. Piaget considera l'esperienza motoria determinante per lo sviluppo dell'intelligenza: il movimento, infatti, è la prima esigenza dell'essere umano, strumento di interazione controllato dalla parola e dal pensiero che insieme al patrimonio delle esperienze motorie passate, concorre alla realizzazione dello scopo finale dell'azione, causa funzionale dell'atto motorio, identificata nell'intenzione motoria.

Nel secolo scorso, lo studio del movimento si focalizzava sugli aspetti quantitativi (forza, resistenza, velocità), mentre oggi si esige proseguire per quanto riguarda gli aspetti qualitativi, focalizzandosi sulle fasi sensibili dello sviluppo e sulla diversità di ciascuno intesa come elemento di valorizzazione in termini psicologici, motivazionali, culturali e motorio-sportivi. Il corpo rappresenta l'intersezione tra natura/cultura e traduce il rapporto tra individuale e sociale, espressione simbolica di ogni cultura, che funge da linguaggio che si sostituisce a quello verbale nelle relazioni corporee. La percezione del corpo e la capacità di sviluppo si sviluppano dando vita alla creatività, all'originalità e al senso estetico, per una consapevolezza di sé totalizzante, consentendo di vivere esperienze indispensabili per un equilibrio di armonia fisica/psichica/emotiva.

Le modalità di insegnamento – apprendimento riconoscono un ruolo importantissimo al corpo nei processi formativi in quanto mezzo di comunicazione non verbale mediante rappresentazione (o messa in scena) di movimento, pertanto non rappresenta limiti a livello interculturale in presenza di BES. Le valenze educative, ricreative, riabilitative dell'attività motoria sono fondamentali per il benessere (wellness) e la salute della persona, in quanto l'organismo umano è nato per compiere movimenti, dunque si necessita di una proposta di politiche sanitarie, scolastiche e sportive adatte a tutte le esigenze e la creazione di nuove infrastrutture.

Thomas Jefferson diceva: "Chi non trova due ore al giorno per fare movimento, sarà costretto a trovare due ore per piangere sulle conseguenze per non averlo fatto". L'attività fisica, infatti, ha effetti positivi a livello psico-fisico e sociale ed è lo stimolo biologico necessario per la conservazione della struttura, delle funzioni degli organi e dei sistemi, riducendo il rischio di patologie e di mortalità.

Lo studio del movimento umano prevede la misura delle variabili che descrivono la cinematica e la dinamica dei segmenti anatomici, raccogliendo dati quantitativi relativi alla meccanica del sistema muscolo-scheletrico mediante due metodi:

  • Osservazione e descrizione del movimento
  • Valutazione del movimento prodotto

La valutazione didattica è un processo pedagogico di tipo qualitativo, espresso tramite indicatori, descrittori e pesi che ne determinano il grado di controllo del movimento. È possibile eseguire le analisi del movimento mediante sistemi optoelettronici, che rilevano sequenze, tempo, tecniche e abilità che possono essere integrate con dati relativi alla forza prodotta, rilevati dalle specifiche piattaforme antecedenti ai test di performance. Importante è anche lo studio dell'alterazione posturale relativa a limitazioni funzionali in ambito riabilitativo. L'insieme delle suddette tecniche danno la possibilità di impostare e valutare interventi riabilitativi, ottimizzare le performance atletiche ed evitare alterazioni motorie, il tutto mediante l'utilizzo di: misure antropometriche e dinamometriche, video analysis e sistemi optoelettronici.

Capitolo 2: Apprendimento motorio

Dal 1898 con William James e la sua teoria della concatenazioni degli effetti motori si è iniziato lo studio scientifico del movimento e del controllo motorio, limitandosi ad aspetti meccanicistici e consequenziali (dallo stimolo dell'organo recettore all'effettuazione dell'organo effettore, dal processo di elaborazione delle cellule nervose alla trasmissione dell'impulso nervoso del movimento programmato) e quindi ad aspetti quantitativi delle capacità condizionali (forza, resistenza, velocità) e delle capacità strutturali, coordinative e condizionali (flessibilità ed elasticità muscolare).

Attualmente si pone l'attenzione anche sugli effetti di tali funzioni in termini di risultato, ridefinendole capacità organico-muscolari, collegando tali studi a quelli della didattica e metodologia dell'insegnamento. L'atto motorio segue un percorso anatomo-fisiologico: un impulso elettrico ha origine nella corteccia cerebrale, scende per le vie piramidali o extrapiramidali, attiva una sinapsi col motoneurone con la conseguente liberazione della sostanza chimica mediatrice, che a sua volta genera la contrazione per effetto elettrochimico.

Le regioni cerebrali dell'area associativa in cui accade ciò, prelevano le informazioni dall'area sensitiva/percettiva e convergono il dato percettivo con quello mnestico: l'esperienza sensoriale è data dalla reazione agli stimoli interni ed esterni (fisici/fisiologici) recepiti dagli organi di senso. L'esperienza percettiva è, quindi, data dall'elaborazione di tali dati comparati ad una traccia mnestica (teoria del circuito di controllo chiuso di Jack Adams, 1979), depositata in memoria ed indipendente dal tipo di analizzatore da cui proviene (esterocettori, telecettori, propriocettori ..) in quanto totalità dei dati.

L'impulso dà origine alla contrazione ma il movimento dipende sempre dall'azione che si intende compiere, come sostenne Nikolaj Alexandrovic Bernstain infatti "per poter dare vita ad un movimento il sistema motorio deve selezionare le modalità d'azione più consone e pertinenti allo scopo da raggiungere", definendo i gradi di libertà che vengono esaminati e selezionati per essere messi in atto (possibilità di azione muscolare), seguendo 3 fasi:

  1. Riduzione, bloccare una o più articolazione per realizzare il movimento a seguito della dimensione della variabilità esecutiva
  2. Esplorazione, allargare la variabilità esecutiva liberando le articolazioni bloccate
  3. Capitalizzazione, analisi finale dell'intero processo adattando il movimento alle circostanze contingenti

È possibile considerare anche un altro modello di controllo motorio, ovvero quello dell'immaginazione motoria, che ha base neurologica nei neuroni a specchio e nella loro organizzazione con le strutture nervose. Le teorie più attendibili di controllo motorio sono:

  • Il modello a circuito chiuso di Matt e Sherrington, che prevede la necessità di feedback e si basa sulla correzione dell'errore con prova ed errori comportando la ripetizione di movimenti. Secondo questo modello il controllo avviene mediante un circuito in cui il cervello analizza e compara l'azione ideata con quella effettuata e, nel caso in cui non coincidano, il cervello invierà nuovi dati elaborati ed effettuerà la correzione, questo grazie ad informazioni di ritorno (feedback), forniti dai diversi recettori quali propriocettori (per muscoli, tendini, articolazioni) e esterocettori (per la pelle). La continua elaborazione di questi dati rende il modello relativamente lento e quindi inadatto per il controllo di movimenti veloci, <200 millisecondi e di movimenti in fase di apprendimento iniziale in quanto non è presente in memoria alcuna traccia mnestica da comparare con quella percettiva. Tale modello ha soprattutto una valenza educativa in quanto consente la metabolizzazione dei feedback con una conseguente riduzione del tempo di esecuzione. Dopo Matt e Sherrington, Jack Addams (1970) elaborò una più dettagliata descrizione del controllo a circuito chiuso, spiegando la possibilità di tracciare i movimenti che si svolgono per la prima volta grazie alla presenza di programmi motori presenti in memoria che, incrociandosi con i dati plurisensoriali dei feedback, si affinano ed elaborano sempre più dettagliatamente, fino all'acquisizione massima, ovvero quando non sarà più necessario apportare correzioni.
  • Il modello a circuito aperto (William James) che non prevede feedback ma un controllo interno alla struttura cerebrale grazie ai pattern sviluppati e definiti durante lo sviluppo autogenetico. Il feedback in questo modello non è più visto come un mezzo per correggere ma il mezzo che permette il susseguirsi dei vari submovimenti in una reazione a catena, fino ad essere completata. Per il controllo di azioni semplici e rapide, il cervello utilizzerà tale modello, gestito dal programma motorio che diviene una rappresentazione astratta della sequenza di un'azione, apportando eventuali correzioni in caso di errore esecutivo.

Entrambi i modelli sono presenti nell'organismo, si compensano e vengono scelti dal cervello in base all'azione da svolgere. La teoria dello schema motorio di Richard A. Schmidt del 1975 risolve il quesito dei movimenti eseguiti al di sotto dei 200 millisecondi: il nostro organismo già possiede una struttura astratta in memoria che prevede il gesto tecnico o l'azione da compiere, poi l'allenamento e la ripetizione permettono di migliorarlo, ciò è dovuto sia al processo filogenetico (ramificazione delle linee di discendenza nell'evoluzione), sia al processo autogenetico (sviluppo biologico per il singolo). Dunque non c'è bisogno del feedback per avviare un movimento in quanto si utilizza il set pre-strutturato dei comandi muscolari.

La ricerca scientifica che fino ad oggi è la più considerata spiega che noi abbiamo un programma motorio generalizzato che può essere modificato dalle componenti coordinative e temporali al nascere di esigenze particolari. Attualmente è in discussione la rappresentazione del cervello a compartimenti stagni che assegna, ad aree corticali distinte, l'elaborazione di informazioni sensoriali a favore di una stretta interconnessione tra informazione sensoriale-percezione-informazione motoria. La percezione però è la somma dei dati grezzi sensoriali e quindi l'organizzazione significativa di essi. Negli anni '90 Giacomo Rizzolatti e i suoi ricercatori scoprirono i "neuroni a specchio", che agiscono sia durante l'azione che alla sola vista dell'azione, elaborando la teoria dell'immaginazione motoria: ovvero la simulazione di un movimento in assenza di attivazione muscolare, che spiega la capacità di comprendere, prevedere e anticipare un'azione e l'acquisizione di nuovi pattern in contesti sportivi.

Il modello di controllo motorio dei gradi di libertà di Alexandrovic Nicolaj Bernstein esclude la possibilità di quantificare il movimento ed ipotizza i movimenti e le forze applicabili all'azione motoria durante il suo apprendimento partendo dalla unicità del soggetto che liberamente agisce sull'ambiente adattandosi ad esso. Le 3 fasi con i range di apprendimento sono:

  1. Riduzione dei gradi di libertà: blocco di una o più articolazioni a seguito della diminuzione della variabilità esecutiva
  2. Esplorazione dei gradi di libertà: allargare la variabilità esecutiva liberando in parte le articolazioni bloccate per perfezionare e correggere
  3. Capitalizzazione dei gradi di libertà: sintesi dell'intero processo adattandolo a circostanze contingenti, consentendo alla creatività di mettere in atto la capacità motoria ad alti livelli

Capitolo 3: Postura ed equilibrio

La motricità umana va considerata nella sua organizzazione come una struttura gerarchica con due funzioni: quella tonica (postura) e quella fisica (movimento). Quando si parla di postura si intende la posizione dell'intero corpo e le posizioni dei segmenti corporei nello spazio. Essa si identifica con il concetto generale di equilibrio, inteso come miglioramento del rapporto tra corpo ed ambiente circostante, cioè quella situazione in cui il soggetto stesso assume una postura o un insieme di posture ideali rispetto alla situazione ambientale.

L'approccio del nostro corpo e il modo in cui ci muoviamo viene influenzato dal passato e determinerà il futuro; in quanto il corpo e i suoi spostamenti prevedono una serie di unità basiche come le posture, schemi posturali e gli schemi dinamici o motori di base. Per assimilare il concetto di postura dobbiamo affermare: "la postura è la posizione che il corpo assume nello spazio e nelle varie situazioni, adattandosi e opponendosi all'azione della forza di gravità".

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nobody_scuola_1990 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e didattica delle attività motorie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Napoli - Parthenope o del prof Raiola Gaetano.
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