Estratto del documento

I test di personalità: quantità e qualità

Presentazione: diagnosi, prognosi e restituzione come rispetto del paziente

Ci vuole tempo per capire e anche il paziente ha bisogno di tempo per potersi mostrare, aprire e sentire più a suo agio nella situazione di test, che è di per sé ansiogena e produttrice di difese e di risposte. Più orecchie ed occhi, inoltre, vedono e ascoltano di più che con un esaminatore solo; il gruppo è necessario alla diagnosi ben temprata: offre uno sguardo di una persona meno coinvolta, ad esempio, ed offre un bagaglio di esperienza superiore a quella del singolo consulente.

Inoltre il paziente può reagire in maniera peculiare alle qualità dei differenti psichiatri e psicologici che l’hanno preso in carico e osservato: le caratteristiche della sua risposta ai vari consulenti segnalano spesso possibili transfert, da tenere in conto per la diagnosi, che sono al contempo importanti indici da tenere di conto per scegliere quale terapia potrebbe essere più fruttuosa e gradita.

Una buona diagnosi deve essere al contempo una buona prognosi; deve cioè cogliere non un ritratto statico del potenziale paziente, ma enucleare le sue specifiche risorse di movimento e di evoluzione nella relazione e nella lunga durata che essa prospetta. È nostro dovere mettere noi stessi e tutto quanto sappiamo a disposizione dell’ascolto del paziente e dei suoi bisogni; il paziente vuole una condivisione, per cui ha diritto ad ottenere un’ampia e generosa restituzione: questa deve essere comunicata in un linguaggio non gergale e da specialista, ma in modo semplice e in termini per lui usufruibili.

Capitolo 1 – Teorie, metodi, strumenti e loro interrelazione

1.1 Passaggio storico

L’approdo prescelto dalla psicologia scientifica è stato quello di proporre via via criteri metodologici di obiettivazione del “fatto psichico”, in grado di indagare e rendere comunicabile la realtà psicologica. Nel 19esimo secolo il problema nodale che la psicologia si trovava ad affrontare, era quello di analizzare un oggetto estremamente soggettivo, evanescente, privo di odore e forma, come la realtà psichica; in questo senso si può comprendere la necessità di ricorrere a un metodo scientifico rigoroso.

Si è registrata quindi la tendenza di alcuni studiosi a formulare in termini matematici leggi generali sul funzionamento psichico, privilegiando l’adozione del metodo sperimentale. In questo modo anche la psicologia ha cominciato ad usare il laboratorio come centro di ricerca.

1.2 Strumenti metodologici

La condotta umana si può esplorare attraverso scienze diverse, come la psicometria, la psicofisiologia, le procedure statistiche operate su dati rilevati sul campo, il neurocomportamentismo e le teorie sullo sviluppo cognitivo.

1.6 Oggetto e metodo

Un oggetto scientifico è tale nella misura in cui viene privilegiato un vertice osservativo in grado di cogliere proprietà, relazioni e nessi funzionali che lo legano ad altri elementi del campo indagato. L’oggetto scientifico non ha una corrispondenza uno a uno con l’oggetto di indagine. Come noto si sono configurate diverse scuole psicologiche, ognuna delle quali ha prodotto una sua definizione di oggetto e quindi di metodo:

  • Gli strutturalisti ritengono che esso sia da ricercarsi nei dati elementari che costituiscono l’esperienza cosciente;
  • I comportamentisti ritengono che sia identificabile nel comportamento, il solo oggettivamente osservabile;
  • Gli psicoanalisti sostengono che esso è rappresentato dai contenuti inconsci dell’attività psichica.

Parallelamente non esiste accordo sul metodo per studiare l’oggetto psichico; gli strutturalisti propongono un metodo introspettivo rispetto a quello oggettivo e sperimentale, sostenuto dai comportamentisti. Gli psicoanalisti a loro volta propendono per il metodo introspettivo e interpretativo. Le varie metodiche di esplorazione in psicologia sono adeguate solo se usate correttamente e in un contesto coerente di ricerca e se non pretendono di uscire dai limiti concettuali e operativi con cui sono stati definiti e costruiti.

L’intelligenza e i test che la misurano, possono ad esempio cogliere solo la sua dimensione logico-matematica, oppure può essere descritta come un altro oggetto, ovvero come processualità di pensiero che a partire da eventi psichici di tipo prelogico (inconsci) può giungere a risolvere problemi costruendo significati per gli eventi.

1.7 I test

Per test si intende una procedura sistematica attraverso la quale viene presentato a una persona un insieme di stimoli in grado di esplicitare particolari risposte valutabili e interpretabili quantitativamente sulla base di criteri specifici o di definiti standard prestazionali. Un reattivo mentale lo si può definire un insieme di prove (item) formulate in modo opportuno, selezionate e ordinate in maniera tale da trarre uno o più indici, il più delle volte numerici e tali da permettere una valutazione o misura il più possibile adeguata a una certa dimensione che si intenda indagare o quantificare con quel tipo di strumento.

Il fine è quello di esaminare il soggetto sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo. Gli elementi fondamentali e sufficienti affinché una data prova possa essere considerata un test, sono:

  • La standardizzazione delle situazioni stimolanti;
  • Una serie di prove di numero e valore tali da permettere una valutazione statisticamente significativa.

Con il termine test di personalità si indicano strumenti di natura differente, che si propongono di misurare gli aspetti della personalità dell’uomo distinti dalle sue capacità intellettive, come i rapporti interpersonali, la motivazione, gli atteggiamenti, gli interessi, ecc; si tratta di situazioni standardizzate in cui il comportamento di una persona viene campionato, osservato, descritto fino a produrre una misura oggettiva e standardizzata di un campione di comportamento. Per situazione standardizzata si intende quella in cui tutto rimane costante tranne il variare delle situazioni individuali. Per misura si intende il prodotto dell’applicazione di regole per classificare o assegnare dei numeri a degli oggetti, in modo che il numero rappresenti la quantità degli attributi o il grado in cui una qualità è presente. Per misura oggettiva si intende una misura replicabile. Per misura standardizzata si intende un singolo dato empirico ricondotto a un sistema di riferimento più generale. Dunque i test di personalità danno la possibilità di attuare o rendere possibile la traducibilità numerica e la trattazione matematica dei dati psicologici e ciò apre ad una conoscenza scientifica della personalità. Tuttavia non è possibile per tutti i test raggiungere il medesimo grado di elaborazione psicometrica:

  • Nei questionari di personalità è inferiore rispetto ai test di intelligenza;
  • Per aspetti della personalità inconsci (test proiettivi) la lettura di tipo psicometrico è inferiore.

Ad ogni modo anche in presenza di dati psicometrici, il problema è quello di dar loro un significato rispetto alla complessità del fenomeno osservato; in questo modo la mente dello psicologo diviene a sua volta strumento di lavoro. I test che si occupano di analizzare la personalità si dividono in due categorie:

  • Oggettivi (o strutturati) -> lo stimolo ammette solo risposte limitate;
  • Proiettivi (o non strutturati) -> lo stimolo è volutamente ambiguo e permette un’ampia gamma di interpretazione da parte del soggetto.

La differenza tra questi due tipi di test non sta nello scopo, ma nel modo con cui vengono raccolte e valutate le informazioni.

1.8 La personalità

Esistono numerose teorie psicologiche di personalità, laddove per personalità si intende l’insieme di facoltà, attitudini, doti che permettono di differenziare gli individui. La coerenza fra metodo e teoria è quindi fondamentale. Sia un programma di ricerca sperimentale che un intervento clinico può contemplare test psicologici; ma mentre in un programma di ricerca sperimentale verranno messe in risalto le dimensioni psicometriche di test, in un programma clinico si darà maggiore rilievo alle potenzialità valutative e psicodiagnostiche degli strumenti e di altri reattivi.

1.9 Evoluzione dei test

Dopo l’iniziale boom di sviluppo dei reattivi psicologici dopo la prima guerra mondiale, i test di intelligenza si trasformarono progressivamente in una metodica rigida per classificare gli individui, indipendentemente dalla loro scala sociale e dalle loro estrazioni economiche e culturale. Sorse quindi un movimento di pensiero contrastante, cui va il merito di aver riportato la riflessione in ambiti critici grazie ai quali in seguito sono stati messi a punto strumenti sempre più perfezionati dal punto di vista della taratura, dell’affidabilità, della precisione e della validità. Negli ultimi decenni è stata posta maggiore attenzione negli aspetti deontologici riguardanti la somministrazione, la valutazione, l’interpretazione e la comunicazione dei risultati di un test.

1.10 Oggetti propri

Se partiamo dall’assioma che la psicologia è una scienza perché ha degli oggetti propri, ne deriva che ha creato un suo linguaggio per parlarne, e ha accumulato nel tempo un patrimonio di conoscenze su di essi. In questo senso, la disciplina psicologica, ottempera al primo criterio di scientificità.

1.11 Linguaggio

I linguaggi di ogni scienza parlano in modo oggettivo dei fatti e contengono al tempo stesso dei criteri che consentono agli interlocutori di decidere della falsità o della verità delle affermazioni costruite intorno ai fatti stessi. I criteri di verità sono così anche criteri di protocollarità: le determinazioni oggettive condivise come vere all’interno di un linguaggio con proprie regole di definizione e di combinazione degli enunciati, sono scientifiche poiché ineriscono a un fatto e lo rendono oggetto scientifico condivisibile con altri soggetti; sono questi criteri operativi che contribuiscono a istituire un piano di intersoggettività. Questa opzione epistemologica tutela la conoscenza scientifica dal rischio dell’ideologia concepita come discorso totalizzante sulla realtà che vuole rendere universale quello che è un vertice osservativo umano, soggettivo o gruppale, ma comunque parziale.

2 – Proprietà e applicabilità di un test in clinica

2.1 Introduzione

Thorndike (1919) affermava che “se qualcosa esiste, deve esistere in una certa quantità, quindi deve essere possibile misurarlo”; attualmente esiste un elevato numero di test per valutare un’infinità di aspetti inerenti alle funzioni psicologiche. Rispondere alla domanda “che cos’è un test?” può rappresentare un compito arduo; adesso vedremo alcune risposte. Secondo il Dizionario di Psicologia (1974) “il test mentale è un insieme di prove consistenti in uno o più compiti da eseguire o problemi da risolvere, proposti o valutabili secondo schemi fissi. Alcune di queste prove consentono una valutazione qualitativa, altre una di tipo quantitativa”.

Boncori (1993) sostiene che “un test è una situazione standardizzata in cui il comportamento di una persona viene campionato, osservato e descritto, producendo una misura oggettiva e standardizzata di un campione di comportamento”. Un’altra modalità di definire/descrivere i test, è quella di dividerli in base all’oggetto che essi misurano; per cui in ambito clinico esistono i test per la valutazione della personalità, delle funzioni cognitive, degli atteggiamenti, dei disturbi affettivi e per la valutazione neuropsicologica.

Molte critiche riguardanti l’uso dei test, derivano in realtà da un errato uso di questi strumenti oppure da una mancata conoscenza dei fondamenti alla base dello sviluppo dei test; questo tipo di critica tuttavia non prende in considerazione il fatto che il test non è una misura “precisa” ma bensì una semplice stima (quindi soggetta a imprecisioni) di quel determinato attributo misurato con quello strumento. Esistono poi delle critiche di natura etica, i quali possono contenere elementi di discriminazione verso minoranze oppure essere invasivi e irrispettosi della privacy del soggetto; per ovviare a questi inconvenienti sono state da tempo pubblicate delle linee guida che forniscono i criteri per la loro costruzione, l’uso e l’interpretazione.

Le diverse fasi inerenti a un test, sono:

  • Costruzione -> implica la selezione di item o procedure che permettano di indagare ciò che si intende valutare con il test; tra le varie modalità per la selezione degli item: 1. Strategia razionale, 2. Approccio teorico, 3. Metodo basato sul criterio o sul confronto tra gruppi, 4. Metodo dell’analisi fattoriale. La 3 e la 4 sono le più utilizzate.
  • Le qualità psicometriche -> ovvero le procedure inerenti alla valutazione dell’attendibilità, validità, standardizzazione che vengono riportate nei manuali che accompagnano un test.
  • La scelta di un test -> rappresenta un momento fondamentale dell’attività clinica. Occorre prendere in considerazione sia le proprietà dei test ma anche le caratteristiche del contesto in cui viene utilizzato.
  • La somministrazione -> necessita di mantenere una costanza delle condizioni per tutti i soggetti che vengono sottoposti alla prova; la costanza riguarda i tempi e i luoghi di somministrazione, ma anche le modalità di presentazione.
  • I risultati -> la conversione dei dati raccolti in valori dai quali si possono trarre delle inferenze.
  • Le scale di controllo -> è importante tener conto la possibilità di distorsione delle risposte che può essere fatta dal soggetto per motivi diversi, ma che comunque ha un’influenza significativa sui risultati ottenuti.

2.2 La valutazione in clinica

Uno dei campi di maggiore applicazione dei test è l’ambito clinico, nello specifico la psicologia clinica che utilizzando una definizione ampia, si occupa della valutazione del funzionamento umano e non può essere ristretta all’ambito psicopatologico, ma spazia dalla psicologia normale a quella anormale. Uno dei punti più delicati in questo ambito, riguarda la procedura di raccolta delle informazioni e della loro catalogazione secondo criteri che fanno riferimento alle diverse teorie psicologiche; assumono importanza nel processo di valutazione l’interferenza di variabili inerenti non solo al soggetto da valutare, ma anche al soggetto che valuta. Quest’ultimo introduce una serie di elementi soggettivi sia nella raccolta che nell’elaborazione delle informazioni ricevute, che influenzano in modo notevole l’esito della valutazione.

Una necessità da tenere presente è inoltre relativa all’esigenza di ottenere informazioni da un considerevole numero di soggetti, per cui si dovrebbe utilizzare una procedura di colloquio che richiede l’impegno di notevoli risorse di tempo per essere effettuata e ancor più dispendioso e difficile quello necessario per la formazione degli intervistatori. Queste problematiche hanno portato allo sviluppo di una branca specifica, la psicometria, che si occupa delle tecniche di costruzione, validazione e uso dei test psicologici; essa è sostenuta dall’applicazione della statistica alla psicologia.

In ambito clinico l’uso dei test rappresenta una delle modalità di conoscenza utilizzate dallo psicologo clinico per lo svolgimento del proprio compito; ciò non lo esime da una buona conoscenza delle proprietà di un test che gli può consentire una corretta selezione dello strumento da impiegare in un determinato contesto, la sua utilizzazione valida e infine l’elaborazione dei risultati ottenuti e il loro impiego secondo gli obiettivi iniziali proposti.

In ambito psicologico le variabili intervenienti estranee alla caratteristica presa in esame, sono maggiori e alcune volte difficilmente controllabili; possono riguardare non solo le condizioni del soggetto, ma anche colui che somministra e l’ambiente in cui viene effettuata la prova. Questi sono alcuni aspetti che concorrono alla riduzione della precisione dei test psicologici. Un secondo punto riguarda il rapporto tra il dato raccolto e l’aspetto psicologico di riferimento; mentre la misura del peso è direttamente riferita al peso del soggetto, i risultati di un test di personalità ad esempio, ci permettono di fare alcune inferenze indirette.

Infine occorre sempre tenere presente che un test psicologico è in relazione con un costrutto teorico, che non è altro che un modello di funzionamento dell’apparato psichico, un’ipotesi da verificare. Quindi: solo conoscendo i limiti dello strumento che si intende utilizzare, è possibile sfruttarne le sue potenzialità.

2.3 Proprietà applicative dei test

2.3.1 La costruzione di un test: scopo e contenuto

Nella costruzione di un test sono di importanza fondamentale le modalità seguite nella sua costruzione, cioè secondo quali criteri sono stati scelti gli item e le modalità utilizzate per l’individuazione dei fattori rilevanti.

  • Uno dei primi metodi impiegati storicamente nella costruzione dei test è la "strategia logico-razionale" che consisteva nell’assegnazione degli item alle diverse scale in base a una scelta razionale inerente all’attinenza dell’item all’aspetto misurato. Questo metodo non viene più utilizzato in quanto determinava notevoli possibilità di distorsione della risposta.
  • Un secondo metodo è quello teorico, che usa per la scelta degli item una teoria di riferimento: le scale ottenute riflettono queste assunzioni; tuttavia permangono.
Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 37
Riassunto esame Metodi della valutazione clinica, prof Fioravanti, libro consigliato: I test di personalità Pag. 1 Riassunto esame Metodi della valutazione clinica, prof Fioravanti, libro consigliato: I test di personalità Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi della valutazione clinica, prof Fioravanti, libro consigliato: I test di personalità Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi della valutazione clinica, prof Fioravanti, libro consigliato: I test di personalità Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi della valutazione clinica, prof Fioravanti, libro consigliato: I test di personalità Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi della valutazione clinica, prof Fioravanti, libro consigliato: I test di personalità Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi della valutazione clinica, prof Fioravanti, libro consigliato: I test di personalità Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi della valutazione clinica, prof Fioravanti, libro consigliato: I test di personalità Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi della valutazione clinica, prof Fioravanti, libro consigliato: I test di personalità Pag. 36
1 su 37
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Aleunifi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi della valutazione clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Fioravanti Giulia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community