Pensieri lenti e veloci
Daniel Kahneman
PARTE 1 - I DUE SISTEMI
1 - I personaggi della storia
Gli psicologi Keith Stanovich e Richard West hanno studiato metodi per capire il
funzionamento dei nostri pensieri e del nostro cervello, sostenendo che quest’ultimo
includa due sistemi:
1. Sistema 1 → un modo automatico che risponde automaticamente ad un
informazione, la elabora al volo. È un meccanismo che si innesca immediatamente,
anche quando è esposto a informazioni che non c’entrano niente con la domanda.
Il sistema 1 opera in fretta ed autonomamente, con poco o nessuno sforzo e
nessun senso di controllo volontario. Le capacità del sistema 1 comprendono
competenze innate che condividiamo con altri animali, o competenze che vengono
sviluppate con la pratica; alcune sono ampiamente condivise, altre sono possedute
solo da specialisti in un determinato campo.
2. Sistema 2 → un modo più razionale che ha bisogno di riflettere a lungo sulla
risposta, risposto non immediata. Il sistema 2 indirizza l’attenzione verso le attività
mentali impegnative che richiedono focalizzazione. Le operazioni del sistema 2
sono molto spesso associate all’esperienza soggettiva dell’azione, della scelta e
della concentrazione. Le operazioni del sistema 2 sono molteplici, ma hanno una
caratteristica comune: richiedono l’attenzione e sono annullate quando questa
viene dissolta.
Il sistema 1 sono le impressioni e sensazioni che originano spontaneamente e sono le
fonti principali delle condizioni esplicite e delle scelte deliberate del sistema 2. Le
operazioni automatiche del sistema 1 generano modelli di idee sorprendentemente
complessi, ma solo il sistema 2, più lento, è in grado di elaborare pensieri in una serie
ordinata di stadi. Disponiamo di un budget limitato di attenzione, che destiniamo a
varie attività, e se cerchiamo di superarlo falliamo. È una caratteristica delle attività
impegnative interferire l’una con l’altra, ed è per questo che è difficile o addirittura
impossibile farne molte alla volta (es. video del gorilla e delle due squadre che devono
fare i palleggi). Vedere e orientarsi sono funzioni automatiche del sistema 1, ma
dipendono dal grado dell’attenzione che viene indirizzata verso lo stimolo del caso.
Entrambi i sistemi sono attivi quando siamo svegli, il sistema 1 funziona in maniera
automatica, mentre il 2 è di norma in una comoda modalità di minimo sforzo in cui
solo una piccola percentuale della sua capacità viene utilizzata. Quando tutto procede
liscio, come nella maggior parte del tempo, il sistema 2 adotta i suggerimenti del
sistema 1 senza praticamente modificarli. Il sistema 2 viene mobilitato quando sorge
un interrogativo cui il sistema 1 non sa rispondere, il 2 si attiva appena viene rivelato
un evento che viola il modello di mondo cui fa costante riferimento il sistema 1.
Quando si accorge che sta per essere commesso un errore, il sistema 2 è indotto ad
intensificare la sua attività. In sostanza, la maggior parte di quello che noi (il nostro
sistema 2) pensiamo e facciamo origina il sistema 1, ma il sistema 2 prende il
sopravvento quando le cose si fanno difficili e di norma ha l’ultima parola. La divisione
tra i due sistemi è efficiente, anche perché il sistema 1 quasi sempre sa fare bene il
suo valore, ma è però soggetto a bias che ne compromettono il corretto
funzionamento, e richiamano il sistema 2.
2 - Attenzione e sforzo
L’aspetto fondamentale del sistema 2 è che le sue operazioni richiedono uno sforzo,
mentre una delle sue principali caratteristiche è la pigrizia, la riluttanza ad impegnarsi
più dello stretto necessario. Di conseguenza i pensieri e le azioni di cui il sistema 2 si
ritiene responsabile sono in realtà guidati dal sistema 1; ma vi sono compiti vitali che
solo il sistema 2 sa eseguire. Il sistema 2 è l’unico in grado di seguire regole,
confrontare le varie caratteristiche di alcuni oggetti e operare scelte oculate tra varie
opzioni. Il sistema automatico 1 non possiede queste capacità: individua relazioni
semplici ed eccelle nell’integrare i dati relativi a una sola cosa, ma non è in grado di
gestire simultaneamente vari argomenti distintivi, né sa combinare informazioni
task sets
eterogenee. Una capacità cruciale del sistema 2 è quella di adottare , ossia
di programmare la memoria in maniera che obbedisca a un’istruzione che va al di là
delle risposte abituali. Anche se sei chiamato a svolgere un esercizio che non ti viene
naturale e al quale non sei abituato, il sistema 2 ti consentirà di portarlo a termine.
3 - Il controllore pigro
A meno che non ci troviamo in una situazione che ci rende insolitamente vigili e
guardinghi, monitorare quello che accade nell’ambiente o nella nostra testa richiede
ben poco sforzo. Di norma è facile e assai piacevole camminare e nel contempo
pensare, ma se spinte all’estremo queste due attività possono entrare in competizione
per contendersi le limitate risorse del sistema 2. L’autocontrollo ed il pensiero
attingono allo stesso, limitato, budget di sforzo. Il lavoro cognitivo non è sempre
avversivo, ci sono casi in cui la gente svolge compiti considerevoli per lunghi periodi
senza dover impegnare eccessivamente la propria forza di volontà, questa situazione
si chiama flusso. Un “flusso” è uno stato di concentrazione naturale, una
concentrazione così profonda da far perdere il senso del tempo, di sé stessi e dei
propri problemi. Il flusso separa nettamente le due forme di sforzo: la concentrazione
sul compito e il controllo intenzionale dell’attenzione. Sia l’autocontrollo sia lo sforzo
cognitivo sono forme di lavoro mentale.
L’indaffarato, “svuotato” e pigro sistema 2
Il sistema 1 influisce di più sul comportamento quando il sistema 2 è indaffarato; le
persone che sono cognitivamente indaffarate hanno anche più probabilità di compiere
scelte egoistiche, usare un linguaggio sessista e formulare giudizi superficiali in
società. L’autocontrollo richiede attenzione e sforzo, controllare pensieri e
comportamenti è uno dei compiti del sistema 2. Uno sforzo di volontà o di
autocontrollo genera stanchezza, se ci si è dovuti imporre di fare una cosa, si è meno
disposti o meno capaci di esercitare l’autocontrollo quando insorge un nuovo
problema; questo fenomeno si chiama deplezione dell’io. Attività molto impegnative
per il sistema 2 richiedono autocontrollo, e l’esercizio di autocontrollo è sempre
spiacevole e “svuotante”. Diversamente dal carico cognitivo, la deplezione dell’io è
una perdita di motivazione, almeno in parte. Dopo aver esercitato l’autocontrollo per
affrontare un compito, non abbiamo più voglia di sottoporci a sforzo per affrontare un
altro, anche se ne saremmo in grado ove fosse proprio necessario. La deplezione
dell’io non è lo stesso stato mentale di chi è cognitivamente indaffarato. Quando si è
attivamente coinvolti in ragionamenti cognitivi o impegnati in un compito che richiede
autocontrollo, il livello di glucosio nel sangue cala.
Una delle principali funzioni del sistema 2 è monitorare e controllare pensieri ed azioni
suggeriti dal sistema 1, permettendo ad alcuni di esprimersi direttamente nel
comportamento e reprimendo o modificando gli altri. Molte persone sono troppo sicure
delle loro intuizione e tendono a riporre in esse troppa fiducia; trovano lo sforzo
cognitivo leggermente sgradevole e lo evitano più che possono. Questo si verifica
quando si troviamo di fronte dei problemi da risolvere di entità semplice, la prima
risposta che ci viene alla mente tendiamo considerare sia quella vera. L’idea che
questa ipotesi sia vera rende difficile controllare la logica del ragionamento, e la
maggior parte della gente non si disturba a riflettere sul problema, anche se questo è
semplice e avrebbe richiesto pochi secondi in più di concentrazione e riflessione. La
facilità con cui pur di non pensare si accetta una risposta superficiale è la
dimostrazione di come l’autocontrollo ed il sistema 2 di queste persone siano “pigri”. Il
sistema 1 è impulsivo ed intuitivo, il sistema 2 è cauto e capace di ragionare, ma
almeno in alcuni soggetti, è pigro. Riconosciamo analoghe differenze tra gli individui:
alcuni sono più simili al sistema 2, mentre altri assomigliano di più al sistema 1.
4 - Il meccanismo associativo
La costellazione delle reazioni avviene in maniera rapida, automatica e spontanea, non
l’hai voluta e non l’hai potuta impedire, è un’operazione del sistema 1. L’attivazione
associativa significa che le idee che sono state evocate innesca molte altre idee, in
una cascata sempre più grande di attività celebrale. La caratteristica fondamentale di
questa complessa serie di eventi mentali è la coerenza, ogni elemento è connesso
all’altro e ciascuno sostiene e rafforza gli altri. Tutto questo accade in fretta e
simultaneamente, producendo un modello che si rafforza di risposte cognitive,
emozionali e fisiche insieme varie e integrate, “associativamente coerente”. Il
meccanismo che provoca monti di questi eventi è noto, ed è l’associazione di idee,
tutti capiamo in base all’esperienza che le idee si succedono in maniera abbastanza
ordinata l’una all’altra nella mente conscia.
I miracoli del “priming”
Fino a pochi decenni fa l’unico modo per studiare le associazioni era di fare domande
come “qual è la prima cosa che ti viene in mente quando dico…?”. Il priming avviene
quando un’informazione che mi viene data influenza la decisione che prendo, anche se
quell’informazione non ha niente a che fare con la domanda che mi viene chiesta. Il
priming è un sistema mnemonico inconscio che consente ad uno stimolo (verbale,
uditivo, visivo) al quale si è stati esposti una prima volta, di essere riconosciuto le
volte successive, ma senza averne consapevolezza. Il priming non è limitato ai soli
concetti e alle parole, ma può essere sperimentato anche con i comportamenti; anche
gesti semplici e comuni influenzano inconsciamente i nostri pensieri e sentimenti. Non
lo sappiamo dall’esperienza conscia, naturalmente, ma dobbiamo accettare l’idea che
le nostre azioni ed emozioni siano innescate da eventi di cui non siamo neppure
consapevoli. Oggi sappiamo che gli effetti priming si insinuano in ogni aspetto della
nostra vita, le scoperte in questo campo possono minare l’immagine di noi stessi come
artefici autonomi delle nostre scelte e dei nostri giudizi. Un esempio è il tema del
denaro, che spesso stimola l’individualismo, la riluttanza a legare con gli altri,
dipendere dagli altri o accettarne le richieste. Vivere in una cultura che ci circonda di
stimoli relativi al denaro tende a forgiare il comportamento e l’atteggiamento in modi
di cui non si è consapevoli, e di cui non si dovrebbe andare orgogliosi. La tua
esperienza soggettiva consiste in gran parte nella storia che il tuo sistema 2 racconta
a se stesso riguardo a quanto accade. I fenoli di priming insorgono nel sistema 1, e
non si un accesso conscio ad essi. Il sistema 1 fornisce impressioni che spesso si
trasformano nelle nostre convinzioni, ed è la fonte degli impulsi che spesso diventano
le nostre scelte e le nostre azioni. Esso da una tacita interpretazione di quello che
accade a noi e nella realtà attorno a noi, collegando il presente con il passato recente
e con le aspettative riguardanti il futuro prossimo.
5 - Fluidità cognitiva
La fluidità cognitiva può essere facile o difficile:
• Facile è un segno che le nostre cose stanno andando bene, niente minacce, niente
notizie importanti, nessun bisogni di ridirigere l’attenzione o mobilitare gli sforzi;
• Difficile indica che esiste un problema che richiede una maggiore mobilitazione del
sistema 2. In questo caso si parla di tensione cognitiva, che è influenzata sia
dall’attuale livello di sforzo, sia dalla presenza di richieste insoddisfatte.
Nella figura a destra, nella prima colonna vediamo le cause che portano alla fluidità
cognitiva, nella terza colonna le sue conseguenze. Quando siamo in uno stato di
fluidità cognitiva, siamo con tutta probabilità di buon umore, ci piace quello che
udiamo, ci fidiamo delle nostre intuizioni, e sentiamo che la nostra attuale situazione è
confortevolmente familiare. È anche probabile che pensiamo in maniera informale e
superficiale. Quando invece siamo sotto tensione, tendiamo ad essere vigilanti e
sospettosi, facciamo più fatica a compiere le azioni in cui siamo impegnati, ci sentiamo
meno a nostro agio, commettiamo meno errori ma siamo anche meno intuitivi e meno
creativi del solito.
• Illusioni del ricordo → abbiamo maggiore fluidità cognitiva davanti ad una parola
già vista in precedenza, ed è questo senso di fluidità che ci da un’impressione di
familiarità. I vari modi di indurre fluidità o tensione cognitive sono intercambiabili:
spesso non sappiamo esattamente che cosa rende le cose cognitivamente facili o
difficili, è così che insorge l’illusione di ricordo.
• Illusioni di verità → le illusioni prevedibili si verificano inevitabilmente se un
giudizio si basa su un’impressione di fluidità o tensione cognitive. Un modo sicuro
per indurre la gente a credere a cose false è la frequente ripetizioni, perché la
familiarità non si distingue facilmente dalla verità.
Come scrivere un messaggio persuasivo?
Il principio generale è che qualunque cosa facciamo per ridurre la tensione cognitiva è
utile, sicché dovremmo prima di tutto rendere una frase massimamente leggibile
(caratteri grandi). Oltre che semplice, cerchiamo di rendere il nostro messaggio
memorabile. Traduciamo, se possibile, in versi le nostre idee, perché avranno più
possibilità di essere considerate vere. Infine, se citi una fonte, scegline una con un
nome facile da pronunciare. Il sistema 2 è pigro e lo sforzo mentale è avversivo, chi
riceve il nostro messaggio desidera stare il più possibile alla larga da qualunque cosa
gli ricordi uno sforzo, compresa una fonte dal nome impronunciabile. Il senso di fluidità
o tensione ha cause multiple ed è difficile distinguerle l’una dall’altra, ma non
impossibile. Quando è fortemente motivata a farlo, la gente riesce a riconoscere alcuni
dei fattori superficiali che producono illusioni. La maggior parte delle volte però, il
pigro sistema 2 adotta i suggerimenti del sistema 1 e procede oltre.
Da un lato si prova tensione cognitiva quando ci si impegna in faticose operazioni del
sistema 2, dall’altro l’esperienza alla tensione cognitiva, qualunque ne sia la fonte,
tende a mobilitare il sistema 2, inducendo le persone a passare dalla modalità intuitiva
e informale di risoluzione dei problemi (sistema 1) alla modalità analitica di maggiore
impegno (sistema 2). Pare sia una caratteristica del sistema 1 che la fluidità cognitiva
sia associata a sentimenti positivi, la ripetizione induce fluidità cognitiva e una
confortevole sensazione di familiarità. Per sopravvivere in un mondo spesso
pericoloso, un organismo deve reagire prudentemente ad uno stimolo nuovo,
ritirandosi e provando paura. Il ruolo della fluidità cognitiva nel giudizio fu confermato
sperimentalmente: le manipolazioni che la accrescono (priming, caratteri chiari,
esposizione precedente ai termini) aumentano la tendenza a vedere le parole come
collegate. Un’altra scoperta è il potente effetto dell’umore su questa performance
intuitiva: buon umore, intuizione, creatività e credulità vanno insieme al sistema 1. Al
polo opposto, tristezza, vigilanza, sospetto, forte impegno mentale, vanno insieme al
sistema 2. Il buon umore allenta il controllo del sistema 2 sul rendimento: quando è
allegra la gente diventa più intuitiva e creativa, ma anche meno vigile e più soggetta a
errori logici.
6 - Norme, sorprese e cause
L’attivazione dei meccanismi associativi si diffonde automaticamente, ma noi (sistema
2) abbiamo una certa capacità di controllare la ricerca della memoria e anche di
programmarla in maniera che rilevare un evento nell’ambiente possa attirare
l’attenzione. La principale funzione del sistema 1 è mantenere e aggiornare un
modello del nostro mondo personale che rappreseti cosa sia normale al suo interno. Il
modello è costituito tramite associazioni capaci di collegare le idee relative a
circostanze, eventi, azioni e risultati che si presentano tutte con una certa regolarità
nello stesso momento o in un lasso di tempo relativamente breve. La capacità di
stupirsi è un aspetto essenziale della nostra vita mentale, e la sorpresa stessa è
l’indicazione più sensibile di come capiamo il mondo e di cosa ci aspettiamo da esso.
vi sono due principali varietà di sorpresa. Alcune aspettative sono attive e consce:
sappiamo che stiamo aspettando un particolare evento. Ma esiste una categoria molto
più ampia di eventi che prevediamo passivamente: non l aspettiamo, ma non siamo
sorpresi quando accadono. Sono avvenimenti che sono normali in una situazione,
anche se non abbastanza probabili da essere attivamente attesi. In alcune circostanze,
le aspettative passive diventano all’improvviso attive. Basta una ripetizione minima
perché una nuova esperienza sia percepita come normale.
La teoria della norma spiega il meccanismo con cui la nostra mente percepisce
come straordinario, oppure come normale. Gli eventi ci appaiono più normali quando
essi fanno riferimento ad un episodio originale: la p
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