CAPITOLO 4: reddito e spesa
4.1 Offerta aggregata, domanda aggregata e prodotto d’equilibrio. Il livello dell’attività economica è governato dalle forze
dell’offerta aggregata e della domanda aggregata:
L’OFFERTA (la quantità di beni e servizi che un sistema economico e in grado di produrre) dipende dai fattori produttivi
disponibili e dallo stato della tecnologia.
A tal proposito la FUNZIONE DELLA PRODUZIONE rappresenta in modo sintetico la relazione che intercorre fra input e
output. Supponiamo per semplicità che tutti i fattori produttivi siano riconducibili a due: il LAVORO (N) e il CAPITALE (K).
L’equazione [1] indica che il PRODOTTO INTERNO LORDO (Y) dipende dalle quantità disponibili di tale due fattori e dallo
STATO DELLA TECNOLOGIA (T): Y = F (K, N, T) [1]
• dove F è il simbolo di “funzione” (indicante che la variabile Y dipende dalle variabili tra parentesi), mentre
T rappresenta lo stato della tecnologia. A parità di K e N, quanto più alto è il parametro T (ossia quanto più è
avanzata la tecnologia) tanto maggiore sarà Y.
Indichiamo con Y* il massimo livello di prodotto che è possibile ottenere quando tutti i fattori sono pienamente
impiegati. Quindi, Y* può anche essere definito PRODOTTO POTENZIALE o PRODOTTO DI PIENO IMPIEGO dei fattori
produttivi.
• Nel BREVE PERIODO il capitale (K), la forza lavoro (FL) e la tecnologia (T) sono dati e quindi anche Y* assume un
valore determinato.
Il prodotto effettivo (Y) potrà quindi variare tra 0 e Y*, mentre l’occupazione (N) potrà oscillare tra 0 e FL.
• Invece, nel LUNGO PERIODO Y* potrà crescere, a condizione che la popolazione e quindi la forza lavoro aumentino,
si sviluppi il progresso tecnologico e il capitale sia incrementato dall’investimento.
La DOMAND AGGREGATA (AD) (la quantità totale dei beni richiesta dal sistema economico) si ottiene sommando la
SPESA PER CONSUMI (C), a quella PER INVESTIMENTI (I), alla SPESA PUBBLICA (G) e alle ESPORTAZIONI NETTE (NX):
AD = C + I + G + NX [2]
Il prodotto (Y) si trova al LIVELLO DI EQUILIBRIO quando la quantità di beni offerta è uguale a quella domandata. Perciò,
l’economia è in equilibrio di breve periodo quando: Y = AD [3]
Infatti, quando la domanda aggregata NON E’ UGUALE al prodotto offerta dalle imprese, come effetto immediato si ha
una VARIAZIONE NON PROGRAMMATA DELLE SCORTE (IU):
• Se la PRODUZIONE E’ SUPERIORE ALLA DOMANDA AGGREGATA si hanno investimenti in scorte non programmati,
ossia IU > 0; a mano a mano che si accumulano scorte in eccesso, le imprese riducono la produzione finché la quantità
prodotta e la domanda aggregata non sono di nuovo in equilibrio.
• Al contrario, se la PRODUZIONE E’ INFERIORE ALLA DOMANDA le scorte diminuiscono, IU < 0, e la produzione viene
aumentata fino al ripristino dell’equilibrio, ossia fino a che Y = AD e IU = 0.
Da ciò possiamo trarre alcune conclusione significative:
( = )
1) In primo luogo, osserviamo che se la il PRODOTTO EFFETTIVO D’EQUILIBRIO E’ INFERIORE AL PRODOTO
POTENZIALE ovvero se Y < Y*, si avrà anche N < FL e quindi una parte della forza lavoro rimarrà disoccupata.
Se questa situazione dovesse durare a lungo è possibile che i lavoratori accettino decurtazioni del salario e le
imprese siano indotte a diminuire i prezzi dei loro prodotti.
2) Il caso opposto è quello in cui LA DOMANDA AGGREGATA (AD) ECCEDE LA PRODUZIONE DI PIENO IMPIEGO (Y*). In
tal caso, poiché l’occupazione non può andare oltre la forza lavoro disponibile, i salari e i prezzi tenderanno ad
aumentare.
4.2 Funzione del consumo, domanda aggregata e reddito d’equilibrio. In generale è possibile affermare che la domanda
di beni di consumo cresce all’aumentare del reddito. La RELAZIONE TRA CONSUMO E REDDITO è descritta dalla funzione
del consumo.
4.2.1 Funzione del consumo. La FUNZIONE DEL CONSUMO dipende dal REDDITO DISPONIBILE (YD), ossia dal reddito che
resta al settore privato dopo che lo Stato ha prelevato le imposte ed effettuato i trasferimenti.
Però, ipotizzando l’assenza del settore pubblico il REDDITO DISPONIBILE (YD) E’ UGUALE AL REDDITO TOTALE CHE A SUA
VOLTA E’ UGUALE AL PRODOTTO.
Ciò premesso, supponiamo che la funzione del consumo abbia la seguente forma lineare:
̅ ̅ ̅
= + = + > 0
con e 0 < c < 1 [4]
L’equazione [4] è illustrata dalla linea in basso nella FIGURA 4.1:
• ̅
La variabile , l’intercetta, rappresenta il livello del consumo quando il reddito è uguale a 0. Più esattamente
rappresenta i fattori diversi dal reddito che incidono sul consumo, come il possesso di un patrimonio composto da
attività finanziarie.
• IL CONSUMO POI AUMENTA CON IL LIVELLO DEL REDDITO: per ogni euro in più di reddito il consumo aumenta di un
importo pari al coefficiente (c).
Quest’ultimo prende il nome di PROPENSIONE MARGINALE AL CONSUMO e di norma è minore di 1 e ciò implica
che, per ogni euro aggiuntivo di reddito, soltanto una frazione (c) è spesa per il consumo.
4.2.2 Domanda aggregata, reddito e prodotto d’equilibrio. Consideriamo ora un’altra componente della domanda
aggregata, ovvero gli INVESTIMENTI, stabilendo che la domanda di essi sia AUTONOMA, ossia indipendente dal livello del
reddito. Pertanto, poniamo: ̅
= [5]
Procediamo ora alla soluzione del MODELLO REDDITO-SPESA composto dalle cinque equazione e dalle seguenti cinque
incognite: Y, N, AD, C, I. Per trovare la soluzione, sostituiamo le equazioni [4] e [5] nella [2] e ricordano che per il
momento abbiamo posto G e NX uguali a zero e Y = YD, otteniamo la seguente funzione di domanda aggregata:
̅ ̅
AD = C + I = + cY +
̅ ̅
̅
+ ≡
Ponendo, per semplificare, si perviene al seguente risultato:
̅
= + [6]
L’equazione [6] è rappresentata dalla linea in alto nella FIGURA 4.1:
• ̅ ̅ ̅
≡ +
La parte della spesa costituita da è indipendente dal reddito e rappresenta l’intercetta della funzione.
Inoltre, come si può osservare, la domanda aggregata aumenta con il livello del reddito. Anche l’inclinazione di
questa funzione è data da (c).
Il passo successivo consiste nell’utilizzare la funzione di domanda aggregata [6] e la condizione di equilibrio del sistema
[3] per determinare il livello di equilibrio della produzione del reddito.
• Nella FIGURA 4.1 la [3] è rappresentata dalla retta inclinata di 45°. Tale retta individua i punti in corrispondenza dei
quali il prodotto è uguale alla domanda aggregata (Y = AD).
• L’equazione [6], avendo un’inclinazione pari a c < 1, incrocia necessariamente la retta dei 45°, che ha un’inclinazione
uguale a 1 e quindi maggiore.
L’incrocio avviene nel punto E, che può essere considerato una posizione di equilibrio del sistema poiché in
corrispondenza di tale punto spesa programmata (AD) e produzione (Y) coincidono. rappresenta quindi il valore
0
di equilibrio di Y e di AD.
4.2.3 Formula del prodotto di equilibrio. Il prodotto di equilibrio può anche essere determinato con un’espressione
algebrica ricavata sostituendo nell’equazione [3], al posto di AD, l’espressione data dall’equazione [6]:
̅
= + [7]
Poiché Y compare in entrambi i lati dell’equazione [7], si possono raccogliere i termini comuni e risolvere rispetto al
prodotto e reddito di equilibrio: 1 ̅
= [8]
0 1−
L’equazione [8] mette in evidenza che “IL LIVELLO DEL PRODOTTO DI EQUILIBRIO E’ TANTO PIU’ ELEVATO QUANTO
(̅
MAGGIORI SONO LA PROPENSIONE MARGINALE AL CONSUMO (c) E LA SPESA AUTONOMA ).
Inoltre, partendo da tale equazione è possibile mettere in relazione le variazioni del prodotto con le variazioni della spesa
autonoma, nell’ipotesi che il parametro (c) rimanga invariato:
1 ̅
= [9]
1−
4.2.4 Risparmio e investimento. La condizione di equilibrio del sistema (Y = AD) può anche essere espressa nel seguente
modo: nella posizione di equilibrio l’investimento programmato è uguale al risparmio.
Per capire questa seconda relazione si deve tener presente che il reddito disponibili (YD) può essere destinato al
consumo oppure al risparmio. Poiché in un’economia chiusa agli scambi con l’estero e senza l’intervento dello Stato,
YD = Y, possiamo anche scrivere: Y = C + S [10]
Inoltre, ricordiamo dall’equazione [2] che se G e NX sono pari a zero, la domanda aggregata è data semplicemente dal
consumo e dall’investimento, ossia: AD = C + I [2a]
Infine, data la condizione di equilibrio (equazione [3]), otteniamo, sostituendo le equazioni [10] e [2a] nella [3]:
C + S = C + I, e quindi: S = I [11]
Come si voleva dimostrare, in equilibrio il risparmio è uguale all’investimento. Di conseguenza, le equazioni [3] e [11]
sono due modi del tutto equivalenti per definire la condizione di equilibrio del sistema.
Se definiamo PROPENSIONE MARGINALE AL RISPARMIO l’espressione s = 1 – c, che ha un valore positivo, notiamo che
anche il risparmio è funzione crescente del livello del reddito, ovvero:
−̅
= + [12a]
4.3 Moltiplicatore dinamico. A prima vista sembrerebbe che un incremento iniziale dell’investimento pari a 1 euro faccia
crescere il reddito di equilibrio soltanto di 1 euro; ma le cose non stanno così:
• L’incremento della produzione sollecitato dalla maggiore domanda comporterà, infatti, un aumento del reddito che
a sua volta sarà speso in gran parte (nella frazione “c”) per beni di consumo.
Definiamo SPESA INDOTTA questo secondo flusso di spesa originato dall’impulso autonomo iniziale.
• La produzione crescerà ulteriormente per soddisfare la nuova spesa indotta, saranno assunto nuovi lavoratori e,
quindi, anche il reddito complessivo aumenterà generando una seconda ondata di spesa per consumi
Questo processo continuerà a lungo, ma si andrà progressivamente esaurendo:
(̅)
1) La prima fase inizia con un AUMENTO DELLA SPESA AUTONOMA ; quindi, si ha un CORRISPONDENTE AUMENTO
̅
DELLA PRODUZIONE PARI a per soddisfare la domanda aggiuntiva.
2) Questo incremento della produzione si traduce in un EGUALE AUMENTO DEL REDDITO che, attraverso la propensione
̅
marginale al consumo (c) genera nella seconda fase una spesa indotta pari a . ̅
3) Supponete ancora che, per adeguarsi alla domanda aggiuntiva, la produzione cresca di un ammontare pari a ,
così come il livello del reddito. Ciò porta a una TERZA FASE DI CONSUMO INDOTTO, che è uguale all’ultimo
(̅) ̅
2
=
incremento di reddito moltiplicato per propensione marginale al consumo, ossia .
2
Poiché c < 1, il termine sarà minore di “c” e, di conseguenza la spesa aggiuntiva della terza fase sarà inferiore a quella
della fase precedente.
Se si scrive per esteso la successione di nuove spese indotte, che si aggiungono all’aumento iniziale della domanda
autonoma, si ottiene l’aumento cumulato di AD dopo n fasi:
̅ ̅ ̅ ̅ ̅
2 3 −1
= + + + + ⋯ [15]
L’equazione [15] è un PROGRESSIONE GEOMETRICA, ovvero una successione di numeri tale che la ragione, vale a dire il
rapporto tra un termine e il precedente, è sempre costante. Nel nostro caso la ragione è c < 1 e, di conseguenza, i
termini della progressione sono decrescenti.
Il valore finale della somma di tali termini, ovvero il valore cumulato di per n tendente all’infinito, è dato dalla
seguente formula: 1 ̅
= = [16]
1−
Dall’equazione [16] si ricava che la variazione complessiva della spesa aggregata è uguale a un multiplo dell’incremento
della spesa autonoma.
Il fattore prende il nome di MOLTIPLICATORE: esso indica l’entità della variazione del prodotto di equilibrio
−
determinata da un aumento della spesa autonoma pari a 1 unità.
Per il concetto di moltiplicatore, data la sua importanza, introduciamo un nuovo simbolo. In questo specifico in cui sono
assenti il settore pubblico e il commercio estero, indichiamo il moltiplicatore con α:
α = [17]
−
Dall’esame dell’equazione [17] si ricava che MAGGIORE E’ LA PROPENSIONE MARGINALE AL CONSUMO (c), MAGGIORE
SARA’ IL MOLTIPLICATORE: nel complesso, il meccanismo del moltiplicatore indica che il prodotto varia ala variare della
spesa autonoma e che la sua variazione può essere più ampia di quella della spesa autonoma.
4.3.1 Rappresentazione grafica del moltiplicatore. La FIGURA 4.3 illustra l’effetto di un incremento della spesa autonoma
sul livello di equilibrio del reddito:
• ̅ ̅
′
L’equilibrio iniziale di trova nel PUNTO E, dove il reddito è . Si ha un incremento della spesa autonoma da ad ,
0
che è rappresentato da uno spostamento verso l’alto della curva di domanda aggregata da AD ad AD’: ciò significa
̅ ̅ ̅
′
= −
che a ogni livello di reddito, la spesa aggregata è maggiore di un importo pari a .
• La domanda aggregata adesso supera il livello iniziale del prodotto (reddito) e, di conseguenza, le scorte delle
′
aziende cominciano a calare. Le imprese reagiranno aumentando la produzione, supponiamo fino al livello .
• Questa espansione della produzione genera nuove spese indotte per beni di consumo, facendo salire la domanda
aggregata sino ad e riduce al tempo stesso lo scarto tra domanda aggregata e prodotto alla distanza verticale FG.
Tale divario diminuisce poiché c < 1.
• ′ 0′
Il nuovo punto di equilibrio è e il corrispondente livello di reddito .
L’entità della variazione del reddito che consente di ripristinare l’equilibrio dipende da due fattori: INCREMENTO DELLA
SPESA AUTONOMA e DALLA PROPENSIONE MARGINALE AL CONSUMO (pendenza della curva AD). Maggiori sono questi
due elementi, maggiore sarà la variazione del reddito.
4.4 Settore pubblico. Il settore pubblico esercita un’influenza diretta sul livello di equilibrio del reddito in due
distinti modi:
1) ATTRAVERSO LA SPESA PUBBLICA PER BENI E SERVIZI (G) che è una componente della domanda aggregata.
2) ATTRAVERSO LE IMPOSTE E I TRASFERIMENTI (TA e TR) che incidono sul reddito disponibile (YD), ossia il reddito che
è a disposizione delle famiglie da destinare al consumo o al risparmio.
Dunque, il reddito disponibile (YD) è dato dal reddito, più i trasferimenti, meno le imposte, ossia:
= + − [18]
Pertanto, la funzione del consumo diventa:
= ̅ + = ̅ + ( + − ) [4a]
Infine, occorre specificare le caratteristiche della POLITICA FISCALE, termine con il quale indichiamo la linea d’azione
adottato dallo Stato riguardo all’entità della spesa pubblica per beni e servizi, all’ammontare dei trasferimenti e al
sistema delle entrate fiscali. ̅ ̅̅̅̅
Ipotizziamo che l’ammontare della spesa pubblica e quello dei trasferimenti siano costanti, rispettivamente e , e
che lo Stato applichi un’IMPOSTA PROPORZIONALE SUL REDDITO, vale a dire prelevi una frazione del reddito pari a (t)
sotto forma di imposte. Sintetizziamo queste ipotesi nel seguente modo:
̅ ̅̅̅̅
= = = [19]
Dunque, possiamo riscrivere la funzione del consumo:
̅ ̅
̅̅̅̅ ̅̅̅̅
= + ( + − ) = + + (1 − ) [4b]
• Come si può notare dall’equazione [4b], la PRESENZA DEI TRASFERIMENTI (TR) fa crescere la spesa autonoma per i
consumi di un importo pari alla propensione marginale al consumo del reddito disponibile (c) moltiplicata per
l’ammontare dei trasferimenti.
• Viceversa, le IMPOSTE SUL REDDITO fanno diminuire i consumi, poiché il reddito disponibile della famiglie e, quindi,
il loro potere d’acquisto al netto delle imposte.
Di conseguenza, mentre la propensione marginale al consumo sul reddito disponibile (YD) rimane uguale a (c), la
propensione marginale al consumo sul reddito complessivo (Y) diventa c (1 – t), dove la frazione (1 – t) rappresenta la
parte del reddito che rimane alla famiglie dopo il pagamento delle imposte.
A questo punto possiamo ottenere la FUNZIONE DI DOMANDA AGGREGATA IN CASO DI PRESENZA DELLO STATO:
AD = A + c (1 – t) Y [20]
La pendenza della curva di domanda aggregata in caso di presenza dello Stato è inferiore a quella dell’equazione [6]
perché ora è data da c (1 – t) anziché semplicemente da c.
4.4.1 Reddito di equilibrio. Riprendiamo l’equazione [3] e riscriviamola sostituendo al posto di AD l’espressione ricavata
dall’equazione [20]: Y = A + c (1 – t) Y
Per trovare il nuovo reddito di equilibrio possiamo risolvere l’equazione raccogliendo i termini in Y:
1 (̅ ̅
̅̅̅̅ ̅ )
= + + + [21]
0 1−(1−)
confrontando il reddito di equilibrio in presenza dello Stato [21] con il reddito di equilibrio in assenza dello Stato [8],
notiamo notevoli differenze:
• Innanzitutto, essa fa aumentare la spesa autonoma di un importo pari agli acquisti di beni e servizi da parte dello
(̅ ̅̅̅̅
) ( ).
Stato e alle spese di consumo indotte dai trasferimenti ne
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