CHE COS’E’ LA MACROECONOMIA?
è lo studio dell’economia tende ad assumere la prospettiva d’analisi più
La macroeconomia
MACROSCOPICA possibile, quindi a considerare il sistema economico come un AGGREGATO
dove le scelte sono date dall’INSIEME degli individui.
Quando nacque la disciplina il sistema economico era considerato lo STATO NAZIONALE e
le tematiche rientravano all’interno di un UNICO ambito: l’ECONOMIA
prima del 1920-1930
POLITICA (no distinzione tra MICRO/MACRO economia).
L’economista John Maynard Keynes fu colui che per primo sviluppò il termine di macroeconomia,
quando nel 1936 scrisse la “Teoria generale dell’occupazione e dell’interesse”.
di quest’opera gli stati nazionali adottavano la filosofia economica solo negli AFFARI di
Prima
stato:
Inizialmente la concezione economica prevalente era quella del BULLIONISMO, secondo
la quale la ricchezza di un paese era proporzionale ai METALLI PREZIOSI posseduti, i
quali si accumulavano con il MERCANTILISMO, sfavorendo così le importazioni e
incoraggiando le esportazioni (PROTEZIONISMO PRIMITIVO)
la quale aveva l’obiettivo di spiegare che il
Nacque poi in Francia la FISIOCRAZIA,
protezionismo non poteva funzionare e che la risorsa erano i PROPRIETARI TERRIERI
con i lori prodotti
Furono i primi a parlare di LIBERISMO
Adottarono il pensiero del “laisser faire, laisser passer”
Unico regola economica da seguire era la “Legge di Say” secondo cui l’offerta CREA la
domanda, motivo per il quale si poteva INTERVENIRE sui processi produttivi
Anticipa il CAPITALISMO
Dagli inizi dell’800 fino al 1870 il capitalismo non conosce difficoltà e si conferma essere il sistema
migliore. Nel 1875, tuttavia, abbiamo la prima grande RECESSIONE MONDIALE, a seguito della
quale l’economia SMETTE di crescere.
Quella del 1875-80 è una CRISI DI PROFITTO, che provoca una depressione delle imprese dovuta
ad una nascente COMPETIZIONE.
Per sventare la crisi vengono proposte varie soluzioni:
- Economie pianificate= socialiste e sovietiche
PROPRIETA’ PRIVATA, ma con il CONTROLLO statale
- Economia mista= basata sulla
degli scambi
- Economia dei trust= nascono le CORPORATIONS gli Usa si risollevano dalla grande
depressione
L’economia statunitense prosegue senza intoppi e alla fine della prima guerra mondiale gli
Usa sono la più grande potenza economica, fino a quando nel 1929 la crisi di Wall Street
modifica il quadro economico e la visione dei macrosistemi
COME SONO CREATI I MODELLI MACROECONOMICI?
I modelli macroeconomici si sviluppano tramite le cosiddette VARIABILI AGGREGATE:
- VARIABILI ENDOGENE= variabili che trovano una SPIEGAZIONE o una soluzione
nell’ambito del modello
- VARIABILI ESOGENE= variabili che il modello prende per DATE
1 variabili che descrivono la CONDIZIONE dell’economia (es:
- VARIABILI DI STATO=
PIL)
- VARIABILI DI CONTROLLO= variabili che possono essere MANIPOLATE al fine di
spingere l’economia in qualche direzione (es: SPESA PUBBLICA)
- VARIABILI STOCK= ad esempio la quantità di petrolio
- VARIABILI FLUSSO= ad esempio le emissioni inquinanti
- VARIABILI REALI= variabili RAPPORTATE al livello dei prezzi
- VARIABILI NOMINALI= variabili NON rapportare al livello dei prezzi
PERCHE’ I MACROECONOMISTI SONO SEMPRE IN DISACCORDO TRA
LORO?
Nel pensiero economico esistono due SCUOLE DI PENSIERO FONDAMENTALI, che hanno idee
completamente differenti sul modo di concepire l’economia e su come questa dovrebbe essere
organizzata:
SCUOLA KEYNESIANA SCUOLA NEOCLASSICA
- I mercati di scambio sono - Tutti i mercati sono
IMPERFETTAMENTE PERFETTAMENTE
CONCORRENZIALI, si genera quindi CONCORRENZIALI, se lasciati liberi
DISEQUILIBRIO ECONOMICO di agire
L’unica analisi di rilievo è quella di
- - I mercati sono efficienti se analizzati nel
BREVE PERIODO LUNGO PERIODO
- I prezzi e i salari sono sempre RIGIDI, - I prezzi e i salari sono FLESSIBILI
FISSI e VISCOSI
2 I DATI DELLA MACROECONOMIA
La misura del valore dell’attività economica: il PRODOTTO INTERNO LORDO
Il prodotto interno lordo è spesso considerato l’indicatore più AFFIDABILE dell’andamento di un
sistema economico.
L’obiettivo del PIL è riassumere in un unico numero il VALORE MONETARIO dell’attività
economica in un dato periodo di tempo. Vengono date DUE norme di interpretazione:
- Il PIL è considerato come il REDDITO totale di tutti coloro che partecipano al sistema
economico SPESA totale per l’acquisto dei beni e servizi finali prodotti dal
- Il PIL è considerati come la
sistema economico
In entrambi i casi il PIL è la MISURA dei RISULTATI del sistema economico
Come può il PIL misurare simultaneamente il reddito totale di un sistema e la sua spesa?
Queste due quantità sono in realtà la MEDESIMA cosa: per l’economia nel suo complesso il
reddito non può che essere uguale alla spesa.
(SE immaginiamo un sistema economico che produce un solo bene X dove il PIL misura il
FLUSSO di moneta, possiamo calcolarlo come reddito totale derivante dalla produzione del bene X
o come la spesa totale per l’acquisto del medesimo bene).
Come si calcola il PIL?
Per calcolare il PIL di un’economia complessa è bene dare una definizione più precisa:
il prodotto interno lordo (PIL) è il VALORE DI MERCATO di tutti i beni e i servizi FINALI
prodotti nell’ambito di un sistema economico in un dato PERIODO di tempo.
Poiché prodotti diversi hanno valori diversi il calcolo del PIL è qui di seguito esposto:
PIL= (prezzo x * quantità x) + (prezzo y * quantità y)
- Il PIL misura il valore dei beni e servizi di produzione CORRENTE (la vendita dei beni
USATI non rientra nel computo del PIL)
- Le scorte non rientrano nel computo del PIL
Come si considerano i BENI INTERMEDI ai fini del calcolo del PIL?
Il PIL comprende solo il valore del bene FINALE, infatti aggiungere il valore del bene intermedio
(carne) a quello del bene finale (hamburger) comporta una DOPPIA contabilizzazione.
Un modo per contabilizzare tutti i beni e i servizi finali prodotti nel sistema economico è
SOMMARE il valore aggiunto in ciascuna fase della produzione.
di un’impresa è uguale al
Il VALORE AGGIUNTO valore del suo prodotto meno il valore dei
beni intermedi che ha dovuto acquistare per realizzarlo.
La somma di tutto il valore aggiunto è pari al valore di tutti i beni e i servizi finali il PIL è anche
il VALORE AGGIUNTO totale di tutte le imprese che operano in un sistema economico
(N.B: nel calcolare il PIL, la maggior parte dei beni e servizi è valutata rispetto al rispettivo prezzo
di mercato. Alcuni beni e servizi, tuttavia, non vengono scambiati in un mercato, come i servizi
abitativi, e perciò, non hanno un prezzo di mercato. Per fare in modo che il PIL inclusa anche il
valore di tali beni e servizi, se ne deve stimare un valore: VALORE DI IMPUTAZIONE).
3
PIL reale PIL nominale
È facile intuire che il suddetto calcolo del PIL non è una misura accettabile del benessere
economico, perché non riesce a esprimere accuratamente la capacità dell’economia di soddisfare la
domanda degli individui, delle imprese e della pubblica amministrazione.
Gli economisti chiamano:
- PIL nominale il valore totale dei beni e servizi misurato a PREZZI CORRENTI (può
aumentare sia perché aumentano le quantità prodotte sia perché aumentano i prezzi)
- PIL reale il valore dei beni e servizi calcolato a PREZI COSTANTI (non è influenzato
dai cambiamenti dei prezzi, ma solo dalle quantità) misura MIGLIORE del benessere
economico
Il deflatore del PIL
Il deflatore del PIL, deflatore dei prezzi implicito nel PIL, si definisce come il RAPPORTO tra il
PIL nominale e il PIL reale:
Deflatore del PIL=
Indicatore dell’ANDAMENTO del livello generale dei prezzi
-
- Permette di scomporre il PIL nominale in due componenti: una che misura la quantità (PIL
reale) e una che misura i prezzi (deflatore del PIL)
prezzo della produzione aggregata in rapporto ai prezzi dell’anno base
- Misura il
Viene utilizzato per DEFLAZIONARE (depurare dall’inflazione) il PIL nominale e ottenere
- così il PIL reale
Le componenti della spesa e la contabilità nazionale
Nella maggior parte dei paesi europei si è adottata la convenzione secondo la quale il PIL è
suddiviso in tre grandi categorie di spesa:
1) SPESA per CONSUMI FINALI (C) è la spesa per beni e servizi finalizzata al consumo.
La spesa per consumi finali viene ulteriormente suddivisa sulla base del soggetto che
effettua a spesa: nuclei familiari, istituzioni senza lucro al servizio dei privati (ISP) o
pubblica amministrazione:
La spesa delle famiglie è ulteriormente suddivisa in quattro sottocategorie: beni non
durevoli, beni durevoli, beni semidurevoli e servizi
Le ISP sono simili alle famiglie, nel senso che non hanno un obiettivo di profitto; esempi
sono le università, i sindacati, le chiese
I consumi delle amministrazioni pubbliche includono le spese delle amministrazioni locali e
centrali per beni e servizi
Include anche una voce relativa all’effetto netto del turismo sulla contabilità nazionale. Il
saldo dei consumi afferenti ai flussi turistici è pari al consumo di prodotti nazionali da parte
di turisti stranieri meno il consumo di prodotti esteri da parte di turisti nazionali
ovvero l’investimento totale, cioè quella parte
2) FORMAZIONE LORDA di capitali (I),
della spesa che ha come finalità la produzione o il consumo futuri. Si suddivide
ulteriormente in:
corrisponde all’acquisto di nuove fabbriche e attrezzature
Investimento fisso delle imprese
Investimento fisso delle pubbliche amministrazioni comprende ad esempio la costruzione
di scuole
4 è dato dall’acquisto di nuovi immobili per uso abitativo
Investimento fisso residenziale
3) ESPORTAZIONI NETTE (NX) corrispondono al valore dei beni e servizi esportati (X) in
altri paesi, meno il valore dei beni e servizi importati (M) da altri paesi
NX > 0 se X > M
NX < 0 se X < M
Ai fini dell’analisi macroeconomica abbiamo quattro categorie rilevanti: l’INVESTIMENTO, il
CONSUMO, le ESPORTAZIONI NETTE e la SPESA PUBBLICA (G).
Dato che, per definizione, qualunque spesa effettuata in un sistema economico rientra in una di tali
categorie, la loro somma deve corrispondere al PIL (Y):
Y = C+I+G+NX
(questa equazione è un’IDENTITA’: un’equazione necessariamente soddisfatta, ed è detta identità
contabile del reddito nazionale)
Altre misure del reddito
Useremo come termine di paragone il PIL, al quale sommeremo o sottrarremo diverse quantità:
–
- Prodotto nazionale lordo (PNL)= PIL + redditi esteri di residenti redditi interni di non
residenti misura il reddito aggregato di RESIDENTI nel paese
–
- Prodotto nazionale netto (PNN)= PNL ammortamento del capitale (consumo di capitale
si evidenzia il risultato netto dell’attività produttiva
fisso) del paese
La destagionalizzazione
Tutte le misure sopra esposte del reddito mostrano un andamento STAGIONALE regolare. Il fatto
che il PIL abbia un andamento stagionale è del tutto normale, poiché alcune di queste fluttuazioni
sono attribuite ad una capacità di produrre; altre ad una preferenza dei consumatori.
Per eliminare questo tipo di fluttuazioni si ricorre ad alcuni metodi statistici che destagionalizzino le
statistiche economiche (consistono nel sottrarre le variazioni prevedibili del reddito dalla variazione
complessiva)
Misurare il costo della vita: l’indice dei prezzi al consumo
L’indicatore del livello generale dei prezzi più comunemente utilizzato è l’INDICE DEI PREZZI
L’IPC trasforma i prezzi di una molteplicità
AL CONSUMO (IPC). di beni e servizi in un unico
indicatore che misura il LIVELLO generale dei prezzi.
L’IPC è il prezzo relativo di un determinato paniere di beni e servizi rispetto al medesimo paniere
nell’anno base (prendiamo due beni qualsiasi x e y e come anno base il 2012):
à ∗ à ∗
IPC= +
à ∗ à ∗
5
L’IPC e il deflatore del PIL
Deflatore del PIL e IPC offrono informazioni diverse sul livello generale dei prezzi nel sistema
economico. Le differenze rilevanti sono tre:
- Il deflatore del PIL misura il livello dei prezzi di tutti i beni e i servizi PRODOTTI nel
sistema economico, mentre l’IPC misura il livello dei prezzi di tutti i beni e servizi
ACQUISTATI dai consumatori
Il deflatore del PIL comprende solo i beni e i servizi prodotti all’INTERNO dei confini
- nazionali
L’IPC assegna un peso FISSO ai
- prezzi di beni differenti, mentre il deflatore del PIL
per questo l’IPC sovrastima l’inflazione, poiché ignora la
assegna pesi VARIABILI
possibilità che il consumatore sostituisca il bene che è diventato più costoso, e il deflatore
del PIL sottostima l’inflazione, poiché non rileva l’aumento del prezzo dei beni
Misurare la disoccupazione: il tasso di disoccupazione
Il TASSO di DISOCCUPAZIONE è la statistica che rileva la percentuale degli individui che, pur
desiderando lavorare, non hanno un’occupazione.
Bisogna distinguere tra:
lavora a tempo pieno o parziale in un’attività remunerata
- Occupato: non ha un’occupazione, ma è disponibile a cominciare a lavorare ed è
- Disoccupato:
attivamente impegnata nella ricerca di un’occupazione
- Non partecipante alla forza lavoro (economicamente inattivo): chi non rientra nelle due
categorie precedenti (studenti)
TASSO di DISOCCUPAZIONE= * 100
(+)
6 IL REDDITO NAZIONALE: DA DOVE VIENE E DOVE VA
Cosa determina la domanda di beni e servizi?
Il diagramma del flusso circolare qui sopra contiene solo tre componenti del PIL: CONSUMO,
INVESTIMENTO e SPESA PUBBLICA. l’analisi, ipotizzeremo che la nostra si un’economia
Per il momento allo scopo di semplificare
chiusa, di conseguenza le esportazioni nette sono nulle.
In un’economia chiusa la produzione aggregata ha tre possibili impieghi Y= C+I+G
Il CONSUMO (C): gli individui ricevono un reddito dal proprio lavoro o dalle proprie
proprietà e, dopo aver pagato le imposte, decidono come allocare quel che rimane tra
consumo e risparmio.
Definiamo quindi reddito disponibile la parte che rimane dopo il pagamento delle imposte.
Se ipotizziamo che il livello di consumo dipenda direttamente dal livello di reddito
disponibile: C = C(Y-T)
Funzione di consumo
L’INVESTIMENTO (I): sia gli individui che le imprese acquistano beni di investimento.
La quantità di beni di investimento dipende dal tasso di interesse, cioè dal costo delle
risorse necessarie per finanziare l’acquisto di tali beni.
- Gli economisti sono soliti distinguere tra tassi di interesse NOMINALI e tassi di interesse
corrisponde a quello che l’investitore deve pagare;
REALI: il tasso di interesse nominale
il tasso di interesse reale (r) è il tasso di interesse nominale depurato dagli effetti
dell’inflazione.
Il tasso di interesse reale misura il VERO costo dell’indebitamento, e determina quindi la
quantità di investimento:
7 I = I(r)
La SPESA PUBBLICA (G) è composta da tutte le transazioni che lo Stato realizza a tutti i
livelli, compresi anche i trasferimenti agli individui come le indennità di disoccupazione.
I trasferimenti pubblici sono l’opposto delle imposte (T).
- Se G=T il bilancio dello stato è in pareggio
- Se G>T lo stato ha un disavanzo di bilancio
- Se G<T lo stato ha un avanzo di bilancio
Cosa porta all’equilibrio offerta e domanda di beni e servizi?
Nel modello classico per l’equilibrio di domanda e offerta il tasso di interesse ha un ruolo cruciale.
Ci sono due modi di considerare il tasso di interesse nel sistema economico: effetto sull’offerta e
sulla domanda di beni e servizi; effetto sull’offerta e la domanda di fondi mutuabili.
Combiniamo le equazioni che descrivono la domanda e l’offerta della produzione aggregata:
Y = C (Y - T) + I(r) + G
Il tasso di interesse è l’unica variabile esogenamente determinata. Esso, infatti, si aggiusta in
- modo da garantire l’equilibrio tra domanda e offerta.
Se il tasso di interesse è troppo ALTO, la spesa per investimento è troppo bassa e l’offerta è
maggiore della domanda. (se +r - I O > D)
Se il tasso di interesse è troppo BASSO, la spesa per investimento è troppo elevata e la
dell’offerta –r
domanda è maggiore (se + I D > O)
Al tasso di interesse di equilibrio, la domanda di beni e servizi è uguale all’offerta
Il tasso di interesse è al tempo stesso il costo dell’indebitamento per i debitori e la
- remunerazione dei prestiti per i creditori. Perciò, possiamo chiarire la funzione del tasso di
interesse nel sistema economico analizzando i mercati finanziari.
Riscriviamo
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