I DATI DELLA MACROECONOMIA
I dati della macroeconomia vengono utilizzate per effettuare statistiche, le quali
vengono usate per studiare il sistema economico. I dati della macroeconomia sono:
1. La produzione e la spesa (PIL e sue componenti):
ʘ Consumo
ʘ Investimenti
ʘ Spesa pubblica
ʘ Esportazioni nette
2. L’inflazione e i prezzi (IPC, Deflatore del PIL)
3. La popolazione (tasso di disoccupazione, di occupazione, …)
Il prodotto interno lordo (PIL) misura il reddito totale della nazione e la spesa totale
per l’acquisto di beni e servizi. L’indice dei prezzi al consumo misura il livello dei
prezzi. Il tasso di disoccupazione misura la quota di lavoratori privi di occupazione.
La misura del valore dell’attività economica: il PIL
Il prodotto interno lordo (PIL) è spesso considerato l’indicatore più affidabile
dell’andamento di un sistema economico. L’obiettivo del PIL è riassumere in un
unico numero il valore monetario dell’attività economica in un dato periodo di
tempo.
Ci sono due interpretazioni per il PIL:
1. La prima considera il PIL come il reddito totale di tutti coloro che partecipano
al sistema economico;
2. La seconda considera il PIL come la spesa totale dell’acquisto di beni e servizi
finali prodotti dal sistema economico.
Come può il PIL misurare simultaneamente il reddito totale di un sistema economico
e la sua spesa? La ragione è che queste due quantità sono, in realtà, la medesima
cosa: il reddito non può che essere uguale alla spesa.
1
REDDITO, SPESA E FLUSSO CIRCOLARE
La figura in alto descrive graficamente tutte le transazioni economiche che avvengono tra individui
e imprese in questa economia.
Il lavoro fluisce dagli individui alle imprese e il pane dalle imprese agli individui.
Mentre, la spesa per l’acquisto di pane fluisce dagli individui alle imprese, e il
reddito, in forma di salari e profitti, fluisce dalle imprese agli individui.
È possibile calcolare il PIL in due modi:
1. Come reddito totale derivante dalla produzione di pane, pari alla somma di
salari e profitti (cioè la metà superiore del flusso circolare di moneta)
2. Come spesa totale per l’acquisto di pane (cioè la metà inferiore del flusso
circolare di moneta)
Questi due metodi di calcolo del PIL devono necessariamente produrre il medesimo
risultato. Ogni transazione che influenza il reddito deve influenzare anche la spesa, e
viceversa.
ALCUNE REGOLE PER IL CALCOLO DEL PIL
Nell’ipotetica economia che produce solo pane, possiamo calcolare il PIL sommando
semplicemente la spesa di ciascun individuo per l’acquisto di pane. Per calcolare il
PIL di un’economia complessa è utile darne una definizione più precisa: il prodotto
interno lordo (PIL) è il valore di mercato di tutti i beni e i servizi finali prodotti
nell’ambito di un sistema economico in un dato periodo di tempo.
La diversità dei prodotti di un sistema economico complica il calcolo del PIL, perché
prodotti diversi hanno valore diverso.
Per calcolare il valore totale di beni e servizi diversi, la contabilità nazionale ricorre ai
prezzi di mercato, dato che questi prezzi riflettono la disponibilità degli individui a
pagare per un bene o un servizio. Dunque, supponendo di avere due beni differenti,
il calcolo del PIL sarà:
( ) ( )
= ∙ à + ∙ à
2
Come si calcolano nel PIL alcuni tipi di bene:
→
ʘ BENI USATI Il PIL misura il valore dei beni e servizi di produzione corrente;
la vendita di un’autovettura usata rappresenta il trasferimento di un
patrimonio. Dunque, la vendita di beni usati non rientra nel computo del PIL.
→
ʘ TRATTAMENTO DELLE SCORTE Supponiamo che il pane ammuffisca e non
possa più essere venduto. In questo caso, l’impresa ha pagato maggiori salari
senza ottenere alcun ricavo addizionale. La spesa totale dell’economia non è
cambiata, dato che nessuno ha comprato pane in più. Il PIL rimane invariato.
Supponiamo ora che rimanga fragrante a lungo; viene costituita allora una
scorta di pane per la vendita futura. In questo caso la transazione ha un
effetto diverso, perché è come se i proprietari dell’impresa avessero
“acquistato” il pane per metterlo a magazzino. I maggiori salari aumentano il
reddito totale e la spesa per le scorte aumenta la spesa totale, il PIL
dell’economia aumenta
Se un’impresa aumenta le scorte, l’investimento in scorte viene considerato
una spesa dei proprietari dell’impresa. Di conseguenza, la produzione che va a
finire in magazzino fa aumentare il PIL tanto quanto la produzione che viene
venduta. Una vendita di beni a magazzino, invece, essendo una combinazione
di spesa positiva e negativa non influenza il PIL.
→
ʘ BENI INTERMEDI E IL VALORE AGGIUNTO La produzione di molti beni
procede per fasi. La risposta è che il PIL comprende solo il valore del bene
finale. Aggiungere il valore del bene intermedio a quello del bene finale
comporta una doppia contabilizzazione: si sommerebbe due volte il valore
della stessa carne.
Un modo per contabilizzare tutti i beni e i servizi finali prodotti nel sistema
economico è sommare il valore aggiunto in ciascuna fase della produzione. Il
valore aggiunto di un’impresa è uguale al valore del suo prodotto meno il
valore dei beni intermedi che ha dovuto acquistare per realizzarlo.
Es. Nel caso dell’hamburger, il valore aggiunto dell’allevatore è 0.50 €; il
valore aggiunto di McDonald’s è di (1.50 € - 0.50 €) 1 euro.
Per l’economia nel suo complesso, la somma di tutto il valore aggiunto è pari
al valore di tutti i beni e i servizi finali. Dunque, il PIL è anche il valore aggiunto
totale di tutte le imprese che operano in un sistema economico.
→
ʘ ABITAZIONI E ALTRI VALORI DI IMPUTAZIONE Nel calcolare il PIL, la
maggior parte dei beni e servizi è valutata al rispettivo prezzo di mercato.
3
Alcuni beni e servizi, tuttavia, non vengono scambiati in un mercato e non
hanno un prezzo di mercato. Per fare in modo che il PIL includa anche il valore
di tali beni e servizi, se ne deve stimare il valore. La stima viene detta valore di
imputazione.
Il canone di affitto è parte del PIL, sia in quanto spesa dell’affittuario sia in
quanto reddito del proprietario.
Per tenere conto anche dei servizi abitativi di cui gode chi vive in casa propria,
il PIL include il “canone” che il proprietario “paga” a sé stesso. Questo canone
figurativo è incluso sia nella spesa sia nel reddito del proprietario
dell’immobile.
Ai valori di imputazione si ricorre anche per valutare alcuni servizi offerti dallo
Stato.
Ci si potrebbe aspettare che il PIL includa anche il canone imputato alle
automobili, dei tosaerbi, dei gioielli e di tutti gli altri beni durevoli di proprietà
degli individui; invece, il valore di imputazione dei servizi offerti da questi beni
durevoli non viene incluso nel PIL.
Dal 2014 gli istituti di statistica nazionale dell’UE sono tenuti a effettuare
imputazioni per il valore di beni e servizi scambiati nell’economia sommersa,
ovvero in quella parte del sistema economico che viene sottratta al controllo
dello Stato con la finalità di evadere l’imposizione fiscale o perché è costituita
da attività illegali. L’economia sommersa può rappresentare una porzione
consistente del PIL, con percentuali che variano da paese a paese. Poiché i
valori di imputazione necessari per il corretto computo del PIL sono
approssimativi, il PIL è una misura imprecisa dell’attività economica.
PIL REALE E PIL NOMINALE
È facile intuire che il PIL, calcolato in questo modo, non è una misura accettabile del
benessere economico. Gli economisti chiamano PIL nominale il valore totale dei
beni e dei servizi misurato a prezzi correnti.
Una misura più efficace del benessere economico dovrebbe tener conto della
produzione di beni e servizi del sistema senza essere influenzata dalle variazioni dei
prezzi. A tale scopo gli economisti ricorrono al PIL reale, cioè il valore dei beni e dei
servizi calcolato a prezzi costanti. Il PIL reale illustra cosa accadrebbe alla spesa se
cambiassero le quantità, ma non i prezzi.
Immaginiamo di voler comparare il prodotto del 2013 con quello dei due anni
successivi. Il primo passo da compiere è selezionare un insieme di prezzi, detti prezzi
dell’anno base, ad esempio, i prezzi prevalenti nel 2013.
4
Il PIL reale del 2013 è dunque:
( )
= ∙ à
( )
+ ∙ à
Il PIL reale del 2014 sarebbe:
( )
= ∙ à
( )
+ ∙ à
Il PIL reale del 2015 sarebbe:
( )
= ∙ à
( )
+ ∙ à
Il PIL reale rappresenta una misura migliore del benessere economico rispetto al PIL
nominale.
IL DEFLATORE DEL PIL
Conoscendo PIL nominale e PIL reale, possiamo calcolare una terza quantità: il
deflatore del PIL. Il deflatore del PIL si definisce come il rapporto tra il PIL nominale
e il PIL reale:
. =
Il deflatore del PIL è il prezzo relativo del pane in un dato anno rispetto al prezzo
/
dell’anno base, .
La definizione di deflatore del PIL ci permette di scomporre il PIL nominale in due
componenti: una che misura le quantità (PIL reale) e una che misura i prezzi
(deflatore del PIL). = ∙ .
Il PIL nominale misura il valore monetario corrente della produzione aggregata
dell’economia. Il PIL reale misura il valore della produzione aggregata a prezzi
costanti. Il deflatore del PIL misura il prezzo della produzione aggregata in rapporto
ai prezzi dell’anno base.
Possiamo anche riscrivere questa espressione come:
= .
Il deflatore del PIL viene utilizzato per deflazionare il PIL nominale e ottenere così il
PIL reale.
GLI INDICATORI CONCATENATI DEL PIL REALE
Nel valutare la produzione di computer e di istruzione universitaria, sarebbe
fuorviante ricorrere ai prezzi rivelati dieci o venti anni fa. Per questo ogni cinque
anni si sceglieva un nuovo anno base. Oggi si ricorre a indicatori concatenati del PIL
5
reale. I prezzi medi del 2012 e del 2013 vengono utilizzati per misurare la crescita
reale tra il 2012 e il 2013; quelli del 2013 e del 2014 per misurare la crescita del PIL
reale tra il 2013 e il 2014, e così via.
I nuovi indicatori concatenati del PIL reale sono preferiti a quelle tradizionali (a
prezzi costanti) perché garantiscono il continuo aggiornamento dei prezzi utilizzati
per il computo del PIL.
LE COMPONENTI DELLA SPESA E LA CONTABILITÀ NAZIONALE
Nella maggior parte dei paesi europei si è adottata la convenzione secondo il quale il
PIL è suddiviso in tre grandi categorie di spesa:
ʘ Spesa per consumi finali:
È la spesa per beni e servizi finalizzata al consumo. Viene ulteriormente
suddivisa sulla base del soggetto che effettua la spesa (nuclei familiari,
istituzioni senza scopo di lucro al servizio dei privati o ISP, pubblica
amministrazione). La spesa per consumi delle famiglie è suddivisa in 4
sottocategorie:
• I beni non durevoli sono beni che hanno una durata limitata
(alimenti e bevande)
• I beni durevoli sono quelli che possono essere utilizzate
ripetutamente per un periodo superiore a un anno (auto, tv,
ecc.)
• I beni semidurevoli hanno una vita attesa superiore ad un anno,
ma inferiore a quella dei beni durevoli e hanno un prezzo
tendenzialmente inferiore rispetto a quelli durevoli
(abbigliamento, calzature, ecc.)
• I servizi includono il lavoro svolto da individui e imprese a
favore dei consumatori (taglio di capelli, servizi di ristorazione,
ecc.)
Le ISP sono molto simili alle famiglie; esse consumano per conto dei
nuclei familiari (università, sindacati, ecc.).
I consumi dell’amministrazione pubbliche includono la spesa delle
amministrazioni locali e centrali per beni e servizi, quali le dotazioni
militari dell’esercito e i servizi offerti dai dipendenti pubblici. In questa
categoria di spesa non sono inclusi i trasferimenti verso i cittadini
(pensioni, sussidi di disoccupazione, ecc).
Infine, la categoria della spesa per consumi finali include anche una
voce relativa all’effetto netto del turismo sulla contabilità nazionale. Il
saldo dei consumi afferenti ai flussi turistici è pari al consumo di
6
prodotti nazionali da parte di turisti stranieri meno il consumo di
prodotti esteri da parte di turisti nazionali.
ʘ Formazione lorda di capitale:
La formazione lorda di capitale è solo un modo più complicato per
definire l’investimento totale, cioè quella parte della spesa che ha come
finalità la produzione o il consumo futuri. Questa componente si
suddivide in 2 sottocategorie:
• Investimento fisso lordo che a sua volta si suddivide in:
o Investimento fisso delle imprese il quale corrisponde
all’acquisto di nuove fabbriche e nuove attrezzature
produttive da parte delle imprese.
o Investimento fisso delle amministrazioni pubbliche
comprende la costruzione di scuole, autostrade e altre
infrastrutture
o Investimento residenziale è dato dall’acquisto di nuovi
immobili per uso abitativo da parte di famiglie o
soggetti privati
• Investimento in scorte è pari all’aumento delle scorte delle
imprese (se le scorte diminuiscono, l’investimento ha valore
negativo)
ʘ Esportazioni nette:
Corrispondono al valore dei beni e dei servizi esportati in altri paesi,
meno il valore dei beni e dei servizi importati da altri paesi. Il valore
delle esportazioni nette è positivo se il valore delle esportazioni è
maggiore del valore delle importazioni; è negativo in caso contrario.
Le esportazioni nette rappresentano la spesa netta di soggetti esteri per
l’acquisto di beni e servizi all’interno di un determinato paese.
Gli economisti sono soliti separare la spesa delle amministrazioni pubbliche, sia per
consumi sia per investimento, dalle voci di “spesa per consumi finali” e “formazione
netta di capitale”. Si definiscono così tre nuove categorie: consumo, investimento e
spesa pubblica.
La distinzione tra l’ISP e le famiglie non è importante.
La spesa netta derivante dal turismo risulta più correttamente inclusa nelle
esportazioni nette.
Ai fini dell’analisi macroeconomica, abbiamo quattro categorie:
→
ʘ Investimento (I) include l’investimento delle imprese e delle famiglie
(investimento delle imprese + investimento residenziale + investimento in
scorte). 7
→
ʘ Consumo © raccoglie i consumi finali delle famiglie, sia diretti sia per
tramite associazioni, istituzioni benefiche e altri soggetti senza scopo di lucro
(spesa delle famiglie per consumi finali + spesa per consumi finali delle ISP).
→
ʘ Esportazioni nette (NX) includono anche il saldo dei consumi afferenti ai
flussi turistici ([esportazioni – importazioni] + saldo dei consumi afferenti ai
flussi turistici). →
ʘ Spesa pubblica (G) comprende la spesa per consumi finali e per
investimento delle amministrazioni pubbliche di tutti i livelli (spesa per
consumi finali delle amministrazioni pubbliche + spesa per investimento delle
amministrazioni pubbliche).
La somma di queste quattro categorie deve corrispondere al PIL; identificando
quest’ultimo con il simbolo Y, possiamo scrivere:
= + + +
Quest’equazione è un’identità ed è detta identità contabile del reddito nazionale.
Misurare il costo della vita: l’indice dei prezzi al consumo
L’aumento generalizzato dei prezzi viene chiamato inflazione. Vedremo come gli
economisti misurino le variazioni del costo della vita.
IL PREZZO DI UN PANIERE DI BENI
L’indicatore del livello generale dei prezzi più comunemente utilizzato è l’indice dei
prezzi al consumo (IPC). L’IPC si fonda sulla rilevazione del prezzo di migliaia di beni
e servizi. Ad esempio, poiché sappiamo che gli individui mangiano più pollo che
caviale, nel computo dell’IPC il prezzo del pollo deve avere un peso maggiore di
quello del caviale. Le agenzie statistiche nazionali attribuiscono un peso differente a
diversi beni.
Supponiamo che il consumatore medio acquisti ogni mese 5 quantità del bene x1 e 2
quantità del bene x2: il paniere di beni consiste di 5 mele e 2 pere e l’IPC è:
(à ) (à )
∙ + ∙
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