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Lo scambio

Nel nostro sistema economico, gli agenti (famiglie, imprese, organizzazioni) si trovano costantemente a

dover prendere decisioni su cosa acquistare, vendere, produrre o risparmiare. Molte di queste decisioni

ruotano intorno a un concetto fondamentale: lo scambio.

Lo scambio ha radici storiche antiche, che risalgono al baratto, e si è evoluto nel tempo grazie

all’introduzione della moneta, che ha reso gli scambi più semplici ed efficienti. Oggi, lo scambio è

governato dal prezzo, che funge da indicatore di valore all’interno del sistema economico. Sebbene il

valore sia un concetto soggettivo e personale, il prezzo diventa un modo condiviso e oggettivo per

esprimere quanto vale un bene o un servizio.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il prezzo non è deciso arbitrariamente, ma è il risultato

dell’interazione tra domanda (chi vuole acquistare) e offerta (chi vuole vendere). Questo incontro tra

agenti economici – consumatori e produttori – è il meccanismo fondamentale del mercato: il principio della

domanda e dell’offerta.

Prezzo e dinamiche di mercato

Il prezzo di un bene può variare nel tempo in base a cambiamenti nella domanda o nell’offerta. Ad

esempio:

Un aumento della domanda per una risorsa scarsa fa salire il prezzo.

• Una riduzione dell’offerta (dovuta, ad esempio, a disastri naturali, scioperi, crisi internazionali o

• lockdown) può anch’essa causare un aumento dei prezzi.

Le materie prime ne sono un esempio evidente: eventi globali possono modificarne drasticamente i prezzi.

Il prezzo, quindi, non è solo un numero: è un segnale che ci racconta cosa sta accadendo nell’economia.

Interventi di politica economica

Tuttavia, non sempre il libero mercato riesce a regolare in modo ottimale ogni dinamica economica. In certi

casi, lo Stato può intervenire per correggere distorsioni o per ragioni sociali o ambientali. Es. la

tassazione delle sigarette: poiché fumare è dannoso per la salute, il governo impone una tassa per

scoraggiarne il consumo.

Chi sono gli agenti economici?

Nel sistema economico possiamo individuare due attori principali:

1. Le famiglie

Sono consumatrici di beni e servizi.

- Sono anche fornitrici dei fattori produttivi: lavoro, capitale, risorse.

- Le famiglie si trovano a scegliere se destinare il proprio tempo al lavoro o al tempo libero. Questa scelta

- comporta un costo opportunità: il salario è ciò a cui si rinuncia scegliendo il tempo libero, e viceversa.

1

2. Le organizzazioni (o imprese)

Acquistano i fattori produttivi forniti dalle famiglie.

- Li combinano per produrre beni e servizi.

- Impresa = "cuoco" che mescola ingredienti per creare un piatto da vendere sul mercato.

-

Cos’è l’attività economica?

È il flusso di beni e servizi prodotti, scambiati, venduti e acquistati all’interno di un sistema.

L’intensità con cui avvengono queste transazioni misura il livello dell’attività economica. L’economia è

l’insieme di tutte le attività produttive e di scambio che avvengono in un certo territorio e in un determinato

lasso di tempo. L’interazione tra famiglie e imprese è oggetto di studio della scienza economica.

Ogni sistema economico si trova di fronte a tre domande fondamentali:

1. Cosa produrre? Quali beni e servizi devono essere realizzati, e in quale quantità?

2. Come produrli? Quanti e quali fattori produttivi (terra, lavoro, capitale) utilizzare? Le scelte produttive

hanno anche impatti ambientali, come dimostra la carbon tax: una tassa che impone alle imprese di

internalizzare i costi dell’inquinamento, influenzando così il prezzo finale dei beni.

3. Per chi produrre? Chi riceverà questi beni e servizi? La distribuzione non è sempre equa: alcune fasce

della popolazione accedono a molti più beni rispetto ad altre.

Le risposte a queste domande dipendono dalle risorse disponibili: terra, lavoro e capitale.

Scarsità e valore

Scarsità: le risorse sono limitate rispetto ai desideri umani, e ciò significa che non possiamo produrre

tutto ciò che vorremmo. La scarsità è ciò che dà valore ai beni: se qualcosa è abbondante, non ha prezzo;

se è scarso, assume valore.

Il problema nasce quando una risorsa non è percepita come scarsa. È il caso dell’aria: pur essendo

fondamentale, la sua abbondanza (apparente) porta spesso a una sua gestione inefficiente. Ecco perché le

risorse ambientali non vengono conteggiate nei costi delle imprese, generando problemi come

l’inquinamento.

Economia e disuguaglianze

La scarsità di risorse genera anche differenze nei livelli di vita tra individui e territori. Alcuni hanno più

capacità di acquisto, altri meno. La scienza economica studia questa tensione tra desideri e realtà, e cerca

di capire come le risorse limitate possono essere allocate al meglio. 2

Interazione tra gli individui

Il sistema economico è profondamente radicato nelle decisioni individuali: ogni scelta fatta dagli individui

ha effetti sia sulla propria vita che su quella degli altri. Per comprendere il funzionamento di questo sistema,

è utile soffermarsi su alcuni principi fondamentali dell’economia.

1. Il concetto di trade-off

Ogni decisione implica una scelta tra alternative. Es. una studentessa può decidere se studiare o andare in

palestra: il tempo impiegato per una delle due attività è sottratto all’altra. Questo scambio tra benefici

ottenuti e benefici a cui si rinuncia è detto trade-off. Es. efficienza ed equità:

Efficienza significa ottenere il massimo possibile dalle risorse disponibili, cioè “fare una torta più

• grande possibile con gli ingredienti che abbiamo”.

Equità, invece, riguarda come viene distribuita quella torta tra le persone, secondo un criterio di

• giustizia sociale.

Spesso, però, efficienza ed equità sono in conflitto: migliorare l’una può significare sacrificare l’altra. Le

politiche economiche hanno proprio il compito di trovare un equilibrio tra questi due obiettivi.

2. Il costo opportunità

Prendere una decisione economica implica rinunciare alla migliore alternativa disponibile. Il costo di tale

rinuncia è definito costo opportunità. Per esempio, il costo opportunità di frequentare l’università è

rappresentato dal salario che si sarebbe potuto ottenere lavorando durante lo stesso periodo.

In generale, ogni scelta ha un valore espresso nei termini di ciò a cui si è dovuto rinunciare per realizzarla.

3. Pensare in termini marginali

In economia, si ragiona spesso al margine, cioè considerando gli effetti delle unità aggiuntive. Quando si

prende una decisione, la valutazione non riguarda solo il totale, ma soprattutto se l’ultima unità (di tempo,

risorse, lavoro, ecc.) porti un beneficio superiore o almeno pari al costo. Es. ristorante che assume cuochi:

Il primo cuoco è essenziale per far partire l’attività e prepara, ad esempio, 3 piatti.

• Il secondo cuoco aumenta la produzione totale a 5 piatti (beneficio marginale = 2 piatti in più).

• Il terzo porta la produzione a 6 piatti (beneficio marginale = 1 piatto).

Con ogni nuova assunzione, il contributo aggiuntivo tende a decrescere: è il principio dei rendimenti

decrescenti al margine.

Questo andamento è rappresentato nel primo grafico, dove la produttività cresce inizialmente, ma in modo

sempre più ridotto. 3

Secondo grafico: situazione opposta→ l’aggiunta di unità genera costi crescenti, come avviene ad. es. in

ambito ambientale, dove l’impatto delle unità aggiuntive può aumentare in modo esponenziale.

Il terzo grafico rappresenta direttamente il valore marginale, cioè il beneficio aggiuntivo ottenuto da una

singola unità in più. Quando questo valore arriva a zero, significa che non conviene più aggiungere ulteriori

unità. In pratica, l’impresa ottiene il massimo vantaggio quando costi e benefici marginali si equivalgono.

Es. se il 6° cuoco porta un beneficio marginale ancora positivo, conviene assumerlo. Ma se il settimo cuoco

non porta benefici aggiuntivi (beneficio marginale = 0), allora è il segnale che non conviene andare oltre.

4. Il ruolo degli incentivi e i problemi dell’interazione tra individui

Principio secondo cui gli individui rispondono agli incentivi, cioè modificano i propri comportamenti in

base ai costi e benefici percepiti. Ogni decisione, infatti, comporta delle conseguenze, e se queste cambiano

(es. se un’azione diventa + costosa o + vantaggiosa) anche le scelte degli individui tendono a adeguarsi. Gli

incentivi non sono solo di natura economica o monetaria, ma possono essere anche sociali, personali,

emotivi o legati al concetto più ampio di benessere e utilità. 4

Ad esempio, se lo Stato vuole ridurre il numero di fumatori a causa dei costi sanitari legati al fumo, può

agire introducendo una tassa sui pacchetti di sigarette, aumentando così il loro prezzo e rendendo il fumo

meno conveniente. Questa è una classica applicazione del principio economico degli incentivi: modificare i

costi per influenzare il comportamento delle persone.

Tuttavia, non tutte le interazioni tra individui portano automaticamente a risultati positivi per tutti. Lo

scambio, che è alla base del sistema economico, può essere vantaggioso in modo diseguale. In alcuni casi, è

un “gioco a somma positiva”, dove entrambe le parti ottengono benefici; in altri casi, come quando le

aziende delocalizzano la produzione in paesi con manodopera più economica, può trattarsi di un “gioco a

somma zero”, dove uno vince e l’altro perde. Lo scambio, quindi, può generare squilibri e costi sociali,

come la perdita di posti di lavoro in certe aree.

La “mano invisibile” e il sistema economico

Il sistema economico più diffuso è quello capitalista, fondato sulla proprietà privata, la libertà di scambio e

il meccanismo dei prezzi. Al centro di questo sistema c’è il concetto di “mano invisibile” introdotto da

Adam Smith: l’idea è che gli individui, cercando il proprio interesse personale, finiscano per contribuire al

benessere generale della società. In un’economia di mercato, le decisioni sono decentralizzate: non è lo

Stato a decidere quanto produrre, ma sono le imprese e i consumatori, attraverso il gioco della domanda e

dell’offerta.

Tuttavia, anche questo sistema presenta delle criticità. In alcune circostanze, il mercato non riesce a

garantire da solo un uso efficiente e giusto delle risorse. È in questi casi che si parla di fallimento del

mercato, e diventa necessario l’intervento pubblico.

Quando i mercati falliscono: il ruolo dello Stato

I fallimenti del mercato si verificano quando il meccanismo di mercato da solo non riesce a produrre

risultati ottimali per la collettività. Una causa importante di fallimento sono le esternalità, cioè gli effetti

collaterali delle attività economiche su soggetti terzi che non sono direttamente coinvolti nella decisione.

Ci sono esternalità negative, come l’inquinamento: un’impresa può inquinare l’ambiente durante la

produzione, danneggiando la salute dei cittadini senza doverne pagare il costo. Ma ci sono anche esternalità

positive, come la diffusione della conoscenza: ad esempio, un’impresa che investe in ricerca scientifica può

generare benefici anche per altri soggetti, senza che questi debbano pagare nulla.

In presenza di fallimenti, lo Stato interviene per correggere le inefficienze e promuovere un maggiore

equilibrio sociale. Interventi come la tassazione o le politiche redistributive (es. welfare) servono proprio

a riequilibrare i vantaggi economici e ridurre le disuguaglianze.

Microeconomia e macroeconomia

Per analizzare questi fenomeni, l’economia si suddivide in due grandi ambiti: 5

Microeconomia: studia il comportamento delle singole imprese, famiglie e mercati. Si concentra sulle

• decisioni individuali e sulle interazioni specifiche, come il mercato del lavoro o dei beni.

Macroeconomia: si occupa del sistema economico nel suo complesso, analizzando fenomeni come

• l’inflazione, la disoccupazione, la crescita economica e il PIL (prodotto interno lordo), che misura il

valore dei beni e servizi prodotti in un certo periodo.

Produttività: quantità di beni/servizi prodotti da ciascun lavoratore; fattore chiave per spiegare le differenze

di ricchezza tra paesi. E uno dei fattori che incide maggiormente sulla produttività è la tecnologia.

Inflazione: l’aumento generale dei prezzi. Può derivare da un eccesso di moneta in circolazione (come in

Zimbabwe), oppure da aumenti specifici dei prezzi, come nel caso dell’energia, che possono far salire i costi

per tutti senza un aumento proporzionale dei salari.

Capitolo 2 - Il pensiero economico e il metodo dell’economista

L’economia è una disciplina che studia i processi decisionali degli individui e delle collettività e le

conseguenze che questi processi producono sulla società e sull’organizzazione delle risorse. Al centro

dell’indagine economica c’è l’essere umano, motivo per cui l’economia è considerata una scienza sociale.

Per interpretare la realtà e formulare previsioni o valutazioni, gli economisti si servono di modelli, che sono

rappresentazioni semplificate del mondo reale. Questi modelli non cercano di riprodurre ogni dettaglio della

realtà, ma piuttosto di focalizzarsi sugli elementi essenziali per comprendere un fenomeno specifico. Si

basano su ipotesi e supposizioni che permettono di isolare le variabili rilevanti e di rendere analizzabile un

contesto complesso.

I modelli economici vengono utilizzati principalmente in due modi:

1. Per prevedere gli effetti futuri di una decisione economica;

2. Per simulare scenari ipotetici, confrontando cosa sarebbe accaduto se una certa scelta o politica non

fosse stata adottata.

Attraverso l’uso dei modelli, l’economista può trarre conclusioni basate su evidenze, ma per farlo si affida a

due principali modalità di ragionamento: deduttivo e induttivo.

Il ragionamento deduttivo parte da concetti o assunti generali che si considerano veri e li applica a casi

specifici. È un procedimento logico che permette di trarre conclusioni da premesse teoriche. Per esempio, se

si assume che fissare un prezzo (come il salario minimo) sopra il livello di equilibrio di mercato riduce la

domanda e aumenta l’offerta, allora si può dedurre che il salario minimo possa portare a disoccupazione,

perché più persone cercheranno lavoro ma meno imprese saranno disposte ad assumerle a quel costo.

Il limite di questo approccio sta nel fatto che parte da assunzioni che potrebbero non rispecchiare appieno la

complessità del mondo reale, ma resta comunque molto utile per costruire teorie coerenti e ben strutturate.

Il ragionamento induttivo, invece, parte dall’osservazione dei dati e dei comportamenti reali. L’economista

analizza ciò che è accaduto in diversi contesti (ad esempio in vari paesi che hanno introdotto il salario 6

minimo) e da questi casi cerca di individuare regolarità, schemi e correlazioni. Questo processo porta a

generalizzazioni, cioè a ipotesi che spiegano un certo fenomeno osservato.

È un approccio di tipo empirico e viene spesso usato per testare l’efficacia delle politiche economiche nel

mondo reale. Tuttavia, l’induttivismo presenta delle difficoltà: i dati non sono sempre completi o affidabili, e

i risultati osservati in un contesto non possono sempre essere applicati automaticamente ad altri (per

esempio, ciò che vale in Venezuela potrebbe non valere in Italia).

I problemi nello studio dell’economia

A differenza della medicina o della biologia, l’economista non può applicare esperimenti controllati su un

campione della popolazione per osservare direttamente gli effetti di una determinata politica.

Le scelte economiche non hanno impatti solo individuali, ma si riflettono sull’intero sistema: influenzano i

prezzi, i consumi, i mercati e l’equilibrio generale.

Per questo motivo, l’economista spesso si affida agli esperimenti naturali, osservando eventi già avvenuti

in altri contesti o paesi, per trarre indicazioni sugli effetti attesi di una certa politica. In alcuni casi, è

possibile ricorrere a piccoli esperimenti di laboratorio, ma solo quando si analizzano politiche molto

specifiche e limitate.

Uno degli aspetti cruciali dell’attività economica è la necessità di validare le ipotesi. Come in ogni

disciplina scientifica, anche in economia le teorie possono essere confutate dai dati e quindi riviste o

superate. Inoltre, esiste una difficoltà strutturale nell’identificare relazioni di causa-effetto, soprattutto

quando si tratta di fenomeni complessi come l’inquinamento o le dinamiche del mercato del lavoro.

Le difficoltà specifiche

L’economia si confronta con:

Una pluralità di fenomeni che interagiscono tra loro;

• La scarsità o l’inaffidabilità dei dati, soprattutto in tempo reale o in contesti internazionali;

• L’uso di approcci probabilistici, che permettono di stimare effetti o correlazioni, ma con un certo

• margine di incertezza.

Difficoltà di tipo metodologico: riguarda il principio di riflessività. Questo principio suggerisce che i

modelli economici, una volta diffusi, possono influenzare i comportamenti stessi degli agenti economici,

alterando le dinamiche che si intendevano spiegare. Inoltre, l’economia si confronta con un alto livello di

imprevedibilità, dovuto all’interazione tra fattori interni (endogeni) ed esterni (esogeni) al sistema.

Variabili endogene ed esogene

All’interno dei modelli economici si distinguono:

Le variabili endogene, che sono determinate all’interno del modello stesso e interagiscono tra loro (es.

• prezzo e quantità domandata); 7

Le variabili esogene, che provengono dall’esterno e influenzano il sistema senza essere direttamente

• modellabili (es. un terremoto, una guerra, o una direttiva europea come quella che prevede lo stop ai

motori diesel dal 2035).

Le relazioni tra le variabili, espresse attraverso equazioni o funzioni, servono a descrivere i comportamenti

degli agenti economici all’interno del sistema. L’esempio classico è la relazione tra capitale e lavoro nella

produzione: il modello lega la quantità prodotta ai fattori di produzione impiegati.

Il modello semplificato del sistema economico

Un esempio utile per visualizzare il funzionamento del sistema economico è un modello circolare che

descrive l’interazione tra imprese e individui: le imprese producono beni e servizi utilizzando i fattori

produttivi; gli individui (o famiglie) possiedono questi fattori (lavoro, capitale, terra) e li offrono alle

imprese; gli scambi avvengono all’interno di 2 mercati fondamentali: il mercato dei beni e servizi, dove

le imprese vendono e le famiglie acquistano e il mercato del lavoro, dove le imprese domandano lavoro e

gli individui offrono il proprio tempo e le proprie competenze.

Strutture di mercato

Il mercato è definito come l’insieme di venditori e compratori che si scambiano un bene o un servizio. In

questo contesto, i compratori determinano la domanda, mentre i venditori determinano l’offerta. Le

diverse strutture di mercato dipendono dal potere di mercato che le imprese hanno, ovvero dalla loro

capacità di influenzare i prezzi.

Price taker: si tratta di imprese che non hanno potere sul prezzo, devono accettare il prezzo di

- mercato così com'è. Questa è la situazione tipica della concorrenza perfetta.

Price maker: l’impresa ha la possibilità di influenzare il prezzo del bene o servizio, e questo avviene in

- mercati meno concorrenziali.

Principali strutture di mercato non concorrenziali

1. Monopolio: un’unica impresa controlla l’intero mercato e può fissare i prezzi.

2. Oligopolio: poche grandi imprese dominano il mercato e, attraverso le loro decisioni, possono

influenzare l’offerta e i prezzi.

3. Concorrenza imperfetta: le imprese vendono prodotti simili ma differenziati, e ciò permette loro di

influenzare il prezzo (es. brand, qualità, packaging).

Un mercato è detto perfettamente concorrenziale quando:

Vi è un elevato numero di compratori e venditori;

• Tutti i partecipanti sono perfettamente informati su caratteristiche del prodotto e sui costi;

• I prodotti sono omogenei, cioè identici tra loro;

• Nessun partecipante ha abbastanza potere da influenzare il prezzo di mercato;

• 8

Esiste libertà di entrata e di uscita per le imprese, senza ostacoli o costi aggiuntivi;

• I diritti di proprietà sono chiari e ben definiti, per cui tutti tengono conto dei costi e benefici delle

• proprie decisioni;

I partecipanti al mercato agiscono indipendentemente e secondo il proprio interesse personale.

In questo tipo di mercato, il prezzo è determinato dal punto di equilibrio tra domanda e offerta, ed è

accettato da tutte le imprese.

La Curva di Domanda

La quantità domandata rappresenta quanto i compratori sono disposti e in grado di acquistare a un

determinato prezzo. Il fattore più influente sulla domanda è il prezzo stesso.

Secondo la legge della domanda:

Se il prezzo aumenta, la quantità domandata diminuisce;

• Se il prezzo diminuisce, la quantità domandata aumenta.

Questa relazione inversa tra prezzo e quantità è valida per la maggior parte dei beni, anche se ci sono

eccezioni (es. beni di lusso o beni di Giffen). Rappresentazione grafica

La relazione tra prezzo e quantità domandata viene

rappresentata su un grafico cartesiano:

Sull’asse verticale (ordinate) troviamo il prezzo;

• Sull’asse orizzontale (ascisse) troviamo la quantità

domandata.

La curva di domanda ha pendenza negativa: è una linea

inclinata verso il basso che mostra come, al diminuire del

prezzo, aumenti la quantità domandata.

Movimenti lungo la curva di domanda

Quando varia il prezzo di un bene, la quantità

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher asia7683 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Barbieri Nicolò.
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