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Riassunti Pozza linguistica storica

Riassunti di Federica Ruggiero

LINGUISTICA DIACRONICA

Distinzione saussuriana tra:

- sincronia: studio delle lingue in un momento preciso

- diacronia: studio delle lingue in rapporto alla loro evoluzione temporale, dunque lo

lungo l’asse

studio dei mutamenti cui le lingue stesse sono soggette del tempo.

- linguistica sincronica: ha come oggetto la grammatica generale, ovvero i fattori

costitutivi di qualsiasi stato di lingua e i rapporti tra termini coesistenti di uno stato di

lingua.

- linguistica diacronica: ha come oggetto i rapporti tra termini successivi che si

sostituiscono gli uni agli altri.

NB questa distinzione deve essere intesa non come opposizione inconciliabile ma

come due dimensioni strettamente correlate, due approcci distinti con diverse

metodologie e principi di base che possono operare in sinergia.

Punto di congiunzione: il mutamento linguistico connesso alla variazione

→ fare diacronia inglobando l’approccio sincronico.

sociolinguistica fenomeno che pervade il divenire e l’essere

Il mutamento linguistico delle lingue. Infatti,

“una trasformazione è, all’inizio, un fatto sincronico”. Si deve

Jakobson osservava che

sottolineare che:

- le tappe del mutamento linguistico sono stadi sincronici in successione.

- La lingua in sincronia è il risultato di un mutamento osservare fatti linguistici anche

da una prospettiva diacronica aiuta a spiegarne la natura, cioè il perché della struttura

di una certa forma, delle sue funzioni e della sua distribuzione.

La congiunzione tra sincronico e diacronico si realizza in primis connettendo il mutamento

alla variazione sociolinguistica, intesa come coesistenza di più varianti determinate

sociolinguisticamente (→ diasistema: insieme più o meno complesso di varietà disponibili

per i parlanti), il cui uso varia a seconda di parametri extralinguistici che si dispongono

all’interno di quattro dimensioni, che possono interagire tra loro o addirittura sovrapporsi:

1. Diastratia: include fattori di natura sociale, culturale e demografica, correlati

all’identità del parlante (classe, sesso o genere, età etc).

2. Diafasia: relativa al tipo di situazione comunicativa (formale/informale etc).

3. Diatopia: riferita alla provenienza geografica e quindi alle variazioni legate al luogo.

4. Diamesia: connessa al mezzo fisico di comunicazione

Il mutamento linguistico è talvolta strettamente legato alla variazione sincronica, in quanto

dipendente da fattori sociali, culturali, geografici e/o contestuali coesistenza di

varianti come fattore di mutamento che può essere innescato dalla dinamica delle

varianti. 1

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C’è il caso in cui sostituisce l’altra,

una variante spesso in una data comunità linguistica

una variante diastraticamente “alta” (→ un certo prestigio socioculturale) coesiste con una

variante “bassa”, non contemplata dalla norma grammaticale e spesso associata a contesti

diafasicamente connotabili come informali.

C’è anche il caso in cui una variante è essa stessa prodotto di un mutamento, per esempio

la nascita di nuove strategie grammaticali in una lingua è talvolta la conseguenza della

grammaticalizzazione, cioè della trasformazione di un elemento che da lessicale diventa

grammaticale (cfr. p. 20 esempio mica come negazione).

Inoltre ci sono casi di mutamento spiegabili come determinati da fenomeni di contatto

areale tra diverse lingue: il mutamento può essere indotto dal contatto a livelli diversi

aree linguistiche, cioè quei territori in cui lingue diverse presentano tratti comuni, dovuti alla

condivisione di uno stesso spazio geografico e alle relazioni che sono conseguite da questa

l’indagine sincronica di quelle affinità tra le lingue

particolare condizione (cfr. i Balcani)→

determinate solo dal fatto che queste siano parlate in un’area condivisa può arricchirsi della

indagine diacronica delle modalità con cui quelle stesse lingue sono entrate in contatto tra

loro attraverso le rispettive comunità di parlanti, determinando una situazione di convergenza.

• Linguistica storica (iperonimo)

concetto sovraordinato, condensa in sé l’approccio diacronico applicandolo all’analisi dei

percorsi evolutivi che hanno determinato i cambiamenti interni a una certa lingua, considerata

→ →

nella sua globalità storia delle singole lingue e delle famiglie linguistiche analisi non

solo di mutamenti ma anche del passato linguistico considerato nella sua staticità si serve

anche della sincronia: prevede l’osservazione di stadi sincronici.

compiti caratteristici: →

- classificazione genealogica attraverso il metodo comparativo es. famiglia

indoeuropea

- ricostruzione: formulazione di ipotesi su elementi o costrutti non documentati, ma

presumibili per via dell’esistenza di altri elementi o costrutti storicamente attestati. può

applicarsi a una fase specifica non attestata nella storia di una data lingua (di solito il

all’antenato comune a più lingue (la

protostadio) oppure protolingua da cui derivano).

Si avvale del metodo comparativo, esaminando le corrispondenze tra elementi di

diverse lingue raffrontabili tra loro e formulando ipotesi che ne spieghino somiglianze

e differenze per risalire alla proprietà originaria comunque. Es protoindoeuropeo.

• Linguistica diacronica (iponimo)

applicazione dei metodi della linguistica teorica a problemi di cambiamento linguistico, e

l’uso di dati diacronici di cambiamento per illuminare questioni teoriche → ricerca sul

mutamento e la correlazione con la teoria linguistica. Rappresenta la vocazione più teorica

della linguistica storica, guarda agli esiti del cambiamento linguistico da una prospettiva più

2

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astratta, cercando di estrapolare dai casi singoli i principi generali che regolano il mutamento

linguistico→ obiettivo: teoria del mutamento

IL MUTAMENTO LINGUISTICO →

Nel mutamento linguistico esiste una certa regolarità, specie nel mutamento fonetico alla

divergenza non sono posti limiti fintantoché può esserne dimostrata una regolarità.

Anche nell’evoluzione del significato esistono certe tendenze generali, MA nella

comparazione si deve assolutamente accordare la precedenza alla forma se due forme

si corrispondono con precisione o secondo le regole, ciò compensa anche determinate

divergenze nel significato; se due forme non possono essere ricondotte ad un denominatore

comune, ciò non può essere controbilanciato da una concordanza nel significato (anche

completa)

Per rendere possibile il confronto tra forme di lingue diverse si devono scomporre in unità

minori e addirittura minime, cioè i suoni.

Il primo a adottare questa prospettiva è Rasmus Kristian Rask, i cui risultati sono perfezionati

da J. Grimm Lautverschiebung, legge di Grimm o della rotazione consonantica

germanica: evoluzione consonantica in forma circolare, dalle Medie (b,d,g) alle Tenui (p,t,k)

 

e poi alle Aspirate ( ), e via dicendo.

G. Curtius stabilirà che è possibile riconoscere delle leggi fisse MA distingue tra due tipi di

mutamento fonetico:

1. regolari e generali

2. irregolari e sporadici MA in realtà si scoprirono essere eccezioni a loro volta

regolari. ↓

I pretesi mutamenti sporadici si dimostrano essere espressioni di un altro genere di

regolarità ogni mutamento fonetico deve essere concepito come regolare

(principio formulato dai “neogrammatici”).

↓ →

1

Concetto di legge fonetica (1878): agisce meccanicamente con regole ineccepibili

l’interferenza con un’altra legge fonetica

nel caso non sia efficace si deduce o

l’azione dell’analogia →

(la deformazione morfologica secondo modelli già esistenti

interferisce e rende oscura l’evoluzione meramente fonetica, conseguente a leggi

fonetiche).

Questo concetto è suffragato dai risultati della fonologia, cioè lo studio dei suoni in base

alla loro funzione, cioè delle differenze di cui il parlante si serve per la differenziazione di

→ l’insieme delle proprietà foniche concomitanti usate

unità linguistiche concetto di fonema:

Non è stato subito accettato da tutti, per esempio c’è la basata sull’affermazione

1 scuola della geografia linguistica,

programmatica che ogni singola parola avrebbe una propria storia impossibili mutamenti fonetici generalizzati e quindi

leggi fonetiche. MA questa ipotesi è stata smentita. 3

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in una data lingua per distinguere voci di differente significato ( Jakobson) unità astratta

che si manifesta mediante suoni concreti; quindi un astratto fascio di tratti distintivi che

non possiede significato proprio MA serve a differenziare tra loro le unità maggiori, cioè il

cui cambiamento determina anche un cambiamento sul piano del significato

identificazione attraverso la prova di commutazione, che verifica se la sostituzione di un

elemento sul piano dell’espressione comporta una differenza sul piano del contenuto

(→individuazione delle coppie minime).

Il fonema è la somma dei suoni allofoni, cioè comprende tutti quei suoni foneticamente

diversi e tuttavia simili, che non hanno la funzione di operare distinzioni di significato. I gli

allofoni possono essere varianti libere (la loro realizzazione è indipendente dal contesto) o

varianti di posizione (quando la loro presenza è condizionata dai suoni contigui)

I fonemi non sono isolati all’interno del sistema fonematico → nel mutamento fonetico se

si modifica un tratto distintivo di un fonema, questa modifica si produce in tutte le parole in

cui è presente tale fonema MA ANCHE in tutti i fonemi che presentano quel tratto.

I compiti della linguistica indoeuropea sono:

ricostruire l’indoeuropeo,

1. per interpretare il sistema e la sua preistoria

2. spiegare la preistoria e la protostoria delle singole lingue grazie alla lingua-base

ricostruita due conseguenze:

- possibilità di individuare eventuali varianti dialettali

- possibilità di ricostruire la cultura indoeuropea

Ci sono due posizioni teoriche sul modo di svolgere questi compiti:

1. La ricostruzione di una forma della lingua-base è solo una formula ipotizzata che

riassume tutte le corrispondenze non è una realtà storica

2. La ricostruzione restituisce uno stato di lingua scomparso in un particolare momento

→ →

storico è una realtà che sta alla base delle singole lingue possiamo discutere su

come questi dati storici fossero in rapporto tra loro, di come fosse costituito il sistema.

SECONDO SAGGIO SU MUTAMENTO LINGUISTICO

NB Il mutamento si attua in una dimensione non soltanto linguistica, ma anche geografica,

storica, sociale. inoltre la grafia, riflettendo spesso una norma fissata prima della diffusione

di un mutamento nella lingua standard, può attestare una fase antica spia delle

trasformazioni fonetiche. 4

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mutamento di abitudine nell’esecuzione dei movimenti

Il mutamento fonetico è il

articolatori e, a seconda che sia condizionato o meno dal contesto, si distingue in

indipendente o dipendente.

(1) Il mutamento fonetico dal punto di vista articolatorio

Considerazione dei suoni come prodotto di movimenti articolatori.

• –

assimilazione: Processo per cui due articolazioni tendono ad acquisire in tutto o in parte

– tratti comuni. Se i suoni sono vicini può essere progressiva o regressiva. Può agire tra

consonante e vocale o fra vocali o fra consonanti. ES sonorizzazione delle sorde

intervocaliche in area iberoromanza (locu> sp. luego; pratu > sp. prado); le contrazioni dei

nessi vocalici e la monottongazione dei dittonghi (es. *co-ago> lat. cogo).

Se essa avviene tra suoni non contigui si parla di dilazione; un caso particolare è la metafonesi

(Umlaut), cioè la modificazione di una vocale interna per effetto di una vocale finale, e

talvolta può assumere una funzione morfologica (es. ing foot, feet (<*foti)

• differenziazione: rompe la continuità del movimento articolatorio nel corso

dell’articolazione sia di un fonema, sia di due fonemi consecutivi. Es. la dittongazione

spontanea. La dissimilazione è la differenziazione di suoni non contigui; può essere

progressiva o regressiva (es. lat arbor> it. albero).

• è il rovesciamento dell’ordine di successione di due suoni. Può

interversione o metatesi:

attuarsi fra suoni contigui o a distanza (). Es. lat. Fabula>*flaba>it. fiaba.

• perdita di vocale atona: Sincope e apocope: caduta di vocali atone in posizione interna o

finale.

• Epentesi: sviluppo di un suono consonantico o vocalico (anaptissi) all'interno di un nesso

“scorrere” [sviluppo

consonantico. es. ingl. stream < *sreu- di occlusiva tra vocale e liquida].

ES. psicologico > pisicologico (in alcune parlate non controllate, anche variante diatopica in

dialetti italiani).

• “fulmine”

Semplificazione di nessi consonantici Es. lat. ful-men < *fulg-men : fulg-ur

• caduta per dissimilazione di una sillaba interna identica o simile a un’altra.

Aplologia: Es.

it. tragi(co)-comico; morfo-(fo)nologia

(2) Il mutamento fonetico dal punto di vista funzionale

Considerazione dei suoni come unità distintive dei significanti, come manifestazioni dei

fonemi. I principi della fonologia diacronica sono fissati da Jakobson nel 1933, si fondano

sulla distinzione tra: 5

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▪ mutamenti che non producono effetti fonologici: modificano la realizzazione

mutare né l’inventario

articolatoria dei fonemi senza dei fonemi di una lingua né le

opposizioni a ci queste partecipano.

▪ mutamenti che producono effetti fonologici: mutamenti che hanno rilievo fonologico,

cioè modificano l’inventario dei fonemi di una lingua e/o le opposizioni a ci queste

partecipano. ↓

Tra questi ultimi abbiamo:

• fonologizzazione: le varianti di un fonema diventano fonemi a loro volta, quando vengono

Modifica l’inventario

a mancare i contesti che determinavano i tratti distintivi delle varianti.

dei fonemi. Non produce omofoni.

Esempi: l'allofono palatale /k/ davanti a /i/ ed /e/ in latino tardo diventa fonema autonomo

nelle lingue romanze;

• defonologizzazione: due fonemi diventano varianti di un fonema quando si producono le

condizioni contestuali che determinano automaticamente il tratto che distingueva i fonemi.

Modifica l’inventario dei fonemi.

Esempio: la perdita della correlazione di breve e lunga nel latino tardo (trattamento della

pālus “palo”: palus “palude” ha

quantità delle vocali) non è più fonologicamente pertinente:

come risultato la regola derivante dalla struttura della sillaba: vocali toniche sono lunghe in

sillaba aperta e brevi in sillaba chiusa.

• rifonologizzazione: due fonemi rimangono distinti anche dopo il cambiamento di uno o più

tratti distintivi. Esempio: la rotazione consonantica germanica: le opposizioni restano le stesse

Non modifica né l’inventario né la distribuzione dei

ma cambia il sistema dei tratti distintivi.

fonemi, ma soltanto il sistema delle loro correlazioni. Non produce omofoni.

ie. sorde: sonore: sonore aspirate /t/ :/d/ : /dh/ > germ. fricative: sorde: sonore /th/ :/t/ : /d/

• Modifica l’inventario dei fonemi, può produrre

perdita COMPLETA di un fonema:

omofoni.

• l’inventario dei fonemi, può produrre

fusione COMPLETA di un fonema: Modifica

omofoni.

• perdita PARZIALE di un fonema: quando un fonema scompare in determinate posizioni

sintagmatiche, ma si conserva in altre. Può produrre omofoni

• fusione PARZIALE di un fonema: è limitata a determinate posizioni sintagmatiche. Può

produrre omofoni.

I mutamenti fonotattici avvengono tra gruppi di fonemi, quindi fonemi contigui, possono

produrre fonemi nuovi (coalescenza, es palatalizzazione di alcuni fonemi latini, filiu> it.

figlio) o sopprimere fonemi esistenti (scissione, es nei casi di dittongazione spontanea). 6

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La fonologia storica, come afferma Jakobson, è fondata su due principi:

▪ Nessun mutamento fonetico può essere compreso senza riferimento al sistema che sottostà

a questo mutamento.

▪ Ogni mutamento in un sistema fonologico è diretto a uno scopo.

Il mutamento si spiega nei termini di una tendenza inerente agli esseri umani a imporre un

ordine ai dati che essi affrontano e sperimentano, e a organizzare e riorganizzare il

materiale a disposizione coerentemente e economicamente manifestazioni più

importanti di tale tendenza:

▪ Isomorfismo tra forma e significato

Il mutamento sarebbe diretto a realizzare una corrispondenza biunivoca tra i due piani (one

form-one meaning). A questa tendenza sarebbero dovuti:

- Eliminazione degli omofoni

- Le azioni volte a prevenire la formazione di omonimie e polisemie

Riduzione dell’allomorfismo → estensioni analogiche o livellamenti.

-

▪ Equilibrio del sistema

Il funzionalismo rappresenta una serie di mutamenti fonologici come appartenenti a

un’unica modificazione del sistema, che può configurarsi come una:

- Catena di spinta: la modificazione di un fonema, che lo portava a coincidere con un

è stato l’evento che

altro, spinto tutti gli altri a differenziarsi per mantener

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bacchae2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ruggiero Christian.
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