“La
Appunti di Linguistica italiana da
Linguistica. Un corso introduttivo”
–
di Cerruto Berruti
Fonetica
La fonetica è la disciplina della linguistica che tratta la componente fisica della
comunicazione verbale. Si suddivide in tre campi principali:
• Fonetica articolatoria: studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui
vengono articolati
• Fonetica acustica: studia i suoni del linguaggio in base alla loro consistenza
fisica e modalità di trasmissione, in quanto onde sonore propagate in un mezzo
• Fonetica uditiva: studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono
percepiti dall’apparato uditivo umano ed elaborati dal cervello
L’apparato fonatorio umano
La produzione del suono avviene attraverso un flusso d’aria egressiva che dai
tubo cartilagineo attraversato dall’aria
polmoni, attraverso i bronchi e la trachea,
uscente dai polmoni, arriva alla laringe, costituita da due estroflessioni muscolari,
in grado di far passare l’aria
dette corde vocali (o pliche vocali), se in posizione
contratte, generando un fenomeno detto “meccanismo
rilassata e bloccarla se
laringeo”. La zona della laringe dove sono collocate le corde vocali è detta glottide.
Se l’aria che arriva dai polmoni trova la laringe chiusa e la pressione dell’aria è
maggiore della pressione muscolare, le pliche si aprono. Si possono avere fino a 200
il flusso d’aria raggiunge la
cicli per secondo. In seguito, faringe, che funge da cassa
di risonanza, è qui che si generano i meccanismi acustici che amplificano il suono
prodotto al livello inferiore, fino alla cavità orale, dove sono presenti altri organi
importanti per la fonazione: la lingua, il palato, gli alveoli, i denti e le labbra. La
lingua si divide in tre parti:
• Radice, parte posteriore
• Dorso, parte centrale
• Apice, parte anteriore
In base a dove sono prodotte alcune consonanti saranno definite dorsali o apicali. I
denti sono un importante elemento fonatorio necessario per pronunciare i suoni
interdentali, gli alveoli sono piccoli rigonfiamenti dietro i denti (le gengive
posteriori). Il palato si divide in duro e molle, la parte posteriore (quella molle) è
Quando l’ugola e il velo si trovano in posizione di riposo l’aria
detta velo palatino.
può uscire sia dal naso che dalla bocca, generando le consonanti nasali, quando,
bloccano il passaggio dell’aria alle cavità nasali si possono generare suoni
invece,
solo dalla cavità orale. Quando si è molto raffreddati e il velo palatino è gonfio e
infetto si crea un maggiore ostacolo al passaggio dell’aria verso le fosse nasali e le
consonanti nasali (m, n), appunto, vengono realizzate come un suono orale
corrispondente.
Per classificare i suoni del linguaggio necessitiamo di alcuni parametri:
• Il luogo in cui viene articolato il suono, per esempio, la p che si realizza a
livello delle labbra è detta labiale
• Il modo in cui viene articolato un suono, ovvero il restringimento in un certo
punto del percorso al passaggio dell’aria, per esempio, la p è occlusiva
• dei singoli organi all’articolazione
Il contributo della mobilità dei suoni (corde
vocali, lingua, velo e ugola, labbra), per esempio, la presenza/assenza di
vibrazione delle pliche vocali
Possiamo individuare due grandi opposizioni di suoni:
• suoni prodotti senza frapposizione di ostacoli al flusso d’aria
Vocali,
• Consonanti, suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo parziale o
totale al passaggio dell’aria
Inoltre, si dicono:
• Sonori, i suoni prodotti con vibrazione delle corde vocali
• Sordi, i suoni prodotti senza vibrazione delle corde vocali
Le vocali sono sempre sonore, quindi sempre con meccanismo laringeo, mentre le
consonanti possono essere sia sonore che sorde.
In base al modo di articolazione del suono le consonanti si possono classificare in:
• Occlusive (gutturali, plosive o esplosive)
• Fricative (continue, costrittive o spiranti)
• Approssimanti (semiconsonanti e semivocali)
• che iniziano come un’occlusiva e terminano come una fricativa
Affricate,
• l’aria passa dai due lati della lingua
Laterali,
• Vibranti, rapidi contatti intermittenti tra la lingua e un altro organo
articolatorio
• passaggio dell’aria anche attraverso la cavità nasale
Nasali,
• in base all’energia articolatoria
Forti o deboli,
• di tempo tra il rilascio dell’occlusione o della tenuta della
Aspirate, intervallo
consonante e l’inizio della vibrazione delle corde vocali che produce un soffio
laringale
In base al luogo di articolazione del suono, le consonanti si possono classificare in:
• (Bi)labiali, tra le labbra
• fra l’arcata dentaria superiore e il labbro inferiore
Labiodentali,
• Dentali, a livello dei denti
• Alveolari, dalla lingua contro gli alveoli
• Palatali, dalla lingua contro il palato duro
• Postalveolari, fra gli alveoli e il palato duro
• Velari, lingua contro il velo palatino
• lingua contro all’ugola
Uvulari,
• Faringali, fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della faringe
• Glottidali, nella glottide a livello delle corde vocali
Si può considerare anche la parte della lingua che interviene specificamente
nell’articolazione, per esempio, “apico-dentali”, “apico-alveolari”, etc.
I parametri fondamentali della classificazione delle vocali fanno riferimento alla
posizione della lingua, in particolare:
• Avanzamento o arretramento della lingua
➢ Anteriori, la lingua in avanti, dette anche palatali
➢ Posteriori, la lingua si solleva o arretra, dette anche velari
➢ Centrali, posizione di riposo o comunque centrale
• Innalzamento o abbassamento della lingua
➢ Alte, o chiuse
➢ Semialte
➢ Medio-alte, semichiuse
➢ Medie
➢ Medie-basse, semiaperte
➢ Semibasse
➢ Basse, aperte
La posizione nella quale vengono articolate le vocali, secondo il duplice asse
orizzontale e verticale, può essere rappresentata in uno schema detto trapezio
vocalico. Per esempio, immaginando di avere un puntino al centro della lingua e
pronunciando le varie vocali, la A risulterebbe bassa e centrale, così via via si
formerebbe una forma simile al trapezio. Riferendosi alle sole vocali italiane si può
parlare anche di triangolo vocalico.
del flusso d’aria dal basso verso l’alto:
Percorso Bronchi e Laringe Velo Cavità Palato
Polmoni Faringe Ugola Lingua Alveoli Denti Labbra
Trachea (Glottide) Palatino Orale Duro
Per avere uno strumento di rappresentazione grafica dei suoni del linguaggio valido
per tutte le lingue, che riproduca scientificamente la realtà fonica, è stato elaborato un
sistema di trascrizione fonetica in cui è presente una corrispondenza biunivoca fra
l’International Phonetic
suoni rappresentati e segni grafici. Il più importante è
Alphabet, IPA, presentato per la prima volta nel 1888, in cui sono presenti segni
dell’alfabeto latino e greco oltre ad altri inventati ad oc.
fedelmente “fonografica”, esistono,
La lingua italiana si può definire abbastanza
tuttavia, eccezioni:
• Un grafema può rendere suoni diversi:
[k] cane [‘ka:ne] certo [‘tʃɛrto]
c [tʃ]
[e] mela [‘me:la] treno [‘trɛ:no]
e [ɛ]
giro [‘dʒi:ro] [g] gloria [‘glo:rja]
g [dʒ]
[i] pino [‘pi:no] lieve [‘ljɛ:ve]
i [j]
[n] dente [‘dɛnte]
n [ɱ]anfora[‘aɱfora] [ɳ]bianco[‘bjaɳko]
[o] posto [‘po:sto] mossa [‘mɔs:a]
o [ɔ]
[s]spago [‘spa:go] [z] sbafo [‘zba:fo]
s [u] uno [‘u:no] [w] uova [‘wɔ:va]
u [ts]puzza[‘put:sa] [dz]mezzo[‘mɛ:dzo]
z
• Un suono può essere reso con grafemi diversi
c caro [‘ka:ro] q quadro [‘kwa:dro]
[k]
• Un grafema può rappresentare nessun suono
h Ø ha [a]
Ø sufficiente [suf:i’tʃɛnte]
i
• Un suono può essere rappresentato dalla combinazione di più grafemi
ch chilo [‘ki:lo]
[k] ci bacio [‘ba:tʃo]
[tʃ] gh ghiera [‘gjɛ:ra]
[g] gi giallo [‘dʒal:lo]
[dʒ] gl egli [‘eʎ:i] gli aglio [‘aʎ:o]
[ʎ] gnomo [‘ɳɔ:mo]
[ɳ] gn
scelta [‘ʃelta]
[ʃ] c
Consonanti
Vocali
Ricordare che tutte le nasali, laterali e vibranti sono sonore.
Quando ci si trova innanzi a parola che presenta ortograficamente due vocali che si
susseguono bisognerà osservare che se “i” e “u” sono toniche non possono essere
approssimanti perché formano uno iato, come in Maria. Se ci si trova dinanzi ad una
“i” ortografica ma non fonetica, l’approssimante non c’è, come dopo i suoni palatali o
[‘tʃe:lo], [‘paʎ:a].
prepalatali, per esempio: cielo paglia Mentre, negli altri casi si ha
[dja’mante], sillabato come (dia-man-te)
un approssimante: diamante o quadro
[kwa:dro] sillabato come (qua-dro).
Ricordare che: le affricate in posizione intervocalica sono sempre geminate (doppie,
intense) a prescindere che la grafia corretta sia con o senza doppia, come in
[ad’dzoto] [at’tsjone] Spesso tra la “t” e la “s” c’è un semicerchio ad
azoto, azione.
indicare che si pronunciano insieme.
In italiano standard in posizione intervocalica o tra vocale e approssimante sono
sempre lunghi i seguenti 5 foni (indicati con 2 segni):
[ʎ] [ʃ] [ɳ] [ts] [dz]
[‘laʃʃo], [‘veʎʎa], [‘baɳɳo]
Lascio veglia bagno
Fonologia
sono la realizzazione concreta (sostanza dell’espressione) di qualunque suono
I foni
del linguaggio. Quando i foni assumono in una certa lingua carattere distintivo si dice
che funzionano da fonemi, entità astratte, non suoni concreti. I suoni, ovvero i foni,
sono fisicamente diversi l’uno dall’altro, fanno
di una parola, per esempio, cane
vibrare l’aria con frequenze diverse anche se a pronunciarli è un uomo o una donna,
un bambino o un adulto, o addirittura la stessa persona in momenti diversi. Infatti, i
cicli per secondo, cioè la frequenza della chiusura/apertura delle corde vocali, nelle
donne è più rapida che negli uomini. Ma, in fin dei conti, ascoltando una qualunque
persona che parla italiano si possono riconoscere li stessi foni (sostanza
dell’espressione) a una sequenza astratta di fonemi che formano il significato del
dell’espressione).
segno cane (forma
studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema
La fonologia
linguistico, a livello di langue, paradigma, a partire dalle proprie unità minime, dette
l’unità minima di seconda articolazione
fonemi. Il fonema rappresenta, perciò, del
sistema linguistico, una classe astratta di foni, dotata di valore distintivo, cioè tale da
opporre una parola ad un’altra in una data lingua. Si parla di trascrizione fonetica
quando si stanno segnalando le pronunce, trascrizione fonematica se si segnalano
l’una può essere sia “larga” che “stretta”, in base al grado di fedeltà
solo i fonemi. Se
con cui si vuole riprodurre la pronuncia di un parlante, l’altra è sempre “larga” perché
si riduce alle sole caratteristiche pertinenti la realizzazione fonica, tralasciando
particolarità e differenze che non hanno un valore distintivo. Per capire se si tratta di
un fonema o meno si ricorre alla “prova in cui si confronta il
della commutazione”,
fono che vogliamo verificare con altre unità della lingua uguali in tutto tranne che
nella posizione del fono in oggetto.
In italiano ci sono delle coppie di foni che a livello astratto generano delle differenze,
come “m” e “n”, e altre coppie di fonemi, con un basso rendimento funzionale, in cui
la differenza all’interno della coppia è talmente sottile che non genera una variazione
c’è un alto rendimento di parola, tra
di parola. Per esempio, se tra nano e mano
sentire pronunciata la parola casa e caza, si arriva allo stesso significato, ugualmente
(colui che “sente prima”, presentimento)
tra presente e presente (chi è presente in un
certo contesto) e chiese (plurale di chiesa) e chiese (passato remoto di chiedere).
Foni che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse di uno stesso fonema, ma
prive di valore distintivo, si chiamano allofoni e un fonema ne può avere anche
pronunciata in diversi modi: [‘mare] o [‘maere].
diversi. Un esempio è la parola mare
Una coppia di parole uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto
come [‘mare] e [‘pare].
di un altro in una certa posizione forma una coppia minima,
Per dimostrare che un fono è anche un fonema bisogna trovare, nella lingua che si sta
prendendo in considerazione, delle coppie minime. La geminazione ha una funzione
distintiva solo se si considera il fonema geminato come un fonema singolo e intenso.
I fonemi, essendo le unità minime di seconda articolazione, non sono ulteriormente
scomponibili in segmenti più piccoli, ma si possono analizzare sulla base delle
caratteristiche articolatorie che li contrassegnano (come /t/ occlusiva dentale sorda)
ed essere definiti come costituiti da un fascio di proprietà articolatorie realizzate in
simultaneità. Quindi, il fonoema non è scomponibile ulteriormente a livello di valore
ma a livello di caratteristiche. È stata, così, sviluppata la teoria dei tratti distintivi,
che dal punto di vista fonetico, rappresentano i movimenti e gli atteggiamenti
muscolari degli organi preposti alla fonazione mentre, dal punto di vista fonologico,
sono proprietà astratte realizzantisi in simultaneità nei segmenti fonematici. I tratti
distintivi necessari e sufficienti a distinguere i fonemi dell’italiano sono:
• Sillabico: fonemi che possono costituire nucleo di sillaba, solo le vocali
• Consonantico: fonemi prodotti con frapposizione di un ostacolo al flusso
d’aria, tutte le consonanti
• Sonorante: fonemi prodotti con passaggio di aria relativamente libero e senza
turbolenza nel flusso d’aria, sempre sonori: vocali, semivocali e consonanti
nasali, laterali e vibranti
• Sonoro: fonemi prodotti con vibrazioni delle corde vocali
• Continuo: fonemi prodotti con una costrizione nella cavità orale che consente
al flusso d’aria che esce dalla bocca di poter essere protratto nel tempo,
fricative, laterali, vibranti, semivocali
• Nasale: fonemi prodotti con abbassamento del velo e conseguente passaggio
del flusso d’aria attraverso il canale nasale, nasali
• fonemi prodotti in due momenti, un primo in cui l’aria è
Rilascio ritardato:
trattenuta nella cavità orale e un secondo in cui è rilasciata, affricate
• Laterale: fonemi prodotti con passaggio del flusso ai lati della cavità orale,
laterali
• Arretrato: fonemi prodotti con il corpo della lingua ritratto rispetto alla
posizione naturale, vocali /a/, /o/, /u/, /ɔ/
• Anteriore: fonemi prodotti con una costrizione nella zona alveolare o in un
luogo anteriore a questa, bilabiali, labiodentali, dentali
• Coronale: fonemi prodotti con la parte anteriore della lingua sollevata rispetto
alla posizione neutra, dentali, alveolari, alcune palatali
• Arrotondato: fonemi prodotti con le labbra protese in avanti: /ɔ/, /o/, /u/
• Alto: fonemi prodotti con la lingua sollevata rispetto alla posizione neutra: /i/,
/u/
• Basso: fonemi prodotti con la lingua abbassata rispetto alla posizione neutra,
/a/, /ɔ/, /ɛ/
L’inventario fonematico di una lingua è l’insieme dei fonemi della lingua stessa.
L’italiano ne ha 30 (per alcuni 28 o 45), il francese ne ha 36, l’inglese 34 (o 44), il
russo e il tedesco 38, 24 lo spagnolo, 31 il cinese, 37 l’arabo (o 64). Le diverse
enumerazioni sono date dai criteri adottati nella computazione. Problemi generali
connessi all’inventario fonematico dell’italiano sono:
• Lo statuto delle consonanti lunghe, se considerate come coppia minima è
all’inventario fonematico
necessario aggiungere altri 15 fonemi italiano
• Le differenze regionali di pronuncia
• Differenze di apertura delle vocali in posizione tonica
• ovvero l’allungamento della consonante
Raddoppiamento fonosintattico,
iniziale di una parola quanto è preceduta da una parola che provoca il
fenomeno [‘casa]/[ak’kasa],[a r’ro:ma]
La sillaba è la minima combinazione di fonemi che funzionano come unità
pronunciabili. In italiano e nella maggior parte delle lingue, le sillabe sono costruite
attorno ad una vocale, che ne costituisce il nucleo, parte indispensabile per la sillaba,
la parte che (eventualmente) precede la vocale è detta attacco, mentre la parte che
segue prende il nome di coda. Entrambe possono essere formate da più di un
elemento. Nucleo e coda assieme formano la rima. La struttura sillabica canonica
dell’italiano è CV (consonante+vocale), ma sono presenti anche struttura V, VC,
CCV, CVC, CCCV. Non esistono CVCC o più complesse come CCCVCCC. Se una
sillaba termina in vocale si dice aperta (o libera), mentre se termina in consonante o
semivocale si dice chiusa (o implicata). Il dittongo è la combinazione di una
semivocale+vocale, in cui la vocale è sempre l’apice sillabico, come in pieno
[‘pj3:no]. Se la sequenza è V+semiV si parla di dittongo discendente, viceversa
dittongo ascendente. I trittong
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