Capitolo 1: Le lingue e la linguistica
Le lingue sono un obbligo evolutivo. Servono innanzitutto a comunicare, ovvero a scambiare messaggi portatori di informazione tra interlocutori umani. La comunicazione non concerne solo dati di fatto. Le lingue servono a fornire predicazioni (predicazione: dire qualcosa a proposito di qualcos’altro). Perché una predicazione possa aver luogo, è necessario possedere le risorse necessarie a indicare il qualcosa di cui si vuol parlare: a questa funzione rispondono primariamente i nomi, una classe di parole specializzata nel designare e nell’indicare il tema di cui si sta parlando. Ciò che diciamo a proposito del tema è comunicato attraverso un’altra classe di parole che svolgono la funzione di predicare: i verbi. Nomi e verbi, però, non bastano da soli, ma funzionano con l’aiuto di altre risorse. Il parlante in quanto tale ha una responsabilità e, proprio per questo, sfrutta la lingua per “salvarsi la faccia”.
Le lingue servono anche a soddisfare bisogni interazionali, ossia concernenti il rapporto tra il parlante e i suoi interlocutori (pragmatica). La pragmatica consiste nel trasmettere un messaggio non detto nascosto sotto il messaggio letterale. Nessun messaggio è sprovvisto di una funzione pragmatica: la predicazione e la pragmatica sono strettamente intrecciate, e in molti casi è la pragmatica a prevalere. Tre sono le funzioni primarie delle lingue: predicare, salvare la faccia, trasmettere messaggi non detti.
La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio e delle lingue, ovvero è l’analisi rigorosa dei fenomeni linguistici. La linguistica è una disciplina che mira alla descrizione e alla spiegazione dei fenomeni linguistici. Studiando il linguaggio, si analizzano soprattutto fenomeni che non si vedono, ovvero fenomeni non osservativi. Il linguaggio non è considerato più come un comportamento perfettamente spontaneo e naturale, ma è visto come un oggetto esterno, passibile di indagine.
La linguistica deve decidere ogni volta dove comincia e dove finisce il proprio oggetto; spesso non sa che cosa può esserci o non esserci in un fenomeno del quale si sta occupando; talvolta, durante l’analisi, deve anche costruire nuove categorie volte a trattare il proprio oggetto. L’oggetto della linguistica deve perciò essere definito nell’ambito della teoria che si adotta. Il comportamento linguistico reale è per sua natura caratterizzato da una serie di fenomeni di disturbo che costituiscono un problema. Se si prova infatti a trascrivere senza alterazioni ciò che è stato detto parlando, si ottengono testi praticamente illeggibili. Peraltro, il comportamento linguistico è sempre caratterizzato da una certa tensione.
Capitolo 2: Codice e lingue
Per linguaggio s’intende la facoltà di associare due diversi ordini di entità: i contenuti mentali, che non possono manifestarsi ad altri, e le realtà sensoriali, che li rendono comunicabili. Il primo ordine è chiamato contenuto e il secondo espressione oppure significato e significante.
Ci sono due dimensioni della comunicazione:
- Le diverse modalità di comunicazione non verbale in generale (veicolata da significanti diversi dai suoni linguistici)
- La comunicazione degli animali
La proprietà fondamentale del linguaggio è il suo carattere congenito (innato), non è il risultato di un apprendimento ma nasce con l’organismo stesso ed è registrato nel patrimonio genetico dell’individuo. Il carattere congenito del linguaggio lascia pensare che questa facoltà non si alteri col tempo, ma sia immutabile. Così come il linguaggio non può essere appreso, allo stesso modo non può essere dimenticato. Nella specie umana, si imparano e si dimenticano i singoli codici con cui il linguaggio si concretizza (es. una lingua).
Il linguaggio si manifesta sotto forma di associazioni tra significato e significante ed è indifferente rispetto a quale specifico significante verrà scelto per attualizzarlo. I modi in cui il linguaggio si attualizza non sono infiniti. L’organizzazione delle lingue verbali incorpora una grande varietà di limitazioni. Le lingue sono codici (o sistemi di segni), ovvero sistemi di corrispondenze tra significato e significante, che trasmettono informazioni tra un emittente e un ricevente attraverso la produzione e la diffusione di messaggi. L’operazione di formazione di un messaggio da parte di un emittente mediante un codice è detta codifica; decodifica è l’interpretazione del messaggio da parte di un ricevente. La codifica assegna a un dato significato il significante appropriato; la decodifica identifica il significato a partire dal significante.
Un’ulteriore proprietà dei codici umani è la seguente: il significato può essere convogliato da realtà fisiche che non gli somigliano affatto e anzi sono rispetto ad esso completamente difformi. Una delle forme più interessanti in cui si manifesta la capacità umana di costruire codici di natura anche complessa è rappresentata dai cosiddetti codici secondari, ovvero quelli che hanno come contenuto l’espressione di un altro codice. Di questo tipo sono i codici alfabetici delle lingue verbali.
Possiamo quindi definire il codice come un sistema di segni, cioè di oggetti complessi in cui un significante sta per un significato. Un codice che può essere scomposto in elementi ricorrenti e ammette combinazioni diverse degli elementi che lo compongono è detto articolato. Alcuni codici articolati hanno anche un’altra proprietà, la posizionalità: il significato non è convogliato solo dai singoli componenti come tali, ma anche dalla posizione che ciascuno di essi occupa nella successione.
I codici possono essere distinti in due categorie: quelli che generano messaggi che possono essere interrotti e quelli che non lo permettono. Alla prima classe appartengono le lingue verbali. In altre parole, il codice ammette messaggi in cui la sequenza principale viene interrotta per avviare una sequenza secondaria, terminata la quale riprende quella principale. Codici di questo genere, che permettono di lasciare in sospeso alcune sequenze per aprirne di nuove, sono detti codici con standby.
Non tutti i codici sono dotati di stand-by. Lo stand-by è strettamente connesso con l’articolazione e permette l’organizzarsi della sintassi. Ci sono due principali categorie di codici dal punto di vista della relazione tra significante e significato:
- Da un lato si hanno i codici iconici, nei quali l’espressione ha una qualche somiglianza col contenuto che esprime;
- Dall’altro quelli arbitrari, in cui non esiste alcuna somiglianza tra espressione e contenuto.
I segni più fortemente iconici hanno il vantaggio di poter essere interpretati da chiunque: l’iconicità favorisce la decodifica; l’arbitrarietà, invece, richiede che l’utente abbia appreso il codice acquisendo la capacità di associare uno specifico contenuto a un’espressione specifica, tra loro eterogenei. I codici arbitrari sono meno maneggevoli di quelli iconici, ma sotto un’altra angolazione sono molto più efficienti: i codici arbitrari permettono di dare espressione a un’infinità di contenuti. Le lingue verbali sono essenzialmente codici arbitrari.
La sinonimia (“molteplicità di significanti per lo stesso significato”) dei codici è connessa alla loro arbitrarietà: i codici sono sinonimici in quanto sono arbitrari, è proprio l’arbitrarietà che permette di costruire segni diversi per dare espressione ai medesimi significati. Oltrechê sinonimiche, le lingue verbali sono anche ambigue, perché molti elementi hanno significati che non sono identificabili in modo univoco. La sinonimia e l’ambiguità dei codici verbali può essere sintetizzata affermando che essi sono codici vaghi.
I codici sono capaci di esprimere una porzione limitata di significati. Questa proprietà è detta finitezza semantica e tutti i codici che la presentano sono detti semanticamente finiti. I codici che non hanno limiti di significato sono detti semanticamente illimitati.
La capacità metalinguistica è la capacità che ha una lingua di riflettersi su se stessa adottando se stessa come contenuto. Il modo in cui i codici codificano e trasmettono l’informazione porta alla distinzione tra codici analogici e digitali. Un codice analogico esprime una variazione continua, uno digitale la esprime a salti. Le lingue verbali sono codici discreti. Il carattere discreto delle lingue verbali è collegato alla loro arbitrarietà, perché una lingua analogica sarebbe in parte iconica. Il significante delle lingue verbali è costituito da tutta la gamma di suoni che l’apparato fonatorio umano è in grado di produrre e che l’apparato uditivo è in grado di percepire. Nel significante di un codice si distinguono due aspetti: una forma e una sostanza (forma dell’espressione e sostanza dell’espressione). La stessa distinzione vale anche sul piano del significato. La sostanza del contenuto è costituita dalla totalità dei significati pensabili; la forma del contenuto dal modo in cui questa sostanza viene formata.
Capitolo 3: Lingue verbali
Proprietà fondamentale: avere un significante primario fonico acustico, ossia costituito da suoni prodotti da un apparato particolare e destinati a essere ricevuti da un organo di senso apposito. Le lingue verbali sono caratterizzate da una complessa serie di proprietà specifiche, che le rendono uniche non soltanto tra i codici animali, ma in generale tra tutti gli altri.
Arbitrarietà
Due accezioni → non vi è alcun vincolo naturale necessario tra significante (eccetto le onomatopee) e significato e tra un significante e gli altri significanti (rapporto tra significante uno e significante due: Pino non pertinente; rapporto tra significato uno e significato due: foglia e foglio). L’arbitrarietà accresce la flessibilità del codice, perché è possibile stendere il vocabolario senza preoccuparsi di far combaciare significante e significato in base a una qualunque somiglianza reciproca.
- Classificazioni: non esiste alcuna ragione per cui alcune lingue debbano raggruppare significati in un modo più che in un altro, inoltre ogni lingua impone a chi la parla delle scelte obbligate, come la distinzione tra animati e inanimati.
- Classificatori: hanno la funzione di collegare a specifiche categorie di elementi.
Esistono diversi gradi di arbitrarietà. È abbastanza diffusa oggi la convinzione che le lingue registrino tracce anche notevoli di iconicità, sul piano fonologico tutte le lingue devono rispettare determinati requisiti formali per poter funzionare, tutte le lingue hanno singolari corrispondenze tra aspetti paralinguistici e significati, in lingue diverse determinati valori fonici sogliono indicare stabilmente le stesse entità, e sebbene linguisti siano dubbiosi dinanzi a queste corrispondenze, non possono non osservare con sorpresa taluni fatti.
Doppia articolazione
L’organizzazione delle lingue verbali è articolata su due livelli diversi:
- Unità dotate di significato
- Unità foniche
Un insieme ristretto di elementi fonici privi di significato dà luogo a un insieme molto più vasto di elementi dotati di significato.
Ambiente sintagmatico
Si può immaginare che gli elementi linguistici di ciascun livello di analisi si possano disporre in una sorta di magazzino di memoria. Quando questi elementi vengono selezionati per essere combinati in un enunciato, si collocano in un asse lineare, occupando ciascuno una posizione definita e stabilendo le relazioni precise con gli altri elementi.
- Asse sintagmatico
- Asse paradigmatico
L’asse sintagmatico non si limita a ricevere elementi linguistici in forma fissa, ma è attivo su elementi che entrano in combinazione → Ambiente sintagmatico.
Ricorsività
Una volta eseguita un’operazione, al suo risultato può essere applicata la medesima operazione un numero indefinito di volte. Regola della relativa: un nome può essere sostituito da se stesso + una frase relativa.
Coesione
Fenomeno per cui le lingue possono creare relazioni tra i diversi elementi degli enunciati, indicando altresì quali elementi sono in relazione tra loro.
Citazione e de-citazione
In un enunciato prodotto da un parlante viene inserito uno emesso da un altro. Può presentarsi anche nella forma inversa della de-citazione che consiste nella cancellazione virtuale di una serie di elementi adoperato in precedenza e nell’emissione di una nuova serie.
Contestualità
Gli enunciati delle lingue acquistano un significato in contesti specifici, al di fuori dei quali appaiono privi di senso. Hanno una contestualità interna (manifesta in tutti quegli enunciati e questo non significato solo se inseriti in un tessuto di altre annunciate: io no è grammaticalmente giustificabile come risposta a una domanda del tipo io vado al cinema, e tu?) ed esterna (manifesta in alcuni enunciati che per acquisire un significato devono far riferimento a una situazione non linguistica del mondo esterno: dammi quello ha un senso solo se viene collocato in un contesto in cui ci siano degli oggetti).
Trasferibilità
Quasi qualunque enunciato può essere trasferito in un’altra sostanza dell’espressione pur rimanendo un enunciato verbale.
Variabilità
Le lingue verbali variano a seconda di diverse dimensioni anzitutto, nel tempo e nello spazio, ma anche in base alla situazione comunicativa in cui sono state usate e a seconda del mezzo che si adopera. Il termine diacronia indica il fatto che le lingue cambiano nel tempo, il termine sincronia, designa un singolo stato dell’evoluzione di una lingua, nel quale essa è immaginata come se fosse ferma. Quando le lingue variano nello spazio il fenomeno è denominato diatopia.
Forzature
Spostamenti di elementi da una categoria all’altra. Un tipo di forzatura è la cosiddetta trasposizione di categoria.
Riconducibilità a famiglie e tipi
Le lingue possono essere ricondotte a classi, ciascuna delle quali comprendente quelle che presentano caratteri comuni. Tali classi sono di due tipi: famiglie (formata da lingue che derivano geneticamente da una stessa lingua madre e che quindi presentano tratti in comune con la lingua madre stessa e tratti comuni tra di loro) e tipi (classi di lingue che, pur non essendo imparentate geneticamente, presentano affinità strutturali).
Capitolo 4: I suoni delle lingue
La voce e il suono
Complessa storia evolutiva: la capacità di fonazione si è installata solo come funzione secondaria su un insieme di organi disegnato per tutt’altro scopo. Il meccanismo della respirazione si è modificato per permettere alla fonazione di aver luogo nello stesso momento.
La voce presenta numerosi vantaggi:
- Può essere esercitata simultaneamente ad altri comportamenti
- È facilmente trasmissibile e si è in grado di modularne l’intensità
- Il suo messaggio può essere percepito da più riceventi contemporaneamente
- Permette un’ampia modulabilità
- Può essere prodotta in modo continuo ed è rapida: permette di produrre 15-25 segmenti fonici al secondo
- È portatile
Apparato fonatorio
Pompa, attraverso cui è collegata una valvola, e ancora un tubo incurvato. Pompa = Polmoni che si espandono e contraggono, immettendo ed espellendo aria. Tubo = Trachea attraverso cui l’aria entra ed esce.
Parte terminale del tubo = Bocca, Denti, Labbra (ecc.). Parte iniziale del tubo = Laringe costituita da due pieghe di tessuto muscolare che possono aprirsi e chiudersi: le Corde Vocali. Se le corde vocali sono chiuse il deflusso dell’aria proveniente dai polmoni è impedito: l’aria esercita allora una pressione sulle corde vocali, spingendole ad aprirsi per un brevissimo tempo. Il movimento di apertura e chiusura è rapidissimo e ciò produce vibrazioni udibili. Nel suo avanzamento lungo il tubo d’uscita, questo suono viene modificato dall’azione dei componenti del tratto vocale sopra laringeo, originando così i suoni linguistici come li percepiamo. Esiste dunque la funzione di sbarramento che è esercitata da alcuni diaframmi. Il più importante sono le corde vocali, la cui area interna è la glottide.
Fonetica
I suoni linguistici (FONI) sono oggetto di studio della fonetica, che le considera nella loro dimensione fisica, senza considerarne la funzione. Questa disciplina considera i foni dei tre punti di vista diversi:
- Fonetica articolatoria
- Fonetica acustica
- Fonetica uditiva
Vocali
Prodotte grazie alla vibrazione delle corde vocali con flusso d’aria che esce senza incontrare chiusure o costruzioni. La differenza tra le vocali è determinata dalle variazioni di posizione e di volume della lingua. I criteri di classificazione sono i seguenti:
- Apertura e chiusura
- Anteritorità e posteriorità
- Arrotondamento e non arrotondamento
Trapezio vocalico: area entro la quale il movimento della lingua dà luogo a vocali. Vocali cardinali: tutte le altre sono definibili il rapporto a esse. Massimo di posteriorità e di chiusura (U), massimo di anteriorità e di chiusura (I), massimo di apertura e di centralità (A). Vocali Cardinali: I, A, U.
Consonanti
Prodotte da un flusso d’aria che fuoriesce da un tratto fonatorio completamente chiuso o fortemente ristretto. Sono classificate secondo:
- Il modo di articolazione: occlusive, fricative (spiranti), vibranti, laterali, affricate, nasali.
- Il punto di articolazione: labiali, labiodentali, dentali, alveolari, palatali, velari, uvulari, faringali, glottidali.
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