Riassunto esame linguistica, prof. Fontana
Il linguaggio verbale
Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi: la linguistica generale, che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue, e la linguistica storica, che si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura. Oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, vale a dire le lingue nate spontaneamente nel corso del tempo.
Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano. Il linguaggio verbale è una delle facoltà innate dell’homo sapiens ed è uno degli strumenti, dei modi e dei sistemi di comunicazione che abbia a disposizione. Da questo punto di vista non ci sono differenze tra lingue e dialetti, tale distinzione è data solo su considerazioni sociali e storico-culturali.
Per capire meglio che cosa è il linguaggio verbale umano è utile partire dal concetto di segno. Un segno è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare questo qualcos’altro. Secondo una concezione molto larga, tutto può comunicare qualcosa, ogni fatto culturale è suscettibile a interpretazione, quindi comunicazione equivale a "passaggio di informazione". Mentre in senso stretto la comunicazione ha come presupposto l’intenzionalità: si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di passare informazione, e che viene percepito da un ricevente come tale, altrimenti è semplice passaggio di informazione. Infine si ha formulazione di inferenza quando non ci sono emittenti, e l’interpretante trae inferenze solo dalla presenza di "fatti".
Segni, codice
Il segno è l’unità base della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni, e secondo una tassonomia abbastanza semplice basata sui criteri di intenzionalità e motivazione relativa (arbitrarietà), e sono:
- Indici: motivati naturalmente, non intenzionali (es. starnuto=avere il raffreddore)
- Segnale: motivati naturalmente, usati intenzionalmente (es. sbadiglio volontario=sono annoiato)
- Icone: motivati analogicamente, intenzionali (es. mappe, diagrammi, simbologie, onomatopee, disegni)
- Simboli: motivati culturalmente, intenzionali (es. colore nero/bianco=lutto)
- Segni: non motivati (arbitrari), intenzionali (es. messaggi linguistici, comunicazione non verbale)
Mentre gli indici, in quanto fatti di natura, sono per definizione di valore universale, uguali per tutte le culture in ogni tempo, i simboli e i segni sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale. Nella comunicazione in senso stretto c’è un emittente che emette, produce intenzionalmente un segno per un ricevente.
Per codice si intende l’insieme di corrispondenze fissatesi per convenzione, fra qualcosa e qualcos’altro che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici; i segni linguistici costituiscono il codice lingua.
Le proprietà della lingua
Biplanarità
Una prima proprietà di tutti i segni linguistici è la biplanarità, il fatto che ci siano in un segno due piani, compresenti ossia il significante e il significato. Il significante/espressione è la parte fisicamente percepibile del segno (es. la parola "gatto" pronunciata o scritta); il significato/contenuto è la parte non materialmente percepibile.
Arbitrarietà
Non c’è alcun legame naturalmente motivato, connesso alla natura o all’essenza delle cose, derivabile per osservazione empirica o per via di ragionamento logico tra il significante e il significato di un segno. Il significante "gatto" non ha nulla a che vedere con l’animale gatto. I rapporti che ci sono tra significato e significante non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione e quindi sono arbitrari.
Al principio dell’arbitrarietà dei segni linguistici esistono eccezioni come le onomatopee o certe parole indicanti versi di animali (tintinnio, sussurrare) che imitano nel loro significante il suono o il rumore che designano e presentano un aspetto più o meno iconico, comunque queste non sono vere eccezioni in quanto c’è sempre una base di arbitrarietà percepibile per esempio notando come le cose sopra elencate differiscano in diverse lingue del mondo, altrimenti dovrebbero essere universali. In realtà la questione dell’arbitrarietà è più complessa di quanti sembri, e quindi utile distinguere quattro livelli di arbitrarietà, rappresentate dal triangolo semiotico.
A vertici di questo triangolo troviamo: un significante, attraverso la mediazione di un significato con cui è associato e che esso veicola (assieme al quale forma il segno), si riferisce a un elemento della realtà esterna, un referente. Tenendo conto di questo triangolo possiamo distinguere i quattro livelli di arbitrarietà:
- A un primo livello, è arbitrario il rapporto tra segno e referente
- A un secondo livello, è arbitrario il rapporto tra significante e significato
- A un terzo livello è arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significato (ogni lingua ritaglia in un modo diverso un certo spazio di significato distinguendo o rendendo pertinenti una o più entità, es. it. bosco/legna/legno, fr. bois, td. wald/holz)
- A un quarto livello è arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significante (un esempio di identica sostanza fonica organizzata in maniera diversa in diverse lingue può essere dato dalla quantità o durate delle vocali)
Doppia articolazione
Consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli diversi:
- Il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità (mattoni) che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni; la parola "gatto" è scomponibile in due pezzi più piccoli gatt-, -o che recano ciascuno un proprio significato. Tali pezzi costituiscono le unità minime di prima articolazione: i morfemi. Ogni segno linguistico è analizzabile e scomponibile in morfemi.
- I morfemi, risultano ulteriormente scomponibili in unità più piccole che non sono più portatrici di significato autonomo. Tali elementi che non sono più segni perché non hanno un significato, sono i fonemi, che costituiscono le unità minime di seconda articolazione.
Non esistono altri codici di comunicazione naturali che possiedano una doppia articolazione piena e totale come la lingua. Essa consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero limitato (poche decine), di fonemi, mattoni elementari privi di significato, si può costruire un numero grandissimo di morfemi. Quindi è molto importante nella strutturazione della lingua il principio della combinatorietà: la lingua funziona combinando unità minori per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni).
Trasponibilità di mezzo
Il significante dei segni linguistici possiede un’altra proprietà molto importante: può essere trasmesso sia attraverso il mezzo aria, il canale fonico-acustico, sia attraverso il mezzo luce, il canale visivo o grafico. Anche se i segni linguistici possono essere trasmessi o oralmente o graficamente, il carattere orale è tuttavia prioritario rispetto a quello visivo.
Il parlato è primario antropologicamente rispetto allo scritto. Tutte le lingue che hanno una forma e un uso scritti sono anche parlate, mentre non tutte le lingua parlate hanno una forma scritta: migliaia di lingue africane e oceaniche non hanno una scrittura. C’è una proprietà ontogenetica (relativa al singolo individuo) del parlato: ogni individuo umano impara prima a parlare e poi a scrivere. C’è una proprietà filogenetica (relativa alla specie umana) del parlato: nella storia della nostra specie, la scrittura si è sviluppata molto tempo dopo il parlare.
Le prime attestazioni in forma scritta della lingua risalgono a non più di 5 millenni prima di Cristo (scritture pittografiche), e quelle di un sistema vero e proprio, cioè la scrittura cuneiforme presso i Sumeri risale a circa il 3500 a.C. Invece le origini del linguaggio, sono certamente più antiche. È ipotizzabile che qualche forma embrionale di comunicazione orale con segni linguistici fosse già presente nell’Homo habilis e nell’Homo erectus 3 milioni di anni fa.
Il canale fonico-acustico e l’uso parlato della lingua presentano una serie di vantaggi biologici e funzionali:
- Purché vi sia presenza di aria, possono essere utilizzati in qualunque circostanza ambientale e consentono la trasmissione anche in presenza di ostacoli fra emittente e ricevente a relativa distanza
- Non ostacolano altre attività
- Permettono la localizzazione della fonte di remittenza del messaggio
- La ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio
- L’esecuzione parlata è più rapida di quella scritta
- Il messaggio può essere trasmesso simultaneamente ad un gruppo di destinatari diversi
- Il messaggio è evanescente, ha rapida dissolvenza, libera il canale e lascia il passaggio ad altri messaggi
- L’energia specifica richiesta è molto ridotta, il parlare è concomitante con la respirazione
Nelle società moderne, lo scritto ha una certa priorità sociale, lo scritto ha maggiore importanza, prestigio e utilità sociale e culturale; è lo strumento di fissazione e di trasmissione del corpo legale, della tradizione culturale e letteraria e del sapere scientifico. Lo scritto è nato come fissazione, trascrizione del parlato; ma si è poi sviluppato con aspetti e caratteri in parte propri: non tutto ciò che fa parte del parlato (tono voce) può essere reso e corrisposto nello scritto, né tutto ciò che fa parte dello scritto (uso maiuscole) può essere reso e corrisposto nel parlato.
Linearità e discretezza
Per linearità del segno si intende che il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione nel tempo e/o nello spazio. Non possiamo capire completamente il messaggio se non dopo che siano stati attualizzati uno dopo l’altro tutti gli elementi che lo costituiscono. Per discretezza dei segni si intende il fatto che la differenza fra gli elementi, le unità della lingua, è assoluta; c’è un confine preciso fra un elemento e un altro.
Onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività
L’onnipotenza semantica consisterebbe nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto. Con la lingua si può parlare di tutto. Per plurifunzionalità si intende che la lingua permette di adempiere ad una lista molto ampia di funzioni diverse. Ricorre lo schema proposto dal grande linguista di origine russa, Roman Jakobson, che identifica 6 classi di funzioni:
- Funzione emotiva/espressiva: un messaggio linguistico volto ad esprimere sensazioni del parlante “che bella sorpresa!”
- Funzione metalinguistica: messaggio volto a specificare aspetti del codice o calibrare il messaggio sul codice “ho detto pollo non bollo!”
- Funzione referenziale: il messaggio definisce informazioni sulla specifica realtà esterna “l’intercity per Milano delle ore 15 parte sul binario 2”
- Funzione conativa: messaggio volto a far agire in qualche modo il ricevente, ottenendo da lui un certo comportamento “chiudi la porta!”
- Funzione fatica: messaggio volto a verificare e sottolineare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico o psicologico fra i parlanti “pronto, chi parla?”
- Funzione poetica: messaggio volto a mettere in rilievo e sfruttare le potenzialità insite nel messaggio e i caratteri interni del significante e del significato “la gloria di Colui che move per l’universo…”
La funzione metalinguistica permette di parlare del linguaggio stesso; non sembra che esistano altri codici di comunicazione che consentano di formulare messaggi su se stessi, che abbiano come oggetto il codice di comunicazione.
Produttività
Con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi, mai prodotti prima e parlare di cose nuove e nuove esperienze mai sperimentate prima o anche di cose inesistenti. Con la lingua da un lato è possibile produrre messaggi sempre nuovi, dall’altro è possibile associare messaggi già usati a situazioni nuove. La produttività è resa possibile dalla doppia articolazione che permette una combinatorietà illimitata di unità più piccole in unità via via più grandi.
Distanziamento e libertà da stimoli
Proprietà che riguarda il modo di significazione della lingua e che ha una notevole importanza, soprattutto per quanto concerne la differenza tra il linguaggio umano e i sistemi di comunicazione animali. Infatti per distanziamento si intende la possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti nel tempo, nello spazio o entrambi dal momento e dal luogo in cui si svolge l’interazione comunicativa. Mentre il mio gatto può comunicare miagolando che ha fame e vuole mangiare, ma non può comunicarmi che ieri aveva fame, con la lingua noi di solito parliamo di cose non presenti nella situazione e nell’ambiente immediatamente circostante, remote nello spazio e spesso anche nel tempo.
Il distanziamento consiste essenzialmente nella possibilità di parlare di un’esperienza in assenza di tale esperienza, o dello stimolo che ha provocato tale esperienza. La libertà da stimoli consiste nel fatto che i segni linguistici rimandano a e presuppongono un’elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente stati dell’emittente. In questo senso la lingua è indipendente dalla situazione immediata e dalle sue costrizioni /dai suoi stimoli.
Trasmissibilità culturale
La lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società e cultura. Le convenzioni che costituiscono il codice di una determinata lingua passano da una generazione all’altra per insegnamento/apprendimento spontaneo, non attraverso informazioni genetiche, ereditarie. Questo non vuol dire che il linguaggio verbale umano sia un fatto unicamente culturale. Al contrario, la componente innata è molto importante nel linguaggio verbale.
Complessità sintattica
I messaggi linguistici, a differenza dei messaggi di altri codici naturali, possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale; i rapporti fra gli elementi o parti del segno, danno luogo a una fitta trama plurima, percepibile nella sintassi del messaggio. Questa proprietà si può chiamare complessità sintattica. Alcuni aspetti che hanno importanza nella trama sintattica sono: l’ordine degli elementi, le dipendenze, le incassature, la ricorsività, parti del messaggio che spiegano la sintassi della frase, possibilità di discontinuità sintattica.
Equivocità
La lingua è un codice tipicamente equivoco. È equivoco un codice che pone corrispondenze non biunivoche, ma plurivoche fra gli elementi di una lista e quelli della lista a questa associata. A un unico significante possono corrispondere più significati (omonimia, polisemia), come il termine “carica” inteso come “mansione, funzione, ufficio”, “quantitativo di energia” e ad un significato possono corrispondere più significanti (sinonimia) come “parte anteriore della testa” = “faccia, viso, volto”.
L’equivocità non costituisce un difetto o uno svantaggio ma un pregio. L’equivocità del codice lingua, contribuisce a consentire l’eccezionale flessibilità dello strumento linguistico e la sua adattabilità ad esprimere contenuti ed esperienze nuove.
Lingua solo umana?
La facoltà verbale, di esprimersi attraverso sistemi comunicativi come le lingue, è specie-specifica dell’uomo ed è maturata come tale nel corso dell’evoluzione. Solo l’uomo ha le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale:
- Adeguato volume del cervello
- Conformazione del canale fonatorio a due canne
La prima condizione rende possibile la memorizzazione, l’elaborazione e la processazione di un sistema così anche neurologicamente complesso quale il linguaggio; la seconda consente le sottili distinzioni articolatorie nella produzione fonetica necessarie per la comunicazione verbale.
La zoosemiotica (settore che si occupa della comunicazione animale), ha accumulato una vasta serie di studi sui sistemi e i modi di comunicazione utilizzati da diverse specie animali (formiche, danze api), ma in nessuno si sono riscontrate tutte o anche solo una parte delle proprietà che ritroviamo nella lingua. La capacità acquisite da scimpanzé dopo anni di addestramento, risultano ridotte se confrontate con le capacità di un bambino di 3 anni. Nei casi migliori, gli scimpanzé arrivano a maneggiare un centinaio di segni e a formare un repertorio limitato di combinazioni di 3-4 segni con struttura molto semplice. Il loro comportamento sarebbe privo di intenzionalità comunicativa, e consisterebbe nella messa in opera di imitazione, un esercizio appreso più per...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Linguistica francese, Prof. Fontana Sabina, libro consigliato La linguistica, un corso introduttivo…
-
Riassunto esame Linguistica Generale, Prof.ssa Fontana, libro consigliato La Linguistica, un corso introduttivo, Be…
-
Riassunto esame Linguistica generale, Prof. Vernillo Paola, libro consigliato La linguistica: un corso introduttivo…
-
Riassunto esame Linguistica Generale, prof Benvenuto, libro consigliato: La linguistica. Un corso introduttivo”, Be…