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La funzione metalinguistica permette di parlare del linguaggio stesso; non sembra che esistano altri

codici di comunicazione che consentano di formulare messaggi su se stessi, che abbiano come

oggetto il codice di comunicazione.

Produttività

Con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi, mai prodotti prima e parlare di cose nuove

e nuove esperienze mai sperimentate prima o anche di cose inesistenti.

Con la lingua da un lato è possibile produrre messaggi sempre nuovi, dall’altro è possibile associare

messaggi già usati a situazioni nuove. La produttività è resa possibile dalla doppia articolazione che

permette una combinatorietà illimitata di unità più piccole in unità via via più grandi.

Distanziamento e libertà da stimoli

Proprietà che riguarda il modo di significazione della lingua e che ha una notevole importanza,

soprattutto per quanto concerne la differenza tra il linguaggio umano e i sistemi di comunicazione

animali. Infatti per distanziamento si intende la possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose

lontane, distanti nel tempo, nello spazio o entrambi dal momento e dal luogo in cui si svolge

l’interazione comunicativa. Mentre il mio gatto può comunicare miagolando che ha fame e vuole

mangiare, ma non può comunicarmi che ieri aveva fame, con la lingua noi di solito parliamo di cose

non presenti nella situazione e nell’ambiente immediatamente circostante, remote nello spazio e

spesso anche nel tempo.

Il distanziamento consiste essenzialmente nella possibilità di parlare di un’esperienza in assenza di

tale esperienza, o dello stimolo che ha provocato tale esperienza.

La libertà da stimoli consiste nel fatto che i segni linguistici rimandano a e presuppongono un

elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente stati dell’emittente. In questo

senso la lingua è indipendente dalla situazione immediata e dalle sue costrizioni /dai suoi stimoli.

Trasmissibilità culturale

La lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società e cultura. Le convenzioni che

costituiscono il codice di una determinata lingua passano da una generazione all’altra per

insegnamento/apprendimento spontaneo, non attraverso informazioni genetiche, ereditarie. Questo

non vuol dire che il linguaggio verbale umano sia un fatto unicamente culturale. Al contrario, la

componente innata è molto importante nel linguaggio verbale.

Complessità sintattica

I messaggi linguistici, a differenza dei messaggi di altri codici naturali, possono presentare un alto

grado di elaborazione strutturale; i rapporti fra gli elementi o parti del segno, danno luogo a una fitta

trama plurima, percepibile nella sintassi del messaggio. Questa proprietà si può chiamare

complessità sintattica. Alcuni aspetti che hanno importanza nella trama sintattica sono: l’ordine degli

elementi, le dipendenze, le incassatura, la ricorsività, parti del messaggio che spiegano la sintassi

della frase, possibilità di discontinuità sintattica.

Equivocità

La lingua è un codice tipicamente equivoco. È equivoco un codice che pone corrispondenze non

biunivoche, ma plurivoche fra gli elementi di una lista e quelli della lista a questa associata.

A un unico significante possono corrispondere più significati (omonimia, polisemia), come il termine

“carica” inteso come “mansione, funzione, ufficio”, “quantitativo di energia”…e ad un significato

possono corrispondere più significanti (sinonimia) come “parte anteriore della testa” = “faccia, viso,

volto”. L’equivocità non costituisce un difetto o uno svantaggio ma un pregio. L’equivocità del codice

lingua, contribuisce a consentire l’eccezionale flessibilità dello strumento linguistico e la sua

adattabilità ad esprimere contenuti ed esperienze nuove.

Lingua solo umana?

La facoltà verbale, di esprimersi attraverso sistemi comunicativi come le lingue, è specie-specifica

dell’uomo ed è maturata come tale nel corso dell’evoluzione. Solo l’uomo ha le precondizioni

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anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio

verbale:

• Adeguato volume del cervello

• Conformazione del canale fonatorio a due canne

La prima condizione rende possibile la memorizzazione, l’elaborazione e la processazione di un

sistema così anche neurologicamente complesso quale il linguaggio; la seconda consente le sottili

distinzioni articolatorie nelle produzione fonetica necessarie per la comunicazione verbale.

La zoosemiotica (settore che si occupa della comunicazione animale), ha accumulato una vasta

serie di studi sui sistemi e i modi di comunicazione utilizzati da diverse specie animali (formiche,

danze api), ma in nessuno si sono riscontrate tutte o anche solo una parte delle proprietà che

ritroviamo nella lingua. La capacità acquisite da scimpanzé dopo anni di addestramento, risultano

ridotte se confrontate con le capacità di un bambino di 3 anni. Nei casi migliori, gli scimpanzé

arrivano a maneggiare un centinaio di segni e a formare un repertorio limitato di combinazioni di 3-

4 segni con struttura molto semplice. Il loro comportamento sarebbe privo di intenzionalità

comunicativa, e consisterebbe nella messa in opera di imitazione, un esercizio appreso più per

ottenere una ricompensa che un reale comportamento linguistico.

A tutt’oggi sembra che ci siano più argomenti per dare ragione a Noam Chomsky, il più noto linguista

contemporaneo, quando sostiene che il linguaggio è una capacità innata ed esclusiva della specie

umana.

Definizione di lingua e principi generali per la sua analisi

La lingua è un codice che organizza un sistema di segni del significante fonico-acustico, arbitrari ad

ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti

come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito

di elementi.Tre dicotonie o distinzioni fortemente usate in linguistica:

1) Sincronia/Diacronia

I termini di sincronia e diacronia si impiegano per indicare due diverse condizioni con le quali si può

guardare alle lingue e ai fatti linguistici in relazione all’asse del tempo. Per diacronia si intende la

considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale, nella loro

evoluzione storica. Per sincronia si intende invece la considerazione delle lingue e degli elementi

della lingua facendo un “taglio” sull’asse del tempo, e guardando a come essi si presentano in un

determinato momento agli occhi e all’esperienza dell’osservatore.

2) Sistema astratto/Realizzazione concreta

La distinzione si è ripresentata, nella linguistica moderna, secondo 3 terminologie principali:

-langue/parole (uno dei cardini del pensiero di Ferdinand de Saussure)

-sistema/uso

-competenza/esecuzione

col primo termine di tutte e tre le coppie si intende l’insieme di conoscenze mentali, di regole

interiorizzate insite nel codice lingua, che costituiscono la nostra capacità di produrre messaggi in

una certa lingua e sono possedute come sapere astratto in ugual misura da tutti i membri di una

comunità linguistica. Col secondo termine si intende invece l’atto linguistico individuale, vale a dire

la realizzazione concreta. La parole, ossia l’uso e l’esecuzione, per essere messi in opera richiedono

l’esistenza di langue, sistema o competenza.

Langue -> astratto, sociale e costante

Parole -> concreto, individuale e mutevole.

Si introduce tra langue e parole una terza entità, la norma, che costituirebbe una sorta di filtro,

specificando quali sono le possibilità del sistema che vengono attualizzate nell’uso dei parlati di una

lingue in un certo momento storico.

3) Asse paradigmatico/Asse sintagmatico

L’asse paradigmatico( detto anche asse delle scelte ) riguarda il processo mentre l’asse

sintagmatico( detto anche asse delle combinazioni) riguarda il sistema. Nella frase“il cane abbaia”,

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“cane”, ha un rapporto sintagmatico con “il” e “abbaia” che lo precedono e lo seguono. Gli elementi

del messaggio hanno dei rapporti sintagmatici tra loro.

Fonetica e fonologia

Occorre rendersi conto di come sono fatti fisicamente i suoni di cui le lingue si servono. La parte

della linguistica che si occupa di questo compito è la fonetica (dal greco phoné “voce, suono”). La

fonetica si divide in 3 campi principali:

Fonetica articolatoria: che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono articolati,

• cioè prodotti dall’apparato fonatorio umano

Fonetica acustica: che applicando i principi dell’acustica, studia i suoni del linguaggio in base alla

• loro consistenza fisica, in quanto onde sonore che si propagano in un mezzo

Fonetica uditiva: che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono ricevuti, percepiti

• dall’apparato uditivo umano

Apparato fonatorio e meccanismo di fonazione

L’apparato fonatorio è l’insieme degli organi e delle strutture anatomiche che l’uomo utilizza per

parlare. I suoni del linguaggio vengono prodotti mediante l’espirazione, quindi con un flusso di aria

regressivo: l’aria attraverso i bronchi e la trachea, raggiunge la laringe dove incontra le corde

vocali( pliche laringee ). Quest’ultime, che durante la normale respirazione silente restano separate

e rilassate, nella fonazione, possono contrarsi e tendersi avvicinandosi o accostandosi l’una all’altra.

Cicli rapidissimi di chiusure e aperture delle corde vocali costituiscono le vibrazioni delle corde vocali.

Il flusso d’aria passa poi nella faringe e da questa nella cavità boccale. Nella parte superiore della

faringe, la parte posteriore del palato (velo), da cui pende l’ugola, può a questo punto lasciare aperto

o chiudere il passaggio che mette in comunicazione la faringe con la cavità nasale.

Nella cavità orale, svolgono una funzione importante nella fonazione alcuni organi mobili o fissi:

la lingua in cui si distinguono una radice, un dorso e un apice

• il palato, in cui occorre considerare separatamente il velo e gli alveoli, cioè la zona immediatamente

• retrostante ai denti

i denti

• le labbra

• anche la cavità nasale può partecipare al meccanismo di fonazione

In ciascuno dei punti compresi tra la glottide e le labbra al flusso di aria espiratoria può essere

frapposto un ostacolo al passaggio, ottenendo così rumori che costituiscono i suoni del linguaggio.

Il luogo in cui viene articolato un suono costituisce un primo parametro fondamentale per la

classificazione e identificazione dei suoni del linguaggio; un secondo parametro fondamentale è dato

dal modo di articolazione, e cioè dal restringimento relativo che in un certo punto del percorso si

frappone o no al passaggio del flusso d’aria. Un terzo parametro è dato dal contributo della mobilità

di singoli organi (corde vocali, lingua, velo e ugola, labbra), all’articolazione dei suoni.

In base al modo di articolazione abbiamo una prima grande opposizione fra i suoni del linguaggio;

quella fra suoni prodotti senza la frapposizione di alcun ostacolo al flusso d’aria fra la glottide e il

termine del percorso (suoni vocalici), e suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo

parziale o totale al passaggio dell’aria in qualche punto del percorso (suoni consonantici).

I suoni prodotti con la concomitante vibrazione delle corde vocali sono detti “sonori”. Le vocali sono

normalmente tutte sonore, le consonanti possono essere sia sonore che sorde.

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Consonanti - Modo di articolazione

Le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è frapposizione di un ostacolo al passaggio d’aria.

A seconda che questo ostacolo sia completo o parziale, si riconoscono due grandi classi di

consonanti: -

consonanti occlusive ( esplosive ) ostacolo completo

• -ostacolo

consonanti fricative ( frizione ) parziale

Occorre distinguere dalle fricative le approssimanti, in cui l’avvicinamento degli organi articolatori

non arriva a provocare un fruscio così sensibile come nel caso delle fricative, sono approssimanti le

semiconsonanti e le semivocali.

Esistono suoni consonantici la cui articolazione inizia come un’occlusiva e termina come una fricativa,

si tratta di consonanti “composte”, costituite da due fasi che vengono chiamate consonanti affricate.

Abbiamo consonanti laterali quando l’aria passa solo ai due lati della lingua, e consonanti vibranti

quando vibranti quando la lingua vibra mediante rapidi contatti intermittenti con un altro organo

articolatorio. Abbiamo consonanti nasali quando vi è passaggio dell’aria anche attraverso la cavità

nasale.

Modo di articolazione Tipo di ostruzione Esempio

Occlusivi Blocco totale Pero, dono, gana

Fricativi Ravvicinati e piccolo passaggio Ferro, salto, scienza

Affricati Blocco ma graduale apertura Acino, zoo, giardino

Nasali Il velo è abbassato e aria passa Mare, naso

dal naso

Laterale (liquide) Aria passa lateralmente Lilla, gli (pal)

Vibrante (liquide) Vibra ugola o lingua Carro

Approssimanti Avvicinamento di un organo Uomo

all’altro 7 di 26

Consonanti - Luogo di articolazione

Le consonanti vengono classificate anche in base al punto dell’apparato fonatorio in cui sono

articolate. Partendo dal tratto terminale del canale, abbiamo:

-

consonanti bilabiali prodotte dalle labbra o tra le labbra

• -

consonanti labiodentali prodotte fra le labbra e i denti anteriori

• -

consonanti dentali prodotte a livello dei denti

• -

consonanti palatali prodotte dalla lingua contro o vicino al palato

• -

consonanti velari prodotte dalla lingua contro o vicino al velo

• -

consonanti uvulari prodotte dalla lingua contro o vicino all’ugola

• -

consonanti faringali prodotte fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della faringe

• -

consonanti glottidali prodotte direttamente nella glottide, a livello delle corde vocali

• Punto di articolazione Articolatori Esempio

Bilabiale Labbro inf e sup Banco

Labio-dentale Denti sup e labbro inf. Fango

Dentale Denti sup post e punta lingua Tana

Alveolare Alveolo e punta lingua Rosa

Retroflesso Palato e punta lingua curvata Treno in siciliano

all’ind.

Palato-alveolare Alveolo –palato e lama lingua Scena

Palatale Palato e dorso lingua Gnomo

Velare Velo e parte post lingua Cosa

Labio-velare 2 labbra e part sup della lingua Uomo

Uvulare Ugola e parte post della lingua Erre francese

Glottidale Corde vocali H aspirata inglese

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Vocali

Le vocali sono suoni prodotti senza che si frapponga alcun ostacolo al flusso dell’aria nel canale

orale. Le diverse vocali non sono quindi caratterizzate dal modo di articolazione né dagli organi che

partecipano allo loro realizzazione, ma dalle diverse conformazioni che assume la cavità orale a

seconda delle posizioni che assumono gli organi mobili, in particolare la lingua.

Per classificare i suoni vocalici occorre far riferimento alla posizione della lingua, e precisamente al

suo grado di:

• avanzamento o arretramento - le vocali possono essere anteriori, posteriori o centrali

• innalzamento o abbassamento - le vocali possono essere alte, medie o basse.

La posizione in cui vengono articolate le vocali secondo il duplice asse orizzontale e verticale, può

essere rappresentata dallo schema detto “trapezio vocalico”.

Un altro parametro importante nella classificazione dei suoni vocalici, è la posizione delle labbra

durante l’articolazione. Le labbra possono trovarsi:

• distese formanti una fessura - vocali non arrotondate

• tese o protruse sporgendo in avanti a dando luogo ad un arrotondamento - vocali arrotondate

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Semivocali

Vi sono suoni con modi di articolazione intermedio fra vocali e consonanti fricative, e quindi prodotte

con un semplice inizio di restringimento del canale orale, cioè la frapposizione di un ostacolo appena

percettibile al flusso dell’aria. Si tratta di suoni assai vicini alle vocali, di cui condividono la

localizzazione articolatoria, e vengono chiamati “semivocali”.

Trascrizione fonetica

Nei sistemi alfabetici tipici delle lingue europee ogni singolo suono viene reso in linea di principio da

un particolare simbolo grafico. Le grafie alfabetiche formatesi per convenzione e accumulo di

abitudini non sono univoche e coerenti. Non c’è rapporto biunivoco tra suoni e unità grafiche

(grafemi, cioè le lettere dell’alfabeto): allo stesso singolo suono possono corrispondere più grafemi

differenti e viceversa uno stesso grafema può rendere suoni diversi.

Per ovviare alle incongruenze delle grafie tradizionali ed avere uno strumento di rappresentazione

grafica dei suoni del linguaggio, valido per tutte le lingue, che riproduca scientificamente la realtà

fonica, i linguisti hanno elaborato sistemi di trascrizione fonetica, in cui c’è corrispondenza biunivoca

fra suoni rappresentati e segni grafici che li rappresentano. Lo strumento più diffuso è l’Alfabeto

Fonetico Internazionale (IPA, API). Una parte dei grafemi IPA corrisponde a quelli dell’alfabeto

latino, usati nella grafia normale dell’italiano, ma molti altri grafemi hanno una forma speciale. La

trascrizione fonetica si pone fra parentesi quadre [ ]. L’accento nella trascrizione IPA è identificato

con un apice ‘ posto prima della sillaba su cui esso cade.

Modo Punto Esempi

Occlusive Bilabiali [ p ] [ b ]

Nasale Bilabiale [ m ]

Fricative Labiodentali [ f ] [ v ]

Nasale Labiodentale [ ɱ ]

Occlusive Alveolari -dentali [ t ] [ d ]

Fricative Alveolari [ s ] [ z ]

Affricate Alveolari [ ts ] [ ds ]

Nasale Alveolare [ n ]

Laterale Alveolare [ l ]

Vibrante Alveolare [ r ]

Affricate Post-alveolari [ t ∫ ] [ t Ʒ ]

Fricative Post-alveolari [ Ʒ ] [ ∫ ]

Occlusive Palatali [ c ] [ Ɉ ]

Nasale Palatale [ ɲ ]

Laterale Palatale [ ]

Approssimante Palatale [ j ]

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Modo Punto Esempi

Occlusive Velari [ k ] [ g ]

Nasale Velare [ ŋ ]

Approssimante Velare [ w ]

Ecco alcune regole della trascrizione fonetica da ricordare nel trascrivere:

• lunghezza

I suoni possono essere semplici o geminati (raddoppiati, anche per le vocali). La si

indica con : (i due punti) messi dopo il suono da allungare (nel caso delle affricate, che si scrivono

foneticamente con due segni affiancati, : va messo dopo il primo segno).

• L'accento si indica con ' (l'apice) messo prima della sillaba accentata. Sui monosillabi si può non

indicare.

• Le maiuscole e gli apostrofi non si indicano.

• Le affricate alveolari sono sempre lunghe in posizione intervocalica e si trascrivono [ddz] [tts]

• La fricativa postalveolare in italiano è sempre lunga in posizione intervocalica e si trascrive: ∫ ∫

Fonologia

Ogni suono producibile dall’apparato fonatorio rappresenta un potenziale suono del linguaggio, che

chiamiamo ora “fono”. Un fono è la realizzazione concreta di un qualunque suono del linguaggio.

Quando i foni hanno valore distintivo, cioè si oppongono sistematicamente ad altri foni nel

distinguere e formare le parole, si dice che funzionano da fonemi. I foni sono le unità minime della

fonetica; i fonemi sono le unità minime della fonologia/fonematica. La fonologia studia

l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico.

La parola “mare” è costituita da 4 foni diversi in successione; posso pronunciare ognuno dei foni

costitutivi della parola in modi diversi ma la parola rimarrà sempre “mare”.

Ciascuno dei 4 foni distingue/oppone la parola in considerazione da altre parole: “m” oppone “mare”

a “pare”, “care”..

La parola “mare” è quindi formata dai 4 fonemi /m/a/r/e/.

Fonema è dunque l’unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico. Un fonema è una

classe astratta di foni, dotata di valore distintivo, cioè tale da opporre una parola ad un’altra una data

lingua.

Foni diversi che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse, ma prive di valore distintivo, di

uno stesso fonema si chiamano allofoni di un fonema: in italiano per [r] – [R] (r moscia ululare cioè

moscia), sono due allofoni dello stesso fonema, dato che possono comparire nella stessa posizione

senza dar luogo a parole diverse.

Una coppia di parole che siano uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di

un altro in una certa posizione forma una coppia minima, che identifica sempre due fonemi. “mare”,

“care” “pare” sono coppie minime.

Per individuare se un fono è un fonema in una data lingua si usa la prova di commutazione, tale

procedimento consiste nell’individuare se mettendo a confronto una coppia minima.

Fonemi e tratti distintivi

I fonemi sono unità minime di seconda articolazione, e non sono ulteriormente scomponibili; non è

possibile scomporre un fonema /t/ in due pezzi più piccoli.

Il fonema non è un segno perché privo di significato, ma i fonemi si possono però analizzare sulla

base delle caratteristiche articolatorie che li contrassegnano: potremmo identificare /t/ come

“occlussiva dentale sorda”, /d/ come “occlusiva dentale sonora”. Le caratteristiche articolatorie

diventano tratti distintivi, che permettono di analizzare i fonemi in maniera economica.

Un fonema, si può ulteriormente definire come costituito a un fascio di tratti fonetici distintivi che si

realizzano in simultaneità. La teoria dei tratti distintivi è stata sviluppata in fonologia. In linguistica si

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è giunti a formulare un certo numero chiuso e limitato di tratti che permetterebbero di dar conto di

tutti i fonemi attestati e possibili nelle lingue del mondo.

I fonemi dell’italiano

Non tutte le lingue hanno gli stessi fonemi. Gli inventari fonematici delle diverse lingue del mondo

sono costituiti in genere da alcune decine di fonemi. L’italiano standard ha 30 fonemi. L’inventario

fonematico dell’italiano è connesso con numerosi problemi: per trascrivere foneticamente occorre

basarsi sul modo in cui una parola è pronunciata (fonia), e non sulla grafia, che spesso può essere

fuorviante.

È problematico lo statuto delle consonanti lunghe o doppie se accettiamo per esempio “cane” vs

“canne” che costituiscono una coppia minima.

Nella pronuncia dell’italiano esistono molte differenze regionali. Le opposizioni fra /s/ - /z/, fra /ts/ -

/dz/, fra /j/ - /i/, fra /w/ - /u/. nell’italiano del settentrione la fricativa dentale è sempre realizzata sonora

in posizione intervocalica, quindi [kieze] vale “chiese” nel caso di “edifici di culto” che nel caso di

“domandò”; mentre in toscano si distingue fra [kieze] con la sonora nel caso di edifici di culto e [kiese]

con la sorda nel caso di domandò. Al nord casa si pronuncia [kaza] con S sonora, ma al centro sud

[kasa] con S sorda.

È problematica l’opposizione fra vocali medio-alte e vocali medio-basse; è tipica della varietà tosco-

romana in italiano ma è ignota nelle altre varietà regionali. Quindi avremo /’peska/ “azione di

pescare” vs. /’pEska/ “frutto”.

Accento

L’accento è la particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba. In italiano l’accento è dinamico

o intensivo, cioè la sillaba tonica è tale grazie a un aumento del volume della voce, in altre lingue

l’accento è musicale, connesso all’altezza della sillaba.

La posizione dell’accento all’interno di una parola, può essere libera o fissa. In certe lingue è fissa

come in francese, dove l’accento cade sempre sull’ultima sillaba.

In altre lingue la posizione è libera e l’accento può cadere su una qualunque delle sillabe della parola.

In italiano l’accento è libero, può trovarsi sul:

• ultima sillaba come in “qualità” - parola tronca

• penultima sillaba come in “piacere” - parola piana

• terzultima sillaba come in “camera” - parola sdrucciola

• quartultima sillaba come in “capitano” (3° persona plurale del verbo capitare) - parola bisdrucciola

In italiano l’accento interviene a differenziare parole diverse a seconda della sua posizione. Es

“càpitano” (3° persona plurale del verbo capitare) vs. “capitàno” (nome), vs. “capitanò” (3° persona

singolare del passato remoto di capitanare).

Tono e intonazione

I fenomeni di tonalità e intonazione riguardano l’altezza musicale con sui le sillabe sono pronunciate

e la curva melodica a cui la loro successione da luogo. Tono è l’altezza relativa di pronuncia di una

sillaba. In molte lingue tonali il tono può avere valore distintivo come nel cinese mandarino in cui

[ma] con tono alto e costante è la parola per “mamma” mentre con tono basso discendente -

ascendente vale come “cavallo”.

L’intonazione è l’andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un intero gruppo tonale. In

molte lingue l’intonazione distingue il valore pragmatico di un enunciato cioè permette di capire se

si tratta di un’affermazione, di una domanda, di un ordine o di un esclamazione.

Lunghezza/durata/quantità

Riguarda l’estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono prodotti. Ogni fono può essere

breve o lungo. La lunghezza delle vocali o delle consonanti può avere valore distintivo. In italiano

non ha funzione distintiva e meno che non prendiamo in considerazione le consonanti doppie come

“cane” vs. “canne”. 12 di 26

Per le vocali la durata in italiano non è pertinente. In molte lingue la durata vocalica funziona da

tratto pertinente. In latino classico dove “malum” con al “a” breve è “male, malanno” mentre con la

“a” lunga è “mela”.

Morfologia

Morfologia viene dal greco (morphè “forma” + logìa “studio”, da logos “discorso”). L’ambito d’azione

della morfologia è la forma o meglio la struttura della parola.

Definiamo parola la minima combinazione di morfemi costruita spesso attorno a una base lessicale,

che funziona come entità autonoma della lingua.

Criteri che identificano la parola: à

-all’interno della parola l’ordine dei morfemi che la costituiscono è rigido/fisso gatto (gatt-o) ma

non ogatt (o-gatt);

-i confini di parola sono punti di pausa potenziale nel discorso;

-la parola è di solito separata/separabile nella scrittura;

-foneticamente la pronuncia di una parola non è interrotta.

Se proviamo a scomporre parole in pezzi più piccoli di prima articolazione, troviamo i morfemi.

“Dentale” viene scomposto in 3 pezzi dent- (con significato di organo della masticazione), -al (con

significato di aggettivo relativo al), -e (con significato di singolare).

Ciascuno dei 3 morfemi può essere una componente di altre parole; Ritroviamo infatti:

-Dent- in dente, dentario, dentista…

-Al che è un morfema che serve a ricavare aggettivi partendo da nomi, in stradale, globale…

-E che è un morfema che in italiano esprime il numero ed il genere si ritrova in gentile, abile, mente…

Un procedimento pratico per scomporre una parola in morfemi è quello del confronto, o prova di

commutazione.

Morfema è l’unità minima di prima articolazione, il più piccolo pezzo di significante di una lingua

portatore di un significato proprio e utilizzabile come tale.

Il significato di una parola è dato dalla somma dei significati dei singoli morfemi che la compongono.

Allomorfo

In morfologia c’è la distinzione tra morfema, morfo e allomorfo:

-morfema: unità pertinente a livello di sistema;

-morfo: è il significante del morfema, la sua forma;

-allomorfo: realizza lo stesso significato di un morfo con la stessa funzione ma con diversi

significanti/forme.

L'allomorfo è quindi una variante formale di un morfema ed una variante di un morfo. Ad esempio,

è allomorfo il suffisso "ven-", e può avere diversi morfi (do, go, ale, ecc.), dando vita a "ven-do", ven-

go", ven-ale", ecc.

il morfema lessicale col significato “spostarsi avvicinandosi verso un luogo determinato” che

troviamo nel verbo “venire”, appare in italiano nelle 5 forme:

-ven- (venire, venuto, veniamo, veniva…) 13 di 26

-venn- (venni, venne)

-veng- (vengo, venga)

-vien- (vieni, viene)

ver- (verrò, verrebbe)

Ciascuna di esse è un allomorfo dello stesso morfema. Il morfema ven- di venire ha 4 allomorfi.

L’italiano è una lingua molto ricca di fenomeni di allomorfia.

Le cause dei fenomeni di allomorfia sono da cercare nella diacronia, vale a dire da riportare a

trasformazioni avvenute nella forma delle parole e dei morfemi lungo l’asse del tempo.

Per parlare di allomorfia è comunque necessaria una certa affinità tra i diversi morfi, tale vicinanza

è dovuta alla stessa origine dal punto di vista diacronico, o in sincronia, a modificazioni fonetiche

derivanti dall’incontro di determinati foni. Esempio è in- ( con valore di negazione ) che a causa di

processi di assimilazioni cambia forma in il- ( illecito ), ir- ( irregolare ), im- ( immobile ).

A volte ci sono casi in cui un morfema lessicale in certe parole derivate viene sostituito da un

morfema dalla forma totalmente diversa ma con lo stesso significato, per esempio nel nome acqua

e nell’aggettivo idrico troviamo che il morfema lessicale per “acqua” si manifesta con acqu- e idr-,

una derivante dal latino e una del greco. Questo fenomeno si chiama suppletivismo.

Tipi di morfemi:

Classificazione funzionale

La prima distinzione da fare è tra morfemi lessicali e grammaticali: i morfemi grammaticali a loro

volta si suddividono in morfemi derivazionali e flessionali. I morfemi lessicali stanno nel lessico, nel

vocabolario e costituiscono una classe aperta arricchibile di nuovi elementi. I morfemi grammaticali

stanno nella grammatica e costituiscono una classe chiusa.

Non sempre però la distinzione è così chiara, in italiano è questo il caso di molte “parole funzionali”,

come gli articoli, i pronomi personali, le preposizioni, le congiunzioni, che formano classi

grammaticali chiuse ma che difficilmente si possono definire morfemi grammaticali a pieno titolo,

alcuni infatti sono scomponibili ( articolo lo in l-o, per commutazione con la, le ). una distinzione che

si fa di solito è tra morfemi liberi ( lessicali ) e legati ( grammaticali ), i secondi non possono mai

comparire in isolamento, ma solo in combinazione.

La derivazione da luogo a parole regolandone i processi di formazione e la flessione che da luogo a

forme di una parola regolandone il modo in cui si attualizzano nelle frasi, costituiscono i due grandi

ambiti della morfologia.

La derivazione agisce prima della flessione, prima costruiamo la parola e poi applichiamo la

flessione.Questa priorità ha come conseguenza che di solito i morfemi derivazionali stanno più vicino

alla radice rispetto a quelli flessionali. Inoltre il processo di derivazione non è obbligatorio, mentre

quello di flessione si, almeno per quanto riguardo l’italiano ( in inglese per esempio dog non

necessità di flessione)

Classificazione posizionale

I morfemi grammaticali si suddividono in classi diverse a seconda della collocazione che assumono

rispetto al morfema lessicale o radice, che costituisce la testa della parola.

I morfemi grammaticali possono essere chiamati affissi (un affisso è ogni morfema che si combina

con una radice). Esistono diversi tipi di affissi:

Affisso Posizione Esempio

Prefissi prima della radice IN-utile

Suffissi dopo la radice cambia-MENT-O

Infissi dentro la radice cuor-IC-ino

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della mediazione linguistica (RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher graziano92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Fontana Sabina.

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