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Alcune nozioni di base

La linguistica è la scienza che studia il linguaggio verbale, che contraddistingue gli esseri viventi. Attraverso il linguaggio si manifesta il pensiero e il pensiero si forma attraverso il linguaggio → senza linguaggio è impossibile che ci sia pensiero strutturato. La linguistica come scienza nasce tra il 1700 e il 1800, anche se è sempre stata al centro delle speculazioni filosofiche e si è applicata all’inizio alla comparazione delle lingue indoeuropee con l’obiettivo di ricercare relazioni sistematiche tra le lingue esaminate che permettessero di risalire ad una lingua comune → nascita glottologia, che ha fissato criteri scientifici di confronto tra le lingue dimostrando che cambiano di continuo.

Ferdinand de Saussure

Ferdinand de Saussure (1857-1913) è stato il primo a riconoscere che le lingue possono essere studiate in modo diacronico (mostra i cambiamenti in un arco di tempo) e sincronico (rivela le regole di funzionamento in un momento specifico, unico aspetto percepibile dai parlanti) → passaggio a una concezione per cui ogni lingua è descrivibile nella sua struttura interna. Ha impostato gli studi sul linguaggio su due versanti:

  • Langue → astratta, di natura sociale e indipendente dalle realizzazioni individuali; l’insieme astratto di risorse a cui fa riferimento ogni parlante che permette di ricondurre ogni atto di parole a un’omogeneità riconosciuta.
  • Parole → psicofisica, ha per oggetto la realizzazione individuale del linguaggio.

I rapporti associativi sono relazioni basate su associazioni mentali tra le unità del sistema linguistico che determinano la selezione di un elemento nell’insieme di quelli disponibili → es. per la parola nutrimento abbiamo scelto tra cibo, latte (piano semantico), nutrizione, nutrice (piano morfologico) escludendo sentimento, ordinamento che hanno lo stesso suffisso. Sul piano lineare intercorrono rapporti sintagmatici che organizzano la combinazione morfosintattica degli elementi delle frasi → il bambino sorride: il e sorride sono in rapporto sintagmatico con bambino e sono accordati in genere e numero con la parola.

De Saussure considera la lingua una struttura, un insieme di elementi più piccoli dell’intero sistema organizzata in modo tale da far stare in piedi tutto il linguaggio → lingua come gioco degli scacchi in cui la posizione di un pezzo è definibile solo in relazione agli altri; il sistema è una costruzione che si regge su ogni singolo elemento nella sua combinazione con gli altri: immagine dell’orchestra fa della struttura il fulcro della sua teoria.

Noam Chomsky

A metà ‘900 Noam Chomsky ha proposto che gli esseri umani nascono non con una dotazione di lingua in particolare, ma con un dispositivo che ci permette di acquisire qualunque lingua umana; questo dispositivo presiede alla capacità di ogni bambino di generare frasi, sequenze mai ascoltate (è una grammatica generativa) declinando suoni e parole in modo più articolato.

La Grammatica Universale è l’insieme degli universali linguistici, cioè le proprietà che si ritrovano nelle lingue del mondo al di là dei tratti comuni: tutte le lingue hanno vocali, consonanti, forme per indicare oggetti, elementi per riferirsi a localizzazioni. Esistono 2 livelli:

  • Competence → forma di lingua ideale che permette al parlante di produrre frasi infinite e di riconoscerne la grammaticalità; genera la capacità di creare frasi nuove applicando regole acquisite: creatività governata da regole.
  • Performance → esecuzione, effettiva produzione di enunciati linguistici che solo in contesti reali potrebbero riflettere in pieno la competenza; vengono realizzati gli enunciati che possono arrivare a modificare le regole: creatività che cambia le regole.

Ogni frase ha un significato che rimanda ad una struttura mentale che rimane immutata e varie strutture superficiali che non ne alterano il significato: la ragazza legge il giornale = il giornale è letto dalla ragazza.

Il linguaggio corrisponde al pensiero per Chomsky, per De Saussure si compone di segni composti di significante (parte concreta, suono, immagine che richiama un concetto astratto composto di tratti semantici = albero) e significato (contenuto, concetto esterno della lingua associato al significante = tutti gli alberi esistenti, quindi ricolleghiamo allo stesso significato più manifestazioni reali, i cosiddetti referenti).

Il segno linguistico è una qualsiasi sequenza che esprima un’unità di significato: parola come sequenza di suoni, ma anche unità lessicale superiore in cui devono esserci anche più parole per esprimere un significato = “ferro da stiro”.

Il legame tra significato e significante è arbitrario, immotivato rispetto a ciò che sta fuori la lingua: è il motivo per cui uno stesso oggetto, nelle diverse lingue, è espresso in modo diverso; un’eccezione a questa regola sono le onomatopee, quindi parole che riproducono il suono dei referenti.

Esistono relazioni orizzontali (date dalla concatenazione delle parole e sono all’origine della sintassi) e verticali (date dal confronto mentale di ogni parola con altre simili per forma, significato, funzione) tra segni linguistici.

Per i bambini che imparano a parlare ogni parola deve essere isolata, riconosciuta come diversa dalle altre e, una volta trovato il suono, bisogna articolarlo e associarlo ad un significato.

Nei simboli significato e significante hanno un legame motivato e la forma è associata arbitrariamente ad un contenuto → candeline a indicare il compleanno; ancora più esplicite sono le icone, particolari segni che rimandano alla cosa attraverso la somiglianza → immagine della donna e uomo sulle porte dei bagni pubblici.

Prospettiva sociolinguistica

Nella prospettiva sociolinguistica (Tullio De Mauro) i fatti linguistici vengono ricondotti e agganciati ai fatti sociali, mette al centro gli individui inseriti in un contesto, quindi in condizioni extralinguistiche. La varietà indica un insieme di elementi di un sistema linguistico che tendono a presentarsi in concomitanza con determinati caratteri extralinguistici, sociali con caratteristiche simili → uno spazio linguistico ampio garantisce una maggiore libertà di espressione e migliori risultati negli scambi comunicativi.

L’impianto dell’italiano contemporaneo è caratterizzato da:

  • Diatopia → le variazioni si realizzano al variare dello spazio geografico, quindi regionalismi e le variazioni di fonetica, intonazione, cadenza e il lessico con i geosinonimi.
  • Diastratia → variazioni al variare degli strati sociali: italiano colto e popolare.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher donatellateatro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof De Santis Cristiana.
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