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Parti in rosso: aggiunte dal libro “Storia della lingua italiana” Migliorini.

LINGUISTICA ITALIANA- FEDERICO VICARIO

13 crediti, annuale, 84 ore di lezione

EPISODIO 1:

Prestigio delle lingue classiche, in particolare del latino in Italia, ma anche del greco, permane per

secoli e rimane anche dopo la fine dell’Impero romano perché costituisce la lingua

dell’amministrazione, di uso colto, per secoli i testi scientifici si scrivono in latino.

C’è divisione molto forte tra lingua alta e lingua parlata, almeno fino al 1600.

Più forte è la tradizione e il prestigio del latino e più difficile è l’uso delle lingue popolari, cosi come

anche la riflessione su di esse. Le lingue popolari sono considerate una sorta di corruzione del

latino. Le lingue popolari sono sempre subordinate al latino, che portava con se gli alti valori

dell’Impero romano.

Più le lingue popolari si differenziavano dal latino e meno facilmente erano accolte; quelle

conservative lo erano di più. Concetto di conservativo e innovativo in linguistica: conservativo

qualcosa che conserva una struttura, un significato; innovativo nuovo , cambiamento,

mutamento, per es nella pronuncia della parola, nella struttura della frase, nella fonologia ecc.

Diacronia vs sincronia (altro concetto importante); diacronia attraverso il tempo; sincronia in

un dato momento. Se osservo un fenomeno in senso diacronico lo osservo nel suo divenire, nel

tempo, osservo i mutamenti che nel corso del tempo hanno interessato quella lingua, ne studio

l’evoluzione; se faccio un’osservazione sincronica osservo in un dato momento; posso fare anche

un’osservazione sincronica comparativa, ovvero confrontare due elementi diversi in uno stesso

momento.

Nella dimensione diacronica riusciamo a verificare se un elemento linguistico è stato conservato o

innovato.

Altri termini importanti sono diatopia -> attraverso i luoghi, studio come cambia la lingua al variare

dello spazio geografico

Diastratia-> attraverso le classi sociali, studio come cambia la lingua in base allo strato sociale, al

grado d’istruzione e alla competenza linguistica dei parlanti

Diafasia –> attraverso la situazione comunicativa; studio come cambia la lingua in base alla

situazione in cui viene usata, per es. in un colloquio di lavoro userò un registro formale, mentre

parlando con amici uno più informale.

Diamesia-> come cambia la lingua a seconda del canale di comunicazione utilizzato; per es. la

lingua scritta presenta caratteri diversi rispetto alla lingua parlata.

C’era una valutazione delle lingue sulla base del livello di conservazione/ innovazione rispetto al

modello classico; soprattutto a livello di Italia e di zone caratterizzate da lingue romanze c’è una

forte pressione verso l’uso del latino.

Ad un certo punto questo pensiero, ovvero il pensiero in occidente cambia, verso fine 700/inizio

800.

perché?

Perché è periodo di rivoluzione francese, nella quale ci si chiede perché assegnare alle lingue

classiche una funzione superiore (si parla di egalitè, siamo tutti uguali ).

Più perché è periodo di romanticismo, che cambia completamente il paradigma, anche linguistico,

in Europa con il romanticismo c’è un attenzione nuova verso le lingue popolari, si ritiene che le

espressioni popolari siano tutte peculiari e meritevoli di essere studiate. Le espressioni popolari

toccano vari settori, la cultura popolare si manifesta in racconti, canzoni, fiabe che non hanno

nome e cognome dell’autore, ma sono collettivi ed esprimono il luogo geografico, le esigenze ecc.

Proprio nell’800 cominciano le prime raccolte di racconti popolari, in cui li si valorizza oltre ad

esaminarli; una volta raccolti, i testi possono essere studiati, andando ad individuare quali sono gli

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elementi narrativi, i personaggi, gli elementi caratterizzanti, ecc. (si passa da una totale non

considerazione delle lingue popolari e delle loro produzioni, a farne addirittura oggetto di studio).

Si raccolgono ovviamente anche canti popolari, con testo e musica; si sviluppa quindi, accanto ad

una musica colta, anche della musica popolare, che prima non era scritta. Per esempio Ostermann

che raccoglie i temi della canzone popolare friulana.

Oltre a letteratura e musica si raccolgono anche i costumi popolari, il modo in cui ci si vestiva, che

indicava, soprattutto in eventi particolari, la provenienza geografica (ogni vallata aveva i propri

colori, fogge di abiti, stoffe ecc) e così ci si riconosceva e differenziava.

n.b la lingua viene da sempre sentita come un modo per rivendicare i propri diritti, oltre che

determinare un senso di appartenenza. Ad ogni lingua corrispondono poi determinati valori si

passa dall’avere solo due lingue ufficiali che rappresentano popoli e valori (greco e latino) ad

averne un numero sempre più vasto.

Fine 700/inizio 800 studiando le lingue nasce la glottologia, la quale mette a punto gli strumenti per

definire le somiglianze/differenze tra lingue, i rapporti genealogici tra le lingue.

La linguistica nell’800 nasce come linguistica comparata, detta anche glottologia (glotto=lingua in

greco+logia=struttura della lingua); essa cerca di identificare somiglianze e affinità a partire dalle

lingue classiche; all’inizio i glottologi comparano le nostre lingue classiche, greco, latino e gotico

(progenitore delle lingue germaniche) con la lingua classica dell’india, il sanscrito.

Perché?

Perché queste lingue hanno una tradizione scritta molto antica e questo permette di fare delle

comparazioni diacroniche. Ma anche per un altro motivo; perché ci sono delle affinità fortissime nel

funzionamento e nel lessico di queste tre lingue. Considerata questa affinità si elabora la teoria

dell’indoeuropeistica, si immagina l’esistenza di una lingua “madre” delle 3 lingue classiche

(l’indoeuropeo non è quindi una lingua storicamente accertata, ma una lingua la cui esistenza è

stata ipotizzata per spiegare la comunanza tra lingue anche molto diverse tra loro). I primi a fare

studi comparativi in tal senso sono i tedeschi.

Di fatto la colonizzazione linguistica dell’Europa avviene dal cuore dell’Asia verso l’Europa e l’india

(verso il 2’ millennio a.c.), per questo lingue anche molto lontane hanno forti elementi di

comunanza; quasi tutte le lingue europee sono di origine indoeuropea, derivano da uno stesso

ceppo di base, hanno una forte comunanza genealogica.

All’interno di questa grande famiglia indoeuropea si ricercano i ceppi(le radici) e le famiglie

costituenti.

Quando gli indoeuropei arrivano trovano popolazioni stanziali, dette mediterranee, e le assorbono

quasi completamente; quasi però, infatti alcune popolazioni sono pre-indoeuropee, come i Baschi,

che vivono una regione pirenaica della Spagna e parte in Francia, mantenendo la loro lingua, il

Basco, parlato da circa 3milioni di persone; altra area che mantiene lingue pre-idoeuropee è il

Caucaso, sulla costa orientale del Mar Nero.

Tutte le altre lingue europee sono indoeuropee e mantengono dei tratti simili, tanto che i linguisti

dell’800 elaborato delle “leggi fonetiche”, individuando degli elementi che posso fare da minimo

comune multiplo a tutte le lingue idoeuropee; per esempio la struttura della frase, della parola sono

simili tutte le lingue indoeuropee sono lingue FLESSIVE (o fusive), ovvero funzionano tutte con

la flessione, ovvero possibilità di una parola di cambiare desinenza (tutte le parole sono formate da

radice, che contiene il significato della parola, e da una desinenza, che contiene la funzione della

parola o l’indicazione del genere o del numero o il tempo /persona/modo nei verbi); ci sono

all’opposto lingue come il cinese e il thailandese che sono dette ISOLANTI, prive di morfologia;

lingue dette AGGLUTINANTI, come le lingue della famiglia ugarofinnica (ungherese, finlandese,

estone); lingue POLISINTETICHE (le più ricche di morfologia, tanto da formare frasi con una sola

parola; sono lingue polisintetiche l’eschimese e le lingue della Groenlandia). 2

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All’interno della grande famiglia delle lingue indoeuropee possiamo distinguere 3 famiglie, legate

per rapporti genetici particolarmente forti: ROMANZA, SLAVA e GERMANICA.

Facciamo ora una simpatica rassegna delle lingue romanze, tutteeeeee, partendo da est

LINGUE DELLA FAMIGLIA ROMANZA

Romània (non romania come lo stato)

-> Romània CONTINUA, ovvero tutto lo spazio geografico e linguistico dove si continuano lingue

che derivano dal latino (in genere tutta l’Europa)

--> Romània SOMMERSA, spazio geografico e linguistico dove un tempo si parlava una varietà

latina che col tempo è andata persa (per es coste settentrionali dell’Africa oppure la Dalmazia dove

un tempo si parlava il dalmatico, una lingua romanza che è andata estinguendosi nell’800);

sommersa perché è stata sommersa da altre popolazioni che parlano lingue diverse, non neolatine

--> Romània NUOVA, spazio geografico e linguistico formato da Paesi non Europei colonizzati da

popoli di lingua romanza che hanno portato con sé la loro lingua ( tipo l’America latina, tutta di

lingua spagnola o portoghese); i questi paesi a fianco delle lingue etniche ci sono queste lingue

romanze, molto più diffuse di quelle locali.

LINGUE ROMANZE DELLA ROMANIA CONTINUA:

-Spagna: *portoghese, parlato da circa 10 milioni di persone

*catalano, parlato in Catalogna, ovvero regione di nord est della Spagna + a Valencia+ nelle isole

Baleari + Andorra ( tra la Francia e la Spagna, sui Pirenei) + Alghero (Sardegna, che una volta era

sottoposta al regno di Catalogna). Parlanti catalano sono circa 10 milioni

* castigliano, forma politically correct per dire spagnolo, lingua ufficiale dello stato, lingua molto

diffusa al mondo ( considerando anche il sud America e molti stati del centro America)

* galiziano, detto anche galiego portoghese. Galizia= porzione di Spagna sopra il Portogallo.

Parlato da circa 3 milioni di persone. Varietà di portoghese fortemente castiglianizzata, varietà

ponte tra portoghese e castigliano

*basco (anche se non è una lingua romanza, N.B)

* asturiano, varietà non ancora ufficialmente riconosciuta. Asturie=Porzione tra la Galizia e il

territorio Basco.

In Spagna c’è quindi una diffusa situazione di plurilinguismo, evidente anche nell’amministrazione,

nella scuola, nelle università (i corsi sono in catalano, per es), nei mezzi di comunicazione di

massa.

Alcune lingue sono ufficialmente riconosciute, altre non hanno ancora ottenuto riconoscimento

ufficiale; il processo di riconoscimento ufficiale non tiene conto solo di elementi linguistici, ma

anche dell’uso che ne viene effettivamente fatto.

-Francia: * francese, lingua ufficiale dello Stato, la più diffusa e parlata nel Paese; diffusa anche

fuori, ad esempio in Africa subsahariana/ del nord a seguito della colonizzazione.

* provenzale, parte meridionale della Francia + alcune valli Piemontesi a contatto con la Francia .

Provenzale da Provenza, Provenza da provincia perché fu la prima provincia romana transalpina,

era la Provincia per antonomasia. Provenzale detto anche Occitano facendo riferimento ad una

caratteristica della lingua: l’uso di “hoc est” (questo è) , utilizzato come affermazione, spesso

abbreviato in “hoc” ( provenzale detto quindi anche lingua d’hoc)

* varietà di compromesso tra francese e provenzale: franco-provenzale, Alta Savoia+ Borgogna

(zona montuosa sopra la Val D’Aosta) +val D’Aosta, varietà studiata da Isaia Ascoli che nel 1878

sull’ Archivio glottologico italiano (sua rivista) pubblica gli “Schizzi franco-provenzali”, parlando di

questa varietà ponte.

* corso (Corsica), parlato da circa 300.000 persone; ha tratti di comunanza forte con il sardo e il

toscano, in particolare il pisano (per secoli presenti in Corsica)

* tedesco (Alsazia-Lorena, contesa per secoli tra Germania e Francia) 3

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* bretone (Bretagna, proiezione di territorio francese verso l’oceano atlantico) NON è lingua

romanza, ma CELTICA

EPISODIO 2

Visto che abbiamo citato le lingue celtiche, quali sono le altre lingue celtiche d’Europa? (I celti sono

anche detti galli).

Occhio! Non fare confusione tra lingue celtiche e lingue germaniche, sono due cose

completamente diverse, anche perché i celti arrivano in Europa parecchi secoli prima dei Germani!

Le lingue celtiche presenti in Europa sono:

-gaelico (o irlandese), prima lingua ufficiale dell’Irlanda, anche se è molto meno parlata di quanto

non sia l’inglese; soprattutto in una zona, detta Gaeltach, è una lingua viva e utilizzata, nel resto

del paese invece viene insegnata a scuola

- scozzese, lingua minoritaria rispetto all’inglese

-gallese del Galles (anche qui radice –gall), in Galles sono circa 3 milioni e circa ½ milione parla

gallese, anche se sono stati fatti grossi investimenti per la promozione della lingua

- cornico, lingua celtica completamente estinta, parlata fino fine 800/inizio 900 in Cornovaglia.

Oggi le lingue celtiche sono limitate alla Gran Bretagna, un tempo invece erano molto più diffuse

perché i celti nel 6 secolo a.C. avevano occupato tutta la penisola iberica, mentre i Galli transalpini

avevano occupato l’attuale Francia; inoltre avevano occupato anche tutta la parte della Pianura

Padana con l’arco alpino (vedi i Galli Carni, stanziati in Carnia, Carinzia e Slovenia occidentale,

oppure i Galli Catubrini che occupavano il Cadore – “Catubrini” è un etnico, ovvero un termine che

descrive una popolazione, e deriva dalla parola latina”Catubrium”ovvero il Cadore- oppure ancora i

Reti). L’unica popolazione settentrionale che non è di origine celtica sono i “Venetici” detti anche

Paleoveneti per distinguerli dai Veneti moderni, i quali occupavano il Basso Veneto e alcune zone

del Friuli e della Slovenia.

Perché i celti spariscono da tutte queste zone e finiscono limitati in Gran Bretagna? A causa

dell’arrivo dei Romani e dei Germani.

Torniamo alla rassegna delle lingue romanze, vedendo la zona dell’ ITALO ROMANZO ( cui si

aggiungono la zona del LIBERO ROMANZO, del GALLO ROMANZO e del DACOROMANZO),

ovvero l’italiano e il complesso delle altre lingue romanze in Italia.

-Italia * italiano, lingua ufficiale, si affianca per una buona metà degli italiani, all’uso del dialetto

(Italia, assieme alla Germania, è il paese europeo con la più forte dialettofonia).

Perché? Perché fino all’unità e spesso anche dopo solo una piccola % della popolazione sapeva

l’italiano (quasi soltanto i toscani; si dice che lo stesso Cavour, dovendo pronunciare dei discorsi in

parlamento, dovesse farseli tradurre); nel periodo interbellico, ma soprattutto con la 2GM la

dialettofonia viene meno, ma rimane comunque marcata

* friulano, parlato da circa 500.000 persone in Friuli e in alcuni comuni del Veneto in quello che una

volta era il mandamento di Portogruaro; è lingua riconosciuta

* ladino, Dolomiti, Val Badia, Val Gardena e Val di Fassa, provincia di Belluno (Cadore, Comelico e

Agordino)

* franco- provenzale, Val D’Aosta (nella regione c’è un bilinguismo diffuso, francese e italiano; per

l’uso alto usano il francese, per quello comune il franco-provenzale)

* sardo della Sardegna, i sardi sono circa 1 milione e mezzo, anche se non tutti parlano sardo, anzi

c’è un forte decremento. Sardo che si divide in due varietà: sardo LOGUDORESE (a nord) e il

sardo CAMPIDANESE (a sud)

Spostandosi ad est c’è il nucleo delle lingue romanze della Romania, detto DACOROMANZO:

*Rumeno, diviso in DACORUMENO parlato in Dacia e in Moldavia * , quindi il rumeno nel senso

stretto del termine, parlato da circa 20 milioni di persone + ARUMENO, dialetto che si distribuisce

tra Bulgaria, Macedonia e Grecia settentrionale, parlato da circa 500.000 persone +

MEGLENORUMENO, parlato in Penisola Calcinica, ovvero la zona di Salonicco e Tessalonica + 4

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ISTRORUMENI, ultimi discendenti di alcune migrazioni che hanno portato i rumeni a stabilirsi in

Istria

*dalmatico, fa parte della Romània perduta, estinto nel 800, Matteo Bartoli ha raccolto gli ultimi

elementi del dalmatico nell’isola di Veglia (essendo sommerso non fa parte del dacoromanzo)

* parlate istro-venete, costituiscono la minoranza italiana nell’Istria slovena e croata, ultimi rimasti

dopo l’esodo a seguito della 2’GM (essendo veneto non fa parte del dacoromanzo, ma si parla in

quelle zone)

La parte più orientale, oltre l’area balcanica, così come in Turchia, Siria non ha conosciuto il latino,

ma solo il greco, nonostante amministrativamente facessero parte dell’Impero romano.

* parentesi su Romania/Moldavia ecc (la cartina dei vini è solo

per capire la geografia xD).

In Romania c’è una catena di monti, i Carpazi, che

divide la Transilvania dal resto ( Transilvania faceva parte

dell’impero Austro-Ungarico); sotto la Transilvania ci sono

Muntenia e Oltenia e a fianco la Moldavia (regione

storica della Romania).

La Romania perdendo la 2GM perde una parte della

Moldavia, quella subito a sx, occupata dall’URSS, che

ha preso il nome di Repubblica di Moldova; in Repp di

Moldova hanno unito rumeni e russi, quindi sono

bilingui.

Smezzando la Moldavia, nella parte rimasta rumena

è stata riconosciuta una variante del rumeno detta moldavo, il quale ha

comunque pochissime differenze col rumeno; tale varietà viene scritta coi caratteri cirillici ( alfab

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alegea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Vicario Federico.
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