Linguistica italiana - Federico Vicario
Episodio 1: Il prestigio delle lingue classiche
Il prestigio delle lingue classiche, in particolare del latino in Italia, ma anche del greco, permane per secoli e rimane anche dopo la fine dell’Impero romano perché costituisce la lingua dell’amministrazione e di uso colto. Per secoli, i testi scientifici si scrivono in latino. C’è una divisione molto forte tra lingua alta e lingua parlata, almeno fino al 1600.
Più forte è la tradizione e il prestigio del latino e più difficile è l’uso delle lingue popolari, così come anche la riflessione su di esse. Le lingue popolari sono considerate una sorta di corruzione del latino. Sono sempre subordinate al latino, che portava con sé gli alti valori dell’Impero romano. Più le lingue popolari si differenziavano dal latino e meno facilmente erano accolte; quelle conservative lo erano di più.
Concetto di conservativo e innovativo in linguistica: conservativo indica qualcosa che conserva una struttura, un significato; innovativo indica nuovo, cambiamento, mutamento, per esempio nella pronuncia della parola, nella struttura della frase, nella fonologia, ecc.
Diacronia vs sincronia
Diacronia significa attraverso il tempo; sincronia in un dato momento. Se osservo un fenomeno in senso diacronico, lo osservo nel suo divenire, nel tempo, osservo i mutamenti che nel corso del tempo hanno interessato quella lingua, ne studio l’evoluzione; se faccio un’osservazione sincronica, osservo in un dato momento; posso fare anche un’osservazione sincronica comparativa, ovvero confrontare due elementi diversi in uno stesso momento. Nella dimensione diacronica riusciamo a verificare se un elemento linguistico è stato conservato o innovato.
Altri concetti fondamentali
Altri termini importanti sono:
- Diatopia: attraverso i luoghi, studio come cambia la lingua al variare dello spazio geografico
- Diastratia: attraverso le classi sociali, studio come cambia la lingua in base allo strato sociale, al grado d’istruzione e alla competenza linguistica dei parlanti
- Diafasia: attraverso la situazione comunicativa; studio come cambia la lingua in base alla situazione in cui viene usata, per esempio, in un colloquio di lavoro userò un registro formale, mentre parlando con amici uno più informale
- Diamesia: come cambia la lingua a seconda del canale di comunicazione utilizzato; per esempio, la lingua scritta presenta caratteri diversi rispetto alla lingua parlata
C’era una valutazione delle lingue sulla base del livello di conservazione/innovazione rispetto al modello classico; soprattutto a livello di Italia e di zone caratterizzate da lingue romanze c’è una forte pressione verso l’uso del latino.
Il cambiamento nel 700/800
Ad un certo punto, questo pensiero in Occidente cambia, verso fine 700/inizio 800. Perché?
Perché è il periodo della rivoluzione francese, nella quale ci si chiede perché assegnare alle lingue classiche una funzione superiore (si parla di egalitè, siamo tutti uguali). Inoltre, è il periodo del romanticismo, che cambia completamente il paradigma, anche linguistico, in Europa. Con il romanticismo c’è una nuova attenzione verso le lingue popolari, si ritiene che le espressioni popolari siano tutte peculiari e meritevoli di essere studiate. Le espressioni popolari toccano vari settori; la cultura popolare si manifesta in racconti, canzoni, fiabe che non hanno nome e cognome dell’autore ma sono collettivi ed esprimono il luogo geografico, le esigenze, ecc.
Proprio nell’800 cominciano le prime raccolte di racconti popolari, in cui li si valorizza oltre a esaminarli; una volta raccolti, i testi possono essere studiati, andando ad individuare quali sono gli elementi narrativi, i personaggi, gli elementi caratterizzanti, ecc. Si passa da una totale non considerazione delle lingue popolari e delle loro produzioni, a farne addirittura oggetto di studio.
Si raccolgono ovviamente anche canti popolari, con testo e musica; si sviluppa quindi, accanto ad una musica colta, anche della musica popolare, che prima non era scritta. Per esempio, Ostermann che raccoglie i temi della canzone popolare friulana. Oltre a letteratura e musica, si raccolgono anche i costumi popolari, il modo in cui ci si vestiva, che indicava, soprattutto in eventi particolari, la provenienza geografica (ogni vallata aveva i propri colori, fogge di abiti, stoffe, ecc.) e così ci si riconosceva e differenziava.
La lingua e il senso di appartenenza
La lingua viene da sempre sentita come un modo per rivendicare i propri diritti, oltre che determinare un senso di appartenenza. Ad ogni lingua corrispondono poi determinati valori. Si passa dall’avere solo due lingue ufficiali che rappresentano popoli e valori (greco e latino) ad averne un numero sempre più vasto.
La nascita della glottologia
Alla fine del 700/inizio 800, studiando le lingue nasce la glottologia, la quale mette a punto gli strumenti per definire le somiglianze/differenze tra lingue, i rapporti genealogici tra le lingue. La linguistica nell’800 nasce come linguistica comparata, detta anche glottologia (glotto=lingua in greco + logia=struttura della lingua). Essa cerca di identificare somiglianze e affinità partendo dalle lingue classiche; all’inizio, i glottologi comparano le lingue classiche, greco, latino e gotico (progenitore delle lingue germaniche) con la lingua classica dell’India, il sanscrito.
Perché? Perché queste lingue hanno una tradizione scritta molto antica e questo permette di fare delle comparazioni diacroniche. Ma anche per un altro motivo; ci sono affinità fortissime nel funzionamento e nel lessico di queste tre lingue. Considerata questa affinità si elabora la teoria dell’indoeuropeistica, si immagina l’esistenza di una lingua “madre” delle tre lingue classiche (l’indoeuropeo non è quindi una lingua storicamente accertata, ma una lingua la cui esistenza è stata ipotizzata per spiegare la comunanza tra lingue anche molto diverse tra loro). I primi a fare studi comparativi in tal senso sono i tedeschi.
Di fatto, la colonizzazione linguistica dell’Europa avviene dal cuore dell’Asia verso l’Europa e l’India (verso il 2o millennio a.C.), per questo lingue anche molto lontane hanno forti elementi di comunanza; quasi tutte le lingue europee sono di origine indoeuropea, derivano da uno stesso ceppo di base, hanno una forte comunanza genealogica. All’interno di questa grande famiglia indoeuropea si ricercano i ceppi (le radici) e le famiglie costituenti. Quando gli indoeuropei arrivano trovano popolazioni stanziali, dette mediterranee, e le assorbono quasi completamente; quasi però, infatti alcune popolazioni sono pre-indoeuropee, come i Baschi, che vivono una regione pirenaica della Spagna e parte in Francia, mantenendo la loro lingua, il Basco, parlato da circa 3 milioni di persone; altra area che mantiene lingue pre-indoeuropee è il Caucaso, sulla costa orientale del Mar Nero.
Tutte le altre lingue europee sono indoeuropee e mantengono dei tratti simili, tanto che i linguisti dell’800 elaborano delle “leggi fonetiche”, individuando degli elementi che possono fare da minimo comune multiplo a tutte le lingue indoeuropee; per esempio la struttura della frase e della parola sono simili. Tutte le lingue indoeuropee sono lingue flessive (o fusive), ovvero funzionano tutte con la flessione, ovvero possibilità di una parola di cambiare desinenza (tutte le parole sono formate da radice, che contiene il significato della parola, e da una desinenza, che contiene la funzione della parola o l’indicazione del genere o del numero o il tempo/persona/modo nei verbi); ci sono all’opposto lingue come il cinese e il thailandese che sono dette isolanti, prive di morfologia; lingue dette agglutinanti, come le lingue della famiglia ugrica-finnica (ungherese, finlandese, estone); lingue polisintetiche (le più ricche di morfologia, tanto da formare frasi con una sola parola; sono lingue polisintetiche l’eschimese e le lingue della Groenlandia).
Famiglie di lingue indoeuropee
All’interno della grande famiglia delle lingue indoeuropee possiamo distinguere tre famiglie, legate per rapporti genetici particolarmente forti: romanza, slava e germanica.
Lingue della famiglia romanza
Facciamo ora una simpatica rassegna delle lingue romanze, tutte, partendo da est:
Romània
- Romània continua: tutto lo spazio geografico e linguistico dove si continuano lingue che derivano dal latino (in genere tutta l’Europa)
- Romània sommersa: spazio geografico e linguistico dove un tempo si parlava una varietà latina che col tempo è andata persa (per esempio, coste settentrionali dell’Africa oppure la Dalmazia dove un tempo si parlava il dalmatico, una lingua romanza che è andata estinguendosi nell’800); sommersa perché è stata sommersa da altre popolazioni che parlano lingue diverse, non neolatine
- Romània nuova: spazio geografico e linguistico formato da Paesi non Europei colonizzati da popoli di lingua romanza che hanno portato con sé la loro lingua (tipo l’America latina, tutta di lingua spagnola o portoghese); in questi paesi, a fianco delle lingue etniche ci sono queste lingue romanze, molto più diffuse di quelle locali.
Lingue romanze della Romania continua
Spagna
- Portoghese, parlato da circa 10 milioni di persone
- Catalano, parlato in Catalogna (regione di nord-est della Spagna), a Valencia, nelle isole Baleari, Andorra (tra la Francia e la Spagna, sui Pirenei), e Alghero (Sardegna, che una volta era sottoposta al regno di Catalogna). Parlanti catalano sono circa 10 milioni.
- Castigliano, forma politically correct per dire spagnolo, lingua ufficiale dello stato, lingua molto diffusa al mondo (considerando anche il Sud America e molti stati del Centro America)
- Galiziano, detto anche gallego portoghese. Galizia è una porzione di Spagna sopra il Portogallo. Parlato da circa 3 milioni di persone. È una varietà di portoghese fortemente castiglianizzata, varietà ponte tra portoghese e castigliano
- Basco (anche se non è una lingua romanza, N.B.)
- Asturiano, varietà non ancora ufficialmente riconosciuta. Asturie è una porzione tra la Galizia e il territorio Basco.
In Spagna c’è quindi una diffusa situazione di plurilinguismo, evidente anche nell’amministrazione, nella scuola, nelle università (i corsi sono in catalano, per esempio), nei mezzi di comunicazione di massa. Alcune lingue sono ufficialmente riconosciute, altre non hanno ancora ottenuto riconoscimento ufficiale; il processo di riconoscimento ufficiale non tiene conto solo di elementi linguistici, ma anche dell’uso che ne viene effettivamente fatto.
Francia
- Francese, lingua ufficiale dello stato, la più diffusa e parlata nel paese; diffusa anche fuori, ad esempio in Africa subsahariana/del nord a seguito della colonizzazione.
- Provenzale, parte meridionale della Francia e alcune valli piemontesi a contatto con la Francia. Provenzale deriva da Provenza, che deriva da provincia perché fu la prima provincia romana transalpina. Provenzale detto anche occitano facendo riferimento a una caratteristica della lingua: l’uso di “hoc est” (questo è), utilizzato come affermazione, spesso abbreviato in “hoc” (provenzale detto quindi anche lingua d’hoc).
- Varietà di compromesso tra francese e provenzale: franco-provenzale, Alta Savoia e Borgogna (zona montuosa sopra la Val D’Aosta) e Val D’Aosta. Varietà studiata da Isaia Ascoli che nel 1878 sull’Archivio glottologico italiano (sua rivista) pubblica gli “Schizzi franco-provenzali”, parlando di questa varietà ponte.
- Corso (Corsica), parlato da circa 300.000 persone; ha tratti di comunanza forte con il sardo e il toscano, in particolare il pisano (per secoli presenti in Corsica).
- Tedesco (Alsazia-Lorena, contesa per secoli tra Germania e Francia).
- Bretone (Bretagna, proiezione di territorio francese verso l’oceano Atlantico) non è lingua romanza, ma celtica.
Episodio 2: Le lingue celtiche
Visto che abbiamo citato le lingue celtiche, quali sono le altre lingue celtiche d’Europa? (I celti sono anche detti galli). Occhio! Non fare confusione tra lingue celtiche e lingue germaniche, sono due cose completamente diverse, anche perché i celti arrivano in Europa parecchi secoli prima dei Germani!
Le lingue celtiche presenti in Europa sono:
- Gaelico (o irlandese), prima lingua ufficiale dell’Irlanda, anche se è molto meno parlata di quanto non sia l’inglese; soprattutto in una zona, detta Gaeltach, è una lingua viva e utilizzata, nel resto del paese invece viene insegnata a scuola.
- Scozzese, lingua minoritaria rispetto all’inglese.
- Gallese del Galles (anche qui radice –gall), in Galles sono circa 3 milioni e circa ½ milione parla gallese, anche se sono stati fatti grossi investimenti per la promozione della lingua.
- Cornico, lingua celtica completamente estinta, parlata fino fine 800/inizio 900 in Cornovaglia.
Oggi le lingue celtiche sono limitate alla Gran Bretagna, un tempo invece erano molto più diffuse perché i celti nel 6o secolo a.C. avevano occupato tutta la penisola iberica, mentre i Galli transalpini avevano occupato l’attuale Francia; inoltre avevano occupato anche tutta la parte della Pianura Padana con l’arco alpino (vedi i Galli Carni, stanziati in Carnia, Carinzia e Slovenia occidentale, oppure i Galli Catubrini che occupavano il Cadore – “Catubrini” è un etnico, ovvero un termine che descrive una popolazione, e deriva dalla parola latina “Catubrium” ovvero il Cadore - oppure ancora i Reti). L’unica popolazione settentrionale che non è di origine celtica sono i “Venetici” detti anche Paleoveneti per distinguerli dai Veneti moderni, i quali occupavano il Basso Veneto e alcune zone del Friuli e della Slovenia.
Perché i celti spariscono da tutte queste zone e finiscono limitati in Gran Bretagna? A causa dell’arrivo dei Romani e dei Germani.
Lingue romanze in Italia
Tornando alla rassegna delle lingue romanze, vediamo la zona dell’Italo Romanzo (cui si aggiungono la zona del Libero Romanzo, del Gallo Romanzo e del Dacoromanzo), ovvero l’italiano e il complesso delle altre lingue romanze in Italia.
Italia
- Italiano, lingua ufficiale, si affianca per una buona metà degli italiani, all’uso del dialetto (Italia, assieme alla Germania, è il paese europeo con la più forte dialettofonia). Perché? Fino all’unità e spesso anche dopo, solo una piccola percentuale della popolazione sapeva l’italiano (quasi soltanto i toscani; si dice che lo stesso Cavour, dovendo pronunciare dei discorsi in parlamento, dovesse farseli tradurre); nel periodo interbellico, ma soprattutto con la 2a Guerra Mondiale, la dialettofonia viene meno, ma rimane comunque marcata.
- Friulano, parlato da circa 500.000 persone in Friuli e in alcuni comuni del Veneto in quello che una volta era il mandamento di Portogruaro; è lingua riconosciuta.
- Ladino, Dolomiti, Val Badia, Val Gardena e Val di Fassa, provincia di Belluno (Cadore, Comelico e Agordino).
- Franco-provenzale, Val D’Aosta (nella regione c’è un bilinguismo diffuso, francese e italiano; per l’uso alto usano il francese, per quello comune il franco-provenzale).
- Sardo della Sardegna, i sardi sono circa 1 milione e mezzo, anche se non tutti parlano sardo; anzi, c’è un forte decremento. Il sardo si divide in due varietà: sardo Logudorese (a nord) e il sardo Campidanese (a sud).
Romania e Dacoromanzo
- Rumeno, diviso in Dacoromeno parlato in Dacia e in Moldavia, quindi il rumeno nel senso stretto del termine, parlato da circa 20 milioni di persone.
- Arumeno, dialetto che si distribuisce tra Bulgaria, Macedonia e Grecia settentrionale, parlato da circa 500.000 persone.
- Meglenorumeno, parlato in Penisola Calcinica, ovvero la zona di Salonicco e Tessalonica.
- Istrorumeni, ultimi discendenti di alcune migrazioni che hanno portato i rumeni a stabilirsi in Istria.
- Dalmatico, fa parte della Romània perduta, estinto nell’800, Matteo Bartoli ha raccolto gli ultimi elementi del dalmatico nell’isola di Veglia (essendo sommerso non fa parte del dacoromanzo).
- Parlate istro-venete, costituiscono la minoranza italiana nell’Istria slovena e croata, ultimi rimasti dopo l’esodo a seguito della 2a Guerra Mondiale (essendo veneto non fa parte del dacoromanzo, ma si parla in quelle zone).
La parte più orientale, oltre l’area balcanica, così come in Turchia, Siria non ha conosciuto il latino, ma solo il greco, nonostante amministrativamente facessero parte dell’Impero romano.
Parentesi su Romania e Moldavia
In Romania c’è una catena di monti, i Carpazi, che divide la Transilvania dal resto (la Transilvania faceva parte dell’impero Austro-Ungarico); sotto la Transilvania ci sono Muntenia e Oltenia e a fianco la Moldavia (regione storica della Romania). La Romania perdendo la 2a Guerra Mondiale perde una parte della Moldavia, quella subito a ovest, occupata dall’URSS, che ha preso il nome di Repubblica di Moldova; nella Repubblica di Moldova hanno unito rumeni e russi, quindi sono bilingui. Smezzando la Moldavia, nella parte rimasta rumena è stata riconosciuta una variante del rumeno detta moldavo, il quale ha comunque pochissime differenze col rumeno; tale varietà viene scritta coi caratteri cirillici (alfabeto).
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