Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

portava nella nuova lingua intonazioni suoni e parole della parlata materna, e dava forma a varietà che

vennero subito condannate dai grammatici e dagli scrittori, anche se il processo fu inevitabile: i maestri

utilizzavano un italiano più o meno intriso di dialetto, che si tramandò nel tempo radicandosi nel repertorio

linguistico italiano.

I GEOSINONIMI

Alcuni gruppi di parole hanno lo stesso significato, ma ognuna di esse viene usata in aree linguistiche

diverse: si tratta quindi di geosinonimi. La forza espansiva di un geosinonimo dipende dalla storia

dell’oggetto designato e dal prestigio del centro irradiatore: “stracchino” da termine di area lombarda è

diventato d’uso generalizzato in tutta Italia, per la diffusione del prodotto e la commercializzazione su larga

scala. Per il legame fra la diffusione di un geosinonimo e i dinamismi della società si assiste oggi a un

evidente processo di standardizzazione che riduce il ventaglio delle varianti, indotto da processi di

ammodernamento e omogeneizzazione della società.

LE VARIETA’ DI ITALIANO REGIONALE

In questa fase evolutiva della società, la variazione diatopica tende a ridursi a causa del commercio e dei

mezzi di comunicazione di massa, che diffondono elementi standardizzati; foni e fonemi dialettali perdono

terreno e assumono connotazioni diafasicamente “basse”. Questi dinamismi rendono difficile la

classificazione delle varietà diatopiche, ma vi sono anche altri problemi: i confini fra famiglie dialettali a

loro volta non sono ben differenziati e non è ben chiaro quali siano i requisiti minimi per poter parlare di una

varietà o di una sottovarietà.

l’area di estensione

Non sempre dei fenomeni linguistici di una certa varietà di italiano regionale coincide

con l’area di estensione dei corrispondenti esiti dialettali, si hanno casi diversi:

un’estensione maggiore:

-Alcuni tratti hanno la pronuncia scempia delle consonanti è stata adottata a

Roma, città estremamente prestigiosa, che grazie alla sua forza irraggiatrice ha esteso la pronuncia scempia

in un’area molto vasta, anche là dove essa non era “sostenuta” dal sostrato dialettale.

un’estensione minore: ad esempio l’area

-Molti tratti dialettali non sono realizzati in italiano, o hanno

dialettale di zent/tsent per “cento” abbraccia la famiglia delle parlate gallo-italiche, e si spinge verso sud

nella parte settentrionale dell’Umbria; invece l’area dell’italiano regionale di sento/zento, pur

considerandone l’estensione massima, è limitata alla fascia centro-meridionale dell’area gallo-italica.

dell’italiano regionale sono

-Alcuni tratti innovativi anche rispetto ai dialetti, soprattutto per quanto

si tratta di un’innovazione dell’italiano regionale rispetto al dialetto

riguarda la pronuncia;

Per tutti questi motivi, nel classificare le varietà regionali è ci si limita a individuare le tre maggiori:

-Settentrionale (piemontese, ligure, lombarda, veneta-friulana, emiliano-romagnola)

-Centrale (toscana, mediana)

-Meridionale (campana, pugliese, siciliana) di scarso prestigio e limitata all’isola, ma

Fra le varietà minori occupa un posto a sé quella sarda,

estremamente caratterizzata sul piano fonetico e morfosintattico.

IL PRESTIGIO

L’importanza di una varietà è legata al prestigio di cui gode, che dipende dal metodo di indagine, dai punti

di rilevamento e soprattutto dal momento storico; tutte le indagini concordano su quattro punti:

-La varietà più accettata è quella settentrionale, di base milanese, considerata la più vicina a un ipotetico

egemonico dell’economia dell’Italia settentrionale

italiano standard; questo atteggiamento è legato al ruolo è valutata positivamente solo all’interno

-La varietà toscana di base fiorentina ha perso il suo prestigio,

della Toscana e le sue caratteristiche peculiari, soprattutto fonetiche, sono spesso valutate come dialettali

-La varietà romana ha attraversato un periodo di prestigio durante il fascismo, ma si è attenuato dagli anni

settanta, soprattutto nel momento in cui la forza di Cinecittà decresce e la presenza di personaggi che parlano

oggi l’uso della cadenza romana viene spesso definito come adatto ad usi

romanesco in TV diminuisce;

espressivi scherzosi e informali, spostandosi sull’asse diafasico

e spesso viene associata all’immagine di una

-La varietà meridionale è quella dotata di minor prestigio,

persona poco colta, a causa del pregiudizio antimeridionale.

L’ITALIANO REGIONALE SETTENTRIONALE

FONETICA:

-la a tonica in sillaba libera e in fine di parola tende a velarizzarsi

c’è opposizione fra è aperta e è chiusa,

-non o fra ò aperta e o chiusa

-le consonanti lunghe tendono a scempiarsi

c’è

-non mai raddoppiamento fonosintattico

-la /s/ intervocalica è sonora e non sorda

MORFOSINTASSI:

-si usa il passato prossimo in luogo del passato remoto dall’articolo determinativo

-i nomi di persona femminili o maschili sono spesso preceduti

-si usano costrutti particolari per rendere la negazione (mica)

rafforzano gli avverbi “solo” e “soltanto” con “più”,

-si con valore temporale

congiunzioni temporali e modali sono rafforzate con il “che”

-le (quando che..)

L’ITALIANO REGIONALE CENTRALE: LA VARIETA’ TOSCANA

Rispetto alle altre varietà, quella toscana gode di uno statuto speciale: il repertorio linguistico è

sostanzialmente monolingue, il parlante ha a disposizione una varietà “alta” e una “bassa” che viene così

definita vernacolo.

FONETICA:

-è caratterizzato da un vocalismo tonico a sette vocali, nel quale le semichiuse e le semiaperte sono fonemi

– –

(accétta accètta, colto còlto).

un’alternanza fra sibilante sorda e sonora

-presenta dentale ts/dz

-l’affricata si realizza in due varianti (zero/zucchero)

-la gorgia, ovvero la pronuncia aspirata delle occlusive sorde intervocaliche (k, p, t)

della

-l’inserimento i davanti a parole che iniziano con s+consonante

di una

-l’inserimento vocale in parole che terminano in consonante

MORFOSINTASSI:

-sistema dei dimostrativi a tre termini: questo, codesto, quello

“me” e “te” in funzione di soggetto

-uso delle forme “noi si”+verbo alla terza persona singolare

-uso della costruzione

-uso, nella coniugazione dei verbi, di forme mai entrate nello standard (dasti, stassi, dicano)

L’ITALIANO REGIONALE CENTRALE: LA VARIETA’ MEDIANA

nell’Italia centrale, esclusa la toscana; l’accettazione della varietà toscana

Si intende la varietà parlata in

quasi tutta la zona conobbe un incremento con il fascismo e divenne massiccia nel dopoguerra grazie alla

radio e al cinema.

FONETICA:

-la pronuncia scempia della consonante doppia

pronuncia prevalentemente sorda dell’affricata dentale

-la (prantso)

-vocalismo tonico a sette vocali, anche se la distribuzione di e e di o aperte e chiuse è diversa dal toscano

-inserimento di una vocale in parole che terminano in consonante

delle consonanti b e g in posizione intervocalica

-l’allungamento (la robba)

-rafforzamento fonosintattico della consonante in inizio di parola (la bbarca)

-la realizzazione sempre sorda della sillabante in posizione intervocalica

MORFOSINTASSI:

–aro,

-il suffisso per indicare mestieri, attività, o qualità per lo più negative

“che” enfatico nelle frasi interrogative

-uso del

“a” al posto di “in” nei complementi di stato in luogo

-uso di “da” dopo il verbo dovere

-uso di

-collocazione del possessivo dopo il nome a cui si riferisce

“mia”, “tua” e “sua” concordati con sostantivi

-uso di maschili plurali (fatti mia)

-aggiunta di una preposizione al complemento oggetto (a mamma)

L’ITALIANO REGIONALE MERIDIONALE

Ha come centri egemonici Napoli e Bari; la sottovarietà meridionale estrema ha un sostrato dialettale diverso

FONETICA: vocali atone “e” e “o” finali, a indistinta

-frequente passaggio dalle (pan.., salam..)

semivocale “j” dopo le consonanti palatali

-inserimento della (vogjamo)

lunga di “r” iniziale

-realizzazione (rrana)

-realizzazione sonora delle occlusive sorde dopo nasale (anghe, cambo, quanDo)

MORFOSINTASSI:

-impiego transitivo di molti verbi intransitivi (ho sceso la bici)

-imperfetto congiuntivo al posto del presente (mi facesse il piacere)

preposizione “senza” come avverbio di negazione

-uso della

-uso del congiuntivo e del condizionale, nel periodo ipotetico, diverso da quello standard

-uso del Voi come pronome di cortesia

L’ITALIANO REGIONALE SARDO

Tra le varianti minori, quella sarda presenta caratteristiche peculiari che non consentono di assimilarla a

nessuna delle tre varietà maggiori.

FONETICA, sono distintivi gli allungamenti consonantici che riguardano:

-le consonanti occlusive sorde dopo vocale tonica (amiko, poka,andato)

-le consonanti occlusive sonore

consonanti palatali “c” e “g”

-le dopo vocale tonica (amicci, randaggi)

-la vibrante in posizione iniziale (la rroccia)

fricative labiodentali “f “ e “v”

-le in posizione intervocalica

MORFOSINTASSI:

-i verbi occupano la posizione finale della frase, soprattutto nelle interrogative

-il gerundio con aspetto durativo si costruisce con essere al posto di stare

-stare + gerundio non ha lo stesso valore aspettuale dello standard

4 L’ITALIANO ATTRAVERSO LA SOCIETA’

Sull’asse della l’italiano colto e quello popolare:

variazione diastratica si collocano, ai due estremi, un

parlante con un livello di istruzione più elevato utilizzerà le varietà più altre; questo fa pensare che l’aumento

del livello medio di scolarità dell’ultimo secolo abbia portato all’abbandono delle forme “basse”, ma in realtà

questa evoluzione non si è realizzata in maniera lineare, e molti parlanti continuano a utilizzare pronunce e

tratti che risentono del sostrato dialettale, anche in situazioni formali.

L’ITALIANO identificato con l’italiano standard,

COLTO è stato spesso in quanto coincide grosso modo

con esso, anche se spesso subisce delle interferenze dalla fonetica regionale, anche se non in modo marcato.

L’ITALIANO è quell’insieme di

POPOLARE usi ricorrenti nel parlare e nello scrivere di persone non

che devia molto dall’italiano

istruite, standard:

Morfosintassi:

-la concordanza a senso (la gente dormivano)

-la ridondanza pronominale (a me mi piace)

“ci” con “si”

-sostituzione di (si prepariamo)

utilizzato come dativo al posto di “gli” e “le”

-“ci” (ci dico tutto)

-semplificazioni verbali (fecimo, vada) e nominali (camione, moglia)

-scambi di preposizione (vengo a pomeriggio)

al posto dell’avverbio

-aggettivo (fa male uguale)

“un”, “il” e “i” davanti a z e s

-articoli (il zucchero)

ridondante e rafforzativo

-“che” (quando che)

-comparativi e superlativi di aggettivi e verbi irregolari (più meglio)

Lessico:

- un uso frequente di termini generici (tanto, un sacco)

-espressioni mutate dalla lingua della burocrazia e i tecnicismi

-uso notevole di suffissi e prefissi (-ina, -ello, super-)

-semplificazione di parole difficili

-frequente utilizzo di regionalismi

GERGHI d’una lingua o di un dialetto con

Il gergo si basa su trasformazioni delle parole inserzioni di elementi

lessicali esotici o di nuovo conio, ed è utilizzato da chi appartiene a determinati gruppi (gruppi sociali,

garantire l’identità del gruppo.

politici, malviventi, ecc.), allo scopo di Per molto tempo è prevalsa la tesi

che i gerghi fossero utilizzati per non farsi capire dagli altri; oggi questa si contempera con la motivazione

della riaffermazione della solidarietà di gruppo attraverso un codice “interno”. Il gergo è una lingua diversa,

va evitata l’estensione

usata da chi sta ai margini della società per distinguersi, ed è impropria, e dunque

del termine a indicare lingue specialistiche e settoriali (*gergo medico). Oggi il gergo resiste presso pochi

ambienti: giostrai, circensi e malavitosi, anche se non se ne sa molto.

Caratteristiche linguistiche del gergo:

i gerganti fanno uso della fonetica e della grammatica del dialetto o della lingua locale a cui si appoggiano.

lessico è comune a tutta l’Italia

Il e a buona parte dei gerghi diffusi in altri paesi europei. Nella morfosintassi

è frequente l’espressione del pronome personale con l’aggettivo possessivo, una parola “vuota” e un verbo

alla terza persona (ul me vel al cubia=io dormo); la negazione realizzata con parole di vario conio inizianti

e l’affermazione con parole inizianti con s-;

con n- un uso frequentissimo di suffissi.

GIOVANILI

VARIETA’ è stato spesso definito gergo, anche se coi gerghi “storici” ha in comune solo alcuni

Il linguaggio giovanile

termini e l’ambiente di piazza o di strada. Le sue finalità costitutive sono: ludiche, di rafforzamento della

coesione del gruppo, di contrapposizione agli altri gruppi. Le varietà giovanili sono mutevoli e non

inquadrabili, influenzate dalla situazione comunicativa e dalla provenienza geografica, ma anche

dall’estrazione sociale; varia al variare delle generazioni e dei loro gusti.

Lessico:

-Una base di italiano colloquiale a cui i giovani attingono considerevolmente

-Forme dialettali provenienti anche da dialetti diversi

-Una parte di forme ereditate da varietà giovanili di generazioni precedenti

-Una parte di forme gergali innovative provenienti dal gergo di caserma o quello studentesco

-Uno strato proveniente dalla lingua della pubblicità e dei mass-media

-Uno strato proveniente da lingue straniere, spesso adattati o inventati in funzione ludica

-Uso frequente di metafore, figure retoriche e disfemismi legati alla sfera sessuale

Certe forme dell’italiano giovanile hanno tanto successo da entrare nell’italiano medio parlato (fuori di

testa); in alcuni casi questo linguaggio rinforza le tendenze dell’italiano come l’uso dei suffissi –oso –ata,

o

accelera il processo di accettazione di termini stranieri, in poche parole catalizza il processo innovativo

dell’italiano. veicolano nell’italiano i modelli che essi assumono

Anche nello scritto i giovani dalla

televisione, dalla musica, dal web; la visualizzazione e la brevità determinano una particolare struttura

testuale che ricorre a slogan e simili, la quale caratterizza le pubblicità o i TG.

LINGUA E GENERE

è un altro fattore determinante nella variazione linguistica: i primi studi del ’75, attribuivano alle

Il genere

donne americane eterosessuali, bianche, della middle-class, espressioni attenuative, domande brevi e

l’evitare parole di tabù, tutto dovuto al fatto che alle donne sono negate le espressioni forti in una società

dominata da maschi. Il comportamento linguistico rifletteva la struttura della società: le donne

anche se era comune l’opinione che queste utilizzassero

risultavano linguisticamente più conservative, molto

all’educazione dei figli.

di più le varietà di prestigio, in quanto dedite Le cose sono cambiate col mutare della

condizione della donna nella società, anche se le caratteristiche stereotipate del linguaggio femminile quali

vocativi affettivi, discorso diretto, eufemismi, ecc. si riscontrano a volte nel rapporto familiare o amicale.

5 L’ITALIANO ATTRAVERSO I MEZZI DI TRASMISSIONE

Un asse importante alla variazione è quello della diamesia, che non dipende solo dal mezzo di

da fattori sociali, situazionali, ambientali e temporali. All’interno dell’italiano

comunicazione, ma anche

contemporaneo vengono distinte varietà scritte e orali: gli estremi sono i testi formali scritti e i testi

informali orali, ma fra questi c’è un all’interno del

continuum quale si collocano testi sia scritti che orali

con differenti gradi di formalità: il principale è il parlato trasmesso, proprio della giornalistica radio-

televisiva.

LO SCRITTO

Per il messaggio scritto viene utilizzato il canale visivo, spesso supportato dal quello iconografico. Il

messaggio non viene fruito nella stessa situazione comunicativa nella quale viene prodotto, non è ancorato

al luogo e lo scrivente può non conoscere i suoi destinatari. I testi scritti possono inoltre essere corretti.

Nel lessico si riscontra un uso di termini precisi e tecnici a discapito di espressioni disfemistiche e gergali,

l’uso di per indicare il senso traslato di una parola e l’uso di

virgolette maiuscole in situazioni consone. Nella

morfologia si ha un uso canonico dei pronomi, dei modi e dei tempi verbali, una scelta delle congiunzioni

più ampia che nel parlato, ecc. Per quanto riguarda la sintassi è frequente un periodare ampio e complesso,

privo di dislocazioni, con soggetti sottintesi quando è possibile. La lingua scritta, in quanto codificata, si

modifica più lentamente, ma col tempo si è notato un cambiamento verso un periodare più semplice,

soprattutto nella prosa giornalistica.

IL PARLATO

Durante la comunicazione orale, emittente e ricevente si trovano nella stessa situazione comunicativa; i

messaggi orali si avvalgono sia del mezzo fonico-uditivo, sia di altri canali come visivo e tattile. I fatti

condivisi sono esperienze e conoscenze spesso comuni, per cui si possono omettere riferimenti precisi che

sono già noti, tanto che la conversazione può risultare incomprensibile per estranei.

Tra le caratteristiche testuali di un testo orale, quella più vistosa è la frammentarietà sintattica e

semantica: frasi brevi, incomplete e segnali discorsivi (cioè, ecco, insomma), formule di chiusura o di

richiesta (allora, vero?), particelle modali (appunto, praticamente) che conferiscono enfasi al discorso e

rivelano l’atteggiamento del parlante nei confronti del messaggio. Per quanto riguarda la sintassi, è

frequente l’uso di senza alcun legame sintattico, oltre all’uso del “che”

frasi coordinate o giustapposte

polivalente. Un'altra caratteristica fondamentale riguarda la distribuzione dei costituenti della frase,

organizzata in modo da mettere in rilievo la struttura informativa, per cui sono ricorrenti dislocazioni a

desta e sinistra, frasi scisse, il “c’è” presentativo e l’anacoluto. Per quanto riguarda la morfologia, differisce

l’uso semplificato di tempi e modi verbali,

dallo scritto per e la semplificazione del sistema di pronomi (lui,

è caratterizzato dall’uso di

lei, loro/gli, ecc.). Il lessico termini di significato generico (coso), diminutivi e

superlativo, esclamazioni e onomatopee.

IL PARLATO TRASMESSO

-Il cinema: nel primo dopoguerra attirava a sé il 48% della popolazione, di cui gran parte era popolazione

d’impronta teatrale; anche nei doppiaggi, negli anni

meno istruita. Nei primi tempi si esibì una lingua aulica,

50, si utilizzava una lingua più vicina allo scritto che all’orale. Nel secondo dopoguerra entrò nel cinema il

dialetto, per una maggiore adesione alla realtà, soprattutto il romanesco col neorealismo. Pian pano i

dialoghi e le sceneggiature si avvicinarono ad un italiano più simile al parlato reale, che si raggiunse con la

commedia all’italiana, in cui veniva utilizzato l’italiano nelle sue varietà regionali.

-La radio: nacque nel 1925 divenendo un strumento di propaganda fascista, rigoroso anche nella lingua: si

utilizzavano solo testi scritti e approvati, con una dizione molto curata. La radio contribuì alla diffusione

della lingua unitaria, ma si fece paladina della lotta ai dialetti e ai forestierismi. Le necessità comunicative

del nuovo mezzo hanno portato all’elaborazione di tipologie testuali inedite: era necessario un nuovo tipo di

testo, estremamente esplicito, per la diffusione delle informazioni giornalistiche via radio, caratterizzato da

un periodare breve, con un lessico ad alta frequenza che alternasse il dato e il nuovo, il tema e il rema.

Inizialmente si rispettava la pronuncia imposta dal regime, a modello romano, orientandosi

Con l’interazione e la diretta, poi,

progressivamente verso il modello della pronuncia colta settentrionale.

nelle radio vennero introdotte le varietà regionali o tipiche forme di registri bassi. all’uso della lingua anche

-La televisione: nata nel 1954, surclassò presto la radio e si dimostrò uno stimolo

negli ambienti più dialettofoni. Inizialmente si seguì il modello standard di lingua, e in particolare di

Con l’avvento delle TV private

pronuncia; le pronunce regionali erano utilizzate a scopo ludico. il parlato si

affermò via via sulle reti nazionali, fino ai telegiornali. I programmi sono caratterizzati da una grande varietà

tipologica, non esiste una “lingua della televisione”; all’interno della varietà dei programmi sono riflesse

quasi tutte le varietà dell’italiano.

LO SCRITTO TRASMESSO che risente delle caratteristiche dell’oralità

-Le e-mail: è una forma di comunicazione scritta, ma interattiva,

specifica dell’e-mail

in modo variabile, a seconda della funzione e del rapporto fra gli interlocutori. Sono

tipiche le forme di saluto formali e informali, l’uso di frasi brevi, l’uso di formule del linguaggio burocratico,

ma anche errori come l’omissione di maiuscole; in generale c’è una scarsa pianificazione testuale.

-La chat-line: è un dialogo interattivo in tempo reale, per cui è il testo scritto che più si avvicina ai prodotti

del parlato. Sono poco pianificate, costituite da frasi brevi, ricche si suoni e segnali discorsivi, con frequenti

cambi di codice fra italiano e dialetto a fini ludico-espressivi, nonché il ricorso a termini stranieri. Dal punto

di vista grafico abbondano i punti esclamativi o interrogativi, i puntini di sospensione e le emoticons.

-Gli sms: sono paragonabili alle chat per il modo in cui sono organizzati i testi e per gli artifici grafici. La

lingua viene definita “paragergale”, in quanto si ha chiarezza e condivisione di segni e si attinge per lo più

ai linguaggi giovanili. Sono caratterizzati da una scarsa attenzione al completamento o alla separazione di

parole, nonché al corretto utilizzo delle maiuscole, tutto in favore della velocità di composizione.

6 L’ITALIANO ATTRAVERSO I CONTESTI

La variazione diafasica è legata ai fattori della comunicazione quali il luogo, il ruolo degli interlocutori,

l’argomento, lo scopo, ecc.; le varietà legate al grado di formalità sono dette registri, mentre quelle legate

all’argomento Sull’asse della diafasia, ai due estremi,

sono dette sottocodici o lingue specialistiche.

solenni ed espressioni volgari; c’è una larga coincidenza fra registri formali e uso

abbiamo espressioni

scritto, e fra registri informali e oralità.

I registri formali sono caratterizzati da tratti poco marcati, accuratezza della pronuncia, pianificazione e

sintassi elaborata, ricchezza lessicale, forestierismi e termini tecnici; i registri informali presentano invece

tratti fonetici marcati, velocità di eloquio elevata, scarsa pianificazione e uso di termini generici. Il grado di

formalità del registro è condizionato anche dal rapporto fra gli interlocutori, per cui cambiano le scelte fra

le formule di saluto, i pronomi personali e la scelta degli allocutivi. Anche gli scopi di ordinare, chiedere e

dalle forme più dirette dell’informalità

informare sono raggiunti con scelte linguistiche differenti: si passa

(chiudi la finestra), a forme più attenuate della formalità (chiuderesti la finestra per favore?).

LE LINGUE SPECIALI

Le lingue speciali sono: lingue specialistiche quando prevedono un alto grado di specializzazione, e lingue

settoriali quando riguardano settori o ambiti di lavoro non specialistici. Le prime hanno un lessico che si

basa su una propria nomenclatura, con termini complessi relativi alla materia, mentre le altre attingono di

norma alla lingua comune; questo perché le prime hanno una circolazione limitata, mentre le seconde

necessitano di una maggiore comprensibilità.

LE LINGUE SPECIALISTICHE: e non può confondersi con l’uso di termini del

sono monosemici, poiché ogni parola ha un unico significato

linguaggio comune; in conseguenza, non esistono sinonimi. La denominazione di concetti avviene secondo

quattro procedimenti:

-si utilizzano parole straniere riprodotte nella lingua originaria o tradotte letteralmente

-si formano neologismi attraverso la prefissazione o la suffissazione

-si utilizzano termini già esistenti nella lingua comune, dando loro un significato diverso

-si formano sigle o acronomi

Dal punto di vista morfologico è presente un numero molto alto di nominalizzazioni e prevale lo stile

(assenza di verbi); l’uso del verbo ha un’importanza ridotta, i modi si riducono all’indicativo e al

nominale

congiuntivo, i tempi al presente e al futuro, la gamma delle persone verbali è ridotta alla prima persona

plurale e all’uso impersonale.

Strutture testuali:

I ragionamenti scientifici rispondono a tre caratteristiche fondamentali: chiarezza, assenza di

contraddizione e coerenza; per far ciò devono avere una struttura rigida e costante: introduzione, problema,

soluzione, conclusione. Non mancano gli schemi e i grafici, contemplati da note e bibliografie.

-La lingua della medicina ha un consistente strato lessicale greco e latino dovuto alle antiche origini della

medicina ed è scarsamente comprensibile dalle persone non colte; ultimamente ne sono entrati a far parte

anche termini del linguaggio inglese assunti nella forma originaria e non. Necessitando di una diffusione

internazionale, il linguaggio della medicina si orienta sempre più verso nomenclature internazionali.

-La lingua della medicina divulgativa perde molti dei tratti specialistici: nei giornali si utilizzano schemi

semplificati, i termini difficili sono spesso esplicitati e commentati, con similitudini e metafore.

-La lingua della burocrazia appare oscura e pomposa, per quanto essa voglia essere chiara e anonima: si ha

la preferenza di espressioni tecniche, neologismi, forme impersonali, forme nominali del verbo, e un

periodare lungo e complesso. Per ovviare a questo problema sono state fatte proposte per rendere chiaro e

trasparente il linguaggio amministrativo, in nome dell’uguaglianza fra i cittadini che dovevano entrare in

comunicazione con quegli enti che avevano a che fare con l’energia, l’acqua, il gas, ecc.

-La lingua dei politici risulta ambigua come quella burocratica, essendosi sviluppate parallelamente, ma

negli anni 90 ha avuto una svolta in seguito al rinnovamento della scena politica italiana. Lo scopo principale

volte all’emissione

era quello di comunicare: inizialmente si utilizzavano tecniche comunicative sofisticate,

messaggi “in codice”

di ai colleghi degli altri partiti, con espressioni oscure e di difficile effettiva

decodificazione. I rinnovamenti del linguaggio politico avvennero con l’affacciarsi sulla scena politica della

che attirava l’attenzione su

Lega Nord, che impose un modello di comunicazione anti-intellettuale,

concetti-chiave espressi in slogan semplici ed efficaci. Le figure retoriche continuano ad essere tratti

caratteristici del discorso politico: anafore, interrogative retoriche, metafore, ossimori e iperboli. Per quanto

dell’ottocento (borghesia,

riguarda il lessico, alcune parole risalgono ai movimenti post-rivoluzionari

capitalismo, maggioranza), altre appartengono alla lingua comune, ai linguaggi settoriali o ad altre lingue.

Nella morfologia sono frequenti la suffissazione e la prefissazione, oltre che l’alterazione.

7 I DIALETTI

è stato disprezzato come “lingua sino alla fine del secolo scorso, ma dagli anni 90 del

Il dialetto dei poveri”

XX secolo sembra aver riacquistato dignità: una volta che tutti i parlanti, dopo la diffusione massiccia

dell’italiano, hanno raggiunto una sufficiente competenza in lingua, il rapporto fra i due codici si è

e l’uso del dialetto non è più considerato una vergogna. I primi ad abbandonare il dialetto erano

stabilizzato,

stati i giovani, influenzati dalla scuola e dai genitori; anche adesso, tendenzialmente, i giovani utilizzano di

più l’italiano, mentre l’uso del dialetto crescere col crescere dell’età, indipendentemente dal genere. L’uso

del dialetto ha il suo picco nel nord-est (Veneto), è più basso al centro, e al sud è utilizzato soprattutto in

anche al di fuori dell’ambito familiare.

famiglia; il recupero del dialetto, tuttavia, avviene

LE VARIETA’ DIALETTALI

Con “dialetto” si intende un sistema linguistico autonomo rispetto alla lingua nazionale, che si parla in

un’area geografica limitata, in ambiti d’uso socialmente ristretti; è identificare l’estensione

impossibile

di un dialetto, poiché i tratti linguistici sfumano da una varietà all’altra.

geografica

E’ tuttavia possibile fare una prima grande suddivisione dell’Italia in tre aree: la linea La Spezia-Rimini e la

un’area settentrionale,

linea Roma-Ancona, dalle quali si ricava una centrale e una meridionale.

All’interno di queste tre aree si distinguono sei grandi gruppi dialettali: settentrionali (gallo-italici, veneti,

friulani), toscani, mediani (laziale settentrionale, marchigiano), meridionali (laziale meridionale, abruzzese,

pugliese, ecc), meridionali estremi (salentino, siciliano, ecc) e sardo.

IL DIALETTO NELL’ITALIANO, L’ITALIANO NEL DIALETTO

è conseguenza del fenomeno che si verifica quando all’interno

Il processo di italianizzazione dello stesso

repertorio linguistico sue varietà entrano in stretto contatto; in Italia questo si ha col passaggio da una

società agraria a una industriale, passando da una situazione di diglossia (impiego di due codici

differenziato per funzioni) a una situazione di bilinguismo (impiego alternato di italiano e dialetto, entrambi

dominati dai parlanti). I processi di italianizzazione comportano la sostituzione di termini specifici con

termini generici, termini nuovi, parole italiane con veste fonetica dialettale; i termini che resistono più a

lungo sono quelli relativi alla vita familiare e all’attività agricola, mentre vengono italianizzati prima quelli

riguardanti la burocrazia, la religione, il commercio, ecc. L’introduzione di parole italiane porta anche alla

ristrutturazione della fonetica del dialetto, soprattutto per quanto riguarda le vocali atone e le consonanti

fra loro affini.

ITALIANO E DIALETTO NELLA CONVERSAZIONE

Un parlante italiano è di norma bilingue, in ogni situazione comunicativa potrà selezionare uno dei due

in relazione al dominio e all’interlocutore; anche l’uso alternato dei due codici ha

codici, delle regole:

-Alternanza di codice: quando il parlante sceglie un codice in relazione al dominio (casa, lavoro, religione..)

un cambio all’interno di una conversazione,

-Cambio di codice: quando si effettua poiché alcuni fattori

della comunicazione cambiano (arriva un altro interlocutore, cambia l’argomento, ecc.)

-Modalità del cambio di codice: esistono tre modalità di cambio:

passaggio di codice all’interno della stessa situazione comunicativa,

-Code-switching: è

fra una frase e l’altra;

interfrasale poiché il cambio avviene le sue funzioni possono essere la

citazione di un discorso, la specificazione del destinatario, la ripetizione, la personalizzazione, ecc.

mistione di due codici a tutti i livelli d’analisi,

-Code-mixing: è intrafrasale poiché si verifica

all’interno di una frase; non è condizionato dalla situazione comunicativa.

-Prestito: il passaggio di una parola da un codice a un altro, solo a livello lessicale.

LE COINE’ DIALETTALI

Il termine “coinè” si riferisce alla (lingua comune) dell’antica Grecia. Nella storia d’Italia la

koinè dialektos

cambiamenti del repertorio con l’affermarsi della lingua

formazione di coinè dialettali è legata ai

nazionale, soprattutto quando il dialetto locale veniva percepito come inferiore: per evitare la valutazione

negativa delle varianti più rustiche, i parlanti si avvicinarono alla varietà dialettale cittadina o direttamente

all’italiano, diffondendo tale parlata. Esistono anche “coinè che si realizzano quando, in

passive”,

conseguenza alla pressione dell’italiano, in una certa area le differenze dialettali si attenuano o svaniscono.

coinè dialettali d’Italia,

Non si può possedere un quadro completo delle ma si può tracciare un mappa

sommaria delle principali:

-Piemonte e Lombardia: troviamo coinè attive che fanno capo a Torino e Milano, usate in molti contesti

sociali soprattutto dai giovani; tuttavia si trovano anche coinè passive (Piem. sud-occidentale, Lomb. orient.)

l’influenza di Venezia su un’area molto vasta del suo entroterra

-Veneto: è nota un’area priva di coinè,

-Emilia Romagna: secondo alcune ricerche potrebbe trattarsi di in cui si passa

direttamente da dialetti locali all’italiano regionale, fortemente caratterizzato in fonologia

l’area sarebbe divisibile in

-Toscana: quattro zone, nelle quali si trovano micro-coinè attive; la più nota è la

zona di territorio intorno a Firenze

-Marche: la coinè più importante e caratteristica ha il centro intorno a Camerino e comprende tutta la parte

centrale della regione

l’esistenza di una vera e propria coinè è discussa, si parla più di

-Abruzzo: varie micro-coinè

l’estensione del romanesco al di

-Roma: fuori della città è visto come coinè attiva

è la più prestigiosa all’interno dell’area meridionale

-Campania: la coinè napoletana

-Puglia: una coinè attiva si estende nella zona intorno a Bari

-Calabria: sono stati individuati processi diversi a seconda della classe sociale, la borghesia tende a

realizzare micro-coinè passive in aree di 30km circa

ha una notevole influenza sul repertorio dell’isola

-Sicilia: il potere di Palermo e Catania

-Sardegna: si riscontrano piccole coinè attive intorno alle città più importanti.

8 L’ITALIANO SEMPLIFICATO

L’italiano comprende anche varietà minori utilizzate da chi ha una competenza ridotta, o per interloquire

con qualcuno che ha una competenza ridotta. Si parla di una semplificazione quando a una certa forma di una

lingua si contrappone una struttura più semplice, più facile da realizzare e da decodificare. Esistono molte

varietà minori, tutte sono accomunate da un lessico ridotto e generico, ricchezza di coordinazioni, riduzione

di coniugazioni, dal prediligere significati concreti, evitando termini tecnici che sono sostituiti da perifrasi.

IL BABY TALK

Il linguaggio bambinesco ha radici nelle tradizioni linguistiche locali, viene utilizzato per adeguarsi alla

competenza linguistica dei piccoli e per agevolare il loro processo di socializzazione. Il lessico è limitato a

come gli oggetti e i bisogni del bambino, ma ha l’importante funzione di

esigenze comunicative specifiche

costruire la relazione fra l’adulto e il bambino; si fa molta attenzione al lessico della parentela che ribadisce

il rapporto gerarchico fra adulto e bambino. Per quanto riguarda la morfosintassi si ha un forte uso di

diminutivi, finalizzato a rafforzare il legame affettivo fra gli interlocutori. In fonologia, le parole sono

soprattutto monosillabiche o bisillabiche, con pronunce lente e accurate.

IL FOREIGNER TALK

Fra interlocutori di diversa nazionalità, si instaura una tipica relazione asimmetrica: il nativo di solito

gestisce la conversazione ed utilizza un linguaggio altamente semplificato; il foreigner talk è la più

semplificata fra le varietà minori. Nel lessico si utilizzano solo parole altamente comuni, con varie

ripetizioni, termini generici e onomatopee. In morfosintassi è scarsissima la subordinazione, le frasi sono

brevi e si fa spesso ricorso all’infinito. Si cerca d parlare a voce alta, lentamente, con una dizione accurata; il

messaggio è accompagnato da gestualità molto ricca. Nel foreigner talk non compaiono le forme

diminutive-affettive. Accanto alla finalità di convergenza, si pone quella della divergenza, causata da

per sottolineare l’inferiorità linguistica dello

pregiudizi etnici e stereotipi nei confronti degli immigrati,

straniero.

L’ITALIANO DEGLI IMMIGRATI

varietà d’apprendimento,

Si tratta delle cosiddette sono varietà considerate marginali, ma utilizzate ormai

distinguere l’apprendimento guidato da quello spontaneo

da milioni di persone; è opportuno che dipende

dalla singola persona e dal contesto in cui si viene a trovare col paese ospitante. Si è spesso pensato che i

fenomeni caratterizzanti di questa varietà fossero riconducibili all’interferenza fra la lingua materna e la

semplificata dell’italiano.

seconda, in realtà si tratta di una vera e propria grammatica Il lessico è ridotto,

si fa spesso ricorso a parafrasi, la flessione dei verbi, dei nomi e degli aggettivi si apprende tardi, ciò porta

all’ellissi di verbi ausiliari. Il processo è in realtà presenta varie fasi di apprendimento: nel primo stadio si

apprendono poche forme verbali, soprattutto la terza persona, considerata forma basica, mentre la seconda

viene associata all’imperativo; nel secondo stadio si apprendono il participio passato e l’ausiliare, per poi

produzioni di forme dell’indicativo imperfetto e

accordarli insieme; nel terzo stadio si registrano le prime

forme sporadiche di condizionale; il quarto stadio è il più ricco, ma anche il più oscillante: si ha la comparsa

delle prime forme di futuro, congiuntivo e condizionale per esprimere il periodo ipotetico.

delle strutture dell’italiano preveda:

In generale, si ipotizza che un modello di acquisizione

-nei primi contatti coi nativi si acquisiscono elementi lessicali: la negazione, il saluto, formule di

ringraziamento, alcuni pronomi, ecc. L’ordine delle parole segue la successione tema-rema.

-successivamente il lessico si arricchisce di termini inerenti il lavoro e le relazioni sociali, si inizia a

organizzare la coordinazione con “e” e “ma”, mentre la subordinazione è legata pochissime congiunzioni

-per ultime si acquisiscono le strutture più complesse come il sistema dei pronomi atoni e i rapporti di

subordinazione più complessi

9 TRATTI PARALINGUISTICI, PROSSEMICI E GESTUALI

I messaggi verbali sono spesso accompagnati da tratti paralinguistici (intonazione, velocità, ritmo, ecc.),

gestuali (soprattutto mani e viso) e prossemici (posture, distanze). Questi tratti contribuiscono alla

costruzione del significato del messaggio.

PARALINGUISTICA

Indipendentemente dal messaggio, il contorno intonativo con cui viene realizzata ci consente di capire se la

frase che ascoltiamo è interrogativa, o esclamativa, o assertiva. Le esitazioni e le pause sono dovute a

incertezze e ripensamenti, oppure a strategie particolari: le esitazioni possono essere dovute a cause

patologiche o fisiologiche, quelle occasionali si devono a mancanza di scioltezza, incertezza, ecc.; le pause,

quando non dipendono da ragioni fisiologiche, hanno funzione sintattica o conversazionale.

Tratti soprasegmentali:

La frase è formata da segmenti (fono, fonemi, morfemi, ecc.) che disposti in successione formano un

enunciato, tuttavia la frase non è mai esclusivamente segmentale: è accompagnata da tratti soprasegmentali:

è l’insieme delle che mettono in rilievo una sillaba all’interno di una

-L’accento caratteristiche fonetiche

parola, caratterizzata da una differenza di volume o di durata

-L’intonazione fa sì che in un enunciato si succedano differenti tratti melodici, variando la frequenza e

l’altezza della voce; ogni sistema linguistico ha profili intonativi specifici, che hanno andamenti melodici

Per rappresentare graficamente l’intonazione disponiamo del

seguenti una particolare curva intonazionale.

L’intonazione segnala l’atteggiamento di chi parla, da’ la

punto interrogativo e di quello esclamativo.

chiave d’interpretazione del tono e consente di identificare la struttura tematica dell’enunciato; le

intonazioni, tuttavia, sono fortemente condizionate dal sostrato dialettale

servono per aggiungere un “sovrasenso” al significato del messaggio, che dia un’idea sulle

-Gli effetti vocali

intenzioni comunicative: il sussurrato o bisbigliato da un senso di confidenza intima, il mormorato, il

labializzato caratterizzato da un pronunciato arrotondamento labiale.

Tratti prosodici: all’aumentare della frequenza il suono si fa più acuto

-L’altezza che varia da acuto a grave;

(o intensità) può variare all’interno della parola per dar luogo all’accento, o all’interno

-Il volume

dell’enunciato per fornire a chi ascolta le necessarie “chiavi di ascolto” l’accuratezza può

-La velocità (o tempo): una minore velocità corrisponde a una maggiore accuratezza;

dipendere sia da fattori individuali, sia da fattori sociolinguistici, ambientali e conversazionali

intervalli di tempo fra un accento e l’altro:

-Il ritmo è determinato dai primi tre fattori, e dipende dagli se gli

intervalli sono costanti si parla di isocronia accentuale, se gli intervalli sono proporzionati al numero delle

fra un accento e l’altro si parla di l’italiano è una lingua a isocronia sillabica, con

sillabe isocronia sillabica;

una velocità lenta e una pronuncia distesa

PROSSEMICA

l’uso dello spazio, del contatto fisico e delle distanze interpersonali

Studia a fini comunicativi: alcune

società del contatto (Mediterraneo, America Latina, arabi) e alcune società del non-contatto (Nord Europa,

indiani). La stessa differenza di fondo si riscontra per quanto riguarda la distanza fra interlocutori, ogni

cultura ha delle norme non scritte, lo spazio fra due persone viene ripartito in quattro zone:

detta anche “bolla” che circonda il nostro corpo, che può essere spessa da 30 a 60

-La zona intima,

centimetri a seconda dello stato d’animo, dello status sociale dell’interlocutore e della cultura

-La zona personale nella quale ammettiamo le persone con cui abbiamo rapporti eccellenti

-La zona sociale riservata ai conoscenti, ai superiori, parte dei colleghi, ecc.

-La zona pubblica è la distanza di un insegnante dalla classe, di un oratore dal pubblico, ecc.

chi vive al nord ha un comportamento da “società del non-contatto”, al

In Italia la situazione è frammentata:

sud invece si verifica il contrario, anche se naturalmente questo è solo un “modello” di comportamento.

I gesti simbolici:

Sono gesti dotati di un significato preciso, socialmente condiviso, che varia a seconda delle culture e nel

tempo; la maggior parte dei gesti simbolici conserva lo stesso significato all’interno della società che li ha

elemento caratterizzante dell’identità culturale.

elaborati, e alcuni arrivano a costituire un Esiste una


ACQUISTATO

24 volte

PAGINE

24

PESO

468.13 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in informatica umanistica (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesac di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Tavoni Mirko.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Linguistica italiana

Linguistica Italiana - Appunti
Appunto
Riassunto esame Linguistica italiana, prof. Tavoni, libro consigliato Nuova grammatica italiana, Salvi, Vanelli
Appunto
Riassunto esame linguistica italiana, docente M.Tavoni, libro consigliato "Introduzione alla linguistica italiana" A.A. Sobrero A. Miglietta
Appunto
Linguistica Generale - Appunti
Appunto