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Dal latino all’italiano

Il concetto di LATINO VOLGARE ha una doppia caratterizzazione dal punto di vista

sociolinguistico indica i diversi sermi popolari (sermo plebeius, militaris, rusticus, provincialis)

presenti già in epoca classica; dal punto di vista diacronico sta a indicare quella varietà linguistica di

latino corrotto che fu adito alle lingue romanze.

Il latino divenne prima lingua sostanzialmente in tutta l’Europa occidentale, mentre in Oriente

prevalse il greco, fa eccezione la Germania, che non venne latinizzata come la Gallia, il confine si

attestò lungo il fiume Reno.

Al 9 d.C. risale la disfatta della selva di Teutoburgo, Tacito tramanda che il capo delle truppe

germaniche Arminio insultasse dall’altra sponda dell’Elba l’esercito romano frammischiando la

lingua germanica a quella latina, che conosceva per essere stato soldato di ventura al soldo dei

romani.

Le invasioni barbariche furono causa della frammentazione linguistica della Romania non da un

punto di vista linguistico (il fenomeno di superstrato non fu così significativo), ma da un punto di

vista politico, la compagine imperiale si spezza, le regioni diventano autonome e anche la lingua si

differenzia, cedendo in parte alla reazione di sostrato delle lingue precedenti, influì anche il

fenomeno di adstrato (influenza di una lingua confinante).

Il latino “volgare” talvolta presentava le stesse parole del latino classico, in altri casi presentava

forme diverse diastraticamente più basse, altre volte vi fu la risemantizzazione di determinati

termini (ex. testam/caput, domus/casa).

I documenti utili per studiare il latino “volgare” sono:

-l’Appendix Probi

-il Satyricon

-Plauto

-Petronio

-le iscrizioni di Pompei

-lettere private di gente comune (ex, il soldato Claudio Terenziano)

Nel 476 Odoacre depone Romolo Augostolo

Nel 489 entrano in Italia gli Ostrogoti guidati da Teodorico

Nel 553 finisce il regno degli Ostrogoti dopo le guerre sostenute per volere di Giustiniano

La lingua gotica ci è nota soprattutto dalla traduzione della lingua fatta dal vescovo Wulfila nel IV

sec., le voci entrate in italiano sono meno di un settantina (ex. melma, scherano, stecca, strappare).

Nel 568 invadono l’Italia i Longobardi, il loro dominio durò più a lungo, fino alla venuta dei

Franchi nell’VIII sec.

Risalgono alla dominazione longobarda:

-toponimi in -ingo e -engo

-guancia, nocca, stinco, zazzera

-scaffale, federa, gruccia, palla

-zaffo (tappo della botte), strale, staffa

L’influsso franco portò un influsso bilingue: germanico e galloromanzo.

1

Teorie degli umanisti sulla nascita dell’italiano:

Biondo Flavio: -al tempo di Roma si parlava solo il latino che si era corrotto a causa del

sopraggiungere di popoli stranieri non riferendosi tanto ai goti quanto più ai

longobardi

Leonardo Bruni: -al tempo di Roma non si parlava un latino omogeneo, ma vi erano più livelli di

lingua, una alta letteraria ed un latino volgare

La tesi più accreditata nel Rinascimento fu senz’altro quella che risale al Biondo, fu ripresa da

Pietro Bembo.

La tesi del Bruni si divulgò in maniera errata, fu interpretata come il riconoscimento di due vere

lingue l’una identificabile nel latino classico, l’altra nell’italiano.

Giambullari: -sostenne che l’italiano era l’erede diretto dell’etrusco, antica lingua della Palestina,

poiché il centro dell’etrusco veniva identificato in toscana, la teoria rafforzava la

toscanità dell’italiano

-la teoria rimase sempre marginale

Castelvetro: -al tempo di Roma antica esisteva un latino popolare, uguale nella grammatica al

latino classico , ma differente nel lessico, che in molti casi si è tramandato senza

soluzione di continuità all’italiano

-le cause di affermazione del latino popolare fu l’elezione di imperatori e corti

straniere, ed in seguito le invasioni di goti e longobardi

Celso Cittadini: -studiando le iscrizioni lapidarie Cittadini riscontrava diverse variazioni

linguistiche presenti già prima delle invasioni barbariche, quindi il latino non

doveva essere visto come forma linguistica unitaria

Antonio Muratori: -fu accanito ricercatore d’archivio, voleva ritrovare per l’italiano un documento

paragonabile al giuramento di Strasburgo per il francese

-fu oppositore della teoria della lingua intermedia, che individuava un

momento in cui il latino non esisteva più, sostituito dal provenzale da cui poi

darebbe derivato l’italiano

I primi documenti dell’italiano

Vi fu un lungo periodo in cui la lingua volgare già formata veniva comunemente utilizzata dai

parlanti ma non veniva ancora impiegata nell’uso scritto; perché si affermasse la dignità scritta della

nuova lingua bisognava sistematizzarne in primis la grafia, in precedenza infatti era stata lingua

solo orale.

La lingua utilizzata ufficialmente era un latino medievale, diverso da quello classico e da quello

volgare; spesso il latino medievale si avvicinava al volgare romanzo creando una serie di registri

intermedi.

La prima attestazione della lingua francese sono i Giuramenti di Strasburgo (842): Ludovico il

Germanico e Carlo il Calvo (nipoti di Carlo Magno) si giurarono alleanza contro il fratello Lotario

ognuno nella lingua dell’altro (francese e tedesco), in questo caso l’intenzionalità nell’uso del

volgare è chiarissima.

Proprio l’intenzionalità è discrimine fondamentale per capire se si tratti di un testo in volgare,

quando la distinzione è difficile soprattutto quando il volgare è ancora molto simile alle forme

latine. 2

INDOVINELLO VERONESE: -codice dell’inizio dell’VIII sec.

-reca nel bordo superiore di una pagina due note risalenti all’VIII o

all’inizio del IX sec.

-esempio di registro intermedio

-gratias tibi agimus omnip(otens) sempiterne d(eu)s

-se pareba boves alba pratalia araba e albo versorio teneba e negro semn seminaba

se al posto di sibi

pareba al posto di paraba

sempre in -aba araba, seminaba

negro invece di nigro

versorio ha forma latina, ma il significato attribuitogli è volgare (in lat. classico aratrus)

GLOSSARIO DI MONZA: -primi del X sec.

-glossario bilingue romanzo-greco bizantino che riporta la traduzione

di più di sessanta voci

-esempio di registro intermedio

EDITTO DI ROTARI (VII): -prima stesura scritta delle leggi longobarde

-è scritto in latino ma si trova la spiegazione di alcune parole

classiche, affiancate con i corrispondenti popolari

GLOSSARIO DI REICHENAU (fine VIII sec. Francia): -cerca di spiegare con perifrasi o parole

popolari alcune espressioni della Vulgata.

GRAFFITO DELLA CATACONBA DI COMMODILLA:

-la cappella venne utilizzata come luogo di culto fino al IX sec. quando i corpi dei due santi ivi

sepolti, Felice e Adautto, non furono traslati altrove e il luogo venne abbandonato; l’iscrizione è

incisa nello stucco di un affresco risalente al VI-VII sec.

-NON DICERE ILLA SECRITA A BBOCE

-si invita a recitare a bassa voce il Canone secondo un uso invalso a partire dall’VIII sec.

-coesistono caratteri capitali romani e tratti di scrittura onciale, tipica della cultura romana cristiana

per tutto l’alto medioevo fino alla “rinascita carolingia”.

-la forma bboce rende la pronuncia con betacismo e rafforzamento sintattico

-ille è il dimostrativo orami utilizzato come articolo

-secrita va letto secreta in quanto i è grafia per e è da Ē nella scrittura precarolingia

ISCRIZIONE DELLA BASILICA DI SAN CLEMENTE:

-risale alla fine del XI sec.

-è rappresentato il miracolo di San Clemente che trascinato al martirio si trasforma in colonna;

-il Santo parla in latino: duritiam cordis vestris saxa traere meruistis

duritiam acc. fa le veci di un ablativo di causa

vestris è errore

-i braccianti in volgare:falite dereto co lo palo

falite da fac illi te

dereto da de retro

PLACITO CAPUANO: -verbale notarile del 960: Rodelgrimo rivendica certe terre occupate al

monastero di Montecassino

-la formula testimoniale (tutto il dibattito si era certamente svolto in

volgare) venne trascritta in vero volgare, non latino volgarizzato; la formula

è soggetta ad una certa formalizzazione poiché viene pronunciata sempre

uguale

-Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette

parte sancti Benedicti 3

Il Placito capuano no è isolato ma si colloca fra quelli generalmente denominati come PLACITI

CAMPANI: due carte notarili di Teano ed una di Sessa Aurunca, risalenti al 963

Non strano è che i primi testi volgari ineriscano all’ambito notarile-giudiziario, infatti gli avvocati e

i notai erano figure istruite, conoscitori del latino, ma continuamente a contatto col volgare ed

impegnati in una costante opera di traduzione da un codice all’altro.

POSTILLA AMIATINA: -alle volte il volgare appare nei documenti non come parte di essi ma

come annotazione a margine

-appare come postilla ad un atto di matrimonio del 1087 la seguente frase:

ista cartula est de caput coctu ille adiuvet de ill rebotti qui mal consiliu li

mise in corpu

caput coctu “Capotosto, Testadura”

rebottu da ribaut (fr.) “ribaldo”

u in finale di parola, caratteristica ancora presente nella regione del monte

Amiata

CARTA OSIMANA: -documento notarile del 1151

Dall’area marchigiana provengono due carte:

CARTA PICENA: -del 1193

-è un rogito per la cessione di alcune terre, date in pegno per garantire la

restituzione di un prestito

CARTA FABRIANESE: -del 1186

-atto con cui un nobile si accorda con il monastero di San Vittore delle Chiuse

riguardo la spartizione di alcune risorse in comune

TESTIMONIANZE DI TRAVALE: il volgare emerge nelle parole riportate a volte alla lettera dei

testimoni

DICHIARAZIONE DI PAXIA: -unico testo proveniente dal settentrione, Liguria

-la x del nome ha valore di fricativa palatale sonora (g)

Diversi testi in volgare provengono anche dalla Sardegna, il più antico è la carta del giudice

Torchitorio (1070-1080).

Al filone religioso potrebbero essere ricondotti anche due documenti tra i più antichi:

FORMULA DI CONFESSIONE UMBRA: -tra 1037 e il 1080

-Norcia, da cui proviene il documento, si trova nella

parte metafonetica dell’Umbria (nui < noi)

SERMONI SUBALPINI: -raccolta di prediche in volgare piemontese, una delle prime conosciute in

lingua neolatina

-tra XII e XIII sec.

Recentemente è stata scoperta da Baldelli di una carta pisana collocabile fra il XI e il XII sec., un

elenco si spese navali, il collocamento in area toscana deriva da constatazioni linguistiche.

Altra testimonianza pisana anteriore al XIII è una iscrizione del Camposanto.

I primi documenti letterari in volgare italiano sono molto più tardi rispetto testi francesi come la

Sequenza di Sant’Eulalia o la Chanson de Roland.

Le prime attestazioni sono ritmi (nome generico che indica un componimento in versi delle origini)

risalenti al XII sec:

-Ritmo bellunese

-Contrasto (XII), scritto dal trovatore provenzale Rambaldo di Vaqeiras, in cui un giullare, che parla

provenzale, interloquisce con una donna che parla genovese

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-Ritmo laurenziano, Ritmo cassinese, Ritmo su Sant’Alessio

IL DUECENTO

Dai provenzali ai poeti siciliani

La prima scuola italiana ad utilizzare il volgare italiano fu quella dei poeti siciliani, presso la Magna

curia di Federico II di Svevia all’inizio del XII sec. (la più antica lirica volgare attualmente

conosciuta, la Carta ravennate, sul retro di una pergamena in latino è probabilmente di ambiente

siciliano).

Il volgare siciliano venne assunto come lingua letteraria per statuto, non per ragioni naturali; influì

forse il fatto che era siciliano l’iniziatore della scuola Giacomo da Lentini.

Ma la maggior parte degli esponenti di questa scuola non erano affatto siciliani, la corte federiciana

era internazionale, non era assente nemmeno la cultura araba; Percivalle Doria è ligure, altre

provenienze sono rivelate dai nomi stessi: Giacomino Pugliese, Rinaldo d’Aquino, l’Abate di

Tivoli.

Coerentemente con le tematiche, d’amore, la lingua di questa poesia è altamente formalizzata; temi,

immagini e repertorio stilistico vengono assunti dall’esperienza della lirica trobadorica: -frequenti

provenzalismi: -suffissati in -anza, -enza, -aggio, -ore, -ura, -mento

-uso di allotropi: ex. piacere, piacenza, piacimento

-dittologie sinonimiche

Sono stati confezionati in toscana i tre grandi canzonieri che ci hanno trasmesso la lirica antica: il

Vaticano Latino 3793 (il più importante, Biblioteca Vaticana), il Laurenziano Rediano 9 (Biblioteca

Mediceo-Laurenziana di Firenze), il Palatino 418 (Biblioteca Nazionale di Firenze).

TESI PERTICARI: quando i testi dei poeti siciliani erano noti nella forma toscaneggiata, si pensò

che questa poesia fosse la prima espressione di un volgare illustre sovra regionale precedente alla

poesia provenzale, i provenzalismi non venivano interpretati come prestiti ma come residui della

lingua intermedia, comune ad Italia e Provenza, che in realtà non era mai esistita. Tale tesi spostava

l’origine dell’italiano dalla Toscana alla Sicilia.

Tale teoria ignorava il netto primato cronologico della lingua d’oc sul volgare italiano, elemento che

era chiarissimo già a Dante nel De vulgari, dove invece si ritrova il giudizio errato della poesia

siciliana come volgare illustre.

Tale fraintendimento venne alimentato dal fatto che la caduta degli svevi portò alla distruzione

materiale dei codici originale della poesia siciliana.

CARTE BARBIERI: Fu Barbieri (le sue carte rimasero inedite fino al Settecento) a trascrivere in

forma originale alcune poesie, fra cui per intero Pir meu cori alligrari di Stefano Protonotaro.

Spia evidente della toscanizzazione sono le rime imperfette che se ricondotte al sistema vocalico

siciliano tornano rime perfette.

Documenti centro-settentrionali

In tempi coesi alla scuola siciliana in altre parti nella parte centro-settentrionale della penisola il

volgare si esprimeva sostanzialmente in due forme:

-POESIA RELIGIOSA: -è fenomeno prettamente Umbro-marchigiano, poi estesosi a tutta l’Italia

settentrionale quella delle laudes, fra cui spiccano la Laudes creatura rum di

San Francesco e le lodi di Jacopone da Todi, che vennero presto divulgate

in forma toscanizzata

-POESIA DIDATTICO-MORALEGGIANTE: -Uguccione da Lodi, Giacomino da Verona,

Bonsevin de la Riva;

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-usano una lingua fortemente settentrionale, che è a

questa altezza in concorrenza col toscano (non vi è

imitazione)

I siculo-toscani e gli stilnovisti

SICULO-TOSCANI: -ripropongono con adattamento il modello della poesia siciliana

-centri furono: Pisa - Galletto, Pucciandone Martelli

Lucca - Bonagiunta da Lucca

Arezzo - Guittone d’Arezzo

STILNOVISTI: -Dante individuò Guinizelli come iniziatore della nuova scuola, ma si deve

evidenziare una sostanziale continuità

-la veste linguistica viene raffinata, si eliminano i tratti locali, vengono espunti la

maggioranza di sicilianismi e provenzalismi

-il tema d’amore viene affrontato con maggiore profondità e tridimensionalità

psicologica (per Dante la “sottigliezza”)

-Cino da Pistoia, Cavalcanti, Lapo Gianni, Dante

La prosa

Se confrontata con lo sviluppo della poesia la prosa duecentesca appare memo sviluppata.

IL NOVELLINO: -il testo prosastico più interessante del secolo

-emerge una diffusa semplicità sintattica

VOLGARIZZAMENTI: -trasposizioni nei diversi volgari di testi latini o provenzali

-grande fortuna hanno le traduzioni dei testi del ciclo arturiano,

apprezzato sia dal ceto aristocratico che borghese

-spesso la ancora incerta sintassi italiana viene influenzata dalle strutture

alloglotte: ad esempio si pone il verbo in clausola alla latina, si preferisce

la sequenza determinato-determinante.

-sono frequenti i francesismi, favoriti dal bilinguismo dei traduttori

GUIDO FABA: -Gemma purpurea: trattato di retorica in cui si vogliono applicare le regole

dell’oratoria classica alla prosa volgare.

-esprime la necessità di utilizzare un volgare di larga comprensibilità,

stilisticamente raffinato

FRATE RISTORO: -Composizione del mondo (1282): unico testo scientifico dell’epoca scritto in

volgare

-sono presenti diversi tecnicismi che saranno assunti da Dante nella Commedia

GUITTONE D’AREZZO: -Lettere: prosa complessa, influenzata dalla poesia

Dante

Nel De vulgari eloquentia: -il volgare viene celebrato come “sole nuovo” destinato ad eclissare il

latino

-Dante crede nelle possibilità del volgare anche spinto da una volontà

divulgativa

-il volgare è superiore in quanto lingua

-la regola del latino diviene stimolo per regolare il volgare

-si ripercorre la nascita delle lingue attraverso il mito di Babele

-Dante delinea un panorama linguistico di tutta l’Europa, soffermandosi

poi sul ceppo con comune origine della lingua del sì, d’oc e d’oil

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-parlando della lingua del sì Dante si sofferma sui volgari di ogni

regione, si esaltano bolognese e siciliano nelle loro forme letterarie alte,

si critica il fiorentino

-la lingua letteraria deve essere illustre, cardinale, aulica, curiale

Nel Convivio: -il latino è reputato di maggior prestigio letterario perché lingua d’arte, idioma

artificiale per la letteratura

-il volgare ha però il vantaggio di essere compreso da un maggior numero di persone

Il trattato restò inedito fino alla metà del XVI sec. quando venne pubblicato in traduzione italiana da

Gian Giorgio Trissino. Il trattato venne per molto tempo ostacolato poiché criticava il toscano come

lingua rozza e municipale; Manzoni obiettò che il trattato non parlava in generale di lingua ma solo

di poesia, interpretazione evidentemente faziosa.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Karenina3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Franceschini Fabrizio.
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