Ferdinand de Saussure: corso di linguistica generale
Introduzione
Dai primi anni del Settecento, di generazione in generazione, nella vecchia famiglia ginevrina dei Saussure, si succedono naturalisti, fisici, geografi. Soltanto due furono i componenti della famiglia che presero strade diverse dal punto di vista dello studio: uno di questi due è Ferdinand de Saussure. A diciannove anni quest’ultimo, dopo aver studiato per due semestri chimica, fisica e scienze naturali nell’Università di Ginevra, il giovane riprese gli studi letterari e in particolare gli studi linguistici, già avviati nell’adolescenza e per compierli si reca in Germania, a Lipsia e Berlino, capitali mondiali in quegli anni di studi filologici.
Anche se l’ambito di studia dalle precedenti generazioni familiari cambia prospettiva, la forma mentis, l’approccio allo studio resta sempre rigorosamente scientifico. A soli 24 anni gli viene affidato l’insegnamento di grammatica comparativa alla Sorbona, inaugurando tale disciplina nelle Università francesi. Le opere di Saussure sono pezzi da museo, ma sporadici e rari. L’opera più importante è “ Cours de linguistique generale”, costruito da Bally e Sechehaye, fondendo gli appunti presi dagli allievi di Saussure durante i tre corsi di linguistica generale e le note biografiche trovate dopo la morte del maestro Saussure. Dal Cours sono state introdotte due parole: langue e parole, che non vengono tradotte mai in nessuna lingua che faccia uso di tale manuale, perché introdotte da Saussure per la prima volta. Ciò per attestarne l’importanza. Il punto di partenza delle riflessioni di Saussure è l’acuta consapevolezza della individualità assoluta, irripetibile del singolo atto espressivo, detto da lui parole.
Capitolo 1: Sguardo alla storia della linguistica
La scienza che si è formata intorno ai fatti di lingua è passata per tre fasi successive prima di riconoscere qual è il suo vero ed unico oggetto. Si è iniziato dallo studio della grammatica, inaugurato dai greci, fondato sulla logica e privo di visione scientifica. Successivamente apparve la filologia. Il terzo passo si ebbe quando si apprese che le lingue potevano essere comparate tra loro. Così ebbe origine la grammatica comparativa. Nel 1816, Franz Bopp, nel “Sistema della coniugazione del sanscrito”, studia i rapporti che uniscono il sanscrito col germanico, col greco, col latino, ecc. In realtà prima di Bopp ciò era stato studiato dall’orientalista inglese Jones nel 1794. Certo il merito di Bopp è però quello di avere scoperto che la materia in questione che compara le lingue poteva diventare una scienza autonoma. Ciò che aiutò molto Bopp fu la possibilità di avere oltre che il latino e il greco il sanscrito per compiere le sue analisi.
Soltanto verso il 1870 ci si cominciò a chiedere quali fossero le condizioni della vita delle lingue. Ci si avvide che le corrispondenze colleganti le lingue sono soltanto uno degli aspetti del fenomeno linguistico e che la comparazione non è che un mezzo, un metodo per ricostruire o fatti. La linguistica propriamente detta nacque dallo studio delle lingue romanze e germaniche. Si formò di lì a poco una nuova scuola, quella dei neogrammatici che ebbe il merito di introdurre la prospettiva storica applicando ai vari risultati della comparazione. Grazie a costoro non si scorse più nella lingua un organismo che si sviluppa per se stesso ma un prodotto dello spirito collettivo dei gruppi linguistici.
Capitolo 2: Materia e compito della linguistica sui rapporti con le scienze connesse
La materia della linguistica è costituita anzitutto dalla totalità delle manifestazioni del linguaggio umano, si tratti di popoli selvaggi o di nazioni civili, di epoche arcaiche o classiche o di decadenza, tenendo conto per ciascun periodo non solo del linguaggio corretto e della buona lingua ma delle espressioni d’ogni forma. Non è tutto: poiché il linguaggio sfugge piuttosto spesso all’osservazione, il linguista dovrà tenere conto dei testi scritti, i quali soli potranno fargli conoscere gli idiomi del passato o quelli lontani.
Il compito della linguistica sarà:
- Fare la descrizione e la storia di tutte le lingue che potrà raggiungere;
- Cercare le forze che in modo permanente e universale sono in gioco in tutte le lingue, ed estrarre le leggi generali cui possono ricondursi tutti i particolari fenomeni della storia;
- Delimitare e definire se stessa.
La linguistica ha stretti rapporti con altre scienze che a volte ne traggono dati, altre gliene forniscono. I limiti che la separano da altre scienze non sono sempre così netti. Quindi ci si può chiedere a tal punto quale sia l’utilità della linguistica. Tale studio non è possiamo dire innanzi tutto importante per specialisti, come gli storici o i filologi, è necessario conoscerne di più anche per gli individui e le società. Il linguaggio è il fattore più importante che regola il mondo e la conoscenza, anche a livello psicologico. Tutti quindi se ne dovrebbero occupare.
Capitolo 3: Oggetto della linguistica
Qual è l’oggetto della linguistica? La questione è particolarmente difficile. La linguistica ha molte sfaccettature, e nessuna può essere definita meno importante dell’altra: studia il suono, la storia e l’evoluzione delle lingue, ha un aspetto individuale ed uno sociale. La linguistica inoltre non va confusa con il linguaggio, esso ne è di certo una parte importante ma non la fondamentale.
Il linguaggio è multiforme, eteroclito, a cavallo tra parecchi campi, appartiene al dominio individuale e a quello sociale. La lingua invece è in sé una totalità e un principio di classificazione. Quando quindi le viene assegnato il primo posto tra i fatti di linguaggio si potrebbe obiettare che il linguaggio è naturale mentre la lingua è acquisita e convenzionale e quindi dovrebbe essere subordinata al linguaggio. A ciò si può rispondere affermando che non è provato che il linguaggio sia naturale nel senso che il nostro apparato vocale sia nato per il parlare come le nostre gambe per camminare. Molti studiosi parlano di caso quando affermano che oltre all’apparato vocale si sarebbe potuto scegliere di comunicare a gesti. Quindi non si accerta la naturalezza del linguaggio. Broca affermò ancora successivamente che il linguaggio si produce dall’emisfero sinistro del cervello. Quindi non è qualcosa di chimerico dire che è la lingua che fa l’unità del linguaggio.
1. Posto della lingua tra i fatti di linguaggio
Per trovare nell’insieme del linguaggio la sfera che corrisponde alla lingua, occorre collocarsi dinanzi all’atto individuale che permette di ricostruire il circuito delle parole. Questo atto presuppone almeno due individui perché il circuito sia completo. Il punto di partenza del circuito è nel cervello di uno dei due individui, in cui i fatti di coscienza che noi chiameremo concetti, si trovano associati alle rappresentazioni dei segni linguistici o immagini acustiche che servono alla loro espressione.
Supponiamo che un dato concetto faccia scattare nel cervello una corrispondente immagine acustica: è un fenomeno interamente psichico, seguito a sua volta da un processo fisiologico in quanto il cervello trasmette agli organi della fonazione un impulso correlativo all’immagine; poi le onde sonore si propagano dalla bocca di uno dei due interlocutori all’orecchio dell’altro, processo fisico. Successivamente l’altro interlocutore che sino a prima ha ascoltato produrrà anche lui il circuito fatto scattare dall’altro. Dal suo cervello quindi al cervello dell’altro, se vorrà rispondere parlando. Possiamo ancora aggiungere una distinzione tra ciò che è esteriore al circuito (vibrazione dei suoni che vanno dalla bocca all’orecchio) e ciò che è in parte interiore; tra ciò che è psicologico è ciò che non lo è; tra ciò che è passivo (l’ascoltare) e ciò che è attivo (parlare).
L’esecuzione è sempre e comunque individuale e le daremo il nome di parole. Separando la lingua dalla parole si separa anche: ciò che è sociale da ciò che è individuale; ciò che è essenziale da ciò che è accessorio ed accidentale. La lingua non è una funzione del soggetto parlante: è il prodotto che l’individuo registra passivamente; non implica mai premeditazioni e la riflessione vi interviene soltanto per l’attività classificatoria. La parole al contrario è un atto individuale di volontà e di intelligenza nel quale conviene distinguere: le combinazioni con cui il soggetto parlante utilizza il codice della lingua in vista dell’espressione del proprio pensiero personale; il meccanismo psico-fisico che gli permette di estrarne tali combinazioni.
2. Posto della lingua tra i fatti umani. La semiologia.
La lingua è classificabile tra i fatti umani, mentre il linguaggio no. La lingua è un’istituzione sociale. Essa però si distingue per diversi tratti dalle altre istituzioni politiche, giuridiche, ecc. Per comprendere la sua speciale natura bisogna fare intervenire un nuovo ordine di fatti.
La lingua è un sistema di segni esprimenti delle idee e pertanto è confrontabile con la scrittura, l’alfabeto dei sordomuti, i riti simbolici, le forme di cortesia, i segnali militari, ecc. Essa è semplicemente il più importante di tali sistemi. Si può dunque concepire una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale; essa potrebbe formare una parte della psicologia sociale e di conseguenza della psicologia generale. Sarà chiamata quindi semiologia (dal greco semeion= segno). Essa dirà in che consistono i segni e quali leggi li regolano. Le sue leggi saranno applicabili alla linguistica.
Capitolo 4: Linguistica della lingue e linguistica della parole
Lo studio del linguaggio comporta due parti: l’una essenziale ha per oggetto la lingua, che è sociale e indipendente dall’individuo e prevede uno studio unicamente psichico; l’altra secondaria ha per oggetto la parte individuale del linguaggio, vale a dire la parole ivi compresa la fonazione; essa è psicofisica.
Senza dubbio i due oggetti sono strettamente collegati e si presuppongono a vicenda: la lingua è necessaria perché la parole sia intelligibile e produca tutti i suoi effetti ma la parole è indispensabile perché la lingua si stabilisca, storicamente la parole precede sempre. È la parole che fa evolvere la lingua. Vi è interdipendenza tra lingue e parole: la prima è nello stesso tempo lo strumento e il prodotto della seconda. Ma tutto ciò non impedisce che esse siano due cose assolutamente distinte. La lingua è dunque qualcosa che esiste in ciascun individuo pur essendo comune a tutti e collocata fuori della volontà dei depositari.
La parole è la somma di ciò che la gente dice ed include combinazioni individuali dipendenti dalla volontà di quanti parlano; atti di fonazione, egualmente volontari necessari per l’esercitazione di tali combinazioni. Non vi è dunque nulla di collettivo nella parole, le sue manifestazioni sono individuali e momentanee.
Capitolo 5: Elementi interni ed esterni della lingua
La nostra definizione della lingua implica che da essa escludiamo tutto ciò che è estraneo al suo organismo, al suo sistema, insomma tutto ciò che si designa col termine linguistica esterna. Questa linguistica tuttavia si occupa di cosa importanti ed è ad essa innanzi tutto che si pensa quando si intraprende lo studio del linguaggio.
Per cominciare si tratta di tutti i punti in cui la linguistica confina con l’etnologia, di tutte le relazioni che possono esistere tra la storia d’una lingua e quella d’una razza o d’una civiltà. Queste due storie si mescolano e creano rapporti reciproci. I costumi d’una nazione incidono sulla sua lingua ed è proprio la lingua che fa la nazione. In secondo luogo bisogna menzionare le relazioni esistenti tra la lingua e la storia politica. Grandi fatti storici come la conquista romana hanno avuto una portata incalcolabile per una folla di fatti linguistici. La colonizzazione trasporta un idioma in ambienti diversi il che preclude cambiamenti dell’idioma stesso. Per esempio la Norvegia ha adottato il Danese unendosi alla Danimarca. La politica interna degli stati non è poco importante per la vita stessa della lingua: vi sono governi che come in Svizzera ammettono la coesistenza di più idiomi; altri invece come la Francia mirano all’unità linguistica in assoluto.
Rientra nella linguistica esterna tutto ciò che riguarda l’estensione geografica delle lingue e il frazionamento dialettale. Con la linguistica interna tutto va diversamente. Essa non ammette una disposizione qualsiasi. La lingua è un sistema che conosce solo l’ordine che gli è proprio.
Capitolo 6: Rappresentazione della lingua mediante la scrittura
L’oggetto concreto del nostro studio è dunque il prodotto sociale depositato nel cervello d’ognuno, vale a dire la lingua. Tuttavia tale prodotto differisce a seconda dei gruppi linguistici: ciò che ci è dato sono le lingue. Il linguista è obbligato a conoscere il maggior numero possibile per estrarre dalla loro osservazione e dal loro confronto ciò che vi è in esse di universale. Noi in genere conosciamo le lingue mediante la scrittura. Malgrado la scrittura sia estranea al sistema interno è impossibile fare astrazione da un procedimento attraverso il quale la lingua è continuamente rappresentata.
1. Prestigio della scrittura: cause del suo ascendente rispetto alla forma parlata
Lingua e scrittura sono due distinti sistemi di segni, l’unica ragion d’essere del secondo è la rappresentazione del primo. Il vocabolo scritto si mescola intimamente con quello parlato di cui è l’immagine che finisce con l’usurpare il suo ruolo principale. Così si arriva a dare più importanza alla rappresentazione del segno vocale che al segno stesso. Si crede che un idioma si alteri più facilmente se non vi è il supporto della scrittura ma ciò è falso. La lingua parlata è indipendente dalla scrittura. Sia i primi linguisti che molti umanisti tra cui Bopp sono caduti nell’errore di credere che non vi è distinzione tra lettera e suono, cioè che una lingua sia indi separabile dal suo alfabeto.
Ma come si spiega tanto prestigio della scrittura?
- Innanzi tutto l’immagine grafica d’una parola ci colpisce come un oggetto permanente e solido, più adatto del suono a garantire l’unità della lingua attraverso il tempo;
- Per la maggior parte degli individui le impressioni visive sono più nette e durevoli delle impressioni acustiche, cosicché ci si riferisce di preferenza alla prime; l’immagine grafica si impone a spese del suono;
- La lingua letteraria fa crescere ulteriormente l’importanza immeritata della scrittura. A scuola insegnano tramite i libri;
- Quando vi è discordanza tra lingua e ortografia il dibattito è difficilmente risolubile per chiunque non sia un linguista.
2. I sistemi di scrittura
Vi sono due soli sistemi di scrittura:
- Il sistema ideografico nel quale il vocabolo è rappresentato da un segno unico ed estraneo ai suoni di cui il vocabolo si compone. Questo segno è in rapporto con l’insieme del vocabolo e per tal via indirettamente con l’idea che esso esprime. Esempio è la scrittura cinese;
- Il sistema detto comunemente fonetico che mira a riprodurre la sequenza dei suoni che si succedono nel vocabolario. Le scrittura fonetiche sono ora sillabiche o alfabetiche, vale a dire su elementi irriducibili della parola.
La parola scritta tende a sostituirsi nel nostro spirito alla parola parlata in entrambi i casi ma in particolare nel primo.
3. Cause della discordanza tra grafia e pronunzia
Tali cause sono numerose. Ricordiamo qui le più importanti. Anzitutto la lingua si modifica di continuo mentre la scrittura tende a restare immobile. Ne segue che la grafia finisce col non corrispondere più a ciò che deve rappresentare. Un'altra causa è quando un popolo importa da un altro il suo alfabeto accade spesso che le risorse di tale sistema grafico siano male appropriate alla nuova funzione. Si è allora obbligati a ricorrere a degli espedienti. Per esempio ci si serve di due lettere per designare un solo suono.
4. Effetti della discordanza
Una delle peggiori incoerenze della scrittura è la molteplicità di segni per lo stesso suono. Il risultato a tale incoerenza è che la scrittura offusca la visione della lingua: non la veste ma la traveste. La stessa parola pronuncia indica lo scambio tra immagine e modello. Ciò che determina la pronunzia di una parola non è l’ortografia ma la sua storia.
Capitolo 7: La fonologia
1. Definizione
La fisiologia del suono è spesso chiamata fonetica. Questo termine sembra improprio e lo sostituiamo col termine fonologia. La ragione è che fonetica ha inizialmente designato e deve continuare a designare lo studio delle evoluzioni dei suoni. La fonetica è una scienza storica: analizza eventi, trasformazioni e si muove nel tempo. La fonologia si colloca fuori del tempo poiché il meccanismo dell’articolazione resta sempre simile a se stesso. Ma non basta dire che questi due studi non si confondono: va aggiunto che essi non possono nemmeno opporsi. Il primo è una delle parti essenziali della scienza linguistica; la fonologia invece non è che una disciplina ausiliaria e ha rapporto solo con la parole.
2. La scrittura fonologica
Quali sono i principi di una vera scrittura fonologica?
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