La linguistica
La linguistica generale è la scienza che studia il linguaggio umano, o meglio le lingue naturali. Lo studio della lingua si può dividere in due sottogruppi: la linguistica generale, che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue, e la linguistica storica, che si occupa dell’evoluzione delle lingue. Si usa anche l’espressione “linguistica teorica” (sottolinea che è una costruzione piuttosto astratta e si opporrebbe ad una concezione empirica), “linguistica sincronica” (analisi considerando gli elementi della lingua come simultanei) o “linguistica descrittiva”; linguistica generale è la definizione più appropriata e appunto generale.
Funzione comunicativa della lingua
Una delle funzioni della lingua è quella comunicativa, ovvero si può comunicare con individui della stessa specie o anche di specie diverse (es.: tra uomo e macchina). La comunicazione può essere concepita sia in senso stretto sia in senso largo: secondo una concezione larga comunicazione equivale a passaggio di informazione, tutto può comunicare; è intesa in senso stretto quando si ha un emittente intenzionale e un ricevente intenzionale, cioè chi parla con l’intenzione di comunicare con qualcuno capace di ricevere il messaggio comunicato (es.: linguaggio verbale umano, segnali stradali, ecc.).
Quando si ha un emittente non intenzionale e un ricevente non intenzionale, invece, c’è solo passaggio di informazione (es.: postura del corpo, sintomi di condizioni fisiche, ecc). La prossemica è lo studio delle distanze che si creano tra parlante e ascoltatore.
Formazione di inferenze
Siamo in presenza di formazione di inferenze (relazione di un certo tipo che noi stabiliamo tra due o più eventi) quando non abbiamo nessun emittente e un interpretante (es.: case dai tetti spioventi = nevica spesso). Altra forma di inferenza è la deduzione nella quale da principi generali deduciamo conseguenze più limitate e particolari. La forma classica di deduzione con Aristotele è il sillogismo. Pregio: da premesse certe possiamo dedurre conclusioni certe. Difetto: non ci porta conoscenze nuove ma solo cose che già abbiamo. Per avere conoscenze nuove abbiamo bisogno di un terzo procedimento che si chiama abduzione. Esso, però, ci porta ad ipotizzare una possibile causa ma non è certo che sia vera.
Il segno
Un segno è qualcosa che sta al posto di qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro. Ci sono tantissimi segni e per poter operare una prima classificazione in senso lato, si potrebbe tener conto di due criteri fondamentali: l’intenzionalità e la motivazione (legame che c’è tra il segno e ciò di cui è segno). Gli indici sono motivati naturalmente e non intenzionali (es.: nuvole nere = pioggia / orme = passaggio di qualcuno). I segnali sono motivati naturalmente e intenzionali (es.: sbadiglio volontario = sono annoiato). Le icone (immagini) sono motivate analogicamente e intenzionate. I simboli sono motivati culturalmente e intenzionali (es.: semaforo rosso = stop / bandiere, ecc). I segni in senso stretto sono non motivati e intenzionali, basati su una convenzione (es.: non c’è nessuna motivazione né logica né naturale per cui un cavallo debba chiamarsi cavallo).
Per riuscire a comunicare non è sufficiente avere solo i segni, ma abbiamo anche bisogno di regole che mi consentano di dargli un senso, cioè un codice. Questo problema nasce nel 1949: due studiosi di teoria della comunicazione rappresentarono un sistema di comunicazione. La comunicazione per aver luogo ha bisogno di diversi elementi: la sorgente che passa un messaggio al trasmettitore, che trasforma il messaggio in un segnale e lo fa viaggiare lungo un canale per farlo arrivare ad un ricevitore. Tra il trasmettitore e il ricevitore c’è una sorgente di disturbi. Il ricevitore poi ritrasforma il segnale ricevuto in un messaggio e lo invia alla destinazione.
Il codice possiamo immaginarlo come un insieme C costituito da un insieme E, ovvero l’insieme degli elementi da codificare. Poi abbiamo un insieme L(A) dove A è un alfabeto qualsiasi e L(A) è l’insieme delle parole costruito sull’alfabeto A. Es.: immaginiamo di voler comunicare con un computer, abbiamo bisogno di un codice binario. Se il mio alfabeto è costituito da 0 e 1, l’insieme L(A) è l’insieme delle parole che posso costruire in questo modo. Se le mie parole sono lunghe 8 caratteri, posso costruire 28 parole diverse. Poi ci vuole una regola R che mette in corrispondenza gli elementi di E con l’insieme L(A), ad ogni elemento associa una parola.
Se voglio avere un processo comunicativo, devo avere la possibilità di scegliere almeno tra due opzioni, altrimenti non c’è comunicazione. Un codice può essere di due tipi: analogico o digitale. Il codice analogico è anche continuo, mentre il codice digitale è discreto (discontinuo). Es.: l’orologio viene chiamato analogico perché il movimento delle lancette sul quadrante simula il movimento apparente del sole intorno a noi. Se avete perso l’orientamento, con un orologio analogico puntate la lancetta delle ore verso il sole e vedrete che il 12 punterà verso il sud.
Ogni elemento del nostro alfabeto ha un valore intrinseco e un valore di posizione. Per capire questo concetto pensiamo ai numeri: se scrivo 111, ciascuno di questi caratteri ha sempre lo stesso valore di 1 però ha un valore di posizione differente. Alla prima posizione vale una unità, alla seconda una decina, alla terza un centinaio. Per costruire le possibili stringhe esiste una modalità standard: per formare 8 stringhe si parte dal presupposto che quattro cominciano con 1 e quattro con 0. Nel primo gruppo formato da quattro, due continuano con 1 e due con 0 e così per il secondo gruppo costituito da 0 nella prima posizione. Alla terza posizione si alterna una volta 1 e una volta 0. Bisogna sempre dividere per 2. Se abbiamo 2 alla quinta, abbiamo 16 diviso 2 quindi 8 con 1 e 8 con 0, poi 4 con 0 e 4 con 1 e così via.
Il segno linguistico
Il segno linguistico, dal punto di vista funzionale, è un’entità linguistica che sta al posto di un’entità non linguistica, dal punto di vista strutturale è un’unità inscindibile di un significante e un significato. Questo significa che il significato non coincide con il riferimento, cioè con ciò a cui il segno si riferisce. I significati sono costruzioni della mente dell’uomo. Es.: quella che noi chiamiamo neve, presso le popolazioni del polo nord non è indicata con un solo nome, hanno sette nomi diversi per identificare sette tipi diversi di neve perché nella loro cultura questo fenomeno naturale acquista una rilevanza che non ha nella nostra cultura. Entrambi i versanti del segno linguistico non sono entità fisiche ma psichiche; il significante quindi non è l’insieme di onde sonore che emettiamo quando pronunciamo una certa frase, ma una rappresentazione mentale di questa onda sonora. Il significato, invece, è una rappresentazione mentale delle cose alle quali i segni si riferiscono.
Secondo Saussure, il segno è una entità bifacciale (prima proprietà del segno, non esclusiva della lingue naturali), quindi ha due componenti: significante e significato. Nella semiotica, invece, il segno rinvia a un rapporto triangolare tra tre elementi: significante, referente e significato. Il rapporto segnico si stabilisce tra significante e significato però è importante anche il terzo elemento (referente). Nella concezione saussuriana la realtà rimane fuori, cioè è indipendente dall’attività umana. Nel momento in cui entra in gioco anche il referente, ci si rende conto che la realtà percepita non è identica per tutte le culture. Dunque la concezione saussuriana non è vera perché non c’è un isomorfismo, attraverso il segno linguistico si articola la realtà in maniera diversa. Es.: alla parola francese bois corrisponde lo spazio semantico che in italiano è diviso fra legno e bosco, c’è una concezione diversa.
Hjemslev
Hjemslev (linguista danese) divide in materia dell’espressione e forma dell’espressione, materia del contenuto e forma del contenuto. La langue prende la materia dell’espressione ed è costituita da tutta la gamma dei suoni che l’apparato fonatorio umano produce e impone a questa materia una forma, selezionando all’interno di questa materia dei punti che diventano pertinenti per quella lingua (materia del contenuto). La materia del contenuto comprende i concetti da arbre a foret però la forma che viene imposta nelle diverse lingue è differente da un caso all’altro. Questa proprietà della lingua è condivisa anche da altri codici. Es.: il codice della strada ha un piano dell’espressione (permesso, un obbligo) e un piano del contenuto (divieto imposto dal segnale stesso).
Linguaggio di genere
La questione del linguaggio di genere viene risolta anch’essa differentemente da individuo ad individuo. Jakobson riprende lo schema della comunicazione proposto da Shannon-Weaver e lo adatta alla comunicazione linguistica individuando sei elementi. Egli sostiene non ci sia differenza tra emittente e trasmettitore, quindi si ha un emittente che formula un messaggio, un destinatario che riceve il messaggio formulato in un codice che viaggia su un canale che si riferisce ad un referente o contesto. Ad ogni elemento del sistema di comunicazione corrisponde una funzione del linguaggio: al mittente corrisponde la funzione emotiva, che esprime le emozioni del mittente (es.: che bello!); al destinatario corrisponde la funzione conativa, che convince o persuade il destinatario intorno a qualcosa (es.: Apri la porta! Fate silenzio!); al contesto corrisponde la funzione referenziale o denotativa, che consiste nel dare informazioni (es.: i testi scientifici hanno questa funzione); al canale corrisponde la funzione fÀtica o di contatto, che serve a stabilire o mantenere il contatto (es.: pronto?); al codice è associata la funzione metalinguistica, che consiste nel parlare degli elementi del codice stesso (es.: quando parliamo della lingua italiana utilizziamo l’italiano); al messaggio corrisponde la funzione poetica, che consiste nel dare evidenza al messaggio e alla sua costruzione. Nei testi reali le funzioni si trovano mischiate tra loro e non attribuite ad un singolo elemento. Ci sono espressioni in cui una funzione domina tutte le altre. A volte una funzione può essere mascherata, es.: nella pubblicità la funzione referenziale (informare sulle caratteristiche di un prodotto) maschera la funzione dominante che è quella conativa (far acquistare il prodotto). Anche un atto linguistico può nasconderne un altro.
Altre proprietà delle lingue naturali
Altra proprietà è l’arbitrarietà (proprietà non esclusiva delle lingue naturali), ciò significa che la relazione tra significante e significato è immotivata dal punto di vista logico e naturale perché la parola cavallo, per esempio, non somiglia in alcun modo al cavallo reale. Questa caratteristica non è completamente condivisa da tutti i codici, per esempio esistono parole onomatopeiche che hanno un rapporto naturale con il loro significato (ideofoni) (boom, zac). Altre parole onomatopeiche, invece, che hanno la pretesa di riprodurre suoni naturali in realtà sono diverse da una lingua all’altra. C’è una corrente del fonosimbolismo che associa ai diversi elementi dell’alfabeto una capacità di simbolizzare cose diverse. Es.: la i indica cose sottili, aguzze, la a, e la o indicano cose rotonde.
Altra proprietà è la doppia articolazione (proprietà esclusiva delle lingue naturali), che consiste nell’individuare, all’interno di una frase, delle unità minime di prima articolazione chiamate morfemi. Esso può essere costituito da un’intera parola (es.: ieri), oppure, all’interno della stessa parola, ce ne possono essere svariati. Es.: avverbio piacevolmente è formato da un primo morfema piacevol-, che ha un contenuto lessicale che rimanda alla sensazione di piacere e un suffisso –mente, che regolarmente forma avverbi partendo dagli aggettivi. Scomponendo in questo modo riusciamo ad individuare unità di prima articolazione alle quali è possibile attribuire un significato o lessicale o grammaticale (Es.: amico, alla desinenza -o attribuirò un significato di tipo grammaticale che è maschile singolare). Queste unità possono essere a loro volta scomposte in unità di seconda articolazione prive di significato e alle quali è affidata una funzione esclusivamente oppositiva, i fonemi (Es.: amico = a-m-i-c-o). Altra proprietà è la trasponibilità del mezzo (proprietà esclusiva delle lingue naturali), ciò significa che la lingua naturale è prima di tutto, sia dal punto di vista filogenetico (della specie umana) sia ontogenetico (riferito agli individui) lingua orale. Il parlato può essere trasposto in un linguaggio scritto.
Altra proprietà del segno linguistico è quella della linearità (proprietà non esclusiva delle lingue naturali), più propriamente caratteristica del significante. Ciò significa che mentre noi differenziamo un fonema da un altro solo riguardo alle sue proprietà fonico acustiche o articolatorie, in altre lingue questo non accade.
Con discretezza (proprietà non esclusiva delle lingue naturali) si intende il fatto che la differenza fra gli elementi della lingua è assoluta. In particolare, le classi di suoni sono ben separate le une dalle altre. Es.: pollo con la p e bollo con la b sono due parole distinte che non hanno nulla in comune dal punto di vista del significato. Un’eventuale pronuncia intermedia viene ricondotta a una delle due forme, non è un’altra parola.
Onnipotenza semantica (proprietà esclusiva delle lingue naturali) significa che con le lingue naturali possiamo parlare di tutto. Non ci sono lingue privilegiate da questo punto di vista, le lingue naturali da questo punto di vista sono equivalenti.
Riflessività (proprietà esclusiva delle lingue naturali) significa che la lingua naturale può parlare di sé stessa, mentre con gli altri codici no.
Produttività (proprietà esclusiva delle lingue naturali) significa che la lingua è indefinitamente produttiva, possiamo produrre un numero illimitato di frasi.
Ricorsività (proprietà esclusiva delle lingue naturali) significa che una struttura linguistica può includere un’altra struttura linguistica dello stesso tipo. Es.: dicendo l’uomo è partito, all’interno di questa frase posso introdurre un’altra frase che è relativa e dire: l’uomo, che è arrivato ieri, è partito.
Distanziamento (proprietà esclusiva delle lingue naturali) è la capacità della lingua naturale, di farci parlare di cose distanti nel tempo e nello spazio. Non abbiamo bisogno della presenza di una situazione per parlare.
Trasmissibilità culturale (proprietà non esclusiva delle lingue naturali) vuol dire che la lingua è trasmissibile come si trasmettono gli oggetti culturali; questa è una caratteristica anche degli altri codici e non esclusiva della lingua naturale.
Complessità sintattica (proprietà esclusiva delle lingue naturali) è la capacità di avere relazioni sintattiche molto complesse tra gli elementi della frase.
Equivocità: (proprietà non esclusiva delle lingue naturali) parlando dei codici abbiamo che la relazione fra l’insieme E degli elementi da codificare e l’insieme L(A), cioè delle parole che è possibile costituire con un determinato alfabeto, non è una relazione biunivoca ma equivoca, nel senso che un elemento di E può corrispondere a più elementi di L(A) o più elementi di E possono corrispondere ad un solo elemento di L(A).
Ferdinand de Saussure
La linguistica moderna è stata fondata da Ferdinand de Saussure, nato intorno alla metà dell’800 e morto all’inizio del 900. Ci sono alcune sue opere scritte direttamente da lui che non riguardano, però, la linguistica moderna ma i suoi precedenti studi riguardanti la linguistica storico-comparativa. Della sua opera fondamentale, Corso di linguistica generale, non abbiamo un suo scritto; il corso di linguistica generale è stato scritto da alcuni suoi allievi sulla base dei loro appunti. In quest’opera introduce alcuni concetti fondamentali quasi tutti in chiave dicotomica (suddivisione di un concetto in due categorie distinte e opposte): nel primo caso abbiamo il linguaggio che risulta dall’opposizione tra langue e parole, poi sincronia e diacronia, e infine significante e significato, sintagmatico e paradigmatico.
1. Langue è l’aspetto sociale della facoltà di linguaggio, appartiene ad una comunità di parlanti e non ad un singolo, è il sistema dei segni, il sistema grammaticale che vive nella comunità dei parlanti. È esterna all’individuo e da solo non può né crearla né modificarla. La langue è fissa, cioè tende a conservarsi identica a se stessa, regolare perché i fenomeni linguistici sono regolati da regole e astratta.
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