Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

dell’espressione (permesso, un obbligo) e un piano del contenuto (divieto imposto dal segnale

stesso). linguaggio di genere

La questione del viene risolta anch’essa differentemente da individuo ad

individuo. Jakobson riprende lo schema della comunicazione proposto da Shannon-Weaver e lo

adatta alla comunicazione linguistica individuando 6 elementi. Egli sostiene non ci sia differenza

emittente messaggio,

tra emittente e trasmettitore, quindi si ha un che formula un un

destinatario codice canale

che riceve il messaggio formulato in un che viaggia su un che si riferisce

referente contesto.

ad un o Ad ogni elemento del sistema di comunicazione corrisponde una

funzione emotiva,

funzione del linguaggio: al mittente corrisponde la che esprime le emozioni del

funzione conativa,

mittente (es.: che bello!); al destinatario corrisponde la che convince o

persuade il destinatario intorno a qualcosa (es.: Apri la porta! Fate silenzio!); al contesto

funzione referenziale o denotativa

corrisponde la che consiste nel dare informazioni (es.: i testi

funzione fàtica o di contatto,

scientifici hanno questa funzione); al canale corrisponde la che serve

funzione metalinguistica,

a stabilire o mantenere il contatto (es.: pronto?; al codice è associata la

che consiste nel parlare degli elementi del codice stesso (es.: quando parliamo della lingua italiana

funzione poetica,

utilizziamo l’italiano); al messaggio corrisponde la che consiste nel dare evidenza

al messaggio e alla sua costruzione. Nei testi reali le funzioni si trovano mischiate tra loro e non

attribuite ad un singolo elemento. Ci sono espressioni in cui una funzione domina tutte le altre. A

volte una funzione può essere mascherata, es: nella pubblicità la funzione referenziale (informare

sulle caratteristiche di un prodotto) maschera la funzione dominante che è quella conativa (far

atto linguistico

acquistare il prodotto). Anche un può nasconderne un altro.

Altra proprietà e l’arbitrarietà (proprietà NON esclusiva delle lingue naturali), ciò significa che la

relazione tra significante e significato è immotivata dal punto di vista logico e naturale perché la

parola cavallo, per esempio, non somiglia in alcuni modo al cavallo reale. Questa caratteristica non

parole onomatopeiche

è completamente condivisa da tutti i codici, per esempio esistono che

hanno un rapporto naturale con il loro significato (ideofoni) (boom, zac). Altre parole

onomatopeiche, invece, che hanno la pretesa di riprodurre suoni naturali in realtà sono diverse da

fonosimbolismo

una lingua all’altra. C’è una corrente del che associa ai diversi elementi

dell’alfabeto una capacità di simbolizzare cose diverse. Es.: la i indica cose sottili, aguzze, la a, e la

o indicano cose rotonde.

doppia articolazione

Altra proprietà è la (proprietà esclusiva delle lingue naturali), che consiste

nell’individuare, all’interno di una frase, delle unità minime di prima articolazione chiamate

morfemi. Esso può essere costituito da un’intera parola (es.: ieri), oppure, all’interno della stessa

parola, ce ne possono essere svariati. Es.: avverbio piacevolmente è formato da un primo morfema

piacevol-, che ha un contenuto lessicale che rimanda alla sensazione di piacere e un suffisso –

mente, che regolarmente forma avverbi partendo dagli aggettivi. Scomponendo in questo modo

unità di prima articolazione

riusciamo ad individuare alle quali è possibile attribuire un significato

o lessicale o grammaticale (Es.: amico, alla desinenza -o attribuirò un significato di tipo

grammaticale che è maschile singolare). Queste unità possono essere a loro volta scomposte in

unità di seconda articolazione prive di significato e alle quali è affidata una funzione

fonemi trasponibilità del

esclusivamente oppositiva, i (Es.: amico = a-m-i-c-o). Altra proprietà è la

mezzo (proprietà esclusiva delle lingue naturali), ciò significa che la lingua naturale è prima di

filogenetico ontogenetico

tutto, sia dal punto di vista (della specie umana) sia (riferito agli

individui) lingua orale. Il parlato può essere trasposto in un linguaggio scritto.

linearità

Altra proprietà del segno linguistico è quella della (proprietà NON esclusiva delle lingue

naturali), più propriamente caratteristica del significante. Ciò significa che mentre noi

differenziamo un fonema da un altro solo riguardo alle sue proprietà fonico acustiche o

articolatorie, in altre lingue questo non accade.

discretezza

Con (proprietà NON esclusiva delle lingue naturali) si intende il fatto che la differenza

fra gli elementi della lingua è assoluta. In particolare, le classi di suoni sono ben separate le une

dalle altre. Es.: pollo con la p e bollo con la b sono 2 parole distinte che non hanno nulla in comune

dal punto di vista del significato. Un’eventuale pronuncia intermedia viene ricondotta a una delle

due forme, non è un’altra parola.

Onnipotenza semantica (proprietà esclusiva delle lingue naturali) significa che con le lingue

naturali possiamo parlare di tutto. Non ci sono lingue privilegiate da questo punto di vista, le

lingue naturali da questo punto di vista sono equivalenti.

Riflessività (proprietà esclusiva delle lingue naturali) significa che la lingua naturale può parlare di

sé stessa, mentre con gli altri codici no.

Produttività (proprietà esclusiva delle lingue naturali) significa che la lingua è indefinitamente

produttiva, possiamo produrre un numero illimitato di frasi.

Ricorsività ( proprietà esclusiva delle lingue naturali) significa che una struttura linguistica può

includere un’altra struttura linguistica dello stesso tipo. Es.: dicendo l’uomo è partito, all’interno di

questa frase posso introdurre un’altra frase che è relativa e dire: l’uomo, che è arrivato ieri, è

partito.

distanziamento

Il (proprietà esclusiva delle lingue naturali) è la capacità della lingua naturale, di

farci parlare di cose distanti nel tempo e nello spazio. Non abbiamo bisogno della presenza di una

situazione per parlare.

Trasmissibilità culturale (proprietà NON esclusiva delle lingue naturali) vuol dire che la lingua è

trasmissibile come si trasmettono gli oggetti culturali; questa è una caratteristica anche degli altri

codici e non esclusiva della lingua naturale.

Complessità sintattica (proprietà esclusiva delle lingue naturali) è la capacità di avere relazioni

sintattiche molto complesse tra gli elementi della frase.

Equivocità: (proprietà NON esclusiva delle lingue naturali) parlando dei codici abbiamo che la

relazione fra l’insieme E degli elementi da codificare e l’insieme L(A), cioè delle parole che è

possibile costituire con un determinato alfabeto, non è una relazione biunivoca ma equivoca, nel

senso che un elemento di E può corrispondere a più elementi di L(A) o più elementi di E possono

corrispondere ad un solo elemento di L(A).

Ferdinand de Saussure,

La linguistica moderna è stata fondata da nato intorno alla metà dell’800 e

morto all’inizio del 900. Ci sono alcune sue opere scritte direttamente da lui che non riguardano,

però, la linguistica moderna ma i suoi precedenti studi riguardanti la linguistica storico-

comparativa. Della sua opera fondamentale, Corso di linguistica generale, non abbiamo un suo

scritto; il corso di linguistica generale è stato scritto da alcuni suoi allievi sulla base dei loro

chiave dicotomica

appunti. In quest’opera introduce alcuni concetti fondamentali quasi tutti in

(suddivisione di un concetto in due categorie distinte e opposte): nel primo caso abbiamo il

langue parole, sincronia diacronia, significante

linguaggio che risulta dall’opposizione tra e poi e e

significato sintagmatico paradigmatico.

ed infine e

1. Langue è l’aspetto sociale della facoltà di linguaggio, appartiene ad una comunità di

parlanti e non ad un singolo, è il sistema dei segni, il sistema grammaticale che vive nella

esterna all’individuo

comunità dei parlanti. È e da solo non può né crearla e né

modificarla. La langue è fissa, cioè tende a conservarsi identica a se stessa, regolare perché

Parole

i fenomeni linguistici sono regolati da regole e astratta. è l’atto individuale

mediante il quale si realizza un concreto atto comunicativo, cioè sono tutte le frasi che noi

pronunciamo e i testi che produciamo. L’opposizione langue/parole ricalca anche

l’opposizione astratto/concreto. Saussure dice che repliche della stessa parola non sono

mai identiche, la parole è quindi irripetibile.

2. diacronia

Con s’intende lo studio della lingua nella sua evoluzione storica, ossia lo studio

del cambiamento linguistico. Es.: passaggio dalla lingua latina al volgare. Ovviamente prima

di passare dal latino all’italiano c’è stata una lunga evoluzione interna al latino: arcaico,

classico, età imperiale, ecc. i processi di trasformazione della lingua sono molto lenti

soprattutto se si vanno a toccare aspetti particolari della lingua come la fonetica e la

sincronia

sintassi. Nel lessico, invece, i cambiamenti sono più facili. La invece non ha

consapevolezza del fatto che una lingua ha una certa storia e una certa origine, si considera

la lingua nel suo stato presente. Es.: descrivere il significato che hanno oggi le parole in

italiano, o studiare com’è la struttura sintattica delle frasi semplici è un’operazione

sincronica. Il parlante non ha bisogno di conoscere gli aspetti diacronici della lingua per

poter parlare; gli aspetti sincronici, invece, deve possederli perché altrimenti non c’è

comprensione. La linguistica generale ha per oggetto lo studio della lingua in sincronia.

sintagmatico paradigmatico

L’ultima opposizione è quella tra e che riguarda il rapporto tra i segni

che stanno all’interno di un certo sistema linguistico. Essi si distribuiscono in classi all’interno di

una lingua a seconda di determinati criteri. Es.: un criterio potrebbe essere la somiglianza fonetica

oppure l’appartenenza ad una certa area semantica. Quindi i rapporti paradigmatici sono i rapporti

che si stabiliscono in absentia (l’elemento che compare nella classificazione esclude tutti gli altri). I

rapporto sintagmatici, invece, si stabiliscono in praesentia, riguarda le relazioni a livello delle

strutture che realizzano la potenzialità del sistema. Le combinazioni dei segni linguistici, dunque,

vanno viste secondo una prospettiva sintagmatica e paradigmatica. biunivoca,

La corrispondenza può essere di vari tipi. Fino ad ora abbiamo visto quella cioè ad ogni

elemento dell’insieme E corrisponde un solo elemento dell’insieme L(A). Ci sono, però, parole che

corrispondono a più di un significato, casi di omonimia e sinonimia. Esistono regole che limitano il

numero di stringhe possibili, per esempio le capacità fono-articolatorie dell’apparato fonatorio

umano: noi non riusciamo a pronunciare stringhe costituite da più di 3 o 4 consonanti, abbiamo

repentesi,

bisogno di una vocale. Ci sono delle vocali chiamate che servono da appoggio per la

pronuncia. coppia minima

Le parole di tutte le lingue differiscono l’una dall’altra per alcune posizioni. Si dice

una parola che ha il contesto uguale e differisce solo di una posizione (es.: pane/cane). Questo

concetto serve per stabilire se una differenza di suono rimane una semplice differenza (allofoni

dello stesso fonema che non danno luogo a parole diverse) oppure distingue tra loro 2 identità

fonemi.

funzionali chiamate Nell’italiano standard esistono 7 vocali (anche e aperta ed e chiusa

che per i settentrionali è importante, per i meridionali no). Inoltre, date 2 parole X e Y, formate da

distanza,

un egual numero di cifre binarie, la loro indicata con D(x, y), è data dal numero delle sedi

nelle quali esse differiscono.

entropia

L’ è una quantità che dipende dalle possibilità di scelta che abbiamo. Quante più

probabilità di scelta abbiamo, più informazioni abbiamo. Es.: Se ad una persona arriva una

cartolina il giorno prima del suo compleanno, senza guardarla probabilmente intuisce che questa

cartolina è di auguri. Se gli in un altro periodo dell’anno in cui non ci sono ricorrenze, ha maggiore

incertezza. Quindi il primo esempio è poco informative, dunque c’è meno ridondanza e più

entropia nel secondo caso, c’è meno entropia e più ridondanza. Questo fenomeno riguarda anche

le lingue. Es.: giocando con le parole, se si parte con una parola che inizia con la prima lettera

dell’alfabeto, le scelte possibili per la seconda lettera sono moltissime, la terza lettera già comincia

ad essere un po’ determinata dalle prime 2 e così via. Altro parametro al quale è legata la

distribuzione di probabilità,

trasformazione dell’entropia è la che se non è uniforme fa diminuire

l’entropia e aumentare la ridondanza. Le lingue non possono avere il massimo dell’entropia perché

per averlo, dovremmo poter utilizzare tutte le possibili combinazioni di 21 lettere alla 1, poi alla

seconda e così via. Già a livello di combinazione di lettere molte parole sono escluse dalla lingua

parola possibile

italiana. Una è una parola che rispetta le regole fonologiche della lingua. La nostra

lingua supporta la combinazione di 2 lettere uguali solo nel caso delle consonanti, le vocali hanno

rarissimi casi. A livello morfologico, in italiano, se voglio dire il mio amico, il fatto che stia parlando

di una sola persona di sesso maschile viene espresso 3 volte: il - mio - amico. Ci sono altre lingue

che da questo punto di vista sono meno ridondanti (inglese). Si è dimostrato che tutte le lingue

naturali hanno intorno al 50% di ridondanza. Le lingue sono sistemi governati da regole che

consentono alcune espressioni e ne vietano altre, per questo motivo si introduce ridondanza,

perché ci sono parole che non possiamo usare.

fonetica

La è la parte della linguistica che si occupa della natura fisica dei suoni di cui le lingue si

fonetica articolatoria,

servono. Si suddivide in 3 campi principali: cioè come gli organi fonatori

fonetica acustica,

(lingua, palato) si articolano, atteggiano per produrre i suoni linguistici; che è lo

fonetica

studio delle proprietà fisiche dell’onda sonora che viene prodotta quando noi parliamo e

uditiva o percettiva, che studia il modo in cui un suono viene percepito o codificato dagli organi

dell’udito e decodificato dal nostro cervello. Il modello articolatorio è quello più semplice e più

generale.

La fonazione avviene per espirazione: l’aria che abbiamo nei polmoni, attraverso bronchi e

glottide corde vocali,

trachea, raggiunge la laringe. La (zona superiore della laringe) contiene le

che sono 2 pieghe della mucosa della laringe che possono essere chiuse o aperte, cioè tese o

rima vocale

rilassate. Lo spazio tra queste 2 pieghe si chiama e a seconda che le corde siano tese o

rilassate, può essere libero, parzialmente libero oppure completamente ostruito. La rima vocale si

frequenza

chiude apre molto rapidamente e il numero di cicli di apertura e chiusura si chiama

fondamentale e corrisponde all’altezza della voce misurata in Hz. Il flusso d’aria passa poi nella

cavità orale.

faringe e da questa nella Tra le 2 c’è l’ugola che può essere o rilassata o irrigidirsi e

chiudere il canale che porta l’aria nella cavità nasale. Nella cavità orale ci sono alcuni

lingua

importantissimi organi mobili o fissi: la (organo mobile) ha una radice che è la parte più

interna, un dorso e un apice che è la punta che, assieme alla lamina (parte immediatamente

palato

posteriore rispetto alla punta), forma la corona. Il (organo fisso) è la parte dura che

alveoli

tocchiamo con la lingua e in posizione più arretrata c’è il palato molle o palatino. Gli

denti labbra.

comprendono la parte dietro ai denti (coperta dalle gengive). Poi e La cavità nasale

partecipa alla formazione dei suoni quando l’ugola lascia aperto il canale che porta dalla faringe ad

essa. modo di

Per quanto riguarda la classificazione dei suoni bisogna considerare diversi parametri: il

articolazione si riferisce al modo fisico in cui viene creata l’ostruzione all’aria per produrre il suono

luogo di articolazione,

corrispondente (canale ostruito completamente o solo ristretto), il cioè il

punto in cui questo ostacolo viene creato e poi si fa riferimento al contributo di alcuni organi

mobili, vale a dire corde vocali, lingua, velo, ugola e labbra. In base al modo di articolazione, che ci

indica la chiusura o apertura del canale orale, produciamo le vocali (canale aperto) o consonanti

(canale chiuso). I suoni prodotti con vibrazione delle corde vocali accostate e tese sono detti

sonori, sordi.

quelli prodotti senza vibrazione o minima sono detti Le vocali sono normalmente

tutte sonore, le consonante possono essere sia sorde sia sonore. Le vocali variano per il parametro

dell’altezza e alla posizione anteriore o posteriore della lingua: esistono vocali basse, alte,

anteriore e posteriori. La a è la vocale di massima apertura della bocca, in cui la lingua viene

portata verso il basso proprio per dare la massima apertura al canale orale e viene chiamata

vocale bassa. vocale anteriore.

La e aperta è una Portando la lingua più in alto produco la e chiusa

e portandola ancora più in alto produco la i. La u è una vocale posteriore alta. La o aperta è una

vocale media posteriore, la o chiusa è posteriore medio alta. Il sistema consonantico è basato su

criteri analoghi.

occlusive

- Le comprendono le consonanti in cui c’è una chiusura del canale orale e poi

occlusive bilabiali

un’improvvisa apertura. Se questo avviene con le labbra si producono le [p

dentali velari

(sorda) , b (sonora)]. Le sono prodotte a livello dei denti [t(sorda), d(sonora)]. Le

sono prodotte dalla lingua contro o vicino al velo [k(sorda), g(sonora)].

fricative

- Le comprendono le consonanti in cui c’è chiusura parziale del canale orale, chiamate

labiodentali

così perché l’avvicinamento agli organi articolatori provoca un rumore di frizione. Le

alveolari

si realizzano creando la frizione tra i denti superiori e l’arcata inferiore (f, v). Le sono

prodotte dalla lingua che crea la costrizione al livello della parte superiore dei denti [s(sorda), z(s

palatoalveolare

sonora)]. La (sc).

affricate

- Le sono dei suoni composti che nascono come occlusivi e diventano fricativi: suono s e z

scritti ts e tz o ancora c e g.

nasali bilabiali. nasale palatale.

- M ed n sono suoni Gn è Il fonema n, quando precede un suono

velare, si melarizza.

suoni laterali

- I si creano facendo uscire l’aria dai lati (l di lana).

- Vibranti o polivibranti (r).

Semiconsonanti o approssimanti:

- la r moscia è una semiconsonante labiodentale (Es.: padre).

fonologia

La studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni in un determinato sistema

fono

linguistico. Le unità di base della fonetica e fonologia sono precisamente il (suono) e il

fonema, un’unità minima di seconda articolazione ed una classe di suoni foneticamente simili che

hanno funzione distintiva, creano un’opposizione tra parole che differiscano fra loro in un’unica

posizione. Servono per costituire i morfemi e sono privi di significato lessicale o grammaticale.

Essendo una classe, il fonema è un’entità astratta perché le classi sono entità astratte.

prova di commutazione:

Per stabilire se un suono ha valore di fonema oppure no si fa una si

prendono 2 contesti uguali, si fa alternare in una determinata posizione un suono e poi un altro e

se in corrispondenza di questo cambiamento di suono c’è un cambiamento di significato, allora

questi 2 suoni appartengono a fonemi differenti (Es.: contesto -ane, con p = pane, con c = cane, c’è

variante combinatoria

differenza di significato e quindi p c appartengono a fonemi differenti). Una

è una variazione che si realizza in determinati contesti (Es.: n melanizzata che si realizza davanti ad

un’altra consonante velare è una variante combinatoria del fonema n perché si realizza solo in

certe combinazioni e non liberamente). Nel trascrivere una parola, è possibile utilizzare utilizzare 2

trascrizione fonetica stretta

tipi di trascrizione: la può essere se si cerca di rappresentare

larga; trascrizione fonematica,

fedelmente la realizzazione di una parola o la invece, non utilizza

tutti i segni dell’alfabeto fonetico internazionale perché gli scopi delle realizzazioni possono essere

raggiunti con un alfabeto più semplificato.

Le radici dei termini sono elementi lessicali, le desinenze sono elementi con significato

tratti articolatori.

grammaticale. I fonemi possono essere categorizzati tenendo conto di alcuni

Per esempio, il fonema T è una occlusiva, dentale e sorda. La D è una combinazione occlusiva,

dentale, sonora. Quando 2 suoni differiscono per almeno un tratto articolatorio, sono fonemi

differenti. La consonante P è una . B e D si oppongono con il tratto e . N e

OCCLUSIVA BILABIALE DENTALE

P si oppongono come e (tutte le opposizioni sono riconducibili alla posizione

DENTALE BILABIALE

assunta dalla parte anteriore della lingua: la corona, che può essere tesa e sollevata o rilassata e

tratti distintivi

bassa, + o – coronale). Oltre ai tratti articolatori, esistono anche dei che tengono

conto anche di proprietà acustiche. Per esempio, il tratto è ridondante perché nessuno

SILLABICO

degli elementi del sistema consonantico è sillabico e in italiano, una consonante da sola non fa

serve a distinguere tutte le

sillaba, in altre lingue invece è possibile. Il tratto CONSONANTICO

consonanti dalle semiconsonanti (sono solo J e w). Dalla M alla semiconsonante U (w) troviamo il

tratto (Sonorante e sonoro non sono la stessa cosa: sonoranti sono quei fonemi che

SONORANTE

possono avere solo una realizzazione sonora). La B è ma non sonorante. Il tratto è

SONORA CONTINUO

caratteristico di quei fonemi la cui produzione può durare nel tempo. M, N e GN sono .

NASALI

R significa che il fonema viene generato, prodotto con una prima ostruzione e poi

ILASCIO RITARDATO

il canale orale viene aperto. Il tratto di si ha quando l’aria esce dai lati della lingua,

LATERALITÀ

quando l’ostruzione si crea nella parte posteriore della bocca, quando

ARRETRATO ANTERIORE

vengono realizzate dagli alveoli fino alle labbra, se nelle pronuncia di quel fonema

CORONALI

interviene la parte anteriore della corona. I tratti distintivi sono utilizzati nelle regole fonologiche,

-> B /

le quali hanno fondamentalmente 3 tipi di struttura: A diventa B nel contesto seguito da C (A

_C) -> B / C_) -

o A diventa B se il contesto è preceduto da C (A o A diventa B se si trova tra C e D (A

> B / C_ D). Dunque, una diventa se è seguita da una . Una

NASALE DENTALE BILABIALE BILABIALE NASALE

diventa se è seguita da una . Si può, però, esprimere, con

DENTALE LABIODENTALE LABIODENTALE

un’ulteriore generalizzazione, un’altra unica regola che fa riferimento al tratto + o - :

CORONALE

N + = + . B sono meno . Un elemento

ASALE DENTALE CORONALE ILABIALI E LABIODENTALI CORONALI NASALE

+ diventa - se è seguito da un fonema che ha il tratto - .

ANTERIORE CORONALE CORONALE CORONALE

sillaba, picco

La in quasi tutte le lingue, si costruisce intorno ad una vocale che costituisce il

sonoro o nucleo. attacco, rima,

La sillaba può avere un che è un elemento consonantico e una che

nucleo coda

è costituita da un (elemento vocalico) e una (elemento consonantico). Ogni sillaba è

formata da una, e non più di una, vocale e da un certo numero di consonanti (approssimanti).

Possono mancare attacco e coda ma non può mai mancare il nucleo, quindi una vocale da sola può

pesante

costituire sillaba. La sillaba è detta se ha una coda o ha come nucleo una vocale lunga;

leggere.

negli altri casi sono dette Sillabe con coda, che cioè finiscono con una consonante o una

chiuse. aperte. dittongo

semivocale, si chiamano Sillabe senza coda si chiamano Il è la

combinazione di una vocale e una approssimante. Con vocale + approssimante avremo un

dittongo discendente (discendente perché il picco sonoro è la vocale e poi discende), con

trittongo

approssimante + vocale avremo un dittongo ascendente. Il è una combinazione di due

semivocali e una vocale (es.: aiuola, miei). Sulla base del carattere ascendente o discendente del

dittongo, possiamo distinguere i casi in cui l’approssimante è una semiconsonante dai casi in cui è

più una semivocale, perché il modo in cui lo pronunciamo è leggermente diverso. Es.: se dico piede

la lingua sale verso l’alto, quindi è una semiconsonante. In base alle caratteristiche dei suoni e del

sillabiche tipiche dell’italiano.

loro combinarsi possiamo costruire le strutture La struttura più

consueta è quella - (CV, es.: mano). (Parentesi quadre: trascrizione fonematica, 2

CONSONANTE VOCALE - - (CVV, es.: stile,

punti indicano che la vocale è allungata), oppure CONSONANTE CONSONANTE VOCALE

canto), o ancora - - - che devono però avere caratteristiche

CONSONANTE CONSONANTE CONSONANTE VOCALE

tipiche. Non esistono altre combinazioni possibili, tranne che la presenza di 2 consonanti nella

coda di una sillaba per parole che provengano da altre lingue (es.: sport). Nella divisione in sillabe,

massimo inizio:

per poter dividere in sequenze consonantiche, si applica la regola del una

sequenza consonantica può essere l’attacco di una sillaba se e solo se quella stessa sequenza può

ricorrere all’inizio di una parola. Es.: sequenza gr- nella parola magro; con canto, invece, assegnerò

la n alla prima sillaba e la t alla seconda, difatti nessuna parola in italiano comincia con il nesso

consonantico –nt; astratto = a-strat-to. modello generativo-trasformazionale

Uno dei modelli principali dell’analisi sintattica è il proposto

Chomsky.

dal linguista Ai concetti di langue e parole di Saussure, Chomsky sostituì quelli di

competenza ed esecuzione, i quali non costituiscono solo un cambiamento terminologico, ma

anche un rivolgimento concettuale rispetto all’impostazione saussuriana. Per Chomsky la

competenza linguistica è la conoscenza implicita della propria lingua. Essa è quindi soggettiva e

interna al parlante e strutturata in un insieme finito di regole che consente di generare un insieme

discretezza

infinito di frasi. Il linguaggio umano ha alcune caratteristiche: (non ha segni analogici

doppia articolazione, ricorsività

ma discreti), (una struttura può includere al suo interno una

dipendenza dalla struttura,

struttura dello stesso tipo) e cioè quando noi applichiamo una regola

grammaticale, essa si applica agli elementi strutturali della frasi, per es.: frasi passive (frase che si

ottiene da una frase dichiarativa attiva con il complemento oggetto espresso, introducendo delle

modificazioni) come Luigi ha letto il libro = il libro è stato letto da luigi in cui non sposto parole ma

strutture. L’esecuzione è il modo completo in cui la competenza si realizza in atti comunicativi,

dipende dai limiti e dalle caratteristiche dei parlanti (es.: può dipendere dalla capacità limitata di

mentalista

fare attenzione). La teoria Chomskyana viene detta perché parte dall’ipotesi che la

grammatica, la lingua sia caratterizzata dall’innatismo, problema filosofico abbastanza antico; nel

600-700 c’è stata una grande polemica a riguardo tra una corrente che sosteneva che abbiamo

conoscenze innate e un’altra corrente che sosteneva che niente era nell’intelletto che prima non

sia stato nei sensi. Chomsky sostiene che il linguaggio umano non sia acquisibile da altre specie

eccetto quella umana, perché è fondato sulle proprietà tipiche, specifiche della mente dell’uomo e

non di altre specie. Ovviamente non sono le regole della lingua ad essere innate: un bambino

quando nasce ha un apparato fonatorio non strutturato, quindi capace di acquisire qualsiasi lingua

umana. La capacità di articolare i suoni attraverso gli organi fonatori è specifica della specie

umana, poi si adegua ad una determinata lingua e quindi atteggia i propri muscoli, organi, alla

pronuncia di quella determinata lingua. La lingua non si può ridurre ad un elenco di frasi che il


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

17

PESO

227.43 KB

PUBBLICATO

9 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Linguistica Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente De Masi: La linguistica, Giancarlo Berruto e Massimo Cerruti.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: funzioni della lingua, segno linguistico, Jakobson, Hjemslev, le proprietà della lingua, Saussure, fonetica e fonologia, modello generativo-trasformazionale, Chomsky, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof De Masi Salvatore.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Linguistica generale

Riassunto esame Linguistica Generale, prof. De Masi, libro consigliato: La frase: l'analisi logica, Graffi
Appunto
Appunti di Linguistica Generale (Parte 1)
Appunto
Analisi linguistica
Appunto
Dati linguistici
Appunto