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Lingue, culture ed esperienza

Famiglia indo-europea

La famiglia linguistica indo-europea è rappresentata in Europa, Vicino e Medio Oriente, America e Oceania.

Lingue romanze

Le lingue romanze si sviluppano dai vari usi nei territori romani del latino, un idioma italico. La Romània è il territorio linguistico di queste lingue, e si distingue in orientale e occidentale. All’area orientale appartiene il romeno, con la sua varietà moldava, mentre a quella occidentale il francese, lo spagnolo, l’italiano, il portoghese, il catalano, il sardo e le lingue reto-romanze.

Il francese è la lingua ufficiale di Francia, Vallonia, Confederazione dei Belgi e Confederazione elvetica. Ha una posizione di prestigio in diversi Stati africani ex coloniali, e nel Québec. Il reto-romanzo è costituito da diverse varietà: il romancio del Canton Grigioni, il latino dolomitico, e le varietà nell’area friulana.

Lo spagnolo è diffuso nella Penisola iberica e nel continente latino-americano. In Catalogna, nelle Baleari e a Valencia sono ufficiali sia il castigliano che il catalano. Il portoghese è lingua ufficiale in Portogallo e Brasile, ed è utilizzato nelle ex colonie dell’Angola e del Mozambico.

Gruppo baltico

Durante la Seconda guerra mondiale, per sottrarsi alle deportazioni in Siberia da parte sovietica, molti abitanti degli Stati baltici sono emigrati in Occidente e in America (Chicago oggi ospita la più numerosa comunità lituana al mondo). Lituania e Lettonia hanno riconquistato l’indipendenza con la caduta dell’Unione Sovietica, e hanno posto il lituano e il lettone, le due lingue baltiche, come rispettive lingue ufficiali.

Slavia linguistica

Le lingue slave sono divisibili tra orientali, occidentali e meridionali. Nella Slavia orientale si parlano russo, bielorusso e ucraino, tre lingue vicine nella grammatica, ma non a livello lessicale: il bielorusso e l’ucraino sono state influenzate dal polacco nella loro formazione.

Le lingue slave occidentali sono il polacco, il cèco, lo slovacco e il sòrabo, che si è formato dai territori della Oder fino all’Elba. Le lingue meridionali sono invece il bulgaro, il macedone, lo sloveno e il serbo-croato. I testi slavi più antichi appartengono allo slavo ecclesiastico, una lingua sviluppata dai dialetti meridionali dell’area bulgara ed utilizzata per secoli in ambito letterario ortodosso.

Lingue germaniche

Le lingue germaniche più diffuse sono occidentali, ovvero l’inglese, il neerlandese e il tedesco. Esistono vari tipi di parlate tedesche: alte, medie e basse. Tra le parlate alte sono diffusi l’alemanno (usato oralmente in Svizzera, nei cantoni tedeschi) e il bavarese (in Baviera, Austria e Tirolo).

Tra le lingue orientali vi è il gotico, con cui sono stati scritti i testi germanici più antichi. Le lingue germaniche settentrionali comprendono l’islandese, lo svedese, il danese e il norvegese (che comprende due standard, il Bokmål, che segue il modello danese, e il nynorsk, basato sui dialetti norvegesi).

Gruppo celtico

Il celtico continentale comprendeva idiomi che si sono estinti entro il 500 d.C., ovvero le lingue parlate nelle Gallie (Francia e Italia nord-occidentale), nella Penisola iberica e nell’odierna Germania. Il celtico insulare si divide tra il gaelico, con l’irlandese e lo scozzese, e il britannico, con il gallese, il bretone e il cornico (parlato in Cornovaglia fino al XVIII secolo). Dato il prestigio assunto dall’inglese, queste varietà sembrano le più a rischio d’estinzione, tra le lingue minori indo-europee.

Albanese

In Albania, questa lingua si caratterizza a nord nella varietà del ghego, mentre a sud in quella del tosco. L’albanese è parlato anche dalle comunità in Macedonia, Montenegro, Kosovo, Sicilia e Grecia.

Greco

I dialetti ionici e attici, che costituiscono la base della ‘lingua comune’, sono stati diffusi nell’Impero di Alessandro il Grande nel IV secolo a.C. Oggi, il greco si divide in due varietà, il più prevalente timotikì e il letterario katharévusa, che è solo scritto.

Armeno

L’armeno si è diffuso in Anatolia e nella Turchia ottomana fino al 1918, quando i gruppi elitari ottomani hanno provocato il Metz Yeghern, ‘il grande male’, sterminando un milione e mezzo di armeni. Da allora, gli armeni di Turchia vivono in modo sparso in Medio Oriente (in Siria e Israele), in Europa occidentale (in Francia e Italia) e in America.

Lingue indo-iraniche

Di questo gruppo fanno parte le lingue dell’India: l’hindi, la lingua ufficiale, il bengali e la varietà urdu (diffusa in Pakistan). Tra le lingue iraniche vi sono invece il farsi, lingua ufficiale dell’Iran, il dari e il pashto, in Afghanistan, il curdo, il tgiko, parlato in Tagikistan, e l’osseto, diffuso nell’Ossezia (una repubblica autonomia in Russia con una regione divisa in Georgia). Nel gruppo indo-iranico sono incluse anche le parlate romani, o zingare, le lingue dei Rom.

Famiglia ugro-finnica

Questa famiglia linguistica fa parte della famiglia uralica, che comprende anche il samoiedo, di cui oggi rimangono cinque lingue parlate a oriente degli Urali. Del gruppo ugro-finnico fanno parte l’ugro, rappresentato dal magiaro, e il balto-finnico, di cui fanno parte il finnico e l’estone. È parte di questo gruppo anche il saami, o lappone, che varia nelle comunità dei territori scandinavi e russi.

Altre lingue

Tra le famiglie indo-europea e ugro-finnica non rientrano il basco, parlato nelle regioni dei Pirenei tra Spagna e Francia, e il maltese, un idioma originario del Maghreb ma influenzata dalle lingue romanze e dall’inglese. Le lingue altaiche sono articolate nella famiglia mongola, in Mongolia, Cina e Siberia, tungusa, nella Siberia e nella Manciuria, e turcica, che comprende il turco, l’azero, l’uzbeko, il kazako, il kirghiso e il turkmeno.

La famiglia camitica comprende l’egiziano (utilizzato nelle iscrizioni geroglifiche), il copto (estintosi nel XII secolo), il berbero, utilizzato in Marocco, Algeria e Libia, e il cuscitico, diffuso in Etiopia e nel Corno d’Africa. Le lingue semitiche sono rappresentate da due gruppi. La famiglia settentrionale comprende l’ebraico antico e l’aramaico, mentre il gruppo meridionale si articola tra lingue arabe ed etiopiche (fra cui l’amarico).

Nell’ambito asiatico, la famiglia sino-tai comprende il cinese e il tai, in Thailandia. Vi sono poi le lingue tibetane e birmane. La famiglia austrica include invece le lingue maleo-polinesiane, come il malgascio in Madagascar e il malese in Indonesia, e le lingue austro-asiatiche, come le lingue munda in India, il mon-khmer in Cambogia, e il vietnamita.

Capitolo II

Lo studioso Heinz Kloss distingue due fattori per caratterizzare una lingua: la distanziazione e l’elaborazione. Le lingue nazionali si caratterizzano per la fonologia, la grammatica o il lessico, e il confine è chiaro. Nelle situazioni dialettali, tuttavia, la differenza è minima. Per esempio, se consideriamo il termine ‘non so’, la resa è diversa nelle lingue locali:

  • ‘So mia’ = Area bresciana e bergamasca
  • ‘Mi so minga’ = Area milanese
  • ‘Mi no so’ / ‘Mi no so mia’ / ‘No so mia’ / ‘No so mia, mi’ = Area veneta

Anche se la distanza strutturale è riconoscibile, i parlanti potrebbero non essere disposti a vedere una differenza: tendono infatti a riconoscere le differenze quando confermano le ‘idee’ che la società di fa di una lingua, oppure che le vedano dove non ci sono. Quando uno Stato nasce, per distinguersi dagli Stati vicini utilizza la lingua nazionale, che produce un sentimento di appartenenza negli abitanti. Quest’idea di appartenenza influisce sui dialetti, che, anche se confinanti e simili, tendono così a differenziarsi perché le lingue dei rispettivi Stati-nazioni influiscono su di loro.

A differenza della distanziazione, che è strutturale, l’elaborazione è legata all’uso e alla diffusione: la lingua nazionale, standard, domina le varietà locali. Una lingua locale può, a sua volta, essere più elaborata di altre lingue locali di minore prestigio. Per esempio, il veneziano è dominato dall’italiano, ma domina le altre realtà linguistiche venete grazie alla sua tradizione di lingua letteraria e delle istituzioni. Il fiorentino si è invece affermato sulle altre lingue toscane per la sua autorevolezza, ed è poi stato scelto come lingua nazionale dalle istituzioni politiche.

Per evitare il dibattito sulle differenze tra lingua e dialetto, si impiega il termine ‘varietà’, che denota uno strumento di comunicazione verbale diffuso all’interno di una comunità più o meno stabile e composita. Una comunità può anche disporre di più varietà e di più lingue, con funzioni diverse o simili. Ogni plurilinguista distribuisce le competenze in modo diverso a seconda della propensione all’uso di una varietà in rapporto alla situazione (una varietà viene scelta per rivolgersi ad estranei, mentre un’altra per parlare con i famigliari).

La lingua nazionale è associata a una varietà standard, che è ufficialmente riconosciuta e che è utilizzata nelle funzioni sociali di prestigio. Nell’uso comune e orale, invece, la lingua varia le proprie strutture secondo le situazioni comunicative, seguono diversi assi di variazione:

  • Asse diatopico: Il luogo è il fattore della variazione, sia per la lingua nazionale che per le lingue locali. Nonostante la lontananza fisica, tuttavia, le varietà possono essere ricondotte alla stessa ‘koiné’, un insieme generico di tratti condivisi dalle varietà locali di un’area.
  • Asse diastratico: La variazione è l’ambiente sociale: l’italiano popolare, per esempio, è composto di scelte espressive che denotano una bassa consapevolezza della norma (vadino anziché vadano, persuàdere invece di persuadére).
  • Asse diafasico: A variare sono le circostanze sociali che determinano il rapporto fra gli interlocutori, perciò gli stili comunicativi di un ambiente non si impiegano ad altre situazioni. All’aumentare della formalità cresce il controllo della produzione linguistica.
  • Asse diamesico: È legato alla variazione del mezzo impiegato, che può essere fonico o grafico. In generale, il testo orale ha a disposizione strutture assenti nello scritto (come pause, ritmo e intonazione), mentre nello scritto è possibile riflettere, rielaborare e correggere il testo.

Bilinguismo sociale

Quando una comunità gestisce due o più lingue caratterizzate da elaborazione e da distanza strutturale. Può essere monocomunitario (in Lussemburgo si usano francese, tedesco e lussemburghese) o bicomunitario (con due comunità autonome, all’interno di ciascuna si utilizza la lingua primaria, mentre ai confini si utilizza la lingua degli ‘altri’).

Diglossia

Quando due lingue distanti per struttura si usano in domini distinti, non sovrapponendosi: una tiene i domini alti, quella nazionale, una quelli bassi, quella della conversazione quotidiana.

Didalia

Due lingue sono distanti e i domani alti sono coperti da una lingua a elevata elaborazione, ma c’è una parziale sovrapposizione funzionale ed è perciò frequente l’alternanza di lingua nazionale e locale nella comunicazione.

Dialettia sociale (bi-dialettismo)

Le varietà che si sovrappongono non sono menzionate nel testo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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