La linguistica e lo strutturalismo
La linguistica da noi studiata è quella legata allo strutturalismo, che si occupa di cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue, e ne fa uno studio sincronico, cioè con un approccio basato sui singoli periodi storici (saussurianesimo); di altra opinione sono i pensatori della linguistica storico-comparativa, i quali fanno uno studio diacronico delle lingue (generativismo di Chomsky).
Il pensiero saussuriano
Secondo il pensiero saussuriano la vera essenza dell'ontogenesi è la ricapitolazione della filogenesi anche in ambito linguistico: lo sviluppo della lingua in ogni essere umano è un po' come se ricapitolasse lo sviluppo dell'umanità dalle origini alla formazione delle prime forme linguistiche.
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Il linguaggio è la capacità di comunicare insita nell'uomo, e la lingua è la manifestazione di tale capacità. La linguistica è una disciplina descrittiva e non normativa, che privilegia lo studio delle lingue naturali, espressione del linguaggio verbale umano, in relazione ai suoi contesti comunicativi ed ai suoi utenti.
Comunità linguistica e dialetti
Una comunità linguistica è quella comunità in cui è possibile la mutua comprensione, che non necessariamente coincide con un'entità politica definita. La distinzione fra lingue e dialetti è basata unicamente su considerazioni sociali e storico-culturali, in funzione della distribuzione degli usi linguistici della comunità e dalla condizione di prestigio. Infatti, le lingue non egemoni sono dette dialetti: il dialetto è locale, la lingua egemone è standard; nei dialetti in genere la grammatica è tramandata oralmente, nella lingua è descritta e studiata a scuola; il dialetto non è istituzionale, la lingua sì.
Uso del linguaggio
Le lingue nel mondo sono circa 6800. Parole e frasi possono essere usate in modo produttivo e ricettivo (dire e parlare in senso stretto, scrivere; ascoltare e leggere). L'endofasia è l'uso interiore, detto anche discorso interiore, che fiancheggia ogni momento della nostra giornata. L'esofasia consiste in usi produttivi e ricettivi del linguaggio.
Chomsky e la grammatica universale
Chomsky sostiene che la linguistica è una branca della psicologia cognitiva: alcune conoscenze linguistiche che esibiscono i parlanti, infatti, sono totalmente astratte e non possono essere state apprese per esposizione e sono parte della facoltà di linguaggio. È quindi come se effettivamente esistesse una grammatica universale (UG) ritrovabile in ogni lingua e parzialmente propria dell'intelletto umano.
Segni e comunicazione
La differenze tra gesto e segno sono diverse: il primo accompagna la parola, il secondo la sostituisce; il gesto non è sempre intenzionale, mentre il segno sì; i segni sono convenzionali; il gesto non ha struttura, mentre le lingue dei segni hanno una grammatica. Più in generale, un segno è qualcosa che sta per qualcos'altro e comunica questo qualcos'altro, e sta alla base della comunicazione.
La comunicazione è basata sull'intenzionalità, quindi si ha comunicazione quando c'è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell'informazione che viene percepita dal ricevente come tale (un ricevente può anche dover interpretare un messaggio dell'emittente). La comunicazione può dividersi, a seconda dello "sforzo interpretativo" del ricevente, in: comunicazione in senso stretto, passaggio di informazione, formulazione di inferenze.
Semiotica e segni secondo Peirce
La semiotica è la scienza che studia i segni e tutto ciò che li riguarda, e la lingua è un sistema semiotico per eccellenza. La definizione di relazione segnica o semiosi di Peirce avviene fra tre elementi: il Representamen, parte materiale del segno; un Oggetto, il referente a cui il segno fa riferimento; e un Interpretante, ciò che deriva o viene generato dal segno.
Esistono diversi tipi di segni, sempre individuati da Peirce: gli indici (universali, basati sul rapporto causa scatenante/effetto, che hanno quindi un legame naturale e immediato con l'oggetto a cui si riferiscono; starnuto=raffreddore), i segnali (motivati naturalmente/usati intenzionalmente; sbadiglio volontario=noia), le icone (basati sulla similarità di forma e riproducono proprietà dell'oggetto; carte geografiche), i simboli (motivati culturalmente; rosso del semaforo=fermarsi) e i segni (convenzionali/intenzionali; lingua dei segni).
Codici e arbitrarietà
Per codice si intende l'insieme di corrispondenze, fissate per convenzione, tra significati e significanti, che fornisce le regole di interpretazione dei segni, che sono l'associazione di un significante e un significato. I segni sono infatti caratterizzati dalla biplanarità, cioè da due facce, quella del significante (la parte percepibile del segno), e quella del significato (la parte non materialmente percepibile, il "qualcos'altro"). L'arbitrarietà dei segni indica che i legami tra significante e significato non sono naturali, ma posti per convenzione.
Molti studenti interpretarono l'arbitrarietà come assenza di rapporto tra significato e significante: una lingua dei segni, però, è invece basata su una sorta di iconicità, e per questo motivo da loro non poteva essere riconosciuta come lingua; nella lingua dei segni, però, tutti i segni sono iconici, ma è arbitraria la scelta fatta da ciascun gruppo di segnanti nei diversi paesi. Nel funzionamento dei segni linguistici sono tre le realtà effettivamente in gioco, e costituiscono il triangolo semiotico: significato (idea mentale dell'oggetto), significante e referente (oggetto concreto).
Tipi di arbitrarietà della lingua
Esistono quindi quattro tipi di arbitrarietà della lingua: rapporto tra segno e referente (nessun legame naturale e concreto fra oggetto reale e segno), rapporto fra significante e significato (una sequenza di lettere o suoni non ha nulla a che vedere con il significato), rapporto tra forma e sostanza del significato (ogni lingua ritaglia in un modo tutto proprio un certo spazio di significato; bosco/legno/legna it.: bois fr.), rapporto tra forma e sostanza del significante (ogni lingua organizza secondo i propri criteri la scelta dei suoni pertinenti).
Esistono però alcune eccezioni: un esempio sono le onomatopee, le quali designano un suono o rumore iconico (anche se restano diverse di lingua in lingua); un altro esempio sono gli ideòfoni, usati spesso nei fumetti. Si parla anche di principio di iconismo, nel senso che l'idea frequentemente è data dalla presenza di più materiale fonico. Esiste anche una teoria del fonosimbolismo, per cui alcune parole ricordano dal suono il loro significato (piccino).
Doppia articolazione
Una fondamentale caratteristica del linguaggio verbale umano è la cosiddetta doppia articolazione, che consiste nel fatto che il significante di un segno è articolato a due livelli diversi: la prima articolazione, in cui è scomponibile in unità ancora portatrici di significato (gatt-, -o) che prendono il nome di morfemi; nella seconda articolazione esse sono a loro volta scomponibili in unità più piccole non più portatrici di significato autonomo, i fonemi (g, a, t, t, o). La doppia articolazione quindi costituisce una proprietà cardine delle lingue, in quanto permette una grande economicità di funzionamento: è il principio di combinatorietà, per cui la lingua funziona combinando unità minori, quelle di seconda articolazione, per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni).
Trasponibilità di mezzo
Un'altra proprietà del significante è la possibilità di essere trasmesso attraverso il mezzo aria (canale fonico-acustico), sia attraverso il mezzo luce (canale visivo-grafico); a tale proprietà si dà il nome di trasponibilità di mezzo. Il carattere orale è quello prioritario (antropologicamente in quanto una lingua scritta è o è stata parlata, ma non per forza viceversa; ontogeneticamente in quanto si sviluppa prima e naturalmente; filogeneticamente in quanto storicamente nato prima), e si verifica attraverso una proprietà del linguaggio verbale umano, la fonicità.
Linearità e discretezza
Per linearità del segno si intende che il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione di spazio e tempo e non possiamo comprenderlo finché tutti gli elementi costituenti non sono stati attualizzati. Per discretezza dei segni si intende che vi è un confine preciso tra un elemento ed un altro (pollo/bollo).
Funzioni della lingua secondo Jakobson
Jakobson identifica sei funzioni della lingua: emotiva, metalinguistica, referenziale (riferire informazioni sulla realtà esterna), conativa (far agire il ricevente), fàtica (verificare se il canale di comunicazione funziona), poetica.
Produttività e ricorsività
Un'altra proprietà della lingua è la produttività (o creatività regolare), cioè la possibilità di creare nuovi messaggi e parlare di cose nuove e nuove esperienze (anche di cose inesistenti), resa possibile dalla doppia articolazione. La ricorsività è una proprietà formale molto importante, in quanto significa che lo stesso processo è riapplicabile un numero infinito di volte (es. la suffissazione).
Distanziamento e complessità sintattica
Il distanziamento è la possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanzi nel tempo e nello spazio, quindi parlare di un'esperienza in assenza della stessa. I rapporti fra le parti del segno danno luogo a una fitta trama, percepibile nella sintassi del messaggio; questa proprietà è la complessità sintattica: l'ordine degli elementi, le dipendenze tra gli stessi, le incassature, la ricorsività, le discontinuità (Gallia est omnis divisa in partes tres).
Equivocità della lingua
Un'altra caratteristica della lingua è l'equivocità, per cui esistono corrispondenze doppiamente plurivoche fra significanti e significati. Quindi la lingua è un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, doppiamente articolati, e permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi.
Sincronia e diacronia
La prima distinzione è quella tra sincronia e diacronia: la prima si riferisce allo studio delle lingue e dei loro elementi guardando a come essi si presentano in un determinato momento, la seconda all'analisi delle lingue nella loro evoluzione (es. etimologia).
Langue e parole
Quella tra langue, la nostra capacità di produrre messaggi in una certa lingua, e parole, la realizzazione concreta, in ogni occasione specifica, di un messaggio verbale in una lingua.
Asse paradigmatico e sintagmatico
Infine, quella tra asse paradigmatico ed asse sintagmatico; i rapporti sull'asse paradigmatico sono quelli tra tutti quegli elementi di un paradigma selezionabili per una data posizione, mentre i rapporti sull'asse sintagmatico sono quelli tra gli elementi che compaiono nelle posizioni precedenti e susseguenti dello stesso messaggio e coi quali deve sussistere una coerenza sintagmatica. L'organizzazione secondo i due principi dell'asse paradigmatico e sintagmatico è molto importante in quanto dà luogo alla diversa distribuzione degli elementi della lingua.
Livelli di analisi della linguistica
Un livello di analisi è basato sulla seconda articolazione, e consiste nella fonetica e fonologia (che studiano rispettivamente foni e fonemi); altri due sono basati sulla prima articolazione, e sono morfologia e sintassi; infine, la semantica è relativa al piano del significato. Altri livelli di analisi sono la grafematica, la testualità (organizzazione dei testi) e la pragmatica.
Quindi si può dire che le conoscenze linguistiche sono: competenza fonologica (capacità di produzione dei suoni/segni), morfologica (struttura delle parole), sintattica (struttura della frase), semantica (significato e coerenza della frase), pragmatica (comprendere le intenzioni) e gestuale (conoscenza dei gesti connotati culturalmente).
Fonetica e fonologia
La fonetica tratta la componente fisica, materiale della comunicazione verbale, ed ha come oggetto di studio i foni. Essa si suddivide in tre campi principali: fonetica articolatoria, che studia i suoni del linguaggio in base alla loro articolazione, fonetica acustica, che studia i suoni in base alla loro consistenza fisica e modalità di trasmissione, e infine fonetica uditiva, che studia i suoni in base a come vengono ricevuti.
In realtà il parlato è un flusso gestaltico dove è difficile individuare confini tra i foni poiché essi si influenzano tra di loro. I suoni del linguaggio vengono normalmente prodotti mediante l'espirazione, in cui il flusso d'aria egressivo (l'aria, muovendo dai polmoni attraverso bronchi e trachea, raggiunge la laringe); esistono poi suoni prodotti mediante l'inspirazione, o senza la partecipazione dei polmoni (avulsivi).
Il tratto vocale ha inizio nella laringe, dove l'aria incontra le corde vocali; queste, nella fonazione, possono contrarsi e tendersi, riducendo o bloccando il passaggio dell'aria, vibrando. Il flusso poi passa nella faringe, e da qui nella cavità orale e, se il velo e l'ugola sono in posizione di riposo, la cavità nasale.
Organi mobili e fissi
Nella cavità orale esistono organi mobili e fissi; la lingua, mobile, si divide in radice, dorso, apice; il palato, la cui parte molle è chiamata velo; gli alveoli, la zona retrostante ai denti; i denti, le labbra. Le lingue dei segni sono lingue usate principalmente da sordi e sordomuti, segnate, che quindi non ricorrono principalmente al canale fonico-uditivo.
Parametri di identificazione dei suoni
I parametri di identificazione dei suoni nel linguaggio sono: il luogo in cui viene articolato il suono; il modo di articolazione, cioè il restringimento relativo che in un certo punto del percorso si frappone al passaggio dell'aria; in base alla vibrazione o meno delle corde, la sonorità o meno di un suono.
Le vocali sono suoni prodotti senza frapposizione di ostacoli, e sono sempre sonore; le consonanti sono suoni prodotti con la frapposizione di ostacoli, e possono essere sorde o sonore. Le tre fasi dell'articolazione sono l'impostazione, la tenuta e la soluzione.
Modo di articolazione
Le consonanti sono caratterizzate dalla frapposizione di un ostacolo al passaggio d'aria; se questo ostacolo è completo esse prendono il nome di occlusive, se è parziale di fricative; da queste ultime bisogna distinguere le approssimanti, che sono le semiconsonanti e semivocali. Esistono poi consonanti composte, costituite da due fasi, come le affricate (prima un'occlusione, poi fricativa).
Conosciamo poi consonanti laterali, in cui l'aria passa solo ai due lati della lingua e vibranti, quando si hanno rapidi contatti tra lingua e un altro organo articolatorio (queste possiamo riunirle nelle liquide). Vi sono infine le nasali, in cui vi è passaggio d'aria anche attraverso la cavità nasale, e le aspirate.
Luogo di articolazione
Un'altra categorizzazione può avvenire in base al punto dell'apparato fonatorio in cui vengono articolate: abbiamo quindi le bilabiali, le labiodentali (fra arcata dentaria superiore e labbro inferiore), dentali, alveolari (lingua contro o vicino agli alveoli), palatali (lingua contro o vicino al palato duro), velari, uvulari (ugola), faringali (fra radice della lingua e parte posteriore della faringe) e glottidali (prodotte direttamente nella glottide).
Sonorità
A seconda della vibrazione delle pliche vocali, si dividono in sonore e sorde. Per identificare i suoni vocalici occorre far riferimento al punto del palato rispetto a cui il vertice della lingua si protende (avanzata: anteriore; arretrata: posteriore; centrale), al vertice della lingua rispetto al palato (alte, medio-alte, medie, medio-basse, basse oppure chiuse, semichiuse, semiaperte, basse) e la posizione delle labbra (se protruse sono arrotondate; in caso contrario, non arrotondate).
Trascrizione fonetica
La trascrizione fonetica consiste nel rappresentare per iscritto la forma fonica di ogni singolo suono, e si basa sull'Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA); se infatti negli alfabeti ad una lettera possono corrispondere diversi suoni, nel codice fonetico non è così. La trascrizione fonetica può avere due scopi: quello prescrittivo, che considera la pronuncia standard, e quello descrittivo, che descrive il comportamento linguistico dei parlanti.
Fonologia
La fonologia studia l'organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico; le sue unità minime sono i fonemi, gruppi di foni distintivi di significato. I fonemi sono identificati per opposizione, attraverso la prova di commutazione, che consiste nel confrontare un'unità in cui compaia il fono di cui vogliamo dimostrare se è o no fonema con altre unità della lingua che siano uguali in tutto tranne che nella posizione in cui sta il fono in oggetto. Una coppia di parole che siano uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di un altro in una certa posizione forma una coppia minima.
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