Introduzione alla fonetica
Principi di linguistica strutturale, fonetica e fonologia strutturale
Che cos'è la linguistica?
La linguistica è la scienza che studia il linguaggio e le lingue: il linguaggio dal punto di vista delle sue caratteristiche universali, in quanto facoltà di parlare innata dell'uomo, e le lingue, che sono il risultato di questa capacità. La linguistica si divide in:
- Linguistica generale o teorica: descrive il funzionamento del linguaggio sul piano fisiologico, neuronale e cognitivo, analizza le sue funzioni e i suoi scopi, studia il suo apprendimento sia da parte del bambino (come lingua madre), sia da parte dell'adulto (come seconda lingua o lingua straniera), infine, si occupa dei problemi e delle malattie che possono insorgere facendone perdere la facoltà, come le afasie, e delle strategie e delle cure volte al suo recupero.
- Linguistica storica: studia le singole lingue, descrivendone e analizzandone i suoni, la grammatica e la sintassi, e tracciandone la storia lungo il corso dei secoli.
Quali organi usiamo per parlare?
Per parlare, utilizziamo tre apparati:
- Apparato respiratorio: comprende i polmoni, principalmente.
- Apparato digerente: comprende il diaframma, che si contrae.
- Apparato uditivo: se non si ascolta, non si sa parlare; si impara a parlare per imitazione.
Tutti questi apparati insieme costituiscono, per questo motivo, l'apparato fonatorio.
Principi di linguistica strutturale
Saussure e lo strutturalismo
Ferdinand de Saussure è lo studioso ginevrino considerato il padre della linguistica moderna. Il testo su cui oggi basiamo la concezione saussuriana della lingua è il Cours de linguistique générale (rielaborazione da parte di tre suoi studenti). L'approccio teorico e metodologico saussuriano ha dato vita a una nuova linea di ricerca, articolata in scuole e tendenze fra loro differenti, denominata strutturalismo. Lo strutturalismo prende in considerazione primariamente i rapporti esistenti fra le parti che costituiscono l'oggetto della conoscenza, valutate in base alle relazioni oppositive e negative che fra esse intercorrono. Lo strutturalismo non parte quindi dai singoli elementi per arrivare a delineare un tutto generale: parte al contrario dal tutto e dalle sue leggi interne per individuare il valore specifico degli elementi singoli.
La lingua come sistema di segni
Uno dei termini chiave della concezione saussuriana della lingua è il termine sistema. Saussure pone una distinzione tra elementi interni ed elementi esterni della lingua. Ponendo questa distinzione, Saussure esprime la concezione della lingua come sistema in una formulazione efficace e determinata: tutto ciò che concerne o va a intaccare il sistema attiene a questo settore della disciplina; tutto il resto è la linguistica esterna.
Langue, langage e parole
- Langue (lingua): è un codice astratto che sta nella mente di ogni parlante per consentirgli di comunicare; esso viene appreso durante i primi anni di vita e si deposita nella mente. Si tratta di un insieme di convenzioni condivise dai membri di una comunità linguistica, che permettono ai parlanti di produrre e recepire correttamente ed efficacemente i messaggi linguistici. La langue, intesa come codice, è un sistema organizzato di elementi di comunicazione come elementi sonori, regole fono/morfo/sintattiche per creare messaggi strutturati.
- Langage (linguaggio): la facoltà cioè che caratterizza l'uomo rispetto agli animali di creare dei sistemi di segni, fra i quali si annoverano anche le lingue naturali. Il langage è una capacità umana preesistente alla lingua stessa, ma che tuttavia non sussiste senza una qualche lingua.
- Parole (parola): è il concreto atto del parlante, cioè l'effettiva emissione di un messaggio, che ha piuttosto carattere individuale. Questo atto è sempre un atto individuale e concreto.
Il segno linguistico
Il segno linguistico è un'entità di tipo psichico, ed è un vero e proprio concetto chiave del pensiero di Saussure, costituito da:
- Significato: il contenuto.
- Significante: l'espressione.
Ad esempio:
| Oggetto reale | Rosa | |
| Segno linguistico | Immagine mentale | |
| Immagine concettuale | Concetto, idea della rosa | Significato |
| Immagine acustica | Sequenza fonica /r-o-s-a/ (non riguarda i suoni concreti, cioè le onde sonore) | Significante |
La mancanza di rapporto diretto tra realtà e significante
Nel 1923, Odgen e Richards elaborarono l'ipotesi referenziale.
| Referenza (significato – immagine mentale del concetto) | Corretto (simbolizza) | Adeguato (si riferisce a) |
| Simbolo (significante – l'immagine mentale della sequenza acustica) | Referente (oggetto reale, materiale) | (sta per vero) |
La mancanza di rapporto diretto tra la realtà e il significante è fondamentale per comprendere il concetto saussuriano, ovvero l'arbitrarietà del segno.
Arbitrarietà del segno
Non vi è alcuna relazione naturale fra un significante e il suo significato. Il rapporto che intercorre fra le due facce del segno è, come dice Saussure, arbitrario: il che significa che esso è determinato da una convenzione. Il concetto di arbitrarietà del segno è immotivato, cioè non vi è alcuna ragione, a parte la convenzione sociale di una comunità linguistica.
Se il parlante riesce a individuare un qualche rapporto fra significante e significato si parla di parole trasparenti, che sono in generale le onomatopee (muggire), i composti (taglialegna), i derivati (lattaio), le metafore, i traslati e le metonimie (l'ala di un palazzo, l'albero della nave). Le parole per le quali è percepita totale arbitrarietà sono dette, al contrario, opache (il vetro, il gatto, padre).
Linearità del significante
Il significante, quando lo intendiamo nella sua natura uditiva, presenta caratteristiche che lo legano a questa sua natura; per Saussure esso si svolge nel tempo, e rappresenta quindi un'estensione; questa estensione è misurabile attraverso la dimensione lineare, cioè è una linea. Ciò esclude che si possano pronunciare due elementi contemporaneamente: essi dovranno sempre porsi in successione temporale. Non è così per i segnali marittimi, che sono significanti di natura visiva e non acustica: essi possono essere eseguiti simultaneamente (per es. il cartello "divieto di accesso").
Rapporti sintagmatici e paradigmatici
Nella langue, tutti gli elementi poggiano su rapporti. Mettendo i significati in successione lineare, i vari elementi, collocati uno accanto all'altro, stabiliscono dei rapporti con quelli che li precedono e li seguono: si formano delle combinazioni che Saussure chiama sintagmi. Vi sono:
- Rapporti sintagmatici in praesentia (accordi): in quanto i rapporti si creano fra i significati presenti che si dispongono linearmente uno dopo l'altro (i bambini preparano i dolci).
- Rapporti paradigmatici in absentia (associazioni): in quanto rapporti che si creano "fuori dal discorso", che si "associano nella memoria" e che intercorrono fra segni che hanno qualcosa in comune. Questo qualcosa in comune può essere dato dall'analogia tra i significati (paure, terrore, spavento – uno, cinque, otto) oppure da un'analogia tra i significanti, come un'immagine acustica in parziale comune (lentamente, stoltamente, giustamente – disfare, dismettere, disubbidire). Saussure li chiama rapporti associativi proprio in virtù della loro caratteristica di instaurarsi tramite associazioni mentali del parlante. Oggi, più che associativi, si preferisce utilizzare il termine paradigmatici: spesso infatti i termini che stanno in rapporti paradigmatici formano un paradigma, come nel caso di parto, parti, parte, partiamo, partite, partono. Saussure sottolinea che la sede dei rapporti paradigmatici è nel cervello, e che sono quindi rapporti di natura psichica.
Sincronia e diacronia
Ci sono due diversi piani su cui considerare e studiare i fatti linguistici:
- Piano diacronico: prende in considerazione lo sviluppo di un fatto nel corso del tempo, come ad esempio le modificazioni subite da un termine a livello fonico (latino aurum → italiano Oro, francese Or), o anche quelle sul coté del significato (latino necare, che significava uccidere senza l'uso di armi → italiano annegare, francese noyer; quindi da un significato generico si è passati al significato di "uccidere per mezzo dell'acqua" e poi "morire a causa dell'acqua").
- Piano sincronico: prende in considerazione i rapporti e i fatti linguistici sincronicamente nel sistema, cioè in un dato momento. L'importante è che nello studio sincronico non si prende in considerazione il fattore tempo, non si guarda cioè a come si è sviluppato sul piano temporale lo stato delle cose.
La sincronia, come anche la diacronia, rappresenta una prospettiva, un modo di prendere in considerazione l'oggetto in studio. I due livelli possono essere visualizzati attraverso lo schema, dove si vede, in orizzontale, l'asse del tempo, che rappresenta la prospettiva diacronica, e una serie di piani verticali che tagliano l'asse temporale, ognuno dei quali esemplifica la prospettiva sincronica in cui possono considerare diverse fasi cronologiche della lingua.
La doppia articolazione del linguaggio
Il meccanismo è stato proposto dal linguista André Martinet. La lingua ci fornisce un codice attraverso il quale possiamo dare luogo a messaggi che ci permettono di comunicare un pensiero. Questo messaggio è dunque un segno linguistico costituito da un significante e un significato, oppure, da:
- Espressione: sequenza di suoni posti in successione lineare che corrisponde, in questo caso nella comunità linguistica italiana, a quel contenuto.
- Contenuto: l'informazione che il messaggio vuole fare passare (i bambini giocano a palla – messaggio: cosa stanno facendo).
Dunque:
| /i-b-a-m-b-i-n-i-g-i-o-c-a-n-o-a-p-a-l-l-a/ | Espressione |
| "i bambini giocano a palla" | Contenuto |
Un messaggio è perciò formato da un certo numero di elementi che si possono utilizzare per costruire messaggi differenti. Le possibilità di messaggi sono infinite.
A livello intuitivo, questi elementi coincidono grossomodo con le parole. Quando parliamo, quello che produciamo è un continuum fonico privo di segmentazioni. Ciononostante, la frase viene comunque percepita come "spezzettata", in elementi più piccoli rispetto all'intera frase. Ciò implica che un numero infinito di messaggi può essere prodotto con un numero relativamente alto ma finito di "mattoni". In realtà, i mattoncini con cui creiamo i nostri messaggi sono elementi ancora più piccoli delle parole. Questi elementi che si combinano all'interno del messaggio (i gatti saltano, le gatte giocano, ehi gatto vieni qui!) sono delle unità minime dotate di una forma fonica e un significato: secondo la terminologia di Martinet, li chiameremo monemi. I monemi sono presenti in numero elevato nella lingua ma vengono ritenuti nella memoria del parlante, che apprende quelli più comuni e funzionali per comunicare durante i primi anni di vita.
Prendiamo il segno: d'inverno parto per la montagna. I monemi sono:
- /d'/ /invern-/ /-o/ /part-/ /-o/ /per/ /la/ /montagn-/ /-a/
- Lessemi: lessico della lingua
- Morfemi: grammatica della lingua
Nel segno gattino, per esempio, riconosciamo tre monemi:
- Il lessema /gatt-/, portatore del significato gatto.
- Il morfema /-in/, portatore di un significato diminutivo.
- Il morfema /-o/, portatore del significato di maschile singolare.
I monemi non possono essere ulteriormente segmentati, poiché si tratta già di unità minime; perderebbero infatti una componente per loro essenziale: il significato. I monemi della lingua a loro volta sono formati da un numero limitatissimo di "mattoncini" molto piccoli: i suoni linguistici. La capacità di scomporre i messaggi in monemi, cioè in elementi minimi che possono essere sostituiti e utilizzati per comporre nuovi messaggi è chiamata prima articolazione del linguaggio. I monemi possono essere quindi segmentati in unità più piccole di tipo fonico.
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