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Lingue d'Europa

Elementi di storia e di tipologia linguistica

Le coordinate storiche del processo di formazione del quadro linguistico europeo

In questo testo si considera “Europa” il territorio che si estende dall’Atlantico agli Urali. Recentemente si è aperto un dibattito sul grado di “europeicità” che si vuole accordare all’ex Unione Sovietica e alla Turchia, poiché esse sono poste ai margini dell’Europa, considerate dunque come delle “periferie”, con tutte le implicazioni e complicazioni che possono derivare dalla loro posizione geografica e storico-culturale.

Secondo alcuni studiosi i confini dell’Europa dovrebbero coincidere con quelli della diffusione del cristianesimo occidentale. Infatti la scissione tra impero romano d’Occidente e d’Oriente, avvenuta nel 476, è stata il primo trauma verificatosi in uno spazio geografico e culturale altrimenti caratterizzato da sostanziali elementi culturali comuni; potremmo dire dunque che la frattura tra Oriente ed Occidente europei ripercorra questa linea di separazione creatasi tra mondo greco-bizantino e mondo latino-romano/ romano-germanico.

Parametri fondamentali che caratterizzano il quadro linguistico europeo

Da una prima analisi possiamo delineare tre parametri fondamentali che caratterizzano l’attuale quadro linguistico europeo:

  • Frammentazione linguistica. Infatti nel continente sono presenti più di 60 lingue “statutarie” e un numero elevato, e assai controverso, di lingue “non statutarie”.
  • La notevole omogeneità. Infatti le lingue europee appartengono perlopiù alla famiglia indoeuropea. Alcune eccezioni sono le lingue uraliche; una lingua della famiglia altaica (il turco); una lingua semitica (il maltese); una lingua pre-indoeuropea (il basco); una lingua mongola (il calmucco).
  • Un fatto rilevante riguarda la fine delle ondate migratorie già dal I millennio della nostra era (l’ultima importante fu quella araba). Quindi la distribuzione geografica era delineata da tempo e ora sta mutando rapidamente perché sono ricominciati flussi migratori verso l’Europa di cittadini appartenenti a aree geolinguistiche non indoeuropee.

Teorie sui processi di indoeuropeizzazione dell'Europa

I processi di indoeuropeizzazione dell’Europa sono illustrati attualmente da tre diverse teorie:

  1. La teoria tradizionale colloca il processo nell’età del bronzo, intorno al V-IV millennio a.C., quando popolazioni di “guerrieri-pastori” sarebbero migrate dall’Asia centrale verso Occidente. Una versione più recente di questa teoria sostiene che genti proto-indoeuropee avrebbero invaso, attraverso ondate di conquista successive, l’Europa sud-orientale e che i loro discendenti avrebbero poi conquistato il resto.
  2. La teoria della dispersione neolitica indoeuropea non accettando la tesi precedente, basata sull’assunto che l’area europea sarebbe stata invasa da genti asiatiche per tutta l’età del rame e del bronzo, la riformula cercando di mostrare una continuità dovuta al fatto che in Europa fossero già presenti genti proto-indoeuropee. Viene aggiunta un’altra considerazione: le genti orientali erano detentrici delle tecniche agricole sviluppatesi intorno al VII millennio a.C., e dunque si sarebbero imposte non con la forza militare dei “guerrieri-pastori” ma grazie alla superiorità culturale che tali tecniche gli avrebbero derivato.
  3. La teoria della continuità uralica sostiene che genti uraliche e samoiede avrebbero occupato durante il paleolitico l’Europa medio-orientale e successivamente si sarebbero spostate nelle loro attuali sedi storiche. Questa ipotesi, forte di ricerche condotte nel campo della genetica, sposta ancora più indietro nel tempo il processo di indoeuropeizzazione dell’Europa.

Distribuzione dei gruppi linguistici indoeuropei in Europa

Sono stati individuati 8 principali gruppi linguistici indoeuropei:

  • Lingue anatoliche (estinte)
  • Lingue tocarie (estinte)
  • Lingue celtiche
  • Lingue germaniche
  • Lingue baltiche
  • Lingue italiche
  • Lingue slave
  • Lingue indo-iraniche

Le lingue celtiche

Derivate da un “celtico comune” e risalenti al VI-V secolo a.C, erano parlate in un territorio che si estendeva dalla penisola iberica all’Anatolia comprendendo l’Europa e l’Italia centrali. Suddiviso in celtico continentale (oggi del tutto estinto) e in celtico insulare. Quest’ultimo a sua volta diviso in:

  • Lingue del gruppo gaelico (o goidelico), ovvero irlandese, scozzese e mannese (estinto)
  • Lingue del gruppo britannico (o brittonico), ovvero gallese, bretone e cornico (estinto)

Le lingue germaniche

Si articolano in 3 principali sottogruppi:

  • Orientale: cui appartengono il gotico (lingua germanica più antica), il burgundo e il vandalo.
  • Settentrionale: cui appartengono il danese, lo svedese, il norvegese, il feringio e l’islandese.
  • Occidentale: cui appartengono il tedesco e l’inglese. Il tedesco è diviso in alto tedesco attestato dall’VIII d.C a cui si rifà il tedesco standard, oltre che diversi dialetti come il bavarese, l’alemannico, il tirolese; e in basso tedesco attestato dal IX d.C. che comprende l’olandese e il fiammingo. L’inglese attestato da iscrizioni runiche dall’VIII-IX d.C. è stato a lungo influenzato dal danese e dall’antico francese. Solo dal XIV secolo si è andata creando una varietà impostata sul dialetto londinese che poi si è imposta su tutta l’isola.

Le lingue italiche

Le principali lingue indoeuropee attestate nell’Italia antica sono il latino, l’osco-umbro, il messapico, il retico e il venetico. Di queste solo il latino ha contribuito alla formazione delle lingue romanze. Il latino è attestato a partire dal VI a.C. e fu favorito inizialmente dalle numerose conquiste poiché permetteva l’integrazione dello straniero alla compagine romana; in seguito, intorno al I d.C., divenne lingua dell’evangelizzazione cristiana assumendo un ruolo essenziale.

La fusione tra il latino e le lingue parlate nei territori che entrarono a far parte dell’orbita romana portò alla nascita delle lingue romanze, divisibili in statutarie e non statutarie.

In ambito ibero-romanzo le lingue statutarie sono:

  • Portoghese, attestato dal XII
  • Gallego, attestato dal XII
  • Spagnolo (basato sulla varietà del dialetto di Castiglia quindi, più correttamente, castigliano) attestato dal XIII
  • Catalano, attestato dal X

Le lingue non statutarie sono l’asturiano e l’aragonese.

In ambito gallo-romanzo l’unica lingua statutaria è il francese attestato dal IX. Le lingue non statutarie sono l’occitanico e il franco-provenzale.

In ambito italo-romanzo la lingua statutaria è l’italiano attestato dal 960 nei “placiti di Capua” ma, di fatto, diffusosi come lingua nazionale in modo deciso soltanto dal secondo dopoguerra. Le lingue non statutarie sono il sardo, il corso, il friulano, il romancio e il ladino-dolomitico.

In ambito balcano-romanzo l’unica lingua statutaria è il romeno articolato in vari dialetti e attestato dal XVI secolo.

Le lingue baltiche

Fanno parte di questo gruppo il lituano e il lettone attestate dal XVI secolo.

Le lingue slave

Alla base di tutte le lingue appartenenti a questo gruppo c’è il paleoslavo o antico slavo ecclesiastico, lingua inventata da Cirillo e Metodio intorno al IX secolo per l’evangelizzazione del mondo slavo. Esse sono divise in:

  • Slavo occidentale: polacco, ceco, slovacco
  • Slavo orientale: russo, bielorusso, ucraino
  • Slavo meridionale: sloveno, serbo, croato, bulgaro, macedone

Le lingue indo-iraniche

Si articolano in 3 sottogruppi:

  • Lingue dell'India: hindi, urdu, nepali, marathi, gujarathi, bengali, punjabi, sinhala. Derivate dal sanscrito cioè la lingua indoeuropea di più antica attestazione.
  • Lingue iraniche: persiano, beluchi, pashto, curdo, tagico
  • Lingue nuristane: parlate nel Pakistan occidentale. Le uniche lingue appartenenti a questa categoria presenti in Europa sono le varietà utilizzate dalle comunità degli zingari.

Le lingue isolate

Sono chiamate così perché la loro lingua madre ha generato esclusivamente loro.

  • Il neogreco: ultimo esito dell’evoluzione del greco della koinè ellenistico-romana passata attraverso la grecità bizantina e medievale. In genere si parla di greco “moderno” a partire dal XVII secolo. Divisa su due filoni: la dimotiki (lingua popolare) e la katharevousa (lingua dotta).
  • L’albanese: erede dell’Illirico, influenzata dalla tradizione greca, latina e slava. Divisa tra dialetto tosco (nell’Albania meridionale) e dialetto ghego (nell’Albania settentrionale).

Il ruolo del latino e del greco nella “modellizzazione” culturale e linguistica dell’Europa

L’espansione linguistica del latino fu rapida tanto quanto quella territoriale poiché, come già accennato, la lingua fungeva da elemento di integrazione per i popoli non romani. In Oriente questa ondata fu più debole sia perché il greco opponeva resistenza, sia perché i romani stessi riconoscevano al greco un grande valore culturale e letterario. In età imperiale erano in perfetto equilibrio poiché esprimevano modelli e messaggi comuni e inoltre erano legati dalla diffusione del cristianesimo.

Il simbolico punto di incontro della koinè greco-romana era la via Egnazia che collegava Roma e Costantinopoli. Essa fu occupata da genti slave e turche che andarono a formare una nuova area linguistico-culturale e in questo periodo Cirillo e Metodio vennero incaricati dall’imperatore bizantino di evangelizzare il mondo slavo.

Nel 1054 il grande scisma oppose la chiesa cattolica (romana) a quella ortodossa (greca) e la frattura si estese al campo linguistico: la parte latino-romana e romano-germanica diede vita a diversi volgari che avevano come lingua comune il latino; la parte greco-bizantina e greco-slava invece ebbe come matrice il greco che però non si impose mai come lingua comune tale da tenere coesi popoli di lingua e cultura diverse. Questi diversi esiti sono dovuti a più fattori: nell’area bizantino-centrica non si verificarono le c...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Camilla-Ghiselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Gianollo Chiara.
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