Che materia stai cercando?

Riassunto esame Linguistica generale e applicata, prof. Gagliardi, libro consigliato La Linguistica, Berruto, Cerruti Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Linguistica generale e applicata e della prof Gagliardi, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente La Linguistica, Berruto, Cerruti, dell'università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore. Scarica il file in PDF!

Esame di Linguistica generale e applicata docente Prof. G. Gagliardi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

I morfemi possono essere classificati sia in base alla funzione che in base alla

posizione che essi occupano nella frase. In base alla classificazione funzionale essi si

dividono in lessicali e grammaticali. I morfemi lessicali sono quelli che presentano un

significato lessicale (in gatto – o è un morfema lessicale “gatt” perché fa riferimento

all’animale) mentre i morfemi grammaticali presentano un significato grammaticale (in

gatt- o è un morfema grammaticale “o” perché fa riferimento alla categoria maschile

singolare). I morfemi grammaticali sono a loro volta divisi in morfemi derivazionali e

flessionali. I morfemi derivazione modificano il significato della base a cui si legano

aggiungendo nuove informazioni. Questo tipo di morfemi grazie a processi quali la

suffissazione e la prefissazione, di dare vita alle nuove parole. Uno stesso morfema

può modificare una radice teoricamente infinite volte dando vita a quella che viene

chiamata famiglia di parole. I morfemi flessionali invece non modificano il senso della

base lessicale a cui si legano. Essi si occupano delle cosiddette categorie grammaticali

che riguardano sia i nomi che i verbi, e delle categorie lessicali. Le categorie

grammaticali possono essere scoperte se sono evidenti a livello fonologico come nel

caso degli aggettivi poiché dalla vocale finale capisco se l’aggettivo in questione è

singolare o plurale e maschile o femminile; oppure coperte come nel caso dei nomi

poiché in questo caso capisco il genere e il numero dall’articolo. I nomi presentano tre

categorie grammaticali:

- Genere (maschile, femminile, neutro, animatezza, forma o funzione – dipendono

dalle diverse lingue)

- Numero (singolare, plurale, collettivo) – marca la numerosità delle entità

- Caso (accusativo, genitivo, dativo, nominativo, vocativo, ablativo) – marcatura

delle funzioni sintattiche degli elementi della frase

I verbi invece presentano 6 categorie grammaticali:

- Modalità – esprime l’atteggiamento del parlante nei confronti di quello che dice.

Ci sono varie modalità:

Aletica possibilità o impossibilità (i cani possono avere il pelo marrone,

 

è impossibile che la pioggia salga verso l’alto)

Epistemica personali credenze (Sara è andata a casa probabilmente)

 

Deontica obbligo o divieto (i bambini devono vaccinarsi)

 

Evidenziale pone una prova di quanto affermato (il treno è partito, l’ho

 

visto io)

Assertiva affermazione statica (il treno parte)

 

Dubitativa pone un dubbio (il treno partirà?)

 

- Tempo verbale – collocazione temporale dell’azione (tre dimensioni: passato,

presente e futuro)

- Aspetto (verbi perfettivi se indicano un’azione conclusa e imperfettivi se

indicano un’azione non conclusa. È imperfettivo l’imperfetto mentre è perfettivo

il passato remoto)

- Azionalità (verbi telici, con momento finale, punto di arrivo, o atelici)

- Diatesi (verbi attivi e passivi)

- Persona – segnala i partecipanti all’evento comunicativo (si manifesta con

morfemi deittici come ad esempio “io, tu, lui” e con l’accordo come nel caso di

“mangio”

L’appartenenza delle parole a determinate categorie lessicali si basa su 3 criteri:

- Semantico tipo di significato

- Morfologico comportamento delle parole in relazione alle categorie

morfologiche

- Sintattico contesto in cui le parole compaiono

Dato che a volte è difficile distinguere morfemi lessicali da morfemi grammaticali è

stata fatta una precisazione in merito ai due casi: un morfema lessicale è un morfema

libero poiché può comparire da solo mentre un morfema grammaticale è legato,

poiché quest’ultimo non può mai comparire in isolamento, non ha significato se

isolato.

I morfemi possono organizzarsi all’interno della parola in vari modo: l’italiano è ad

esempio una ligua concatenativa poiché lega i modo concatenato il materiale vocalico

con quello consonantico mentre le lingue semitiche sono non concatenative poiché

assumono una struttura a “pettine” che unisce morfemi grammaticali e morfemi

lessicali.

In base alla classificazione posizionale i morfemi prendono il nome di affissi. Gli affissi

sono morfemi che si legano ad una radice. Essi si dividono a loro volta in prefissi che si

attaccano prima della radice, e suffissi che si attaccano dopo la radice. In lingue

diverse dall’italiano esistono poi altri tipi di affissi: gli infissi che si inseriscono all’intero

della parola, i circonfissi che presentano una parte all’inizio e una alla fine della radice,

i transfissi che si incastrano in maniera alternata nella radice, i sostitutivi che si

maifestano con la sostituzione di un fono con un altro fono (ad esempio alcuni plurali

irregolari in inglese – foot e feet), il morfema zero quando si ha una distinzione

grammaticale che normalmente è marcata che invece in un caso particolare fa

eccezione (plurale invariato in inglese – sheep e sheep). Vi sono poi i morfemi

soprasegmentali che si basano sull’accento e sul tono e infine i morfemi cumulativi

che contengono al loro intero più di un significato (desinenze latine). Un caso

particolare di morfema cumulativo è rappresentato dall’amalgama che si basa sulla

fusione di due morfemi in modo tale che nel morfema che si ottiene come risultato

non sia più possibile distinguere i due morfemi originali.

In morfologia operano due diversi tipi di processi:

- Formazione delle parole mediante derivazione (aggiunta di affissi in una

parola già esistenze come nel caso dell’alterazione) o composizione

(combinazione di due o più parole già esistenti). La formazione di nuove parole

ha come scopo l’ampliamento del lessico. Durante questo processo possono

essere originate anche quelle che vengono definite “semiparole”, cioè quei

termini di derivazione classica che funzionano di fatto come morfemi

derivazionali ma contengono al loro interno anche un significato tipico dei

morfemi lessicali ereditato dalle parole classiche da cui sono tratti (un esempio

è il morfema “socio” in #socio+logi+a#

esistono poi anche altri processi di formazione delle parole come ad esempio la

conversione (quando si ha uno spostamento di una parola da una parte del

discorso all’altro come nel caso dei verbi sostantivati) o i fenomeni di riduzione

(come ad esempio accorciamenti di parole come “foto” da “fotografia”, sigle,

“parole macedonia” quando viene fatta un’unione con accorciamento come nel

caso di cantante + autore cantautore)

Nuovi lessemi possono anche essere creati attraverso la lessicalizzazione di

sintagmi come nel caso delle parole polirematiche (parole costituite da più

elementi separati che però concorrono ad indicare un unico significato come ad

esempio “sala d’attesa”) oppure attraverso l’appropriazione di elementi come

nel caso del prestito linguistico o del calco.

- Flessione formali della stessa parola (forme flesse di uno stesso

variazioni

lessema) con lo scopo di esprimere i valori delle categorie grammaticali. La

forma flessa esprime il significato “pieno” del lessema poiché trasmette il

significato grammaticale.

la flessione può essere di due tipi:

Flessione inerente (piano paradigmatico) marcatura che viene fatta su

 

una parola per il solo fatto di essere stata scelta all’interno di un

paradigma

Flessione contestuale (piano sintagmatico) marcatura che dipende dal

 

contesto e mette in evidenza i rapporti che questa parola ha con quelle

che la precedono e che la seguono (si manifesta concretamente

nell’accordo (che riguarda i nomi con i corrispettivi articoli ed aggettivi –

parola con determinato pacchetto morfemico grammaticale che prevede

di essere legato a parole aventi il medesimo pacchetto) e nella reggenza

come in alcune lingue che prevedono che i verbi reggano ad esempio un

determinato caso o una preposizione specifica.

A livello lessicale il contenuto espresso da una lingua è ripartito in due canali:

- Lessico – insieme di opzioni libere

- Grammatica – insieme delle opzioni obbligatorie tra cui bisogna scegliere

Un esempio di scelta libera è ad esempio quella che viene fatta tra “ho mal di testa” e

“mi duole la testa”; una scelta obbligatoria è invece ad esempio quella di usare

“testa” al singolare.

Capitolo 4: la sintassi (terzo livello di analisi)

Il termine sintassi fa riferimento allo studio della frase e in particolare al modo in cui i

vari elementi si combinano in essa. Una frase è identificata dalla predicazione anche

se esistono frasi prive di verbo chiamate nominali. La frase è l’unità minima di

comunicazione dotata di senso compiuto. Con il termine frase si indica di fatto l’unione

di più proposizioni o clausole, cioè frasi semplici. Le parole all’interno della frase non si

combinano in modo casuale ma secondo precisi rapporti e leggi che sono proprio

l’oggetto di studio della sintassi. L’analisi sintattica della frase è chiamata analisi in

costituenti immediati e si basa sulla scomposizione della frase tramite “tagli” che

separano i vari costituenti. Questi tagli vengono effettuati confrontando la frase con

altre aventi la medesima struttura ma più semplici e si prosegue a tagliare fino a

quando si giunge alle parole. Il metodo più semplice per rappresentare graficamente

l’analisi in costituenti immediate è tramite gli alberi etichettati che rappresentano gli

indicatori sintagmatici della frase. Scopo dell’analisi in costituenti immediati è quindi

quella di individuare i sintagmi e poi le parole. Il sintagma è la minima combinazione di

parole che funziona come unità strutturale della frase. Esistono varie operazioni

sintattiche she solo i sintagmi possono fare e che vanno a costituire il test di

costituenza (serve per capire se una determinata sequenza di parole costituisce un

sintagma)

- Scissione data una frase si può dare vita ad una frase scissa:

Nico adora il pane con la Nutella

È Nico che adora il pane con la Nutella

- Isolabilità si possono isolare dei sintagmi dal resto della frase in modo tale

che essi abbiano ancora senso:

Cosa adora Nico con la Nutella? Il pane

- Ininterrompibilità un sintagma è tale se è ininterrompibile da altri elementi

Nico adora il / generalmente / pane ERRATA

- Mobilità si può cambiare l’ordine dei sintagmi e il senso non cambia:

Nico adora la Nutella con il pane

- Coordinabilità si può aggiungere coordinazione alla frase senza modificarne il

senso

Nico adora il pane e la nutella

Il sintagma è costituito attorno alla testa in base alla quale viene classificato. La testa

è la minima combinazione di parole che possa da sola costituire sintagma ed essa

all’interno di un verbo determina il numero degli argomenti retti dal verbo stesso

tramite la valenza ma individua anche la categoria sintattica (selezione categoriale).

Ciò che si lega alla testa è solo un’informazione in più e sono chiamati sottocostituenti.

Il modo in cui i diversi costituenti si combinano tra di loro per dare origine ad una frase

avviene secondo principi be precisi:

- Le funzioni sintattiche ruolo che i sintagmi assumono nella struttura sintattica

della frase (soggetto, predicato verbale, oggetto diretto, altri complementi…).

Le funzioni sintattiche sono associate a ciascun sintagma in base ad uno

schema valenziale. Ogni verbo può reggere nessuno, uno o più valenze, cioè

sintagmi. Esistono verbi zerovalenti, monovalenti, bivalenti, trivalenti, … Il

soggetto rappresenta sempre la prima valenza di ogni verbo (tranne per i verbi

zerovalenti che sono davvero pochi). Il nucleo della frase è costituito dal

predicato e le sue valenze mentre le informazioni in più vanno a costituire i

circostanziali.

- I ruoli semantici individuano i ruoli compiuti da ciascun sintagma all’interno

della frase:

Agente – colui che intenzionalmente dà inizio ad un’azione

 Paziente – unità che subisce un mutamento per effetto dell’azione

 prodotta dall’agente

Sperimentatore – entità che sperimenta uno stato psicologico

 Beneficiario – entità che trae beneficio dall’azione

 Strumento – entità manipolata dall’agente durante l’azione

Oltre all’intervento delle funzioni sintattiche, della valenza e dei ruoli semantici

interviene anche l’organizzazione pragmatico-informativa che riguarda i tipi di frase

(dichiarativa, interrogativa, esclamativa, imperativa e ottativa). I sintagmi si legano tra

di loro attraverso due diversi meccanismi:

- Accordo

- Dipendenza

Le parole del singolo sintagma invece si legano tra di loro attraverso i diversi

connettori sintagmatici

La parte della frase che identifica ciò su cui si basa e si fa l’affermazione è chiamata

tema (in morfologia il tema è la radice lessicale). Il rema è invece l’affermazione

stessa. Il tema coincide spesso con il dato, cioè l’elemento della frase considerato

come noto, già conosciuto, mentre il rema coincide di solito con il nuovo, cioè con

l’informazione non nota. In base alla collocazione ti tema e rema nella frase si possono

realizzare vari tipi di dislocazione: il televisore lo spegne

- Dislocazione a sinistra:

Elena Elena lo spegne il

- Dislocazione a destra:

televisore

è Elena che spegne il

- Frase scissa:

televisore

Per quanto riguarda l’organizzazione pragmatico – informativa possono essere

realizzate anche delle topicalizzazioni cioè delle messe in evidenza di un determinato

costituente mediante il suo spostamento a inizio frase.

Vi sono poi quattro possibili prospettive per l’analisi sintattica della frase:

- Prospettiva configurazionale struttura in costituenti

- Prospettiva sintattica funzioni sintattiche

- Prospettiva semantica ruoli semantici

- Prospettiva pragmatico – informativa articolazione in tema/rema.

Negli ultimi decenni ha ottenuto sempre maggiore importanza la grammatica

generativa, una grammatica che cerca cioè di predire le frasi possibili di una lingua.

Questo tipo di grammatica si basa infatti sul generativismo (creazione, previsione). Il

linguaggio verbale è specifico dell’essere umano ed è costituito da quell’insieme di

conoscenze mentali interiorizzate che consentono ad un parlante di produrre messaggi

verbali nella propria lingua. L’insieme di queste competenze è chiamato competenza.

Spesso le frasi si combinano tra di loro e in questo caso sono studiate dalla sintassi del

periodo. Essa studia i rapporti di coordinazione e di subordinazione e di come le frasi si

leghino tra di loro tramite i connettivi. In particolare la frasi subordinate si dividono in

3 categorie:

- Avverbiali modificano l’intera frase da cui dipendono

- Completive riempiono una valenza o un argomento del predicato verbale

(argomentali)

- Relative modificano un costituente nominale della frase da cui dipendono e

sono sempre introdotte da un pronome relativo.

Al di sopra della frase e del periodo vi è il testo. Per contesto linguistico si intende

invece la parte di comunicazione verbale che precede e segue il testo in oggetto. Il

testo è studiato dalla linguistica testuale. Essa studia l’anafora cioè quegli elementi

per la cui interpretazione è necessario far riferimento al contesto linguistico

precedente, e le catafore (contesto successivo), l’ellisse o omissione e le deissi per la

cui interpretazione è necessario fare riferimento al contesto situazionale. Ci sono vari

tipi di deissi:

- La deissi personale si riferisce al parlante (pronomi personali)

- La deissi spaziale riguarda il luogo (qui, qua, là)

- La deissi temporale riguarda il tempo (oggi, ieri, domani)

- La deissi sociale cortesia e dare del “lei”

Capitolo 5: la semantica (quarto livello di analisi), il lessico,

la pragmatica

Semantica e lessico

La parte della linguistica che si occupa del significato è la semantica. Dare una

definizione di significato è alquanto difficile. Vi sono infatti due diverse concezioni del

significato:

- Concezione referenziale il significato è visto come concetto, come immagine

mentale

- Concezione operazionale o strutturale il significato come regola d’uso dei

segni linguistici

Il generale il significato può essere definito come informazione veicolata dai segni o

come “valore informativo della parola”. Bisogna però evidenziare il fatto che vi siano

diversi tipi di significato:

- Denotativo ciò che il segno descrive

- Connotativo le sensazioni che il segno genera

- Linguistico significato che un segno ha in quanto elemento di un sistema

linguistico

- Sociale significato che un segno ha in base ai rapporti tra i parlanti

Viene poi fatta un’ulteriore distinzione:

- Significato lessicale proprio di parole che fanno riferimento a elementi

concreti

- Significato grammaticale concetti o rapporti interni al sistema linguistico

A questa seconda distinzione sono associati rispettivamente i concetti di parola piena

(o parola contenuto) e di parola vuota (parola funzione). Il termine significato non è da

confondere con senso che riguarda il significato nel contesto.

L’unità basilare della semantica è il lessema, cioè la parola considerata dal punto di

vista del significato. L’insieme dei lessemi di una lingua costituiscono il suo lessico che

è studiato dalla lessicologia che studia le proprietà intrinseche delle parole per

comprendere come esse siano in relazione tra di loro. Non bisogna confondere questa

disciplina con la lessicografia che invece individua le modalità di descrizione del

significato (dizionario). Il dizionario quindi è costituito da lemmi e non lessemi.

L’informazione lessicale è il significato vero proprio di una parola mentre la

conoscenza enciclopedica è l’insieme delle conoscenze che un parlante associa al

concetto espresso dalla parola e che gli derivano dalla sua conoscenza del mondo. La

lessicalizzazione è un’associazione tra dignificato e significante. Il significato dei segni

linguistici non è precisamente definito, non ha confini netti, ma è flessibile alle

esigenze dei parlanti. È quindi dotato di una caratteristica che è chiamata vaghezza

(differenza tra sedia e sgabello). Le lessicalizzazioni possono essere di due tipi:

- Sintetiche – quando una singola parola esprime più concetti (“camminare”

esprime sia l’azione che il mezzo, i piedi) paurare

- Analitiche – quando un singolo concetto è espresso da più parole ( –

avere paura)

Il lessico è poi caratterizzato da varie forme di rapporti tra i lessemi. Primo fra tutti

l’omonimia in cui i due lessemi presentano il medesimo significante ma significato

diverso (casco da moto e io casco); la polisemia in cui i due lessemi presentano

medesimo significante ma i significati siano solo leggermente diversi perché

imparentati tra loro (corno come protuberanza e come strumento stessa forma);

l’enantiosemia quando i due lessemi hanno lo stesso significante ma significati che si

oppongono (spuntare come mettere la punta e spuntare come togliere la punta); la

sinonimia in cui i due lessemi hanno significante diverso ma stesso significato

sempre

(esistono due tipi di sinonimia: assoluta quando i due termini sono sinonimi

oppure contestuale quando la sinonimia delle due parole dipende dal contesto),

l’iponimia che è una relazione di inclusione semantica (gatto è iponimo di felino); la

meronimia che è una relazione semantica basata sul rapporto tra la parte e il tutto

(braccia e gambe sono meronimi di corpo); l’antonimia in cui i sue lessemi designano

due poli diversi di una scala (buono e cattivo). È poi possibile individuare insiemi

lessicali, cioè un insieme di lessemi legati tra di loro da vari tipi di rapporto. Si parla in

questo caso di campo semantico. Con il termine sfera semantica si intende invece un

insieme di lessemi che abbiano in comune il riferimento a un certo ambito semantico.

Una famiglia semantica è un insieme di lessemi imparentati per quanto riguarda il

significato. Ci possono poi essere anche degli “spostamenti” di significato come nel

caso delle metafore (somiglianza concettuale) e delle metonimie (contiguità

concettuale).

In generale le dimensioni in cui il lessico è organizzato sono 3:

- Famiglia di parole (morfologia) gruppo di parole derivate morfologicamente

da un’unica base tramite aggiunta di affissi

- Classi di parole (morfo – sintassi) aggregazione di elementi lessicali che

condividono proprietà morfologiche o sintattiche o semantiche

- Reti lessicali (semantica) parole che possono essere sostituite l’una all’altra in

una stessa posizione sintagmatica

Il metodo principale per l’analisi del significato è quella dell’analisi componenziale.

Essa scompone il significato dei lessemi confrontandoli gli uni con gli altri attraverso

l’uso dei componenti semantici, cioè le proprietà semantiche che servono per

descrivere il significato dei lessemi. I componenti semantici sono anche definiti tratti.

La semantica componenziale concepisce infatti i lessemi come un insieme di tratti

semantici, mentre la semantica prototipica vede il lessema come un prototipo, cioè

l’immagine mentale immediata che corrisponde ad un determinato significante.

Pragmatica

La pragmatica studia le relazioni tra i segni e gli utenti del codice ( parlanti). In questo

caso la lingua è vista come modo d’agire e infatti la pragmatica si occupa dello studio

dell’uso della lingua. La frase è l’unità linguisticache contiene almeno un predicato e

che quindi è dotata di senso compiuto (langue) mentre l’enunciato è una sequenza

verbale effettivamente prodotta in una situazione comunicativa concreta (parole). La

pragmatica può essere suddivisa in micro – pragmatica che si occupa del rapporto tra

la lingua e il contesto e studia quindi le anafore e le deissi e la struttura informativa

dell’enunciato (che è lo statuto informativo associabile a porzioni di enunciato e tratti

linguistici che lo codificano); e in macro – pragmatica che si occupa dello studio di

fenomeni linguistici quali la cortesia e gli atti linguistici. La micro – pragmatica quindi

studia quegli elementi per la cui interpretazione è necessario fare riferimento ad

elementi che precedono (anafora) e ad elementi che seguono (catafora) o a elementi

del contesto extralinguistico come nel caso della deissi. Ci sono vari tipi di deissi:

- La deissi personale si riferisce al parlante (pronomi personali)

- La deissi spaziale riguarda il luogo (qui, qua, là)

- La deissi temporale riguarda il tempo (oggi, ieri, domani)

- La deissi sociale cortesia e dare del “lei”

La pragmatica si occupa anche dello studio della contrapposizione tra tema/rema e tra

topic/comment. Con i termini tema e topic si indica ciò di cui si parla all’interno della

frase e con rema e comment ciò che se ne dice. Tema e soggetto non sono la stessa

cosa.

La pragmatica si occupa anche di nuovo/dato che differiscono dalle precedenti

opposizioni perché dato e nuovo sono contenuti mentre topic e comment sono il

materiale linguistico che esprime i tali contenuti.

Infine la pragmatica si occupa dello studio delle presupposizioni. I verbi fattivi

rimpiango di avere lasciato

introducono la presupposizione (ad esempio rimpiangere –

la California presuppone che io abbia lasciato effettivamente la California). Un

linguista, Grice, ha infatti individuato tra i parlanti il cosiddetto “principio di

collaborazione” tra i parlanti per cui si possono trasmettere dei significati impliciti

chiamati appunto presupposizioni. Il test per identificare una presupposizione è la

negazione. Essa nega ciò che l’enunciato asserisce (afferma), non ciò che esso

presuppone.

Carlo no ha chiuso la porta si presuppone che la porta non fosse aperta. Ci sono vari

 l’attuale re di Francia è calvo

tipi di presupposizione: di esistenza ( si presuppone che vi

(nessuno sapeva che Fabio fosse ubriaco

sia un re di Francia), di verità si presuppone

che sia vero che Fabio fosse ubriaco), …

Le massime di Grice sono 4:

- Massima di qualità – non dire ciò che si crede falso

- Massima di quantità – non fornire un contributo che si più informativo di quanto

si richiede e nemmeno meno informativo

- Massima di relazione – fornire contributi pertinenti, relativi all’argomento

- Massima di modo – si cerca di agevolare la comprensione

La macro – pragmatica si occupa dello studio dell’enunciato. I normali enunciati

prodotti sono chiamati atti linguistici e sono la somma di “tre atti in uno”:

- Atto locutivo formare una frase in una determinata lingua (“oggi è una bella

giornata”)

- Atto illocutivo intenzione con la quale e per la quale si forma la data frase

(asserzione)

- Atto perlocutivo che si vuole generare nel destinatario del messaggi

effetto

(l’interlocutore è informato che oggi è una bella giornata)

Questa branca della pragmatica si occupa anche dello studio della performatività e dei

verbi performativi, cioè di quegli enunciati e di quei verbi che non “constatano”

qualcosa ma che compiono qualcosa (ad esempio: “battezzo questa nave…” L’azione

ricade sulla frase stessa, l’azione è compiuta dalla frase stessa)

Capitolo 6: le lingue del mondo

Le lingue storico – naturali del mondo sono diverse migliaia. Alla domanda “che lingua

si parla in Italia”, verrebbe spontaneo rispondere che ne viene parlata una sola:

l’italiano. In realtà bisogna tener conto anche delle minoranze linguistiche e dei

dialetti. Questi ultimi in particolare hanno tutte le carte in regola per essere

considerate delle lingue al pari dell’italiano. Le lingue sono classificate in famiglie in

base alla parentela genealogica. L’italiano e tutte le altre lingue derivate dal latino,

come il francese e lo spagnolo, fanno parte del ramo delle lingue romanze. Questo

ramo assieme ad altri rami con cui le lingue romanze hanno una parentela più remota

come ad esempio le lingue germaniche e slave, fa parte delle lingue indoeuropee. Tra

le varie lingue parlate del mondo possono poi essere distinte le cosiddette grandi

lingue, quelle lingue che sono utilizzate da un numero sostanzioso di parlanti e

presentano alle proprie spalle una tradizione culturale e letteraria di prestigio. I criteri

per valutare l’importanza delle lingue sono numerosi:

- Dati demografici

- Numero dei parlanti

- Numero dei paesi in cui la lingua è parlata

- Tradizione letteraria e culturale

- Insegnamento

- Numero dei parlanti non nativi

In Europa sono parlate lingue di 5 diverse famiglie linguistiche.

Le lingue possono essere classificate sia secondo la tipologia linguistica e quindi per

mezzo degli elementi che le accomunano oppure secondo la tipologia morfologica e

quindi in base alla struttura delle parole.

In particola la tipologia linguistica è strettamente connessa con il concetto di universali

linguistici e cioè con quelle proprietà che risultano ricorrenti all’interno di diverse

lingue, sono di fatto una serie di requisiti che ogni lingua storico naturale deve

soddisfare; e al concetto di tipo linguistico che indica un insieme di tratti linguistici

correlati tra di loro. Gli universali linguistici sono di difficile spiegazione. In generale vi

sono 3 tipi di spiegazione:

- Biologica le lingue hanno caratteri comuni perché sono prodotte da individui

che presentano tutti le medesime caratteristiche fisico – mentali e cognitive

- Pragmatico – funzionale le lingue si somigliano perché servono agli uomini

per fare le stesse cose

- Storico – genetica tutte le lingue derivano da un’unica lingua primigenia e

quindi hanno conservato delle affinità.

Gli universali linguistici si dividono in categorie:

- Universali assoluti universali generali che non conoscono eccezioni (ad

esempio “tutte le lingue hanno vocali e consonati)


PAGINE

18

PESO

1.09 MB

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture europee
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinaorbacchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Gagliardi Gloria.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in lingue e culture europee

Appunti su D'Annunzio
Appunto
Appunti su De Amicis
Appunto
Appunti sul carme Dei Sepolcri di Foscolo
Appunto
Appunti di inglese sulla fonetica
Appunto