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Linguistica testuale

Regole della grammatica e regole del testo

I testi ben formati si somigliano tutti, ogni testo divergente lo è a modo suo. Alcuni generi testuali (come quelli comici) acquistano senso proprio in quanto si contrappongono ai modelli che sovvertono.

Grammatica della frase

Regole difficili da individuare:

  • Siamo poco abituati a osservarle perché hanno ricevuto poca attenzione nella tradizione grammaticale.
  • La violazione di tali regole non determina un enunciato agrammaticale, ma un effetto meno "felice", meno adeguato allo scopo, alle circostanze, al destinatario.

Una lingua contiene un nucleo di strutture rigide e non negoziabili, circondato da un ampio repertorio di opzioni a disposizione del parlante. Fonologia, morfologia e in parte anche la sintassi → l’utente deve adeguarsi alle regole. Dalla frase l’utente assume un ruolo più attivo e diventa soggetto di scelte motivate delle quali è responsabile, e che saranno inevitabilmente interpretate dai destinatari. NB: pur lasciando maggior margine di manovra all’utente, il testo è sempre riconducibile a regole e principi che ne governano il funzionamento.

Testo, coerenza, coesione

(Dal telaio alla fisica subatomica) In latino → analogia tra l’attività della costruzione del discorso e le abilità dell'homo facer (carpenteria, tessitura). Ciò ha dato luogo ad associazioni da cui avrebbe tratto origine la parola “testo”. L’analogia si sviluppa a partire dalla parola texere, che indica il processo di composizione; textus (participio perfetto) indica invece il prodotto. Textus è attestato in età imperiale e si stabilizza in relazione alla diffusione del Testo sacro. Si tratta di una concezione filologica del testo inteso come prodotto finito, entità affidata a un supporto fisico stabile e da preservare integro nel tempo. La metafora tessil-linguistica è radicata nel nostro immaginario (perdere il filo, riprendere il filo del discorso…).

La metafora tessil-linguistica → Evidenzia l'esistenza di legami che garantiscono l’unitarietà del testo garantendone i due requisiti fondamentali: coerenza e coesione. I termini che derivano dalla fisica. Da coharere =”essere strettamente connesso”, è un composto di haerere =”essere unito, attaccato”. I due termini iniziano a circolare in Italia dopo il ‘500 per il tramite prima francese e poi inglese come termini scientifici; successivamente iniziano a essere impiegati figuratamente con riferimento a referenti astratti per sottolinearne unità e connessione logica; es di Verga in cui il termine è riferito allo stile del romanzo, avendo quindi a che fare con un’accezione vicina a quella che un secolo dopo sarebbe adottata dalla linguistica testuale.

→ Il testo è quindi tenuto insieme dalle forze di coerenza, che agisce a livello di senso, e la coesione, che opera sul piano delle relazioni grammaticali; come le forze della fisica variano, così i legami formali e di senso possono operare nel testo a breve, grande, grandissima distanza.

Un po' di storia

Eugenio Conseriu (linguista rumeno, precursore della linguistica del testo) in un saggio in lingua spagnola scritto negli anni ’50 utilizza per la prima volta l’espressione linguistica del texto. In questo lavoro individua tre livelli nella manifestazione del linguaggio:

  • Livello universale del linguaggio come facoltà umana.
  • Livello storico delle singole lingue.
  • Livello individuale del testo come realizzazione concreta orale o scritta.

Da questa tripartizione → 3 diverse forme di linguistica:

  • Linguistica del parlare.
  • Linguistica delle lingue.
  • Linguistica del testo.

La linguistica del testo, approfondita solo in seguito, è intesa come la disciplina che ha per oggetto l’interpretazione, ossia un’ermeneutica del senso. A partire dalle considerazioni di Benveniste, si sviluppa una linea di pensiero che tenta di superare la separazione tra forma e senso propria di molta linguistica strutturale: “Forma e senso devono definirsi l’uno in rapporto all’altro e insieme articolarsi in tutta l’ampiezza della lingua”.

Da queste considerazioni si ipotizza uno spazio del discorso come terzo livello d’analisi da aggiungere alle classiche dicotomie della linguistica novecentesca (langue/parole; competenza/esecuzione). Il piano delle regole testuali → territorio intermedio tra i due piani delle regole del sistema (astratte) e l’uso inteso nella sua dimensione concreta e asistemica. Si può quindi immaginare una concezione della lingua nel momento in cui si concretizza e prende forma in produzioni testuali come un sistema di usi linguistici. Presupporre questo terzo livello d’analisi è utile per capire sia come funzionano le lingue sia come si apprendono e si evolvono nel tempo.

Linguistica novecentesca: l’analisi terminava con la frase. Barthes sostiene allora che mentre la linguistica si arresta alla frase, il discorso (narratologia) presenta un’organizzazione che ha le sue regole e la sua grammatica. Intuisce allora una linguistica del discorso (anni ’60). Fra gli studi fondativi: Winrich → nelle caratteristiche formali di un testo è possibile individuare le istruzioni che l’autore fornisce al lettore per la sua decodifica e che rendono possibile il lavoro interpretativo (predilezione alla prospettiva del destinatario, comune a tutte le correnti della linguistica del testo).

Prima fase (prima del 1975): correnti della disciplina soprattutto in Europa continentale. In Olanda (Dijk, Patöfi e Rieser) si è concretizzato il tentativo di estendere il modello della semantica generativa all’interpretazione delle struttura sovrafrasali. Austria, Dressler Introduzione alla linguistica - Fuori dall’Europa continentale → Inghilterra, Cohesion in English di Halliday e Hasan, ancora punto di riferimento per gli studi sulle modalità di coesione e connessione. Il pubblico italiano conosce i principali autori della nuova disciplina attraverso la raccolta di saggi curati da Conte.

1981 la linguistica del testo entra ufficialmente nel panorama degli studi italiani con un → congresso della Società di Linguistica Italiana a essa dedicato. Narratologia e semiotica strutturale si rifanno alla metodologia inaugurata da Propp e dagli altri formalisti russi. La semiotica strutturale si è arenata sia per l’eccessivo apparato di formalizzazione, sia per un’oggettiva implosione sotto il peso di una vera e propria babele terminologica.

La linguistica del testo nasce per colmare una lacuna: l’impossibilità di trattare alcuni fenomeni (es coreferenza e pronominalizzazione) con gli strumenti della linguistica di frase. Si sviluppa nel tentativo di costruire una grammatica del testo autonoma da quella della frase e di elaborare una teoria del testo integrando la grammatica del testo con l’apporto di altre prospettive: la narratologia, la pragmatica, l’analisi della conversazione.

Tre orientamenti teorici

  • Modello orientato alla continuità: coloro che considerano sufficiente una semplice integrazione delle analisi fondate sulla frase con un nuovo livello di portata maggiore: frase composta da sintagmi, testo composto da proposizioni e periodi, variamente collegati, organizzati gerarchicamente e delimitati.
  • Modelli che vedevano la linguistica del testo come complementare alla linguistica.
  • Modelli che sollevavano l’esigenza di fondare l’analisi del testo su nuovi quadri concettuali, in parte o del tutto estranei alla linguistica: tali riferimenti sono individuati nella narratologia, nella semiotica, nell’etnometodologia nelle scienze cognitive.

L’originalità del punto di vista testuale ha reso problematica la collocazione della disciplina nell’ambito degli studi linguistici. La prima fase degli studi sul testo è caratterizzata da dualismo:

  • Approcci grammaticalisti che vedono la grammatica del testo come proiezione su scala più ampia del tipo di regole valide per la grammatica della frase.
  • Approcci semanticisti che ridimensionano e riconducono a un ruolo ancillare gli studi sugli aspetti formali della coesione ponendo in primo piano la capacità del ricevente di cogliere il senso complessivo del testo.

L’uscita da questa impasse grazie al connubio linguistica del testo e linguistica pragmatica che ha costretto a prendere in considerazione il modo in cui il testo assume significato in relazione alle intenzione dell’emittente e al contesto. Anni ’90 → la disciplina conosce una situazione di stallo: subentra un certo scetticismo al punto che in alcune sintesi la disciplina viene rubricata come outdated. Negli stessi anni l’approccio testuale si prende una grossa rivincita in quanto vede molte delle sue idee chiave inglobate nel campo di interesse della “linguistica senza aggettivi” (= la linguistica del testo rivendica di aver fatto dono a una serie di argomenti del proprio punto di vista alla linguistica in generale): si deve presupporre una spiegazione testuale per una serie di fenomeni che operano a più livelli non solo di portata sovrafrasale.

Tre volumi:

  • Grande grammatica italiana di consultazione di Renzi, Salvi, Cardinaletti, 1988-1995 (fenomeni della coesione anaforica, deissi, analisi delle costruzioni marcate, ruolo dei connettivi).
  • Prima lezione di grammatica di Serianni, 2006.
  • Functional Grammar di Dijk, 1989.

Il progresso degli studi ha dimostrato che non si tratta di un problema di gittata delle regole ma di individuare la specificità testuale delle regole stesse, indipendentemente dal fatto che si manifestino a livello frasale, interfrasale o sovrafrasale. Occorre quindi superare il pregiudizio di una grammatica del testo come grammatica transfrasica. Essa prende forma come grammatica delle relazioni che intercorrono tra gli elementi che compongono un testo e che possono, non devono, oltrepassare la dimensione della frase. Modello sintassi testuale e frasale è proposto da Dressler.

Due punti sul dibattito

  • Per trattare i fatti testuali è necessaria una pluralità di punti di vista. Necessità di integrare la prospettiva dell’emittente e quella del ricevente, quella che guarda il testo come prodotto e quella più interessata agli aspetti processuali.
  • Per trattare i fatti testuali è necessario adottare una prospettiva interdisciplinare.

Corrente pragmatico-cognitiva-funzionale: filone di studi oltreoceano dedicato all’analisi della distribuzione dell’informazione nel testo, Essa riesce a fondere l’esigenza di individuare una correlazione tra forme e funzioni con quella di mettere in sintonia le strategie attuate dal parlante per strutturare l’enunciato con le esigenze cognitive del ricevente. L’analisi della frase e della sua articolazione informativa assume un ruolo privilegiato: il dominio della frase è l’anello di congiunzione tra la dimensione linguistica e quella testuale che vanno in ultima analisi viste come un continuum. A partire da tale premessa la frase si configura come una vera e propria interfaccia tra due sistemi di organizzazione della comunicazione verbale (quello linguistico e quello testuale) retti da principi profondamente diversi).

Un po' di terminologia

Proposizione/frase: Frase semplice.

Frase complessa/periodo: Combinazione di più proposizioni.

Enunciato: Segmento di testo scritto o orale di estensione variabile, prodotto in una situazione comunicativa delimitabile da due pause importanti o segni di interpunzione forti.

Testo: Qualsiasi enunciato o insieme di enunciati realizzato in forma scritta, orale o trasmessa, dotato di senso che, collocato all’interno di opportune coordinate contestuali, realizza una funzione comunicativa. Non ha importanza l’estensione (qualsiasi espressione effettivamente avvenuta e contestualizzata è un testo, anche una sola parola come “saldi” o “basta!”) né l’argomento. Chafe dice che il linguaggio è un processo in divenire, dinamico, non un oggetto stabile. Aspetti di processualità e di dinamicità si riscontrano in particolare nel testo inteso come discorso: l’accezione di testo in linguistica è usata sia per il testo letterario che per quello d’uso. Differenza tra testo e discorso:

  • “Testo” usato in ambito tedescofono; la linguistica del testo europea è nata in stretta relazione a studi di critica letteraria e filologica → testo = produzione scritta.
  • “Discorso” usato in ambito francese e inglese; la linguistica del discorso in relazione allo studio dell’interazione orale e della conversazione → discorso= produzione orale, conversazionale.

Ma anche al netto di queste differenze i due termini non sono sinonimi: discorso è un oggetto più vasto rispetto a testo.

Discorso: Riguarda il linguaggio in uso, si riferisce sia al processo comunicativo che al prodotto. È un oggetto dinamico.

Testo: Riferimento al prodotto linguistico che dall’attività comunicativa scaturisce. È un oggetto statico.

[qui si usa testo per la produzione sia orale che scritta; discorso lo usa solo per la dimensione interattiva della comunicazione]

Studi semiotici → testo in accezione molto più ampia, indicante qualsiasi produzione culturale umana capace di generare significazione e produrre senso.

Il testo come unità di senso

Coerenza

La coerenza si manifesta nella connessione logico-semantica tra le parti di un testo e nella conseguente possibilità per il ricevente di individuare in esso le caratteristiche di unitarietà e di non contraddittorietà. La coerenza è prodotto di 3 fattori:

  • Unitarietà
  • Continuità: Individuazione nel testo di fili conduttori che garantiscano la percezione di una stabilità e persistenza del tema.
  • Progressione: Ogni enunciato che compone il testo contribuisce a modificare o accrescere l’informazione complessiva.

Il venir meno di questi requisiti impedisce il buon esito dell’attività interpretativa e ostacola il successo della comunicazione. L’individuazione della continuità di senso è il risultato di un processo collaborativo che si instaura tra emittente e destinatario e dipende solo in parte dalle caratteristiche del testo. L’obiettivo della grammatica di frase → individuare i confini di regolarità del sistema attraverso la discriminazione tra frasi e non frasi. Quando si valica il confine della frase non ha senso cercare di porre i confini netti tra testi e non testi: è l’atto comunicativo a generare le condizioni per rendere accettabili anche testi poco chiari o formalmente ben costruiti. Una grammatica del testo si costruisce ricorrendo a criteri di buona formazione ed → equilibrio, trattabili meglio sulla base di categorie sia funzionali, sia strutturali. Acquisiscono maggiore importanza del concetto di grammaticalità e accettabilità formale quelli di efficacia, appropriatezza e felicità del messaggio.

Principio dell’elasticità dello sforzo cooperativo: È il principio che governa il processo di attribuzione di senso. Esempi di manifestazione del rapporto causa-effetto, in cui i legami di coerenza sono facili da individuare:

  1. Ho molto lavoro perché il mio collega Mario è in ferie.
  2. Ho poco lavoro perché il mio collega Mario è in ferie.

La coerenza è presente a livello di frase in 1, ma non lo è in 2. Per rendere coerente 2, bisogna ricercare la continuità di senso a livello testuale e contestuale. Il grado di malleabilità e duttilità dei materiali linguistici di un testo varia in base ai generi: in un testo poetico siamo disposti a compiere uno sforzo per ricercare un senso complessivo che integri quello letterale. Quel che cambia rispetto a una normale conversazione è la misura dello sforzo cooperativo che siamo disposti a compiere per cercare nel testo o nella nostra conoscenza del mondo una continuità di senso. Possiamo immaginare un patto comunicativo autore-lettore; tale patto è parte integrante della nostra competenza testuale.

Significato e senso

Significato di un’espressione linguistica → dipende dalle regole generali del codice linguistico; è diverso dal senso. I significati potenziali di un testo vengono attualizzati e acquistano un senso univoco, all’interno di uno specifico contesto:

In che posso ubbidirla? – disse don Rodrigo piantandosi in piedi nel mezzo della sala.

Il significato letterale dell’enunciato può non coincidere col suo senso effettivo; inoltre c’è un conflitto tra contenuto proposizionale della frase di don Rodrigo e le info extralinguistiche veicolate dal linguaggio del corpo (porsi in tal modo non è voler ubbidire). A questo punto infatti con una digressione interviene il narratore che spiega il senso (il modo con cui eran proferite, voleva dir chiaramente: bada a chi sei davanti, pesa le parole e sbrigati).

Testi letterari e comunicazione quotidiana però non hanno un soccorso esplicito di questo tipo: il testo è una macchina pigra per ragioni di economicità e perché l’autore tende a lasciare il giusto ruolo all’attività dell’interprete (Eco, p. 28). NB: Coerenza e coesione sono due forze convergenti che cooperano per tenere legate assieme le parti di un testo. Questa cooperazione però non è paritaria perché la coerenza può colmare le lacune della coesione ma non viceversa.

Studi di semiotica strutturale sulla coerenza testuale: la coerenza è descritta facendo riferimento alla nozione di isotopia semantica → Termine di Greimas per designare la reiterazione di elementi e classi di significato anche ridondanti, tali da garantire al discorso continuità e omogeneità. Il compito di individuare gli anelli dell’isotopia è affidata all’attività interpretativa del lettore.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecc.ila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e cultura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Viale Matteo.
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