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Riassunto esame di Lingua e cultura italiana, prof. Viale, libro consigliato Linguistica testuale dell'italiano, Palermo

Riassunto per l'esame di Lingua e cultura italiana e del prof. Viale, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Linguistica testuale dell'italiano, Palermo, dell'università degli Studi di Bologna - Unibo. Scarica il file in PDF!

Esame di Lingua e cultura italiana docente Prof. M. Viale

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Testo= qualsiasi enunciato o insieme di enunciati realizzato in forma scrutta, orale o trasmessa,

dotato di senso che, collocato all’interno di opportune coordinate contestuali, realizza una funzione

comunicativa.

Non ha importanza l’estensione (qualsiasi espressione effettivamente avvenuta e contestualizzata è

un testo, anche una sola parola come “saldi” o “basta!”) nè l’argomento.

Chafe dice che il linguaggio è un processo in divenire, dinamico, non un oggetto stabile.

Aspetti di processualità e di dinamicità si riscontrano in particolare nel testo inteso come discorso:

l’accezione di testo in linguistica è usata sia per il testo letterario che per quello d’uso. Differenza

tra testo e discorso:

“testo” usato in ambito tedescofono; la linguistica del testo europea è nata in stretta

- relazione a studi di critica letteraria e filologica  testo = produzione scritta

“discorso” usato in ambito francese e inglese; la linguistica del discorso in relazione allo

- studio dell’interazione orale e della conversazione  discorso= produzione orale,

conversazionale.

Ma anche al netto di queste differenze i due termini non sono sinonimi: discorso è un oggetto più

vasto rispetto a testo.

Discorso : riguarda il linguaggio in uso ,si riferisce sia al processo comunicativo che al

- prodotto. È un oggetto dinamico.

Testo : riferimento al prodotto linguistico che dall’attività comunicativa scaturisce. È un

- oggetto statico

[qui si usa testo per la produzione sia orale che scritta; discorso lo usa solo per la dimensione

interattiva della comunicazione]

Studi semiotici testo in accezione molto più ampia, indicante qualsiasi produzione culturale

umana capace di generare significazione e produrre senso.

2. IL TESTO COME UNITA’ DI SENSO

Coerenza

La coerenza si manifesta nella connessione logico-semantica tra le parti di un testo e nella

conseguente possibilità per il ricevente di individuare in esso le caratteristiche di unitarietà e di non

contradditorietà. La coerenza è prodotto di 3 fattori:

Unitarietà

- Continuità = individuazione nel testo di fili conduttori che garantiscano la percezione di una

- stabilità e persistenza del tema

Progressione: ogni enunciato che compone il testo contribuisce a modificare o accrescere

- l’informazione complessiva

Il venir meno di questi requisiti impedisce il buon esito dell’attività interpretativa e ostacola il

successo della comunicazione. L’individuazione della continuità di senso è il risultato di un

processo collaborativo che si instaura tra emittente e destinatario e dipende solo in parte dalle

caratteristiche del testo.

L’obiettivo della grammatica di frase  individuare i confini di regolarità del sistema attraverso la

discriminazione tra frasi e non frasi. Quando si valica il confine della frase non ha senso cercare di

porre i confini netti tra testi e non testi: è l’atto comunicativo a generare le condizioni per rendere

accettabili anche testi poco chiari o formalmente ben costruiti.

Una grammatica del testo si costruisce ricorrendo a criteri di buona formazione ed

 equilibrio, trattabili meglio sulla base di categorie sia funzionali, sia strutturali.

Acquisiscono maggiore importanza del concetto di grammaticalità e accettabilità formale

quelli di efficacia, appropriatezza e felicità del messaggio.

Principio dell’elasticità dello sforzo cooperativo: è il principio che governa il processo di

attribuzione di senso. Esempi di manifestazione del rapporto causa-effetto, in cui i legami di

coerenza sono facili da individuare:

1-Ho molto lavoro perché il mio collega Mario è in ferie

2- Ho poco lavoro perché il mio collega Mario è in ferie

La coerenza è presente a livello di frase in 1, ma non lo è in 2. Per rendere coerente 2, bisogna

ricercare la continuità di senso a livello testuale e contestuale.

Il grado di malleabilità e duttilità dei materiali linguistici di un testo, varia in base ai generi: in un

testo poetico siamo disposti a compiere uno sforzo per ricercare un senso complessivo che integri

quello letterale. Quel che cambia rispetto a una normale conversazione è la misura dello sforzo

cooperativo che siamo disposti a compiere per cercare nel testo o nella nostra conoscenza del

mondo una continuità di senso. Possiamo immaginare un patto comunicativo autore-lettore; tale

patto è parte integrante della nostra competenza testuale.

Significato e senso

Significato di un’espressione linguistica dipende dalle regole generali del codice linguistico; è

diverso dal senso.

I significati potenziali di un testo vengono attualizzati e acquistano un senso univoco, all’interno di

uno specifico contesto:

In che posso ubbidirla? – disse don Rodrigo piantandosi in piedi nel mezzo della sala

Il significato letterale dell’enunciato può non coincidere col suo senso effettivo; inoltre c’è un

conflitto tra contenuto proposizionale della frase di don Rodrigo e le info extralinguistiche veicolate

dal linguaggio del corpo (porsi in tal modo non è voler ubbidire). A questo punto infatti con una

digressione interviene il narratore che spiega il senso ( il modo con cui eran proferite, voleva dir

chiaramente: bada a chi sei davanti, pesa le parole e sbrigati).

Testi letterari e comunicazione quotidiana però non hanno un soccorso esplicito di questo tipo: il

testo è una macchina pigra per ragioni di economicità e perché l’autore tende a lasciare il giusto

ruolo all’attività dell’interprete (Eco, p. 28).

NB: Coerenza e coesione sono due forze convergenti che cooperano per tenere legate assieme le

parti di un testo. Questa cooperazione però non è paritaria perché la coerenza può colmare le lacune

della coesione ma non viceversa.

Studi di semiotica strutturale sulla coerenza testuale: la coerenza è descritta facendo riferimento

alla nozione di isotopia semanticaTermine di Greimas per designare la reiterazione di elementi e

classi di significato anche ridondanti, tali da garantire al discorso continuità e omogeneità. Il

compito di individuare gli anelli dell’isotopia è affidata all’attività interpretativa del lettore.

L’analisi dei meccanismi che garantiscono la continuità di senso può essere condotta sul doppio

binario della produzione e della ricezione. Per dar senso a un testo si va dal generale al particolare

aiutandosi con ipotesi globali sulle intenzioni dell’emittente e sul significato del testo. Poi si integra

questa operazione con una che procede all’inverso (particolare – generale) che consente di mettere a

posto gli elementi linguistici (fonemi, morfemi, sintagmi, frasi).

NB: per sapere se un enunciato costituisce una frase, ci basta far ricorso alla nostra competenza

linguistica, mentre per decidere se una sequenza di frasi costituisce un testo è necessario conoscere

il contesto e affidarsi anche a elementi extralinguistici. La competenza testuale integra quella

linguistica strictu sensu per formale la più generale competenza comunicativa.

Individuare la coerenza è un processo statico se guardiamo al solo prodotto finito; dinamico nel

momento in cui la si riconduce a meccanismi di produzione-ricezione. La semiotica e la linguistica

pragmatica studiano questo secondo solco.

Quadro 2.1: Semiotica e linguistica pragmatica

Semiotica: studia i sistemi di segni naturali e artificiali attraverso i quali avviene la comunicazione.

Ciascun segno assume significato e valore in quanto fa parte di un sistema. Fra Otto e Novecento gli

studi di semiotica si sono sviluppati secondo diverse direttrici:

Pierce ha approfondito la teoria del segno in base al rapporto indiretto tra oggetto concreto

- (referente) e rappresentazione mentale di questo

Saussure definisce segno linguistico in base al rapporto tra significante (immagine acustica)

- e significato (rappresentazione mentale del significante). La semiotica è una naturale

estensione della linguistica e deve mirare a offrire un fondamento teorico comune a tutti gli

studi di comunicazione

Semiotica strutturale: si sviluppa in Francia negli anni ’70 (Greimes, Barthes) e indaga la

struttura interna dei testi dal punto di vista della loro generazione

Semiotica interpretativa: si colloca dalla parte del ricevente; si diffonde in Italia grazie a Eco che

mira a costruire una teoria dell’interpretazione del testo. È inteso come un processo attivo di

interpretazione, di scoperta del senso generale e dei nessi tra le parti del testo.

Linguistica pragmatica: prende le mosse da Austin; analizza il nesso inscindibile tra linguaggio e

azione, tra enunciati e gli effetti che ne derivano sul comportamento dell’ascoltatore (How to do

things with words, 1955). A lui si deve il primo abbozzo della teoria degli atti linguistici, poi

rielaborata da Searle. Per valutare gli enunciati non ci si basa solo su verità/falsità ma anche sulla

nozione di felicità: sono felici gli enunciati adatti al contesto, agli interlocutori e alle circostanze.

Gli studi di pragmatica hanno avuto una naturale evoluzione nell’analisi conversazionale.

Interazioni tra coerenza e coesione

L’attribuzione del senso è affidata all’atto interpretativo del destinatario, opportunamente guidato in

questa operazione da indicatori disseminati nel testo dall’emittente. Anche nella comunicazione

quotidiana la volontà di conferire e attribuire senso concedono enormi spazi di manovra per

comunicare in situazioni difficili, superando lacune nella coesione grammaticale. Il caso più

evidente è quello di imperfetta conoscenza del codice da parte di uno degli attori della

conversazione (es. immigrata cinese racconta p. 31) caratteristica semiotica fondamentale delle

lingue storico-naturali: la vaghezza semantica= l’estensione semantica di un segno linguistico è

plastica e i confini della significazione non sono predeterminabili.

La socio semiotica si è occupata dello spazio sociale di significazione entro cui avviene la

negoziazione dei significati: la vaghezza semantica è una risorsa perché consente si esprimersi in

maniera economica, sintetica ed essere comunque capiti.

Verdi idee incolori dormono furiosamente ( da Chomsky, Strutture della sintassi): è una frase ben

formata grammaticalmente, ma priva di senso. Anche in un caso estremo di asemanticità, è però

possibile, lavorando sulla contestualizzazione, sulla polisemia e sulle possibilità di attribuire

significati figurati alle parole possiamo aggirare la contraddittorietà e attribuire un senso.

NB Qui risiede una lezione di linguistica testuale: tale operazione è possibile solo nel momento in

cui collochiamo la frase in un appropriato contesto, quindi solo quando assumiamo una prospettiva

testuale.

Coerenza e coesione sono forze che non cooperano simmetricamente: la semantica viene in

soccorso alle lacune grammaticali ma non viceversa. Si può giocare sulla dissonanza tra semantica e

pragmatica per realizzare un testo coeso, ma non coerente (es. Michele Serra, fa un collage di

dichiarazioni di Berlusconi, a fini polemici. Grammatica e semantica sembrano remare in direzioni

contrarie. La pista per la corretta interpretazione e la riattribuzione di unitarietà di senso è suggerita

dall’incipit (“La ricostruzione del pensiero di Berlusconi sull’euro, attenendosi alle sue ultime

dichiarazioni pubbliche, è la seguente…”). p. 33)

Schemi cognitivi globali: cornici e copioni

Nella psicologia della Gestalt vale il principio per cui l’intero non corrisponde alla somma delle

singole parti: quando interpretiamo un oggetto, un evento o una scena la percezione globale tende a

precedere l’analisi dei singoli componenti. Anche la psicologia cognitiva sostiene che l’uomo

rappresenta la realtà mediante costruzioni mentali regolate dall’esperienza e sottolinea che tali

costruzioni sono elaborate grazie a schemi cognitivi globali.

Da qui si è tentato di elaborare una semantica cognitiva:

Semantica logica= l’attribuzione di un elemento ad una categoria avviene in base al

- principio della presenza/assenza di tratti. Uno dei punti di debolezza è che l’attribuzione

categoriale non dovrebbe prevedere altra soluzione che l’inclusione a pari merito di più

elementi in una categoria, mentre l’esperienza comune dice che nel categorizzare i concetti

applichiamo il principio scalare di maggiore o minore pertinenza

Semantica cognitiva= l’appartenenza categoriale di un elemento è determinata dalla sua

- maggiore o minore distanza dall’elemento più rappresentativo o proto tipico della stessa.

Tale approccio trova fondamento nella capacità delle reti neuronali di cogliere rapporti di

somiglianza/divergenza più che di inclusione/esclusione. L’elemento proto tipico può anche

non esistere concretamente, o variare nel tempo e nelle culture.

Dal punto di vista produttivo e interpretativo il testo viene processato prima della frase e dei

suoi componenti e la sua elaborazione è facilitata dalla capacità di ricondurre singoli

elementi entro schemi generali. Le espressioni linguistiche in un testo servono ad attivare

schemi cognitivi globali. Fra questi:

• Cornice (frame): è lo schema cognitivo dentro il quale collochiamo, per dargli

senso, un oggetto o una situazione. La condivisione di conoscenze tra emittente e

ricevente consente una forte economia comunicativa perché permette di presupporre

come note una quantità di informazioni. Tuttavia può capitare di introdurre un

referente in potenziale conflitto con la cornice attivata, quindi è necessario chiarirne

il senso (es “finanzieri” alla Monte dei Paschi di Siena, il cronista non intende i

banchieri ma gli agenti in divisa, vedi es p. 36).

Dal punto di vista linguistico: le cornici agiscono a livello paradigmatico, cioè

contengono elementi interconnessi, ma non indicazioni sull’ordine in cui di solito

vengono usati o sulla probabilità che uno o più di essi siano menzionati nello stesso I

rapporti di solidarietà sono estesi (secondo gli studi di semantica lessicale di

Fillmore) non solo alle reti concettuali del significato, ma anche a gruppi di parole:

l’attivazione dei frames faciliterebbe non solo la gestione paradigmatica, ma anche

quella sintagmatica della competenza testuale

Cornici legate a loro volta da una rete di concetti, regolata da relazioni gerarchiche,

associative e analogiche.

Esistono cornici di:

primo livello : basate sull’accumulo di esperienze e conoscenze del mondo.

 Le regole sono di norma possedute da tutti gli appartenenti a un sistema

culturale

secondo livello (frames testuali): fanno riferimento alle conoscenze di

 specifici generi testuali e ne governano le aspettative. Le regole sono quelle

che indirizzano le nostre aspettative riguardo allo sviluppo del testo, in base

al genere e alla tradizione retorica e intertestuale.

• Copioni (scripts): modelli globali di avvenimenti codificati e correlati a situazioni

ricorrenti in cui è determinante anche la sequenza temporale in cui si susseguono.

Facciamo normalmente ricorso a copioni conversazionali quando adottiamo delle

routines comunicative come lo scambio di saluti, le interazioni tra cliente e

cameriere, l’acquisto di biglietti alla stazione.

Importanza degli schemi interpretativi globali viene dagli studi

sull’apprendimento/insegnamento delle lingue: nell’interpretazione dei testi la comprensione

globale precede quella puntuale ed è ormai comunemente accettata l’ipotesi secondo cui

l’apprendimento del lessico avviene per campi semantici piuttosto che per elementi isolati.

L’individuazione della cornice e del copione entro cui collocare un testo è fondamentale per

l’apprendimento delle lingue straniere: in un paese di lingua straniera, non afferriamo il

significato di tutte le parole, ma superiamo (almeno in parte) questo ostacolo attivando

opportune strategie di ascolto selettivo nel momento in cui si lavora sulla comprensione

globale del testo, per procedere in una seconda fase ad attività finalizzate alla comprensione

puntuale.

La rilevanza dei modelli interpretativi per la gestione dei testi è data per esempio dalla

Commedia dell’arte, in cui gli attori improvvisavano, condividendo solo un canovaccio in

cui era descritto in maniera sommaria solo il corso degli eventi, sufficiente per attivare scene

di un repertorio collaudato; un simile meccanismo funziona anche con Buona la prima!, in

cui gli altri attori devono adattarsi alle info di contesto date a solo uno di questi e devono

quindi essere in grado di creare nuove situazioni comiche senza poter poggiare su schemi

condivisi.

Se la mancata condivisione di pattern informativi può far vacillare la conversazione, l’aiuto

di solide info di contesto può consentire una comprensione di una conversazione che si

svolge in una lingua poco nota es di conoscenza di schemi globali e non delle componenti

linguistiche sono gli effetti della globalizzazione dei formats televisivi: esiste un numero

illimitato e ripetitivo di trasmissioni con le stesse caratteristiche, quindi facendo zapping su

una tv straniera possiamo riconoscere il genere della trasmissione e intuirne alcune scene.

Il detto e il non detto: presupposizioni, implicazioni, inferenze

La codifica e la decodifica dei testi funzionano sulla base di operazioni probabilistiche in relazione

al contesto e alle conoscenze condivise. Quell’imprecisione che dal punto di vista logico è un

ostacolo all’individuazione della verità diventa una potente risorsa per il parlante comune: quando

comunichiamo solo parte del contenuto informativo è espresso esplicitamente, il resto rimane sullo

sfondo, implicito, e la sua attivazione è lasciata a un processo di interpretazione partecipativa del

ricevente, che fa ricorso a un set di conoscenze linguistiche e extralinguistiche condivise con

l’emittente. L’attivazione del non detto è parte integrante del processo comunicativo.

Ambito del non detto:

Presupposizioni: una persona, un fatto o uno stato di cose non vengono esplicitamente

- espressi nel testo, ma la loro esistenza è presupposta dalla semantica del verbo o di un altro

elemento della frase (es: Il cognato di Mara ha aperto un ristorante – si presuppone che

Mara abbia una sorella sposata/con un compagno). A differenza di altri significati impliciti,

le presupposizioni rimangono valide anche se l’enunciato viene negato, rego interrogativo o

ipotetico (es: Il cognato di Mara non ha aperto un ristorante; Il cognato di Mara ha aperto

un ristorante?ecc…).

Implicazioni: le info implicate posso avere una guida testuale per la decodifica

- dell’implicazioni, solitamente di tipo grammatica come in Sebbene piovesse, Marco è uscito

senza ombrello (implica che di solito con la pioggia esce con l’ombrello); oppure può venire

meno la guida testuale come in Piove ed è uscito senza ombrello (interpretazione lasciata

alle conoscenze del ricevente).

Grice distingue allora:

• Implicazioni conversazionali: valide in assoluto, cioè indipendentemente dal

contesto (Piove ed è uscito senza ombrello);

• Implicazioni non conversazionali: valide solo all’interno di particolari condizioni

contestuali (Sebbene sia martedì, Marco non ha comprato il pesce – coerente solo se

il ricevente sa che tutti i martedì Marco compra il pesce)

Inferenze: si possono ricavare dall’enunciato delle conseguenze non esplicitamente asserite.

- In alcuni casi sono essenziali per la corretta attribuzione del senso come in Ora scusami: ho

un amico per cena pronunciato da Hannibal Lecer ha un significato inconsueto

(rivalutazione semantica) per il particolare contesto in cui è pronunciata (vedi altro es film

Allen p. 41).

Il ricorso a processi inferenziali fa parte integrante della comunicazione quotidiana. Dalla

frase Quest’anno l’esame di linguistica italiana è solo scritto posso inferire:

Gli anni precedenti non era solo scritto

 Gli anni precedenti era solo orale

 *

Gli anni precedenti era anche orale

Ciò avviene grazie all’aiuto del significato grammaticale di alcuni componenti (solo) e

facendo ricorso alle conoscenze del mondo: si attiva la cornice carriera universitaria, che

presuppone determinate regole in Italia.

* Le inferenze variano per il grado di obbligatorietà: la prima è obbligatoria, le altre due sono

facoltative.

NB: ogni enunciato può dar luogo a inferenze che sono attivare integrando categorie

linguistiche ed extralinguistiche. Queste ultime possono essere culturalmente variabili.

Tra le inferenze abbiamo le implicature conversazionali: si attivano nel momento in ui

percepiamo una discrepanza tra il significato letterale di un enunciato e le intenzioni

dell’emittente e facciamo delle ipotesi per far tornare i conti. Per esempio – E’ finito il caffè!

E il marito risponde - Ho spazzato tutto il giardino e buttato la spazzatura sembra una

risposta non coerente, ma se ci chiediamo quali sono le intenzioni comunicative, capiamo

che quella della moglie non è una constatazione ma la richiesta di comprare del caffè, e

quella del marito è di non aver voglia di farlo.

Gli studi di pragmatica e analisi della conversazione hanno chiaro che per far andar avanti la

comunicazione in contesti reali non sempre ci si può fermare al significato letterale, ma

bisogna intuire le intenzioni dell’emittente; è quindi l’insieme del testo che consente di

attribuire un senso univoco. Il ricevente ha il compito di far andare d’accordo tutto. Per

svolgere al meglio questo compito occorre integrare competenze linguistico-grammaticali,

competenze testuali e conoscenze del mondo.

Discontinuità di senso e reinterpretazione

Secondo la teoria dell’informazione, in un messaggio ogni elemento è dotato di una quantitò di

valore informativo e tale valore è tanto maggiore quanto meno l’elemento è atteso.

La trasmissione delle info è basata sul bilanciamento di 2 principi:

Principio di efficienza: elimina tutta l’info inutile, riducendo il messaggio al minimo

1. necessario per renderlo comprensibile

Principio di affidabilità: comporta l’aggiunta di info ridondanti per ovviare ai fattori di

2. disturbo (rumore) e assicurare un buon esito della trasmissione

Elementi di disturbo della comunicazione posso essere legati al non adeguato funzionamento del

canale. La plasticità semiotica delle lingue storico-naturali e il patto cooperativo consentono però

una grande elasticità: la conversazione avviene con successo anche in condizioni difficili.

L’analisi della distribuzione del testo consente di individuare secondo quali principi lì informazione

nuova e inattesa si integra con quella nota, alla ricerca del giusto equilibrio tra informatività e

comprensività ( informatività bassa  enunciato altamente comprensibile e scarsamente informativo;

viceversa) e quali strumenti linguistici si usano per segnalare eventuali trasgressioni del principio di

progressione dal noto al nuovo.

Cosa succede quando un testo sempbra perdere la continuità che garantisce coerenza?

Distinzione tra continuità tematica e continuità informativa le quali insieme alla continuità di senso

costituiscono i tre cardini della coerenza.

Discontinuità tematica: nel nostro sistema di attese rientra la continuità di argomento (es

1. pag. 44, Bergonzi). Siamo allenati a gestire eventuali discontinuità momentanee in attesa di

individuare le mosse testuali messe in atto dall’autore; tuttavia oltre un certo limite la

discontinuità tematica disturba. Su questo scardinamento logico-razionale si basano alcuni

esperimenti di scrittura automatica delle avanguardie del ‘900.

Il caso più ricorrente di discontinuità tematica è il differimento del tema, un espediente di

origine letteraria adatto a creare suspence e molto usato anche nella prosa giornalistica, in

particolare dai giornalisti più sensibili al registro brillante (es pag. 47): può avvenire con

l’esordio in medias res , usato dai veristi, che trascina il lettore nel cuore degli avvenimento,

ma lo lascia in sospeso sull’interpretazione. Modalità frequente è l’attacco dialogico (es p.

47). Il ricorso al discorso indiretto può aumentare lo spaesamento del lettore che deve

individuare, oltre alle necessarie coordinate contestuali, anche a chi appartiene il punto di

vista della narrazione. Altro esordio in medias res è parlare al personaggio direttamente,

usando la II persona. Calvino invece, per esempio, parla direttamente al lettore e tematizza il

processo della lettura e ciò che sta a monte di essa.

Oltre all’esordio il differimento del tema costituisce un meccanismo consolidato per

suscitare suspense all’interno del testo (es pag. 49). Oppure l’autore orchestra una falsa

attribuzione del tema, per poi intervenire allo scioglimento del significato reale (pag. 50).

La discontinuità informativa si verifica quando parti del testo risultano inattese da minare la

 continuità di senso; in tal caso avviene un arresto del processo interpretativo e la rianalisi del

testo per giungere a una reinterpretazione (rivalutazione semantica) Se si incontrano

elementi he configurano salti troppo bruschi si ha una svalutazione semantica.

Rivalutazione semantica= risultato di un processo di reinterpretazione che determina

l’incremento del valore informativo di un’espressione che ne è apparentemente troppo povera.

Mi sono rotto – interpretazione figurata della locuzione, sta per stancarsi, annoiarsi. Il senso di

un testo come quello di Boggia, in cui a dialogare sono una panchina e uno specchio, richiede

una rivalutazione dell’espressione in senso letterale. Si tratta di una possibile applicazione del

meccanismo dello straniamento, ampiamente studiato dai formalisti russi. L’operazione di

aggiustamento del senso per il lettore è resa possibile dal macrotesto (racconti tra soggetti

inanimati).

La rivalutazione può dipendere anche da un conflitto tra la connotazione attribuita a

un’espressione nel senso comune e quella propria del sistema di valori dell’autore: La portinaia

e Gastone si sposeranno a maggio […] sono felice per loro, se lo meritano. Così imparano.  la

valutazione positiva che sembra dare del matrimonio costituisce un apparente colpo di scena: il

narratore è un personaggio cinico e meschino, innamorato della portinaia; la rideterminazione

del senso, data dall’ultima frase, è possibile grazie alla polisemia dell’espressione “meritarsi

qualcosa” e presuppone che si attribuisca al narratore una valutazione negativa dell’esperienza

del matrimonio.

La rivalutazione è anche un ingrediente classico della comicità

Svalutazione semantica = un enunciato apparentemento troppo carico di valore informativo;

es Giovanni Paolo II non piace all’Osservatorio Romano – Affermazione inattesa perché è un

titolo trovato nel quotidiano Santa Sede. Il seguito però chiarisce il significato, determinando un

decremento del suo valore informativo (si faceva riferimento alla statua di Wojtyla). Un altro

esempio si svalutazione semantica Parcheggia in divieto di sosta, condanna per omicidio titolo

spiegato poi dal sottotitolo.

Quadro 2.2: Le massime conversazionali di Grice

Logic and Conversation (1975), Grice pragmatica linguistica e analisi della conversazione. Il vero

motore della comunicazione non solo i significa tra i significati astratti, ma le intenzioni

significative dei parlanti. La comunicazione può avvenire con successo solo sulla base di un patto

cooperativo. Da tale principio di cooperazione discendono le massime conversazionali, ossia dei

principi costitutivi che regolano l’interazione orale ma sono validi anche per la produzione

interpretazione del testo scritto:

1) massima della qualità: sii sincero, non dire ciò che pensi sia falso o di cui non hai prove

sufficienti. La massima riguarda la validità dei sistemi dell’enunciato e va intesa non in senso

etico ma comunicativo.

2) massima della quantità: prendi il tuo contributo informativo quanto richiesto dalla

situazione; non fornire più informazione del necessario.

3) massima della relazione: sii pertinente. Il contenuto informativo di un enunciato dovrebbe

essere adatto al contesto e agli scopi della conversazione.

4) massima del modo: sii chiaro. Evita oscurità e ambiguità. Fà che il tuo messaggio sia lungo

quanto necessaria la presentazione dei contenuti sia ordinata.

Quadro 2.3: L’ironia dissacrante di Caparezza

La sua ricerca di creatività conduce a volte al funambolismo linguistico fine a se stesso, ma nei casi

più felici suggerisce, attraverso lo scardinamento di frasi concetti logori, un punto di vista

alternativo. Si richiede a volte di attivare il meccanismo della rivalutazione; quindi anche le figure

di senso giocate sulla polisemia di un termine. Lo scardinamento di un’espressione cristallizzata

compare nel titolo di Fuori dal tunnel: il ribaltamento semantico consiste nel far dipendere

sintatticamente dall’espressione non una determinazione negativa (la droga, l’alcol) ma una

positiva, che presuppone una contrapposizione all’industria del divertimento a fini consumistici. Lo

stesso meccanismo, unito all’espediente retorico della deformazione paronimica, è messo in atto in

vari titoli di canzoni di album (vedi pag. 54). Alcuni giochi linguistici sono basati sulla

decostruzione dei nomi di personaggi di opere non grande pubblico.

Intertestualità

Nella canzone All’Italia di Petrarca sono individuabili riferimenti alla narrazione di un episodio

della storiografia romana (di Floro): l’episodio è evocato dal poeta per evidenziare il contrasto con

la situazione contemporanea; tuttavia visto il tema complessivo della canzone è legittimo pensare

anche ad un elenco del noto verso dantesco in cui si ricorda il sangue dei fratelli di opposte fazioni.

Il senso del testo già definito dalla interpretazione intertestuale, viene arricchito da ogni successivo

legame all’universo intertestuale che il lettore è in grado di attivare; nel caso della canzone di

Petrarca ne abbiamo due:

inserimento della poesia nella cornice tematica gloria passata opposta la decadenza

- contemporanea

confronto tra passato e presente attraverso il paragone tra il sangue dei nemici in un tempo

- lontano il sangue dei concittadini sparso nelle guerre civili dell’Italia nell’era comunale

Il legame intertestuale può essere attivato dal lettore anche indipendentemente dalla volontà

dell’autore. Intertestualità crea una rete di riferimenti in continuo divenire. Nessun testo è

compiutamente interpretabile senza tener conto dei rapporti che intrattiene con l’universo dei testi

che lo hanno preceduto e seguito, fino al momento della sua fruizione.

Il termine intertestualità è introdotto dalla semiologa Kristeva nel 1966, è stato approfondito

nell’ambito della semiologia strutturalista da autori come Barthes, Genette, Bachtin i quali hanno

evidenziato come mettere in luce i legami mediante i quali un testo A riprendere, richiama, si

riferisce o alludere a un testo B (detto ipotesto). L’attivazione della rete intertestuale è un momento

fondativo del processo di interpretazione. Per accentuare la condizione di dipendenza reciproca fra i

vari elementi dell’universo testuale in un dato momento storico in una data comunità culturale lo

studioso Lotman ha coniato il termine semisfera, una metafora mutuata dalle scienze della vita che

immagina una rete di rapporti di interazione fra tutti gli elementi dell’insieme (i testi) che

condividono lo stesso spazio semiotico.

In anni più recenti l’analisi del valore dell’intertestualità è divenuto un tema centrale della

riflessione filosofica postmodernista che nel processo autoriale un’incessante lavoro di riscrittura,

rifacimento di contaminazione dei testi.

Genette condotto una analisi della letteratura di secondo grado, cioè delle modalità attraverso le

quali un testo rinvia a un ipotesto secondo una gradazione che va dalla citazione esplicita, alla

parafrasi, alla ripresa dei singoli temi o espressioni, all’evocazione, fino a forme più complesse

come l’imitazione, la continuazione, rifacimento, la parodizzazione, alla falsificazione.

Ovviamente un testo può rimandare al suo ipotesto sena mai citarlo esplicitamente:

Ulisse di Joyce e Eneide di Virgilio non potrebbero essere stati concepiti senza l’Odissea di Omero;

le modalità di ripresa sono però diverse nei due casi (esempi paradigmatici di atteggiamento nei

confronti del modello):

Joyce ricava dal modello uno schema di azioni e di personaggi che traspone nella Dublino di

- inizio ‘900

Virgilio imita lo stile di Omero per narrare fatti e personaggi diversi.

-

NB: L’atto interpretativo in una prospettiva intertestuale passa dall’emittente al ricevente, essendo

possibile anche il caso di un riferimento on voluto. Dal punto di vista del ricevente l’intertestualità

presuppone un contratto fra autore e lettore che si attiva solo a patto che quest’ultimo riconosca le

tracce evidenti che lo guidano nel rapporto con possibili ipotesti.

Nella forma specifica del riuso i riferimenti intertestuali sono frequenti nella scrittura giornalistica,

con lo scopo di attirare il lettore (citazione letterale, riformulazione). Nei titoli le esigenze si

sinteticità favoriscono l’allusione a testi brevi, e la trasformazione dell’ipotesto prevede una gamma

ristretta di modalità:

Aggiunta o sostituzione di fonemi

- Sostituzione di uno o più elementi lessicali

- Ampliamento o accorciamento del testo base

-

Le stesse modalità sono alla base della deformazione panoramica a fini scherzosi di aforismi, frasi

celebri, titoli di opere (vedi Ennio Flaiano pag. 60; o Gino Patroni).

Nei messaggi pubblicitari l’intertestualità ricorre secondo modalità articolate: il senso del testo

deriva dall’interazione del codice linguistico con altri linguaggi l’indagine p di tipo intersemiotico.

Negli ultimi anni c’è il riuso di testi letterari fortemente evocativi; particolare fortuna i testi d’autore

nel settore automobilistico. 2 diverse modalità:

una canzone famosa accompagna le immagini dell’auto in movimento

- una citazione famosa di ambito letterario o filosofico si innesta nella narrazione .

-

Quadro 2.4: Gadda e Manzoni: un rapporto tormentato

Quadro 2.5: Testo e macrotesto

Macrotesto= una o più opere dello stesso autore che, pur dotate di parziale o totale autonomia, ai

fini dell’interpretazione costituiscono un insieme unitario.

Tipologie più comuni:

composizioni liriche concepite isolatamente, poi inserite in una raccolta unitaria

- composizioni liriche concepite autonomamente e poi inserite in composizioni prosastiche

- con funzione di illustrare la generi o commentare

Novelle concepite separatamente poi riunite in un disegno complessivo

- Dialoghi o racconti separato poi uniti in raccolta

- Lettere private poi selezionate e pubblicate secondo un criterio.

-

Dal punto di vista dell’interpretazione il significato va considerato alla luce dell’esistenza di un

macrotesto. Ogni testo mantiene la sua autonomia e coesione interna, ma acquista un significato

ulteriore in relazione alla sua collocazione nella raccolta, ai rapporti che può istituire con le altre

tessere.

Decameron struttura a tre livelli:

Cornice esterna

- Cornice interna

- Cento novelle

-

La contraffazione: parodia, imitazione, falsificazione

Parodia: analizzata anni ’70-’80. Secondo Bachtin alla base della parodia vi è un rovesciamento,

un’operazione di detronizzazione dell’eroe. Implica una strategia di abbassamento, caratterizza il

comico e il carnevalesco. Per Genette la parodia è una delle possibili manifestazioni della letteratura

di II grado.

Parodia= deriva da parà + ode, cioè simile al canto, quindi un componimento deformato. Da qui si

genera il genere letterario comico e caricaturale.

La parodia è basata sull’imitazione deformata e deformante delle caratteristiche formali di un

genere testuale o dello stile di un autore; dal punto di vista storico accade che la fioritura del genere

parodistico coincida con la crisi del corrispondente genere serio.

La parodia è soggetta a 3 condizioni:

Si deve riconoscere la presenza di un testo sottostante

- Si deve identificare il modello

- Si dev’essere in grado di misurare lo scarto cronologico, stilistico, culturale tra il testo e il

- modello.

Rustico Filippi, Francesco Berni, Franco Sacchetti (nomi di autori parodistici)

Episodio di rifacimento/disfacimento di generi letterari nella tradizione italiana è costituito dalla

parodia dei poemi epico cavallereschi, il poema eroicomico (La secchia rapita di Alessandro

Tassoni L’abbassamento riguarda il tema: il casus belli si svilisce passando dal rapimento della

bella Elena a quello di una più prosaica secchia).

Quel che cambia nel tempo è il canone degli autori: per identificare la parodia letteraria occorre un

lettore dotato di idonea memoria intertestuale da attivare al bisogno. Questa oggettiva limitazione

ha fatto si che nella cultura popolare degli ultimi anni abbiano avuto maggiore successo parodie

cinematografiche e musicali, che attincono a modelli presenti nel bagaglio enciclopedico medio del

pubblico.

In ambito musicale il rifacimento parodistico ha 3 modalità:

Si riprendono schemi ritmici e melodici per costruire brani originali (Elio e Zalone)

- Si mantiene il testo e in parte il motivo musicale ma si varia il modo di cantare (imitatori

- come Fiorello)

Si mantiene il motivo musicale e si interviene sul testo (Odio l’estate di Brino Martino,

- rivista da Checco Zalone).

La parodia mette in risalto i meccanismi costitutivi del modello, esso allora assume anche valenza

seria e didattica questo effetto collaterale è sottolineato da Umberto Eco (Diario minimo, 1975,

pezzi parodici raccolta).

Casi di falsificazione: rinvenimento di falsi avviene in Europa tra Sette e Ottocento. Il caso più

celebre sono i Canti di Ossian di Macpherson. I motivi sono beneficio personale, documenti di

appoggio a presunte verità storiche ecc. Un’altra motivazione è che la lingua del ‘300 era diventata,

dalla codificazione del ‘500, il punto di riferimento consolidato del bello scrivere. Inizio ‘800

questa tendenza fu rafforzata dal movimento purista. Come polemica antipurista si può leggere il

celebre falso il martirio de’ santi padri di Leopardi (vedi p. 69). La beffa fu scoperta ma Leopardi

ebbe la soddisfazione di riuscire a far cadere in trappola padre Cesari. Altro celebre caso è il

manoscritto secentesco contenente le vicende di Renzo e Lucia (spunto per una critica serrata del

vuoto stile secentesco).

Ipertestualità

Daniel Pennac decalogo dei diritti del lettore che comprendeva il diritto di non leggere se non se ha

voglia, quello di saltare le pagine, quello di spizzicare.

Il termine ipertesto coniato da Nelson nel 1965 si riferisce a qualsiasi insieme struttura di info e di

collegamenti tra esse realizzato su supporto digitale. Le caratteristiche costitutive dell’ipertesto

possono essere definite per contrasto rispetto al testo tradizionale: quel’ultimo è lineare e chiuso,

caratteristiche che si contrappongono alla multi linearità e all’apertura dell’ipertesto.

Diverse sono le modalità di fruizione:

Ipertesto collegato a altri testi che ne amplificano il contesto

- È concepito per una lettura multi sequenziale

- Non prevede un ordine di lettura prestabilito ma offre percorsi

-

Esistono ipertesi su supporto chiuso (CD DVD, link esplicitati dall’autore) o ipertesti in rete (con

link). In rete si possono lanciare link etero determinati, sia attivarli autonomamente.

Un passo ulteriore nello sviluppo dell’interattività è dato dalla possibilità che l’utente intervenga sul

testo per modificarlo. Il lettore entra in campo come soggetto potenzialmente attivo nel processo di

costruzione dell’ipertesto e ciò a due conseguenze:

si scardina la tradizionale separazione tra autore e lettore e con essa il principio dell’unicità

- della sacralità dell’autore

il testo della caratteristica di sistema chiuso, finito e immodificabile.

-

Un esempio a tutti noto di scrittura collaborativa è Wikipedia.

Anche il modo non digitale il lettore esperto in qualche modo un lettore ipertestuale, in grado di

prestare il proprio bagaglio di conoscenze gli opportuni link intertestuali utili per agganciare le

nuove conoscenze a quelle pregresse. Gli elementi di ipertestuale da sempre stati presenti anche nei

testi cartacei: no, rinvii, tabelle, dizionari, enciclopedie, un indice analitico. L’ipertesto rende solo

più agevoli alcuni approfondimenti e l’attivazione dei legami.

La questione posta dal confronto tra la fruizione del testo e quella dell’ipertesto la differenza tra

leggere o guardare un testo. Secondo l’ipotesi di Simone, nei due casi si attivano due diversi tipi

di intelligenza:

intelligenza sequenziale (leggere)

- intelligenza simultanea (guardare)

-

Queste due modalità sono da sempre integrate nella strutturazione delle conoscenza dell’essere

umano e occorre ricordare che il privilegiare l’una o l’altra può dipendere da caratteristiche

psicologiche individuali. Quello che però sembra caratterizzare la “media sfera”, è la prevalenza

della simultaneità sulla sequenzialità della frammentazione sulla continuità. Si verifica oggi il

passaggio dalla lettura su carta quella sul video. È azzardato pensare che i link di un supporto

digitale aprano la via a nuove modalità di conoscenze rispetto alla lettura sequenziale di un testo; è

forse più ragionevole pensare ad essi come uno strumento neutro. Tale strumento, se bene utilizzato,

rendere più agevole l’attivazione dei meccanismi intertestuali, aumentando la quantità di

collegamenti possibili rendendoli più semplici; se mai utilizzato espone il lettore digitale a rischio di

un’esposizione superficiale e passiva alle informazioni senza riuscire a tradurre in uno stabile

aumento delle conoscenze

3. IL TESTO COME UNITA’ GRAMMATICALE: LA COESIONE

La coesione

Ogni testo ha una rete di segnali di collegamento tra le parti detta coesione. Può avvenire a livello si

sintagma (accordo aggettivo-nome), a livello di frase semplice (accordo soggetto-verbo), o di frase

complessa (pronome le; gli ).

La coesione tiene unito un testo utilizzando tutte le risorse grammaticali: sfrutta i livelli

 della costruzione linguistica del testo: morfologico, lessicale, sintattico, interpuntivo.

NB: la coesione può andare in soccorso alla coerenza, ma da sola non ha l’autonomia necessaria per

far svolgere al testo il suo compito comunicativo.

Rinvio e riferimento

Per comunicare mettere in relazione il piano della realtà extralinguistica con quello del testo.

Perché avvenga i partecipanti allo scambio comunicativo devono condividere un codice, cioè un

sistema di segni. Gli attori dello scambio comunicativo condividono dei referenti che sono entità

indefinite e dormiente (ne conosciamo il senso ma nella memoria lungo termine); per far entrare un

referente nell’universo del testo occorre:

che sia stato preliminarmente definito (far capire se si sta parlare del generale o del

- particolare matita/cavallo…) definizione

Che il referente sia attivato nella coscienza del destinatario, ossia cessi di essere dormiente e

- passi dalla memoria a lungo termine a una a breve.  attivazione

Con queste due operazioni un referente extratestuale diviene disponibile come referente testuale

e costituisce il punto di partenza per successivi rinvii es: il mio gatto è molto affettuoso. Quando lo

chiamo, Chicco viene sul divano per farsi accarezzare.

Coreferenti= tutti gli elementi di un testo che si riferiscono allo stesso referente testuale.

Riferimento= legame semantico che si instaura tra un elemento del testo e un referente (lo è un

riferimento indiretto al referente extralinguistico; Chicco è un riferimento diretto)

Rinvio= ogni relazione di rimando tra due elementi di uno stesso testo o tra un elemento del testo e

uno del contesto (lo e Chicco)

Sinonimia contestuale= valida solo in alcuni contesti, dipendente dal possesso di conoscenze

particolari (solo chi conosce l’emittente sa che il suo gatto si chiama Chicco)

Sinonimia assoluta=valida in qualsiasi contesto; può dipende da:

Conoscenze enciclopediche (Ho visitato Salisburgo l’estate scorsa. La città natale di

- Mozart è molto interessante.)

Conoscenze lessicali (l’automobile ha urtato contro l’albero. Il conducente aveva perso il

- controllo dell’autovettura).

I sostituti nominali a differenza di quelli pronominali rimandano alla stessa entità extralinguistica.

NB: il rapporto tra pronome e forma sostitutiva è solo referenziale, quello tra nome e forma è sia

semantico sia referenziale.

Il rinvio può essere orientato verso sinistra o verso destra:

Rinvio anaforico referente testuale già citato (Il mio gatto viene sul divano per farsi

- accarezzare quando lo chiamo)

Rinvio cataforico referente testuale non ancora citato (Quando lo chiamo, il mio gatto

- viene sul divano a farsi accarezzare)

Altri tipi di rinvio:

Rinvio deittico non interpretabile all’interno del testo, deve essere contestualizzato nella

- realtà extralinguistica. Tipico della conversazione orale (Sono meravigliose, dove le hai

comprate?)

Nella conversazione i confini tra anafora e deissi sono sfumati. Può succedere che uno o più rinvii

anaforici si innestino su un precedente rinvio deittico (Dove le hai comprate? – in un negozio in

centro – ti spiace se le misuro?). oppure che sia indubbio la natura del rinvio: una ellissi del

soggetto può riferirsi ad un oggetto già menzionato (anafora) o può essere invece deittico (Ti sarà

costata una fortuna – è stata un’occasione).

Il referente testuale a cui rimanda una forma sostituente può essere definito antecedente o punto

d’attacco. Per i rinvii cataforici e deittici si parlerà di punto d’attacco extratestuale.

Rinvii Endoforici= rinvii intratestuali

Rinvii Esoforici= rinvii extratestuali

Co-testo= testo precedente o seguente un determinato costituente

Contesto= circostanze situazionali i cui si verifica la comunicazione

Quadro 3.1: il sintagma e la sua struttura interna: testa e modificatori

Unità intermedia tra parola e frase è il sintagma= gruppo di parole legate tra loro più di quanto lo

siano con altre parole della frase. P. 81

Analisi dei costituentiLa frase è scomponibile a un primo livello in sintagma nominale (SN) e in un

sintagma verbale (SV) che a loro volta ne possono contenere altri.

Quando un sintagma è fatto di più parole si può individuare la sua struttura interna:

Testa= parola che assegna la categoria al sintagma, unico elemento obbligatorio

- Modificatori= completano, determinano, circoscrivono il significato della testa

-

Anafora

2 modalità di gestione anaforica:

Ripetizione: replica totale o parziale del punto d’attacco

- Sostituzione: sostituisce il punto d’attacco. Categoria morfologica in tal senso sno i

- pronomi; ma anche altre parole possono svolgere una funzione sostituente analoga a quella

dei pronomi, e vengono dette pro-forme (= termini dal significato generale che possono

essere utilizzati come se fossero pronomi. Es: Marco va a correre. La cosa non mi stupisce;

Marco va a correre, Andrea lo fa ogni tanto; Marco ha comprato un pallone, Andrea ne

vorrebbe uno simile; Andrea è stanco, Marco no)

Il costituente oggetto di ripresa anaforica può essere:

Un sintagma nominale

 Un sintagma verbale

 Un sintagma aggettivale

 Un sintagma preposizionale

 Una preposizione

Solo quando l’anafora ha funzione di soggetto è possibile realizzare rinvii privi di corpo fonico si

tratta di Anafora zero:

Il mio gatto ha sempre fame. Quando sente il rumore della scatola dei croccantini, … viene in

cucina per … mangiarli

…viene in cucina: ellissi del soggetto la morfologia del verso fornisce info sul recupero del

soggetto, ha quindi funzione anaforica

Per… mangiarli omissione del soggetto necessaria perché subordinata implicit. Qui il verbo non

fornisce info sul recupero del soggetto, ma non si ha dubbi sull’interpretazione

Distinzione tra:

Sostituzione pronominale: include ellissi del soggetto e anafore. Sono intrinsecamente

- anaforici perché svolgono una funzione di ripresa in qualsiasi contesto.

Sostituzione lessicale: avviene per mezzo di sinonimi, iperonimi (nomi signif. Generale),

- perifrasi sinonimiche (vedi es. pag. 84). Capitano anche iponomi (significato particolare),

ma non sempre le soluzioni sono accettabili. Sono occasionalmente anaforici perché

svolgono funzione di ripresa solo in alcuni contesti

Sostituzione pronominale e sostituzione lessicale non sono alternative intercambiabili in tutti i

contesti. Dove c’è ambiguità, si tende a usare il sostituto lessicale (es pag. 85).

La sostituzione lessicale consente sia di riprendere un referente testuale, sia di aggiungere a esso

tratti denotativi e connotativi per cui il rapporto che si instaura tra anafora e antecedente non è di

semplice riattualizzazione, ma anche di arricchimento semantico e pragmatico. La sostituzione

lessicale consente una ridistribuzione del carico informativo fra punto d’attacco e forma di ripresa:

nel testo espositivo per esempio si sfrutta questa possibilit per arricchire denotativamente il

referente (Andrea Camilleri sarà ospite in una trasmissione stasera. Lo scrittore siciliano

presenterà…).

Anafora valutativa L’arricchimento può essere anche connotativo ( […] Il grande scrittore

siciliano; il controverso, il giallista…). Può riguardare anche i pronomi dimostrativi (mi ha

chiamato Enrico, per piacere lo chiami tu che io questo non lo sopporto?)

Fra i sostituti lessicali rientrano gli incapsulatori anaforici= forme nominali che nello sviluppo

tematico del discorso inglobano sinteticamente porzioni più o meno estese del testo precedente.

Come i sostituti lessicali, anche gli incapsulatori possono essere denotativi (Gli investigatori stanno

procedente all’analisi della scena del crimine. L’operazione durerà una settimana) o valutativi

( Quando si aspetta un bambino, dopo un periodo di segretezza, arriva il momento di dare la lieta

notizia alla famiglia).

I referenti degli incapsulatori non sono individuali, ma sono costituiti da entità di ordine superiore

come stati di cose, eventi, processi. Non vi è dunque un rapporto di completa identità referenziale

tra incapsulatore e il segmento di testo cui si riferisce e che quest’ultimo non è nettamente

delimitato nel testo, ma deve essere ricostruito dal destinatario sulla base delle istruzioni fornite

dall’emittente (vedi es pag. 87 un’ampia porzione di testo viene riassunta da una semplice

sostituzione lessicale). L’incapsulatore è come un sottotitolo che interpreta un paragrafo precedente

e funge al tempo stesso da punto di partenza per quello nuovo.

Quadro 3.2: Solidarietà fra parole: le collocazioni come strumento di coesione

Tra le risorse che assicurano coesione di un testo vanno ricordate le collocazioni. Sono sequenze di

parole che tendono a presentarsi in combinazione tra loro, escludendo combinazioni simili (vino

rosso, caffè macchiato…). In molti casi queste restrizioni che il sistema impone al parlante non

sono motivate, e sono un punto critico per gli apprendenti di una lingua.

2 tipi: Collocazioni lessicali: interessano 2 parole semanticamente piene (verbo+ nome battere un

- record; verbo + avverbio scusarsi umilmente; nome + aggettivo pioggia battente)

Collocazioni grammaticali: riguardano l’associazione tra una parola semanticamente piena e

- una grammaticale (verbo + preposizione innamorarsi di; aggettivo + preposizione idoneo

a).

Nella produzione-ricezione l’esistenza di questi vincoli determina un sistema di attese nel ricevente;

questa possibilità è al servizio dell’anafora:

Luigi ha vinto il concorso, era stato ammesso un anno fa

Luigi ha vinto il concorso, era stato bandito un anno fa

Ci aspetteremmo che il coreferente sia Luigi, come nella prima frase; ma nella seconda il

coreferente è concorso ed è possibile grazie al verbo “bandire” che insieme a “concorso” costituisce

una collocazione.

Forme particolari di rinvio anaforico

Rapporto anaforico in assenza di coreferenza: L’uomo che ha dato il suo stipensio alla

1. moglie è più saggio dell’uomo che lo ha dato all’amante il pronome lo non è coreferente

perché abbiamo a che fare con due uomini e due stipendi diversi.

In altri casi la discontinuità referenziale è evidenziata da una discontinuità formale Mio

fratello è un economista, ma ultimamente non sopporto sentirli parlare)

Componenti di parole semanticamente complesse o espressioni fisse (isole anaforiche):

2. è possibile un rinvio anaforico ad esse nel loro complesso, ma non verso uno dei

componenti. Alle volte è però possibile attivare rinvii verso solo uno dei componenti,

violando le regole delle isole anaforiche. La violazione può interessare il componente di una

parola derivata (Il tuo amico chitarrista ne ha comprata una) o composta (Ha lavorato per

anni come capotreno, perciò si arrabbia molto quando ø arrivano in ritardo).

Rinvio anaforico possibile anche quando interrompe una unità sintagmatica: nei

3. confronti di un sintagma complesso (Ho parlato col maestro di sci e mi ha consigliato di

noleggiarli) o di uno degli elementi di un’espressione idiomatica (Ha abbaiato alla luna

finchè non ha avuto il coraggio di guardarla). Questi rinvii presuppongono un’attività di

scomposizione dell’unità complessa, e sono accettabili solo se il destinatario coglie

l’autonomia semantica dei componenti (altri es p. 91)

Non può esistere identità referenziale quando il pronome fa riferimento a qualcosa di cui si è appena

negata l’esistenza. Anafore del genere danno luogo a paradossi (Non avere un pensiero e saperlo

esprimere: è questo che da di una persona un giornalista).

Rinvii anaforici metalinguistici: Anafora che fa riferimento non al significato

4. dell’antecedente ma alla sua forma linguistica o al valore del segno linguistico (Durante il

viaggio ho visto un lemure. Che cosa hai visto? Me lo puoi sillabare?/ Negli anni ’70 facevo

trekking, ma non sapevo ancora come dirlo).

Quando il sostituente pronominale si riferisce a un’intera proposizione occorre distinguere

tra il caso in cui l’anafora riprende il contenuto referenziale delle proposizioni quelli in cui è

inserito il contenuto proposizionale (lo stato di cose) Il divano è cambiato: ricordatevi di

scoprirlo lo si riferisce al divano (referenziale) e al fatto che il divano è cambiato

(proposizionale)

Anafore associative: non sono coreferenti con l’antecedente. La loro particolarità consiste

5. nel fatto che il punto di attacco non è introdotto in modo esplicito, ma è indirettamente

generato per contiguità semantica da un altro referente presente nel co-testo (Ho lasciato la

macchina parcheggiata sotto casa. La mattina dopo la fiancata era strisciata). La

possibilità di effettuare tali associazioni dipende dall’attivazione di cornici e altri schemi

interpretativi globali del testo. Se il co-testo è sufficientemente chiaro, marginalmente

possibile realizzare le anafora anche per mezzo di un pronome di un soggetto zero (vedi

esempio pag. 92). Esistono dei limiti entro i quali possiamo sfruttare la capacità del

destinatario di ricostruire la coerenza: ho lasciato la macchina parcheggiata sotto casa. La

mattina dopo il telefono era stato rubato interpretabile solo che il destinatario sia a

conoscenza del fatto che nella era stato lasciato il telefono.

Quandro 3.3: Rinvii anaforici difficili nel Decameron

Anafora e pronomi non personali

I dimostrativi presentano una notevole duttilità negli impieghi anaforici e sono usati per riprese

selettive quando si vuole evidenziare uno dei componenti di un sintagma complesso (Falsi invalidi,

una vergogna che grava su quelli veri). Con estensione del valore deittico di vicinanza/lontananza i

dimostrativi questo/quello sono usati in correlazione per gestire rinvii di antecedenti distinti (vedi

es. p. 96)

Gli indefiniti sono riferiti a sintagmi complessi, presentano la proprietà di poter rimandare a tutto il

sintagma o solo a due parti: (Ho due cravatte. Ne vuoi una/te ne serve qualcuna/ non ne ho portata

nessuna).

I possessivi più che sostituire sottintendono il nome (Carla ha preso la macchina perché Marco

aveva prestato la sua al fratello).

I pronomi relativi tendono a seguire immediatamente l’antecedente e di norma non è possibile

separarli per mezzo di altri costituenti (L’amico che ho incontrato in palestra * L’amico in

palestra che ho incontrato). Il relativo non si riferisce mai ad un antecedente distante.

Ripetizione e sostituzione tra linguistica e retorica

La ripetizione, se consapevolmente ricercata, è basilare per la costruzione retorica. Caratteristica

della liturgia cattolica (litanie) ma anche di fiabe, stornelli, filastrocche, scongiure, formule

magiche, ritornelli nella canzone leggera. Nella comicità la ripetizione insistita diventa tormentone.

Ripetizione combinata alla variazione è fondamentale anche per la musica, l’architettura e le arti

figurative.

Per Jackobson la ripetizione di suoni, schemi e strutture costituisce un principio organizzatore del

significante e del significato di ogni testo che attivi la funzione poetica (che comprende poesia ma

anche filastrocche, slogan, proverbi). La ricorrenza di schemi fonetici o intonativi (rima e ritmo per

esempio) non solo arricchisce di suggestioni il testo, ma contribuisce a strutturarne il significato).

Quintiliano institutio oratoria: la ripetizione possiede forza, ma anche grazia; tuttavia occorre

evitare le ripetizioni nude e crude, quelle insomma non retoricamente motivate

Funzione linguistica, stilistica della ripetizione e sostituzione anaforica nel testo scritto e orale

(ripetizione monologica)

Funzione stilistica: Una tradizione ripetitiva si trova nelle opere antiche e medievali, sacre e

profane (Genesi, Nuovo Testamento…) Degli schemi retorici iterativi fanno parte l’elenco, il

catalogo, l’enumerazione.

Le diverse figure di ripetizione fanno riferimento a 2 schemi fondamentali:

Ripetizione formale= ripresa di elementi linguistici identici, replicati tali e quali o con

- variazioni nella forma.

La variante di base della ripetizione formale consiste nel ripetere due o più volte un termine

per amplificarne il significato (In verità, in verità vi dico).

L’aggiunta di un determinante serve a qualificare ulteriormente l’elemtno ripetuto (E

quando il casso, grave carro di Giove).

Gli elementi ripetuti possono essere contigui o distanti. Nel caso della ripetizione a distanza

si hanno diverse figure retoriche:

Anafora retorica= ripetizione di una o più parole a inizio di un verso o di un

 segmento testuale

Epifora= ripetizione di una o più parole a fine di un verso o di un segmento

 testuale

Una variante della ripetizione formale è il poliptoto= ripetizione di un lessema lasciando

invariato il morfema lessivale e variando quello grammaticale (vincere, e vinceremo!).

Ripetizione strutturale= accumulo di elementi diversi aventi la medesima funzione

- grammaticale.

La figura base è l’accumulazione cioè l’enumerazione di più elementi che svolgono la

stessa funzione sintattica secondo un criterio di successione ordinato o caotico (Marco ha

comprato zucchine, carote, pollo, pane…). Spesso le accumulazione d’autore sono elenchi

solo apparentemente caotici: spetta al lettore individuare il criterio unificante. Quando

l’accumulazione realizza un crescendo semantico o espressivo abbiamo a che fare con un

climax (es, p. 102).

Nel valutare la presenza delle ripetizioni e delle sostituzioni in un testo dobbiamo fare i conti con

l’eredità di una tradizione classica e medievale orientata verso la ripetizione e la formularità,

sovrapposta nei secoli moderni a un’altrettanto robusta tradizione che ha privilegiato la ricerca della

variatio. Oggi ci si concentra troppo sulla caccia alle ripetizioni, trascurando la struttura testale.

Funzione linguistica della ripetizione: con generi scientifici siamo abituati alla ripetizione, sia per

la necessità di chiarezza, sia per la mancanza di sinonimi. Con altri generi testuali come espositivi o

narrativi attiviamo una soglia di sensibilità maggiore nei confronti delle ripetizioni, soprattutto

quando sono a breve distanza e facilmente sostituibili.

Se ci spostiamo dai testi scritti a quelli orali, notiamo che un’alta frequenza di ripetizioni

caratterizza il parlato spontaneo. (es. p. 104-105)

Ripetizione dialogica svolge una pluralità di funzioni: coesione, accordo/disaccordo tra

interlocutori, commenti metalinguistici, negoziare significati. La ripetizione è spesso usata

cooperativamente per far progredire la conversazione; chi ascolta ripetendo un termine mostra

condivisione delle conoscenze.

Per gestire dubbi metalinguistici si può ricorrere all’eterocorrezione che è una forma di ripetizione

parziale. Essa ricorre nei dialoghi con persone non madrelingua:

A: un fiammifero con cui ha… ha…

B: acceso

A. Acceso. Un fiammifero con cui ha acceso il fuoco.

Schema per la manifestazione del disaccordo è la ripetizione di un termine e dalla sua

riformulazione (Entusiasmante? Inguardabile vuoi dire!); vale anche la riformulazione ironica.

L’espressione del disaccordo può essere affidata anche alla prosodia e alla comunicazione non

verbale (vedi es teatro pag. 108).

Ripetizione associata a una risemantizzazione del termine è evidente in Hemingway in cui il

termine fortuna cambia di valore (es. 108).

Catafora

Il punto d’attacco va ricercato nel co-testo successivo, quindi il sostituto precede il referente

testuale. Il rinvio cataforico comporta per un intervallo più o meno lungo la sospensione

dell’interpretazione del testo.

L’anafora è un procedimento non marcato e universale di gestione di coesione del testo

- La catafora è un procedimento marcato utilizzato in particolari contesti per attirare

- l’attenzione dell’interlocutore e ottenere effetti stilistici di attesa/ sorpresa.

Da questa differenza fondamentale derivano alcune limitazioni nell’uso della catafora: risorse

utilizzabili, , collocazione testuale (inizio testo), distanza lineare punto d’attacco e referente)

Risorse linguistiche utilizzabili: i sostituti pronominali sono più adatti di quelli lessicali e

- che questi hanno maggiore autonomia semantica rispetto al referente.

NB: nei rinvii cataforici il grado di autonomia semantica del sostituto è inversamente

proporzionale all’effetto sorpresa generato.

Catafora con sostituti lessicali sull’effetto sorpresa prevale l’eigenza di suddivisione del

carico informativo tra punto d’attacco e forma ripresa; per tale scopo funzionano bene nomi

generici e incapsulatori. (La notizia è ormai ufficiale: il premier ha rassegnato le

dimissioni)

Uno schema tipico è menzione di un nome seguita da altre info sul personaggio (Aiuti alla

Grecia? Schauble fa il sudoku. Il destino della Grecia…., il ministro delle Finanze Angela

Merkel si dilettava a giocare a sudoku sul suo iPad)

Quando la prima menzione è connotativa, si ha una catafora valutativa ( Er pelliccia , torna a

ca: “Ho perso la testa”. Fabrizio Filippi, il ragazzo in tutti i quotidiani..)

L’effetto attesa per mezzo di catafora è usato in letteratura, in particolare negli esordi (vedi

incipit L’Illusione di De Roberto p. 110); stessa strategia negli articoli o testi informativi di

carattere divulgativo. Tuttavia, mentre in un testo letterario conoscere il nome del referente

non ci dice ancora molto su di lui (siamo nella finzione), in un articolo il punto d’attacco

non è del tutto ignoto perché gli elementi del paratesto contribuiscono a esplicitarne in parte

la sua individuazione.

Possono inoltre essere usati cataforicamente i dimostrativi questo, quello, ciò. (questo può

essere usato in sequenza) Di questo voglio parlarti: sono stanco del tuo comportamento./

Ellissi

L’ellissi consiste nella soppressione di una parola o di un costituente che rimangono sottintesi.

NB: Non si può parlare di ellissi per gli elementi circostanziali, ma solo per quelli nucleari, per la

loro non obbligatorietà nella frase.

Si distingue tra:

Ellissi grammaticale: quando il buco informativo (gap) riguarda un elemento della struttura

- della frase (soggetto o verbo). Il ricevente percepisce una lacuna, ma non ha problemi nel

colmarla (Canto una canzone/ Andrea gioca a tennis, Marco a calcio)

Ellissi retorica: ha un impiego letterario, si ha quando l’autore lascia al lettore il compito di

- ricostruire il senso complessivo. Spesso in poesia si assiste all’eclissi totale del tema.

Nell’analisi retorica si individuano figure di parola per soppressione che rientrano a vario

titolo nel dominio dell’ellissi.

Altra distinzione:

Ellissi co-testuale: omissione di un termine recuperabile perché precedentemente

- menzionato.

“Dove sei andato?””Al cinema”  ellissi co-testuale, di tipo anaforico (elemento per il

recupero precede quello omesso)

Non so voi, ma io bevo Aperol  ellissi co-testuale, di tipo cataforico (elemento per il

recupero segue quello omesso)

Ellissi contestuale: il recupero è affidato alla conoscenza di elementi di contesto

- Mario ha regalato ad Anna un anello, Lia ha comprato una cravatta per Alto, e tu? 

ricostruibile diversamente il motivo dei regali, in base alle conoscenze contestuali

NB: la capacità del destinatario di attivare schemi di comprensione globale del testo rende

possibile l’omissione quando l’elemento sottinteso è attivato attraverso anafore associative.

In questo senso l’ellissi svolge un importante ruolo coesivo.

Ellissi al servizio della satira: Le primarie sono una grande risorsa democratica. Però si fa prima

con una lametta o con i barbiturici.  interpretazione figurata del “suicidio” come suicidio politico,

attraverso i termini lametta e barbiturici.

I procedimenti ellittici interessano chi affronti l’analisi linguistica in prospettiva testuale: l’ellissi

grammatica è una delle modalità di realizzazione di coesione; l’ellissi retorica ha a che fare con

lì’interpretazione e la capacità del destinatario di attribuire continuità di senso al testo.

Ellissi del soggetto

In Italiano il pronome soggetto è facoltativa; quando il sogg è atteso l’elissi prevale

sull’espressione; quando il soggetto è identico alla proposizione precedente, l’ellissi è quasi

obbligatoria.

3 contesti di questo tipo in cui il vincolo anaforico impone di interpretare il soggetto zero della

seconda proposizione come coreferente con quello della prima:

Dopo coordinata Marco mangia una pizza e ø beve una birra

- Nella successione reggente + subordinata Marco ordina una pizza perché ø ha fame

- Nella successione subordinata + reggente Marco se ordina la pizza ø non riesce a fare a

- meno della birra

In simili contesti inserire un soggetto pronominale, indirizza l’ascoltatore verso un’interpretazione

non coreferenziale col soggetto della frase  Marco mangia una pizza e lui [= un altro] beve la

birra.

Altre volte invece inserire il sogg pronominale aiuta a marcare il contrasto Marco mangia una

pizza perché lui ha fame, Carlo invece beve solo una birra).

Ellissi di un altro costituente

Di norma non è possibile l’ellissi dell’oggetto. La coordinazione tra due frasi però rende possibile il

recupero. Nel caso di un verbo composto bisogna cancellare il gruppo ausiliare + oggetto “Ha

letto l’ultimo libro di Saviano?” “ L’ho letto ø e anche regalato”.

Sono possibili costruzioni prive di complemento oggetto (costruzioni assolute) in verbi transitivi

che indicano capacità o attitudine (Marco legge spesso; Andrea mangia in continuazione). In altri

casi l’omissibilità dell’oggetto dipende dalla possibilità del suo recupero contestuale (Ho appena

finito di caricare ø, quando volete si parte).

Ellissi del verbo: caratterizza le frasi nominali. Viene omessa solitamente la copula che, essendo

aumenti della benzina!)

L’ellissi del verbo è usata in strutture sintattiche coordinate, perché queste rendono possibile il

recupero del sottinteso (Ho accettato l’incarico, ma non ø il compenso).

Se i due membri della coordinazioe non sono omologhi, per esempio quando sono coinvolte

espressini idiomatiche o il verso sottinteso ha un’accezione diversa, l’ellissi ci appare soluzione

forte e retoricamente ricercata (Il virtuoso mette la palla in centro e ø la lingua fuori/ Sorride di se

stesso e ø di imbarazzo).

Ellissi del verbo è possibile anche in alcuni tipi di subordinata (interrogative indirette; relative; nelle

comparative es pag. 117)

L’elemento sottinteso può essere una copia esatta del precedente o avere aggiustamenti (Dopo la

festa i bambini saranno felici e voi ø distrutti).

Ellissi dell’intero sintagma verbale si ha con le congiunzioni come anche pure  Marco ha studiato

il tedesco a Berlino e io anche.

4. LA CERNIERA FRA TESTO E CONTESTO: LA DEISSI

Deissi

Con la deissi si verifica un rinvio dal testo alla realtà extralinguistica (punto di attacco non nel testo,

ma nella situazione reale).

Esistono espressioni intrinsecamente deittiche, la cui interpretazione è legata alla conoscenza del

contesto comunicativo  ø Vi illustrerò ora i dati del grafico che ø vedere qui in basso

1 2 2

In questa frase i riferimenti personali al parlante e agli ascoltatori, quelli spaziali (qui) e quelli

temporali (ora) hanno un significato in sé fluttuante fino al momento in cui avviene un ancoraggio

al contesto. Solo allora il destinatario capisce chi dice io, a chi si rivolge e decodifica

contestualmente il qui e ora.

Su questa proprietà si basa l’effetto di quei cartelli che capita di leggere nei bar o in altri negozi

“Oggi non si fa credito a nessuno” in cui l’avverbio deittico oggi equivale a sempre.

Io, qui, ora sono i tre parametri fondamentali del riferimento deittico e costituiscono il campo

indicale, cioè definiscono le coordinate spazio-temporali del campo in cui si realizza la

comunicazione. Ogni campo indicale si definisce ulteriormente attraverso l’origo cioè il punto di

osservazione del parlante. Con l’origo si definisce il qui e ora, cosa è vicino e cosa è lontano nello

spazio e nel tempo.

Nella conversazione il campo indicale rimane costante, ma l’origo muta col mutare del

 parlante e di conseguenza si intrecciano tanti campi indicali parzialmente coincidenti, ma

diversamente orientati, quanti sono coloro che prendono parte alla conversazione.

Se il contesto è inglobato nel co-testo per mezzo di opportune precisazioni, il rinvio deittico può

diventare co-testuale. (Alle cinque il prof di Lettere in aula 5 disse agli allievi: “ Vi illustrerò ora i

dati del grafico che vedere nello schermo alle mie spalle, in basso a destra”) l’enunciato è de-

contestualizzato, cioè reso autonomo per quanto riguarda l’interpretazione.

Nelle frasi

Per andare in ufficio devi girare a sinistra dopo il semaforo;

Tornerò a trovarti giovedì

L’interpretazione dipende dal contesto, ma notiamo una differenza: le espressioni possono in altri

contesti essere usate non deitticamente. Quindi:

Deissi inerente: quella realizzata mediante espressioni come io, tu, qui, ora, per cui la sua

- interpretazione è sempre necessaria la conoscenza del contesto situazionale

Deissi non inerente: affidata a espressioni cui la natura deittica è limitata solo ad alcuni

- contesti

Deissi fantasmatica: particolare tipo di deissi, in cui il locutore chiama il destinatario a

- trasferirsi idealmente in un campo indicale diverso da quello dell’enunciazione (“Quando

arrivo a casa, dove trovo il controller della play?” “Apri il mobile sotto la TV e te lo ritrovi

subito qui a destra”).

Deissi personale

(tripartita, I II III singolare)

La realizzano le espressioni che servono a identificare i partecipanti allo scambio comunicativo. In

italiano questa funzione è svolta dai pronomi personali (Allora io passo a ritirare la torta e tu fai la

spesa? “è meglio se passi tu a fare la spesa: ø sono stanco” altri es pag. 121).

I pronomi di prima e seconda persona non sono interpretabili senza il riferimento a un’origo. Essi

hanno riferimento esclusivamente deittico. Tale caratteristica dipende anche dalla loro

intercambiabilità: dal momento che i ruoli di parlante e ascoltatore nel dialogo si inversono, col

cambiare dell’origo cambia anche il referente dei pronomi io e tu.

I pronomi di terza persona possono avere valore sia deittico che anaforico. Sono individuabili in

base al contesto (valore deittico) quando indicano una persona diversa dal parlante e

dall’ascoltatore; hanno valore anaforico quando il referente è espresso nel co-testo (“Dove ø mi

consigli di mangiare?” “Parla con Marco, lui è l’esperto”).

I pronomi di prima e seconda pers plurali: noi può essere inclusivo (Guardiamo insieme la

diapositiva) o esclusivo ( Noi = io eAndrea~ ci occupiano dei dolci, tu pensi al vino?).

Deissi spaziale

(bipartita, indica luogo o posizione di un referente )

Funziona secondo uno schema bipartito che individua un luogo o la posizione di un referente in

relazione alla vicinanza o alla lontananza dal parlante. Fanno eccezione i verbi andare venire nei

quali svolge un ruolo anche la posizione dell’ascoltatore.

Realizzano deissi spaziale:

Avverbi qui, qua, lì, là. Qui/li luogo puntuale; qua/là luogo generico.

- Dimostrativi  questo quello. Il loro significato deittico è sovrapponibile alle coppie qui/qua

- lì/là: questo indica vicinanza al parlante, quello lontananza, MA mentre gli avverbi servono

a definire un luogo, i dimostrativi danno info sulla collocazione di un referente nello spazio

in relazione alla posizione del parlande (Vedi questo/ quel libro?)

Verbi  andare/ venire. Cambia la direzione del movimento. Questi verbi inglobano nel loro

- significato una componente deittica. Le condizioni che regolano l’alternanza sono

complesse, e variano in relazione al tempo verbale (Vado a casa. Mi telefoni tra mezz’ora?/

Vai a casa? Mi telefoni quando arrivi?)

Deissi temporale

(bipartita, lontananza o vicinanza dal ME)

È affidata a:

Avverbi e espressioni avverbiali ora, allora, fa, fra due giorni

- Aggettivi prossimo, scorso, futuro, passato

- Dimostrativi questo, quello. Questo indica unità di tempo in corso (Questa settimana);

- oppure riferimento alle stagioni, si parla della passata o della futura prossima (Quest’estate

andrò/sono andato)

Tempi verbali

-

Il punto di riferimento per definire le relazioni deittiche è il momento dell’enunciazione (=ME)

cioè il momento in cui avviene lo scambio comunicativo:

Ora= indica coincidenza col ME; può essere coincidenza vera e propria, prossimità, o

- collocazione in un intervallo che include il ME

Allora= individua un momento, o intervalli di tempo, caratterizzato da lontananza (anteriore

- o posteriore) al ME.

Quando l’intervallo di riferimento è calcolato a partire dal ME si usano le espressioni “x tempo fa”

e “tra x tempo”. Qando tale intervallava calcolato non a partire da ME, ma da un altro momento

ricavabile dal co-testo si usano prima/dopo. Questi ultimi sono anche usati per collocare un evento

senza specificare la distanza temporale (Dovevi pensarci prima!).

Scorso, passato, prossimo, venturo indicano unità di tempo adiacenti a quella in corso, sono

aggettivi inerentemente deittici perchè non definibili senza il ME.

Deissi e tempo verbale

Le relazioni temporali sono affidate alla morfologia dei tempi verbali. Weirich distingue il tempo

fisico come misurabile, e il tempo grammaticale che dà info relazionali, specificano se un’azione è

avvenuta prima, durante o dopo un certo punto di riferimento. In questo quadro la deissi svolge un

ruolo fondamentale nell’ancorare un’azione a un punto preciso dell’asse temporale. Questo

ancoraggio può avvenire solo nel momento in cui il verbo è calato in un testo e, dunque, riferito a

un campo indicale-

Distinzione tra:

Tempi deittici (indicativo presente, passato prossimo, passato remoto, imperfetto, futuro

- semplice). Sono caratterizzati da un ancoraggio temporale semplice: per determinarlo è

sufficiente collocarli rispetto al ME Il momento dell’avvenimento (MA) può essere

coincidente, anteriore o posteriore a ME (Marco canta/ Marco ha cantato/ Marco canterà).

Tempi deittico-anaforici (trapassato remoto, futuro anteriore, condizionale composto):

- richiedono un ancoraggio temporale complesso. Compaiono sempre in relazione con un

tempo deittico e insieme ad opportune determinazioni di tempo (prima, dopo, già ancora)

costituiscono il momento di riferimento (MR) che serve a precisare la collocazione

dell’avvenimento espresso dal tempo deittico (MA).

Dopo che fui rientrato a casa (=MR), squillò (=MA) il telefono MR-MA-ME

Quando inizierà il film (=MA) sarà già rientrato (=MR) a casa  ME- MR-MA

NB: in questi casi ME deve essere integrato col riferimento a un altro punto del testo, cioè

con un riferimento anaforico: questi tempi hanno bisogno di ancoraggio contestuale e

ancoraggio co-testuale per questo sono detti deittico-anaforici

Quadro 4.1: l’uso dei tempi passati nella narrazione


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cecc.ila

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in italianistica, culture letterarie europee, scienze linguistiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecc.ila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e cultura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Viale Matteo.

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