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Premessa

Quando la lingua si presenta come lingua straniera, essa diventa un sistema di comunicazione, un codice che permette di codificare e decodificare messaggi e regole, la cui conoscenza rende possibile formulare e comprendere un numero indeterminato di frasi. Un'altra caratteristica è il carattere unitario della lingua. Infatti, apprendere una lingua straniera significa apprendere un sistema unitario di comunicazione, mentre il fine e lo scopo dell'apprendimento è poter comunicare secondo questo codice.

Possiamo pertanto individuare due elementi che entrano in gioco nel processo linguistico: il sistema di forme normativamente identiche della lingua unitaria e l'individuo che parla quella lingua. L'unità di base del processo comunicativo linguistico è invece la frase. L'apprendimento della lingua straniera è in genere ostacolato da una visione generale che si ha di essa in quanto lingua straniera. Un altro ostacolo è invece determinato dal fatto che si tende a ridurre lo studio della conoscenza della lingua straniera alla funzione comunicativa.

Un aspetto importante che caratterizza il nostro modo di orientare l'apprendimento dell'Italiano come lingua straniera è che non è possibile separare lo studio della lingua dallo studio della sua letteratura, dal momento che lo studio delle enunciazioni, dei discorsi e dei testi in cui la lingua si inscrive è agevolato proprio dalla loro raffigurazione letteraria. Da parte sua, invece, la letteratura permette di cogliere lo spessore dialogico della lingua sia sul piano sintattico che sul piano semantico.

Parte i - enunciazione e testo nell'insegnamento linguistico

Cap. 1 - Segno, interpretante, enunciazione

Capire un'enunciazione non significa capire una frase. Infatti, la frase è qualcosa di astratto ed isolato, inoltre non appartiene e non si rivolge a nessuno, mentre capire un'enunciazione significa comprendere il senso e rispondere ad esso. Affinché una frase sia capita, devono esserci degli interpretanti di identificazione; l'enunciazione richiede invece interpretanti di identificazione rispondente.

Affinché ci sia un segno, è necessario che qualcosa abbia significato. Per esempio l'impermeabile bagnato di una persona che in casa diventa segno se gli si attribuisce il significato "fuori piove". Allo stesso modo, le tracce, gli indizi e i sintomi diventano tutti segni se vengono interpretati come altre cose. Lo stesso vale anche per i segni verbali. Ad esempio, una parola ha significato e quindi è un segno verbale se può essere interpretata come qualcos'altro, cioè se si ricerca un'altra parola, una frase, una definizione o un disegno che possa spiegarne il significato. Questo qualcos'altro corrisponde a un altro segno, in quanto per essere interpretante deve avere significato, pertanto deve esserci un altro segno che ne esprima il significato.

Il significato del segno viene quindi espresso sempre da un altro segno. Quest'ultimo segno, a sua volta, è tale se c'è un altro segno che lo interpreta e così via. A questo proposito, possiamo distinguere l'interpretato, ovvero l'oggetto che riceve il significato, e l'interpretante, ovvero colui che conferisce significato. I segni che tra loro sono interpretanti costituiscono un percorso interpretativo in cui ciascuno di questi segni può essere interpretato o interpretante in altri percorsi interpretativi. Possiamo perciò definire significato come uno dei percorsi interpretativi che legano un interpretato a una serie potenzialmente infinita di interpretanti.

Il segnale, invece, è un interpretato-interpretante che si situa all'interno di un unico percorso interpretativo. Per esempio, il rosso nel codice dei semafori è un segnale perché sottintende un unico percorso interpretativo che ha come interpretante la fonia o scrittura "alt" oppure il vigile con le braccia aperte in posizione frontale ecc. I segni verbali e non verbali sono legati tra di loro come i nodi e punti di una grande rete. Nello specifico, partendo da un punto si può scegliere tra vari percorsi già tracciati e individuare nuovi collegamenti.

Fanno parte di questa rete i segni verbali fonetici e grafici, ma anche qualsiasi oggetto materiale e qualsiasi immagine mentale. Quindi tutti gli oggetti materiali possono diventare segni. Di conseguenza ogni nostro pensiero o comportamento, sia intenzionale che inintenzionale, avviene all'interno della rete dei segni. Allo stesso modo, possono diventare segni anche comportamenti naturali come respirare o digerire (per esempio, il respiro affannato che diventa segno di aver corso o sintomo patologico).

Il significato di un segno non si può circoscrivere all'interno di un certo tipo di segni né all'interno di un determinato sistema di segni, come la lingua naturale o un codice convenzionale, ma, ogni volta che qualcosa ha significato, non esistono segni che possono essere esclusi dal percorso interpretativo in cui si colloca questo qualcosa. Possiamo quindi dire che il significato è un fatto semiotico, dal momento che coinvolge tutti i tipi di segno: di conseguenza, anche se possiamo distinguere fra segni verbali e non verbali, non ci sono significati verbali e significati non verbali, perché il significato non sta dentro al segno interpretato, bensì all'interno della rete di segni.

Possiamo individuare un rapporto di tipo segnaletico fra interpretante e interpretato nel segno verbale, ma non solo al livello dei fonemi e dei grafemi. Infatti lo possiamo trovare anche nella identificazione di un'espressione che riguarda il suo valore semantico e nella identificazione di un determinato costrutto sintattico. Possiamo distinguere due tipi di interpretante: l'interpretante di identificazione e l'interpretante di comprensione rispondente.

  • L'interpretante di identificazione è relativo al segnale e può essere:
    • L'interpretante che permette di riconoscere un segnale verbale al livello dei fonemi e dei grafemi.
    • L'interpretante che individua la conformazione morfologica e sintattica del segno.
    • L'interpretante che individua il valore semantico del segno.
  • L'interpretante di comprensione rispondente, invece, è l'interpretante che interpreta il segno. Per esempio nell’enunciato “in questa stanza fa troppo caldo", l'interpretante di comprensione rispondente è qualsiasi atteggiamento e comportamento di risposta a questa enunciazione: ad esempio, far finta di niente e ignorare l'interpretato, proporgli di uscire, aprire la finestra, ripetere l'enunciazione per esprimere consenso ecc.

Durante le prime fasi di apprendimento di una lingua straniera è inevitabile ricorrere continuamente alla lingua materna, infatti è proprio attraverso i segni di quest'ultima lingua che riusciamo a decifrare i segni della lingua straniera, così come a esprimerci attraverso la traduzione dalla lingua primaria. Man mano che perfezioniamo la nostra conoscenza della lingua straniera, invece, la mediazione della lingua materna diventa sempre più superflua fino a non essere più richiesta.

Il segno contiene inoltre anche il fattore della segnalità e il fattore ad esso collegato, ovvero il fattore dell'auto identità. La comprensione di un segno non significa solamente riconoscere gli elementi che si ripetono sempre uguali a se stessi, dal momento che il segno è caratterizzato anche dalla duttilità semantica ed ideologica, che fanno sì che il segno possa adattarsi a contesti nuovi e diversi. Pertanto sia la segnalità che l'auto identità vengono superate dalle caratteristiche specifiche del segno, vale a dire la variabilità, l'ambivalenza e la plurivocità.

Più specificamente possiamo intendere il segno come unità dialettica di auto identità e di alterità. Ciò significa che il significato del segno consiste in un qualcosa in più che si aggiunge agli elementi che lo rendono riconoscibile. Con il termine semiosi ci riferiamo al processo in cui qualcosa funziona come segno. Ogni segno, infatti, è tale se è in relazione con un percorso interpretativo, per il quale esso ha significato.

Il fatto che il segno si trovi sempre all'interno di insiemi di percorsi interpretativi costituisce la materialità semiotica del segno, ovvero la possibilità dei segni di entrare in più percorsi interpretativi. A questo proposito possiamo individuare la relazione tra significante e spostamento. Il significante è il residuo semiotico del segno che non viene interpretato ed è di più rispetto a un determinato significato; lo spostamento, invece, è il margine più o meno ampio di distanziamento del significante rispetto al percorso interpretativo.

A questo proposito possiamo distinguere segni che hanno poco margine di spostamento come per esempio i segni propri di un ruolo professionale e che hanno un preciso obiettivo, come fornire un comando, un'informazione ecc., e segni che invece hanno una maggiore capacità di spostamento perché fanno parte di determinate pratiche espressive che si caratterizzano per l'autonomia e l'alterità del significante, come per esempio i testi letterari. Allo stesso modo distinguiamo la significazione e la significanza. La significazione è il modo di essere dei segni che hanno un livello minimo di spostamento, mentre la significanza è il modo di essere dei segni il cui spostamento del significante è maggiore.

Ogni enunciazione si divide in due parti: l'enunciato, relativo all'interpretante di comprensione rispondente e la frase, relativa all'interpretante di identificazione. L'enunciato di enunciazione consiste nel livello superiore del significato dell'enunciazione, mentre la frase è il livello inferiore, astratto, del significato dell'enunciazione. Possiamo intendere il testo come l'intreccio di interpretanti verbali e non verbali in cui vive l'enunciazione. Possiamo inoltre distinguere un testo verbale, che contiene solo enunciazioni, e un testo verbale e non verbale, all'interno del quale intervengono comportamenti leggibili come segni e interpretanti non verbali.

Il contesto, invece, è tutto ciò che sta attorno al testo e dove si trovano gli interpretanti e interpretati del testo. Esso permette di individuare altri percorsi interpretativi e nuovi interpretanti. Un testo, però, non ha necessariamente i suoi interpretanti e interpretati nelle immediate vicinanze, infatti questi ultimi possono provenire anche da un settore lontano della rete dei segni. In questo caso si parla di intertestualità. Ciò che invece è momentaneamente fuori dalla rete dei segni è extratestuale rispetto al testo.

L'identificazione, ovvero lo studio della frase, l'allenamento alla sua identificazione, l'analisi della sua costruzione ecc. sono necessarie ma non sufficienti alla comprensione dell'enunciazione. Pertanto, affinché un'enunciazione possa essere compresa, l'identificazione e la comprensione devono costituire un tutt'uno. In particolare l'identificazione viene prima rispetto alla comprensione. Infatti se non ho capito esattamente cos'è stato pronunciato o cosa è stato scritto, non posso comprenderne il significato. L'identificazione, però, è preliminare solo in senso astratto. Nella realtà, infatti, l'identificazione non precede la comprensione ma avviene di pari passo con quest'ultima.

L'identificazione linguistica avviene sulla base di determinate aspettative che dipendono dalla comprensione. Essa avviene quindi all'interno di complessi processi cognitivi che determinano la capacità di indovinare e realizzare inferenze di tipo abduttivo e non solo di tipo induttivo e deduttivo. Come esempio possiamo prendere l'enunciazione orale "Prenderemo il treno delle tre". Affinché questa enunciazione possa essere compresa, è necessaria prima di tutto la sua identificazione, cioè il suo riconoscimento.

L'identificazione consiste quindi nella identificazione della fonia, nel riconoscimento del suono ascoltato che viene interpretato come la tale fonia di lingua italiana. Questa seconda fonia che svolge il ruolo di interpretante della prima, dal momento che la identifica, è il risultato di un processo di astrazione nei confronti di tutto ciò che non è pertinente: ad esempio, non è pertinente che la fonia sia prodotta dalla voce di un uomo o di una donna, che sia pronunciata a voce alta o a voce bassa, sia detta lentamente o velocemente.

Infatti, nel momento in cui una stessa enunciazione viene ripetuta da un altro parlante, tra la prima fonia pronunciata da una donna e la seconda detta da un uomo, c'è identità solo per astrazione da tutta una serie di differenze. In base a questa astrazione da tutto ciò che non è pertinente, si realizza l'interpretante d'identificazione della fonia, ovvero l'interpretante di identificazione fonologico. La fonia pronunciata da una donna, a bassa voce e velocemente, e la stessa fonia che invece viene pronunciata da un uomo, a voce alta e lentamente, possono essere interpretanti d'identificazione l'una dell'altra solo se sono ricondotte alla stessa astrazione comune.

La stessa cosa avviene anche nell'enunciazione scritta. Anche in questo caso, infatti, entra in gioco un processo di astrazione, in base al quale si realizza un interpretante d'identificazione grafemico, che permette di identificare l'enunciazione "Prenderemo il treno delle tre" scritta in grassetto con la stessa enunciazione scritta però in maiuscolo o in corsivo. L'identificazione della fonia avviene nel processo della comprensione dell'enunciazione, che dipende dalla identificazione; quest'ultima, a sua volta, può dipendere anche dalla comprensione: infatti, se capisco "treno" e non "treno", è perché la comprensione complessiva dell'intera enunciazione esclude la seconda possibilità; se invece capisco "perderemo" al posto di "prenderemo", ciò è dato dal fatto che il contesto dell'enunciazione suggerisce anche questa interpretazione.

L'identificazione fonologica avviene quindi in rapporto alla comprensione dell'enunciazione, cioè avviene in rapporto al testo dell'enunciazione e in rapporto al suo contesto. Lo stesso vale anche per l'interpretazione dell'enunciazione scritta. L'interpretazione in funzione dell'identificazione dell'enunciazione riguarda non solo l'aspetto fonemico e grafemico, ma anche l'aspetto sintattico e semantico. L'enunciazione "Prenderemo il treno delle tre" presenta inoltre la stessa composizione logico-sintattica di altre enunciazioni come "Vedremo lo spettacolo delle nove", "Leggeremo il giornale di venerdì".

Anche in questo caso si realizza un processo di astrazione, in quanto ciò che accomuna le tre enunciazioni e le rende interpretanti l'una dell'altra è la somiglianza della struttura e del funzionamento logico-sintattico. Quindi anche in questo caso si propone un'ipotesi di interpretazione sintattica e la si verifica in base al contesto dell'enunciazione. A questo proposito bisogna dire che una enunciazione generalmente è meno ambigua sintatticamente rispetto a una frase isolata.

Per esempio l'enunciazione "Quel cane di Paolo non si fa più vedere", come enunciazione ha un solo interpretante logico-sintattico, riconducibile al contesto di riferimento; tuttavia, presa come frase isolata, dà luogo a due possibili interpretanti: "Paolo è un cane che non si fa più vedere" oppure "Paolo ha un cane che non si fa più vedere". Tornando all'enunciazione "Prenderemo il treno delle tre", l'identificazione del valore semantico della frase è data da interpretanti come "Il treno che parte alle tre sarà preso da noi", "Viaggeremo sul treno che parte alle 3:00", ecc. In tutti questi casi abbiamo a che fare con l'interpretante di identificazione del valore semantico dell'enunciazione.

Dagli esempi precedentemente illustrati si può vedere come una frase, contrariamente da quanto sostenuto dalla grammatica generativo-trasformazionale di Chomsky, non è generata, cioè identificata da strutture sottostanti. Inoltre non è necessario ricorrere a strutture profonde che specifichino le strutture superficiali. Pertanto l'interpretante è un interpretante di identificazione che può esplicitare il suo ruolo spostando la frase e spostandosi sul piano dell'enunciato, specificando la frase nell'ambito dell'enunciazione.

Gli interpretanti di identificazione provengono dall'esperienza comunicativa e dal parlare altrui. A mano a mano che comincia ad acquisire padronanza della lingua, il parlante precisa l'interpretante d'identificazione sia in base all'interpretazione del parlare altrui, sia in base al soddisfacimento dei propri intenti comunicativi. Pertanto l'interpretante d'identificazione è il risultato di processi di astrazione necessari all'intesa comunicativa. Questo processo di astrazione che permette di identificare i segni verbali non si differenza da quello che permette l'identificazione di tutte le cose come segno.

Infatti, se non ci fossero processi di astrazione nei confronti degli oggetti, delle situazioni, degli stati psicologici ecc., che diventano in tal modo segni, non si potrebbero utilizzare i segni verbali per significare ed esprimere cose. Ad esempio, l'enunciazione "Questo è un quaderno", non presuppone solamente processi di astrazione sul piano linguistico, ma anche processi di astrazione nei confronti dell'oggetto che viene identificato come quaderno, cioè è reso interpretato dalla parola quaderno e...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Ponzio Augusto.
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