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La negazione in prospettiva semantico-pragmatica

Le dinamiche dello scope

M.C. Gatti

Capitolo 1: "Facultas loquendi e facultas negandi"

Per affrontare adeguatamente il complesso fenomeno della negazione dobbiamo anzitutto mettere a fuoco alcune rilevanti distinzioni adottando in corrispondenza anche una serie di precisazioni terminologiche, indispensabili per superare riduzioni ed aporie.

Che cosa si fa quando si nega

Dal giudizio al rifiuto. Quando neghiamo non facciamo sempre la medesima cosa. Una parte senza dubbio considerevole del nostro negare è quella che mette capo a un giudizio, come presa di posizione rispetto alla verità o falsità di un certo stato di cose o porsi come affermazione di diversità non in opposizione a un giudizio, ma per caratterizzare una situazione. In questo secondo caso si dice infatti che l’oggetto in questione è di un colore diverso dal rosso.

Far coincidere non con è falso che comporta una confusione di piani fra linguistico e metalinguistico. Se “Luigi non mangia” è un’asserzione relativa ad un frammento di mondo, “È falso che Luigi mangi” è un’asserzione su un'asserzione e si pone su un livello diverso. La negazione di una proposizione e l’asserzione metalinguistica che una proposizione è falsa non si situano sullo stesso piano.

Dal negare come giudizio si distanzia nettamente il negare come rifiuto (non accetto scuse, non è il caso, non ti prometto di venire). Qui l’espressione negativa assume altra natura, non più giudizio su un frammento di mondo, ma atto che avviene attraverso il dire. Abbiamo a che fare con un performativo. La natura performativa trova un riscontro nella struttura morfologica. Il rifiuto, come del resto ogni atto linguistico in quanto tale, si sottrae ad una valutazione di natura verocondizionale. In quanto azioni che accadono attraverso il dire, gli atti linguistici andranno valutati piuttosto in se alla loro maggiore o minore riuscita o felicità, che ultimamente altro non è se non la rispondenza alle attese, soprattutto a quelle profonde e magari inconsapevoli, degli interlocutori coinvolti nell’interazione comunicativa.

B: ADA a come rifiuti aspetti di pragmatica interculturale

Consideriamo un semplice scambio di battute dialogiche come “Vieni in piscina? Sono raffreddato”. Qui l’interlocutore B, asserendo che è raffreddato, declina l'invito di A. Egli compie un atto illocutorio primario di rifiuto della proposta attraverso un atto illocutorio secondario. Spetterà al destinatario inferire l'illocuzione primaria a partire da quella letterale. Se la cortesia è la motivazione principale che induce all’uso di atti linguistici indiretti, non possiamo non ricordare il loro forte radicamento nella cultura. È ben nota in proposito l’estrema ritrosia della cultura giapponese nei confronti del rifiuto, che si rispecchia anche nel sistema linguistico. Al no preferisce il silenzio, in omaggio a un principio di armonia che permea a diversi livelli tutta quella cultura.

In sede di riflessione teorica non sono mancati i tentativi di ricondurre ogni negazione al rifiuto di asserire. Enunciati negativi come “He is not poor” verrebbero in tal caso messi sullo stesso piano di “I deny that he is poor”. Di fronte a tale identificazione, non ci si può non chiedere asserire che non, ad esempio che qualcuno non è povero, equivalga realmente a rifiutare di asserire che qualcuno è povero. Si cancellerebbe così una differenza semanticamente non irrilevante, quella fra asserzione di un contenuto proporzionale negativo da un lato e rifiuto di asserzione di un enunciato affermativo dall’altro. Si tratta di due atti linguistici distinti.

Identificare la negazione tout court con l'atto illocutivo di rifiuto di asserzione non tiene conto, come rileva Frege, dei contesti non assertivi in cui essa può comparire, come nella protasi di un periodo ipotetico (Se non piove, vado in montagna).

Una curiosa asimmetria: a proposito di da e net

Se è vero che sembra essere comune la cosa di cui si parla, è anche vero che ciascuno di noi ne parla a modo suo a seconda dell’appartenenza a una determinata comunità linguistica. Ciascuna lingua incarna una rappresentazione del mondo, un punto di vista sulla realtà.

Anche quando assentiamo o dissentiamo non è sempre identico il punto di vista da cui pariamo. Si consideri ad esempio l’affermazione “there is no table in the room”. A seconda dell’assenza o presenza dell’oggetto in questione nella stanza, il parlante inglese confermerà con un “no, there isn’t” oppure obbietterà con un “yes, there is”. Vale la stessa cosa per i parlanti francesi e italiani. In tutti e tre i casi il parlante proferendo si o no si riferisce alla cosa, assumendo come punto di vista la realtà oggettuale. Non così il parlante russo, che dirà “net, est” se l’oggetto è presente o “da, ne est” se l’oggetto è assente. Con net e da egli non prende immediatamente posizione rispetto alla realtà, ma si riferisce all'asserzione relativa all’assenza del tavolo nella stanza, rifiutandola o accettandola in base alla presenza o all’effettiva assenza dell'oggetto.

Der Geist der stets verneint

Ovviamente si può mentire sia affermando sia negando, ma in ambedue i casi, in profondità, abbiamo una sorta di negazione: un dire no alla realtà. La possibilità di mentire sembra essere uno dei tratti salienti che distinguono l’uomo dall’animale.

Nella consapevolezza dell’impossibilità di entrare in merito in questa sede al tema della menzogna, mi limito a segnalare un’identificazione provocatorio, avanzata in sede semiotica, del comportamento linguistico con la bugia quando il segno viene separato dal suo significato originario. Il comportamento linguistico inizia con la capacità di mentire. Quando la madre allatta il figlio, lo invita a succhiare producendo un suono con le labbra. All’udire del suono, il bimbo volgerà il capo verso di lei per iniziare a mangiare. Il suono così prodotto dalla madre è un segnale, orientato a produrre una reazione nel bimbo. Supponiamo che successivamente la madre, volendo attirare l’attenzione del figlio distratto, usi lo stesso suono per indurlo a guardarla. In questo caso il suono viene...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.possenti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Gatti Maria Cristina.
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