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La negazione in prospettiva semantico-pragmatica

Facultas loquendi e facultas negandi

Soltanto l’uomo propriamente parla, perché solo l’uomo è quel livello della realtà vivente in cui la facultas loquendi si dà come facultas negandi.

Che cosa si fa quando si nega

Dal giudizio al rifiuto

Quando neghiamo non facciamo sempre la stessa cosa: una parte del nostro negare è legata a un giudizio, come presa di posizione rispetto alla verità o alla falsità di un certo stato di cose. Un giudizio verocondizionale (Non piove opposto a Piove). Oppure porsi come affermazione di diversità, (questa rosa non è rossa) per caratterizzare una situazione.

La frequente identificazione della negazione con la nozione di falsità è indebita, un’applicazione meccanica data dal fatto che ‘non è vero che…’ è una negazione. Far coincidere le due cose comporta una confusione fra i piani linguistico e metalinguistico. Luigi non mangia è un’asserzione relativa a un pezzo di mondo, se affermo che questa è falsa, faccio un’asserzione su un’altra asserzione, ponendomi su un diverso livello (il piano della falsità e della negazione non sono mai lo stesso).

Si ha anche il negare come rifiuto (Non vengo, non ti prometto…), in cui non è più un giudizio, ma un atto performativo che avviene attraverso il dire. La natura performante è sottolineata dal presente indicativo alla prima persona singolare del verbo. Se non fosse così descriverei soltanto il rifiuto (Egli non promette, non avevo promesso). Il rifiuto come ogni altro atto linguistico, si sottrae alla valutazione verocondizionale (non è debito chiedermi rispetto al rifiuto se è vero o falso).

NB: Bada a come rifiuti (Vieni in piscina? Sono raffreddato) l’interlocutore B declina l’invito di A attraverso un atto illocutorio secondario. Spetterà ad A inferire l’illocuzione primaria. La cortesia è la motivazione primaria che spinge a questa decisione. Soprattutto nella cultura giapponese in cui ad un rifiuto si preferisce il silenzio. Inoltre sintatticamente in giapponese la negazione è un suffisso del verbo e il parlante può aggiungerla all’ultimo momento in base alla reazione del destinatario.

Si è tentato spesso di ricondurre la negazione ad un rifiuto di asserire: he is not poor messo sullo stesso piano di I deny that he is poor. Ma se ‘asserire che non’ significasse ‘rifiutare di asserire che’, si cancellerebbe la differenza fra asserzione di un concetto affermativo e affermazione di un concetto negativo. Anche perché spesso è un atto informativo ‘l’acqua non è blu, è verde’.

Una curiosa asimmetria: a proposito di da e net

Ciascuno di noi parla in modo diverso rispetto alla comunità a cui appartiene, perché ciascuna lingua incarna una prospettiva sulla realtà. Anche quando dissentiamo.

  • ‘There is no table in the room’.
  • No, there isn’t (non c’è!)
  • Yes, there is! (c’è!)
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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