Linguistica generale
Introduzione
Maria Cristina Gatti
Università Cattolica del Sacro Cuore
Tratto da appunti presi in classe (con gli esempi fatti in classe), dalle slide della professoressa e dagli appunti, con integrazione dai libri: La Comunicazione Verbale – Rigotti, Cigada; Dispensa storica; La Negazione in prospettiva semantico-pragmatica – Maria Cristina Gatti (con capitolo a scelta 5).
La comunicazione verbale
Dono/compito, materia/segno
Communicatio – deriva dal latino "cum" assieme a, "munus" compito/dono. L’unione di compito e dono perché un oggetto prezioso richiede cure. Il bene nella comunicazione è il senso di ciò che viene detto. La parola responsabilità ha la stessa radice di "risposta". La responsabilità è affidata a chi riceve un bene, come la risposta è affidata a colui cui è posta una domanda. Communicatio = mettere in comune un bene materiale o una proposta, da cui Comunicare è mettere in comune un bene non di tipo materiale, ma segni che producono un senso. Comunicazione = mettere in comune, donare, un bene immateriale, di tipo munus, cioè cui si accompagna una responsabilità. (La correlazione fra beni materiali e beni immateriali nell’antichità era rappresentata dal dio Mercurio, dio dello scambio di beni materiali (commercio) e dei segni e della loro interpretazione (da Ermes, Ermeneutica).
Comunità/comunicazione
La comunicazione rende possibile la vita umana. Comunità = Saussure = massa parlante della stessa lingua (definizione astratta) Hymes = fa riferimento a comunità linguistiche concrete ma il processo è comunque un codice più che una pratica, un codice di interazione, legato a uno strutturalismo, anche se nel codice vengono comprese anche strutture non linguistiche. Oggi si mette al centro il testo, come interazione comunicativa fra persone. La comunità linguistica è l’insieme di coloro che comunicano usando una lingua storico-naturale, non più l’insieme delle persone che parlano la stessa lingua.
Comunicazione/cultura
La cultura è l’insieme delle informazioni non genetiche che passano di generazione in generazione e con la cultura, una comunità interpreta e comunica l’esperienza. La cultura rappresenta anche i principi fondamentali che indicano l’appartenenza di un individuo ad una comunità. La comunicazione vive di scambi interculturali:
- Lo scambio di beni è tanto maggiore quanto maggiore è la differenza fra coloro che interagiscono.
- Tuttavia, se c’è poco condiviso, common ground, è possibile non capirsi.
In altre parole: solo se ci conosciamo possiamo comunicare, ma la comunicazione implica novità quindi differenza culturale fra gli agenti.
Comunicazione e società civile
Il compito della comunicazione è fare comunità, creare consenso. Ma non solo deve essere efficace, cioè deve avere consenso, è anche importante la qualità del consenso, che non deve essere un consenso irragionevole. Non bisogna creare una irragionevolezza condivisa. C’è una differenza fra comunicatore e comunicazionista:
- Comunicatore è colui che sa trascinare dalla sua parte i cittadini, un presentatore, qualcuno che sa spiegare in modo efficace, che sa usare l’eloquenza. Un buon comunicatore conosce la competenza comunicativa e gli viene naturale, senza pensarci troppo su (come guidare).
- Comunicazionista è colui che ha una consapevolezza degli strumenti della comunicazione e sa come usarli affinché la comunicazione sia efficace. Deve conoscere:
- Aspetti fondamentali: come funziona la lingua.
- Aspetti contestuali: i settori specifici della comunicazione umana.
Un comunicazionista conosce ragioni ed effetti della comunicazione e sa come intervenire nel momento in cui la comunicazione si inceppa. Se si ricerca solo l’efficacia nella comunicazione, la democrazia è a rischio, gli antichi filosofi greci infatti cercavano efficacia e ragionevolezza (corpus dottrinae classico di Aristotele, Socrate, Platone, con le prime teorie della comunicazione). Si nota una differenza di concepire la comunicazione fra antico e moderno:
- Per gli antichi la comunicazione di un messaggio era un dono che non impoveriva mai il mittente, invece ora ci sembra come in molti contesti, dopo aver comunicato il messaggio splende meno. Come se il messaggio fosse una sorta di merce che funziona con le leggi del commercio (libera concorrenza).
- I nuovi media creano una nuova agorà, che distoglie dalle reali relazioni interpersonali.
Comunicazione e consenso
La comunicazione deve creare consenso e efficienza. Inoltre, la comunicazione deve creare buon consenso e ragionevolezza.
Approccio moltidisciplinare alla comunicazione verbale
- Scienze che analizzano l’organizzazione interna dei messaggi (semiotica, logica, linguistica)
- Scienze che studiano i soggetti e le comunità coinvolte (sociologia, psicologia)
- Scienze che mettono a tema le sfere di interesse della comunicazione (economia, politica)
- Scienze che analizzano le diverse organizzazioni in cui avviene la comunicazione (economia aziendale, marketing)
- Scienze che studiano le tecnologie della comunicazione (telefono, internet)
La comunicazione verbale è lo studio della correlazione delle strutture del messaggio verbale o del testo con funzione comunicativa.
Verso un modello della comunicazione verbale
Si cerca un modello di comunicazione. La comunicazione è una parte fondamentale della vita umana fondata sull’incontro di azioni.
Primi modelli
Saussure: circuit de la parole. Gli interlocutori producono segni immateriali e interpretano quelli prodotti dagli altri in base alla propria conoscenza della lingua. Bühler: la lingua come strumento per comunicare, Bühler incentra l’attenzione sull’analisi funzionale del segno, lo colloca all’interno di un triplice rapporto che coinvolge il livello oggettuale, il mittente e il ricevente, e il segno si lega a ciascuno di questi tre livelli con una relazione specifica:
- Per l’emittente il segno è un sintomo, espressione che ha funzione di segnale, appello.
- Per il ricevente il segno è un simbolo, rappresentazione.
- Per l’oggetto il segno è un segnale che ha funzione di rappresentazione.
Shannon studia la comunicazione in ambito matematico e informatico, riduce la comunicazione alla trasmissione di informazione e definisce le limitazioni alla comunicazione in termini di disturbi del canale (rumore). La capacità di un canale è definita come quantità massima di scambio informativo tra sorgente e ricevitore in base al calcolo delle probabilità. La trasmissione priva di errori è possibile solo se la quantità di informazione comunicata è minore della capacità del canale. Jakobson sviluppa la concezione della lingua, perché si comunica con un fine preciso: per esprimere qualcosa, raccontare o descrivere. Jakobson mette a fuoco sei fattori fondamentali della comunicazione, cui corrispondono sei funzioni testuali:
- Mittente = emotiva
- Contesto = referenziale
- Messaggio = poetica
- Contatto = fatica
- Codice = metalinguistica
- Destinatario = conativa
Perché la funzione dominante di un testo dipende dall’orientamento prevalente del messaggio verso uno dei fattori costitutivi.
La prospettiva pragmatica
Austin: la teoria degli atti linguistici. In alcuni casi, il fatto stesso di pronunciare una certa espressione produce un cambiamento nella situazione reale. Per esempio in "Lei è licenziato!" la situazione degli interlocutori prima e dopo il proferimento è diversa. La stessa cosa quando si fa una promessa. Questi usi sono chiamati da Austin performativi. Ogni uso del linguaggio è performativo nella misura in cui provoca un cambiamento nella realtà, da qui il termine speech acts. La teoria degli atti linguistici distingue 3 diverse azioni compiute nella formulazione di un discorso:
- Atto locutivo: l’atto stesso di parlare.
- Atto illocutivo: l’azione che il parlante intende compiere attraverso il suo atto.
- Atto perlocutivo: l’atto linguistico è un’azione che provoca un certo effetto nel destinatario.
Grice sviluppa un modello basato sul principio di cooperazione secondo cui ogni intervento nel discorso deve rispondere a una serie di requisiti, massime, per essere comunicativamente adeguato. Quando le massime vengono disattese, i parlanti recuperano il senso grazie a procedimenti inferenziali. Sperber e Wilson elaborano una Teoria della Pertinenza, con cui gli autori sottolineano l’importanza del contesto per interpretare il messaggio verbale. Del contesto fanno parte anche i parlanti stessi, con le loro conoscenze che ciascuno predispone che l’altro abbia. Questi elementi guidano i processi inferenziali che costituiscono la componente fondamentale del processo comunicativo, (processo inferenziale = La formulazione di inferenze consiste quindi nella capacità di formulare deduzioni traendo informazioni da un oggetto reale) portano il destinatario a inferire un unico senso che è esattamente quello inteso dal mittente.
L'atto comunicativo come evento
L’atto comunicativo è un evento, un evento è una qualsiasi cosa che ci accade. Quando un evento comunicativo si compie, esso produce un cambiamento nel destinatario e questo cambiamento è il "senso" della avvenuta comunicazione. Il fatto di parlare di un evento comunicativo sottolinea che il messaggio arriva come sollecitazione a lasciarsi coinvolgere. Il coinvolgimento del destinatario, il suo cambiamento, rappresentano un momento del senso, ma ciò non toglie che il messaggio abbia già senso proprio in quanto testo.
Uno scambio di segni che produce senso
C’è la classe particolare degli eventi comunicativi, intesi come eventi che i soggetti producono per comunicare un messaggio portatore di un senso (la proprietà dei messaggi di produrre un senso è studiata dalla semiotica e dalla linguistica). La nozione di senso: la parola senso ha una forte polisemia (senso unico, cinque sensi, non ha senso). Cosa significa "non ha senso"? Se una persona dice "mio figlio non guida: è sposato", questa affermazione non ha senso. Infatti c’è un collegamento fra senso e ragionevolezza, perciò un fatto ha senso solo quando ha un rapporto con la ragione.
Ma quando parliamo di non-senso intendiamo anche quella tipologia testuale che si realizza nel teatro dell’assurdo. In quest’ultimo caso, però, sarebbe meglio parlare di un livello del senso che viene infranto per attingere ad un livello più profondo del messaggio. Invece, quando sono i linguisti a inventare non-sensi ad hoc, questi non sono reali, non sono contestualizzati e quindi non possono sostenere un livello più profondo di significato. Può un non-senso essere l’ultimo livello in una situazione reale? Il suo vero messaggio? No: nemmeno per i messaggi di soggetti psicopatici, perché anche questi ultimi possono essere interpretati da un terapeuta. Perciò l’uomo è un animale che ha inevitabilmente senso. (per esempio, nel teatro dell’assurdo il testo è tutt’altro che insensato e negli esempi artificiali dei linguisti, il non-senso si dà solo come esito metalinguistico e non come realtà comunicativa.
Molto utile, la distinzione fra notizia e informazione. Se uno sconosciuto mi si avvicina e mi dice "mio cugino è farmacista", questa comunicazione mi dà un’informazione, che però non ha senso perché a me non interessa. Un’informazione per essere notizia, deve essere pertinente per il destinatario, deve riguardarlo.
Comunicare è agire
La comunicazione presuppone la partecipazione di almeno due soggetti. Gli scenari possibili sono due:
- Se i due soggetti condividono lo scopo, si realizza l’attività di cooperazione.
- Se ognuno dei due agenti agisce perseguendo il proprio obiettivo, ma ricorre all’altro affidandosi a lui per la realizzazione di questo obiettivo, si parla di interazione.
L’interazione è rappresentata descrivendo i soggetti come attori capaci di iniziativa nella realtà, che hanno una conoscenza del mondo, ma anche in grado di pensare a desideri ed essere capaci di immaginare stati di cose per realizzarli. Il soggetto deve cioè disporre una serie di azioni orientate alla sua intenzione. In questa serie di azioni possono rientrare anche cooperazioni e interazioni con altri soggetti.
Per esempio, se volessi un caffè, predisporrei le seguenti azioni: entrare in un bar, ordinare un caffè, pagarlo e berlo. Si tratta di interazioni, perché diversi agenti partecipano all’evento, ciascuno realizzando obiettivi propri che però si integrano con gli obiettivi degli altri (pagare il caffè per poter berlo, farsi pagare il caffè per guadagnare). L’interazione non-comunicativa (lo scambio caffè-soldi) richiede necessariamente la mediazione di una interazione comunicativa.
Semiosi
Siamo abituati a distinguere gli eventi semiotici dagli altri eventi: Sabrina e Daniele stanno parlando in un autobus cercando di capirsi a vicenda nella confusione. Il loro discorso, il discorso delle altre persone ed il rumore del motore hanno la stessa natura fisica, la differenza è che i due ragazzi ascoltano l’uno le parole dell’altra non come un evento fisico qualunque, ma come un evento fisico prodotto esplicitamente per comunicare un significato (il rumore del motore non viene realizzato per significare qualcosa ai due ragazzi). La stessa cosa nel caso di un poster sul muro: lo sguardo che rivolgiamo al muro non è lo stesso che rivolgiamo alla locandina. Gli eventi semiotici sono reali e sono fisici, ma non si esauriscono in sé stessi: sono stimoli cui è associato un significato. Il segno è una realtà complessa che unisce inscindibilmente due diverse realtà: c’è qualcosa di fisico (percepibile con i sensi) che rimanda a qualcosa di non fisico, il valore linguistico.
Significante e significato
Per quanto riguarda il lato fisico dei segni: possono essere di tanti tipi quanti sono i nostri sensi, che li percepiscono. Nella situazione: "Ciao! Anche tu su quest autobus?" "Si, ho preso il primo autobus!" i suoni concretizzati le due volte in cui viene usato il termine autobus, sono due suoni materialmente differenti (com’è diverso l’inchiostro con cui sono scritti). La faccia del segno, quindi, non consiste tanto nella sua realizzazione materiale, quanto in un modello (pattern) di strategia di realizzazione che consente di riconoscere il segno, nonché di riprodurlo. Questo modello di realizzazione è anche detto manifestazione. Anche l’idea, il valore linguistico che viene associato a ciascuna strategia di manifestazione, costituisce una astrazione rispetto a tutte le molteplici e personali esperienze. Il mio concetto di "lavoro" può essere differente dal tuo. Si definisce semiosi il nesso che unisce intenzioni comunicative, sensi, a eventi fisici. Chiamiamo l’insieme di questi due elementi (sensi + eventi fisici) struttura intermedia. La strategia di manifestazione dei significati linguistici era stata chiamata da Saussure, significante, mentre il valore era detto significato.
NB: Semiosi e implicazione: un evento può avere senso perché può implicare per me qualcosa di particolare (oggi c’è il sole = non devo prendere l’ombrello), invece per esempio la penna implica che io la possa usare per scrivere. I segni, veicolano un significato in quanto sono "fatti apposta per" implicare un significato. Il rapporto fra l’evento ed il suo senso, in questo caso, si dice semiotico. Per esempio se dico: "in tedesco matita si dice Bleistift", matita e Bleistift hanno un rapporto semiotico con il significato che esse vincolano. La semiosi è il fenomeno per cui un evento è portatore di un contenuto/significato/senso perché, grazie ad una convenzione, quell’evento fisico è da me e dai miei interlocutori collegato ad un contenuto/significato/senso. "Gran bella voce! Peccato che il testo della canzone non sia granché". Questa osservazione fa riferimento a due aspetti dell’evento canzone. Valutato dapprima in quanto evento fisico, in secondo luogo in quanto evento semiotico. La segnaletica stradale, sono eventi semiotici. La semiotica considera i segni in generale, in tutte le possibili tipologie, mentre la linguistica si occupa di una classe particolare di segni: quelli verbali. Il segno è delimitato da una cornice, che sta ad indicare il confine fra un oggetto semiotico ed un oggetto non-semiotico, segnalando la differenza di sguardo con cui ci rivolgiamo all’uno e all’altro. La cornice indica un ambito di realtà in cui opera la semiosi: l’evento in essa contenuto è un evento semiotico che in quanto tale va interpretato, mentre tutti gli altri eventi rappresentano il mondo.
Il segno come institutum di una comunità: la convenzionalità
Saussure spiega la correlazione semiotica, facendo riferimento all’esempio di albero. Il significato del suono ["a l b e r o] è un concetto chiaro nella nostra mente. Non vi è nessuna connessione reale tra la strategia di manifestazione della lingua italiana.
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