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Riassunto esame Linguistica generale, docente Gatti, libro consigliato Dispensa e testi per il corso di: Linguistica Generale, M.C. Gatti

Sunto basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente "Dispensa di Linguistica Generale"
Riassunto per l'esame di Linguistica Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla prof.ssa Gatti: "Dispensa - Testi per il corso di: linguistica generale", M.C. Gatti.
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Esame di Linguistica generale docente Prof. M. Gatti

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ESTRATTO DOCUMENTO

La ricerca linguistica aveva raggiunto una notevole maturità scientifica già nell’antica India. Va ricordati il

grammatico Pānini che in una sua grammatica dedicata al sancrito, la lingua dei libri sacri in India, ha fornito

un’analisi di questa lingua veramente esauriente a diversi livelli: dal punto di vista fonetico, fonologico,

morfologico e lessicale (resta in ombra solo il livello sintattico). La parentela del sancrito con le altre lingue

europee (come le lingue germaniche, il latino e il greco), rese significativo il sancrito dal punto di vista della

ricostruzione di una protolingua dalla quale derivano tutte le lingue indoeuropee.

C’è un altro filone che avrà un’importanza fondamentale nello sviluppo della teoria della lingua, ed è il filone

greco-romano. Qui il pensiero linguistico si identifica profondamente con il pensiero filosofico e logico.

In una delle sue opere Platone indica le due categorie fondamentali del nome e del verbo come costitutive

dell’atto linguistico e contrappone due possibili spiegazioni del linguaggio: il linguaggio visto come una

convenzione e il linguaggio posto per natura.

Ad Aristotele dobbiamo una prima enumerazione delle parti del discorso: l’elemento, la sillaba, il nome, il verbo,

l’articolo, il caso, l’enunciato, l’elemento è inteso come “il suono non divisibile, ma non uno qualsiasi, bensì quello

3

dal quale nasce per sua natura un suono interpretabile .

Spetta però soprattutto agli stoici il merito di aver elaborato una teoria grammaticale completa.

Passando al Medioevo ricordiamo anzitutto la celebra opera di Dante, il De Vulgari Eloquentia. In questo trattato

si avverte l’esistenza di un problema storico della lingua e si fa riferimento a categorie sorprendentemente

“moderne”: si parla di una costructio congrua, cioè di una sequenza di elementi che si caratterizza per la sua

connessione e si analizza la natura del segno linguistico che viene visto in diretta corrispondenza con la natura

dell’uomo. L’uomo, che non è né bruto né angelo ha un che da comunicare, un pensiero, che però non può

comunicare direttamente perché è anche un essere corporeo e la conoscenza che ha della realtà può avvenire

solo attraverso il coro. Questa esigenza fa sé che il segno linguistico sia collocato su due versanti: da una parte il

segno avrà un aspetto materiale e dall’altra avrà, nel significato e nel contenuto, un aspetto spirituale. Viene colta

così, nella sua profondità essenziale, la struttura del segno.

Un altro aspetto del contributo del Medioevo alla linguistica sono le ricerche della cosiddetta tarda scolastica sulla

natura del linguaggio. Si tratta di ricerche che riguardano la sintassi e la semantica.

L’idea di fondo che sottostà a tutte queste ricerche è l’esistenza in tutte le lingue, per quanto diverse, di un’unica

struttura soggiacente connessa con un certo livello di razionalità, livello che spesso è mal riconoscibile in

superficie. La rinnovata attenzione a queste grammatiche non ha valore soltanto per la ricostruzione storica, ma

riporta in luce un contributo per molti aspetti tuttora attuale.

L’avvento dell’età romantica è di fondamentale importanza anche per il pensiero linguistico. Per la fase

precedente si può parlare di uno strutturalismo spontaneo, ossia di una attenzione al fatto, in particolare a quello

linguistico, per ricercarne la struttura, i tratti caratteristici ed essenziali. Questa attenzione nasce da

un’impostazione generale della conoscenza volta appunto alla scoperta delle essenze. In una seconda fase, legata

3 La definizione di fonema di Trubeckoj sostanzialmente coincide con quella aristotelica.

3 4

proprio al romanticismo, si imposta come essenziale una domanda nuova : come si è costituito un certo dato? Da

dove proviene? Attraverso quali tappe è passato? Questa è la domanda dello storicista ed è sotto questo segno

che nasce la glottologia o linguistica come scienza; ossia è sotto questo segno che il pensiero linguistico prende

consapevolezza della propria individualità, della propria autonomia metodologica e teorica.

Connettendo la riscoperta del sancrito e della sua parentela con le lingue indoeuropee, con l’attenzione

romantica alla storia e il generale intensificarsi degli studiosi storici, noi comprendiamo come la linguistica non

potesse che nascere come scienza storica. Sarà una scienza storico-comparativa, in quanto attraverso il confronto

fra le varie lingue documentate si cercherà di ricostruire frammenti più o meno estesi dai quali le lingue

documentate sono derivate. Questa loro comune derivazione è dimostrata dal fatto che si scoprono delle

corrispondenze regolari che consentono un passaggio da un sistema linguistico ad un altro.

Nascita dello strutturalismo

Le origini della linguistica strutturale non sono state tuttora chiarite in tutte le loro implicazioni culturali. Se

indubbiamente dobbiamo la sua prima formulazione sistematica a Ferdinand de Saussure, molti importanti

aspetti di questo tipo di approccio linguistico erano stati precedentemente fissati in altre tradizioni. Meriti

particolari spettano alla tradizione russa, ma per analizzare il passaggio dalla linguistica storico-comparativa alla

linguistica strutturale è utile iniziare con la lettura di un breve passo di Saussure, nel quale ci dà con precisione la

misura del divario che separa le due linguistiche.

D’altra parte, come hanno proceduto coloro che hanno studiato la linguistica prima della fondazione

degli studi linguistici, vale a dire i “grammatici” ispirati dai metodi tradizionali? È curioso constatare

che il loro punto di vista, sulla questione che ci occupa, è assolutamente irreprensibile. I loro lavori

mostrano chiaramente che vogliono descrivere degli stati, il loro programma è strettamente

sincronico.

Il rapporto tra grammatica e linguistica appare molto più stretto di quanto si possa pensare. Dal punto di vista che

a noi interessa – il modo in cui la lingua funziona – il fine cui tendeva la grammatica tradizionale era a noi più

vicino di quanto lo possa essere uno studio storico-comparativo. Se si vuole scoprire come una lingua funziona ci

si deve porre su un piano sincronico, descrivendo degli stati di lingua.

Così la grammatica di Porto Reale cerca di descrivere lo stato del francese sotto Luigi XIV e di

determinarne i valori. Per far questo essa non ha bisogno della lingua del Medioevo: segue

fedelmente l’asse orizzontale senza mai discostarsene. Questo metodo è dunque giusto, il che non

vuol dire che la sua applicazione sia perfetta.

Saussure tenta qui di recuperare tutta la tradizione grammaticale; ci mette però in guardia: l’applicazione del

principio sincronico attuato concretamente nella grammatica tradizionale non è corretta. Se c’è quindi una

continuità tra la grammatica scolastica e la linguistica del nostro secolo, questa continuità non deve far pensare a

un’identità.

La grammatica tradizionale ignora interi settori della lingua, come la formazione delle parole. (…)

4 Uno stesso oggetto può fornire informazioni diverse a seconda della domanda alla quale viene sottoposto o che lo studioso,

indagandolo, si pone. 4

Questo recupero del passato sarà però possibile solo dopo aver completato in una dimensione, per molti aspetti

più matura, la visione saussuriana.

Si è rimproverato alla grammatica classica di non essere scientifica; tuttavia la sua base è meno

criticabile e il suo oggetto meglio definito di quel che sia per la linguistica inaugurata da Bopp.

Un altro momento che cronologicamente precede questo passaggio dalla linguistica storica alla linguistica

strutturale è rappresentato due rappresentanti polacchi della linguistica russa, Baudouin de Courtenay e

Kruszewski, che hanno contribuito a portare nello studio della lingua delle nozioni basilari che poi confluiranno,

come momenti fondamentali, nello strutturalismo saussuriano.

5

In un passo di Baudouin de Courtenay del 1871:

Nell’oggetto della fonetica rientrano: a) la considerazione dei suoni dal punto di vista puramente

fisiologico, le condizioni naturali della loro formazione, del loro sviluppo e la loro classificazione, la

6

loro suddivisione ; b) il ruolo dei suoni nel meccanismo della lingua e il loro valore per il sentimento

del popolo non sempre coincidente con le corrispondenti categorie dei suoni in base al loro aspetto

fisico e condizionato da una parte dalla natura fisiologica dei suoni e dall’altra dalla loro origine e

dalla loro storia.

Il punto di vista qui assunto è chiaramente strutturale; l’intento è di vedere come la lingua funziona, di costruire

delle ipotesi sul funzionamento della lingua. Compare la distinzione fra diacronia e sincronia: lo sviluppo genetico

dei suoni, la loro storia non coincide con la funzione dei suoni nel meccanismo della lingua. Nel passo esaminato

l’enucleazione del punto di vista strutturale è ancora mescolata ad un punto di vista tradizionale; in un passo

successivo, scritto intorno al ‘900, il principio strutturale è chiaramente enunciato.

Fonema: unità fonetica viva sul piano psichico. Il termine “suono” indica l’unità più semplice della

fonazione o della pronuncia che suscita la singola impressione fonetico-acustica, ma levandoci al

livello della lingua reale, non ci basterà più il concetto di suono ma dovremo cercare un altro termine

che possa designare l’equivalente psichico del suono: questo è il fonema.

Il linguaggio è costituito da suoni, il suono è la sede primaria del linguaggio che è anzitutto lingua parlata e solo

secondariamente lingua scritta; tuttavia il suono come il fatto fisico concreto che viene pronunciato e udito non

ha in sé rilievo linguistico, cioè non basta a far funzionare la lingua. L’infinita varietà, l’infinita ripetibilità dei suoni

consente il funzionamento della lingua solo se è posta in corrispondenza con determinati valori, con determinate

7

unità che devono essere presupposte perché il funzionamento della lingua non diventi assurdo .

Il semplice suono non è di per sé linguistico in quanto non può svolgere alcuna funzione; diventa linguisticamente

pertinente quando è in corrispondenza con una costante che ha una sua vita psichica permanete a livello

mentale.

Kruszewski, discepolo di Baudouin de Courtenay, scrive:

5 Nacque vicino a Varsavia nel 1845.

6 La fonetica è lo studio dei suoni linguistici nei loro molteplici aspetti; è la descrizione del suono linguistico dal punto di vista

articolatorio, cioè del modo in cui il suono è prodotto, e dal punto di vista acustico, cioè dalle qualità che il suono prodotto

possiede.

7 Se si confrontano le realizzazione foniche di una stessa parola in persone diverse, queste presenteranno una diversità

materiale molto più accentuata della realizzazione fonica di due parole diverse nella stessa persona.

5

Tutte le parole senza eccezioni, a qualunque strato esse appartengano, portano in sé le tracce di

processi fonetici, più o meno durevoli, puramente francesi. […]

Nessuna parola può esistere nella lingua senza essersi adattata con il suo aspetto esterno e interno al

tutto strutturato che si chiama lingua. Nessuna parola può esistere in una lingua se nella lingua esiste

un’altra parola con funzione del tutto identica.

In ciascuna lingua ci sono alcune leggi che non operano attraverso la storia, ma nella sincronia, nella

contemporaneità (De Saussure dirà nell’asse orizzontale) e predeterminano la singola unità linguistica nel suo

aspetto interno ed esterno.

Possiamo constatare che:

tutti gli uomini con attitudini intellettuali normali giungono con facilità e abbastanza in fretta al

possesso di una lingua.

Il che non risulterebbe possibile se si dovesse imparare ogni parola e ogni forma verbale come a sé stante. Il fatto

è che quando noi impariamo, per esempio, la parola conduce già conosciamo numerose forme come conduci,

conduciamo, conducente. Altre parole simili, ma più lontane, sono ancora conduzione, conduttore. C’è quindi una

parte della parola, conduc-, che ci è già nota tramite un insieme di altri termini che hanno in comune questa

parte.

Diventa chiaro che nella forma verbale da noi analizzata, sulla base del funzionamento della nostra memoria e

della nostra locuzione, ritroviamo due parti che non appartengono alla singola parola, ma a insiemi di parole.

Qualsiasi parola appare legata con le altre dai nessi dell’associazione per somiglianza.

Osservazione 1 – Importanza dei due assi associativi per il funzionamento della lingua

Si opera nel meccanismo della lingua di queste due dimensioni: l’asse della similarità e l’asse della contiguità.

Si parte dall’enunciato “Luigi beve molta birra” funziona perché è collocato all’intersezione dei due assi.

Aver individuato questi due assi fondamentali sui quali si regge l’atto linguistico equivale ad aver posto i due

concetti centrali dello strutturalismo. Se connettiamo queste affermazioni di Kruszewski con quella di Baudouin

de Courtenay constatiamo che già viene in luce la teoria strutturale. Nessuno dei due autori fornisce

un’esposizione ben organizzata delle proprie teorie, tale da potersi considerare una dottrina.

La dottrina di Ferdinand De Saussure

De Saussure si contrappone in modo netto alla linguistica diacronica: cerchiamo di comprendere le ragioni della

scelta di Saussure a favore della sincronia. Si tratta sempre della stessa ragione: l’intendo di considerare la lingua

da un punto di vista funzionale, di capire come la lingua sia fatta e come opera.

Per poter fare questo è necessario restare entro la sincronia.

La distinzione fra l’asse della sincronia, o della simultaneità, e l’asse della diacronia, o delle successioni, è

operante in numerose scienze, soprattutto in quelle che hanno a che fare con dei valori e la linguistica è una

scienza che tipicamente opera con valori.

La nozione di valore è abbastanza complessa: 6

La prima cosa che colpisce quando si studiano i fatti di lingua è che per il soggetto parlante la loro

successione nel tempo è inesistente: il parlante si trova dinanzi a uno stato. E così il linguista che vuol

comprendere tale stato deve fare tabula rasa di tutto ciò che l’ha prodotto e ignorare la diacronia.

Lo stesso è per la lingua: non è possibile né descriverla né fissarne le norme d’uso se non collocandosi

in un certo stato.

Per determinare la natura del linguaggio non si deve prescindere soltanto dalla diacronia, ma anche da tutti gli

aspetti concomitanti (geografici, politici, culturali ecc.) con i quali la lingua è legata nella sua esistenza concreta.

Saussure distingue di conseguenza una linguistica esterna e una interna. Entro quest’ultima il linguaggio, ossia il

fatto linguistico globalmente inteso, si articola in due momenti complementari ma ben distinti: la langue, intesa

come sistema di segni e la parole, intesa come esecuzione o uso di questo sistema di segni nella comunicazione.

La langue può essere studiata indipendentemente dalla parole. Così le lingue morte, che pur non sono parlate

(non hanno quindi una parole), possono benissimo essere studiate nel loro meccanismo.

Quella esposta finora è una definizione funzionale di langue e parole; noi infatti individuiamo questi due momenti

ponendoci di fronte alla lingua come a un sistema di segni, analizzando cioè la lingua dal punto di vista della sua

8

funzione espressivo-comunicativa . Notiamo che questa definizione è in piena coerenza con la distinzione fra

linguista esterna e linguistica interna. Sarà sviluppata nel nucleo centrale della dottrina saussuriana (forma,

entità, unità, valore). Questa definizione funzionale di langue e parole tratta di due punti di vista nettamente

distinti. Così, in rapporto alla langue e alla parole ci si può chiedere quale sia la funzione di ciascun momento della

comunicazione, oppure quale dei due momenti sia legato alla società e quale all’individualità. Se ci poniamo di

fronte alla lingua come sistema di segni che servono per la comunicazione di un certo gruppo di individui,

troveremo che la langue è identica in tutti gli individui di quel gruppo, che è caratterizzato per altro proprio

dall’avere la stessa lingua, ossia dalla reciproca comprensione. Scopriremo ancora che la parole è più vicina

all’individualità: i singoli parlanti sono gli esecutori della parole, sono coloro ai quali va fatta risalire la

responsabilità dei discorsi.

La lingua non è una funzione del soggetto parlante: è il prodotto che il soggetto registra

passivamente…

La parole, al contrario, è un atto individuale di volontà è di intelligenza.

Il segno è definito in modo apparentemente simile a quello tradizionale: Saussure distingue un signifiant

(significante) e un signifié (significato).

Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome ma un concetto e un’immagine acustica.

Quest’ultima non è il suono materiale ma la traccia psichica di questo suono, la rappresentazione che

vi diene data dalla testimonianza dei nostri sensi.

Il segno sia sul piano del significato sia sul piano del significante è un’entità interamente psichica.

8 Fin qui la concezione di Saussure è assai vicina alla concezione implicata dalla distinzione baudouiniana fra fonema e suono.

Baudouin de Courtenay parlava del fonema che è necessario postulare al di là del suono; ebbene il suono appartiene

chiaramente alla parole, all’esecuzione, all’attuazione, il fonema invece alla langue, ai tipi, alle costanti che vivono solo

psichicamente. Una stretta vicinanza è riscontrabile anche fra la posizione saussuriana e quanto afferma Kruszewski

sull’associazione per similarità e per contiguità. La langue è la sede delle classi di elementi equivalenti, la parole è

l’attuazione, cioè l’estrazione dalla langue di certi elementi che vengono combinati e sono contigui.

7

La psichicità non riguarda quindi soltanto il significato ma anche il significante. Diventa qui spontaneo il

riferimento a Baudouin de Courtenay e al suo concetto di fonema: unità fonetica viva sul piano psichico. Ma

notiamo come i concetti della dottrina saussuriana si presuppongano l’un l’altro strettamente formando un

sistema: la sincronia presuppone l’enucleazione di langue e parole, la langue come sistema di segni vive di una

continuità psichica mentre il segno è articolato in significante e significato, ambedue collocati a livello psichico.

I caratteri fondamentali del segno linguistico sono:

1. l’arbitrarietà: non c’è nessuna ragione reale, oggettiva per cui il significato “casa” sai legato al suono [kaza],

può essere legato al suono [domus], [haus] etc. a seconda delle lingue. Il nesso fra significante e significato è

dunque arbitrario.

Questa arbitrarietà potrebbe apparire un aspetto negativo, in quanto assenza di motivazioni; ha invece

un’azione positiva sulla stabilità della lingua.

La lingua è un’istituzione nel senso che ha dei tratti in comune con certe altre istituzioni di carattere sociale;

tuttavia il rapporto segnico che lega il significante e il significato è arbitrario e ciò impedisce che la lingua e

questo rapporto segnico diventino oggetto di discussione. Si può deliberare soltanto su nessi motivati;

questo comporta che la lingua pur evolvendosi e dando luogo talvolta a sistemi segnici diversi, non sia

dipendente, in questa evoluzione, dalla volontà dell’uomo.

2. la linearità: il segno si presenta come lineare, quindi nella dimensione temporale. C’è un prima e un poi che

nella lingua scritta si trasferisce nella successione. Secondo Saussure questa linearità è un fatto essenziale

che caratterizza in profondità la natura del segno.

Osservazione 2 – La linearità del segno

Nella linguistica attuale il problema della linearità del segno è stato approfondito; è sorto il problema

se la linearità faccia parte solo del significante o anche del significato. Dal punto di vista del

significato, il segno non sembra essere lineare. La linearità che si esprime in un determinato ordine

della parole può diventare, in alcune lingue, lo strumento espressivo di determinati livelli del

significato.

L’ordine delle parole è significativo, anche se in modo diverso, e nelle diverse lingue ha sempre la

funzione di esprimere determinati momenti del significato.

Due nuovi concetti nel meccanismo della lingua sono:

- l’entità: Saussure afferma che coincide nella lingua con il segno inteso come inscindibile unione di

9

significante e significato . L’entità, in quanto è delimitata nella catena fonica, è un’unità;

- l’unità: è di natura funzionale e non va identificata con il segmento fonico isolato. L’unità che si costituisce

non è un’unità materiale ma un’unità funzionale. L’unità linguistica è il senso in cui due segmenti fonici più o

meno diversi sono una stessa cosa.

9 Saussure disapprova l’accostamento della struttura del segno alla struttura della persona umana (corpo : anima =

significante : significato) e preferisce il paragone del composto chimico (ad esempio l’acqua) dove l’unione degli elementi

dà luogo a qualcosa di qualitativamente diverso. 8

Possiamo definire la langue come il repertorio delle unità linguistiche mentre la parole va considerata l’uso di

queste unità, possibile grazie al riferimento continuo a un sistema che costituisce i valori; questo far riferimento

comporta l’identificazione di segmenti che materialmente possono avere una notevole differenza.

Il sistema delle differenze su cui si fonda il valore linguistico viene paragonato al gioco degli scacchi così si può

sostituire un elemento con un altro purché quest’ultimo non si confonda con un elemento già presente nel

sistema. L’identità delle entità e quinti delle unità linguistiche è costituita soltanto dalle loro differenze. Le unità

linguistiche, cioè i segni esistono solo nel sistema, ossia esistono in quanto valori.

Nel celebre capitolo sul “valore linguistico” Saussure colloca il segno nel sistema linguistico. Ciascun segno è

costituito dal significante e dal significato i quali costituiscono un’entità linguistica solo se sono uniti; inoltre ogni

segno è se stesso in quanto inserito nel sistema linguistico in cui funziona. 10

Analizziamo il piano del significante. Ciascun elemento del significante (fonemi ) è tale in quanto si oppone a tutti

gli altri elementi. Dal punto di vista strutturale nel meccanismo della lingua non è importante che /b/ si pronunci

[b], importa soltanto che si differenzi da tutti gli altri fonemi della lingua italiana (cfr. bere : pere).

Ma questo vale, secondo Saussure, anche sul piano del significato: ciò che costituisce un certo significato èil non

identificarsi con gli altri significati. Là dove l’italiano distingue “legna”, “legno”, “legname” e “bosco”, il francese

ha soltanto “bois”. In altre parole, come non è linguistico il suono in sé, ma il modo in cui il suono è articolato, così

non è pertinente il significato in sé, ma il modo in cui il significato è articolato. Ciò che costituisce un certo

significato è il non essere gli altri significati. La saldatura di queste due articolazioni dà luogo al valore linguistico. Il

valore linguistico nasce dal fatto che il segno è unione inscindibile di significante e significato e dal fatto che

ciascun segno non è se stesso se non è visto nella solidarietà di tutto il sistema segnico; solidarietà che è garantita

dal fatto che sui due piani ciascun segno è se stesso in quanto si oppone agli altri segni.

Il concetto di valore ben illustra il rapporto che Saussure pone fra pensiero e linguaggio:

“La lingua è ancora paragonabile a un foglio di carta”.

Saussure ritiene ancora che il termine valore evidenzia un’interessante analogia fra sistema linguistico e sistema

economico. Nell’uno e nell’altro caso il valore è costituito:

1. da una cosa dissimile suscettibile d’essere scambiata con quella di cui si deve determinare il valore;

2. da cose simili che si possono confrontare con quella di cui è in causa il valore.

Il valore di una parola nasce dalle differenze fra il suo significato e i significati delle altre parole. L’articolazione del

significato è dunque determinata dall’articolazione del significante.

Il segno non funziona isolatamente preso. In linea teorica è pensabile che ci sia un sistema con dei soli segni, ma

non ci può essere per definizione un sistema con un solo segno. Questo perché la natura del segno è

essenzialmente oppositiva; sia sul piano del significante sia sul piano del significato il segno è se stesso non per le

qualità positive che possiede ma per il non essere gli altri segni, ossia per la sua forma e non per la sua sostanza.

10 Il termine fonema è usato da Saussure nella sua celebre opera giovanile di linguistica storica in un senso vicino al nostro.

In seguito abbandona il termine fonema e parla di unità del significante, perché il termine fonema gli sembra troppo

legato alla sostanza fonica. La fonologia di Saussure non ha così nulla a che fare con la fonologia di Baudouin e di

Trubeckoj. 9

Nel significante non ha importanza la qualità positiva, ma la sua essenza negativa, il suo contrapporsi, la sua

opposizione, il suo non essere gli altri significanti. La natura concreta, la sostanza, del significante non è rilevante

dal punto di vista del funzionamento della lingua.

Anche entro i significati ciò che caratterizza ciascun significato entro il sistema è il non essere gli altri significati.

Il fatto indubitabile che ciascuna lingua distribuisce a modo suo i significati sulle parole viene interpretato da

Saussure come prova del fatto che l’articolazione del significato si modella sull’articolazione del significante, in

altri termini, come prova dell’esistenza di un legame assoluto, inscindibile tra pensiero e linguaggio, in quanto la

peculiare articolazione del significato in ciascuna lingua sarebbe determinata dalla peculiare articolazione del

significante.

Il nucleo centrale della dottrina saussuriana può essere così sintetizzato: la forma linguistica del significante

emerge in rapporto alla forma linguistica del significato; ma a sua volta la forma linguistica del significato emerge

in rapporto alla forma linguistica del significante. È evidente il circolo vizioso.

Riprendendo l’esame dei contrassegni del guardaroba diciamo che i contrassegni per differenziarsi devono essere

fatti in un modo tale che ci consenta di distinguerli gli uni dagli altri; saranno di materiale diverso, di diverso

colore o avranno una diversa numerazione, ma devono in qualche modo differenziarsi, e per ciò stesso, devono

avere delle qualità positive proprie. In rapporto allo spettatore, tuttavia, ciò che interessa è la loro funzione

differenziativa, non la loro natura intrinseca.

Tornando alla lingua si afferma che la forma del significante viene determinata in rapporto alla forma del

significato ma questa viene determinata in rapporto alla forma del significante.

Da una parte, nel discorso, le parole contraggono tra loro, in virtù del loro concatenarsi, dei rapporti

fondati sul carattere lineare della lingua, che esclude la possibilità di pronunciare due elementi alla

volta. Si schierano le une dopo le altre sulla catena della parole. Queste combinazioni che hanno per

supporto l’estensione possono essere chiamate sintagmi. Il sintagma dunque si compone sempre di

due o più unità consecutive. Posto in un sintagma, un termine acquisisce il suo valore solo perché

opposto a quello che precede o a quello che segue ovvero a entrambi.

Il discorso non è per noi completamente nuovo; ricordiamo quanto affermava Kruszewski affermava sui rapporti

di contiguità e di similarità; in questo caso si stratta dei rapporti di contiguità.

D’altra parte, fuori del discorso, le parole offrenti qualche cosa di comune si associano nella memoria

e si formano così dei gruppi nel cui ambito regnano rapporti assai diversi.

Queste coordinazioni sono di una specie affatto diversa rispetto alle prime. Esse non hanno per

supporto l’estensione; la loro sede è nel cervello; fanno parte di quel tesoro interiore che costituisce la

lingua in ciascun individuo. Le chiameremo rapporti associativi.

Il rapporto sintagmatico è in praesentia; si basa su due o più termini egualmente presenti in una serie

effettiva. Al contrario il rapporto associativo unisce dei termini in absentia in una serie mnemonica

virtuale.

Ha importanza il sistema, il lessico e la divisone del lessico in classi (le parti del discorso), ma ciò che soprattutto

importa per il meccanismo della lingua è il modo in cui gli elementi appartenenti alle varie parti del discorso

10

possono o non possono connettersi in un testo. La regola determina appunto l’uso di queste classi; non solo, ma

l’individuazione stessa delle classi è fatta anche sulla base del comportamento quindi di tipo sintattico.

Ora Saussure, che ha dato della langue e della parole una caratterizzazione psico-sociologica e non puramente

semiotica, si trova impigliato in questa aporia e non riesce ad uscirne. La parole è la sede individuale e quindi

dipende dalla libera scelta ma i rapporti sintagmatici sono nella parole. La frase, che è l’unità sintagmatica

fondamentale per eccellenza, fa parte della parole; i rapporti sintagmatici dovrebbero allora essere liberi, questo

però non è vero.

Al presente (alla sincronia) “le locuzioni belle e fatte” appartengono come unità compatte, quasi come singoli

lessemi. Saussure attribuisce alla lingua e non alla parole, tutti i tipi di sintagmi costruiti su forme regolari.

Le strutture del pensiero si proiettano in modo immediato, diretto nelle strutture del linguaggio. Il rapporto fra

pensiero e lingua viene in effetti ridotto alla saldatura delle due articolazioni del significante e del significato. Si

presuppone ancora la attribuzione del ruolo di segno alle parole e non a strutture sintattiche di senso compiuto.

La sintassi, in questa prospettiva, viene ridotta in sostanza a una delimitazione dei modi in cui gli elementi che

appartengono a quel tesoro che c’è nel cervello di ciascuno e alla lingua possono combinarsi tra loro: è sottinteso

che, una volta combinati, questi elementi corrispondono ad altrettante unità del pensiero.

Natura del segno linguistico

Per certe persone la lingua, ricondotta al suo principio essenziale, è una nomenclatura, cioè una lista di termini

corrispondenti ad altrettante cose. : arbor : equos

: albero : cavallo

Questa concezione è criticabile per molti aspetti. Suppone delle idee già fatte preesistenti alla parole; non ci dice

se il nome è di natura vocale o psichica, perché arbor può essere considerato sotto l’uno o l’altro aspetto; infine

lascia supporre che il legame che unisce un nome a una cosa sia un’operazione del tutto semplice, ciò che è assai

lontano dalla realtà. Tuttavia visione semplicistica può avvicinarci alla verità, mostrandoci che l’unità linguistica è

una cosa doppia, fatta del raccostamento di due termini.

Nel circuito della parole si è visto che i termini implicati nel segno linguistico sono entrambi psichici ed uniti nel

nostro cervello dal legame dell’associazione. 11

Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome ma un concetto e un’immagine acustica . Quest’ultima non è

il suono materiale, cosa puramente fisica, ma la traccia psichica di questo suono, la rappresentazione che ci viene

data dalla testimonianza dei nostri sensi: è sensoriale e se ci capita di chiamarla “materiale” avviene solo in tal

senso e in opposizione all’altro termine di associazione, il concetto, generalmente più astratto.

11 L’immagine acustica è per eccellenza la rappresentazione naturale della parola in quanto fatto di lingua virtuale,

fuori d’ogni realizzazione mediante la parole. 11

Per il fatto che le parole della lingua sono per noi immagini acustiche occorre evitare di parlare dei fonemi di cui

sono composte. Parlando di suoni e di sillabe di una parola si evita il malinteso purché ci si ricordi che si tratta di

immagini acustiche.

Il segno linguistico è quindi un’entità psichica a due facce che può essere rappresentata dalla figura:

concetto

immagine acustica

Questi due elementi sono intimamente uniti e si richiamano l’un l’altro. Sia che il senso della parola latina arbor

sia che cerchiamo la parola con cui il latino designa il concetto “albero”, è chiaro che solo gi accostamenti

consacrati dalla lingua ci appaiono conformi alla realtà, e scartiamo tutti gli altri che potrebbero immaginarsi.

“albero”

arbor arbor

Noi chiamiamo segno la combinazione del concetto e dell’immagine acustica ma nell’uso corrente questo termine

designa soltanto l’immagine acustica.

L’ambiguità sparirebbe se si disegnassero le tre nozioni con dei nomi che si richiamano l’un l’altro pur

opponendosi. Si propone di conservare la parole segno per designare il totale e di rimpiazzare concetto ed

immagine acustica rispettivamente con significato e significante: questi termini hanno il vantaggio di rendere

evidente l’opposizione che li separa sia tra di loro sia dal totale di cui fanno parte.

Il segno linguistico possiede due caratteristiche:

1. Primo principio: l’arbitrarietà

Il legame che unisce il significante al significato è arbitrario poiché intendiamo con segno il totale risultante

dall’associazione di un significante a un significato, possiamo dire più semplicemente che il segno linguistico

è arbitrario.

Nessuno contesta il principio dell’arbitrarietà del segno ma spesso è più facile scoprire una verità che

assegnarle il posto che le spetta.

Si può dire che i segni interamente arbitrari realizzano meglio di altri l’ideale del procedimento semiologico:

è perciò che la lingua, il più complesso e diffuso tra i sistemi di espressione, è anche il più caratteristico di

tutti. In questo senso la linguistica può diventare il modello generale di ogni semiologia, anche se la lingua

non è che un sistema particolare.

Il simbolo, per carattere, non è completamente arbitrario: non è vuoto, implica un rudimento di legame

naturale tra il significante e il significato. 12

La parola arbitrarietà non deve dare l’idea che il significante dipenda dalla libera scelta del soggetto parlante;

noi vogliamo dire che è immotivato, vale a dire arbitrario in rapporto al significato, col quale non ha nella

realtà alcun aggancio naturale.

Segnaliamo due obiezioni che potrebbero esser fatte alla statuizione di questo primo principio.

- Ci si potrebbe basare sulle onomatopee per dire che la scelta del significante non è sempre arbitraria.

Ma non sono mai elementi organici di un sistema linguistico. Il loro numero è d’altra parte assai meno

grande di quanto si creda.

- Le esclamazioni, molto vicine alle onomatopee, danno luogo a osservazioni analoghe. Per la maggior

parte di esse si può negare che vi sia un legame necessario tra il significante e il significato.

Riassumendo, le onomatopee e le esclamazioni sono d’importanza secondaria e la loro origine simbolica è in

parte contestabile.

2. Secondo principio: la linearità

Il significante, essendo di natura auditiva, si svolge soltanto nel tempo ed ha i caratteri che trae dal tempo:

rappresenta una estensione;

- tale estensione è misurabile in una sola dimensione: è una linea.

-

Questo principio è fondamentale e le sue conseguenze sono incalcolabili. L’importanza di questo principio è

pari a quella della prima legge. Tutto il meccanismo della lingua ne dipende.

In opposizione ai significanti visivi (segnali marittimi etc.) che possono offrire complicazioni simultanee su più

dimensioni, i significanti acustici non dispongono che della linea del tempo: i loro elementi si presentano

l’uno dopo l’altro, formano una catena. Tale carattere appare immediatamente non appena li si rappresenti

con la scrittura e si sostituisca la linea spaziale dei segni grafici alla successione nel tempo.

In certi casi, ciò non appare con evidenza. Se per esempio accento una sillaba, sembra che accumuli sullo

stesso punto degli elementi significativi diversi. Ma è un’illusione: la sillaba e il suo accento non costituiscono

che un atto fonatorio; non vi è dualità all’interno di questo atto ma soltanto opposizioni diverse con ciò che è

accanto. La Scuola di Praga

Praga nel periodo fra le due guerre svolse per più ragioni un ruolo culturale di rilievo: era un punto di

collegamento tra la cultura slava e la cultura europea occidentale; era inoltre, in continuità con la sua tradizione,

un centro intellettuale molto attivo. La città appartiene linguisticamente al mondo slavo, con molti legami, grazie

alle vicende politiche del passato, con il mondo germanico.

Praga ha proprio nella sua tradizione culturale una particolare attenzione ai problemi linguistici.

L’attenzione filosofica per il linguaggio non può esercitarsi sull’evoluzione, ma sul funzionamento del linguaggio

può considerare il linguaggio soltanto da un punto di vista sincronico. Non solo, ma per la sua stessa indole la

riflessione filosofica sarà portata a sottolineare gli aspetti universali del linguaggio. Proprio in Marty abbiamo un

13

sostenitore dell’universalismo che, in conformità con l’impostazione gnoseologica generale di Marty, si fonda

12

sulla presupposizione di una comune struttura psicologica degli uomini .

Il maestro di Marty, Brentano, è noto in filosofia in particolare per il suo concetto di intenzionalità. La nozione di

intenzionalità è vista da Brentano come tratto distintivo di tutta l’attività psichica. La tesi di fondo dei linguisti

praghesi è che nei fatti umani e nella lingua in particolare l’aspetto fondamentale è l’intenzione, la destinazione.

Tale è il perno della concezione linguistica praghese, per la quale la domanda intorno alla causa lascia il posto alla

domanda intorno alla fine. Si parla in effetti della Scuola di Praga come di una scuola “funzionalista”.

Nella Scuola di Praga il concetto di funzione va inteso come “essere in funzione di..” ossia come finalità. Sono due

punti di vista diversi ma altrettanto essenziali: da una parte ci si chiede come un fatto sia costituito, quali siano le

funzioni che legano gli elementi di cui questo fatto è costituito e dall’altra ci si chiede a cosa serva questo fatto,

verso quale fine sia destinato. I due punti di vista sono complementari e connessi. L’adeguatezza della struttura di

un oggetto può essere valutata solo in rapporto alla sua funzione.

Il Circolo di Praga fu fondato nel 1926 da Vilém Mathesius, un linguista praghese. A Praga però, intorno a

Mathesius, si riunirono presto numerosi studiosi di origine orientale e occidentale. In primo luogo ricordiamo i

russi R. Jakobson e Trubeckoj. Il contributo di questa componente russa coincide anzitutto con il contributo di

Baudouin de Curtenay e di Kruzewski. Il contributo russo consiste in un accostamento alla lingua – che anticipa o

è parallelo alla posizione saussuriana – come a un tutto strutturato, quindi come a un sistema di unità che si

presuppongono vicendevolmente e sono organizzate sull’asse paradigmatico e sull’asse sintagmatico, oltre che

nell’attenzione a tutti i livelli della lingua: fonologico, morfologico e sintattico.

Jakobson era stato uno dei fondatori dell’OPOJAZ, società per l’analisi della lingua poetica.

Un altro elemento importante della componente orientale è la nozione di fonema.

C’è una componente occidentale che viene rappresentata da Bühler e Benveniste.

Il contributo della componente occidentale è anzitutto la dottrina di Ferdinand de Saussure, della quale

conosciamo i capisaldi: la distinzione fra langue e parole, già però presente, in forma diversa, nei rapporti di

contiguità e similarità evidenziati da Kruszewski, il rilievo dato alla forma in contrapposizione alla sostanza, in altre

parole l’importanza data alla negatività delle grandezze linguistiche e al loro carattere puramente oppositivo.

Queste tre componenti (praghese, russa ed occidentale) saranno sintetizzate anzitutto nell’opera di Trubeckoj, il

quale darà di questa sintesi un’applicazione alla fonologia. Osserviamo che l’importanza che la fonologia riveste

nella scuola di Praga è tale che talvolta si parla dei praghesi come di fonologi, cioè come di studiosi che avrebbero

curato esclusivamente la fonologia. È più corretto parlare di funzionalisti perché, se la fonologia ebbe

13

un’importanza preminente, gli altri campi non furono affatto trascurati .

La lingua, in quanto prodotto dell’attività umana, deve essere analizzata in rapporto alla sua funzione che è di

espressione o di comunicazione. È definita come “un sistema di mezzi d’espressione appropriati a uno scopo”. La

12 Nella lingua si distingue la materia rappresentata dai significati e la forma che può essere esterna o interna. La prima

corrisponde al lato fonico della lingua. La seconda è costituita da tutto l’insieme dei rapporti che esistono fra il significato

e la sua espressione, ossia corrisponde al modo in cui il significato viene rappresentato.

13 La distinzione fra la Scuola di Praga e la Linguistica Funzionale sottolinea i mutati contesti in cui alcuni degli studiosi della

scuola praghese continuarono le loro ricerche con sviluppi originali.

14

prospettiva fondamentale è quella sincronica ma l’evoluzione non può essere trascurata perché la stessa

sincronia è coinvolta nell’evoluzione.

Per quanto riguarda l’analisi del suono si sottolinea la preminenza funzionale dell’aspetto acustico su quello

articolatorio. Si dovrà distinguere ancora il suono “come fatto fisico, come rappresentazione, come elemento del

sistema funzionale”. La descrizione del suono dal punto di vista fisico (articolatorio e acustico) non ci dà l’aspetto

essenziale del suono linguistico; le immagini acustiche soggettive (le rappresentazioni) possono essere

considerate elementi di un sistema linguistico “soltanto quando svolgono in questo sistema una funzione di

differenziazione dei significati”. Solo in questo caso si parla di fonemi. Essenziale è l’individuazione dei rapporti

del fonema con gli altri fonemi del sistema. Il fonema deve essere caratterizzato dal punto di vista sintagmatico

con la determinazione:

delle combinazioni ammesse rispetto a quelle teoricamente possibili;

- dell’ordine dei fonemi in ciascuna combinazione;

- dell’estensione delle combinazioni stesse.

-

Infine si deve stabilire il grado d’uso e la densità di realizzazione dei singoli fonemi e delle combinazioni e la loro

carica funzionale.

Attigua alla fonologia è la morfonologia, che studia l’uso morfologico delle differenze fonologiche. Il morfonema è

“un’immagine complessa di due o più fonemi che possono sostituirsi reciprocamente, secondo le condizioni della

struttura morfologica, all’interno di uno stesso morfema”.

Fondamento della denominazione è la parola, necessariamente presente in tutte le lingue anche se diversamente

strutturata: a seconda delle lingue può prevalere la derivazione, la composizione o la combinazione fissa.

L’atto sintagmatico fondamentale, che è insieme l’atto creatore della frase, è la predicazione. La frase è analizzata

oltre che dal punto di vista morfologico-grammaticale, ma anche dal punto di vista funzionale, in tema e rema. Il

rapporto del soggetto grammaticale con il tema – inteso come ciò di cui si dice – da una parte e del predicato

grammaticale con il rema (o enunciazione) – inteso come ciò che si dice del tema – dall’altra parte, è diverso nelle

diverse lingue.

I praghesi non concepiscono la lingua come astrattamente unitaria. In base alla diversità delle funzioni svolte essi

distinguono più linguaggi appartenenti alla stessa lingua. Le manifestazioni linguistiche possono caratterizzarsi per

la prevalenza dell’aspetto intellettuale o dell’aspetto affettivo. Il linguaggio intellettuale ha una destinazione

soprattutto sociale mentre il linguaggio emotivo può essere rivolto sia all’uditore per suscitare in lui determinate

emozioni quanto destinato ad essere uno sfogo dell’emozione. Il linguaggio orientato socialmente ha una

funzione comunicativa o una funzione poetica a seconda che sia diretto verso la realtà o verso il segno stesso. La

funzione comunicativa può essere pratica quando il linguaggio è “di situazione” o teoria quando tende a formare

un tutto il più possibile chiuso, ad essere completo e preciso, usando parole-termini e frasi-giudizi (linguaggio

formale).

Ogni linguaggio ha il proprio sistema di convenzioni e non si deve identificare il linguaggio intellettuale con la

langue e quello emotivo con la parole. 15

Inizialmente Trubeckoj era convinto che la natura psichica del fonema comportasse necessariamente

l’introspezione come strumento fondamentale di indagine linguistica. La struttura linguistica non può essere

oggetto di introspezione: si tratta di un fatto psichico, ma non tutto ciò che è nella coscienza e nella psiche può

essere oggetto di osservazione diretta mediante introspezione.

Osservazione 3 – Primo accostamento al problema della posizione ontologica delle lingue

La lingua è certo un tipo di conoscenza, ma proprio il modo in cui essa funziona ci costringe a

introdurre nel concetto di conoscenza delle distinzioni essenziali. Si dovrà distinguere fra una

conoscenza di cui noi siamo immediatamente consapevoli e una conoscenza che certo noi

possediamo, ma di cui non abbiamo consapevolezza. Ci sono cose che noi non sappiamo di sapere.

La natura della struttura linguistica è affine al tipo di conoscenza che tutti abbiamo di questo

principio. Lo studio della struttura linguistica non è una problema puramente fenomenologico, non si

tratta semplicemente di cogliere una realtà che ci si dà direttamente. Possiamo giungere a questa

realtà solo attraverso procedimenti di mediazione. In altri termini, la conoscenza della struttura

linguistica passa attraverso i consueti procedimenti delle scienze empirico-deduttive.

Si verifica la pertinenza mediante la prova di commutazione.

Nella Scuola di Praga, e in Trubeckoj in particolare, si sintetizza il contributo occidentale (saussuriano) con il

contributo praghese e il contributo orientale. Trubeckoj tiene conto del magistero saussuriano: nella lingua

contano soltanto le differenze, ossia non gli aspetti positivi ma il differenziarsi e il contrapporsi di questi aspetti.

Le opposizione foniche: sono le svariate differenze dei suoni che intervengono nei testi dei parlanti. Ma entro le

opposizioni foniche andranno individuate e inventariate come costitutive della struttura linguistica soltanto

alcune di queste opposizioni, quelle fonologiche. Tali opposizioni sono dette fonologiche perché non si lasciano

ridurre a semplici differenze foniche (fisiche) ma intervengono nel meccanismo della lingua svolgendo una

funzione distintiva o diacritica.

La prova di commutazione consiste in un procedimento abbastanza semplice: si tratta di vedere se si danno delle

coppie oppositive (nelle quali cioè compaia una certa differenza fonica) e di controllare se la presenza di questa

differenza fonica comporti una differenziazione sul piano dei valori intellettuali, cioè dei contenuti. In molte

lingue l’opposizione fra sonora e sorda nelle occlusive labiali non serve per distinguere dei significati. In italiano

invece si tratta chiaramente di un’opposizione fonologica e non semplicemente fonica: bere - pere. Definendo

fonema l’estremo di un’opposizione fonologica, possiamo concludere che in italiano /p/ e /b/ sono fonemi.

Si distinguono due tipi di opposizioni fonologiche: dirette e indirette. Questa distinzione è importante perché

consente di chiarire alcune altre nozioni fondamentali. Si ha un’opposizione fonologica diretta quando siamo stati

in grado di trovare un segmento di testo tale che sostituendovi uno degli estremi dell’opposizione considerata con

l’altro si ottiene un testo diverso. Prendiamo dare e l’opposizione t : d; sostituiamo d, come estremo

dell’opposizione considerata con l’altro estremo e otteniamo tare; abbiamo ottenuto un altro testo. Questa è

un’opposizione fonologica diretta. Vi sono pero nelle lingue delle opposizioni fonologiche che non possono essere

fondate con la prova di commutazione e non sono semplici opposizioni fonologiche. Questo perché i suoni

interessati da questa opposizione, per leggi sintagmatiche a livello fonologico non possono comparire nella stessa

16

sede. Abbiamo definito il fonema come estremo di un’opposizione fonologica, sia diretta o indiretta. Vediamo ora

un esempio di opposizione fonologica indiretta in inglese. In questa lingua ci sono due fonemi che non possono

mai comparire nella stessa sede, perché l’uno può comparire solo all’inizio di morfema, /h/, cioè la fricativa

laringale, l’altro, la nasale velare che si ha in thing (che viene presentata graficamente con ŋ), può comparire

soltanto in fine di morfema. Poiché questi due suoni non possono mai comparire nella stessa sede, non ci sarà

mai un testo in cui questi due estremi di opposizione fonica (per intanto possiamo parlare soltanto di differenza

fonica fra h e ŋ) possano essere reciprocamente sostituti. In inglese il primo fonema, /h/, è in opposizione

fonologica diretta con altre consonanti diverse da ŋ (ad esempio had - bad). Il principio che qui si chiama in causa

è il seguente: se due grandezze contendono delle proprietà essenziali diverse, esse saranno essenzialmente

diverse. In altri termini l’opposizione fra i due suoni sarà fonologica e non semplicemente fonica.

Le opposizioni fonologiche si dividono in costanti e neutralizzabili. Si dirà neutralizzabile l’opposizione fonologica

che in certe posizioni o contesti non è operante, non serve per distinguere segni diversi poiché in quella sede è

possibile l’occorrenza di una realizzazione fonica intermedia fra i due fonemi.

La neutralizzazione può essere determinata interamente se dà esito a un suono connesso con un contesto

fonologico mentre è determinata internamente se dipende dalla posizione e non dai tratti presenti nel contesto.

La linguistica più recente ha dimostrato l’applicabilità delle nozioni di neutralizzazione, di marcato e non marcato

a livelli superiori di quello fonologico. La neutralizzazione non riguarda tutti i tipi possibili di opposizione

fonologica, riguarda solo le opposizioni bilaterali.

Le opposizioni fonologiche hanno come loro estremi i fonemi. Siccome un’opposizione è fonologica quando serve

a distinguere delle parole, la funzione dei fonemi è distintiva o diacritica. Questa è senza dubbio la funzione

fondamentale del suono linguistico. Ci sono altre funzioni di cui va tenuto conto come la funzione culminativa e

quella demarcativa. La funzione culminativa: l’accento di parola nella lingua italiana svolge una tipica funzione

culminativa: ciascuna parola ha il suo accento. Dato un accento si ha una parola e data una parola si ha un

accento. La funzione culminativa consente di individuare l’unità ai vari livelli.

La funzione demarcativa o delimitativa segnala dove comincia o dove finisce un’unità. A volte lo stesso elemento

linguistico può avere funzione culminativa e demarcativa.

Jakobson arriva al Circolo di Praga ricco dell’esperienza formalista e l’interesse per la struttura dell’opera poetica

resta effettivamente una costante della sua ricerca. A differenza dei formalisti lui cerca la soluzione del problema

della struttura poetica nella cornice di una compiuta concezione linguistica.

Il tratto, che con la sua presenza o assenza fa distinguere i due estremi dell’opposizione privativa, è detto marca

di correlazione. Jakobson ritiene possibile dare di qualsiasi sistema fonologico una descrizione mediante le sole

marche di correlazione, ossia mediante tratti distintivi binari. Tali tratti sono categorie universali atte alla

descrizione di tutti i sistemi fonologici.

Jakobson interpreta la struttura del linguaggio poetico in una concezione generale della struttura linguistica. La

poetica è per lui parte della linguistica poiché corrisponde a una delle funzioni del linguaggio e il linguaggio va

studiato in tutte le sue funzioni. La determinazione delle funzioni parte dal rilevamento dei fattori costitutivi di

ogni processo linguistico. 17

Il mittente invia un messaggio al destinatario. Per essere operante il messaggio richiede in primo

luogo il riferimento a un contesto (il “referente” secondo un’altra terminologia), contesto che possa

essere afferrato dal destinatario e che sia verbale o suscettibile di verbalizzazione. In secondo luogo

esige un codice interamente, o almeno parzialmente, comune al mittente e al destinatario (o al

codificatore e al decodificatore del messaggio). Infine un contatto, un canale fisico e una connessione

psicologica fra il mittente e il destinatario, che consenta loro di stabilire e di mantenere la

comunicazione. CONTESTO

MITTENTE MESSAGGIO DESTINATARIO

……………………….

CONTATTO

CODICE

Le funzioni corrispettive saranno le seguenti: REFERENZIALE

EMOTIVA POETICA CONATIVA

FATICA

METALINGUISTICA

La funzione poetica è definita genericamente come orientamento del messaggio al messaggio stesso. La funzione

poetica proietta il principio di equivalenza dall’asse della selezione all’asse della combinazione. Tutte le strutture

poetiche, dal verso, alla strofa, alla rima, all’allitterazione presuppongono la ricorrenza obbligatoria o facoltativa

di elementi equivalenti (ugual numero di sillabe, identico schema accentativo, omoteleuto, identica quantità

sillabica etc.).

Nel linguaggio metalinguistico è il testo che pone in essere un’equivalenza, nel linguaggio poetico è l’equivalenza

che pone in essere un testo.

Per essere operante il messaggio richiede in primo luogo il riferimento a un contesto (il referente secondo

un’altra terminologia) che possa essere afferrato dal destinatario e che sia verbale o suscettibile di

verbalizzazione.

Jakobson fa propria la tesi di Peirce secondo il quale la destinazione del segno è la tua traduzione in altri segni. Sia

per il linguista che per il parlante comune il senso di una parola altro non è che la trasposizione di esso in un altro

segno che può essere sostituito a quella parola.

Osservazione 4 – Rapporto fra lingua e realtà

La distinzione entro il linguaggio di langue e parole impone di distinguere il rapporto della lingua con

la realtà dal rapporto della parole con la realtà.

Qui si tratta di vedere in che rapporto i contenuti degli elementi delle lingue stanno con la realtà.

Jakobson e Russel rappresentano due istanze ugualmente valide.

18

Russel sottolinea che la comprensione del significato di un termine deve rimandare in qualche

- modo all’esperienza immediata (acquaintance), la quale è necessariamente la fonte ultima di

ogni contenuto.

Jakobson fa presente che noi possiamo rispondere alla domanda sul significato di

- un’espressione solo mediante un’altra espressione.

Si parla di tre tipi di traduzione:

endolinguistica la parafrasi;

- 

interlinguistica la traduzione comunemente intesa;

- 

intersemiotica il trasferimento di un messaggio da un codice semiotico ad un altro.

-

Jakobson nota come il meccanismo della selezione stia alla base del costrutto metaforico mentre il costrutto della

metonimia si fonda sul meccanismo della contiguità.

Linguistica e poetica

Le conferenze scientifiche non hanno nulla in comune con le conferenze politiche. Il successo di una riunione

politica dipende dal consenso della maggioranza o della totalità dei suoi partecipanti; al contrario il ricorso al voto

e al veto è estraneo alla discussione scientifica, in cui il disaccordo si rivela, in genere, più fecondo dell’accordo. Il

disaccordo rivela antinomie e tensioni all’interno del campo studiato e stimola ulteriori ricerche. Durante le

riunioni scientifiche degli esperti internazionali di varie discipline tentano di disegnare la carta di una regione

sconosciuta, di stabilire dove si trovano gli ostacoli maggiori per l’esploratore, i picchi insuperabili, i precipizi.

Il compito fondamentale della poetica consiste nel rispondere a questa domanda: “che cosa è che fa di un

messaggio verbale un’opera d’arte”? Poiché questo compito concerne la differenza specifica che contraddistingue

l’arte della parola in relazione alle altre arti e specie di comportamenti verbali, la poetica ha diritto al primo posto

fra gli studi letterari.

La poetica tratta problemi di struttura verbale e può essere considerata parte integrante della linguistica.

Molti tratti poetici appartengono non soltanto alla scienza del linguaggio ma alla teoria dei segni nel suo insieme,

cioè alla semiotica generale. Questa asserzione è valevole non solo per l’arte della parola, ma anche per tutte le

varietà del linguaggio, poiché il linguaggio ha molti caratteri in comune con qualche altro sistema di segni o anche

con l’insieme di tali sistemi.

La linguistica è in grado di indagare tutti i problemi possibili dei rapporti fra il discorso e l’universo del discorso: di

esaminare che cosa, in questo universo, si traduce in parole attraverso un dato discorso, e in qual modo.

Talvolta si sente dire che la poetica, in opposizione alla linguistica, ha compiti valutativi. Questa separazione dei

due campi si fonda su un’interpretazione corrente, ma erronea, del contrasto fra la struttura della poesia e altri

tipi di strutture verbali: si sostiene che questi ultimi si oppongono per la loro natura “fortuita”, e non intenzionale,

al carattere intenzionale, “non fortuito”, del linguaggio poetico.

Gli studi letterari, tra i quali la poetica occupa il posto centrale, implicano, esattamente come la linguistica, due

gruppi di problemi: problemi sincronici e diacronici. La descrizione sincronica considera non solo la produzione

letteraria di una data epoca, ma anche quella parte della tradizione letteraria che per l’epoca in questione è

ancora vitale o e stata richiamata in vita. 19


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Sunto basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente "Dispensa di Linguistica Generale"
Riassunto per l'esame di Linguistica Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla prof.ssa Gatti: "Dispensa - Testi per il corso di: linguistica generale", M.C. Gatti.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: lo Strutturalismo Classico, natura del segno linguistico, la Scuola di Praga, linguistica e poetica, opposizioni foniche e fonologiche, lo Strutturalismo Americano, il Generativismo Sintattico, il modello Senso<-->Testo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze linguistiche (BRESCIA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.possenti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Gatti Maria Cristina.

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