Dispensa di linguistica generale
Maria Cristina Gatti
Introduzione
Una prima delimitazione dell'oggetto e del metodo della linguistica
I problemi sollevati dalla lingua sono diversi, a seconda delle domande che ad essa si pongono e della prospettiva nella quale ci si colloca. La lingua può rappresentare un problema dal punto di vista della prassi, e in questa prospettiva costituisce un problema anzitutto per il politico. La società politica tende a dare ad una o più lingue il marchio dell'ufficialità rispetto ad altri idiomi che possono essere usati.
Si può inoltre considerare la lingua dal punto di vista sociale. La lingua è uno strumento di comunicazione e costituisce quel tessuto che unisce gli individui nella società. L'interazione umana, infatti, è possibile soltanto perché c'è una lingua e quindi un codice comune ad un insieme di parlanti che così vengono a costituire una comunità linguistica. La lingua però ha un valore sociale perché non è soltanto strumento di unione ma anche di divisione, di individuazione. Parlare la stessa lingua è un modo per appartenere allo stesso gruppo, per costituire il "noi" che si oppone al "voi", agli "altri".
La lingua è rilevante, e in più sensi, dal punto di vista economico. Fin dall'antichità, in epoche di intensi scambi economici, si sono affermate lingue internazionali di vario tipo per consentire le comunicazioni fra nazioni diverse. C'è un rapporto tra la stratificazione economica di una società e la sua stratificazione linguistica.
Infine c'è un rapporto fra lingua e cultura, sia intesa in senso generale sia in relazione agli ambiti specifici in cui la cultura si suddistingue. La cultura può essere vista come un super-codice che ha tra i suoi sottosistemi, come perno del proprio funzionamento, la lingua naturale.
La filosofia si regge su un linguaggio; ora questo linguaggio offre al filosofo un sistema di categorie semantichedalle quali egli non può prescindere e che non può dare per scontate se non rinunciando alla totale assenza dipresupposti cui, in quanto filosofo, deve tendere.
Esiste poi un rapporto fra lingua e ideologia. I paesi che mutano regime politico modificano anche la loro struttura semantica e spesso il loro frasario; insomma, il modo di affrontare la realtà con il linguaggio. Sempre più spesso l'ideologia si avvale di sofisticate manipolazioni del sistema linguistico: una versione più smaliziata e radicale della retorica.
Il rapporto tra lingua e scienza viene posto in luce soprattutto nella nostra epoca. Le diverse scienze sono certo tuttora attente alla loro metodologia e alla loro base sperimentale, tuttavia viene sempre maggiormente alla luce questo rapporto necessitante tra linguaggio, metodo e oggetto di una determinata scienza.
Definizione di linguistica
Abbiamo una prima definizione della linguistica (o glottologia): è la scienza che si propone di spiegare come una lingua funziona.1 La situazione problematica che si presenta allo studioso della lingua è la seguente: fra i tanti fatti con i quali veniamo a contatto, solo la lingua costituisce un fatto per molti aspetti sorprendente, quasi assurdo; il fatto che delle sequenze di elementi fisici fonici (i suoni), grafici (i caratteri), gestuali ecc. sono portatrici di messaggi. Il messaggio supera la sfera puramente fisica, appartiene alla sfera dei significati. Questo fatto, che è poi l'essenza del fatto linguistico, non deve mai cessare di sorprendere; è proprio perché questo fatto è sorprendente, quasi assurdo, che molti pensatori hanno visto nella lingua il contrassegno della specie umana, l'unico elemento assolutamente indubitabile per distinguere l'umano dal non umano. Se il fatto linguistico essenziale è il rapporto tra sequenze di elementi fisici e messaggi, dobbiamo subito affermare che la lingua non può essere affrontata in senso storico perché dobbiamo passare da un atteggiamento diacronico nei confronti della lingua, ad un atteggiamento sincronico, cioè di contemporaneità: dall'analisi di una successione nel tempo all'analisi di una compresenza in una data sezione temporale. Solo ponendoci sul piano della sincronia possiamo capire il funzionamento del linguaggio.
- 1 La cultura è da intendere come l’insieme delle regole che determinano esplicitamente o implicitamente il comportamento dei membri di una comunità (di un “noi”).
- 2 I termini “linguistica” e “glottologia” sono equivalenti anche se soltanto il primo sembra ammettere attributi come “strutturale” e “generale” e quindi sembra riferirsi in modo più proprio agli sviluppi che la scienza della lingua ha ricevuto nel nostro secolo.
Studio strutturale della lingua
La lingua deve essere studiata da un punto di vista strutturale. Il concetto di struttura può essere accostato al vecchio concetto di “essenza” che significa ciò che fa di una cosa quel che essa è. Dire “strutturale” equivale a dire “essenziale”. Affrontando lo studio della lingua, il nostro approccio sarà strutturale se fra gli aspetti peculiari che caratterizzano in qualche modo il fatto linguistico (dal punto di vista fonico, sintattico, semantico, politico, culturale, ecc.) faremo emergere solo quei caratteri e quelle proprietà che costituiscono la lingua in rapporto a questa sua funzione essenziale. Si tratterà di far emergere ciò che di essenzialmente linguistico c’è nella lingua.
Spiegare come la lingua funzioni
“Spiegare” non significa chiarire un concetto in senso didattico (renderlo piano, accessibile) ma formulare delle ipotesi esplicite e coerenti, dalle quali tutti gli aspetti inerenti all’oggetto di indagine possano essere dedotti. Il concetto di spiegazione è legato in modo essenziale ai concetti di ipotesi e di deduzione del dato dall’ipotesi. Il modello ipotetico-deduttivo è una teoria che si propone di spiegare un certo ambito della realtà.
Lo strutturalismo classico
Cenno sulle origini della linguistica. La linguistica è una scienza nuova ma in realtà ha origini storiche remotissime. È necessario anzitutto distinguere due periodi: la nascita ufficiale della linguistica (il cosiddetto periodo scientifico) e la linguistica prescientifica, ossia il pensiero linguistico prima della acquisita consapevolezza della propria autonomia.
Se consideriamo scienza un’attività conoscitiva pienamente consapevole della propria individualità e della propria specificità, allora la scienza della lingua nasce ufficialmente nel 1816 con la pubblicazione del volume di Franz Bopp. Se però vogliamo chiamare linguistica ogni ricerca rigorosa, anche se parziale, sul fatto linguistico, allora si può dire che la linguistica è antica quanto l’uomo. Come tutte le altre scienze, in origine era fusa con la filosofia e se n’è staccata proprio attraverso il processo di specificazione che caratterizza l’evo moderno dal punto di vista culturale.
La ricerca linguistica aveva raggiunto una notevole maturità scientifica già nell’antica India. Va ricordati il grammatico Pānini che in una sua grammatica dedicata al sanscrito, la lingua dei libri sacri in India, ha fornito un’analisi di questa lingua veramente esauriente a diversi livelli: dal punto di vista fonetico, fonologico, morfologico e lessicale (resta in ombra solo il livello sintattico). La parentela del sanscrito con le altre lingue europee (come le lingue germaniche, il latino e il greco), rese significativo il sanscrito dal punto di vista della ricostruzione di una protolingua dalla quale derivano tutte le lingue indoeuropee.
C’è un altro filone che avrà un’importanza fondamentale nello sviluppo della teoria della lingua, ed è il filone greco-romano. Qui il pensiero linguistico si identifica profondamente con il pensiero filosofico e logico. In una delle sue opere Platone indica le due categorie fondamentali del nome e del verbo come costitutive dell’atto linguistico e contrappone due possibili spiegazioni del linguaggio: il linguaggio visto come una convenzione e il linguaggio posto per natura. Ad Aristotele dobbiamo una prima enumerazione delle parti del discorso: l’elemento, la sillaba, il nome, il verbo, l’articolo, il caso, l’enunciato, l’elemento è inteso come “il suono non divisibile, ma non uno qualsiasi, bensì quello dal quale nasce per sua natura un suono interpretabile.3
- 3 La definizione di fonema di Trubeckoj sostanzialmente coincide con quella aristotelica.
Spetta però soprattutto agli stoici il merito di aver elaborato una teoria grammaticale completa. Passando al Medioevo ricordiamo anzitutto la celebre opera di Dante, il De Vulgari Eloquentia. In questo trattato si avverte l’esistenza di un problema storico della lingua e si fa riferimento a categorie sorprendentemente “moderne”: si parla di una costructio congrua, cioè di una sequenza di elementi che si caratterizza per la sua connessione e si analizza la natura del segno linguistico che viene visto in diretta corrispondenza con la natura dell’uomo. L’uomo, che non è né bruto né angelo, ha un che da comunicare, un pensiero, che però non può comunicare direttamente perché è anche un essere corporeo e la conoscenza che ha della realtà può avvenire solo attraverso il coro. Questa esigenza fa sì che il segno linguistico sia collocato su due versanti: da una parte il segno avrà un aspetto materiale e dall’altra avrà, nel significato e nel contenuto, un aspetto spirituale. Viene colta così, nella sua profondità essenziale, la struttura del segno.
Un altro aspetto del contributo del Medioevo alla linguistica sono le ricerche della cosiddetta tarda scolastica sulla natura del linguaggio. Si tratta di ricerche che riguardano la sintassi e la semantica. L’idea di fondo che sottostà a tutte queste ricerche è l’esistenza in tutte le lingue, per quanto diverse, di un’unica struttura soggiacente connessa con un certo livello di razionalità, livello che spesso è mal riconoscibile in superficie. La rinnovata attenzione a queste grammatiche non ha valore soltanto per la ricostruzione storica, ma riporta in luce un contributo per molti aspetti tuttora attuale.
L’avvento dell’età romantica è di fondamentale importanza anche per il pensiero linguistico. Per la fase precedente si può parlare di uno strutturalismo spontaneo, ossia di una attenzione al fatto, in particolare a quello linguistico, per ricercarne la struttura, i tratti caratteristici ed essenziali. Questa attenzione nasce da un’impostazione generale della conoscenza volta appunto alla scoperta delle essenze. In una seconda fase, legata proprio al romanticismo, si imposta come essenziale una domanda nuova: come si è costituito un certo dato? Da dove proviene? Attraverso quali tappe è passato? Questa è la domanda dello storicista ed è sotto questo segno che nasce la glottologia o linguistica come scienza; ossia è sotto questo segno che il pensiero linguistico prende consapevolezza della propria individualità, della propria autonomia metodologica e teorica.
Connettendo la riscoperta del sanscrito e della sua parentela con le lingue indoeuropee, con l’attenzione romantica alla storia e il generale intensificarsi degli studiosi storici, noi comprendiamo come la linguistica non potesse che nascere come scienza storica. Sarà una scienza storico-comparativa, in quanto attraverso il confronto fra le varie lingue documentate si cercherà di ricostruire frammenti più o meno estesi dai quali le lingue documentate sono derivate. Questa loro comune derivazione è dimostrata dal fatto che si scoprono delle corrispondenze regolari che consentono un passaggio da un sistema linguistico ad un altro.
Nascita dello strutturalismo
Le origini della linguistica strutturale non sono state tuttora chiarite in tutte le loro implicazioni culturali. Se indubbiamente dobbiamo la sua prima formulazione sistematica a Ferdinand de Saussure, molti importanti aspetti di questo tipo di approccio linguistico erano stati precedentemente fissati in altre tradizioni. Meriti particolari spettano alla tradizione russa, ma per analizzare il passaggio dalla linguistica storico-comparativa alla linguistica strutturale è utile iniziare con la lettura di un breve passo di Saussure, nel quale ci dà con precisione la misura del divario che separa le due linguistiche.
D’altra parte, come hanno proceduto coloro che hanno studiato la linguistica prima della fondazione degli studi linguistici, vale a dire i “grammatici” ispirati dai metodi tradizionali? È curioso constatare che il loro punto di vista, sulla questione che ci occupa, è assolutamente irreprensibile. I loro lavori mostrano chiaramente che vogliono descrivere degli stati, il loro programma è strettamente sincronico.
Il rapporto tra grammatica e linguistica appare molto più stretto di quanto si possa pensare. Dal punto di vista che a noi interessa – il modo in cui la lingua funziona – il fine cui tendeva la grammatica tradizionale era a noi più vicino di quanto lo possa essere uno studio storico-comparativo. Se si vuole scoprire come una lingua funziona ci si deve porre su un piano sincronico, descrivendo degli stati di lingua. Così la grammatica di Porto Reale cerca di descrivere lo stato del francese sotto Luigi XIV e di determinarne i valori. Per far questo essa non ha bisogno della lingua del Medioevo: segue fedelmente l’asse orizzontale senza mai discostarsene. Questo metodo è dunque giusto, il che non vuol dire che la sua applicazione sia perfetta.
Saussure tenta qui di recuperare tutta la tradizione grammaticale; ci mette però in guardia: l’applicazione del principio sincronico attuato concretamente nella grammatica tradizionale non è corretta. Se c’è quindi una continuità tra la grammatica scolastica e la linguistica del nostro secolo, questa continuità non deve far pensare a un’identità. La grammatica tradizionale ignora interi settori della lingua, come la formazione delle parole.
Questo recupero del passato sarà però possibile solo dopo aver completato in una dimensione, per molti aspetti più matura, la visione saussuriana. Si è rimproverato alla grammatica classica di non essere scientifica; tuttavia la sua base è meno criticabile e il suo oggetto meglio definito di quel che sia per la linguistica inaugurata da Bopp.
Un altro momento che cronologicamente precede questo passaggio dalla linguistica storica alla linguistica strutturale è rappresentato due rappresentanti polacchi della linguistica russa, Baudouin de Courtenay e Kruszewski, che hanno contribuito a portare nello studio della lingua delle nozioni basilari che poi confluiranno, come momenti fondamentali, nello strutturalismo saussuriano.
In un passo di Baudouin de Courtenay del 1871: Nell’oggetto della fonetica rientrano: a) la considerazione dei suoni dal punto di vista puramente fisiologico, le condizioni naturali della loro formazione, del loro sviluppo e la loro classificazione, la loro suddivisione; b) il ruolo dei suoni nel meccanismo della lingua e il loro valore per il sentimento del popolo non sempre coincidente con le corrispondenti categorie dei suoni in base al loro aspetto fisico e condizionato da una parte dalla natura fisiologica dei suoni e dall’altra dalla loro origine ed alla loro storia.
Il punto di vista qui assunto è chiaramente strutturale; l’intento è di vedere come la lingua funziona, di costruire delle ipotesi sul funzionamento della lingua. Compare la distinzione fra diacronia e sincronia: lo sviluppo genetico dei suoni, la loro storia non coincide con la funzione dei suoni nel meccanismo della lingua. Nel passo esaminato l’enucleazione del punto di vista strutturale è ancora mescolata ad un punto di vista tradizionale; in un passo successivo, scritto intorno al ‘900, il principio strutturale è chiaramente enunciato.
Fonema: unità fonetica viva sul piano psichico. Il termine “suono” indica l’unità più semplice della fonazione o della pronuncia che suscita la singola impressione fonetico-acustica, ma levandoci al livello della lingua reale, non ci basterà più il concetto di suono ma dovremo cercare un altro termine che possa designare l’equivalente psichico del suono: questo è il fonema.
Il linguaggio è costituito da suoni, il suono è la sede primaria del linguaggio che è anzitutto lingua parlata e solo secondariamente lingua scritta; tuttavia il suono come il fatto fisico concreto che viene pronunciato e udito non ha in sé rilievo linguistico, cioè non basta a far funzionare la lingua. L’infinita varietà, l’infinita ripetibilità dei suoni consente il funzionamento della lingua solo se è posta in corrispondenza con determinati valori, con determinate unità che devono essere presupposte perché il funzionamento della lingua non diventi assurdo.
Il semplice suono non è di per sé linguistico in quanto non può svolgere alcuna funzione; diventa linguisticamente pertinente quando è in corrispondenza con una costante che ha una sua vita psichica permanente a livello mentale. Kruszewski, discepolo di Baudouin de Courtenay, scrive:
Fonema: unità fonetica viva sul piano psichico. Il termine “suono” indica l’unità più semplice della fonazione o della pronuncia che suscita la singola impressione fonetico-acustica, ma levandoci al livello della lingua reale, non ci basterà più il concetto di suono ma dovremo cercare un altro termine che possa designare l’equivalente psichico del suono: questo è il fonema.
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