Introduzione
Una prima delimitazione dell'oggetto e del metodo della linguistica
La lingua è una componente essenziale della vita dell’uomo. Molti studiosi hanno visto nel linguaggio il tratto specifico dell’essere umano: solo gli uomini, infatti, sanno parlare, dove, per “parlare”, si intende l’esprimersi in generale e non soltanto l’esprimersi fonicamente. Il dono della parola che contraddistingue l’uomo è l’indizio della sua razionalità.
I problemi sollevati dalla lingua sono diversi, a seconda delle domande che ad essa si pongono e della prospettiva nella quale ci si colloca. Per esempio, dal punto di vista politico, la comunità nazionale o statale si identifica in una cultura e quindi in una o più lingue: la società politica tende a dare a una o più lingue il marchio dell’ufficialità rispetto ad altri idiomi che vengono utilizzati e chiamati dialetti.
Dal punto di vista sociale, la lingua è lo strumento di comunicazione e, come tale, costituisce quel tessuto che unisce gli individui nella società. La lingua non è però solo strumento di unione ma anche di divisione, di individuazione. Parlare la stessa lingua è un modo per appartenere allo stesso gruppo, per costruire un “noi” che si oppone al “voi”, agli “altri”.
Dal punto di vista economico, in epoche di intensi scambi economici, si sono affermate lingue internazionali di vario tipo per consentire le comunicazioni fra nazioni diverse.
Dal punto di vista culturale, sappiamo che esiste un rapporto tra lingua e cultura: la cultura può essere vista come un super-codice, un sistema di modellamento della realtà, che ha tra i suoi sottoinsiemi la lingua naturale. La cultura è da intendere come l’insieme delle regole che determinano esplicitamente o implicitamente il comportamento.
Dal punto di vista filosofico, la filosofia si regge proprio sul linguaggio che le offre un sistema di categorie semantiche dalle quali il filosofo non può prescindere e che non può dare per scontate. Esiste anche un rapporto tra la lingua e l’ideologia, rapporto inteso come il modo di affrontare la realtà attraverso il linguaggio.
Infine, ricordiamo il rapporto tra lingua e scienza: le diverse scienze sono certo attente alla loro metodologia e alla loro base sperimentale, ma viene sempre maggiormente alla luce questo rapporto tra linguaggio, metodo e oggetto di una determinata scienza.
La domanda che invece la linguistica pone alla lingua è diversa dalle precedenti. La linguistica è la scienza che si propone di spiegare come la lingua funzioni. Fra i tanti fatti con i quali veniamo in contatto, solo la lingua costituisce un fatto per molti aspetti sorprendente, quasi assurdo; il fatto che delle sequenze di elementi fisici fonici (suoni), grafici (caratteri), gestuali, ecc. sono portatrici di messaggi.
Traiamo quindi tre conseguenze:
- Dobbiamo passare da un atteggiamento diacronico, storico, nei confronti della lingua, a un atteggiamento sincronico: non si deve solamente considerare l’origine della parola in senso storico, ma si deve considerare innanzitutto che valore ha quella parola all’interno del meccanismo linguistico che stiamo considerando, ad esempio la lingua italiana.
- La lingua deve essere studiata da un punto di vista strutturale: il concetto di struttura può essere accostato al concetto di essenza che significa ciò che fa di una cosa quel che essa è. Dire strutturale equivale a dire essenziale.
- Bisogna “spiegare” come la lingua funzioni: spiegare significa formulare delle ipotesi esplicite e coerenti, dalle quali tutti gli aspetti inerenti all’oggetto di indagine possano essere dedotti.
Cap. 1 Lo strutturalismo classico
Cenno sulle origini della linguistica
La linguistica è una scienza nuova, ma ha in realtà origini storiche antichissime. Se ne possono distinguere due periodi:
- Periodo prescientifico: quello che rappresenta il periodo anteriore alla presa di coscienza della linguistica di essere una scienza autonoma; essa era infatti fusa con la filosofia.
- Periodo scientifico: quello che rappresenta la nascita ufficiale della linguistica come scienza autonoma.
Se consideriamo scienza un’attività conoscitiva pienamente consapevole della propria individualità, della propria specificità, allora la scienza della lingua nasce ufficialmente con la pubblicazione del volume di Franz Bopp, "Über das Conjugationssystem der Sanskritsprache in Vergleichung mit jenem der griechischen, lateinischen, persischen und germanischen Sprache", avvenuta nel 1816. Se però vogliamo chiamare linguistica ogni ricerca rigorosa su un fatto linguistico, allora si può dire che la linguistica è antica quanto l’uomo.
La ricerca linguistica aveva raggiunto una notevole maturità scientifica già nell’antica India, dove il grammatico Panini aveva redatto una grammatica dedicata al sanscrito, la lingua dei libri sacri dell’antica India: questa grammatica ha fornito un’analisi di questa lingua veramente esauriente a diversi livelli, da quello fonetico, a quello fonologico, a quello morfologico e lessicale.
Dobbiamo poi assolutamente considerare Platone che nel Cratilo ha indicato le due categorie fondamentali del nome e del verbo come costitutive dell’atto linguistico, nel tentativo di spiegare la giustezza del nome, la sua correttezza come aspetto della correttezza del linguaggio, tenendo conto della diversità delle lingue. Passando ad Aristotele, si nota subito l’importanza delle sue ricerche di logica che sono anche ricerche di linguistica: ad Aristotele va attribuita la prima enumerazione delle parti del discorso (sillaba, nome, verbo, articolo, caso, enunciato ma anche l’elemento inteso come il suono dal quale nasce per sua natura un suono interpretabile).
Passando al Medioevo, un personaggio fondamentale è Dante con il suo De vulgari eloquentia: in questo trattato si parla di una sequenza di elementi che si caratterizza per la sua connessione (constructio congrua) e si analizza la natura del segno linguistico in relazione alla natura dell’uomo. L’uomo ha un che da comunicare, un pensiero, che però non può comunicare direttamente perché è anche essere corporeo e la conoscenza che ha della realtà può avvenire solo attraverso il corpo. Questa esigenza fa sì che il segno linguistico sia collocato su due versanti: da una parte il segno avrà un aspetto materiale, per consentire la comunicazione fra esseri umani, e dall’altra avrà nel significato, nel contenuto, un aspetto spirituale (questa è la struttura del segno).
È poi il momento della tarda scolastica che ha proceduto con delle ricerche sulla natura del linguaggio, ricerche che riguardano la sintassi e la semantica. L’idea di fondo che sottostà a tutte queste ricerche è l’esistenza in tutte le lingue, per quanto esse siano diverse, di un’unica struttura soggiacente connessa con un certo livello di razionalità, che è però spesso mal riconoscibile in superficie.
Passiamo poi all’età romantica che manifestò una grande attenzione per la storia, attenzione che si riflette anche nello studio della lingua; le domande che si sono posti i romantici sono: Come si è costituito un certo dato? Donde proviene? Attraverso quali tappe è passato? Queste sono le domande dello storicista ed è sotto questo segno che nasce la linguistica come scienza, è sotto questo segno che il pensiero linguistico prende consapevolezza della propria individualità, della propria autonomia metodologica e teorica.
Connettendo la riscoperta del sanscrito e della parentela del sanscrito con le lingue indoeuropee, con l’attenzione romantica agli studi storici, comprendiamo come la linguistica non potesse che nascere come scienza storica. Oggi l’attenzione alla linguistica è legata piuttosto alla nuova consapevolezza del carattere primario di un’analisi sincronica del linguaggio, unita alla consapevolezza dell’importanza della dimensione storica o diacronica. Si passa perciò da una prospettiva storico-particolarista che è quella tipica della linguistica comparata, quella cioè che studia le varie lingue comparandole l’un l’altra, ad una prospettiva sincronica in grado di descrivere qualsiasi lingua e prevederne i cambiamenti.
Nascita dello strutturalismo
Le origini della linguistica strutturale vanno fatte risalire a Ferdinand de Saussure, ma meriti particolari spettano anche alla tradizione russa. Per analizzare il passaggio dalla linguistica storico-comparativa che abbiamo appena descritto alla linguistica strutturale, è utile iniziare citando un passo di Saussure: D’altra parte, come hanno proceduto coloro che hanno studiato la lingua prima della fondazione degli studi linguistici, vale a dire i “grammatici” ispirati ai metodi tradizionali? È curioso constatare che il loro punto di vista, sulla questione che ci occupa, è assolutamente irreprensibile. I loro lavori mostrano chiaramente che essi vogliono descrivere gli stati, il loro programma è strettamente sincronico.
Questa prima considerazione ci fa capire che il rapporto tra grammatica e linguistica appare più stretto di quanto non si pensi. Il fine cui tendeva la grammatica tradizionale è quello di scoprire come una lingua funziona, ponendosi quindi su un piano sincronico, descrivendo degli stati di lingua. Questo metodo è dunque giusto, il che non vuol dire che la sua applicazione sia perfetta. Saussure ci mette però in guardia: l’applicazione del principio sincronico attuato concretamente nella grammatica tradizionale non è corretta in quanto, come lui stesso afferma, “la grammatica tradizionale ignora interi settori della lingua, come la formazione delle parole”.
Un momento cronologicamente precedente a questo passaggio dalla linguistica storica alla linguistica strutturale è rappresentato dalla linguistica russa, che trova i suoi maggiori esponenti nei polacchi Baudouin de Courtenay e Kruszewski, entrambi appartenenti alla scuola di Pietroburgo. Ciascuno di questi due autori ha contribuito a portare nello studio della lingua delle nozioni basilari che confluiranno poi nello strutturalismo saussuriano.
Iniziamo prendendo in esame un passo Baudouin de Courtenay: Nell’oggetto della fonetica rientrano:
- La considerazione dei suoni dal punto di vista puramente fisiologico, le condizioni naturali della loro formazione, del loro sviluppo e della loro classificazione, la loro suddivisione;
- Il ruolo dei suoni nel meccanismo della lingua e il loro valore per il sentimento del popolo non sempre coincidente con le corrispondenti categorie dei suoni in base al loro aspetto fisico e condizionato da una parte della natura fisiologica dei suoni e dall’altra dalla loro origine, dalla loro storia.
Il punto di vista qui assunto è chiaramente strutturale: l’intento è di vedere come la lingua funziona, di costruire dalle ipotesi sul funzionamento della lingua. Compare anche la distinzione tra diacronia e sincronia: lo sviluppo genetico dei suoni, la loro storia non coincide con la funzione dei suoni nel meccanismo della lingua.
Il principio strutturale viene chiaramente enunciato solo in un passo più tardo di Baudouin de Courtenay: Fonema: unità fonetica viva sul piano psichico. Finché ci si attiene alla locuzione o all’ascolto transeunti, è sufficiente il termine “suono” che designa l’unità più semplice della fonazione o della pronuncia che suscita la singola impressione fonetico-acustica, ma levandoci al livello della lingua reale, lingua che esiste nella continuità solo psichicamente, soltanto come mondo di rappresentazioni, non ci basterà più il concetto di suono, ma dovremo cercare un altro termine che possa designare l’equivalente psichico del suono, questo è il fonema.
Il linguaggio è costituito da suoni, il suono è la sede primaria del linguaggio che è innanzitutto lingua parlata e solo secondariamente lingua scritta; il suono come fatto fisico concreto non ha in sé rilievo linguistico, non basta cioè a far funzionare la lingua. Ciò dimostra l’esistenza, al di là del dato umano inteso come successione di comportamenti empirici, di una dimensione umana permanente, spirituale, che deve soggiacere a questi comportamenti perché essi abbiano senso.
Questi due brevi passi di Baudouin de Courtenay portano alla luce un aspetto fondamentale del modo in cui la lingua funziona. Il semplice suono non è di per sé linguistico in quanto non può svolgere alcuna funzione; diventa linguisticamente pertinente quando è in corrispondenza con una costante che ha una sua vita psichica permanente a livello mentale.
Altri aspetti fondamentali del meccanismo della lingua vengono descritti dal suo discepolo Kruszewski, del quale citiamo questo passo: Vediamo che nella lingua francese è presente, oltre ad un certo strato di parole originariamente francesi, uno strato non meno importante di parole originariamente latine, uno strato di parole originariamente piccarde, uno strato di parole originariamente italiane e molti altri strati. Questo fenomeno si presenta, anche se forse in misura minore, in tutte le lingue.
Le singole parole di ciascuno di questi strati portano impresso in sé il marchio delle stesse leggi fonetiche e presentano perciò uniformità e regolarità. Le parole di qualsiasi altro strato sono a loro volta caratterizzate da altre leggi fonetiche ecc. Ma si può individuare qualcosa, atto a riunire questi diversi strati di parole in un’unica lingua?
Tutte le parole senza eccezioni, a qualunque strato essa appartengano, portano con sé le tracce di processi fonetici, più o meno durevoli, puramente francesi. Quali che siano i suoni di una parola e i processi di cui essi sono il risultato, nel loro aspetto attuale sottostanno alle leggi fonetiche operanti attualmente nella lingua francese. Questo per l’aspetto formale. Ma queste parole non sono meno francesi per il loro aspetto interno: qualsiasi parola originariamente forestiera designa qualcosa, ha la sua funzione e nessuna altra parola, eccetto essa, svolge questa funzione. In altri termini, nessuna parola può esistere nella lingua senza essersi adattata con il suo aspetto esterno e interno al tutto strutturato che si chiama lingua.
Se certi tratti fonetici della parola non concordano con le leggi effettive della lingua, ossia con le leggi che operano nel momento dato, essi saranno inesorabilmente eliminati.
In questo passo Kruszewski mette in luce il fatto che all’interno di ogni lingua si trovano parole che hanno origini diverse e che derivano da culture diverse, come avviene per esempio nel caso della lingua francese che ha al suo interno parole originariamente italiane, latine, piccarde, ecc. Egli precisa però che, all’interno di ogni lingua, anche le parole che hanno un’origine diversa, con il tempo assumono i tratti fonetici di quella lingua e sottostanno alle leggi fonetiche che operano in quella lingua: nessuna parola può infatti esistere nella lingua senza essersi adattata con il suo aspetto, sia dal punto di vista formale (esterno-significante) che dal punto di vista della sua funzione (interno-significato), al tutto strutturato che è la lingua.
Kruszewski sottolinea quindi che in ciascuna lingua ci sono alcune leggi che non operano attraverso la storia, ma nella sincronia, nella contemporaneità, e predeterminano la singola unità linguistica nel suo aspetto interno ed esterno. Egli a questo punto si chiede come l’uomo riesca a ricordare e imparare un grandissimo numero di parole, arrivando quindi a possedere la lingua con facilità. Questo non sarebbe possibile se si dovesse imparare ogni parola e ogni forma verbale come a sé stante.
Il fatto è che, osserva Kruszewski, quando impariamo una parola, questa rimanda a tante altre parole che magari le assomigliano per la radice o per la desinenza e che quindi si ricollegano alla parola di partenza (es. conduce si ricollega poi a conduci, conduciamo, conducente, conduzione, conduttore, ferisce, dorme…). Qualsiasi parola appare legata con le altre dai nessi dell’associazione per somiglianza.
Questo però non è l’unico rapporto operante nel meccanismo della lingua. Se prendiamo infatti una frase come “Luigi ha corrisposto a Pietro una enorme…”, viene spontaneo porre subito al posto dei puntini il termine somma. La forza che in qualche modo impone di collocare al posto dei puntini questo termine deriva da un altro tipo di associazione, l’associazione per contiguità: si dice che una cosa è contigua ad un’altra quando in una certa linea si trova prima o dopo l’altra senza che vi sia interposta nessun’altra cosa; alla contiguità linguistica basta la compresenza nella stessa catena, nello stesso testo.
Questi due assi associativi risultano fondamentali per il funzionamento della lingua. Es. Vediamo concretamente l’operare nel meccanismo della lingua di queste due dimensioni: l’asse della somiglianza e della contiguità. Luigi beve molta birra. Questo enunciato può funzionare in quanto viene collocato tra i due assi. Esiste una contiguità a livello:
- Fonetico: è una serie di suoni che si susseguono;
- Fonologico;
- Morfologico: si susseguono i vari morfemi, luigi, bev-, -e, molt-, -a, birr-, -a;
- Sintattico;
- Semantico.
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