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1 la varietà del italiano

Il primo tentativo di modellizzazione della varietà dell'italiano è dovuto a Pellegrini (

1960). L'autore riconosce nel repertorio verbale dell'italiano medio 4 registri

fondamentali:dialetto, Koinè dialettale,italiano regionale, italiano standard. Per

Italiano regionale s'intende l'ampia gamma di fenomeni compresa fra l'italiano della

tradizione letteraria e il dialetto. Ci sono vari tipi di varietà del italiano in particolare

Coseriu divise la varietà dell'italiano intre tipologie: diatopiche, diastratiche e

diafasiche. Le prime sono le varietà geografiche, le seconde quelle sociali relative

agli strati sociali e la terza quella situazionale relative alla funzione svolta nel

contesto. Sono state fatte quindi numerose forme di classificazione della varietà del

italiano. Facendo riferimento alla varietà linguistica diafasica, Mione divide l'italiano

intre tipologie: Italiano aulico, parlato formale e colloquiale-informale che

costituirebbero la sezione italiana del repertorio verbale totale di una regione

italiana media. Mione relaziona anche questo tipo di varietà con la stratificazione

sociale dei parlanti assumendo che un un borghese padroneggi tutte e 3 le

varietà,un piccolo borghese solo la seconda e la terza, e un contadino solo la terza.

Lo schema di Mione si puo'suddividere quindi sempre in quattro categorie ma

differenti rispetto a quelle precedenti di Coseriu basandosi sulla competenza dei

parlanti in base allo status sociale: standard formale, standard colloquiale-

informale,italiano comune regionale e italiano regionale popolare. Un altro modello

quello di De Mauro che sintetizza le precedenti formulazioni in una quadripartizione

che vede una gerarchia formata da italiano scientifico, italiano standard,italiano

popolare unitario, italiano regionale colloquiale. Questo tipo di schema e' ottimo per

valorizzare il lessico ma non per l'importanza della pronuncia la cui considerazione

deve promuovere più in alto di una gerarchia di differenziazione anche della

dimensione geografica. Uno dei modelli più importanti e' quello di Sangail quale

enumera 8 varietà fondamentali per la sezione italiana di un repertorio della

sociolinguistica odierna: italiano anglicizzato

italiano letterario

• italiano regionale

• italiano colloquiale

• italiano burocratico

• italiano Popolare

• Italiano dialettale

• italiano -dialetto

Le varietà sono ordinate da un massimo ad un minimo di diversità ogni varietà è

correlata con la couche sociale che le e' propria. L'italiano Anglicizzato sia orale

che scritto è caratterizzato dalla presenza di anglicismi ed è utilizzato dal alta

borghesia con contatti internazionali. L'italiano colloquiale è la realizzazione

informale dell'italiano regionale usato sia dall'alta borghesia che da altri ceti.

L'italiano burocratico si basa su un ideale scritto artificioso ed è usato dei ceti medi

del terziario e avrebbe funzione di modello per l'insegnante nella scuola. L'italiano

dialettale principalmente orale e'la realizzazione dell’italiano popolare da parte di

soggetti fortemente dialettofoni ed è un linguaggio usato prevalentemente dal ceto

popolare. L'italiano dialetto è caratterizzato dal passaggio di espressioni Italiane ad

espressioni dialettali. Tuttavia il modello pone numerosi problemi: in primo luogo

esso ha una certa eterogeneità delle categorie, infatti gli assi diatopico, diastratico

ediafasico sono mescolati con caratteri interni all'aspetto linguistico. Inoltre il fatto

che l'autore collochi uno specifico tipo di italiano di una specifica classe sociale è

problematico perchè porta alla schematizzazione delle classi sociali. Una

novita'nella tipologia dei repertori proposta per le varietà dell'italiano è introdotta da

Trumper e Maddalon i quali operano la distinzione fra uso orale e uso scritto. Le

varietà sono designati in termini di caratteristiche linguistiche in base alla quantità

di elementi substandard contenuti alla maggiore o minore interferenza col dialetto e

quindi in maniera tendenzialmente omogenea. Ed inoltre attribuisce il criterio

standard solo all'uso scritto. Un altro modello importantissimo è quello di Sabatini il

quale introduce la categoria l'italiano dell'uso medio separando tutte le categorie:

italiano standard,italiano dell'uso medio, italiano regionale delle classi istruite,

italiano regionale delle classi popolari. Le prime due varietà pur essendo nazionali

si distinguono poiché sono tipiche dell'uso formale e dell'uso mediamente formale e

informale. Tuttavia questo modello presenta due problemi il primo è costituito dalla

separazione fra italiano regionale e italiano dell'uso medio, poiché essi risentono

della provenienza regionale. Il secondo è dato dalla natura stessa di italiano

dell'uso medio che sembra coprire unraggio eccessivamente ampio di variazione

diafasica. Le classificazioni di varietà per singoli repertori vocali non si discostano

nell'essenziale da quelle finora considerate. Secondo Berruto in base ai caratteri

della situazione italiana la differenziazione diatopica deve essere tenuto in conto

per prima come più basilare riconoscendo la presenza non solo dell'italiano

regionale ma anche l'italiano regionale standard. Un altro aspetto che deve essere

considerato e quello della differenziazione sociale. Inoltre la differenziazione

diafasica deve essere tenuta separata da quella socio geografica. Questo dimostra

che è assolutamente impossibile creare uno schema esaustivo delle varietà

dell'italiano.

2. L'architettura dell'italiano contemporaneo

Il modello dell'architettura dell'italiano si basa su tre premesse. La prima è che le

dimensioni di variazione non si mescolano ma allo stesso tempo si intersecano, la

seconda riguarda il fatto che nel uso orale la differenziazione geografica svolge un

ruolo importante. Laterza premessa è che oltre alle dimensioni diatopica,diafasica e

diastratica ci sia anche quella in diamesia. Nel modello poi si distingue fra un

centro dove sono raccolti fatti tendenzialmente unitari standardizzati normative

normalizzante dell'italano e una sezione detta periferia che raccoglie la sezione non

standard e substandard delle varieta' dell'italiano(schema 1 pag 24). Tenendo conto

degli assi di variazione essi vanno: diamesia dal polo scritto scritto al polo parlato

parlato. La diasratia da polo alto al polo basso e in basso la diafasia del polo

formale-formalizzato al polo informale. Il quadrante in alto sinistra con te nella vita

verso l'estremo scritto socialmente alto; il quadrante in basso a destra le varietà

delle stremo parlato socialmente basso. L'assediafasico è connesso con la

stratificazione sociale dei parlanti nel senso che le varietà che stanno verso

l'estremo alto sono più ristrette a gruppi determinati di utenti verso l'alto della scala

sociale. Mentre le varietà che stanno all'estremo basso non sono ristrette a gruppi

particolari, mentre l'italiano informale trascurato è un registro a disposizione in linea

di principio di tutti gli italofoni. Inserendo nello schema la variazione diamesica

s'intende cogliere gli aspetti di differenziazione che dipendono dalla natura segnica

stessa dell'uso scritto e parlato e non soltanto dalla minore o maggiore formalità del

registro. Quindi un registro molto formale coincide con le caratteristiche tipiche

dello scritto mentre registro molto informale con le caratteristiche tipiche del parlato.

Anche per cogliere tali differenziazioni si distingue spesso fa uso orale e grafico e

codice parlato e scritto. Il centro sociolinguistico dell'architettura non coincide con il

suo centro geometrico ma è spostato verso quadrante scritto formale alto data la

peculiare Storia della lingua italiana il cui standard si è tradizionalmente modellato

sull’uso scritto letterario aulicizzante. Ogni direzione al di fuori del centro sito una

varietà tendenzialmente centrifuga dal centro verso il basso aumenta il carattere

substandard mentre dal centro verso l'alto aumento il carattere non standard. Il

centro è costituito dalla porzione standard dell'italiano diviso in due varietà:l'italiano

standard letterario ovvero la lingua descritta dei manuali di grammatica in linea di

principio ed è riscontrabile solo in gruppi professionali specifici. Vi è poi italiano

neostandard che possiamo considerare come conglobato con lo standard da un

lato ma dall'altro sensibile differenziazione diatopica ed è riscontrabile nei concreti

usi dei parlanti di un italiano regionale colto medio. In questo tipo di italiano

vengono messi in evidenza aspetti unitari soprattutto morfosintattici che

costituiscono la base comune di impiego dell'italiano da parte di parlanti colti. Esso

va di fare un salto dal italiano dell'uso medio in particolare per due aspetti: nella

nostra schematizzazione accoglie in sé un primo grado di marcatezza diatopica

invadendo quindi parte dello spazio di varietà che nello schema di Sabatini è

riservato all'italiano regionale. Inoltre non copre tutta la gamma parlate informale

dello spazio di variazione dell'uso dei parlanti molto colti e mediamente colti. Dov'é

varietà molto importanti nella dinamica sociolinguistica sono quello dell'italiano

parlato colloquiale e dell'italiano popolare regionale in quanto stanno perdendo

marcatezza. L'italiano parlato colloquiale el italiano della conversazione ordinaria

dal normale parlare quotidiano, degli usi comunicativi ricorrenti ma non va confuso

con i registri informali più bassi. Ovviamente sarà marcato a priori in diatopia. La

quarta varietà è quella del italiano regionale Popolare o Italiano popolare regionale.

L'accezione popolare fa riferimento alle peculiarità locali ma anche all’interferenza

dei dialetti. L’italiano informale trascurato rappresenta la parte più bassa della

diafasia in cui agiscono fattori come improvvisazione, mancanza di attenzione e di

controllo dell’elocuzione, è un registro in cui vi è una minima esplicitezza. Sotto

l’etichetta di italiano gergale è possibile raggruppare le varietà colloquiali ed

espressive dei gruppi che all’informale aggiungono un lessico peculiare valido per

rafforzare e affermare il senso di appartenenza al gruppo, esempi classici sono il

gergo giovanile, i gerghi studenteschi. Stessa struttura viene riscontrata anche

l’italiano familiare. Nella parte opposta del quadrante sinistro si trovano invece le

varietà diafasiche alte, caratterizzate dalla massima elaborazione morfosintattica,

semantico- lessicale e strutturale, ci si riferisce all’italiano usato per parlare in

situazioni pubbliche, solenni e impegnative. Questo tipo di linguaggio corrisponde

all’italiano anglicizzato e italiano burocratico e trovano la loro massima

realizzazione nell’uso scritto.

Natura dei continua

Per natura dei continuum si intende un insieme di varietà tale che vi siano due

varietà estreme facilmente identificabili tra cui esista tutta la gamma di varietà

intermedie. Il concetto di continuum viene associato al continuum dialettale riferito

alla variazione geografica con cui si intende una serie di dialetti adiacenti tra di loro

e reciprocamente comprensibili. In Sociolinguistica si intende come descrizione

della variazione linguistica. Molto spesso per varietà estreme si intende quella più

alta e quella più bassa. Gli studi di creolistica hanno dato al continuum definizioni

diverse, secondo DeCamp il continuum è caratterizzato da relazioni di implicazioni,

ha un numero di variabili limitato e che non va limitato ad un solo sistema

linguistico, né al trattamento di due sistemi. Bickerton invece suddivide il

continuum in acroletti, mesoletti e basiletti, il primo e il terzo sono ormai in disuso

mentre il secondo ricopre la maggior parte della varietà linguistica. Tuttavia questa

nozione non è applicabile all’italiano. Abbiamo 4 tipi di continuum:

continuum generico costituito da varietà non discrete

• continuum con polarizzazioni costituito da varietà ben definite da un polo alto

• a un polo basso e con le varietà agli estremi ben definite e isolabili

continuum con addensamenti cioè costituito da un insieme di varietà non

• polarizzate che si distribuiscono nei vari fasci del continuum

gradatum costituito da varietà discretizzabili.

Per orientamento del continuum si intende la variabilità tra usi alti e usi bassi.

Tuttavia emerge il problema della non linearità del continuum e del fatto che esso è

multidimensionale, quindi si potrebbe definire il continuum come non lineare ad

addensamenti cioè si riferisce a repertori lineari, oppure come continuum

tridimensionale in continua cioè occorre considerare che ogni variazione dà luogo

ad un continuum (esempio pagina 34). La concorrenza delle varianti esiste solo

tendenzialmente perché le variabili possono essere intercorrenti o in alcuni casi

impossibili. Questo perché i rapporti tra i valori delle variabili sono parzialmente

implicativi. Altri aspetti da tenere in considerazione sono le variabili morfologiche e

fonologiche, ci si riferisce in particolare allo scempiamento consonantico ovvero

quando la consonante lunga viene realizzata semilunga o semplice e il

troncamento delle forme verbali legata alla fusione e velocizzazione del parlato,

esso può concorrere a tutti i livelli di linguaggio. La variabile morfosintattica a

(esempio pag 34) opera sugli assi diafasico e diastratico, la b sull’asse diafasico, la

c sugli assi diafasico e diastratico, la d sull’asse diafasico, la e sulla diafasica, la f

primariamente sull’asse diafasico e poi sull’asse diastratico, la g in entrambi gli

assi, la h sull’asse diastratico. Quindi 1e 2 sono formulazioni dell’italiano aulico, 3 e

4 italiano standard letterario, 5 ed 6 italiano neostandard, 7 e 8 italiano colloquiale,

9 italiano informale trascurato, 10 e 11 in italiano popolare. Il concetto di continuum

può essere trattato anche in termini di scale di implicazione ovvero matrici a doppia

entrata che rappresentano i dati in modo che tra loro esista una implicazione,

senza discontinuità nei tratti verticali e orizzontali e sono state introdotte da

DeCamp. Importanti sono anche le relazioni tra le varietà (schema 3) che nello

schema evidenzia una certa sovrapposizione tra tratti e varietà. Una terza opzione

per analizzare il continuum è quella di isolare una dimensione azzerando le altre e

trattando la gamma di varietà in termini di continuum con addensamenti, tuttavia

questo comporterebbe un abbassamento dell’asse diafasico, con una maggiore

influenza nel linguaggio delle forme dialettali. E’ importante inoltre tenere in

considerazione i rapporti tra varietà e parlanti, il fattore primario è sicuramente la

stratificazione sociale, ma anche all’istruzione, al tipo di occupazione e alle

aspirazioni sociali. Trumper e Maddalon ritengono che anche il reddito sia un

indicatore dello stato sociale di appartenenza. Secondo Labini ci sono 4 classi

sociali: borghesia, classi medie urbane, contadini proprietari e classe proletaria.

Tuttavia per la sociolinguistica assume maggiore rilevanza la variabile

socioeconomica come il livello di istruzione. Nonostante questo bisogna tenere

conto del repertorio individuale del parlante, poiché il suo repertorio individuale

deriva molto spesso da quello collettivo e quindi la collocazione dei registri

linguistici è varia. Infatti un parlante medio non incolto risente delle influenze della

regionalizzazione del suo italiano in relazione alla situazione passando dall’uno

all’altro dei cosiddetti stili contestuali. Tuttavia in Italia secondo Mioni il

comportamento dei parlanti di ceti alti è simile in contesti controllati e non, cosa che

non accade per i parlanti di ceto basso. Un altro aspetto problematico connesso

con la natura del continuum consiste nel fatto che la grammatica di base del

singolo parlante ha una forte influenza. Inoltre i confini tra le varietà del continuum

non sono netti poiché è possibile che parlanti con un registro alto utilizzino un

italiano quasi popolare.

Varietà marginali e semplificazione linguistica

La nozione di semplificazione linguistica e' un tema dibattuto e dai contorni non del

tutto chiari. Per semplificazione linguistica s'intende il rapporto tra due forme e

strutture linguistiche definibile come processo secondo cui ha una forma struttura x

di una lingua si contrappone si sostituisce una corrispondente struttura y più

semplice dove per più semplice s'intende la immediata processabilità ovvero di più

facile livello per l'utente. Da questa definizione si ricava che la semplificazione non

è un fatto definibile internamente al sistema linguistico ma riguarda anche il

rapporto fra sistema linguistico e utente. Si tratta di una nozione relativa al

confronto fra due o più elementi o strutture sia sull'asse paradigmatico sia sull asse

sintagmatico. La giustificazione esterni fatti di semplificazione consiste nel principe

del mantenimento di ciò che senza le più importante per un passaggio elementare

chiave dell informazione fondamentale. Fatti di semplificazione possono essere

riportati alle 3 basilari categorie di facilità codificativa-produttiva,percettiva-

decodificati e quindi di apprendimento-insegnamento. Per quanto riguarda i tratti

semplificazione del lessico. Ferguson rileva:

un vocabolario piuttosto ridotto parole morfonomiche

• parafrasi di parole comple

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher r.greco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Zublena Paolo.
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