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Cattive notizie

Due idee di notizia, due idee di società

TV: dà notizie, intrattiene, socializza → Dipendenza dall’intrattenimento televisivo. Telegiornali per gli italiani = principale fonte d’informazione (sono il “programma preferito” dei bambini subito dopo i cartoni). “Una notizia è un rapporto su un avvenimento”. Ci sono due idee fondamentali e contrapposte di notizia, in diretta relazione con due idee contrapposte di società. Si differenziano perché una considera essenziale il rapporto/racconto, l’altra l’avvenimento.

Notizia come informazione

Focus su avvenimento. Serve ad informare e si rivolge a una società civile, pluralità di cittadini. È importantissima per il buon funzionamento di una composta da cittadini che partecipano con cognizione di causa alla vita politica attraverso il voto. Informazione = quarto potere. La notizia-informazione ha matrice politica progressista e si fonda sul pensiero razionalistico.

In ottica progressista, il concetto di sfera pubblica di Habermas: è lo spazio del libero dibattito (sfera privata) (istituzioni politiche) pubblico, interposto tra la base della società e il suo vertice. La sfera pubblica ha le stesse radici storiche della democrazia = dibattito politico di fine ‘600 / café, ‘700 in Eng e Fr, che aveva lo scopo di creare un’opinione pubblica informata che potesse influire sugli eventi politici. Concezione illuministica del cittadino.

Notizia come racconto mitico

Focus sul racconto. Mass media forniscono storie alla società proseguendo la narrazione ancestrale del mito. Fare della narrazione il punto centrale è una scelta ideologica. Lule: narrazione delle catastrofi naturali, mito del Diluvio; cita la distinzione tra lo storico (parla di cose accadute) e il poeta (parla delle cose umane che accadono in generale) → giornalista = storico E poeta. La notizia-mito è politicamente reazionaria e si fonda sul pensiero irrazionalistico. Costanti antropologiche elementari. L’essere umano non è un cittadino cosciente, bensì parte di una massa governata da pulsioni elementari base di ogni pensiero totalitario. I riferimenti culturali della notizia-mito sono a largo raggio (tutti devono coglierli).

È opportuno distinguere tra notizie e informazione. Dire che le notizie sono informazione è una scelta di campo opposta a quella della notizia-mito. La contrapposizione informazione ≠ mito ha radici ideologiche profonde. Lo spirito illuministico vuole distruggere le forze mitiche per condurre una critica sociale; l’orientamento totalitario, invece, vuole far leva sulle reazioni emotive e azzera totalmente la valutazione razionale del cittadino. Il mito è fondamentale per catalizzare reazioni emotive.

Es. retorica manichea con cui Bush istigò alla guerra, “noi VS il nemico”. La TV è il mezzo onnipresente che concentra in sé la funzione mitologica. Problema: lo spazio della notizia-informazione può resistere sotto la pressione della creazione di miti della TV? Se sì, lo spazio dell’informazione come stimolo per la coscienza civile è salvo; se no, pericolo per lo spazio della sfera pubblica.

Infotainment

L'informazione televisiva si sta trasformando in infotainment (information + entertainment). Domanda: c’è nesso tra l’espandersi e l’espandersi della TV commerciale? Per molti massmediologi sì, perché è parte della cultura postmoderna del pastiche e dell’estetizzazione; questa modalità comunicativa che erode lo spazio della notizia-informazione viene non solo accettata, ma a volte giudicata persino educativa; c’è però chi la vede come una minaccia per la società civile.

Es. in Italia, ascesa al potere di Berlusconi/FI campagna mediatica di slogan e immagini/suoni accattivanti che ha impattato sulla vita pubblica creando le condizioni per il consenso politico → “trattamento goebbelsiano dell’informazione”. La retorica di Berlu segue gli stessi schemi del Mein Kampf: noi-buoni VS altri-cattivi + messaggi ipersemplificati fino al simbolismo cromatico (azzurro buono / rosso cattivo). Manipolazione della massa.

Italia di oggi = società dello spettacolo di G. Debord. Lo spettacolo espropria il lavoratore del tempo a vantaggio dei ceti dominanti, in un modo molto raffinato (lo spettacolo tv illude il teledipendente di disporre di un tempo infinito, rendendo impossibile a priori una presa di coscienza). Spettacolo INCOMPATIBILE con la notizia-informazione.

I due tipi di notizia si rispecchiano in testi con strutture e finalità diverse e opposte. Notizia-info prevede un lettore-cittadino. Notizia-mito prevede un lettore-massa che vuole essere intrattenuto e divertito letteralmente, distolto da altro. No prospettiva critica = politica conservatrice/reazionaria. Alla notizia-info si contrappone l’intero sistema della manipolazione televisiva del consenso attraverso l’intrattenimento.

“Grande consumatore di TV” = fasce deboli per istruzione e reddito, pronte a ricevere una “formazione” politica fondata su valori puramente simbolici e non su fatti reali. C’è correlazione statistica tra teledipendenza e orientamento politico moderato: chi guarda la TV è portato ad accettare il mondo così com’è. Il mezzo televisivo ha un effetto sociopolitico orientato verso un modello di società ben preciso.

Notiziari esteri non sono carichi di interviste a parenti delle vittime o di siparietti di varietà solo in Italia. “Tutti i telegiornali italiani sono diventati dei varietà, ma è Striscia la Notizia l'unico a saperlo”. I tg italiani fanno intrattenimento; è indispensabile il logo del TG in sovraimpressione per non confonderlo con un varietà.

Nella notizia-informazione ciò che conta è l’evento, ed è riferita oggettivamente. Invece, la notizia-mito è percepita come narrazione: le forme del raccontare sono costanti, quasi reiterate. I personaggi sono in primo piano; caratteri della narratività, continuità e pateticità. In Italia, la notizia-mito dà la sua impronta in modo molto pervasivo alla struttura linguistica con serie conseguenze politiche.

La stampa estera teme che l’Italia sia un “laboratorio” di esperimenti (di manipolazione dell’informazione) che potrebbero estendersi a tutta Europa.

I mass media italiani e la questione della lingua

U. Eco: quotidiano italiano = strumento autoritario di repressione (anche quelli non di destra). Sua analisi metteva in luce l’oscurità e la complessità dei testi giornalistici italiani confrontati con quelli U.K. Differenze di lingua e stile che sono spie di differenze ideologiche. Eco mostra le differenze con l’esempio della notizia di “un uomo che morde un cane”. In U.K. sarebbe stata riportata in modo diretto; in Italia, il giornale presenterebbe allusioni all’evento per poi scrivere un articolo in cui le parole chiave “uomo / cane / morso” sarebbero alla fine assenti. Questo perché lo scopo principale non è informare, ma negazione della notizia-informazione: ideologia dell’oscurità con obiettivo politico.

Giornale italiano dei 60s è la negazione della notizia-informazione: si comporta come un romanzo a puntate (continuità).

La questione della lingua.

  • ‘4-‘500: italiano colto nelle corti VS latino. Baldassarre Castiglione proponeva questo modello italiano (Prose della volgar lingua). MA Bembo stabilì come canone gli autori toscani trecenteschi. Da fine ‘500 con Salviati l’Accademia della Crusca diventa custode di questo italiano dell’uso colto.
  • Inizio ‘800: Carlo Botta scriveva secondo il canone della Crusca e risultava anacronistico e ridicolo. Critica da parte degli illuministi della cerchia del Caffè a questa lingua ingessata, inadeguata per le funzioni della società da sostituire con una lingua più vicina all’uso colto. MA arrivò Manzoni che propose un modello puristico aggiornato basato sul fiorentino contemporaneo (risciacquare i panni in Arno).
  • Critica a Manzoni di G. I. Ascoli, che non capiva la scelta di Firenze perché non dotata di alcuna preminenza culturale o sociale rispetto ad altre città. Per Ascoli sarebbe stato meglio elevare in generale il livello di cultura.

Novecento, dibattito sulla lingua dei giornali. Tullio de Mauro (‘79) denuncia l’oscurità di questi, che fa della maggioranza degli italiani dei non-lettori e ha origine dal nostro sistema educativo. Il cittadino medio, demotivato dall’italiano oscuro che gli hanno insegnato a scuola, diventa un non-lettore. Chi scrive sui giornali, ugualmente, non ha gli strumenti stilistici per conquistare nuovi lettori. Per secoli italiano = lingua scritta da pochi, per pochi.

Sia Eco che De Mauro vedono l’oscurità come caratteristica della lingua dei giornali italiani; Per Eco è voluta e fa parte di un preciso programma ideologico; Per De Mauro è subìta in quanto prodotto della cattiva istruzione scolastica (non è colpa del singolo individuo). È sulla scuola che si deve intervenire, con la semplificazione della lingua insegnata; modello: lingua più semplice e vicina al popolo. Il lavoro di De Mauro ha influenzato la scuola.

C’è chi ha sottolineato l’azione della TV in Italia nei 60s (creazione di unità culturale e comunione linguistica). Altri hanno mosso critiche (es. De Mauro: “le quindici parole di Mike Bongiorno”) ma complessivamente giudizio positivo. La TV ha riunificato e democratizzato il Paese dopo la guerra, (si ipotizza) attraverso un’elevazione del livello generale di cultura. Giornale = lingua ereditata dalla tradizione ≠ tv = cambiamento. La critica illuministica vedeva l’oscurità come mezzo di oppressione. Fine ‘900: cambiamento: la tv ha trascinato i giornali, semplificando e svecchiando la lingua del giornale italiano (oggi più semplice e vivace). Ideologia della semplicità linguistica non significa che sia cambiata la sostanza ideologica!

La “nuova” lingua dei mass-media ha enfatizzato la notizia-mito testi + semplici ma non per questo più informativi, ANZI hanno indebolito il pubblico raziocinio.

Come mai una critica illuministica è risultata in effetti completamente opposti? Perché c’erano 2 contraddizioni:

  • Educazione linguistica: da un lato si è definita importante la precisione/chiarezza del linguaggio, ma dall’altro proponeva una semplificazione (che necessariamente fa perdere precisione). La scuola italiana non riesce a gestire la complessità del lessico e della grammatica. Discrasia tra modello proposto al popolo e modello degli intellettuali. Per De Mauro l’obiettivo è eliminare i “nella misura in cui” a favore dei “se” manca di fiducia nell’elevazione culturale del popolo (l’opposto di un’ottica illuministica). Egli rivendica il merito di aver riorientato l’insegnamento dell’italiano nelle scuole, ma se nei 90s il giornalismo italiano è ancora oscuro, allora il nesso tra italiano insegnato a scuola e italiano dei giornali non esiste!
  • Lode della tv: pensare che la diffusione di massa della tv potesse aiutare l’alfabetizzazione si è rivelato un errore. Troppa fiducia nel mezzo televisivo fondata sul mancato apprezzamento della differenza tra mezzo audiovisivo e lettura/scrittura (differenza intrinseca tra i due mezzi!) la tv non estende né amplifica la cultura del libro: la distrugge. Educazione linguistica ad autonomia limitata + elogio del potenziale educativo della televisione = BOOM.

La resistenza del sistema

Ricerca delle forme linguistico-testuali della notizia-mito oggi. Essa è sostenuta dalla pressione della società dello spettacolo: il sistema d’informazione è tanto saldo quanto riesce a resistere a questa pressione. Il sistema italiano è fragile.

80s – 00s spese per la pubblicità in Italia: x10. Al 1999, il 52% delle spese pubblicitarie era per la TV, il 22% per i giornali → mancanza di regolamentazione! La stampa e le tv commerciali sono nelle mani di pochi capitalisti, fatto culminante con la regolamentazione degli interessi di Berlusconi con la legge Gasparri, approvata nel 2003 dal Parlamento ma rinviata alle Camere perché incostituzionale.

All’estero, c’è una classe di professionisti dell’informazione “gelosi” della propria autonomia; qui no. C’è un legame stretto tra politica e giornalismo (con poche eccezioni), infatti il ruolo più ambito è capo ufficio stampa di qualche politico. In U.K. questo infrangerebbe l’etica professionale e rovinerebbe la carriera di un giornalista.

Genere “sciocchezzaio”. Ogni testo giornalistico o servizio TG è pianificato a tavolino (parlato-scritto): gli errori presenti non sono “inciampi” ma indicano il livello culturale di chi lo scrive.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristinafod di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Piotti Mario.
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