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Cattive notizie: la retorica senza lumi dei mass media italiani

Come parla l'informazione pubblica in Italia

La tv, a partire dalla seconda metà del '900, ha occupato progressivamente uno spazio sempre più ampio e ha assunto una serie di funzioni centrali per l'attualità e la vita associata, contendendole ad altre istituzioni. La tv dà notizie politiche concorrendo in questo con i giornali, intrattiene ed infine socializza in quanto costituisce, per moltissime persone e fin dall'infanzia, il principale veicolo di conoscenza del mondo e di formazione del carattere, competendo con la famiglia e con la scuola.

Oggi è evidente che lo spazio occupato dall'intrattenimento è assai maggiore di quello occupato dalle notizie, le quali tendono ad essere attratte ed influenzate da esso, per sostanza e per forma. Tuttavia, i telegiornali italiani rimangono la principale fonte di informazione per una popolazione che per il 94% vede quotidianamente la tv, mentre solo il 58% degli italiani legge almeno un quotidiano a settimana. Quindi, anche se entro il sistema tv, le notizie televisive sono marginali, nel sistema dell'informazione complessivo esercitano un'azione trainante: i giornali rincorrono la tv per la confezione esterna come per la forma.

Le potenzialità della televisione e l'informazione

Ma la televisione ha potenzialità intrinseche diverse da quelle del libro perché imperniata sull'immagine e non sulla parola scritta. Quindi impone lo spettacolo visivo come misura di ogni discorso pubblico. Michele Loporcaro distingue due idee contrapposte di notizia che sono in diretta relazione con due idee contrapposte di società:

  • Notizia come informazione
  • Notizia come racconto mitico

La notizia è un racconto su un avvenimento. Le due idee di notizia si differenziano per il fatto di considerare come essenziale l'uno o l'altro dei due elementi di questa definizione: il racconto o l'avvenimento. La notizia come informazione mette l'accento sull'avvenimento; la notizia serve ad informare su un avvenimento di qualsiasi natura e si rivolge al cittadino. Un cittadino meglio informato sull'attualità e sulla vita pubblica è in grado di partecipare con migliore cognizione di causa alle decisioni politiche.

La notizia come racconto mitico si concentra sul racconto. Secondo questa concezione le notizie fornite giornalmente dai mass media costituiscono un unico grande racconto e sono la riproposizione aggiornata di miti. In quanto mito, la notizia è importante soprattutto come storia, non come informazione. Non informa ma intrattiene.

L'influenza della televisione sulle notizie

Quindi in questo caso la funzione dei giornalisti è quella di ridire storie eterne rivolgendosi a un destinatario concepito non come cittadino cosciente e facente parte di una società civile, ma piuttosto di una massa. Da queste due idee di notizia derivano due contrapposte idee di società e concezioni politiche: l'idea di notizia come informazione è di stampo progressista e si fonda su un pensiero razionalistico, mentre l'idea di notizia come mito è di stampo reazionario e si fonda su un pensiero irrazionalistico.

La notizia come mito parla esclusivamente alla componente irrazionale delle persone, ricercandone l'adesione emotiva e nel fare ciò fonda il proprio pensiero su un'idea di società governata da pulsioni elementari e irrazionali, che è parte costitutiva di ogni pensiero totalitario.

Il ritorno del mito nell'informazione televisiva

L'informazione televisiva si va trasformando sempre di più in intrattenimento e questo ritorno dell'Occidente contemporaneo all'enfasi sul mito può essere letto come un segnale allarmante di chiusura e di regressione. I due tipi di idea si rispecchiano in testi con strutture e finalità diverse e opposte: la prima si rivolge a un lettore-cittadino che si interroga criticamente sugli eventi per trarne valutazioni, la seconda si rivolge invece a un lettore-massa che vuole essere intrattenuto attraverso il racconto.

I telegiornali italiani inseriscono nel notiziario videoclip del disco appena uscito, sequenze di film, balletti, intermezzi musicali in studio, riassunto delle fiction che stanno per andare in onda, siparietti di varietà ed interviste ai parenti delle vittime. Due fenomeni, questi ultimi, che non è possibile ritrovare con una tale concentrazione nei telegiornali stranieri (francesi, tedeschi, inglesi).

È evidente che i notiziari italiani obbediscono alla logica della notizia come spettacolo: la loro funzione è quella di intrattenere le masse, non di informare il cittadino.

Differenza tra notizia come informazione e notizia come mito

La notizia come informazione è percepita come un racconto di eventi in cui quel che conta è l'evento. Mentre nella notizia come mito, l'evento passa in secondo piano e ciò che conta è la narrazione e con essa i personaggi. Personaggi nei quali il lettore si immedesima perché la notizia come mito è patetica, appassionata e coinvolgente.

Trent'anni fa, Umberto Eco metteva in luce l'oscurità e la complessità dei testi giornalistici italiani contrapponendole alla chiarezza e alla semplicità del giornalismo anglosassone. In effetti, nel confronto con i testi giornalistici stranieri, quelli italiani esibiscono differenze di stile e di lingua che possono essere lette come le spie di differenze ideologiche e politiche.

Insomma, i giornali italiani sono poco letti perché poco leggibili e sono poco leggibili perché oscuri.

Le opinioni di De Mauro ed Eco

Secondo De Mauro, questa oscurità, che fa della maggioranza degli italiani dei non lettori, ha radici nel nostro sistema educativo, colpevole di fornire una formazione linguistica insufficiente: l'abbondanza di sinonimi e il periodare complesso differenziano l'italiano dalle altre lingue europee e derivano dal fatto che esso per secoli è stato una lingua scritta da pochi e per pochi.

Se Eco considera tale oscurità voluta e inseguita, per De Mauro è invece subita. Per Eco è la manifestazione di un preciso programma ideologico che mira a tagliare fuori dal dibattito i meno colti; il che significa che se si vuole che qualcosa cambi nella lingua dei giornali, se ne deve modificare l'ideologia. Per De Mauro invece, l'oscurità è il prodotto della cattiva istruzione scolastica indipendentemente dalla volontà dei soggetti e deve essere superata riducendo la complessità della lingua. Una semplificazione che deve avvenire con l'avvicinamento al parlato e alla lingua di tutti i giorni. Chi scrive sui giornali deve usare una lingua più semplice e più vicina al popolo in modo tale da coinvolgerlo più direttamente.

Lingua dei giornali e televisione

Mentre i giornali conservavano ancora, negli anni sessanta, una forma linguistico-testuale ereditata dalla tradizione dell'intellettualità italiana, la tv ha esercitato una funzione unificante e democratizzante nella realtà italiana del dopoguerra attraverso una vivacizzazione e un'elevazione del livello generale di cultura. E in effetti, a partire dagli anni Settanta e grazie al ruolo trainante della tv, la lingua dei giornali è stata sottoposta a un processo di svecchiamento e di semplificazione: oggi la lingua dei giornali è molto più semplice e disinvolta, molto più vivace e vicina alla gente. Tanto il giornale quanto il telegiornale non vogliono essere un mistero impenetrabile per nessun italiano.

Tuttavia, lo svecchiamento e la vivacizzazione, che la lingua dei mass media italiani ha conosciuto, non sono serviti a coinvolgere i cittadini in un circuito d'informazione più maturo, ma al contrario ha proceduto verso la direzione della notizia come mito. I testi sono sicuramente più semplici, ma non per questo più informativi.

L'invito ad adottare uno stile chiaro e semplice è stato tradotto nella pratica di uno stile brillante e semplificato in termini populistici e per questo non meno reazionario dell'oscurità. Nella stessa direzione, quella della semplificazione, è andata la scuola.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swanrhcp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bonomi Ilaria.
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