Arte prima: media, linguaggio e società
Due idee di notizia, due idee di società
Notizie e centralità della tv
Ai mezzi di comunicazione di massa è dedicata, nella nostra società, un’attenzione costante. In particolare, la tv ha occupato progressivamente uno spazio sempre più ampio e ha assunto di fatto una serie di funzioni centrali: la tv dà notizie, intrattiene, socializza e costituisce il principale veicolo di conoscenza del mondo e di sé.
Al suo avvento, la televisione è stata salutata da voci progressiste come potente veicolo di democratizzazione: all’interno di questo contenitore di intrattenimento, le notizie pesano però molto meno, anche se i telegiornali rimangono la principale fonte di informazione per gli italiani. Benché marginali entro il sistema tv, le notizie televisive sono dunque assolutamente centrali rispetto al sistema dell’informazione nel suo complesso.
Notizie senza informazione
Esistono due idee fondamentali e contrapposte di notizia: l’idea della notizia come informazione e l’idea della notizia come racconto mitico. Queste due idee si differenziano per il fatto di considerare come essenziale il rapporto sull’avvenimento, oppure l’avvenimento stesso.
La concezione tradizionale, quella della notizia come informazione, mette l’accento sull’avvenimento; un cittadino meglio informato è in grado di partecipare con miglior cognizione di causa alle decisioni politiche, in particolare attraverso l’esercizio del voto. In altre parole, la concezione della notizia come informazione vede nell’operata dei mezzi d’informazione un elemento cardine della democrazia informazione come quarto potere.
A questa idea di notizia si contrappone all’estremo opposto quella per cui è l’elemento del racconto a giocare il ruolo fondamentale. Le notizie non sono dunque altro che la riproposizione aggiornata di miti i racconti giornalistici di catastrofi naturali rinarrano così il mito del Diluvio, i reportage di paesi lontani il mito dell’Altro Mondo, e così via.
A questo punto si vede come sia opportuno distinguere chiaramente fra notizie e informazione: dire che le notizia servono primariamente all’informazione non è un’asserzione neutra, bensì rappresenta una scelta di campo opposta a quella della notizia-mito.
Di queste due idee contrapposte di notizia è facile riconoscere le radici in due idee contrapposte di società e di concezione politica: semplificando, l’idea della notizia come informazione ha una matrice politica di tipo progressista e si fonda su un pensiero razionalistico, l’idea della notizia come mito è invece politicamente di stampo reazionario (al limite totalitario) e al suo fondamento in un pensiero irrazionalistico individuo pensante contrapposto a una massa informe con le stesse pulsioni elementari immutate nel tempo che hanno bisogno di essere soddisfatte da notizie che diano quindi maggior importanza alla componente “narrativa”.
Per fare un esempio, in un regime totalitario la componente di valutazione razionale, nell’oggetto dell’agire politico, è programmaticamente azzerata, ricercando un’adesione emotiva e fideistica; il mito ha un posto centrale come catalizzatore di reazioni emotive. Il ritorno dell’Occidente contemporaneo all’enfasi sul mito, in politica come nella gestione dei media, può essere letto come il segnale allarmante di una tendenza regressiva espressione culminante di questa tendenza è la retorica dell’amministrazione Bush post 11 settembre: contrapposizione bene e male, secondo un fondamento fideistico e non argomentativo.
"Infotainment"
In realtà, la quotidianità dei mass media si presenta più sfumata. Per cominciare ad apprezzare queste sfumature si prenda ad esempio l’onnipresente mezzo televisivo. Data questa onnipresenza è naturale che la tv concentri in sé la funzione mitologica: la tv è tutto. Il problema è capire se alla pressione della creazione dei miti possa resistere uno spazio non soggetto a questo tipo di funzioni che possa non obbedire alle regole dell’intrattenimento. Lo spazio, appunto, della notizia come informazione.
Certo, la notizia è narrata. Ma se essa è programmaticamente ridotta ad una narrazione, lo spazio della sfera pubblica è in pericolo. È facile constatare come ultimamente l’informazione (in particolare quella televisiva) si vada trasformando sempre più in infotainment.
Per molti in realtà questa dinamica non avrebbe portata ad un peggioramento degli standard qualitativi dell’informazione. Non è difficile riconoscere in questo scenario, la descrizione di quello che è accaduto in Italia con le campagne elettorali di Forza Italia: l’ascesa al potere di Berlusconi è il coronamento di una campagna mediatica invasiva e la dimostrazione della potenza dell’informazione-intrattenimento nella creazione del consenso in una direzione politica ben determinata.
Totalitarismo e società dello spettacolo
La retorica di Berlusconi prevede una netta contrapposizione fra un “noi” e un “altri”, comunicata con forme martellanti e messaggi ipersemplificati. Queste modalità di comunicazione sono perfettamente funzionali tanto per la società dell’intrattenimento quanto per il totalitarismo per la loro capacità di stimolare una massa senza stimolare le coscienze individuali.
La notizia come informazione prevedrebbe un letto-cittadino, che si interroga criticamente e trae le sue valutazioni; la notizia come mito prevede invece un lettore-massa, che per mezzo di un racconto vuole essere intrattenuto e divertito, ovvero distolto da altro. Il grande consumatore di tv, che statisticamente appartiene alle fasce più deboli per livello d’istruzione e reddito, è dunque pronto a ricevere una formazione politica che prescinde da dati reali ed è invece fondata su valori puramente simbolici: in altre parole, chi vede molto la tv è pronto ad accettare il mondo così com’è, o meglio come la tv glielo presenta.
Sull’onda di questa pressione, l’intrattenimento tende di necessità ad irrompere entro lo spazio della notizia per annegare la politica nella brodaglia dello spettacolo.
Notizie dall’Italia: gran varietà
Se la tendenza a quest’irruzione è generale, gli esiti particolari che ogni giorno si possono constatare nei nostri tg sono specifici dell’Italia e sono riconducibili alla debolezza del sistema-informazione.
I tg italiani sanno benissimo di fare intrattenimento, ma lo nascondono dando ad intendere di fare informazione. È evidente che notiziari così condotti obbediscono in larghissima parte alla logica della notizia come spettacolo: la loro funzione primaria è intrattenere le masse, non informare il cittadino.
Per capire la specificità italiana
La notizia come informazione è percepita come un racconto di eventi, in cui quel che conta è l’evento. E poiché essa è relazione su un evento, oggetto da riferire, la notizia è percepita come orientata oggettivamente. Al contrario, la notizia come racconto mitico è percepita come una narrazione in cui vengono messi in primo piano personaggi nei quali ci si immedesima.
Se è vero che l’idea della notizia come racconto mitico è diffusa in tutto il mondo, l’Italia presenta la particolarità di distinguersi per la maggior pervasività linguistica, testuale e retorica di questa tipologia.
I mass media italiani e la questione della lingua
L’ideologia dell’oscurità
L’oscurità, la complessità, la non referenzialità dei testi giornalistici italiani è contrapposta alla chiarezza, semplicità e referenzialità del giornalismo di stile anglosassone.
I giornali italiani non “aiutano” il lettore e si conformano ad una “ideologia dell’oscurità” che non è attribuibile all’imperizia dello scrivente, ma è funzionale al perseguimento di un obiettivo politico: il giornale è il bollettino di un gruppo di potere che fa un discorso ad altri gruppi di potere e assolve principalmente a una funzione di identificazione ideologica e sociale, negazione stessa della notizia come informazione.
La questione della lingua: cenni storici
La discussione verteva, nei secoli passati, su come dovesse essere fatta la lingua comune dei letterati e dei politici di un’Italia divisa: la polemica affonda le sue radici nel Cortegiano di Baldassare Castiglione, attraversa Dante, Petrarca, Boccaccio, l’Accademia della Crusca, gli illuministi, Manzoni e arriva fino ai giorni nostri.
Il linguaggio dei mass media e l’italiano nella scuola
Il dibattito prosegue nel Novecento e al tema dell’educazione linguistica scolastica si connette strettamente quello della lingua sui giornali. Per Tullio De Mauro i giornali italiani sarebbero stati poco letti perché poco leggibili, individuando come causa prima di questa oscurità un sistema educativo colpevole di una formazione linguistica insufficiente.
Ideologie della chiarezza
Sia Umberto Eco che De Mauro individuano nell’oscurità il tratto fondamentale della lingua dei giornali italiani, ma il primo la considera voluta, il secondo subìta. Per Eco si tratta della manifestazione di un preciso programma ideologico, mentre per De Mauro l’oscurità è il prodotto automatico della cattiva istruzione scolastica indipendentemente dalla volontà dei soggetti, dunque è nella scuola che viene individuato il territorio d’intervento. De Mauro invita alla semplificazione, all’avvicinamento al parlato, e si consiglia a chi educa e a chi scrivere sui giornali di usare e proporre come modello una lingua più semplice e vicina al popolo.
Di fatto, all’inizio del Duemila, la scuola italiana ha ormai alle spalle un ventennio abbondante di riorientamento dell’insegnamento linguistico.
Dalla chiarezza alla semplificazione: lode della tv
Mentre si criticava l’influsso negativo sull’italiano dei giornali, della scuola e dell’istruzione linguistica tradizionale, in questo stesso contesto ideologico si sottolineava l’azione progressiva svolta dalla tv in Italia a partire dagli anni Sessanta: essa avrebbe contribuito secondo De Mauro a creare fra gli italiani “unità culturale e comunione linguistica”. Non manca una presa di posizione negativa nei confronti di alcuni dei modelli linguistici televisivi (Mike Bongiorno), ma il giudizio è in sostanza molto positivo.
Mentre il giornale serbava ancora una forma linguistico-testuale ereditata dalla tradizione dell’intellettualità italiana, la tv in quanto mezzo portava in sé per sua stessa natura i germi del cambiamento, essendo fra l’altro un mezzo più incentrato sul video che sulla parola.
Critica illuministica?
L’oscurità va combattuta in quanto è un mezzo di oppressione: nell’ultimo trentennio del Novecento molte cose sono cambiate e il dato principale è che la tv ha trascinato i giornali, determinando fra i due mezzi un avvicinamento progressivo che ha avuto come denominatore comune quello della semplificazione. Lo svecchiamento è cominciato negli anni Settanta, e oggi la lingua del giornale italiano è una lingua più semplice e disinvolta.
Si potrebbe allora dire che con le nuove e più comprensibili forme, la sostanza ideologica dell’oscurità sia cambiata. Invece, nel mutare delle forme, la sostanza è rimasta la stessa: lo svecchiamento, l’avvicinamento al parlato non sono serviti a coinvolgere i cittadini in un circuito d’informazione più maturo. Al contrario si è proceduto in un’enfatizzazione della formula di notizia-mito. Sempre più semplici e trasparenti, i testi proposti dai mass media italiani non sono per questo più informativi. L’indebolimento del pubblico raziocinio è proprio l’opposto di un programma illuministico. I mass media hanno accolto l’invito ad uno stile “chiaro e semplice”, traducendolo in uno stile “brillante e semplificato”.
Sarebbe lecito chiedersi come una critica di stampo illuministico abbia portato a effetti di segno opposto.
Il problema della scuola italiana non era che insegnasse cose troppo complesse, ma che non assolvesse bene al compito di insegnare a gestire la complessità del lessico e della grammatica: il problema insomma è sempre lo stesso: sollevare la cultura, non abbassare la lingua.
L’ottica di De Mauro ha puntato troppo sull’abbassamento della lingua, senza nessuna fiducia in un ipotetico innalzamento del grado di cultura medio degli italiani, esattamente l’opposto di un’ottica illuministica.
Pensare che la diffusione di massa di un mezzo audio-visivo potesse aiutare, al di là di effetti transitori, l’alfabetizzazione su larga scala è rivelato un calcolo drammaticamente sbagliato: mentre la scuola è fondata sullo sviluppo del linguaggio, la televisione richiede attenzione per le immagini e data la differenza intrinseca fra i due mezzi e data la centralità strutturale dell’elemento immagine per la tv e la conseguente subordinazione della parola, se ne deduce che la televisione non amplifica né estende la cultura del libro, ma la distrugge.
La resistenza del sistema
Resistenza strutturale: il sistema fragile
Per capire la specificità delle notizie all’italiana, sui giornali e in tv, ci metteremo alla ricerca delle forme linguistiche e testuali con cui si manifesta oggi in Italia l’idea della notizia come mito. La resistenza dei vari paesaggi sociali e culturali si vede nel mantenimento di strutture che ostacolano la modernizzazione dell’informazione e delle pratiche linguistiche.
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