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L'italiano nella società della comunicazione

Il telefono, la radio e la televisione incoraggiano una nuova oralità la cui esistenza dipende dalla scrittura e dalla stampa, si tratta dell’italiano trasmesso. L'evoluzione tecnologica ci ha abituati a una fruizione integrata della comunicazione in cui la parola scritta ha riconquistato uno spazio importante. Vengono meno le coordinate che avevano caratterizzato la scrittura per secoli ovvero se si scrive così spesso scrivere diventa un gesto quotidiano lontano da quella solennità che l'avevano sempre contraddistinta.

Viene meno l'ansia della pagina bianca dato che lo schermo è facile da riempire, piccolo come quello del telefonino e poi non si può stare lì a pensarci tanto, di solito dall'altra parte c'è qualcuno che aspetta. La scrittura sì è calata in una nuova dimensione di spazio e tempo; testi brevi facili da scrivere e da leggere, testi rapidi adatti a una lettura distratta.

Innovazioni portate dall'italiano digitale

Il moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione ha accelerato alcuni processi in atto da tempo come il progressivo avvicinamento tra parlato e scritto. La pressione del parlato sullo scritto la vediamo negli esempi ovvero il ricorso a gli anche per a lei e a loro e il mancato ricorso al congiuntivo es: penso che è tardi e se lo sapevo venivo, l'uso di che a sproposito.

La pressione dell'inglese

Alcune parole in inglese sono piuttosto difficili da evitare anche se in presenza di alcune proposte brillanti, esempi in vari ambiti: no profit, call center, exit poll, acquagym, reality show. Spesso a rendere poco probabile l'affermarsi di una traduzione italiana è proprio il fascino legato al particolare status delle parole inglesi, come se portassero un po’ di prestigio alla frase. Parole inglesi sono soprattutto usate nell’intrattenimento radiotelevisivo o per la pubblicità e la propaganda politica sempre alla ricerca di un registro brillante e di un lessico che non può adagiarsi su toni neutri.

È difficile capire quanto le parole inglesi siano entrate in profondità nel nostro lessico, sembra che esse si scrivono ma non si dicono. Uno dei motivi della scarsa presenza di anglicismi nel parlato e nel lessico di base va cercato nel fatto che molti di questi vocaboli appartengono alle terminologie di linguaggi tecnici o scientifici. Succede a volte che però anglicismi dei linguaggi settoriali diventano diffusi nel linguaggio parlato comune, come ad esempio, feedback, random. I tecnicismi tendono a risalire dalle terminologie specialistiche alla lingua comune attraverso i testi divulgativi. Inevitabilmente i linguaggi settoriali più presenti al parlante comune saranno quelli che lo riguardano più da vicino, es: linguaggio burocratico e medico.

Spesso, ad esempio, nelle pubblicità di medicinali vengono usati termini tecnici che magari il destinatario ignora ma si limita a riconoscerli come prestigiosi. Ci sono due linee di tendenza che vanno incontro a due possibili pericoli: il primo è che la sempre più accentuata divisione del lavoro rende i parlanti reciprocamente sempre più estranei, si chiama effetto Babele e si riferisce a quando la maledizione divina colpì i costruttori della torre e solo a quelli che facevano lo stesso lavoro rimase una lingua identica. Il secondo pericolo non riguarda la comunicazione orizzontale tra i diversi lessici settoriali ma il rapporto verticale tra gli usi specialistici e la lingua comune.

Ad esempio, con il linguaggio informatico il parlante comune ha una conoscenza minima ma ne possiede quanto basta per fare di lui un utente. Ma basta cercare di conoscere più in profondità programmi diffusi per renderci conto che tra utente e produttore rimane una barriera linguistica invalicabile. Familiarizziamo con i termini specialistici, non sappiamo cosa c'è dietro ma non c'è ne preoccupiamo troppo, la forma di difesa a cui ricorriamo è una sorta di autoinganno ovvero orecchiamo le parole e pensiamo di conoscerle.

Italiano e i dialetti

Oggi i dialetti hanno guadagnato una nuova connotazione, ovvero sono diventati da marca di inferiorità socioculturale a segnale di confidenza, ironia nell'uso di persone che conoscono bene l'italiano. Sotto la pressione continua dell'italiano i dialetti hanno subito profonde modificazioni tanti che tra i linguisti c'è chi differenzia tra il dialetto arcaico e quello moderno. Secondo una ricerca i dialettofoni puri sono diminuiti considerevolmente nell'ultimo mezzo secolo, successivamente nel 2002 si sia ripreso a parlare anche il dialetto. Sembra essere: "ora che sappiamo parlare italiano possiamo anche riparlare dialetto".

Tra dialetto e italiano non c'è una frattura ma una serie di livelli intermedi che sfumano l'un l'altro. Vengono distinti l'italiano comune, l'italiano regionale, il dialetto regionale e il dialetto puro e quasi tutti i parlanti dominano più di uno di questi livelli selezionando di volta in volta quello che ritengono più adatto al contesto, all'argomento e all'interlocutore. Proprio perché l'italiano è così diffuso il suo uso spontaneo risente delle differenze geografiche legate alla diatopia ovvero al variare di ogni lingua nello spazio. Quando un italiano parla tradisce inevitabilmente la sua provenienza.

Nel viaggio giovanile il dialettalismo serve solo per staccarsi dal lessico degli adulti rafforzando il sentimento del voler essere diversi. L'uso di termini dialettici nei giovani non è dettato da una differenza socioculturale, anzi viene usato da giovani di qualunque estrazione sociale. Inoltre il linguaggio giovanile è stato giudicato da molti il motore del rinnovamento dell'italiano. Questo linguaggio cambia in maniera particolarmente sensibile in rapporto con il tempo e con lo spazio. Le parole variano da zona a zona e spesso risultano termini incomprensibili anche per gli stessi ragazzi.

A differenza dei gerghi come quello della malavita il linguaggio giovanile non nasce per nascondere il senso di una conversazione agli estranei né per contrapporsi alla lingua tradizionale ma piuttosto per riconoscersi in un gruppo cioè nella propria generazione. Il meccanismo è semplice ovvero l'uso frequente e stereotipato brucia in breve tempo le diverse parole rendendole ben presto inservibili dal momento che non soddisfano più quella esigenza di espressività che è la ragion d'essere del linguaggio giovanile, per questo, la gran parte delle espressioni scompare nel giro di qualche anno.

Occasionalismi e modismi

Tipici del linguaggio giornalistico sono gli occasionalismi: vocaboli scherzosi destinati a rimanere usi isolati se non unici. Modismi: sono voci accomunate proprio dalla grandissima diffusione di cui godono in un determinato periodo, a volte un vocabolo nato come occasionalismo può avere tanta fortuna da diventare modismo come ad esempio Tangentopoli. Gli occasionalismi lasciano traccia solo se attestati per iscritto e registrati da qualche raccolta, i modismi invece nel periodo di massima fortuna rimbalzano continuamente dal parlato allo scritto.

Norma linguistica

Nella lingua l'errore è un concetto molto relativo infatti forme e costrutti un tempo considerati errori possono diventare perfettamente accettabili, solitamente è un processo che dura anni. La norma non cambia solo nel tempo ma anche a seconda del tipo di contesto e di situazione comunicativa. Esprimersi troppo correttamente in determinate situazioni o tipi testuali può costituire un errore non grammaticale ma comunicativo. Negli anni recenti è stato registrato oh che c'è una scarsa confidenza con la pagina scritta nonostante siano tempi dominati dalla scrittura di email e sms e è confermata da una continua schizofrenia di registro che porta ad accostare forme e costrutti provenienti dal parlato con espressioni sbilanciate il verso l'aulico.

C'è una regoletta tramandata dalla scuola per cui non si dovrebbe iniziare un periodo con e, ma oh perché è una regola immotivata ma dura a morire visto che ancora la applicano tutti i principali correttori automatici per la videoscrittura. Oppure Word se la prende ancora con realizzare nel senso di capire, anglicismo impiantato in italiano da più di mezzo secolo (forse ora no più boh). Spesso alla domanda si può dire? il linguista non potrà rispondere quasi mai con un secco sì o no perché in una lingua viva più la norma si infrange in una pluralità di norme.

Oggi la coscienza della norma linguistica nella grande massa dei parlanti viene plasmata molto meno dai testi letterari quanto dalla scuola e dai mezzi di comunicazione di massa. La televisione secondo Tullio De Mauro anni '50 e '60 ha avuto il merito di proporsi come scuola di lingua molto più efficace della scuola tradizionale. Offriva agli italiani un modello di lingua più vicino alle esigenze della comunicazione quotidiana. Purtroppo, spesso la scuola continua a domandare regole insignificanti come l'apostrofo davanti a sé stesso.

Nel frattempo, con il passare degli anni la televisione ha rinunciato al suo ruolo pedagogico anche in materia di lingua ad eccezione di qualche trasmissione Rai dedicata all'italiano o si è trattato di programmi esiliati la notte sarda o in prima mattinata. Spesso gli spettatori televisivi non leggono e prendono la lingua della televisione come norma e unico vocabolario disponibile così errori che fanno gli speaker dei telegiornali potrebbero presto passare inosservati proprio grazie alle seguenti attestazioni televisive.

Vediamo come nei vocabolari tornano ad essere presenti trafiletti di regole grammaticali, preziose informazioni di microsintassi come ad esempio correggono "di parlare" e sottolineano che si scrive "accennava a parlare".

Norma del politicamente corretto

Nato negli Stati Uniti all'inizio degli anni '60 con il fine di estirpare dalla lingua corrente usi discriminatori nei confronti delle minoranze, il politically correct ha finito col diventare nella società americana una norma linguistica più forte di quella grammaticale perché espone i trasgressori a una censura morale, come l'uso di esteticamente diverso per dire brutto. In Italia il peso di simili indicazioni non è mai stato tale da assimilarle a regole coercitive, tuttavia si deve a questo genere di pressione un generale mutamento di sensibilità linguistica, per scongiurare il sessismo linguistico e il razzismo linguistico.

Di sessismo linguistico si comincia a discutere in Italia nel 1987 quando compare Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua, un opuscolo chiamato italiana. Lentamente sebbene non molto affermato risulta in aumento l'impiego del femminile di nomi professionali come ministra, architetta e avvocata. Inoltre, negro comincia a essere avvertito come termine spregiativo e a essere rimpiazzato con nero. Interessante è un episodio che risale al 2005: l'Ente nazionale sordomuti reagisce alla decisione del ministero di modificare il termine sordomuto con preverbale, questo ente risponde che le persone disabili preferiscono essere chiamate per quello che sono ovvero sordi e c'è chi e non al negativo ovvero non udenti o non vedenti, è sul concetto di persona che si costruisce la propria identità positiva. L'uso di disabile al posto di handicappato.

Nuovi modelli la comunicazione aziendale

Un tempo negli uffici, nelle grandi aziende e nelle piccole imprese private si usava il linguaggio burocratico. Riempivano i testi con forme desuete, celebre è stato l'intervento di Italo Calvino nel 1965 contro l'anti lingua della burocrazia che accomunava avvocati, Funari, gabinetti ministeriali e consigli d'amministrazione. La parola burocrazia dal 1800 ha una sfumatura negativa. Oggi l'italiano burocratico, l'oscuro burocratese, è considerato un modello superato e espressione di una tipologia sociale ormai priva di prestigio. Il suo posto è stato preso dall'italiano aziendale ovvero una lingua settoriale nata nelle grandi multinazionali che si è diffusa negli anni '90. Questa varietà chiamata spregiativamente aziendalese caratterizza ormai il modo di esprimersi dei capi e dei dipendenti.

La comunicazione aziendale porta con sé un'idea di efficienza legata a miti ultimamente un po' in declino come il nuovo mercato e la nuova economia e di fatto si propone come la versione aggiornata della lingua degli uffici. La lingua della burocrazia e quella dell'impresa presentano in comune il fatto che la loro tecnicità non è motivata da un’esigenza di precisione come per i linguaggi scientifici ma dal bisogno di un codice che contraddistingua gli addetti ai lavori. Il linguaggio aziendale sta a quello dell’economia e della finanza come il linguaggio burocratico sta a quello giuridico. Forme e formule sono in larga parte sostituibili ed evitabili, servono a mostrare che si è parte di un gruppo e che si condividono certe conoscenze.

Da qualche anno anche in Italia l'aziendalese comincia a essere oggetto di sarcasmo, tutti i corsi di scrittura professionale disponibili in rete invitano a liberarsi di questo brutto linguaggio che si usa nelle aziende fatto di parole che si possono evitare ed espressioni contorte. Inoltre, fare ricorso all'aziendalese nelle brochure di presentazione dà un'idea negativa dell'immagine dell'azienda perché il pubblico percepisce stereotipi e una lingua che non gli va incontro.

Questa situazione comincia a subire impulsi al cambiamento nel corso degli anni '70 dove si impongono tre fattori destinati a modificare le comunicazioni tra stato e cittadini: l'ampliamento dei compiti dello Stato, la maggiore consapevolezza dei diritti di cittadinanza, affermarsi della cultura dei media. I media in anni recenti hanno influenzato la società e il mondo del lavoro perché hanno sviluppato informatica, telematica e interattività.

Vediamo come in Italia negli anni ‘90 avviene una svolta nel campo della comunicazione pubblica perché dopo la fase della propaganda che dura fino agli anni ‘70 e quella dell'informazione a senso unico negli anni ‘80 si entra finalmente nella comunicazione bidirezionale in cui il cittadino è percepito come soggetto attivo della comunicazione. Negli ultimi anni sono state pensate molte iniziative per promuovere la semplificazione dei testi burocratici e hanno trovato nella rete il loro ambiente di diffusione. Insegnano a intervenire non solo sul lessico e sulla sintassi ma soprattutto sulla testualità insegnando a selezionare i destinatari, spesso chi scrive un documento lo fa rivolgendosi al suo superiore che deve firmarlo più che al pubblico su cui avrà effetto. Non eccedere di informazioni e gerarchizzare quelle informazioni in modo che il lettore le recepisca in base alla loro rilevanza.

La politica a scuola di marketing

Con la perdita di peso delle ideologie e con la trasformazione di media e società in senso commerciale, la competizione elettorale ha subito una trasformazione che l'ha avvicinata non solo idealmente alla competizione che avviene nel mercato ma ha assunto i modelli di comunicazione vigenti nella sfera mercantile. Lo vediamo nel 1994 quando l'imprenditore Silvio Berlusconi applicò con successo alla campagna elettorale le stesse strategie di comunicazione adottate per e tramite le reti televisive e commerciali di cui era proprietario.

Marketing elettorale e marketing politico sono espressioni che derivano da un'unica formula: political advertising ovvero pubblicità politica, tecniche di seduzione del cliente-elettore. È chiaro che il messaggio verbale rappresenta solo una parte della strategia di persuasione ma nel ristretto ambito linguistico le conseguenze di questo connubio tra politica e pubblicità si sono fatte evidenti, il lessico viene semplificato e adeguato a quello del destinatario, abbandono del politichese.

Mira a instaurare una relazione amichevole e complice con gli elettori, a dare del tu a chi riceve il messaggio per farlo sentire un individuo unico e speciale e a suscitare in lui emozioni positive e rassicuranti. La politica ha seguito la pubblicità anche sul piano delle forme di comunicazione, la campagna elettorale del 1983 aprì la strada all'uso degli spot televisivi, nel 2000 sono stati limitati per una legge sulla par condicio così vediamo una nuova visibilità a slogan pensati per lo scritto e ricorso a un abbinamento fra testo e immagine sul modello dei cartelloni pubblicitari.

Negli ultimi anni si è aperto per la comunicazione politica il terreno di internet con il suo pubblico illimitato. Soltanto che inizialmente erano siti molto semplici con biografia, programma, calendario, la possibilità di inviare mail, l'interattività era appena accennata. Il sito si concentra sulla figura del leader di cui riporta discorsi e interviste in formato audiovisivo. Diffusione banner (stendardo, striscione) rappresenta l'evoluzione...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RebeccaMichelotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biffi Marco.
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