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Introduzione

Saper scrivere non è un'acquisizione meccanica, né il risultato di una dote innata, ma sostanzialmente il risultato di una vera e propria educazione. Se, in genere, a commettere errori ortografici è per esempio un macellaio o un fruttivendolo, siamo portati a non farci caso e a rimanere indifferenti. Questa indifferenza non indica però un pregiudizio culturale in relazione al grado di alfabetizzazione sulla base della scala sociale, ma rivela semplicemente che le capacità professionali di alcune persone non si basano sulla correttezza della comunicazione scritta; in questo senso, il macellaio migliore non è quello più ferrato in ortografia, ma quello che offre il miglior rapporto tra qualità e prezzo della merce che vende.

Gli errori di ortografia la cui incidenza professionale è quasi nulla saranno analizzati con interesse dal linguista, dal dialettologo o dal sociologo, ma certamente verranno guardati con occhio critico dal pedagogista, dal momento che rappresentano una sconfitta dell'istruzione e dimostrano che alcune abilità basilari, come saper scrivere la propria lingua, non sono sempre scontate. A questo proposito, la scuola fornisce ai ragazzi un bagaglio articolato e differenziato di cognizioni di base sia teoriche che pratiche, non solo per istruirli, ma anche per favorire il riconoscimento delle proprie inclinazioni e capacità. Successivamente avviene la specializzazione del mondo degli adulti. Da questo momento, nel lavoro o dell'università, i ragazzi dormono professionalmente e approfondiscono solo alcune discipline, mentre le conoscenze e le discipline non direttamente funzionali alla specializzazione scelta entrano a far parte della cosiddetta cultura generale. In ogni caso, la valutazione di una persona, nel mondo del lavoro, è incentrata per il 99% sulle sue doti professionali specifiche: ciò significa che chi manca dei requisiti necessari al suo lavoro, è una persona professionalmente discutibile.

Qualsiasi abilità richiesta dal lavoro, nella maggior parte dei casi dev'essere dimostrata attraverso la lingua scritta in quanto l'autonomia e la correttezza dello scrivere sono considerati ormai un requisito indispensabile in molti settori lavorativi. In Italia l'educazione linguistica ruota attorno alla letteratura. Questo dipende dall'impostazione umanistica della nostra tradizione scolastica ma soprattutto dalla storia stessa dell'italiano, che è essenzialmente una lingua letteraria, evolutasi molto lentamente, tra 500 e 800, a partire dal fiorentino del 300 di Dante, Petrarca e Boccaccio.

Questa lingua letteraria si è dovuta scontrare come le parlate dialettali della penisola almeno fino all'avvento della televisione, che da parte sua ha notevolmente contribuito a diffondere un modello linguistico comune. Ancora oggi questa lingua letteraria si legge, si impara e si verifica sui testi letterari. Come conseguenza di questa impostazione, altre competenze legate all'educazione linguistica, come la comprensione del testo e la produzione autonoma di testi scritti, sono in genere coordinate o addirittura subordinate allo studio della letteratura.

Un'educazione linguistica così impostata sbaglia, però, perché sopravvaluta negli studenti la capacità di trasferire nei testi pratici ciò che hanno appreso dai testi letterari: per questo motivo molti giovani diplomati non sanno riferire per iscritto i risultati di un corso tecnico o di un'esperienza lavorativa. Per superare questa difficoltà la scuola deve insistere sulla identificazione della produzione di testi appartenenti a diversi generi. In primo luogo, è importante il grado di consapevolezza degli studenti riguardo la centralità e l'importanza dello strumento linguistico per tutte le operazioni comunicative della vita privata e professionale, inoltre i ragazzi devono avere chiara la differenza fra italiano e letteratura italiana.

Un discorso a parte va fatto per quelle figure professionali la cui competenza linguistica è di tipo scientifico: queste persone sanno maneggiare bene lo strumento linguistico, ma sanno anche riflettere sul suo funzionamento, riconoscerne le regole e insegnarle ad altri. A questo universo appartengono molte categorie professionali come gli insegnanti, i giornalisti, gli intrattenitori televisivi, i pubblicitari, i parolieri delle canzoni di musica leggera ecc.

Cap. 1 - Per una scrittura adeguata: per chi si scrive e perché

1. L'interlocutore

La prima fondamentale operazione da compiere nello scrivere è individuare l'interlocutore, ovvero il destinatario del messaggio. Ancora prima di prendere in mano la penna, bisogna quindi chiedersi a chi ci si rivolge e qual è lo scopo che ci si propone di raggiungere. A questo proposito bisogna ricordare che non esistono messaggi neutri, adatti a tutti gli usi e a tutti destinatari, in quanto una stessa richiesta, fatta al salumiere, al notaio, all'amico o a un professore universitario, andrà formulata in modo diverso. Sono da evitare messaggi caratterizzati da un tono confidenziale quando il mittente non conosce personalmente il destinatario.

Oggi al messaggio cartaceo si tende a sostituire sempre più spesso il messaggio elettronico per e-mail. Questa forma di corrispondenza tra docente e studente presenta numerosi vantaggi, come la velocità e la possibilità di un dialogo anche a distanza. Anche per messaggi di questo tipo bisogna aver presente l'interlocutore e rivolgersi a lui in modo appropriato. Inoltre, nel momento in cui si scrive al computer, bisogna fare molta attenzione a rileggere i messaggi per evitare errori anche grossolani di battitura. È buona norma inoltre non scrivere messaggi troppo lunghi: spesso infatti la facilità di comunicazione indotta dal computer, porta a una serie di lungaggini, che hanno quasi sempre come effetto quello di far abbandonare il messaggio a metà lettura. A questo proposito, bisogna tener presente che il messaggio elettronico si deve leggere agilmente e deve consentire una risposta immediata.

Bisogna anche ricordare che la voce "oggetto" nell'intestazione del messaggio deve essere sempre compilata in modo chiaro per facilitare nel destinatario il riconoscimento immediato del contenuto del messaggio. Quando si utilizza la posta elettronica, inoltre, è meglio evitare messaggi personali troppo confidenziali poiché può capitare che possano arrivare a destinatari sbagliati: per esempio, quando ci arriva un messaggio da una mailing list, se la nostra risposta è diretta solo al mittente del messaggio, evitiamo sempre di inviarla premendo il tasto reply perché in questo modo verrà letta da tutti gli iscritti alla lista. Se invece si scrive a un amico, si è liberi di cambiare il tono, il registro e di dare per scontati molti passaggi del discorso. Questa, però, è una comunicazione particolare che non bisogna mai confondere con le altre. Inoltre, se per esempio ci accingiamo a scrivere un curriculum per un posto di traduttore, sarà inutile riportare se siamo sposati o separati, o se abbiamo uno zio medico, in quanto all'interlocutore interesserà soprattutto sapere da quale scuola proveniamo, quali lingue conosciamo, se abbiamo fatto qualche esperienza di traduzione ecc. Bisogna quindi fornire dati precisi e funzionali allo scopo.

2. La situazione comunicativa

Quando parliamo e scriviamo, siamo inevitabilmente condizionati dagli elementi sociali che entrano in gioco nella comunicazione come i rapporti che intercorrono fra noi e l'interlocutore e l'ambiente in cui avviene la comunicazione. In base a questi fattori, infatti, cerchiamo di impiantare le nostre parole a uno stile, un registro che ci sembra adeguato. Questa operazione è istintiva e rientra nella nostra generale capacità di interagire con l'ambiente. Per esempio ogni giorno ci accorgiamo come lo stesso concetto abbia una formulazione diversa a seconda che sia riportato in un telegramma, in una lettera, in un articolo, in una chiacchierata tra amici e così via.

Per esempio una stessa notizia di cronaca riceve un trattamento diverso a seconda del tipo di testata che la ospita: un quotidiano del mattino di solito ha un tono più diretto e referenziale, mentre un settimanale e più analitico e dà maggiore spazio commenti. Quando si scrive, un'altra cosa da evitare è produrre un messaggio di risposta condizionato dalla situazione comunicativa della proposta. Per esempio, se si risponde per iscritto a un'offerta di lavoro contenuta in una breve inserzione pubblicitaria, non si deve rispondere imitandone il linguaggio telegrafico. Altre volte, invece, un enunciato referenziale rischia di subire la contaminazione dell'oggetto di cui tratta: per esempio in molti temi di letteratura, dovendo commentare una poesia, gli studenti cercano di adottare un tono poetico.

3. Registri linguistici

In molte situazioni, come per esempio le cronache giudiziarie, notiamo l'esistenza di registri linguistici che ci appaiono estranei e incomprensibili. Allo stesso modo, anche in ambito aziendale, troviamo numerosi termini inglesi specifici come il manager didattico, il mobility manager, i front desk, i common room ecc. A questo proposito, il primo passo per decifrare e riprodurre un messaggio è individuare il suo registro, per questo motivo è opportuno allenarsi a distinguere i discorsi, proprio per essere in grado di formularli nelle diverse situazioni. Un registro colloquiale, per esempio, è opportuno per raccontare un viaggio a un amico, ma è del tutto fuori luogo se viene utilizzato per commentare un sonetto di Petrarca.

Allo studente universitario verrà in particolare richiesto di saper utilizzare un registro referenziale, in modo da riferire correttamente un argomento, un autore o un problema. Per questo sono necessari non solo una buona padronanza del lessico, della sintassi e in genere delle regole della lingua italiana, ma anche una buona preparazione sull'argomento da trattare e un'idea precisa del registro da utilizzare. Per esempio, in un riassunto bisognerà riportare un'informazione concisa e completa, senza interferenze in prima persona. Se invece si deve commentare un testo, centrali dovranno essere l'analisi e l'utilizzo corretto di strumenti idonei a interrogare il testo, mentre il registro adottato dovrà essere più tecnico.

Va però tenuto presente che difficilmente si è in grado di scegliere un qualsiasi registro senza possedere le conoscenze specifiche adatte. A questo proposito, spesso, all'origine di una difficoltà di scrittura vi è la carenza di lettura, di studio, di approfondimento e di abitudine alla riflessione e alla meditazione.

4. La coerenza

Un buon testo deve contenere informazioni presentate in maniera ordinata, sostenute da argomenti chiari e convincenti, collegate da nessi che spieghino le relazioni e implicazioni reciproche. In questo senso, l'impegno richiesto dalla lettura e dalla comprensione non deve ulteriormente essere aggravato dalla fatica di decifrare passaggi poco chiari e di seguire argomentazioni contraddittorie. Le operazioni che controllano la coerenza interna del testo hanno pertanto la funzione di evitare al lettore questo ulteriore sforzo.

4.1 Le persone

In un messaggio sono implicati un'emittente e un destinatario, mentre l'argomento di cui si parla corrisponde alla terza persona; nei testi di carattere prettamente referenziale, quindi, la terza persona è la presenza dominante. Tuttavia ci sono occasioni in cui l'emittente deve necessariamente intervenire con giudizi personali, con formule di precisazione o attenuazione: in questo caso può scegliere se mantenere la propria identità, o pure mimetizzarsi in altri modi. Per esempio può dire "noi" al posto di "io" per calarsi in una pluralità fittizia che fa pensare a scelte condivise da un gruppo o da una scuola di pensiero. L'emittente può anche parlare di sé in terza persona, come guardandosi dall'esterno e dire per esempio: l'autore ritiene / chi scrive si è proposto. Infine può ritirarsi in una sorta di impersonalità e dire "è plausibile che / se ne conclude" ecc., che accentua la referenzialità del testo. La formula scelta, qualunque essa sia, va poi mantenuta per tutto il testo; in caso contrario, di fronte a un alternarsi di io, noi e forme impersonali, il lettore sarebbe portato a chiedersi quante persone diverse abbiano scritto il testo.

Un caso particolare è rappresentato dai curriculum e dalle scritture burocratiche, dove l'emittente è chiamato a presentarsi in terza persona, spesso con la dicitura "Il sottoscritto". In alcune occasioni anche il destinatario deve essere chiamato in causa nel testo: per esempio nella scrittura epistolare e nei discorsi diretti si userà il tu o il voi. Quando invece si adotta una formula di cortesia inusuale, del tipo "Signor Presidente, ella conosce" o "Eminenza, vi prego di degnarvi...", spesso, dopo aver cominciato così, non si sa più come continuare. Un consiglio per tutti questi casi è di scegliere la semplicità e quindi evitare formule pompose e arcaiche e non ricorrere alle formule del burocratese a meno che non sia inevitabile.

Tuttavia, anche nei messaggi semplici e brevi può capitare di incontrare incoerenze: per esempio, fino a poco tempo fa, sullo schermo di alcuni sportelli Bancomat di legge: "Stiamo controllando la sua carta. Attendere prego". In questo caso, il cliente veniva inizialmente apostrofato con lei e subito dopo con una formula impersonale. Un'alternanza di questo tipo, anche se non minaccia la comprensione del messaggio, dispone negativamente il lettore nei confronti del mittente: perciò è consigliabile fare attenzione ad eventuali incoerenze.

4.2 I tempi verbali

In alcune occasioni il testo deve contenere delle informazioni che sono legate da una sequenza cronologica predefinita. A questo proposito, l'autore è libero di decidere l'ordine in cui disporre i dati in suo possesso: anche se la scelta più ovvia è quella di cominciare dalle origini, non è escluso che si possa procedere a ritroso in altri modi, purché l'esposizione non risulti caotica o troppo difficile da seguire. Una volta fissata la sequenza, si deve stabilire il tempo verbale della narrazione: la cosa più semplice è adottare il presente come tempo fondamentale, in particolare il cosiddetto presente storico, dal momento che i fatti narrati appartengono al passato lontano. Per esempio si deve scrivere "Dante nasce nel 1265 a Firenze". Se non si ama il presente storico, si può optare per il passato remoto e quindi scrivere "Dante nacque nel 1265 a Firenze...". La consecutio temporum dipenderà poi dalla scelta del tempo fondamentale. A questo proposito, si può notare come il passato remoto richieda in genere costruzioni più impegnative e un più accurato controllo sintattico.

4.3 Lo stile

Lo stile è lo standard espressivo su cui si orienta un certo testo a seconda della situazione e dell'interlocutore cui è destinato. Lo stile, inoltre, può essere determinato anche dalla predilezione da parte di chi scrive per certi usi linguistici e certi registri, caratteristiche, queste, che rendono riconoscibili i suoi messaggi rispetto a quelli di un altro. Anche sul piano stilistico un testo deve essere coerente: per esempio si può scegliere un livello elementare nell'esporre i fatti, oppure riportare ragionamenti complessi con espressioni dense e pregnanti, ma è assolutamente da evitare la compresenza di livelli stilistici molto diversi.

Cap. 2 - Per una scrittura efficace

1. Progettazione del testo

Nella maggioranza dei casi lo studente si trova disarmato ad affrontare l'esame di maturità. Prima di tutto, non è abituato a misurarsi con il tempo a disposizione che è di 6 ore, in quanto solitamente stila i temi in classe in 2, massimo 4 ore. È quindi indispensabile ripartire subito con attenzione il tempo a disposizione, da quello che si pensa di impiegare per la lettura e per l'analisi del titolo a quello che si vuole riservare alla rilettura del tema. Ovviamente, tenendo sempre in considerazione i tre momenti fondamentali individuati dalla retorica antica (inventio, dispositio ed elocutio), ognuno organizzerà il suo schema come gli è più congeniale, tuttavia, possiamo individuare un modello di percorso adattabile a diverse situazioni. Innanzitutto la prova scritta d'italiano prevede due diversi gruppi di fogli, che corrisponderanno a due ideali tavoli di lavoro: nel primo foglio si costruirà l'impalcatura del discorso, mentre nel secondo dovremo trascrivere il lavoro finito e ripulito. Nel primo tavolo rientreranno le operazioni degli appunti e della scaletta, cioè, si preparerà il tema senza paura di pasticciare e cancellare. È bene inoltre dedicare il tempo necessario all'analisi del titolo proposto. A questo punto bisognerà selezionare le parole chiave della traccia e metterle in relazione tra di loro; ciò ci consentirà di circoscrivere subito l'argomento. A questo punto il candidato incomincia a interrogare l'argomento. A questo proposito, bisogna ricordare che un discorso scritto attraversa una serie di passaggi preparatori, per questo non bisogna temere di pasticciare il foglio dove si costruisce il discorso. Se verranno in mente nuove idee, frammenti di citazioni e spunti ancora confusi, è bene trascriverli e catalogarli negli appunti. Infatti, è proprio dall'organizzazione di queste prime idee che si costruisce, eliminando e integrando, lo schema che reggerà poi il discorso completo. Nel corso di una prova scritta d'italiano non c'è però molto tempo, bisogna quindi imparare a organizzarsi. Per esempio, già da una rilettura attenta delle prime impressioni annotate possiamo decidere, in base alle nostre conoscenze, cosa è utile ma

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Rubano Annaluisa.
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