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Storia dell'italiano scritto

Libri di famiglia e diari

Questioni preliminari

Il libro di famiglia è una scrittura pratica e utilitaria, tipicamente mercantile e borghese antelitteram, discendente dai libri di conto antichi. Rappresenta una sorta di espansione del libro del dare e dell’avere. Nasce tra 1200-1300 quando i mercanti italiani avvertono l’esigenza di affiancare alla mera registrazione delle cifre dell’attività, la ricordanza di fatti della vita familiare.

Il libro di famiglia nasce, si sviluppa e si diffonde in Toscana e a Firenze specialmente; non è un caso per due motivi:

  • Motivo di ordine socio-culturale: la diffusione della scrittura che caratterizzò la Toscana fra metà ‘200 e primi ‘400.
  • Motivo di natura politica e finanziaria: il progressivo accrescersi nei primi del ‘400 delle implicazioni tra sfera pubblica e privata che accentua la necessità delle note ubbiedienti insieme alla ragion di marcatura e alla ragion di famiglia.

A Firenze inoltre la struttura oligarchica governativa promossa dalla restaurazione del 1382 e le riforme in senso conservatore di Parte Guelfa (1413) sollecitano a ricostruire la storia delle famiglie e a raccogliere testimonianze e dati sul passato e sul presente, perché solo così ci si poteva difendere dalle pretese e dalle richieste dello stato e di chi lo dominava.

I libri di famiglia sono veri e propri libri-archivio, in cui il mercante toscano del Medioevo registra il passato e il presente per il futuro: annota ogni dato o fatto utile per l’avvenire, dal punto di vista sia economico che politico, oppure di tesaurizzazione delle esperienze e delle conoscenze.

Il libro di famiglia è dunque un testo memoriale di selezione e conservazione della memoria della famiglia e per la famiglia. È quindi un testo plurale e plurigenerazionale (chi scrive è sempre un noi). Il destinatario è quasi sempre nuovo mittente di una ininterrotta catena di comunicazione memoriale scritta della famiglia, destinata a protrarsi per secoli. Ciò la distingue dalla diaristica.

Diari

Il diario (journal intime) è anch’esso nel novero delle scritture pro memoria, è una comunicazione per se stessi nel tempo e come la scrittura epistolare è una delle forme primarie di scrittura. La cornice personale deittica (un io che scrive qui ora in rapporto a un passato e a un futuro suo) di questo tipo di espressione ne fa una vera e propria “forma a priori della scrittura”. Si è sviluppato tra ‘600 e il ‘700 come portato delle riflessioni degli empiristi inglesi sulla coscienza della personalità e sulla costituzione dell’esperienza individuale. Diario di Alfieri: le ragioni essenziali del diario nel senso moderno, si accompagnano a un desiderio di affinamento linguistico e stilistico.

Il diario è una tipologia incentrata sulla cronaca della propria vita e sull’analisi del proprio io (vedi Gadda e Aleramo). Chi scrive un diario lo fa nella speranza che esso possa costituire uno strumento di disciplina morale di se stessi, ma anche una possibilità di sfogo; sono anche pagine a cui si affidano i pensieri più personali e nascosti. Il diario è percepito dallo scrivente come luogo di verità, dove poter depositare anche le confessioni più intime e indicibili. Talvolta l’ineffabilità dei fatti spinge lo scrivente a servirsi di codici diversi dall’italiano scritto. Tommaseo per esempio ricorre al greco per registrare un evento legato a una donna frequentata per breve periodo, una specie di codice cifrato, per annotare pensieri relativi ai propri vizi. La parola scritta si rivela spesso inadeguata a esprimere stati d’animo. Coloro che rinunciano consapevolmente a scrivere diari sono nutriti da una personale indifferenza per una forma di comunicazione incentrata sull’io, spesso per diffidenza nei confronti di una scrittura di autoanalisi.

Libri di famiglia

I libri di famiglia sono testi non letterari messi insieme da scriventi semicolti che ricorrono a un tipo di scrittura marcatamente schematica e formulare, alla base della quale sta una doppia tradizione scritta: notarile in latino e contabile in volgare. Petrucci vede l’archetipo nei protocolli e nel formulario dei documenti notarili.

La stretta correlazione tra libri contabili e libri di famiglia è evidente:

  • Sotto il profilo paleografico e codicologico: scrittura mercantesca; stesso rapporto tra scrivente e scrittura; formazione di veri e propri archivi familiari privati.
  • Sotto il profilo della disposizione grafica e della formularità: strutturazione del testo mediante segmentatori (Ricordanza/Ricorda/Memoria che) a delimitare le singole annotazioni; caratteristiche paratestuali e dettato formulare; ricorso a segnali di articolazione testuale espliciti; sintagmi cataforici.

Il mercante scrivente semicolto prende in mano la penna per accostarsi intenzionalmente a un particolare genere testuale del quale si rispettano le regole costitutive quanto a disposizione delle parti e strumentazione formale. A tale genere testuale appartengono i quattro esemplari libri di famiglia scritti da fiorentini a Firenze tra la seconda metà del ‘300 e la prima metà del ‘400:

  • Libro di ricordanze dei Corsini
  • Libro degli affari proprii di casa di Sirigatti
  • Ricordanze di Ugolino e Niccolò Martelli
  • Ricordanze A di Francesco di Matteo Castellani

Architettura e sintassi delle ricordanze

Due profili:

  • Struttura chiusa: rappresenta la matrice secondo la quale vengono registrati i ricordi di natura prettamente economica.
  • Struttura aperta: perché prevede un’espansione lineare progressiva (più o meno ampia) del discorso, tendenzialmente paratattica e affidata alla ripetizione di pochi connettivi elementari. Una simile segmentazione si incontra nei ricordi riguardanti il patrimonio familiare e in quelli più propriamente narrativi (p. 167).

Linearità e semplicità: la tecnica sintetica e da appunti consiste nel porre la sequenza delle informazioni su un’unica linea prospettica (azzerando anche la dimensione temporale) in modo tale che lo scrivente non debba cimentarsi con un livello di progettualità testuale troppo impegnativo. Prevale quindi la paratassi (con e).

A livello interperiodale la congiunzione e funge da connettivo demarcativo testuale tuttofare: indica sia l’inizio di un nuovo blocco, sia assicura coesione e progressione.

Anche nella ipotassi troviamo linearità e semplicità: frasi subordinate si susseguono a cascata, collegate asindeticamente o tramite l’onnipresente congiunzione e. Rari i periodi a piramide rovesciata (principale alla fine); quando però avviene lo scrivente avverte l’esigenza di rinsaldare la coesione testuale attraverso la ripetizione.

La natura da appunti è riconoscibile nella tendenza all’ellissi che riguarda le parole grammaticali. Possono essere omesse le proposizioni per esempio. Talvolta i libri di famiglia estremizzano tendenze normali nella lingua coeva, come l’omissione del pronome relativo nelle relative limitative e quelle oppositive.

Ellissi di parole non grammaticali come i verbi (solitamente il secondo ausiliare o servile in frasi coordinate). È invece da attribuire all’incapacità dello scrivente alcuni casi di ellissi di verbum dicendi all’interno di brani di discorso riportato. C’è anche l’omissione di un pronome personale o di una ripetizione nominale per esprimere l’elemento tematizzato. L’inespressione del soggetto può essere ricondotta non solo alla peculiare natura testuale del libro di famiglia, caratterizzata dalla brevitas comunicativa e alla incompiuta padronanza linguistica di scriventi semicolti, ma anche a una generale tendenza a evitare le parole grammaticali. Rilevanti sono quei casi in cui la mancata espressione del soggetto potrebbe ingenerare ambiguità semantica.

Una testualità a penna corrente

Ambito della micropianificazione testuale: i libri di famiglia mostrano qui una serie di fenomeni caratteristici del parlato (simile allo scritto semicolto). In particolare si vedono specifici mutamenti di progetto che alterano una normale progressione del discorso.

  • Cambio di progetto sintattico: dato dalla sostituzione di struttura sintattica.
  • Cambio di progetto semantico: inserimento di una diversa proposizione logico-semantica.

Uno degli aspetti più caratterizzanti della testualità semicolta è la progressione tematica del discorso. Anche i libri di famiglia da noi studiati sfruttano appieno tutte le forme più semplici e immediate di ripresa tematica di un antecedente. La principale manifestazione di una coesione testuale precaria sono le frequenti riprese anaforiche deboli. Dopo una serie di proforme deboli vi sono numerosi casi in cui gli scriventi avvertono la necessità di rinominalizzare il tema attraverso una glossa esplicativa, percependo nel corso della scrittura o in seguito a rilettura, una sorta di indebolimento della catena anaforica (glosse anaforiche).

Le parole dei mercati

Si tratta di testi semicolti e con finalità pratiche, dunque il lessico dei libri di famiglia appare semplice e ripetitivo:

  • Ripetizioni ravvicinate
  • Ridondanze pronominali
  • Rare le riprese anaforiche sinonimiche
  • Varietà dei nessi preposizionali
  • Frequenza di diminutivi (le poche macchie di colore)
  • Gusto per le dittologie sinonimiche dal sapore notarile e mercantile

I libri di famiglia offrono la possibilità di retrodatare parole dell’uso tipiche dei mercanti (tessuti, abiti, mestieri, oggetti, azioni, locuzioni e modi di dire, p. 176).

Diari

Il diario è una scrittura che accompagna gli eventi piccoli e grandi dei giorni. L’hic et nunc è una costante della scrittura diaristica. È il gesto quotidiano di aprire il diario a generare nuova scrittura: penso a quando un appunto prende le mosse dalla lettura o rilettura delle ultime parole scritte il giorno o poche ore prima allo scopo di correggere o spiegare. Il diario fa parte delle scritture pro memoria: non si scrive un diario solo come strumento di autoanalisi, ma anche per provare a fissare sulla carta azioni e informazioni ritenute degne di essere ricordate per se stessi o lettori futuri.

Scrittura discorsiva

Il diario si configura come una sorta di dialogo; Barthe dice infatti “il diario è un discorso non un testo”. Il caso più noto di dialogo con se stessi è Mestiere di vivere di Pavese: il suo è un discorso intessuto di domande e ammonizioni focalizzate soprattutto sul presente di una scrittura dell’autoanalisi, dell’ammonizione dell’esortazione.

La natura discorsiva dei diari fa sì che sia impossibile imbattersi in un esemplare che non contenga almeno una frase interrogativa o esclamativa focalizzata sullo scrivente. Altrettanto frequentemente il diarista trova in interlocutori esterni al diario il destinatario, che può essere:

  • Interlocutore attuale (noto e assente, come familiari amici ecc).
  • Interlocutore futuro (sconosciuto e ipotetico).

Allocuzioni a questi destinatari prescindono dal livello socioculturale dello scrivente. Il diario è anche il luogo per parlare a persone che non ci sono più (vedi Gadda che parla al fratello morto). Le interrogative e le esclamative sono una risorsa fondamentale del diario per esprimere in modo immediato e icastico l’enfasi di stati d’animo particolari.

Una conferma della dimensione discorsiva del diario proviene dall’idea che questo testo possa fungere anche da archivio di voci: sono frequenti i lacerti di dialoghi e monologhi propri o altrui che i diaristi depositano sulla pagina. Ci sono anche testimonianze sociolinguistiche di prima mano.

Scrittura telegrafica e spontanea

Ci si dedica alla scrittura diaristica nei brevi tempi morti e talvolta in condizioni difficili o precarie. Il diarista spesso evidenzia questi limiti contingenti della scrittura e lamenta insoddisfazione per i risultati ottenuti; tanto che alcuni sono costretti ad abdicare alla scrittura.

Sintassi: sempre all’insegna della brevitas: periodi di una sola frase tratteggiano le notizie del giorno; per mancanza di tempo le info sono appena abbozzate, si parla allora di stile telegrafico. Questo alle volte può manifestarsi sotto forma di annotazioni giornaliere minimali di pochissime parole, soprattutto quando è notevole la salienza della notizia da ricordare (“È morto Stalin!” / “Depressione!”).

C’è inoltre una tendenza allo stile nominale e alla ricorrenza di fenomeni di ellissi. La natura discorsiva e telegrafica al tempo stesso, spiega la presenza di fenomeni tipici del parlato che accomuna questa tipologia testuale ai libri di famiglia e scriventi colti e semicolti (es. gerundio non accordato; cambio progetto sintattico; cambio soggetto non espresso; tema sospeso). Scrivere di getto comporta la possibilità che il testo si configuri come un corpo claudicante se non addirittura mutilo.

Elementi del parlato

  • Frase sospesa
  • In alcuni casi il verbo si accorda secondo le leggi della semantica e non della sintassi;
  • In altri lo scrivente semicolto genera situazioni di anafora egocentrica, cioè quando un pronome si riferisce a un antecedente che non esiste nel testo ma è saliente e sempre vivo nelle intenzioni del mittente.
  • Ci può essere ambiguità referenziale fra elementi del discorso.
  • Fenomeni di tematizzazione del discorso come le dislocazioni a destra o sinistra; dislocazione con salto del confine di frase; uso della virgola tra soggetto e il verbo per isolare e mettere in rilievo il topic

Altri elementi di matrice orale sono:

  • Frequenza della duplicazione e triplicazione di parole nei momenti di pathos e ripiegamento su se stessi per rafforzare l’info
  • Ricorso a interiezioni e onomatopee, cioè parole invariabili e sequenze foniche.

Punteggiatura: segni avvinti all’immediatezza e alla spontaneità del parlato (puntini di sospensione, virgolette metalinguistiche). Alla spontaneità del parlato è riconducibile anche la tendenza a costruire le non frequenti similitudini mediante accostamenti analogici con referenti animati e inanimati della quotidianità.

Le parole dei diari

Le parole dei diari incentrati sull’io riflettono le inclinazioni degli scriventi: presenza di neoformazioni e termini scientifici. La peculiarità più evidente del lessico diaristico è la quota di parole inventate che risponde a una duplice esigenza:

  • Espressivismo
  • Economia comunicativa

Frequenti anche gli alterati; rari invece i dialettismi, gli arcaismi e le forme letterarie. C’è anche l’uso di forme marcate in contesti di spiccata tensione emotiva e fisica (Aleramo). I diari offrono anche interessanti testimonianze su parole appena entrate nell’uso al momento della loro stesura.

Come i libri di famiglia, i diari sono una miniera di retrodatazioni. Forestierismi, uso collegato alle mode e alle contingenze della scrittura (inglese e francese) rientra nel lessico dell’emotività l’alta frequenza del turpiloquio e di espressioni colorite e scurrili.

Scritture dei semicolti

Questioni preliminari

Semicolti: coloro che pur essendo alfabetizzati non hanno acquisito una piena competenza della scrittura e quindi rimangono sempre legati alla sfera dell’oralità. Con il termine semicolto (introdotto da Francesco Bruni nel 1978) si designa lo scrivente che si serve dello strumento linguistico in modo deviante rispetto alla norma corrente, condivisa e accettata, e il cui comportamento linguistico per tale motivo è soggetto a forte stigmatizzazione sociale.

L’incapacità di dominare le regole della scrittura va ricercata nel livello basso di chi produce il testo ma anche in una serie di fattori che interagiscono tra loro chiamando in causa gli altri ambiti di variazione.

NB: queste produzioni testimoniano una varietà di italiano locale scritto e non letterario, non epurato dal filtro standardizzante della stampa. Mostrano un continuum lingua/dialetto e permettono di mettere a fuoco i processi di alfabetizzazione e italianizzazione contribuendo a restituire una visione globale della scrittura dell’italiano.

Le produzioni semicolte documentano la limitata competenza scrittoria di coloro che si esprimono in italiano popolare (italiano dei semicolti = italiano popolare). I semicolti si sforzano di scrivere in una varietà il più possibile vicina all’italiano standard, rifuggendo gli elementi percepiti come demotici o diatopicamente marcato.

Il fatto che il sottofondo locale nello scritto sia attenuato, fa ipotizzare una sovraregionalità e una unitarietà della lingua.

NB: L’italiano popolare è dunque un’interlingua, o varietà di apprendimento, nata dal contatto tra dialetto e lingua con fenomeni di interferenza e processi simili a quelli che caratterizzano pidgins e lingue creole; italiano popolare visto come varietà diastratica dell’italiano regionale.

L’attenzione a questi testi e il rinvenimento di questi in periodi anteriori all’Unità ha permesso di spostare la data di nascita dell’italiano popolare, senza intaccare il primato dell’epoca post-unitaria.

Il legame con la dimensione orale permette di considerare le scritture semicolte come una delle fonti principali per lo studio del parlato in diacronia. Tale connessione favorisce anche la contiguità tra italiano dei semicolti e neostandard (italiano tendenziale o dell’uso medio) che ha indotto gli specialisti a riconoscere in alcuni fenomeni dell’italiano popolare le naturali tendenze evolutive insite nel sistema linguistico. Queste tendenze hanno spinto gli studiosi a ritenere la lingua semicolta come una varietà avanzata rispetto allo standard normativo.

Dopo l’articolo del 1994 di d’Achille non ci sono state molte altre aggiunte da studiosi; però si è messi...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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