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Tra le stampe popolari ottocentesche si può ipotizzare la cosiddetta lettura comunitaria,

eseguita in più ambiti strati sociali più diversi, ma particolarmente utile agli analfabeti. Il

tema della cultura orale e dell'editoria popolare si aggancia con forza alla storia linguistica:

in alcuni esempi di pubblicistica edificante e cattolica affiorano varie modalità di

trasformazione dei modelli letterari esistenti finalizzate alle masse, anche la scelta di nuovi

generi contraddistinti dalla presenza di strategie comunicative mirate ad agevolare pratiche

incerte di ricezione completa la lettura orale. → Ne esce avvalorata l'ipotesi di una

italianizzazione perlomeno intesa come conoscenza passiva della lingua, un po' più precoce e

allargata di quella stabilita per questa fase tale da rendere meno né la frattura tra lingua orale

lingua scritta e tra italofoni e non italofoni nel periodo che precede l'Unità.

Pillole di saggezza giorno per giorno

Almanacchi, calendari e lunari→ Si immettono nel circuito di quelle letture di medio

livello che realizzano legami tra la cultura scritta e la tradizione orale. I contenuti principali

sono la misurazione del tempo, dati rilevanti per il mondo contadino, la divagazione

astrologica. Nel settecento si aggiungono numerose rubriche che offrono comunicazioni

pratiche (sì, monete in vigore, circolazione postale), notizie su mercati e fiere, aneddoti,

ragguagli su eventi mondani e personaggi illustri. Un elemento comune è il proposito di

divulgare conoscenze valide e moralmente ortodosse. Gli elementi più vivace ripresi dalla

cronaca locale cittadina, servono a ricomporre il binomio di utile e dilettevole. L'alto tasso di

stereotipia e il ricorso alla formula ne legittimano la collocazione nella paraletteratura. La

destinazione umile non implica un costante appiattimento sulle attese sulle deboli premesse

culturali del popolo cui gli almanacchi si rivolgono; in qualche caso la presunta influenza

abilità del pubblico di riferimento può comportare un'elevazione a strumento di

emancipazione. Non sorprende che questo impulso si manifesti con vigore durante l'età dei

Lumi le cui istanze riformatrici si concentrano per questo genere nei moniti contro la

credulità e la superstizione. Bersaglio degli almanacchi razionalisti sono dunque le

chimeriche speculazioni da cui tanti increduli si lasciano abbindolare.

(Lunario per i contadini ovvero Istruzioni d’agricoltura pratica, 1774 Firenze: prende le

distanze dai concorrenti giornali poco illuminati). Gli almanacchi hanno una destinazione

locale.

1800: una sorta di “lunaromania” invade il mercato: offerta allargata e intensificata Sia

internamente nella maggiore varietà di rubriche sia nella proiezione verso l'area dei lettori

tra cui quello se entri sempre più emancipato delle donne. Crescono anche gli esemplari più

impegnati i quali, portando avanti proponimenti didattici della fase illuminista, aspirano a

immettere il popolo generale moto di civilizzazione europea (Nipote di Sesto Caio BAccelli a

cura di Pietro Thouar polemizza con gli omologhi di più disimpegnati e prospetta un lunario

che alla modicità dei prezzi, nitidezza dei caratteri per la maggior intelligenza dei sospetti di

lettura, riunisca per varie altre cose il pregio di utilità popolare). Tuttavia va rimarcata

l'insufficiente capacità di penetrazione degli almanacchi negli ambienti popolari: non solo

a causa dell'analfabetismo, ma anche per vizio di prospettiva che identifica le tematiche

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“popolari” come quelle più gradite al popolo, quando invece forse il popolo è più attirato

all'universo distante della propria meschinità.

Con la fine della civiltà contadina con l'avvento dei mezzi di comunicazione di massa in

grado di trasmettere più velocemente i contenuti, il fenomeno degli almanacchi è

ridimensionato. Fa eccezione Calendario di Frate Indovino ideato nel 1944: deve la sua

riuscita al bonario moralismo che la impregna; le rubriche o hanno un lieve alone religioso

francescano o tendono al nazional-popolare. All’utile (previsioni, consigli domestici,

proverbi) si aggiungono lo spirito delle filastrocche e le illustrazioni che lo vivacizzano come

fosse un rotocalco. Foglio di indubitabile modesta, ha mantenuto successo anche in epoca

recente, reso ormai come fragranza genuina del buon tempo andato.

Buone maniere per tutti

Il programma dell’educazione esteriore e interiore del popolo percorre anche il genere dei

manuali di buone maniere. Il rinascimentale Galateo di monsignor Della Casa era di

giovamento solo a lettori navigati e potenzialmente in contatto con l’aristocrazia. I campioni

di poco successivi a Della Casa, acuiscono l’influenza tra religione, virtù e convenevolezza

(Nuovo Galateo ampliato).

Gli innumerevoli epigoni si sono sfrangiati nei secoli in più filoni→ inclinazioni

ideologiche antitetiche: mentre alcuni manuali coltivavano snobisticamente l'orticello delle

buone maniere a vantaggio di una distinta casta, altri hanno voluto piegare l'apparentemente

superficiale campionario del saper vivere a favore di un rimescolamento sociale. Una volta

stabilito l'assunto che la classe egemone si avvale di un codice di comportamento non

impossibile da emulare, allora anche il galateo può diventare un mezzo complementare per

livellare le differenze. L'apice della concezione del galateo come strumento di democrazia

alla fine del settecento. La crisi dell'ideologia nobiliare si trasferisce nel Galateo

Repubblicano, ovvero de' costumi del cittadino libero (1799) segnato da chiarissimi auspici

egualitari e dalla presa di distanza da ogni sterile formalismo di retaggio Patrizio. Degli

appellativi ampollosi e le cerimonie cui anche i titoli di rispetto vanno pronunciati con

moderazione. Le allocuzioni secondo l'uso democratico che implica la generalizzazione del

boia anche nelle relazioni asimmetriche fra appartenenti a diversi ceti. Questo galateo non

mostra traccia dello slancio libertino del figlio trasgressivo che pure sono parte della cultura

illuminista. Il parlare costumato e onesto è proprio del cittadino democratico.

1800: si allentano le suddivisioni tra classi e c'è ricambio della nobiltà con la nuova

borghesia, così le classi sociali si affannano per appropriarsi di quei modi ritenuti a lungo

esclusivo appannaggio dell'aristocrazia. Si ebbe una vera e propria esplosione di

pubblicazioni sul bon ton e la permeabilità collettiva fu tale da coinvolgere nel processo

anche il popolo.

Con l'unità la persuasione rinascimentale che il concetto di popolo e di nazione

combaciassero, spinse i promotori del nuovo corso a considerare i manuali di convivenza

sociale come un efficace mezzo pedagogico per formare gli italiani: in questa fase i galatei

ebbero sia la funzione di smussare le differenze di censo, sia quella di supportare il

sentimento di identità nazionale e coesione civica. la rilevanza sociale del fenomeno

gratificato dal successo di vendite e da veri best seller (Gente per bene, Marchesa Colombi

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1887) ha attratti i cultori della storia minore che hanno estratto preziose testimonianze su usi

e costumi delle varie classi.Tutti i principali marchi editoriali se ne accaparrano un ramo e

Napoli esibisce uno dei testi più venduti e lodati , Saper vivere di Serao.

I galatei presentano anche motivi di interesse linguistico . La massiccia diffusione e il vasto

consenso fanno supporre che questi veicoli di educazione abbiano rivestito una funzione

indiretta di pedagogia linguistica. Caratteristiche:

lingua piana comprensibile ma piacevole

- si evitano le impostazioni didascaliche e uno stile conattivo

- si persegue spigliatezza narrativa, partecipazione emotiva e complicità con i lettori

- si schiva la severità del comando attraverso soluzioni verbali che attenuano il modo

- imperativo( infinito iussivo, presente e futuro esortativi)

( vedi es. pag. 61)

I galatei nel filtrare le immagini della società attraverso sistemi normativi e comportamentali

si vanno veicolo anche di particolari tendenze linguistiche. La formula domanda e risposta è

tipica anche di questo genere.

Dal punto di vista testuale la finalità persuasiva e didascalica si avvale di aneddoti, esempi,

massime.Nella fase post unitaria si ipotizza una lettura ad alta voce che allarga il numero di

destinatari rispetto agli effettivi lettori: era una lettura guidata e sorvegliata probabilmente la

più diffusa in età moderna.

Analisi di un campione di testi del primo 900: registri più informali, legami coordinativi ,

ridotta articolazione della frase complessa.

Nei primi decenni del ‘900 le raccomandazioni riguardano la censura lessicale che interdice

le brutte parole ma anche educa al dosaggio delle parole straniere.

Tuttavia i manuali di buone maniere razzolano meno bene di quanto predicano e presentano

forestierismi soprattutto negli ambiti semantici della moda cucina, arredi domestici

(francese) , sport ( Inglese) musica ( americano).

Fino ai primi del 900 le italianizzazioni appaiono con intenzioni didattiche, mentre in pieno

regime fascista hanno fini protezionistici ( es. pag. 64)

Es→ Scelte stilistiche della versatile scrittrice Anna Vertua Gentile:registra l’adesione

alle soluzioni toscano-letterarie rese unitarie da Manzoni la cui influenza si vede anche a

livello di fraseologia che sconfina nel modismo idiomatico .non è mai compromessa la

compostezza del tono che a tratti si eleva ; il lessico presenta forestierismi .La modalità

deontica è espressa al congiuntivo esortativo; la ricorrenza di parole emotive ha un valore

intimorente. Un po’ più affabile è il galateo per le giovani spose con le quali Anna si rivolge

con il TU e riproduce movenze nell’oralità.

Tra gli espedienti che vivacizzano il discorso trovano fenomeni del parlato , simili alla

lettura per l’infanzia, accostati a strutture più controllate.

IL ROMANZO DI CONSUMO 16

I precursori dell’età dei Lumi

Romanzo di consumo è collocabile in prima istanza in ambienti chiusi e borghesi. Nel

sondare il terreno Si suppone una circolazione superiore a quella misurabile tenendo conto

solo degli esemplari usciti dei turchi. La variabile da introdurre quella del moltiplicatore di

lettura in base al quale ogni libro acquistato si possono ipotizzare più lettori persino di ceto

basso che l'abbiano avuto in prestito. Il libro diventa un vero e proprio centro di consumo

facilmente accessibile largamente diffuso. Pietro Verri scrive che il pubblico legge assai di

più di quello con che non si sia mai letto perché si è inventato l'arte dello scrivere; tuttavia

nella grande maggioranza a leggere erano ancora soprattutto gli ambienti aristocratici e i ceti

alti urbani.

Origini del romanzo: iniziatore per convenzione è Samuel Richardson, le cui numerose

diramazioni si riflettono in un genere multiforme per trame, finalità e stile. Suddiviso dai

critici in categorie tematiche (erotico, satirico, filosofico, allegorico, avventuroso) che ne

ordinano la pluralità di intenzioni e di tracce, il romanzo del ‘700 si presenta in un formato

snello (in 8° o 12°).

Titoli accattivanti, immagini, dediche→ puntano al raggiungimento di una platea poco

avvezza alla lettura, sollecitando istinti edonistici e coltivando la devozione del lettore

(Pietro Chiari Commediante in fortuna. La metafora del teatro del mondo con cui prende il

via l’ultimo capitolo della fortunata trilogia di ambientazione teatrale è tipicamente

settecentesca e tra quelle più sfruttate per stabilire il nesso, favorevole all’immedesimazione,

tra vita vera e vita narrata

Schematicità costruttiva e tendenza alla prosecuzione sequenziale→ i romanzi ‘700teschi

sono esempi di una narrativa seriale inanellata in collane di riferimento. Editori e autori

catturano l’affezione del lettore anticipando alla fine del racconto le peripezie di un prossimo

seguito. La ripetizione dei meccanismi testuale investe il livello profondo del testo nelle

macrotematiche del desiderio (raggiunto/non raggiunto), della partecipazione (somiglianza e

sostituzione/antagonismo), della rivalità edipica, della comunicazione

(assimilazione/tradimento). Anche i moduli di esordio e di congedo seguono binari tracciati e

di presa come l’appello al lettore (Antonio Piazza, Pazza per amore; Sanseverino rivendica

invece l’onesta aderenza dei fatti narrati appellandosi ai lettori in Storia di Bianca Capello.)

Linguisticamente il romanzo è segnato da prese di posizione pro o contro le dilaganti mode

d’oltralpe. Le molte traduzioni (quasi sempre dal francese) rappresentano uno dei canali

dell’infranciosamento lessicale e sintattico, puristicamente osteggiato, ma salutare alla

modernizzazione della prosa italiana.

Metà ‘700→ reprimende dei tradizionalisti che vedono nell’eccesso di emulazione una

prova di debolezza della lingua e del genio italiano (Apostolo Zeno in una lettera a Muratori

raffronta con rammarico il dato quantitativo delle traduzioni e imitazioni con il modesto

risultato di qualità letteraria). I rappresentanti di spicco dei nuovi generi letterari rivendicano

una libertà d’espressioneche è l’equivalente formale di una battaglia per la modernizzazione

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del pensiero, intesa come dirozzazione degli ingenui, ma anche come affrancamento di una

superata cultura pedante e provinciale.

Trasandatezza formale e cattiva influenza forestiera→ critiche dei conservatori in particolare

di Pietro Chiari e Antonio Piazza. L’abbondanza e i ritmi frenetici della produzione, la

reiterazione degli schemi narrativi, la replicazione delle soluzioni espressive, spiegano sia la

svalutazione snobistica da parte dei dotti, sia il riconosciuto ruolo di apripista nella messa a

punto di ricette destinate a un duraturo apprezzamento.

Lingua→ disomogenea nei registri, deve la sua complessiva vivacità di tono agli

ammiccamenti all’uso presente, al preferenziale attingimento al filone comico-realistico di

tradizione toscana, al ricco repertorio di modi di dire rimessi in circolazione. Tra neologismi

e francesismi alla moda, spiccano “parole bandiera” (genio, filosofico, fanatismo,

pregiudizio, civil società, pubblico bene), mentre il dialogato si accosta al registro

colloquiale, anche grazie al vocabolo più ruspante e a espressioni che hanno un uso

continuativo nel parlato fino a oggi. Correttezza grammaticale e letterarietà di alcune scelte:

inversioni, tmesi, allotropi poetici, forme arcaizzanti. La ricorrenza di motivi topici e la

presenza di stereotipi stilistici assicurano l’accondiscendenza al gusto collettivo, dalle

metafore abusate, dal crescendo delle iperboli e dall’uso insistito di alcune parole (come

incredibile) al punto di desemantizzarle.

Ricadute linguistiche sull’italiano comune: alcune espressioni che si impongono grazie a

queste opere di alto gradimento, come il caso delle frasi idiomatiche. Fra i tratti notevoli

della sintassi, oltre allo snellimento delle strutture non mancano moduli innovativi come le

apposizioni a inizio periodo per introdurre un personaggio, lo psudodialogo con il lettore,

formule del tipo “immaginate” o “chi sa dirmi”, utili per stabilire un patto di complicità

conveniente alle scritture che privilegiano l’affezione del pubblico.

Romanzo d’appendice

‘800→ Lingua di consumo ha maggiore autonomia stilistica, stabilizzandosi in filoni

differenziati. Siamo nell’era dei romanzi a puntate (d’appendice, feuilleton), delle collane

economiche e delle copertine a colori, dei titoli ardimentosi e invoglianti. In continuità con i

prodotti paraletterari dei secoli precedenti, la frattura è mediocre (piccolo formato, prezzo

modesto) e l’identificabilità è garantita dai titoli delle collane e dal codice del colore (rosa,

giallo, avventura, poliziesco e settore giovanile). La subalternità qualitativa è sancita dalla

meditata selezione a posteriori, ma anche da alcuni testimoni del fenomeno in fieri. Il

responsabile della Società Bibliografica Italiana mostra sconcerto per il gusto grossolano del

pubblico. Ne è un esempio Verga con la sua Storia di una capinera di gran lunga preferita ai

Malavoglia, ma ritenuta inferiore.

Aumentano le traduzioni, ma riscuotono successo anche quegli autori italiani più capaci a

rimettere nel contesto italiano le suggestivi ambientazioni, i romantici dissidi e le toccanti

vicissitudini inaugurate dalle opere dei fuoriclasse francesi ( I Miserabili, Misteri di Parigi,

Conte di Motecristo, Capitan Fracassa). 18

I più rappresentativi del genere sono Francesco Mastriani e Caroline Invernizio:

Mastriani: il più notevole esponente del naturalismo positivista, incline al dramma

- sociale di sapore locale. Napoletano, e il ventre di Napoli ha fascino nelle sue opere.

Cieca di sorrento (1852)--> marcata tipizzazione ambientale, che fa presagire

vicende estreme. La suspence è costruita mediante interrogative narrative che

allertano bruscamente il lettore. L’influenza positivistica si avverte nella

raffigurazione dei tipi umani soggetta ai pregiudizi della fisiognomica e nella fede

idiolatrica nei confronti della scienza, evocata dai tecnicismi (specialmente medici).

Dalla prima apparizione sul periodico “Omnibus” e subito dopo in volume, il

romanzo è stato più volte ristampato, in qualche caso con pesante ammodernamenti

(NB:Correzioni intervenute→ quanto ha contato il ripensamento personale e quanto

il condizionamente dell’editore). La variantistica d’autore invece mostra

l’incrementata letterarietà del lessico, mentre alcune oscillazioni e incertezze

fonomorfologiche vanno ricondotte alle tipiche allotropie ottocentesche,

ridimensionate ma non del tutto annullate dall’esempio manzoniano). La lingua di

Mastriani è ossequente versi gli usi nobili dell’italiano letterario, del quale si adottano

sia le singole peculiarità (enclisi pronominale, pronomi egli/ella, forme verbali

obsolete) sia proprietà retorico-stilistiche (periodare involuto, terne aggettivali,

anteposizione dell’aggettivo, foderature, vocaboli culti). Anche il dialogo popolare si

conforma a modelli letterari e scritti senza verosimiglianza. Propensione per il

forestierismo evocativo (anche se tenuta a freno) è tipico dei romanzi d’appendice

per tenere accesa l’immaginazione del pubblico, dipingendo ambiente eleganti e

esotici.

Invernizio: aggettivazione caricata e iperdescrittivismo; specialista nella

- rappresentazione di figure estreme e spesso in opposizione. Solo in parte propensa a

una lingua narrativa più moderna, mescola i tradizionali stilemi del melodramma ai

nuovi linguaggi della burocrazia e della scienza, con piccole e rare inserzioni

dialettali. Le trame sono appassionanti, lo stile ampolloso e ridondante. Tipici i ritratti

femminili a cominciare dal nome in base ai criteri di trasparenza associativa. La

descrizione delle protagoniste segue regole inviolabili: si delinea alla prima comparsa

del personaggio, segue l’ordine dall’alto al basso e dall’apparenza del sembiante alle

inclinazioni dell’indole. Infine si esaurisce poveramente in due poli caratteriali

antitetici, sicchè le eroine sono o angeli o demoni (es Mendicante!). Che il mestiere

non le manchi si capisce dall’attenzione che la scrittrice pone nel creare titoli a effetto

e aperture annodanti e dal legame che instaura con il lettore, tramite interventi

metaletterari. Tra i tratti linguistici meno prevedibili, ci sono alcuni modi di dire e il

fraseggiare regionale toscano che donano agilità agli inserti dialogici. Le tessere del

linguaggio settoriale sono tra gli indizi di una perseguita modernità.

Libri “buoni” e libri “cattivi”

La stampa cattolica di fine ottocento si adoperò per opporsi al dilagare del fenomeno

dell'editoria di genere aggiungendo ai tradizionali prontuari catechetici buoni libri di

narrativa, veicolo di un intrattenimento tipicamente indirizzato. Sfruttando canali specifici,

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come l'intermediazione delle congregazioni religiose, la produzione popolare cattolica cercò

di ovviare alla perdita di tradizionale potere censorio sulle letture proibite, proponendo

collane ad hoc come la "Collezione delle letture amene e oneste" o le "Piccole letture

cattoliche" oppure "Sette peccati capitali esposti in sette racconti immorali". I titoli spiccano

quelli esplicitamente invitanti alla lettura comunitaria, come le "Serate invernali". Rivolte a

un pubblico popolare, le buone letture aspirano a contrastare la congiura che cospira per la

diffusione di cattivi libri, al tempo stesso cooperando al processo di acculturazione delle

classi umili. Buona parte di questa produzione cattolica è occupata dal volgarizzamento della

tradizione, un insieme di riadattamenti dai classici della letteratura cristiana europea; ma non

mancano le opere di nuova invenzione, in cui l'intenzione precettistica è goffamente

dissimulata dalla parvenza affabulatoria. Tra le tecniche di adescamento, c'è il richiamo della

meta popolare nell'intitolazione per incoraggiare i lettori più umili, o la pubblicizzazione

dello scopo morale. La debolezza stilistica dei modesti scrittori coinvolti ne ha offuscato la

memoria.

Quanto alle strategie editoriali, fin troppo facile per i disincantati lettori di oggi nutrire

qualche dubbio sull'efficacia propagandistica delle presentazioni (vedi es romanzo

agiografico p. 78). Gli sforzi per elaborare una pars construens dell'editoria di consumo

contro la tentacolare narrativa la carica sono esplicitati da Don Giovanni Bosco. Non si

sottrasse al compito pedagogico della scrittura di invenzione, e si rivolse in particolare ai

ragazzi. L'esilità e la pretestuosità dell'impianto narrativo, oppresso dalle condizioni

moraleggianti, sono innegabili. Quando si cerca di rendere la vicenda mossa e attraente il

pericolo è quello dell'inverosimiglianza (vedi Angelina o l'orfanella degli Appennini p. 78).

Non sarà apprezzata quella tendenza all'anticolloquialità che caratterizzerà a lungo il

cosiddetto "italiano scolastico". L'elementarità sintattica e il disinteresse per gli orpelli

retorici rispondono all'esigenza di trasmettere i fondamenti della lingua italiana a un

pubblico prevalentemente dialettofono. Accanto alla moralità dei contenuti, Don Bosco

afferma che i libri buoni da lui caseggiati dovranno essere inerenti alla religione e osservanti

le regole di nostre italiana favella; essi dovranno avere uno stile semplice e una dicitura

popolare (Non siamo però troppo distanti dalle dichiarazioni di Carolina Invernizio quando

prometteva ai lettori sensi elementari e facile eloquio).

Nel comparto laico dei buoni libri un peso specifico potrebbe essere attribuito alla

produzione pedagogico-ricreativa rivolta alla classe operaia (= letteratura lavorista),

oggetto di un vasto movimento d'interesse editoriale e intellettuale a partire dall'unità fino

all'epoca recente. L'impulso decisivo derivò dal modello britannico di Samuel Siles, autore

del saggio Self-Help adattato con il titolo Chi si aiuta Dio l'aiuta e poi tradotto con Volere è

potere. Smiles ha dato origine alla denominazione letteratura selfelpista. QUesta griglia

manualistica, povera di pregi estetici e intellettualmente gracile, è rispolverabile solo a

vantaggio della storia sociale e testimonia lo zelo dei movimenti culturali sensibili alle

esigenze della nuova classe operaia. Istanze socialiste e cristiane vi si confondono, mentre

proponimenti filantropici sembrano prevalere su un concreto progetto di rigenerazione

politica. Prenomina quel generico pedagogismo filopopolare manifestatosi in impegnati

rappresentanti della cultura risorgimentale (Bonghi, Tenca, Cantù), in cui la sequenza di

proverbi, apologhi, exempla compone una proposta morale sminuzzata a uso del popolo. A

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vantaggio dei meno acculturati si tentano registri mimetici ed espressioni figurate quasi da

almanacco. A partire dall’Unità la letteratura lavorista, collegandosi alle politiche in favore

dell’alfabetizzazione, prende piede. Lo sforzo è sempre quello di istruire dilettando, partendo

da titoli, frontespizi e dediche (vedi p. 80). Nulla di più semplice, nei libri pedagogici, che

dichiarare lo spessore etico di ciò che si propone più complicato è favorirne la godibilità,

nonostante la privilegiata testualità del “racconto”, scelta come la forma più adatta per

insegnare divertendo. Tra gli espedienti abbiamo l’appello al lettore, didascalismo

esasperato, insistenza metalinguistica sul valore della semplicità. Le case editrici a vocazione

popolare accoppiavano lo scrupolo morale con l'elementarità linguistica. Salani fece del

decoro etico il suo motto, libri buoni e a buon prezzo, sporchi e cattivi mai, e si rivolse anche

a consulenti specialisti per garantire insieme l'ineccepibile virtuosità di volumi in catalogo e

la genuinità dello stile.

I successivi frutti dell’era dannunziana potrebbero configurarsi come un'involuzione a

causa della scrittura programmaticamente sofisticata e pretenziosa → Guido da Verona è tra

coloro che riprendono la cultura alta primo novecentesca, che viene abbassata al livello dei

gusti e delle cognizioni del fruitore medio. Per il mondano pubblico a cui si rivolge, l'onestà

delle trame non è un valore da prefiggersi. Nella lingua i consueti stilemi si alternano più

ricercate formulazioni, e il tradizionale ritratto personale è composto sullo stampo del

superuomo. Di ambigua valutazione risulta la variegata tessitura lessicale, dato che le

preziosità dannunziane, l'esplorazione dei registri delle lingue straniere creano soluzioni di

stile oscillanti tra l'espressionismo e il manierismo. La sintassi del periodo dell'ordine dei

costituenti della frase sono moderni, ma le strutture sono riflesso della propensione assertiva

talvolta appesantita da una figuralità artefatta.

La contaminazione con i nuovi linguaggi settoriali caratteristica di Edoardo Scarfoglio

inventore del giallo giudiziario. Il processo di Frine (1884) è il racconto del dibattimento

istituito contro l'umile Mariantonia, procace moglie di un contadino abruzzese, rea confessa

dell'avvelenamento della suocera. Il processo in tribunale porterà alla luce l'immorale

condotta della donna ma il suo difensore attraverso la retorica alla mostra come un'ingenua

vittima. A parte la trama snella e godibile il tratto di qualità visibile nei sapidi dialoghi in

dialetto, che ricreano l'arretrato il paesano milieu del crimine. La riuscita imitazione del

linguaggio giuridico-burocratico aggiunge un tocco di realismo e anticipa un ingrediente che

diventerà fisso nei racconti di orientamento giudiziario-poliziesco. Il giusto dosaggio dei

registri e la consapevolezza maggiore pongono lo scrittore su un gradino più alto dei monti

coevi e posteriori coltivatori del genere.

Così Emilio de Marchi può dirsi per il suo Cappello del prete. Citato tra le prime incursioni

d'autore nel romanzo di genere: questo testo si innalza mediante l'implicazione di protesta

sociale ma anche per la cura posta nel linguaggio della coerenza della trama.

Le sfumature regionali del giallo

Scarfoglio e De Marchi sono i precursiori del genere giallo, da cui si stagliano più

costellazioni (poliziesco, giallo sociale, thriller). 21

L'età dell'oro è fissata negli anni trenta, quando Mondadori, inaugurati nel 1929 i classici

volumetti dal colore giallo, la italiani Alessandro Varaldo e Augusto De Angelis che danno

vita a un filone tutt'oggi tra i più vitali. Le parentesi informative le lungaggini descrittive si

perdono a vantaggio della rapidità d'azione. Qualche pennellata riservata all'investigatore

protagonista: l'apparenza dimessa e i modi sbagliati, in contrasto con la sagacia indagatrice

diventano un topos. L'ambigua nervosa atmosfera delle grandi città lo sfondo ideale delle

enigmatiche vicende.

Sette bello di Varaldo (1931): ambientazione fascista a Roma interventi scorci cittadini che

servono a creare attesa inquietudine. Esibisce una discreta dose di forestierismi. Le citazioni

dialettali inaugurano un "effetto Roma" per fortuna italiana: secondo una prassi abituale,

sono naturalisticamente riservate al comparto del popolo. Tuttavia risulta convenzionale e

poco credibile per l'accostamento di improbabili usi libreschi.

Da sondaggi [Bertini Malgarini, Vignuzzi] emerge un tasso di dialettalità superiore ad altre

scritture di consumo. Il ricercato ancoraggio geosociale e la concretezza dei fatti inducono i

giallisti a ricreare un verosimile contesto plurilingue. Se gli esiti espressionistici sono

accidentali, e la finezza mimetica è eccezionale, il bilinguismo italiano-dialetto è quasi la

norma.

Lo scrittore italo-ucraino Giorgio Scerbanenco presenta nella saga del commissario medico

Duca Lamberti una buona vena realistica, produttive di riuscite e simulazioni di parlato: in

Venere privata ci sono tipici fenomeni di oralità: frasi scisse, dislocazioni, demarcatori che

segnalano turni e cambi situazionali. Anche il dialetto si amalgama con naturalezza

all’italiano sorvegliato nelle parti narrative (Ragazzi del massacro). Il comune sentire è

invece affidato al gergo popolano di interlocutori minori.

→ Mentre l’italiano regionale di infiltra con naturalezza in punti sparsi del tessuto narrativo,

il dialetto colorisce a tinte forti i figuranti di bassa estrazione.

Scerbanenco si dischiera dal gruppo degli autori più commerciale per qualche occasionale

invenzione linguistica (giocastroso, mummificato, squartamorti). Collocazione temporale e

ambientazione sono riconoscibili da citazioni, indicazioni toponomastiche, nominazione di

oggetti simbolo del tempo. La sensibilità linguistica del tempo si ricava dal tabù che colpisce

il lessico scatologico e sessuale, legato nei Ragazzi del massacro alla trama scabrosa del

libro, lo stupro e l’omicidio commessi da un branco di minorenni ai danni della loro giovane

insegnante. Ancora datata l’incauta serie di sinonimi per indicare l’omosessuale (invertito,

anormale, non giusto). La sintassi è di tipo giustappositivo e il modulo ricorrente nella

ritrattistica sono costrutti nominali con valore modale-descrittivo (=prosa narrativa).

La donna della domenica di Fruttero e Lucentini, caratterizzato da un italiano medio e

sintatticamente agile. Tra i registri impiegati nell’inchiesta giallo-rosa ritroviamo il

linguaggio verbalistico e cronachistico. Il dialetto configura in uno stadio recessivo, ma c’è

spazio per i forestierismi (francese e inglese). Il turpiloquio è ancora senuto a bada dalla

sospensione censoria (“Vaff..”). 22

Andrea Camilleri è un caso a parte. Commissario Montalbano→ pastiche siculo-siciliano:

nel diverso dosaggio si ottiene una gradazione di michele che comprende il dialetto

italianizzato, l’alternanza di codice, l’interferenza, la reinvenzione espressiva, l’italiano

popolare o semicolto. Facilitano la decifrazione del dialetto eroismo la reiterazione degli

stessi vocaboli, La scelta di parole con ridotto scarto dal corrispondente italiano, la presenza

di sicilianismi già radicati nel lessico italiano. Quanto agli studiati espedienti per compiacere

gli ammiratori, esemplare è il topico risveglio del protagonista che si ripete negli incipit di

molti romanzi con un repertorio quasi immutato di situazioni e sintagmi.

In altri esempi (Carofiglio, De Cataldo, Lucarelli, Malvaldi, QUartucci) del giallo

contemporaneo le motivazioni di urgenza realistica portano sia alla connotazione regionale

sia una corposa immissione di tratti sintattici lessicali orientati alla mimesi colloquiale.

Carosella si era soffermata sulle diverse modalità del localismo linguistico nella narrativa

pugliese: soluzioni adottate si collocano su un continuum che va dal mero dialettico lessicale

alla presenza di qualche tratto fono morfologico ampiamente riconoscibile come dialettale.

Nelle parti dialogiche ci si spinge all'inserimento di intere frasi in dialetto per marcare

l'identità sociale di un personaggio.

L'assunto dell'odierna e ineluttabile configurazione del romanzo mondo (globalizzato,

appiattito nei temi e colore di lingua), sembrerebbe proprio a questo proposito sfumare in un

giudizio meno netto: la narrativa italiana gialla, tradizionalmente forte esposizione locale,

perpetua il suo stigma ma negli autori contemporanei.

Dal rosa cipria al rosa shocking

Per il romanzo rosa ci sono molte sfumature. L'evoluzione del genere ha risentito dei vistosi

mutamenti socioculturali del novecento, particolarmente evidenti nella sfera femminile,

sessuale e dei costumi. 2 livelli di lettura:

Livello di lettura esteriore può raccogliere indizi sui cambiamenti della moda e

- sugli arredi domestici, sulla vita casalinga e sociale;

Livello di lettura interiore scorge i segni del progresso sociale della donna,

- riprodotti in pagine frivole del romanzo rosa.

→ Entrambe le letture mostrano elementi di interesse dal punto di vista linguistico, con l'uso

della tecnica del descrittivismo particolareggiato e un moderato impiego di lessici speciali,

mentre le indagini prospettiva della femminilità del punto di vista stimolano alcune modalità

testuali altrove poco praticate come la decriptio hominis.

Gli oggetti del desiderio sono delineati contratti canonici, sia esteriori sia interiori.

Le origini della rosa appaiono più sfuggenti (il colore è un'attribuzione a posteriori con

valore connotativa). Gli albori si trovano tra le eclettiche scrittrici tardo-ottocentesche

23

n(Invernizio, Serao, Neera, Contessa Lara, MArchesa Colombi) che per prime hanno esaltato

le figure femminili e i dilemmi sentimentali. L'affermazione come genere avviene nel

secondo dopoguerra con l'aumento del pubblico delle lettrici catturate dalle accorte strategie

di marchi specializzati (Salani e Sonzogno).Se la funzione evasiva e afrodisiaca sono i

contrassegni irrinunciabili, è possibile trovare insieme alla rosa classico (conflitto uomo-

donna), un rosa moderatamente trasgressivo (Mura), il rosa pedagogico (Biblioteca per

signorine), il rosa come romanzo di formazione (Pevenelli, Gasperini).

Le gradazioni non compromettono lo schema della fabula e la fissità degli ingredienti: la

competizione tra femmine fatali e madonnine infilzate, il progressivo contatto tra i sessi

dell'iniziale scetticismo fino al lieto congiungimento, la netta cesura di tempi proibiti come

libertinaggio, omosessualità e prostituzione.

La struttura profonda del rosa ai suoi correlativi formali:

La funzione evasiva implica la letterarietà del discorso, la scelta di sinonimi atti

- realistici, l'esuberanza elenca attiva di dettagli d'atmosfera. La composizione

sintattica, perlopiù paratattica giustappositiva, facilita la lettura e asseconda del gioco

fantasioso dell'immedesimazione.

La funzione afrodisiaca si serve specialmente di indugianti esplorazioni corporee,

- ricercatamente fomentatrici degli intimi sommovimenti.

Liala (Amalia Liana Odescalchi)--> Maestra del romanzo rosa. ha alimentato un filone

nazione saldamente ancorato alla lingua alza della nostra tradizione letteraria che si riflette in

soluzioni distanti dalla mediocrità espressiva.

Rivendica il valore della semplicità, ma non evoca la verità. Lo stile dominante si rifà

all’orrore per la vita cruda e vile: rifugge il corrivo e ordinario e ambisce a un tono evasivo e

nobilitante, con esiti di libresca iperletterarietà La sua maniera è stata detta dannunziana: lo è

in senso lato e superficiale e per i preziosismi grafici e fonetici.

La sintassi è lineare, spiccano dialoghi refrattari alla mimesi del parlato; il lessico è

punteggiato di vocaboli desueti. L’antirealismo ha emanazione nell’antroponimia: le eroine

femminili hanno nomi fuori dal comune, capaci di evocare donne sensuali e uniche, coerenti

con la furbesca creazione di illusori mondi paralleli, altisonanti, esotici. Spicca l’inesorabilità

dell’aggettivo e dell’avverbio all’interno delle ricorrenti parentesi esornative. La precisa

nominazione di particolari dell’abbigliamento e degli arredi è una tecnica frequentata da

divenire uno stigma irrinunciabile in tutte le sue proselite.

Vena sentimentalista sorretta da caratteristici imperfetti onirici e puntini sospensivi;

disseminazione di metafore, similitudini, forestierismi di atmosfera, voci settoriali.

Si ritrova inoltre il rituale della toletta e dell’autocontemplazione.

Luciana Peverelli cerca accenti di neorealismo con ambizioni di rappresentazione sociale.

Fresu ne indaga una serie di racconti inclinati al giallo, offrendo un’illustrazione dei

procedimenti linguistici e retorici messi in atto:

nominalizzazione seriale

- abuso dell’aggettivo e dell’avverbio

- paragoni frequenti

- dialettica interdialogica per il coinvolgimento del lettore

- 24

livello formale alto e pragmatica della cortesia

-

Brunella Gasperini: stile più personale, anche per l’ibridazione con il romanzo di

formazione adolescenziale. In L’estate dei bisbigli, 1956 le protagoniste femminili, la

bionda e la bruna, recitano il collaudato copione di un conflittuale dualismo, lo svolgimento

ha però linee meno grezze ed esiti meno prevedibili del solito. Gasperini indugia

moderatamente u particolareggiate rappresentazioni di abiti e di arredi e si concede

un’inflessione ironica. Resistono i clichè irrinunciabili del genere, come il luogo comune

dello sguardo allo specchio. Usa un linguaggio pulito, senza dialettismi o tirpiloqui,

sintatticamente semplificato, tanto da continuare la tradizione che vuole il rosa, uno dei

veicoli di unificazione linguistica.

Recente chick-lit: romanticismo scanzonato e lieve evoluzione in senso femminista. Si veda

IL diario di Bridget Jones e altri successi newyorkesi: la trama è fatta una volta per tutte,

cioè donne in pena per il proprio aspetto fisico in perenne affanno con la triade famiglia-

lavoro-casa, abbastanza consapevoli da ironizzare sui propri sbagli, cercano l’anima gemella.

La focalizzazione sul punto di vista femminile determina l’univocità del pubblico di

riferimento, maliziosamente allettato da guru improvvisate. Funziona anche il recupero degli

usuali resoconti su ambienti, abiti, accessori e prodotti per la cura personale, in cui è un

topos recente la citazione delle griffe di moda. L’immersione nei tempi moderni è totale, data

la fitta nominazione di situazioni e oggetti di una ipertecnificata quotidianità.

L’intertestualità con altri media si ottiene con insistenti riferimenti ai divi del cinema o

televisivi.

Molti anglicismi ammiccano al pervasivo e mitizzato mondo dei consumi, a ambienti

lavorativi emergenti.

Il mutamento di clima si percepisce dall’esplicitazione della componente sessuale, dalla

crescente dose di plebeismi e di turpiloquio, per lo più desemantizzato.

Sintassi semplice, enumerativa e segmentata, cioè composta da frasi monoproposizionali

scandite dall’accapo.

Fraseologia e lessico sono basici, infiltrazioni del gergo digitale, enfasi interpuntiva consona

alle scritture giovanili. Sforzo di adeguamento alle situazioni comunicative informali.

Il mezzo è sempre quello di una scrittura poco impegnativa e falsamente mimetica, il fine è

ancora il sogno di un amore da favola.

Come scrivere un best seller in una settimana

Stefania Bertola, Romanzo rosa (2011): gioca sulla manifattura di un prodotto asservito a

schemi del tutto precostituiti, da un lato svelando con verve i meccanismi della formularità

tematica e locutiva che lo compongono, dall’altro valorizzando la sapienza artigianale e

l’astuzia necessarie per la costruzione di un Melody di successo.

La protagonista del meta-romanzo, Leonora, con lo pseudonimo di MAevis Glengarry ha

creato i maggiori successi della popolare collana, dispensa a un gruppo di aspiranti autori di

best seller i segreti del mestiere.

Regole: 25

lunghezza di 10 capitoli, 12 cartelle ciascuno

- protagonisti scelti

- ambientazione geo e tempo di un certo tipo

- ostacoli e lieto fine

- la donna Melody NON si mette con un uomo di condizioni sociali inferiori

- nomi NON classici, magari inventati

- Plot con situazioni tipo

- stereotipi

- caratteri dei protagonisti devono rispettare il rigido codice di genere (così anche

- l’abbigliamento)

esagerazione cariaturale e la parodia centrata il bersaglio

- Lingua priva di mende e scivolamenti verso i registri bassi, variata nella scelta dei

- vocaboli e curata nell’impalcatura sintattica

abuso delle metafore, dei paragoni

-

Il futuro è su un altro pianeta

La voce “fantascienza” è un composto in italiano indigeno dopo l'affermazione della collana

"Urania" della Mondadori nel 1952. La paternità e del suo ideatore Giorgio Monicelli che

presentano il primo numero della serie come un classico romanzo di fanta-scienza. Veniva in

questo modo sottolineata un'autonoma capacità inventiva.

I tentativi di rintracciare una storia del genere fantascientifico precedente alla

commercializzazione popolare del dopoguerra, non hanno portato a risultati significativi.

Poco più che labili agganci si possono costruire con il viaggio sulla Luna di Astolfo

nell'Orlando furioso o con i Viaggi di Enrico Wanton di Zaccaria.

Nella cultura italiana rispetto agli altri paesi in cui si è impostata con maggiore fortuna e

consistenza, sono stati individuati fattori di secolare riefrattarietà e una rigorosa fioritura:

prima l'incidenza della cultura controriformista, ostile alla circolazione di un

- sovrannaturale inconciliabile con i dogmi cristiani;

poi una prevalente concezione dell'arte come imitazione del vero rappresentato il

- massimo livello da Manzoni;

infine il condizionamento anche nel novecento delle correnti anti- irrazionaliste e il

- diffuso rigetto verso la supremazia incondizionata della tecnologia sulle facoltà

umane

Non ci fu una prima linea affacciata sui limiti tecnologici nascenti. Tuttavia nella storia

letteraria otto-novecentesca si riesce a pescare qualche esempio più o meno calzante e

diversamente autorevole:

Salgari Le meraviglie del Duemila

- De Amicis Il re delle bambole

- Capuana

- 26

Calvino e Buzzati

- Le traduzioni di Verne, Poe, Stevenson

-

Una recente raccolta antologica di romanzi scritti dall'unità al primo novecento mira a sfatare

il luogo comune che vorrebbe gli italiani in posizione attardata subalterna nel panorama

internazionale: nel recupero si va dai racconti a puntate apparsi sui primi supplementi a

vocazione popolare, ai romanzi in volume (es La donna ragno, il rapitore della Folgore,

dalla Luna alla terra) → Riletti oggi questi anticipatori denunciano una qualche ingenuità

nel rappresentare il futuro dell'umanità senza sforzi di distanziamento psicologico dal

presente senza una credibile di contestualizzazione degli spazi; si avverte un certo

primitivismo nel raffigurare lo scienziato come un genio sregolato o un alchimista stregone

in rapporto a un fondamentale scetticismo sul progresso tecnologico: le scoperte le

invenzioni provocano immani disastri, o si rivelano ridicole, o solo motore della storia.

La codificazione di un genere autonomo e definito avviene con le serie vendute in edicola

e dunque solo a partire dal secondo dopoguerra (Urania, I romanzi di Cosmo, Oltre il cielo,

Gamma, Galassia, Robot).

Nelle collane italiane la dipendenza dal modello statunitense. Nata negli Stati Uniti nel

secondo ottocento sui cosiddetti dime novel (romanzi venduti a dieci centesimi) la

fantascienza americana si era sviluppata grazie ai pulp magazine, i periodici popolari che

proliferare tra le due guerre mondiali garantendo il successo di vari filoni della letteratura di

massa. Il modello americano altrettanto invasivo che molti degli italiani che cooperano alla

fissazione del genere restano nascosti sotto una pseudonomastica inglese. Anche i temi sono

di diretta discendenza americana e riproduce così un repertorio figurale spesso

istituzionalizzato. La lingua piatta, solo la tipica collusione con i linguaggi scientifici. Dai

dime novel dipendono la brevitas, la sequenzialità seriale, la dilatazione dell’elemento visivo

Edizioni versione tascabile, spesso ripropongono per un pubblico potenzialmente più vasto

storie già uscito a puntate.

Le ragioni del successo si riscontrano nell'accelerazione del processo tecnologico del

secondo dopoguerra con le sue sensazionali manifestazioni (nella meccanica robotica

nell'ingegneria aerospaziale), nella produzione di film statunitensi che giungono in Italia e

incrementano l'imperversare del genere.

A partire dagli anni cinquanta la collana Urania è la manifestazione più riconoscibile.

All'iniziativa della Mondadori è stata riconosciuta la funzione di stimolo per un filone della

creatività italiana; anche se non si può trascurare la motivazione commerciale che governa la

realizzazione della collana.

Gli ingredienti indispensabili vengono sviluppati con una fantasia sbrigliata:

esplorazione di spazi ignoti

- collisioni con creature immaginarie (mostruosità)

- amplificazione di alcune potenzialità umane

-

Lingua: tecnicismi o pseudotecnicismi. estrosità lessicali, neologismi parascientifici. La

credibilità dei vocaboli inventati poggia sull’uso di suffissi e prefissi proprio del lettico

scientifico. I termini fantascientifici attingono anche a componenti greco-latine, la cui

27

traasposizione in italiano risulta agevole in quanto naturalmente compatibile con il “genio”

della lingua.

C’è anche una circolazione e un radicamento della lingua comune; qualche forestierismo;

fissazione di alcuni termini e tecnicismi collaterali (disintegrare, la cosa…)

Testualità: sequenze dialogiche spesso con forma di dibattimento, alternando le

disquisizioni dello scienziato pazzo alle repliche di un interlocutore che con le sue

interruzioni costruisce una struttura logico-retorica che mima a quella della dialettica

scientifica tradizionale. Inserti di didascalismo che riprendono moduli istruttivi dissimulati

già sperimentati nei romanzi di viaggio e di avventure (Verne/Salgari). La pedanteria è

bilanciata dall’alone di mistero.

Anni ‘60-’70→ gli autori italiano denunciano una scarsa dimestichezza con i meccanismi

della letteratura di genere, per l’incapacità di sviluppare tematiche extraprovinciali e

futuriste, ma anche per l’inabilità a districare la commistione fra approssimazioni

scientifiche e irrinunciabili eredità letterarie.

I sottogeneri in cui la fantascienza si articola assecondano le richieste dei lettori divisi in:

Sognatori : prediligono spazi incommensurabili, epopee su mondi remoti, grandi

- battaglie galattiche, tremendi duelli con alieni (la space opera)

Meditanti: fantascienza nelle sue estrapolazioni minacciosa, apologhi fulminanti,

- sarcastiche e apocalittiche proiezioni

Evoluzione del genere→ subordinata ai cambiamenti di gusto che negli anni ottanta-

novanta si è orientato verso le conseguenze delle neotecnologie informatiche (indirizzo

cyberpunk).

Agli antesignani di area americana, seguono le manifestazioni globali; per l?italia abbiamo la

traduzione dell’antologia Mirrorshades di Sterling del 1986 che favorì notorietà della

corrente, più un paio di esperienze autoctone su cui misurare le conseguenze stilistiche del

movimento. La veste più appariscente è lessicale dato che alcune caratteristiche sintattiche

(periodi brevi, paratassi, giustapposizione, dislocazione a sx e dx) sono condivise con molte

altre manifestazioni narrative contemporanee.

Sperimentale è il linguaggio di Pina d’Aria autrice di racconti flash sul futuro cyberpunk:

l’ambizione al mistilinguismo forma più che altro un miscuglio incomprensibile In Collage

d'amour, Anno 2446 la descrizione di un rapporto erotico apparentemente normale si chiude

con una rivelazione che riesce attesa: lui è un robot.

In Letosim Blues il contatto ravvicinato del terzo tipo al centro della vicenda contiene

qualche allusione sociologica alle conflittuali relazioni fra diverse etnie nell'odierno villaggio

globale. Nel brano colpiscono il mancato ricambio del vecchio termine extraterrestre, sia la

longevità dello stereotipo dell'italiano dei selvaggi, ancora valido per la l'usus dicendi degli

alieni del terzo millennio. 28

Giovanna Bonsi: La brigata dell’apocalisse racconta una storia d’invasione aliena

l’impianto giallistico. Il linguaggio si adegua ospitando termini e espressioni

pseudoscientifiche, e assumendo un gergo fantapolitico non particolarmente originale.

Tra i contemporanei Valerio Evangelisti in Nicholas Eymerich, inquisitore 1994 connette

con una spregiudicatezza che sarebbe imperdonabile fuori dalle convenzioni del genere, le

vicende di un domenicano del 1300 con avvenimenti del futuro. Le porzioni medievali della

storia adottano le tecniche di evocazione ambientale tipiche del giallo storico; per

giustificare l’inconcepibile viaggio nel tempo, Evangelisti imbastisce la teoria degli psitroni,

una sorta di telepatia che consente di far muovere il corpo fisico nel tempo. La combinazione

di astrusi concetti e dei relativi significanti con termini e concetti plausibili rende più

tollerabile la finzione. Si tratta di una tecnica impiegata anche in tempi meno recenti,

insieme a quella che aggrega al discorso cifre e dati. In Evangelisti l’attendibilità è

compromessa dall’eccesso di trovate. La propensione verso le atmosfere fosche porta lo

scrittore a mescolare lessico fantascientifico con reminescenze vagamente dantesche, che

assimilano il viaggio psitronico a un itinerario infernale ostacolato da ripugnanti custodi. In

queste pasticciate costruzioni è spesso lo stesso lettore predisposto all’evasione dal mondo

reale ma mal disposta l’anarchia assoluta dell’invenzione a non capirci più (vedi commenti

dei lettori pagina 111).

Anton Ettore Zuliani il fascino dell’ignoto 1905: l’ingegnere protagonista illustra le

motivazioni pseudoscientifiche che pongono le fondamenta teoriche allo svolgimento della

trama.

PAROLE E FIGURE

La stagione del fotoromanzo

Affine al rosa più dozzinale, il fotoromanzo condivide con il fumetto la combinazione del

codice linguistico e figurativo realizzato mediante fotogrammi simili-cinematografici. Con

un’origine tutta italiana e una storia cinquantennale che occupa la seconda metà del

novecento il fotoromanzo è documento del costume e specchio dei concitati mutamenti

sociali dei decenni che attraversa.

La predominanza quantitativa dell’immagine fotografica autodenuncia questa produzione

come specialmente adatta a destinatari meno attrezzati e bisognosi di incentivi extratestuali.

Per il lancio e successo avrà contato il trionfo della civiltà dell’immagine, e il parallelo boom

di un’affine filmografia popolare-sentimentale sia hollywoodiana sia nostrana. Il

fotoromanzo ha puntato su volti famosi, in grado di alimentare uno specifico divismo. Le più

popolari autrici rosa si prestarono per la scrittura dei testi (Liala).

Merito del fotoromanzo è la capacità di raggiungere milioni di persone, gran parte delle

quali altrimenti escluse da qualunque commercio con la lingua scritta nazionale. Il genere

conosce il suo periodo di massimo fulgore tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta con

quindici milioni di lettori. Un dato certo è la preferenziale circolazione tra le casalinghe le

giovani meno acculturate, tuttavia il fotoromanzo con il passaggio di mano ha toccato

29

uomini e donne di ceti diversi e quindi è riuscito a penetrare in luoghi di desolata

emarginazione quali nelle carceri e gli ospedali. Tra i non previsti effetti pedagogici c’è

l’alfabetizzazione dato che molti imparano a leggere sui fotoromanzi che qualche maestra

intraprendente usa come libri di testo sotterranei. Attualmente la circolazione si è contratta e

rinnovata per la componente demografica delle lavoratrici immigrate; questo convalida

l’ipotesi di una destinazione ideale presso un pubblico soprattutto femminile che sceglie la

scrittura elementare dei fotoromanzi anche come apprendistato linguistico.

Apparentemente privo di orientamenti, il fotoromanzo ha avuto in realtà anche diversificati

usi ideologici, come l’intento di dare alle classi svantaggiate nozioni di galateo o di igiene

domestica. Una volta compreso il potenziale d’influenza su larghi strati della popolazione,

non sono mancate nelle versioni pedagogico-cattoliche negli usi a vantaggio della

propaganda politica (La terra ai confini del cielo). Sono stati pubblicati anche fotoromanzi a

tema sociale laico come quelli pensati a favore dell’aborto. Infine le riscritture di classici

come i Promessi sposi o la Divina Commedia semplificano brutalmente la complessità dei

modelli. Lui la collocazione sociale la modesta fisonomia artistica portano giudizi sdegnosi:

una condanna che ha contribuito, insieme all’intrinseca debolezza, alla dispersione di questo

materiale irreperibile nelle biblioteche.

Linguisticamente il dato più appariscente di questa produzione sta nella natura primitiva dei

dialoghi e delle didascalie, accompagnata da un vacuo formalismo. Nell’onomastica si

osservano due tendenze: nomi molto comuni o nomi inusuali di sonorità esotica. La prassi

del corteggiamento è fiaccante e monotona, la sua produzione verbale ridicola. Le enfatiche

espressioni lirico-burocratiche formano una patina di decoro in grado di nobilitare la lettura.

Dalle lettere degli ammiratori si ricava qualche assimilazione dei moduli propinati e i lettori

si firmano con pseudonimi come “cuori in attesa”. Da un’inchiesta fra i seguaci degli anni

settanta, emerge un apprezzamento delle forme prescelte, ritenute poetiche, memorizzabili e

all’occasione riciclabili. La monocorde convenzionalità del linguaggio, poco incline alla

mimesi dell’oralità e ancorato ai registri iper formali, impedisce di cogliere quelle evoluzioni

diacroniche che pure la lingua parlata novecentesca ha conosciuto in modo vistoso. Negli

anni sessanta e settanta le battute dialogiche acquisiscono tratti più disinvolti anche per

l’influsso del mezzo televisivo; restano interdette le varietà basse (turpiloquio, dialetto), in

linea con l’inattaccabile conformismo del genere. Pochi colloquialismi, ma il tono rimane

artefatto. Avanti con gli anni “Marina” adotta un linguaggio più diretto e qualche variante

sociale ma il frasario resta misero. Nei dialoghi abbondano gli atti illocutivi in linea con la

melodrammaticità della rappresentazione. La difficoltà a riprodurre le naturali movenze del

parlato si manifesta in altre esteriori mostre del finto-elegante.

Le didascalie hanno una ridotta funzionalità testuale, o addirittura una testualità diffratta: in

alcuni casi esprimono parole, con effetti di ridondanza, quello che è già chiarissimo nel

fotogramma; in altri caricano enfaticamente la situazione di significati che dall’immagine

non si ricaverebbero affatto.

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cecc.ila

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in italianistica, culture letterarie europee, scienze linguistiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecc.ila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e cultura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Viale Matteo.

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