Paraletteratura
Premessa
Importanza della paraletteratura → veicolo di cultura, lingua italiana tra le classi meno colte. La paraletteratura è un tramite di italiano scritto e letterario in veste di rievocazione banalizzata o di emulazione accentuata (= iperletterarietà). Solo a partire dall’800 la lingua di consumo si dota di autonomia stilistica, dando origine a filoni differenziati da quelli letterari che da un lato dilatano le possibilità della forma romanzo, dall’altro sviluppano generi originali (stampa parascolastica rivolta all’infanzia) e nuove modalità di divulgazione (racconti a puntate).
Caratteristica fondamentale è il ricorso alla serialità articolabile in:
- Sequenzialità editoriale
- Riproduzione di dati esteriori e contenutistici noti al lettore
- Reiterazione parziale o totale dei titoli
- Ricorso a luoghi comuni o cliché stilistici
Problematico far confluire opere uniche e archetipiche (Cocco Bill; Zanardi; Il commissario Montalbano).
Che cos'è la paraletteratura?
Uno spazio dai confini incerti. Paraletteratura = para- (“quasi”; “simile”; ma anche “marginale”, “inferiore”). Alla paraletteratura appartengono i testi narrativi diretti a soddisfare la richiesta di un predefinito pubblico di riferimento, circoscrivibile per sesso, età e interessi. Vi rientrano tutte le forme di adattamento verso il basso di modelli letterari prodigiosi, compiuti mediante interventi di riduzione e di semplificazione (banalizzazione); ma anche alcune forme di scrittura distanti dalla letteratura in senso stretto per le specifiche tecniche espressive adottate, in particolare la contaminazione con l’immagine.
Generi paraletterari
- Fogli sfusi da venditori ambulanti
- Romanzo di facile lettura (edicole, supermercati)
- Romanzo rosa e giallo
- Letteratura per l’infanzia
- Fumetto
- Feuilleton
- Fotoromanzo
- Nuove accessioni o sovrapposizioni come chick-lit, graphic novel, teen-lit
Tratti comuni ricorrenti
1. Aspetto esteriore
Formato editoriale distinto dalla letteratura:
- "Libro di bisaccia" in epoca pre-gutenberghiana
- Fogli volanti del ‘500
- Volumetti dell’800 con copertina illustrata
- Pocket odierno
Sempre di piccole dimensioni, maneggevole, poco pregiati nei materiali e nelle finiture, maggiore visibilità promozionale, titoli roboanti, frontespizi attraenti. Anche la vendita si svolge per canali minori: inizialmente erano gli unici prodotti che potevano essere spacciati sia in librerie che nelle piazze; dall’Ottocento in poi periodici, dipende e libretti trovano la loro collocazione nelle edicole.
2. Aspetto interiore
La cura riservata al testo è insufficiente (refusi). La leggibilità è accresciuta da sussidi alla lettura come xilografie, figure, fotografie.
3. Serialità
Tratto caratterizzante. È articolabile in:
- Sequenzialità editoriale
- Riproduzione nella serie di contenuti noti al lettore
- Spinta alla reiterazione dei titoli (epigoni come Le avventure di…; I misteri di…; I Fiori)
- La ripetizione di tipi, situazioni e discorsi che compongono luoghi comuni e cliché
4. Impellenza della messa in commercio
Causa di incuria e errori.
5. Propensione per le opposizioni nette e per le verità assolute
A svantaggio delle situazioni chiaroscurali e cangianti.
Aspetti linguistici
La serialità promuove la prevedibilità e la reiterazione stilistica, connesse con l’infrangibile coerenza tra situazione narrativa e linguaggio. Un primo elemento è la caratterizzazione strutturale e semantica dei titoli scelti in modo tale da orientare con immediatezza il lettore verso il genere.
Il romanzo d’appendice dell’’800 si appalesa per ciò che è alla prima occhiata in copertina, dove si alternano le eroine (donna fatale, peccatrice, regina, fata, morta, sepolta). Avventura ha strategie di intitolazione incentrate sugli elementi dell’esotico e del rischio, protagonisti eccentrici e ribelli. Fantascienza è evocata dai richiami spaziotemporali al futuro e all’universo dell’incognito. I rosa ha titoli che suggeriscono esuberanza sentimentale, invita in modo subliminale all’acquietamento domestico con l’evocazione di accoglienti dimore e rassicuranti matrimoni. L’intenzione di attrarre un pubblico numeroso determina la semplicità della scrittura: è evidente la concentrazione sui livelli medi della comunicazione, con resecazione degli estremi alti e bassi: cultismi e varietà sub-standard. Tale medietà anche nella riluttanza per le costruzioni innovative, come neoformazioni, associazioni inattese, figuralità ricercata; espulsione degli esogeni, dialettismi o stranierismi.
Scelte onomastiche: grado di trasparenza superiore a quelle dell’onomastica letteraria che possiede connotazioni allusive e segrete. I nomen omen sono frequenti, gli antagonismi esplicitati, le funzioni di assegnazione al genere chiaramente riconoscibili. Lingua: compressa entro la varietà standard dell’italiano e grammaticalmente irreprensibile, riesce mediocre per formularità, intuibilità e conservatività. Anche l’opposizione tra italiano e dialetto è giocata in modo convenzionale; un po' più largo è l’uso di forestierismi.
- Romanzi ‘700 di Pietro Chiari e Antonio Piazza mostrano ricchezza lessicale
- Linguaggio del fumetto fresco e vivace, creativo e sensibile al parlato
- Italiano per l’infanzia è una misura consapevolmente prescelta e conseguita con garbo stilistico
- Giallo italiano mostra ambizione neoveriste che comportano un significativo innalzamento del tasso di dialettalità
Prospettiva storico-linguistica
Le scritture paraletterarie suscitano speciali motivi di attenzione: hanno contribuito a una maggiore propagazione dell’italiano comune (in modo clamoroso nell’800) ma anche in epoca preunitaria. Oggi rappresentano una residuale produzione narrativa in grado di circolare trasversalmente. Per anni la paraletteratura è stata l’uni legame con lo scritto: ci si avvicinava a vocaboli non in uso nel parlato (egli/ella, il passato e il trapassato remoto, periodo ipotetico con congiuntivo e condizionale). Il più delle volte c’è una letterarietà ostentata → nei prodotti più squalificati come il fotoromanzo, agisce una sorta di complesso di inferiorità (o ipercorrettismo diafasico) che porta a considerare disdicevole e volgare oltre il giusto qualunque tratto parlato o informale; in altri casi è la prioritaria spinta educativa a irrigidire il controllo sulla scrittura, quello stesso procedimento che punta all’evocazione di mondi onirici e distanti (letteratura amena o di evasione). Ricaduta nella lingua d’uso favorita dalla ricezione collettiva che gratifica le opere paraletterarie: si pensi ai nomi appositivi trasformati per antonomasia (la Cieca di Sorrento) e ai modi deonomastici come “sindrome di Peter Pan”. Alcune espressioni idiomatiche sono passate nella lingua comune grazie al tramite di libri di successo (un fico, ventre, qui comincia l’avventura, era una notte buia e tempestosa).
Snodi storici
Il raccordo cronologico più significativo rappresentato dall’introduzione del libro a stampa fondamentale per la crescita esponenziale dei lettori. Un altro snodo importante è costituito dalla rivoluzione culturale settecentesca che favorisce la nascita del romanzo di consumo grazie alla più estesa alfabetizzazione delle classi medie e all’ampliamento della platea femminile. L’Illuminismo inoltre impregna di nuovi valori, razionalisti e democratici, anche i generi secondari come il galatei e gli almanacchi. Un’articolazione cronologica meno sommaria dovrebbe considerare in aggiunta anche la frattura religiosa causata dalla riforma protestante e dalla controriforma cattolica che hanno prodotto un sisma e un riassestamento del sistema editoriale per l’Italia lungo condizionato dai vincoli della censura e dagli speroni della promozione etica. L’offensiva fumossa contro il dolore delle letterature amene popolari, oggetto di riprovazione da parte delle istituzioni ecclesiastiche per la loro natura potenzialmente amorale. Il rinnovamento messo in atto dal processo post unitario sfocia verso un presente ancora indecifrabile; ma sembra difficile cogliere la crisi contemporanea della cultura umanista e delle identità linguistiche nazionali a vantaggio dell’acculturazione di massa e del mercato globale, responsabile di un appiattimento delle specificità linguistiche su modelli planetari e universalmente comprensibili, soprattutto nel genere del romanzo. Questi ultimi fatti hanno determinato una forte svalutazione della retorica classica, dei modelli linguistici tradizionali, nonché l’attuale di ardimento del confine tra letteratura e paraletteratura.
Per le strade tra la gente
La narrazione di piazza
Una ricognizione dei generi paraletterari dal medioevo all’età moderna potrebbe indurre a un ridimensionamento della spaccatura tra una minoranza dei conti da un lato e la massa dei illetterati dall’altro. L’ostacolo maggiore alla verifica di questa ipotesi risiede nell’inabissamento che ha colpito propri livelli bassi della circolazione libraria, in quantità massicce epoche passate, ma in buona misura fino ai nostri tempi, come testimonia la difficoltà di reperimento dei materiali poveri novecenteschi (narrativa a dispense, fotoromanzi, editoria scolastica). I criteri di selezione di preservazione tendono a espellere i testi materialmente letterariamente più umili.
Per la fase più antica caratterizzata dal bilinguismo latino-volgare, si potrebbe paradossalmente azzardare che buona parte della produzione volgare si connota in senso medio o addirittura popolare. Alla lingua nuova riservato lo spazio della narrativa di intrattenimento, di materia storica avventurosa, e la divulgazione all’edificazione morale religiosa. Il proliferare di traduzioni di materia epica romanzesca tra 1200-1300 è legato all’emersione di fasce di lettori tra il ceto mercantile borghese e che le opere di contenuto didattico-edificante-divulgativo (prediche, laudi, sacre rappresentazioni, vite dei santi, cantare), affidate in gran parte anche a una diffusione orale sono rivolte a un pubblico in larga misura popolare.
A voler cercare fra Tre e Quattrocento tracce dei rituali del consumo e di diffusione socialmente allargata andrà richiamata una tipologia di codice dalla fisionomia popolare: il libro da bisaccia à Prodotto in centri culturalmente marginali, l’antesignano del tascabile è un manoscritto di piccolo formato d’aspetto grezzo talvolta corredato da semplici illustrazioni; in testi veicolati sono scritture volgari di più umile intenzione: diretto, istruzione pratica, ammaestramento morale. Tra questi primeggiano i volgarizzamenti delle opere della tradizione classica.
NB: La tradizione favolistica animale si prestava per la comprensibile associazione tra i vizi e i peccati e per la rassicurante casistica dei buoni rimedi ai mali comuni a tutte le epoche. Tra i volgarizzamenti di Esopo à Esopo toscano, il più famoso e trecentesco denominato nelle edizioni di Branca (1989): la narrazione si piega alla dimensione linguistica e sociale in cui si colloca, sfruttando alcuni meccanismi di attrazione dell’uditorio. Simile in primo luogo a favorire l’immedesimazione dei lettori. A essere chiamati in causa sono i due pubblici complementari della comunità laica e del clero minore (si veda la chiusura della favola XX).
Esopo di Udine→ si vede come nella letteratura dilettevole e minore la distanza tra novellistica allarga e predicazione è abbastanza ridotta, dato che nella prima all’ammaestramento morale è spesso presente, mentre i predicatori ravvivano gli ammaestramenti religiosi e morali con exempla. Il mondo medievale trapela popolarità proprio attraverso scene quotidiane che emergono dai racconti esemplari dei predicatori, ma anche dagli appelli al lettore e soprattutto dalla funzione agitatoria o pragmatico-conativa. Per attirare l’attenzione dell’uditorio raccolto in piazza i predicatori ricorrono a trovate di immediato effetto: la facezia e il proverbio, toccano corde intime, ricorrono forme di ri-teatralizzazione, a volte ricorrono a gesti caustici o buffoneschi (vedi esempio Giordano da Pisa, p. 24).
Il 1300 e il 1400 con il decoro urbano dell’età comunale, la dilatazione degli spazi sociali e la centralizzazione della piazza si intensifica la vitalità dei novellatori di strada. La produzione di consumo oltre che ai cantari è data in questa fase da un complesso di volgarizzamenti, riduzioni, rielaborazioni di materia colta e composizioni romanzesche, prive di ambizioni d’autore. Di argomento vario questi testi svolgono sia una funzione di acculturamento per cerchie sempre più vaste di lettori, sia un ruolo di raffinamento della nuova lingua base toscana. Le più gradite sono le compilazioni storico-leggendarie (testimonianza del radicamento della tradizione culturale linguistica italiana è il passaggio manzoniano sulla “biblioteca del sarto” Promessi sposi. Vedi pagina 25). Il successo di questa letteratura di strada è testimoniato anche dai cataloghi degli editori più sensibili all’ampliamento degli acquirenti oltre la cerchia dei dotti.
L'epica minore dei cantastorie
I titoli ricorrenti nelle biblioteche popolari certificano l’affermazione della duratura fortuna di cantari. Il loro primato si misura nella capacità di radicare profondamente nell’immaginario comune gli eroici personaggi protagonisti e le avventure fantastiche. In essi nei secoli resta immutata la tecnica narrativa: all’interno di sistemi ciclici o generazionali, tende verso una progressiva attualizzazione per una forte esigenza di concretezza. L’accesa tonalità, la reiterazione di argomenti topici, ne fanno i massimi rappresentanti della paraletteratura medievale.
Negli studi degli ultimi anni c’è stata una grande attenzione per la relazione che il narratore instaura con il suo uditorio: i meccanismi della partecipazione del consenso emotivo mis si hanno significativi riflessi nella struttura testuale:
- Morfologia costante
- Formularità tematica
- Vocazione all’iperbole
A parte le differenze regionali presenti nella fonomorfologia, la lingua ha una sua sostanziale uniformità. Il fluire del discorso si struttura nell’ottava sorreggendosi a elementi di sostegno che tendono a riproporsi, specie nei demarcativi d’avvio e nelle giunture rappresentative. Testualità e sintassi seguono percorsi preordinati, indifferenziati da testo a testo.
Tra le modalità sintattico-testuali→ strutture principale+consecutiva che condensano così il nesso causa-effetto. Altra struttura tipica è anteporre alla frase sovraordinata una premessa temporale espressa al gerundio. I toni enfatici pongono l’accento sulla vaghezza, l’ineffabilità e la straordinarietà del fatto più che sulla descrizione oggettiva, lasciando dallo spazio la fantasia. La preferenza per le circonlocuzioni perifrastiche invece del vocabolo concreto sente l’influsso dell’antirealismo lirico.
Le ottave di carattere introduttivo assolvono abilmente a una sintesi narrativa della vicenda; la consueta modularità è affidata alla scansione della consequenzialità logica tramite connettivi forti e distinti.
Romanzi di argomento cavalleresco: sono accertate sia la fruizione in verticale (si parla di lettore rinascimentale di massa), sia la rete relativa struttura testuale, adatta alla lettura ad alta voce. Un esempio per le proprietà linguistiche di questo genere sono Reali di Francia (Barberino) caratterizzati da una tradizione attiva e da riformulazioni, colorito popolaresco, elementarità sintattica, ricorsività degli snodi narrativi. È una valutazione estendibile anche all’altro romanzo di Barberino, Guerin Meschino. La trama avventurosa trae vivacità dall’affastellata materia carolingia e dalla dall’intersecazione dei registri (epica, racconto di viaggio, dottrina tardo-medievale e berta popolare). Le concessioni alla cultura collettiva si colgono nei rimandi a una sommaria religiosità, ai bestiari tardo gotici, al gusto del motto schiettamente fiorentino.
La grossolanità stilistica emerge dalla scarsa varietas lessicale e dalla monotonia sintattica. Le didascalie poste all’inizio di ogni capitolo immettono brevemente all’argomento, fungendo da raccordo tra i vari snodi narrativi: introdotte da un come rappresentativo, hanno una base compositiva fissa il poco variata nei vocaboli risultano uniformi monotoni anche gli elementari moduli sintattici tra cui le frequenti gerundive o participiali anteposte.
Molto usuali sono la coordinazione e la giustapposizione, specie nel racconto delle battaglie, dove i connettivi paratattici e i frequenti polisindeti assecondano la successione cronologica dell’azione, facilitando l’immedesimazione fantastica nel tempo descritto. La ritualità compositiva e i procedimenti di ripetizione strutturale e lessicale sono appariscenti negli incipit dei capitoli e nelle topiche descrizione degli scontri. La stabilizzazione dei tratti tipici ha contribuito a rendere queste storie familiari a un pubblico diversificato. La labilità del confine tra oralità e scrittura, le tecniche di richiamo mnemonico, la configurazione allineativa, la godibilità dell’invenzione, hanno garantito a queste narrazioni una lunga sopravvivenza.
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