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L'italiano nascosto

Introduzione

Italiano pidocchiale = una varietà della lingua italiana che affiora quando non si fa ricorso per vari motivi (incapacità o sprezzatura, urgenza di dire o intento mimetico) alle formule della compostezzaletteraria o ai paramenti di un togato autocontrollo espressivo. L'aspetto predominante è comunicare la dimensione comunicativa e primaria dell'italiano non può per intero ridursi a una presunta versione scritta dell'esecuzione orale: c'è piuttosto un ventaglio di possibilità. A tutti i casi di italiano pidocchiale è comune la presenza di un destinatario concreto con cui si hanno in mente aspettative, presupposizioni e ragioni, tratti anagrafici, professionali, di genere, di potere.

Nella produzione di testi in italiano semplice o pidocchiale ha rilievo la nozione di situazione comunicativa che tiene conto del contesto e dei ruoli di mittente e ricevente.

Schema: A è colui che occupa una posizione alta; B posizione bassa Soluzioni-modello:

  • B parla ad A = lo scrivere all'autorità per esigenze comunicative, diverso livello sociolinguistico.
  • B parla con B = epistole o diario, stesso livello sociolinguistico.
  • A parla a B = un colto vuole farsi capire da incolti e semicolti, attiva quindi delle strategie che possono essere a fini didattici o persuasivi (politica).

NB: questo schema mostra una eccessiva polarizzazione: riduce a un gioco simmetrico ciò che invece è sghembo, plurale e asimmetrico.

Considerazioni ulteriori: A parla con A ma con un italiano più vicino a B = comunicazione epistolare confidenziale o veloce.

Italiano d'oltremare = quello parlato tra Africa settentrionale e Impero Ottomano per la comunicazione tra Oriente e Occidente a fini economico-politici (XVI-XVII sec), può essere considerato una lingua altra rispetto a A e B (chiameremo qui C).

I parlanti del gruppo C sono figure intermedie, spesso non italofone in origine, che dotatesi di una discreta padronanza scrittoria sono riuscite a capire e a farsi capire in italiano (mercanti, notai, mezzadri, amministratori, artigiani, ambiente monastico femminile).

Importante tassello per la storia di un idioma comune, sono i parlanti-scriventi del gruppo C, a metà strada quindi tra il dominio del discorso estetico e il limite minimo di capacità scrittoria.

C'è dunque una varia gamma di realizzazioni intermedie che integrano il modello interpretativo che polarizza semicolti e letterati. Questo processo va considerato nel ventaglio di tutte le sue manifestazioni e situazioni pragmatiche: come un fascio di realtà diverse ma unificate dall'assenza di (canonica) letterarietà e da uno spiccato intento comunicativo.

Esistevano tra le due realtà alta e bassa, percorsi sotterranei e inconsueti che, influenti ai fini dell'italianizzazione, gettavano ponti tra i due monti, edificati su di una letteratura predatrice e sregolata.

1500: fase cruciale della storia della lingua

  • Piena maturità del volgare letterario e progressivo riconoscimento culturale.
  • Diffusione del libro a stampa.
  • Nascita di imprese editoriali.
  • Stabilizzazione normativa (trattati, grammatiche, vocabolari).
  • L'impianto codificato della letteratura alta si espande anche alla lingua comune (o mista), lingua senza ambizioni estetiche. Il Cinquecento è il secolo in cui l'italiano tende sempre più a differenziarsi in due livelli dalle distinte destinazioni e dai moventi ben delineati.

Due precisazioni:

  • Ordine storico: guardare all'italiano pidocchiale richiede sia di guardare indietro per non perdere di vista il filo di continuità tra esso e certi moduli sintattici e strutturali della prosa precedente, sia guardare avanti per registrare il suo coinvolgimento in successivi momenti di italianizzazione.
  • Ordine ermeneutico: è troppo semplicistico inquadrare i due livelli di italiano in un modello antagonistico; si tratta piuttosto di un sistema di forze che nei secoli danno vita, all'interno dell'italiano semplice, sia a processi di stabilizzazione nazionale, sia al permanere di tratti ormai superati ed eccentrici.

Prima dell'unità esisteva un tipo di italiano che consentiva la comunicazione tra individui di diversa origine

L'interpretazione canonica della vicenda storica dell'italiano è però diversa e si basa sulla netta dicotomia tra italiano scritto e italiano parlato (ossia i vari dialetti). Vi è quindi un'opposizione tra italofoni integrali e dialettofoni integrali.

A sostegno di questo paradigma storiografico abbiamo:

  • Dionisotti che individua nella letteratura il più forte elemento unitario. L'italiano per secoli sarebbe stato unicamente lingua scritta, possesso di pochi privilegiati e non appartenente a una società di parlanti che usavano invece i dialetti.
  • De Mauro che sostiene che per secoli la lingua italiana, unica tra le lingue nazionali dell'Europa moderna, ha vissuto solo o quasi come lingua dei dotti.

A fattori di dinamismo e scambio si è rivolta l'interpretazione più recente (Bianconi, Bruni, Serianni; ma anche Nencioni e Sabatini hanno contribuito). Tale interpretazione ammette la mescolanza tra parlato e scritto, a fini comunicativi. Trifone però fa di questa tesi oggetto di critica, sostenendo che la lingua italiana in senso di lingua largamente condivisa e standardizzata è solo scritta.

Gli italiani, documenti alla mano, hanno dato prova nei secoli di comunicare in qualche modo; e di farlo con uno strumento linguistico che, al di là degli aspetti locali, presenta strutture condivise e tratti comuni necessari a intendersi.

Allora una valutazione equilibrata tra le due interpretazioni è quella di Bruni il quale ammette che la polarizzazione dialetto arcaico/italiano comune conosceva molti registri intermedi. Numerose sono infatti le testimonianze dell'uso di un italiano parlato comunicativo:

  • Serianni ci mostra i testi di viaggiatori stranieri tra '700 e '800 traendone prova dell'esistenza di un italiano parlato che funzionava da strumento comunicativo comune.
  • Anche alcuni letterati mostrano la presenza di una lingua parlata comune (Aresi, Muratori, Foscolo, p. 16). Tutti e tre parlano di una lingua comune, Foscolo la chiama "lingua suggerita naturalmente dai bisogni dell'uomo".

La bipartizione scritto e parlato va tripartita dando spazio all'italiano orale che permetteva la comunicazione superregionale e con i forestieri.

Le scritture dei semicolti

Italiano popolare

Italiano popolare = italiano dei semicolti  coloro che nella scrittura non hanno raggiunto pienacompetenza, rimanendo legati all'oralità. È una realizzazione linguistica intermedia tra oralità e scrittura.

Gli studi sull'italiano popolare si sono sviluppati negli anni '70 e il precursore va individuato in Leo Spritzer, ufficiale dell'esercito austriaco nella prima guerra mondiale e addetto alla censura della posta dei prigionieri italiani. Trascrisse ed esaminò numerose lettere e ne pubblicò una raccolta.

Il termine è la nozione "semicolto" sono entrati nel dibattito linguistico a partire da uno studio di argomento trecentesco di Bruni nel 1978. Bruni discute di semicolti come di gruppi sottratti all'area dell'analfabetismo ma neppure del tutto partecipi della cultura elevata.

L'italiano dei semicolti è una realizzazione linguistica intermedia che, tenendo dell'uso e dell'altro, mette in contatti i mondi di oralità e scrittura. Una varietà multiforme delle parlate locali unite alla varietà standard dell'italiano normativo senza sfociare né nella trascrizione delle prime, né nella coincidenza con le seconde.

Bachtin: ogni enunciazione partecipa alla lingua unitaria (forza centripeta) e contemporaneamente alla pluridiscorsività sociale storia (forza centrifuga). Per i semicolti si nota una tensione al polo centripeto della lingua (che in questo caso più che una varietà unitaria, sarà un italiano d'uso) e insieme la tensione espressiva verso molteplici e centrifughi poli idiomatici.

Questo doppio sistema di tensioni prende forma in particolari tipi di testi in cui l'esigenza e la necessità di esprimersi si realizzano in schemi primari di scrittura: lettere, diari, autobiografie; scritture esposte come cartelli, tavolette ex voto, scritture morali.

Studi:

  • Inizialmente questi sono stati editi e studiati scegliendoli tra i secoli più recenti ('800-'900) e interpretati come conseguenza dei mutamenti avvenuti dopo l'unità (scolarizzazione, la obbligatoria, la guerra all'industrializzazione).
  • Successivamente l'interesse si è esteso anche ai secoli precedenti l'ottocento: muta così lo scenario dell'analisi storica dell'Italiano, ponendo il problema della diffusione di questo, in termini diversi dal rigido monolinguismo dialettale in precedenza ipotizzato per le epoche anteriori l'Unità.

Dagli studi più recenti si sono tratte due conseguenze:

  • L'italiano dei semicolti ha carattere pancronico che accomuna la fenomenologia dei testi degli ultimi secoli a quella dei tempi più remoti (anche quelli in latino volgare).
  • La data di nascita dell'italiano semicolto nel Cinquecento. Trifone azzarda addirittura il Trecento, epoca della prima codificazione linguistico-letteraria che contrappone varietà alta e bassa.

Al di là di questi pareri si può affermare che il momento decisivo della lingua semicolta è il Cinquecento, periodo della codificazione della norma bembiana. In questi anni:

  • Numerose testimonianze semicolte.
  • Sempre più netta separazione tra livello alto e livello basso di scrittura.
  • Affermarsi di una regola che meglio consente la riconoscibilità di quanto eccede da essa.

I documenti semicolti sono dunque importanti per la ricostruzione dei processi di italianizzazione della penisola e per il rinvenimento di un uso concreto della lingua che riesce a essere comunicativa ancor prima che i processi storici determinino un'effettiva e diffusa italofonia.

Tratti macroscopici dei testi semicolti

  • Semplificazione.
  • Uso dell'analogia.
  • Interferenze col dialetto.
  • Impostazione egocentrica del discorso.
  • Ripetizioni.
  • Andamento sintattico slegato.
  • Deissi extratestuale (esoforica), con forte dipendenza dal contesto e l'assenza di astrazione da esso.
  • Ricorso di schemi di messa in rilievo affidati alle strategie di tematizzazione.
  • Riuso di schemi, moduli o veri e propri cliché formulari appartenenti al genere utilizzato (pragmatic mode).

Foscolo vede l'origine materialistica della scrittura dei semicolti nei bisogni dell'uomo; Hagege la chiama "la passione di dirsi".

Confessione di Bellezze Ursini da Collevecchio

Confessione di Bellezze: piccolo classico della scrittura semicolta, scritta dalla diretta interessata e non trascritta da terzi a partire da una performance orale. Bellezze era una popolana che alternava l'attività domestica a quella di guaritrice, venendo per ciò accusata di stregoneria. Portata al processo e torturata, prima nega poi per salvarsi tenta il pentimento scrivendo la sua Confessione (studiata da Trifone; gli anni sono 1527-1528). L'unicità delle sue pagine sta nel fatto che ci sono pervenute e possiamo leggerle.

Bellezze scriveva male, ma comunque scriveva, pur appartenendo a un contesto povero e marginale. La cosa può essere interpretata in due modi:

  • In termini di eccezionalità.
  • Una minima competenza di lingua scritta era propria di certi semicolti.

Caratteristiche: La lingua usata è priva di influssi letterali, bassa, riflette il volgare coevo della sua zona. Nella fonetica sono molti i fenomeni in tal senso:

  • Chiusura metafonetica dei dimostrativi (quisto, quillo).
  • Assenza dittongamento e anaforesi (qumenzare).
  • Articolo lu.
  • Assimilazioni (granni per "grandi"; annare per "andare").
  • Sopravvivenza del latino omne in onne.
  • Conservazione e atona non finale.
  • Passaggio da o a u (daulo).
  • Passaggio b v (Savina).
  • Forma demotica vadagno per "guadagno".
  • Esito in -i in iente per "gente".
  • Verbi esire, aiio, dirraio, farraino, scioiere  dimensione dialettale.

Elementi regional-popolari (più popolari):

  • Aferesi di gnurantia e reda.
  • Metatesi della r in si recescriva e in drento.
  • Sincope in strea.
  • Scambio di significati imparare/insegnare.
  • Che usato come connettivo tuttofare.
  • Periodo ipotetico con l'imperfetto indicativo nella protasi.
  • Ci attualizzante con verbo avere.
  • Ridondanza pronominale.

A pochi mesi dalla stampa delle Prose della volgar lingua di Bembo, la confessione di Bellezze ci offre costrutti parlati di stampo pancronico che la norma classicista e prescritta aveva appena censurato o comunque segnalato con sospetto, con ciò determinando una sorta di doppio livello della nostra lingua.

Una sensibile incidenza del toscano nella zona può essere verificata dalla trascrizione del testo di Bellezze da parte del notaio Luca Antonio il quale:

  • Ripulisce linguisticamente il testo.
  • Censura e rielabora i passi a favore degli organi inquirenti.

Dall'incrocio dei due documenti ne risulta un testo bifronte, che esprime due postazioni linguistiche e culturali e due diverse fasce sociali parlanti. Caratteristiche trascrizione:

  • Articolo lu diventa el.
  • Meamia.
  • Vadagnoguadagno.
  • Reverareviera.
  • Diaulidiavoli.
  • Quntradecontrade.
  • Scioieresciogliere.
  • Imparato/insegnato corretto.
  • Uso di grafismi latineggianti (habiamo, facto, havere, nocte) e i burocratici (dixe come verbum dicendi) e dicto+sost.

La prosa di Antonio è il volgare di Roma nella sua varietà toscanizzata; la sua rimane una scrittura intermedia priva di preoccupazioni letterarie e attiva in una zona periferica (campagna laziale): per questi motivi sono presenti fenomeni centrifughi ma anche nette particole di italiano sono lì a segnalare la loro funzionalizzazione per una lingua d'uso e concreta.

Scambio epistolare: carteggio Vaianese

Carteggio Vaianese: sono 105 documenti che raccolgono la corrispondenza ricevuta tra il 1537-39, dal sarto Alessandro Vaianese di Orvieto, risiedente a Roma. Tra i corrispondenti ci sono due figura in particolare: Antonio di ser Gismondo, cognato che manda avanti gli affari di Alessandro a Orvieto (scrivente meno colto); e Baldassarre, amico di Antonio, si dedica a piccoli commerci (non è propriamente un semicolto; è in una posizione intermedia tra alto e basso).

Lettera di Baldassarre (intermedio) a Alessandro (1539)

Nella sua prosa rivela una fonetica che illustra una dinamica in corso: esiti di idioma locale complicati dalla penetrazione del romanesco; distacco dalle forme dialettali.

Sul piano morfosintattico emergono:

  • L'articolo el e il popolare ce (pron.III pers sing.).
  • I verbi mandassete e scriviva con conguaglio tra le desinenze della II e III classe.

Struttura testuale:

  • Formula allocutiva.
  • Info meta epistolari.
  • Contenuto.
  • Formula di chiusura parziale.
  • Raccomandazioni con aggiunta di contenuto.
  • Segnale di chiusura assoluta (firma).

L'introduzione di nuovi segmenti testuali è segnalata da due dislocazioni a sinistra con ruolo demarcativo (El cavallo non ve l'o possuto../ El giupone de seta me è stato…) per la loro particolare collocazione nella struttura della lettera illustrano didascalicamente il valore testuale e non solo espressivo di tali costrutti e con ciò la loro importanza nella scrittura dell'italiano di comunicazione.

Diario: Giorgio Franchi

Diario sia come resoconto di fatti privati, sia come narrazione di eventi pubblici è un genere di scrittura semicolta.

Diario di Giorgio Franchi, parroco di Barceto nell'Appennino parmense (1544-1557). Attenzione di eruditi del '700 che, interessati per i contenuti, ne fornirono cari riassunti ma non giunsero mai a una completa edizione. Dell'autore non si sa nulla, se non un'immagine tratta dal suo diario di una personalità vivace, curiosa, capace di macinare a piedi km pur di assistere a un evento importante. Barceto era un borgo collocato vicino al valico della Cisa, che si trovava tra le vie di comunicazione più importa tanti del tempo (strada Romea); per Franchi era una posizione strategica per le sue notazioni, ascoltando e interrogando i viaggiatori.

Contenuto del diario:

  • Registra eventi prodigiosi, fenomeni naturali, presagi funesti, scoperte di animali mostruosi o fatti strani.
  • Operazioni militari, incendi, raccie, torture, violenze, esecuzioni capitali, miseria della sua gente.
  • Il cuore è il racconto della guerra di Parma (1551-52) il Diario è un impressionante documento di questa guerra vista dal basso.

Come racconta Franchi: Fornisce per lo più numeri, schemi mercantili, elenchi distribuendo le notizie in base all'ordine progressivo dei giorni dell'anno. Formule del linguaggio cancelleresco. Procede con uno schema mentale e compositivo che risente della cronachistica medievale.

Alle volte però minuzioni scenari con ricchezza di particolari, anche se la componente narrativa per assenza di ogni prospettiva viene azzerata da una scrittura che pone ogni suo elemento sullo stesso piano. Unico momento in cui Franchi è meno neutro è quando racconta i fatti della guerra di Parma: testimonia la crudeltà del conflitto e cede all'indignazione di fronte ai modi turpi con cui sua sanctutà difende il cristianesimo.

Caratteristiche:

  • Dialetto e il latino.
  • Sostrato dialettale detta gran parte degli aspetti fonetici del testo (monottongo prevale sul dittongo).
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecc.ila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e cultura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Viale Matteo.
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