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Mauro Ponzi - La natura della malattia

L’autore in questo saggio espone la 'causa psicologica' presente nelle opere goethiane: l’amore verso il soggetto. Goethe, nelle sue opere, vive l’opera come una trasfigurazione del suo vissuto: egli opera una sorta di autoanalisi inconsapevole, mostra la sua passione, le sue emozioni, la sua malinconia e il suo genio ribelle; tutto ciò finalizzato ad una guarigione del suo 'io'.

Dalla scrittura si passa ad un mondo ideale, ovvero all’inconscio; l’inconscio può essere concepito come un linguaggio presente nel corpo che si rifà a parole dette o lette, che vaga tra passato e futuro ed è in continuo movimento. Il romanzo autobiografico un’analisi del soggetto psicotico, l’autore tenta di superare la sua depressione, o malattia dell’anima, attraverso la narrazione di sé.

Il tema della melancholia è stato trattato anche da Aristotele nella Problemata XXX, nella quale descrive il duplice aspetto di questo stato d’animo: da una parte nel soggetto melanconico è presente la cosiddetta bile nera, dall’altra questo soggetto è predisposto a compiere grandi imprese e a differenziarsi dai suoi simili.

Si ha poi una distinzione tra malinconia naturale e patologica: la bile nera è un umore presente in ogni individuo, ma solo quando viene influenzato genera reazioni sul carattere. Goethe, grazie allo studio della medicina e della teosofia, riesce a definire una “fisica delle emozioni”.

Nell’antichità si pensava che le migliori intuizioni si avessero nella giovinezza, secondo il mito dell’eterna giovinezza; anche la psicoanalisi ha dimostrato che le esperienze primarie formano l’uomo e che, essendo quest’uomo un artista, egli è legato, nella sua arte, alle sue esperienze giovanili. I primi anni dell’infanzia e dell’adolescenza imprimono nell’artista una serie di impulsi che lo accompagnano per tutta la vita e che possono trasformarsi in arte.

Goethe ha sempre cercato di rendere le sue opere e la sua poetica 'attuali': sin dalla sua giovinezza una strategia che è rimasta invariata è stata la sua attenzione nelle capacità recettive del pubblico. Goethe ha sempre cercato di 'mediare' il suo progetto culturale, cercando di rendere le sue opere accessibili al pubblico del tempo. Egli ha sempre messo in discussione il suo 'modo letterario' e ha operato un 'auto-superamento'.

L’autore si allontanò dalle teorie pietiste e dal linguaggio della Empfindsamkeit (linguaggio sentimentale del pietismo): ne abbiamo una dimostrazione nel Werther. Egli sfruttò un linguaggio intertestuale e una polisemia (varietà di significati attribuibili a uno scritto secondo diverse interpretazioni). Questa polisemia delle immagini si ispira alla Bibbia; oltre ad ispirarsi alle Sacre Scritture usa molti altri importanti riferimenti letterari.

Goethe usa molto le metafore, secondo il modello pietista, capovolgendone lo scopo: le usa per descrivere passioni erotiche e carnali, che erano severamente giudicate dai pietisti. Un altro punto della poetica di Goethe è l’ispirazione all’antico e l’individuazione della natura come modello di produzione artistica: egli tenta di 'attualizzare' temi antichi in modo da renderli accessibili ai contemporanei (strategia tardo-illuminista: intenzione di educare il pubblico per il miglioramento comune).

La distinzione tra melancolia naturale e patologica ricorda la distinzione che Goethe fa in Pindaro, tra “il saggio per natura” e “colui che dipende da quella dottrina”. Da ciò teorizza che il disturbo causato dalla bile nera sia provvisorio, anche se a volte può assumere forme patologiche. Forse questa teoria può essere un tentativo da parte dell’autore di comprendere “l’uomo interiore” attraverso lo studio della “maschera esteriore”.

Anche l’autore, a causa delle sue esperienze amorose passate, ha vissuto dei momenti dolorosi ed è in grado di analizzare i soggetti, seguendo un metodo induttivo. Goethe per liberarsi dal quel torpore melanconico compone il suo romanzo epistolare, inteso come terapia auto-liberatoria. Egli distrugge il linguaggio sentimentale del pietismo e l’egocentrismo dello Sturm und Drang al fine di ricostruire un rapporto con il mondo esteriore.

Nel Werther, Goethe rappresenta l’uomo melanconico come fosse un caso clinico, sulla base degli studi di Lavater. Secondo quest’ultimo la malinconia è una modifica fisica, che può essere curabile fisicamente. La produzione artistica di Goethe dall’inizio è contrassegnata dalla presenza di immagini: l’opera d’arte è concepita come una produzione di immagini. Egli inoltre, è capace di combinare insieme temi e modelli più disparati: l’autore unisce il linguaggio dell’Empfindsamkeit con quello antico, ottenendo un risultato unico e originale, adatto al 'genio'.

Un primo incontro si ha tra Goethe e gli autori antichi (inimitabili) e in seguito con la cultura pietista, mentre si tiene sempre lontano dal mondo del Rococò. Nel periodo della giovinezza è possibile individuare l’inizio della componente nichilista e distruttiva, caratteristica tanto dell’autore quanto dello Sturm und Drang. L’esaltazione del soggetto implica un aspetto autodistruttivo che produce il nichilismo. Goethe tenta di rappresentarla come un aspetto negativo nel Werther e di superarla con una 'dedizione' alla natura e al mondo esterno.

Capitolo 1 – Il linguaggio delle passioni - Self-control of affectivities

Mittner nel suo saggio “Il Werther romanzo antiwertheriano” si scaglia contro quella concezione romantica del romanzo; l’autore considera lo Sturm und Drang come un fenomeno legato alla concezione illuminista, che si esprimeva, però, con un linguaggio sentimentale. Alcune ricerche più recenti tendono a interpretare lo Sturm und Drang come un deutsche Aufklarung (Illuminismo tedesco), aspetto più radicale del che si oppone e si allontana dal mondo pietista.

Georg Lukács nel suo libro ‘Goethe e il suo tempo’ combatte quella tesi secondo cui la poetica goethiana sia in contrapposizione con l’Illuminismo. Egli si oppone al Romanticismo e afferma che il romanzo goethiano si collochi nel contesto del deutsche Aufklarung. Al tempo di Goethe il Pietismo controllava le passioni sentimentali: la passione erotica segue una sublimazione metafisica; essa si tramuta in un concetto ideale e teologico (il “triangolo filadelfico” che è unito dall’amore verso Cristo; in questo modo la passione diviene amore fraterno).

Il concetto principale su cui si basa la letteratura puritana e pietistica è la regolamentazione del comportamento sessuale nella forma del self-control: si tenta di controllare e regolare questo tipo di passione, senza però eliminarla. Entro i confini del matrimonio, la passione e il sesso sono permessi, anche se la concezione puritana impone temperamento e moderazione.

  • Secondo la concezione pietistica la costanza e il self-control si raggiungono mediante le passioni, che però sono legate alla fede e alla morale. La pratica erotica viene bandita al di fuori del matrimonio; si può affermare che la passione sia una sorta di ‘sublimazione’.
  • Da ciò, sia sul piano pietistico che puritano, si presenta un’ambiguità: da una parte si ha un continuo riferimento alla Bibbia e all’amore coniugale, mentre dall’altra sono persistenti i temi di passione (erotica) e infedeltà.

La morale puritana prevede che la donna sia portavoce di constancy, ovvero che sia pudica e non abbia interesse per il sesso. Ovviamente il concetto di donna come simbolo di moralità deriva anche dalla situazione sociale del tempo: la donna era colei che governava la casa e doveva mantenere un equilibrio economico ed emotivo all’interno della famiglia.

  • Per i puritani, la donna deve controllare le proprie affettività, ma la passione individuale e il piacere sessuale sono elementi positivi, nei limiti del matrimonio.
  • Per i pietisti l’elemento sentimentale è accentuato e si estende a modello di vita: la mediazione tra passione e morale è data dal self-control.

Il concetto di costanza presenta un carattere mistico, teorizzato dalla Scuola Platonica di Cambridge. Questi neoplatonici sono, però, interessati all’uso sociale della rettitudine e della constancy. Nell’area tedesca i pietisti identificano questo concetto con il termine Gelassenheit: abbandono alla volontà divina (doppio significato: dedizione ai collegia pietatis e alle esigenze della società). La costanza o autocontrollo è caratterizzata da 5 elementi:

  • Stabilità dei sentimenti.
  • Rifiuto del porre se stessi in primo piano.
  • Interesse per gli altri, ma senza essere invadenti.
  • Fede nella capacità individuale di raggiungere un equilibrio tra la moralità e l’emotività.
  • Sviluppo di un ideale integrato e armonioso.

Per i puritani, il matrimonio, oltre ad avere uno scopo procreativo, è anche amore, amicizia e confronto. L’educazione dei giovani è importante e l’obbedire ai genitori è proporzionale al volere divino. Molti dei concetti puritani però si realizzano solo nell’astratto, poiché nella vita reale non si è sempre capaci di conciliare costanza e sentimento (un esempio ne è la Pamela di Richardson).

Il cambio di paradigma

Il motivo centrale del Werther è l’impossibilità del personaggio di integrarsi sia in termini politici al mondo dell’aristocrazia sia in termini affettivi al rapporto 'socialmente definito' tra Lotte e Albert. Il romanzo può essere definito, inoltre, come una critica nei confronti dell’egocentrismo e suicidio della morale pietista. Con l’atto del Werther (Goethe si ispira ad un evento di cronaca realmente accaduto) ribalda le concezioni pietiste e attacca la rivalutazione della soggettività (come centro di percezione artistica e del mondo). Si ha, poi, una 'caduta' del linguaggio dell’Empfindsamkeit e un’esaltazione della soggettività. Il tema principale dell’opera è la passione che viene

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

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