Nietzsche e la riforma della Bildung
La Nascita della Tragedia (1872) è l'opera che segna il passaggio da filologo a filosofo di Nietzsche: obiettivo dell'epoca era la rivoluzione e la formazione di una nuova Bildung. La scuola di Pforta rappresenta per Nietzsche un ingresso all'interno del mondo degli intellettuali: insegnamento fondamentale, l'unità tedesca e allo studio dell'antichità classica veniva affiancato quello della letteratura tedesca. La filologia rappresentava, per questo, il centro del complesso culturale e dell'insegnamento di Pforta, e aveva acquistato uno statuto di scienza storica esemplare.
Humboldt e il carattere individuale
Humboldt: riconosce ad ogni nazione la capacità di formarsi un carattere individuale. La nazione greca e i Greci rappresentano lo sviluppo delle premesse già poste in ogni individuo. Modernità opposta a grecità. La filologia ha il compito di recuperare il modello antico di Bildung, intesa come costituzione di un'individualità forte, e ricondurre l'universo frammentario delle discipline moderne ad una unità. Parliamo, così, di scienza della parola, la premessa fondamentale per la formazione del pensiero.
Schleiermacher e l'integrazione filosofica
Schleiermacher: solo la filosofia può produrre un'integrazione tra indagine particolare e visione di insieme. L'istituzione universitaria viene analizzata e sorgono, così, due filoni di pensiero che vedono da un lato i liberali (Schelling, Humboldt, Schleiermacher) e dall'altro coloro che riconoscono allo stato il diritto di intervenire sull'insegnamento (Hegel, Fichte). Schleiermacher: la conoscenza per potersi sviluppare deve riconoscere come fine se stessa (Schopenhauer più tardi criticherà la conoscenza istituzionalizzata allo stesso modo, scagliandosi contro il modello filosofico hegeliano come impiegato statale; distingue, così, tra filosofia applicata e filosofia pura, la seconda con unico scopo la verità).
Nietzsche e la connessione poetico-filosofica
L'attenzione di N. si rivolge all'importanza di costituire una riforma basata sul modello classico greco: prima di essere filologi, tuttavia, è necessario essere poeti. La poesia viene intesa come espressione massima di un'individualità culturale. L'unico approccio valido in grado di restituire un valore ideale all'antichità greca, è quello poetico-filosofico; il giovane Nietzsche fu un poeta in formazione, il quale si trovò di fronte all'erompere di un impulso creativo in formazione. L'eroe di questa prima natura è il re dei Goti Ermanarico, l'ispirazione assoluta fu invece il Manfred di Byron nel quale vede un tema portante, quello di chi si scaglia contro la religiosità creando, così, un'opera superomica.
La guerra e l'insegnamento
Nel 1869 N. giunge a Basilea come docente di filologia classica, ma interrompe la sua attività nel 1870 dopo lo scoppio della guerra franco-prussiana. Parte volontario per la guerra, nonostante le autorità universitarie gli avessero messo in testa la possibilità di cambiare cittadinanza e i dubbi di Cosima Wagner, con la quale aveva iniziato un'attività epistolare molto intensa, tuttavia, ammalatosi quasi subito, trascorre la maggior parte del periodo di guerra in ospedale a Erlangen. Trascorre la convalescenza a Naumburg e, nonostante il breve periodo trascorso sul fronte, il ricordo dei feriti, del dolore e della guerra lo colpiscono nel profondo.
Critica alla civiltà e alla cultura
Il canto del Satiro contro il filisteo colto. Critica della civiltà e della cultura dalla “Nascita della tragedia” alle “Inattuali”. Il ritorno all'insegnamento appare a Nietzsche come un'aspirazione alla pace, per questo motivo scrive al consigliere Wilhelm Vischer-Bilfinger di Basilea, dimostrando il suo profondo interesse per un ritorno in cattedra: avanza, però, la richiesta di poter coprire la cattedra di filosofia lasciata da Gustav Teichmüller, ma dopo numerosi rifiuti smise di provare ad ottenerla.
L'analisi dell'apollineo e del dionisiaco
Nel 1870 N. tiene a Basilea delle lezioni sull'Edipo Re di Sofocle, precedute da un'introduzione sul significato della tragedia greca, analizzando i concetti di apollineo e dionisiaco. L'espressione diretta del dionisiaco sono la musica e il ditirambo (canto corale per Dionisio): come analizza Müller, Dionisio rivela una natura più vicina a quella degli eroi che non a quella degli dei, perciò il suo destino è fondamento della rappresentazione tragica – dolori di Dionisio, sfondo del coro, ripresi dalla Nascita della Tragedia.
Il rifiuto della catarsi aristotelica
N. rifiuta la dottrina aristotelica della catarsi, rea di cercare un effetto della tragedia al di fuori della tragedia stessa come forma puramente estetica. Dionisio è per N. espressione di uno stadio primitivo che precede la formazione della civiltà (Apollineo), vissuta come una violenza per una riduzione in cattività subordinata alla tragicità del Dionisiaco: Dionisio parla la lingua di Apollo, ma alla fine Apollo parla la lingua di Dionisio. Con questo è raggiunto il fine supremo della tragedia e dell'arte in genere.
Satiro e civiltà
Al fondo della civiltà che dà il via all'arte, si trova una consapevolezza angosciosa di uno stato di natura dominato dal satiro: dolore, che dà vita a un essere primitivo animalesco, questa figura rappresenta lo stadio pre-umano dell'umanità stessa dinanzi al quale ogni civiltà si rivela come menzognera, in quanto fondata sull'occultamento di un dolore ancestrale. L'uomo vero, il Satiro Barbuto, è una denuncia nei confronti della civiltà come illusione. Nella tragedia è il coro a tenerla unita con la sua primigenia forma storica, quando non era altro se non un coro di Satiri danzanti e cantanti.
Schiller, Schlegel e il coro
A riguardo N. studia il pensiero di Schiller che intende il coro come un muro di separazione tra la tragedia e il mondo reale, per potersi mantenere libera nel proprio territorio: la struttura del teatro greco, inoltre, e la funzione di mediazione spaziale dell'orchestra che accoglie il coro, eliminano la possibilità di eventuali contrasti tra pubblico e coro. Seguendo l'idea di Schlegel, il coro è lo spettatore ideale, in quanto unico spettatore del mondo di visione della scena.
Il rovesciamento della tradizione dionisiaca
Con Euripide – ma qualche segnale già era evidente con Sofocle – e la commedia attica nuova si assiste, secondo N., a un rovesciamento della genuina tradizione dionisiaca che diventa, così, una tendenza antidionisiaca: il coro viene così ridimensionato, in scena si vedono solo maschere con una espressione unica. In Socrate, secondo N., ha preso corpo uno degli aspetti della grecità, ovvero la chiarezza apollinea che hanno fatto sì che fosse “Il primo grande Greco a essere brutto”. Socrate rappresenta il nuovo eroe, l'eroe dialettico di Platone che ha fornito il modello di una nuova forma d'arte che N. definisce romanzo. L'elemento ottimistico della dialettica, che celebra in ogni conclusione la propria “festa gioconda”, è riuscito a penetrare nella tragedia, spingendola alla distruzione dell'elemento dionisiaco, distruggendo la colpa, il dolore, il pessimismo proprio di questa forma di arte.
L'ottimismo socratico
- La virtù è il sapere
- Si pecca solo per ignoranza
- Il virtuoso è felice
Nietzsche individua le ragioni principali della morte della tragedia: al Satiro si sostituisce il Socrate, l'uomo teoretico che ha debellato il pessimismo del Satiro. La rinascita della tragedia e del dionisiaco, che N. vede in un primo momento nelle composizioni di Wagner, deve essere liberata dai modi dell'interpretazione moderna. Credere che il poeta antico fosse in grado di ottenere l'effetto tragico con il mezzo della parola, significa sottovalutarne l'effetto, poiché il poeta antico poteva farlo come musicista creatore.
Il mondo moderno e l'alessandrinismo
La modernità, permeata di un ottimismo socratico, viene definita da N. come alessandrinismo. Tutto il mondo moderno è preso nella rete della cultura alessandrina e trova il suo ideale nell'uomo teoretico, che è dotato di grandissime forze conoscitive e lavora al servizio della scienza, e di cui Socrate è il prototipo e il capostipite. La rinascita dello spirito tedesco trova il primo avversario nella cultura tedesca, in quanto intrisa di modernità: ciò che riconosce a Wagner e a Schopenhauer è il fatto di essere uomini di genio inattuale. Wagner, secondo N., è l'esempio che mostra come il genio non debba temere di entrare in contraddizione con le forme esistenti; Schopenhauer è colui che ha saputo vincere dentro di sé il tempo, educandosi contro il proprio tempo. Essere inattuale e combattere contro il tempo.
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