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La natura della malattia - Genesi e motivi del Werther

La scrittura di un romanzo pone l'autore in un vissuto particolare, ma nella poetica di Goethe le righe sono vissute dal profondo del suo essere, che vive la poetica come una trasfigurazione del suo vissuto dove l'autore libera la sua passione, la sua curiosità, la sua malinconia e il suo genio ribelle in una sorta di auto guarigione. Il romanzo autobiografico appare come un trattato sul soggetto psicotico, attraverso il quale Goethe scrive di sé stesso per superare la depressione, la malattia dell'anima.

La malinconia e la sua influenza

Lo stato d'animo della malinconia da oltre due millenni cattura, affascina e impegna il pensiero occidentale, e fu ben introdotta nella "Problemata XXX" di Aristotele, che contribuisce a diffondere una visione positiva di essa sostenendo che tutti gli uomini eccezionali, nell'attività filosofica o politica, artistica o letteraria, hanno un temperamento melanconico. Aristotele poneva dunque la premessa per una distinzione fra la malinconia naturale e patologica, muovendo dalla dimostrazione che la bile nera sia un umore presente in ciascun individuo e che, in assenza di temporanee alterazioni dell'umore melanconico, non originava di per sé alcuna peculiarità di carattere ma che poteva esercitarvici una reazione. Ne deriva dunque che coloro che già sono melanconici per natura, avendo la bile nera come ruolo predominante, fossero costituzionalmente e costantemente diversi dalle persone comuni.

Nell’antichità si era soliti dire che le migliori intuizioni si hanno durante la giovinezza e poi non si fa altro che elaborarle: tale affermazione è probabilmente determinata dall’idealizzazione della figura dell’adolescente, figura centrale nell’estetica dell’antichità classica. Tuttavia essa contiene un nucleo di verità applicabile nell'interpretazione delle opere di un giovane autore. Quest'affermazione mostra tutta la sua modernità se messa in relazione con la psicoanalisi poiché le esperienze primarie hanno un effetto decisivo e durevole sullo sviluppo del soggetto. L’autore non può dunque trascurare l’imprinting delle sue esperienze giovanili e le intuizioni da esse derivate. Gli anni dell’infanzia e della giovinezza imprimono nell’artista, e nell’individuo in generale, una serie di impulsi che in seguito vengono elaborati e tradotti in linguaggio artistico. È lecito dunque ricercare la genesi di temi e immagini di un autore nei suoi anni giovanili.

L'evoluzione artistica di Goethe

Nella sua lunga vita, Goethe si è confrontato con molte correnti artistiche e letterarie cercando sempre di adattare la sua strategia di scrittura alla cultura del suo tempo e soprattutto alla capacità di ricezione del pubblico: per tale motivo è molto difficile trovare un elemento unitario che caratterizzi la sua opera dall’inizio alla fine. Tuttavia, vi sono delle strategie rimaste uguali fin dalla sua giovinezza di cui la più importante è l'attenzione nei confronti delle capacità ricettive del pubblico, caratteristica che lo rende uno straordinario ‘comunicatore’: Goethe cercò sempre di mediare il suo progetto culturale attraverso un linguaggio e una dispositio del materiale letterario in modo tale da renderlo accessibile al pubblico contemporaneo, preoccupandosi di attualizzare temi, stilemi e immagini dell’antico per renderli fruibili da parte del pubblico moderno.

In questo continuo adattamento del linguaggio poetico alla capacità di ricezione del pubblico a lui contemporaneo, Goethe ha messo continuamente in discussione le forme della sua produzione letteraria, tanto che è possibile affermare che quell’elemento unitario tanto a lungo cercato nella sua poetica consista proprio in questo "auto superamento".

Superamento e innovazione

Ovviamente il suo procedimento è stato sottoposto a svolte radicali di cui la prima è la messa in discussione del linguaggio della Empfindsamkeit (il linguaggio sentimentale del pietismo) e il suo tentativo di superare l’egocentrismo dello Sturm und Drang, che ha concretizzato nella rappresentazione negativa di un soggetto ‘dolente’ nel suo romanzo epistolare Werther. La modernità di Goethe non consiste solo nella trascrizione di immagini tratte dall’antico ma piuttosto nella produzione di testi polisemici attraverso il ‘travestimento’ di riferimenti intertestuali: Goethe infatti nelle sue opere utilizza innumerevoli ed importanti riferimenti letterari.

La particolarità del linguaggio goethiano, ovvero la tecnica del mascheramento, consiste nel fatto che egli utilizza termini letterari propri del linguaggio eccessivamente sentimentale della Empfindsamkeit per descrivere passioni sensuali ed emozioni carnali. Parole come "cuore", "sentimento", "amicizia", acquistano in tal modo connotazioni sensuali che in realtà avrebbero dovuto essere evitate dal patrimonio linguistico del Pietismo. Con il suo procedimento il giovane Goethe ha:

  • Decostruito dall’interno la poetica del pietismo portando alla luce le sue debolezze.
  • Espresso le esigenze interiori di un’intera generazione che mascherava le passioni erotiche ed auspicava l’avvento di un nuovo linguaggio letterario.

La natura come modello

Il secondo oggetto di questo studio è l’identificazione da parte di Goethe di una poetica alternativa all’antico e soprattutto l’individuazione della natura come modello di produzione artistica. La strategia comunicativa di Goethe si manifesta quindi nell’intenzione di attualizzare temi e immagini dell’antico, facilitando l’accesso del pubblico moderno a una cultura che va tramandata nelle sue linee importanti. È facile riconoscere in questa strategia una componente tardo-illuminista, cioè l’intenzione di educare e formare il pubblico all’interno di un progetto generale di "miglioramento dell’umanità".

La produzione artistica di Goethe è contrassegnata fin dalla sua giovinezza dalla concezione dell’opera d’arte come una produzione di immagini. Bisogna analizzare lo slittamento del suo spazio immaginativo dal simbolismo pietistico a una metaforica che trascrive immagini e motivi dall’antico e li utilizza in un nuovo contesto. Goethe ha combinato simboli e icone dei due patrimoni linguistici decostruendo con ciò la lingua eccessivamente sentimentale del pietismo: aveva infatti la straordinaria capacità di attingere alle fonti più disparate e di trasformare il tutto in modo estremamente originale (capacità combinatoria).

Combinazione linguistica

La combinazione del linguaggio della Empfindsamkeit con quello dell’antico ha dapprima rafforzato l’arte poetica goethiana, ma ha anche poi prodotto anche una nuova poetica in cui la lingua dell’Empfindsamkeit viene smantellata dal modello dell’antico. Gli anni giovanili sono stati per Goethe un lungo cammino di riflessione e di esperimenti. Questo lungo divenire ha anche comportato strappi, svolte e cambi di paradigma.

Contributi culturali

Un primo patrimonio linguistico a disposizione del giovane Goethe proveniva dagli autori dell’antichità, che erano, per definizione, inimitabili. I suoi lavori giovanili rappresentano un intenso confronto con la lingua e le immagini della tradizione greco-romana. Molto produttivo si rivelò il suo incontro con il patrimonio espressivo del pietismo e della Empfindsamkeit, da cui attinse a piene mani, anche se ne riconobbe fin dall’inizio i limiti intrinseci.

Nel giovane Goethe, così come nella poetica dello Sturm und Drang, si possono facilmente individuare l’inizio del moderno in termini letterari e anche l’origine della sua componente nichilista e distruttiva. Questa tesi venne sottolineata da Giuliano Baioni, il quale afferma che il nichilismo moderno è sorto con il giovane Goethe e vede una certa corrispondenza tra questa identità di vitalismo e nichilismo dello Sturm und Drang e la teoria di Nietzsche del superuomo (Ubermensch).

L'elemento autodistruttivo

L’esaltazione del soggetto implica infatti un aspetto autodistruttivo che produce il nichilismo come contrassegno della modernità. Se questa componente nichilista può senza dubbio essere attribuita allo Sturm und Drang, il giovane Goethe si rivela in grado di descriverla in termini letterari, ma nel contempo di renderla riconoscibile come una ‘debolezza’ del moderno rappresentandola magistralmente come esempio negativo nel Werther. Nel suo romanzo egli tenta infatti di superarlo attraverso un’attenzione alla natura e al mondo esterno. Contro il "disagio della modernità", utilizza la natura come modello epistemologico e tenta di attualizzare temi e immagini dell’antico per renderli accessibili al pubblico moderno. Questa accessibilità consiste in un ‘travestimento’ di temi e immagini, che vengono mostrati ricoperti da un ‘velo’ che li rivela e occulta contemporaneamente. La ‘trascrizione’ delle immagini poetiche consiste dunque nel rivelarle e al contempo velarle.

Non si tratta di imitare il bello naturale o il bello ideale ma di conferire un nuovo senso alle immagini tratte dalla natura o dalla tradizione culturale traducendole in un processo di metamorfosi reso possibile solo dalla forza immaginativa e dalla capacità combinatoria dell’autore. Questo processo si concretizza in "termini figurati e attraverso metafore", come Goethe stesso scrive in "Poesie e Verità".

Il linguaggio delle passioni

Mittner nel suo saggio “Il Werther romanzo antiwertheriano”, polemizza la recezione romantica del romanzo come una “sofistica del cuore” innalzando la celebre frase di Goethe “il classico è sano e il romantico è malato” a criterio interpretativo storico letterario. Mittner considera lo Sturm und Drang un fenomeno generazionale legato alle istanze illuministiche e libertarie che si esprimeva con un linguaggio definibile “sentimentale”. Ciò è confermato dal fatto che questo gruppo di autori ha espresso in miglior modo e più intensamente l’insoddisfazione e le ansie di un ceto sociale nei confronti di una situazione culturale e politica che li rendeva soffocati rispetto all’indipendenza ottenuta invece oltreoceano.

Secondo ricerche recenti incentrate sull’analisi testuale e i suoi significati ermeneutici lo Sturm und Drang può essere interpretato come l’espressione più radicale della deutsche Aufklarung (illuminismo tedesco) in un rapporto di contrasto dialettico con la poetica e la simbologia del pietismo. Lukàcs nel suo libro “Goethe e il suo tempo”, 1947, combatte la leggenda di una contrapposizione tra la poetica goethiana espressa nel Werther e l’illuminismo tedesco, rivolgendosi quindi contro l’interpretazione romantica e sforzandosi di ricollocare la poetica del romanzo nel contesto della deutsche Aufklarung.

Il suo punto di vista è quindi principalmente politico-ideologico, tanto che definisce le opere del giovane Goethe un “punto culminante rivoluzionario del movimento illuministico europeo, della preparazione ideologica della grande rivoluzione francese”. Dal punto di vista metodologico e storiografico è corretto ricondurre il linguaggio e la poetica del Werther all’interno dell’illuminismo tedesco liberandola contemporaneamente dalle appropriazioni del romanticismo.

La morale pietistica

L’ambiente culturale in cui il Werther si trova è imbevuto di sensibilità pietistica dove le passioni sentimentali, oggetto delle letture femminili, venivano regolate secondo uno schema comportamentale dettato dal pietismo, dove la passione carnale sublimata in amore fraterno o sororale e lo slancio erotico si trasformano nella “mistica del cuore” poiché, differentemente dalla cultura francese, lo strappo della passione erotica viene ricucito attraverso una sublimazione metafisica nella figura del “triangolo mistico” tenuto insieme dal comune amore per Cristo.

La sensibilità pietistica costituisce una variante dell’etica puritana: l’oggetto quasi esclusivo della letteratura puritana e pietistica è la regolamentazione del comportamento sessuale nella forma del self-control poiché essi richiedevano stabilità emotiva e autocontrollo nel matrimonio, nella vita pubblica, nel commercio, nell’educazione dei bambini e nella condotta della guerra. Nonostante la lotta contro il libertinaggio, non era esclusa la presenza dei sentimenti, il loro approccio alla società e alla vita era basato su una forte componente sentimentale, all’interno dei matrimoni esaltavano gli sposi a mantenere ed alimentare sempre il diletto del proprio compagno, così come consideravano i piaceri sessuali cose buone anche in quanto forma di piacere e sollievo (anche se sono aspetti considerati funzionali alla costanza, quindi comporta elementi di temperanza e moderazione).

La costanza e il self-control si raggiungono nella sensibilità pietistica attraverso le passioni: è una concezione passionale della fede, della morale e dell’amore. L’uso costante di termini come “sentimento”, “amore”, “inclinazione”, “passione” indicano un linguaggio sublimato con un discorso amoroso centrale. La costanza o autocontrollo è caratterizzata da sei elementi:

  • Stabilità dei sentimenti, condannavano l’umore oscillante e mutevole.
  • Riluttanza a porre sé stessi al centro dell’attenzione. Non bisogna gravare gli altri del peso delle proprie sofferenze (esibizionismo).
  • Interesse per gli altri non invadendo la privacy altrui.
  • Fede in una nuova nozione della capacità individuale di padroneggiare la propria vita sia morale che emotiva.
  • Sviluppo di un ideale integrato e armonioso.

Essi vedevano nel matrimonio una forma alta di amicizia. Scopi del matrimonio erano procreazione, piacere e conforto reciproco. I rapporti genitori-figli erano impostati sul principio del rispetto e dell’obbedienza ai superiori. La letteratura della “Empfindsamkeit” è una letteratura sul comportamento sessuale e sulla morale che ne deriva, con tutte le sublimazioni e gli slittamenti di significato che ciò comporta: per tale motivo il comportamento sessuale nella letteratura puritana e pietistica assume valenze ambigue: da un lato si cita continuamente la Bibbia sull’amore coniugale e sulla constancy, ma dall’altro tematiche ossessive e ricorrenti sono anche passione, sessualità ed infedeltà.

Tale morale puritana impose alle donne una maggiore pudicizia maturando l’idea di un disinteresse di una “vera” donna verso la sessualità. Sulle donne ricade anche il peso e la responsabilità della conduzione economica e sentimentale della famiglia attraverso l’autocontrollo dell’emotività, di cui anche Freud tratta in “Le resistenze alla psicoanalisi” quando parla del prezzo psicologico imposto dalla società moderna agli individui. I puritani, nonostante avessero sviluppato un’etica comportamentale che imponeva alle donne un assoluto autocontrollo delle affettività, hanno rivalutato la passione individuale e il piacere sessuale come elementi positivi dell'io, mentre i pietisti hanno accentuato l’elemento sentimentale estendendolo a modello di vita. La mediazione tra passione e temperanza è data dal self-control, ma è una mediazione che presenta dei problemi a livello pratico poiché creava tensioni interne agli individui e ai rapporti interpersonali: nonostante i puritani esaltassero infatti il piacere erotico all’interno del matrimonio, in pratica dovevano poi temperare le passioni e le effusioni poiché un’affettività eccessiva poteva disturbare l’autocontrollo.

L’etica puritana della costanza aveva anche significati religiosi e mistici: gli esponenti della scuola platonica di Cambridge, richiamandosi a Plotino (“spogliarsi di ogni cosa”), ritenevano che l’anima non fosse mai fuori dalla natura, concepivano l’estasi come una forma di conoscenza ed erano interessati all’uso sociale della rettitudine e della constancy. Smith, a differenza di Plotino, considera l’aspetto sociale dello stato contemplativo ("condizione per cui grazie all’amore universale e alla santa carità l’uomo si estranea da sé stesso e cerca la più intima unione con l’essenza divina”), ossia il fatto che il soggetto deve subordinare l’amore di sé al bene della comunità. Questo è quello che i pietisti definivano Gelassenheit, ossia abbandono alla volontà divina, con il duplice significato di conformità alle esigenze comportamentali dei "collegia pietatis" e di abbandono alla “sensibilità” per raggiungere scopi comunitari. Secondo Smith, come esprime nel sermone “The existence and nature of God” il miglior modo per conoscere Dio consiste nel fare la sua volontà e ciò comporta un impegno di carità e di intervento sociale, presenti nella filantropia del pietismo tedesco.

Il cambio di paradigma

Il motivo centrale del romanzo è l’impossibilità di Werther di integrarsi in termini politico-sociali nell’aristocrazia e in termini sentimentali e comportamentali nel rapporto socialmente definito tra Lotte e Albert. La questione Werther non può infatti essere risolta solo nell’ambito del discorso amoroso: il romanzo è anche una critica nei confronti dell’egocentrismo, è una liquidazione di tutto un patrimonio culturale sia nella forma puritana e pietistica sia nella sua forma egocentrica tipica dello Sturm und Drang. Il romanzo ha un carattere sconvolgente ed ha avuto una straordinaria recezione: Goethe fece piazza pulita del passato remoto e del passato più recente. Nel romanzo troviamo una strategia di critica della morale pietistica, ma anche una strategia della critica contro l'egocentrismo.

Il suicidio di Werther, oltre ad essere dettato da un fatto di cronaca che ha fornito a Goethe la storia attorno...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgia2808 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura tedesca I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ponzi Mauro.
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