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IL LINGUAGGIO DELLE PASSIONI

Mittner nel suo saggio “Il Werther romanzo antiwertheriano”, polemizza la recezione romantica del romanzo

come una “sofistica del cuore” innalzando la celebre frase di Goethe “il classico è sano e il romantico è malato”

a criterio interpretativo storico letterario.

Mittner considera lo Sturm und Drang un fenomeno generazionale legato alle istanze illuministiche e libertarie

che si esprimeva con un linguaggio definibile “sentimentale”. Ciò è confermato dal fatto che questo gruppo di

autori ha espresso in miglior modo e più intensamente l’insoddisfazione e le ansie di un ceto sociale nei

confronti di una situazione culturale e politica che li rendeva soffocati rispetto all’indipendenza ottenuta invece

oltreoceano.

Secondo ricerche recenti incentrate sull’analisi testuale e i suoi significati ermeneutici lo Sturm und Drang può

essere interpretato come l’espressione più radicale della deutsche Aufklarung (illuminismo tedesco) in un

rapporto di contrasto dialettico con la poetica e la simbologia del pietismo.

Lukàcs nel suo libro “Goethe e il suo tempo”, 1947, combatte la leggenda di una contrapposizione tra la poetica

goethiana espressa nel Werther e l’illuminismo tedesco, rivolgendosi quindi contro l’interpretazione romantica

e sforzandosi di ricollocare la poetica del romanzo nel contesto della deutsche Aufklarung.

Il suo punto di vista è quindi principalmente politico- ideologico, tanto che definisce le opere del giovane

Goethe un “punto culminante rivoluzionario del movimento illuministico europeo, della preparazione

ideologica della grande rivoluzione francese”.

Dal punto di vista metodologico e storiografico è corretto ricondurre il linguaggio e la poetica del Werther

all’interno dell’illuminismo tedesco liberandola contemporaneamente dalle appropriazioni del romanticismo.

L’ambiente culturale in cui il Werther si trova è imbevuto di sensibilità pietistica dove le passioni sentimentali,

oggetto delle letture femminili, venivano regolate secondo uno schema comportamentale dettato dal pietismo,

dove la passione carnale sublimata in amore fraterno o sororale e lo slancio erotico si trasformano nella

“mistica del cuore” poiché, differentemente dalla cultura francese, lo strappo della passione erotica viene

ricucito attraverso una sublimazione metafisica nella figura del “triangolo mistico” tenuto insieme dal comune

amore per Cristo.

La sensibilità pietistica costituisce una variante dell’etica puritana: l’oggetto quasi esclusivo della letteratura

puritana e pietistica è la regolamentazione del comportamento sessuale nella forma del self-control poiché essi

richiedevano stabilità emotiva e autocontrollo nel matrimonio, nella vita pubblica, nel commercio,

nell’educazione dei bambini e nella condotta della guerra.

Nonostante la lotta contro il libertinaggio, non era esclusa la presenza dei sentimenti, il loro approccio alla

società e alla vita era basato su una forte componente sentimentale, all’interno dei matrimoni esaltavano gli

sposi a mantenere ed alimentare sempre il diletto del proprio compagno, così come consideravano i piaceri

sessuali cose buone anche in quanto forma di piacere e sollievo (anche se sono aspetti considerati funzionali

alla costanza, quindi comporta elementi di temperanza e moderazione).

La costanza e il self control si raggiungono nella sensibilità pietistica attraverso le passioni: è una concezione

passionale della fede, della morale e dell’amore.

L’uso costante di termini come “sentimento”, “amore”, “inclinazione”, “passione” indicano un linguaggio

sublimato con un discorso amoroso centrale.

La costanza o autocontrollo è caratterizzata da sei elementi:

1- stabilità dei sentimenti, condannavano l’umore oscillante e mutevole

2- riluttanza a porre sé stessi al centro dell’attenzione. Non bisogna gravare gli altri del peso delle

3- proprie sofferenze (esibizionismo)

4- interesse per gli altri non invadendo la privacy altrui

5- fede in una nuova nozione della capacità individuale di padroneggiare la propria vita sia morale che emotiva

6- sviluppo di un ideale integrato e armonioso

Essi vedevano nel matrimonio una forma alta di amicizia. Scopi del matrimonio erano procreazione, piacere e

conforto reciproco. I rapporti genitori-figli erano impostati sul principio del rispetto e dell’obbedienza ai

superiori.

La letteratura della “Empfindsamkeit” è una letteratura sul comportamento sessuale e sulla morale che ne

deriva, con tutte le sublimazioni e gli slittamenti di significato che ciò comporta: per tale motivo il

comportamento sessuale nella letteratura puritana e pietistica assume valenze ambigue: da un lato si cita

continuamente la Bibbia sull’amore coniugale e sulla constancy, ma dall’altro tematiche ossessive e ricorrenti

sono anche passione, sessualità ed infedeltà.

Tale morale puritana impose alle donne una maggiore pudicizia maturando l’idea di un disinteresse di una

“vera” donna verso la sessualità.

Sulle donne ricade anche il peso e la responsabilità della conduzione economica e sentimentale della famiglia

attraverso l’autocontrollo dell’emotività, di cui anche Freud tratta in “Le resistenze alla psicoanalisi” quando

parla del prezzo psicologico imposto dalla società moderna agli individui.

I puritani, nonostante avessero sviluppato un’etica comportamentale che imponeva alle donne un assoluto

autocontrollo delle affettività, hanno rivalutato la passione individuale e il piacere sessuale come elementi

positivi dell'io, mentre i pietisti hanno accentuato l’elemento sentimentale estendendolo a modello di vita.

La mediazione tra passione e temperanza è data dal self control, ma è una mediazione che presenta dei problemi

a livello pratico poiché creava tensioni interne agli individui e ai rapporti interpersonali: nonostante i puritani

esaltassero infatti il piacere erotico all’interno del matrimonio, in pratica dovevano poi temperare le passioni e

le effusioni poiché un’affettività eccessiva poteva disturbare l’autocontrollo.

L’etica puritana della costanza aveva anche significati religiosi e mistici: gli esponenti della scuola platonica di

Cambridge, richiamandosi a Plotino (“spogliarsi di ogni cosa”), ritenevano che l’anima non fosse mai fuori

dalla natura, concepivano l’estasi come una forma di conoscenza ed erano interessati all’uso sociale della

rettitudine e della constancy.

Smith, a differenza di Plotino, considera l’aspetto sociale dello stato contemplativo ("condizione per cui grazie

all’amore universale e alla santa carità l’uomo si estranea da sé stesso e cerca la più intima unione con l’essenza

divina”), ossia il fatto che il soggetto deve subordinare l’amore di sé al bene della comunità.

Questo è quello che i pietisti definivano Gelassenheit, ossia abbandono alla volontà divina, con il duplice

significato di conformità alle esigenze comportamentali dei "collegia pietatis" e di abbandono alla “sensibilità”

per raggiungere scopi comunitari.

Secondo Smith, come esprime nel sermone “The existence and nature of God” il miglior modo per conoscere

Dio consiste nel fare la sua volontà e ciò comporta un impegno di carità e di intervento sociale, presenti nella

filantropia del pietismo tedesco.

IL CAMBIO DI PARADIGMA

Il motivo centrale del romanzo è l’impossibilità di Werther di integrarsi in termini politico-sociali

nell’aristocrazia e in termini sentimentali e comportamentali nel rapporto socialmente definito tra Lotte e

Albert.

La questione Werther non può infatti essere risolta solo nell’ambito del discorso amoroso: il romanzo è anche

una critica nei confronti dell’egocentrismo, è una liquidazione di tutto un patrimonio culturale sia nella forma

puritana e pietistica sia nella sua forma egocentrica tipica dello Sturm und Drang.

Il romanzo ha un carattere sconvolgente ed ha avuto una straordinaria recezione: Goethe fece piazza pulita del

passato remoto e del passato più recente. Nel romanzo troviamo una strategia di critica della morale pietistica,

ma anche una strategia della critica contro l'egocentrismo.

Il suicidio di Werther, oltre ad essere dettato da un fatto di cronaca che ha fornito a Goethe la storia attorno alla

quale far ruotare le due problematiche, è la risposta provocatoria e paradossale tanto alla necessità

dell'autocontrollo delle affettività quanto alla soggettività come centro di percezione del mondo e di produzione

artistica.

Con il Werther egli:

- riassume e ‘brucia’ l’esperienza del romanzo epistolare (con tutte le sue implicazioni moralistiche)

- svuota di significato estetico, psicologico e morale il discorso amoroso dell’Empfindsamkeit

- liquida con un personaggio negativo l’apoteosi del genio sturmeriano.

Il carattere negativo del romanzo risiede tutto in questo esaurimento di esperienze letterarie che vengono

portate alle loro estreme conseguenze e in qualche modo esaurite. La ribellione ai canoni stilistici e

comportamentali esistenti si concretizzava nell’esaltazione della soggettività, che poteva sfociare nel titanismo

eroico, ma che poteva anche trovare una sua espressione nel ‘dolore’ dell' "anima bella", costretta a soccombere

sotto il peso della contraddizione pietistica che imponeva l'autocontrollo delle affettività. Al centro della ricerca

poetica c’è il tema della passione, che viene messa in rapporto alla melanconia la quale, in tutto il suo dolore e

la sua disperazione, non smette mai di essere ‘dolce’ in quanto rimpianto di ciò che potrebbe essere e non è in

quanto estrema esaltazione della sensibilità del soggetto.

Il Werther è il punto finale, il risultato più riuscito di una serie di sperimentazioni stilistiche. Gli anni che vanno

dal 1771 al 1774 sono infatti caratterizzati da una serie di opere, a lungo giudicate minori e poco analizzate, che

sono invece di fondamentale importanza per capire il percorso poetico che ha condotto l’autore alla stesura del

capolavoro. Goethe spedì il manoscritto del Werther all’editore Weyland nel 1774.

Si parla di ‘explosion’ per descrivere l’effetto del libricino sul pubblico perché ha dato modo a un’intera

generazione di manifestare quei dolori e quei disagi che fino a quel momento erano stati ‘sepolti’. Tuttavia,

Goethe ha espresso più volte non solo il fastidio nei confronti delle imitazioni e delle parodie, ma anche

l’irritazione per ogni interpretazione biografica del romanzo. In Poesia e Verità egli cerca di ricostruire il lungo

percorso interiore che lo ha portato alla stesura del romanzo. In realtà gli anni che vanno dal 1765 al 1774 sono

stati anni molto travagliati per il giovane Goethe non solo perché oscillanti tra periodi di depressione e periodi

di euforia, ma anche perché contrassegnati da molti viaggi tra Lipsia, Strasburgo, Francoforte, Wetzlar ecc.

I suoi studi giuridici si sono sempre alternati alla sua attività poetica e i suoi interessi per la letteratura

contemporanea sono stati anche alternati alle letture classiche (Omero su tutti).

Se c’è un elemento biografico nel Werther questo non può essere limitato all’episodio di Wetzlar, ma va

individuato nello stato d’animo complessivo di questo periodo, oscillante tra grandi passioni e grandi delusioni

dal punto di vista sentimentale. Non solo il Werther, ma tutte le altre opere del periodo vanno considerate come

"espressione" dei suoi "sentimenti’ e dei suoi ‘capricci".

I critici sono ormai concordi nell’individuare almeno 3 figure femminili come ispiratrici del personaggio di

Lotte: Charlotte Buff, Friederike Brion, e Maximiliane von La Roche.

Goethe vuole tuttavia trattare nel romanzo una serie di temi letterari (la passione, il suicidio, il dramma

dell’innamorato respinto, la differenza di classe, l’idillio contadino), che aveva a lungo elaborato in quegli anni

tempestosi. Nella sua autobiografia sostiene di aver scritto il romanzo "di getto", in quattro settimane e di

averlo pubblicato senza troppe modifiche. Ci sono invece dei frammenti di un romanzo epistolare che finisce

con un suicidio che risalgono al 1770-1771. Goethe aveva l’abitudine di distruggere le stesure preliminari delle

sue opere una volta che aveva raggiunto una forma soddisfacente, quindi evidentemente voleva mitizzare la sua

capacità di scrittura nel periodo giovanile adattandosi ad un cliché che piaceva al suo pubblico.

Analogamente il Werther nella sua stesura definitiva sarà anche stato scritto in quattro settimane, ma sulla base

di una serie di progetti e appunti che risalivano agli inizi degli anni Settanta. Si tratta quindi di un’opera a lungo

premeditata e progettata che non ha nulla di quella immediatezza voluta dalla passione tanto cara ai romantici.

La travolgente novità che ha determinato la recezione del pubblico sta nella struttura del linguaggio che non

ripropone i languori degli schemi pietistici, ma usa a piene mani i registri espressivi della passione.

1) Il primo dei frammenti rimastici dai lavori preparatori della stesura del romanzo risale all’autunno del 1770 o

all’inverno del 1771 e fu scritto a Strasburgo: qui Goethe si pone nella tradizione del romanzo epistolare

accentuandone il carattere sentimentale come espressione del dolore e di un disagio esistenziale. Tutti

riconoscono che egli era fortemente influenzato dalla letteratura inglese.

Qui il progetto di Goethe non sembra distaccarsi molto dalla tradizione pietistica, anche se il linguaggio che usa

stravolge i canoni moralistici della Empfindsamkeit.

Alcuni toni del frammento si possono ritrovare tranquillamente nel Werther.

2) Il secondo frammento viene riconosciuto come il nucleo tematico più antico del Werther ed una delle prime

stesure del romanzo: si tratta della lettera che Werther scrisse dopo aver ricevuto le pistole con cui si suiciderà.

L’inizio di questo frammento è stato riportato alla lettera nella stesura definitiva del romanzo e ciò dimostra

senza ombra di dubbio che Goethe aveva in mente fin dal principio di scrivere un romanzo incentrato su un

suicidio e che avesse come tema principale l’amore infelice, la passione impossibile e il sentimento come forza

autodistruttrice.

Questo secondo frammento risale probabilmente al 1772, quando Goethe ricevette il resoconto dettagliato del

suicidio di Jerusalem ed individuò la trama attorno a cui sviluppare la tematica che stava elaborando da tempo.

Il romanzo è dunque il punto di arrivo di una lunga ricerca intellettuale e letteraria che contrassegna la critica

non solo della poetica pietistica, ma anche della sua forma più avanzata da individuare nell’atteggiamento

eroico ed egocentrico dello Sturm und Drang.

Il senso del romanzo non è nella difesa della libertà individuale fino alla scelta dell’autodistruzione del

soggetto, bensì alla denuncia dell’insufficienza della poetica egocentrica che può portare all’autodistruzione.

La critica si articola dunque almeno su due fronti:

1) presa di coscienza dell’egocentrismo sturmeriano

2) rappresentazione paradossale e provocatoria del carattere distruttivo del controllo delle passioni del

puritanesimo e del carattere ingannevole del pietismo

La contrapposizione ragione-sentimento come schema interpretativo del giovane Goethe rappresenta una falsa

alternativa.

La concezione pietistica del sentimento non aveva certo eliminato la passione dalla vita degli uomini né dalla

letteratura, infatti ci troviamo di fronte ad una dilatazione universale del sentimentalismo che portava ad una

funzionalizzazione della sessualità e della passione agli scopi comunitari e filantropici. L’equivoco e l’errore

più comune in cui è incorso il pubblico e gran parte della critica letteraria nella ricezione del Werther è stato

quello di interpretarlo in senso romantico, e quindi moderno, invece di ricondurlo alla matrice pietistica e

sturmeriana.

La malattia di Werther è la malinconia di colui che produce immagini per auto contemplare il proprio dolore, di

colui che si fissa su alcuni aspetti, o che sprofonda con i propri oggetti all’interno della propria soggettività.

Il romanzo diviene allora contemporaneamente l’espressione degli umori altalenanti di Goethe all’inizio degli

anni Settanta e la ricerca di una tipologia letteraria.

LA MANCATA GRATIFICAZIONE

CORNELIA

L’immaginario di Goethe deriva da diverse esperienze culturali e personali, anche traumatiche, che gli hanno

consentito di ampliare i suoi riferimenti simbolici e metaforici.

La stesura del Werther del 1774 è il risultato di una lunga fase preparatoria, iniziata alla fine degli anni

Sessanta. Goethe utilizza nel suo romanzo il linguaggio della passione e rappresenta il giovane innamorato

come un malato: non si tratta del racconto di un amore infelice ma della rappresentazione della "malattia

dell’anima", descritta con le immagini e il linguaggio della Empfindsamkeit ma anche con concetti della

medicina, della teosofia o delle scienze naturali. Goethe ha sempre trasformato queste immagini in linguaggio

poetico, quindi la sua opera va interpretata alla luce della trasformazione delle immagini.

Il suo procedimento poetico consiste nel combinare ed attualizzare immagini e motivi tratti dalle più differenti

tradizioni letterarie.

Queste ‘tracce del Werther’ possono essere individuate anche in alcune lettere di Goethe nel suo periodo

lipsiense: il giovane poeta ebbe a Lipsia una profonda crisi psico-fisica, da cui uscì solo dopo un lungo

soggiorno nella casa paterna e dopo un trattamento medico.

Affermare che il giovane Goethe era alla ricerca della sua identità è una spiegazione forse plausibile, ma un po’

semplicistica per l’origine e la sostanza di questa crisi.

La famiglia si aspettava che egli terminasse i suoi studi giuridici e che poi svolgesse la sua attività a Francoforte

come avvocato o funzionario statale; il nonno era una delle principali personalità politiche di Francoforte, e la

famiglia auspicava che il giovane seguisse la carriera del nonno.

Il giovane Goethe aveva tuttavia mostrato di avere come studente interessi molto vari, compresi quelli della

medicina, oltre che quelli per l’arte poetica: il suo interesse per gli studi giuridici era all’ultimo posto.

Negli anni Sessanta si nota dunque una tensione tra le ambizioni del giovane e le aspettative della famiglia.

I suoi primi lavori sono considerati "esercizi di stile": egli trova il suo ideal reader nella sorella Cornelia, a cui

indirizza da Lipsia una serie di lettere, anche in francese o in inglese, con poesie, pensieri, frammenti, schizzi. Il

giovane poeta lesse durante il suo soggiorno a Lipsia la letteratura antica e contemporanea in maniera molto

intensa, scrisse ininterrottamente, e sperimentò diverse forme poetiche.

Nel 1765 Goethe si era trasferito a Lipsia per frequentare l’università. Il distacco dai genitori era stato da lui

vissuto come una liberazione, come documentano chiaramente lettere e diari. Questo può essere anche dipeso

dal fatto che suo padre, come sappiamo da diverse fonti, era un tipo ipocondriaco e assillante. Lipsia era allora

un importante centro commerciale, ma era anche contrassegnata, al contrario di Francoforte, da uno stile di vita

moderno e allegro, fortemente influenzato dalla cultura francese. Qui Goethe conobbe la cultura rococò, il

teatro, la musica, la pittura e i circoli letterari locali e si confrontò con un modello comportamentale e sociale

radicalmente diverso da quello dei circoli pietistici di Francoforte, contrassegnato dal rigore morale e da regole

molto rigide.

La sensazione di liberazione dalle regole repressive per quel che riguarda la passione e la sessualità procedeva

però di pari passo con il timore di sbagliare: l’eccessiva disinvoltura che regnava negli ambienti universitari e

culturali di Lipsia a proposito del comportamento sessuale ebbe l’effetto di sconcertare il giovane studente che

si sentiva estremamente insicuro. Il congedo dai genitori e l’entrata in questo vasto mondo fu quindi un modo

per Goethe di mettersi alla prova.

La tesi principale di coloro che hanno trattato la giovinezza di Goethe dal punto di vista psicoanalitico consiste

nella convinzione che le esperienze, anche quelle traumatiche, verificatesi in questo periodo, sono state decisive

per il suo sviluppo e hanno costretto il giovane studente a riorganizzare il suo io. Nel difficile passaggio dalla

casa paterna al mondo esterno Goethe ha avuto delle esperienze fondamentali, decidendo alla fine di sublimare

le sue passioni e le sue delusioni nella scrittura letteraria.

In questo caso è importante definire il sorgere di linguaggio e immagini, perché proprio esse divennero il mezzo

di espressione della sua produzione letteraria. La ricerca di sé stesso ha comportato un trauma e un improvviso

risveglio dalla continua gratificazione da parte della sua famiglia e una lotta per venire riconosciuto all’interno

della scena letteraria di Lipsia. Tutto ciò ha inizialmente provocato un’insicurezza e poi una vera e propria crisi

di panico determinata dalla paura del fallimento.

In questa situazione, Goethe ha cercato dapprima di approfondire il legame con sua sorella e poi di trovare un

punto di appoggio in Behrisch, che avrebbe dovuto sostituire la figura paterna.

Goethe non trovava infatti in suo padre un grande sostegno, bensì un conflitto: il padre aveva inoltre criticato le

sue prime opere giovanili e accentuando la sua insicurezza e la mancata gratificazione.

Nel suo oscillare tra la ricerca di un pubblico riconoscimento e il dolore per il mancato raggiungimento di

questo scopo si colloca la scoperta del desiderio erotico, il cui oggetto non è solo la corporeità proibita di sua

sorella.

Qui sorgono due problemi diversi:

1) la ricerca di un linguaggio amoroso

2) i tabù di una rigida educazione pietistica, esatto opposto della leggerezza della società di Lipsia.

Il linguaggio delle passioni è un problema poiché Goethe ricercava un codice per potersi esprimere

poeticamente e ciò provocò l’elaborazione di immagini ed espressioni con cui Goethe è stato impegnato per

molti anni. Doveva trovare il mezzo per esprimere letterariamente le sue passioni, ma anche i suoi dolori e le

sue delusioni sentimentali e professionali. In questo momento nascono il suo spazio immaginativo e anche il

modo di attingere a questo patrimonio espressivo.

Goethe si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza nel 1765 e l'ambiente culturale lipsiense lo trattò come un

provincialotto mal vestito che non sapeva come comportarsi in una metropoli. Ci sono una serie di

testimonianze dei suoi amici lipsiensi che lo descrivono come un tipo goffo e talvolta arrogante.

La malattia rappresentata nel suo romanzo epistolare non era solamente legata agli episodi di Wetzlar, ma trova

la sua lontana origine nel suo periodo lipsiense.

La rigida educazione pietistica a cui il giovane era stato sottoposto entrò in crisi con la scoperta del fascino del

proibito: i suoi profondi turbamenti iniziarono nel momento in cui si trasferì Lipsia.

Il passaggio dall’ambiente protetto della casa paterna al vasto mondo provocò infatti l’euforia di una

liberazione, ma anche una serie di ansie e insicurezze di non essere all’altezza delle aspettative.

Negli anni lipsiensi egli mantenne un intenso contatto epistolare con la sorella Cornelia, l’unica a cui confidò

esplicitamente i suoi interessi letterari e a cui fece leggere i suoi primi componimenti giovanili.

Le incertezze del giovane poeta procedono di pari passo con i consigli, le critiche e gli stimoli della sorella, che

esprime sempre pareri molto franchi.

L’influenza diretta di Cornelia sulla produzione del fratello si interruppe nel 1773 quando si sposò: questa

separazione provocò in Goethe un vero e proprio lutto. Tutti gli studi concordano nell’attribuire al rapporto con

la sorella una valenza, forse inconscia, di incesto. L’immagine idealizzata di Cornelia ha avuto un’influenza

evidente sulla psiche del poeta per molti anni dopo la sua morte.

Il rapporto con Charlotte von Stein sembra essere stato impostato su quello di Cornelia e ha potuto durare per

decenni grazie a tale precedente psicologico. Uscendo dall’ambito psicoanalitico, si può affermare che Cornelia

ha svolto un ruolo fondamentale nel processo di formazione poetica ed estetica del giovane Goethe

influenzandone i gusti e gli esperimenti letterari. La ricerca di delineare un ideale di donna rappresentabile nei

suoi componimenti letterari è iniziato a Lipsia, ed ha trovato nella figura di Cornelia un modello concreto,

anche se con la difficoltà di conferirle passioni carnali.

Goethe è sempre stato ossessionato dalla domanda dei suoi lettori su cosa ci fosse di vero nel romanzo

epistolare, quindi se il rapporto con Lotte fosse semplicemente platonico oppure carnale. La domanda si è

ripresentata a proposito del suo decennale rapporto di amicizia con Charlotte von Stein. Molti germanisti, da

Mittner a Baioni, sono del parere che si trattasse solo di una sublimazione, senza alcun concreto rapporto

sessuale. Tuttavia questi dettagli biografici hanno un ruolo marginale, poiché la passione erotica ha in ogni

caso un’influenza massiccia sula produzione poetica e sul linguaggio letterario a prescindere dal suo

soddisfacimento.

Le confidenze epistolari a Cornelia, anche se riguardavano il quotidiano, la moda, l’arte e la letteratura,

investivano in sostanza il disagio del giovane Wolfgang. Nell’epistolario possiamo trovare, mascherate da

metafore, le confessioni delle paure e delle pene del giovane studente.

È quindi facile affermare che se si vuol comprendere il senso delle opere giovanili di Goethe si deve partire dal

rapporto con Cornelia e soprattutto dall’epistolario tra i due giovani, poiché nelle lettere alla sorella le sue ansie

e le sue nevrosi vengono descritte e nominate con quelle forme simboliche che poi spesso ritornano nelle sue

opere letterarie.

La "malattia" del giovane Goethe, esplosa nel suo periodo lipsiense, consisteva proprio nel timore di non essere

all’altezza delle prestazioni richieste, nella paura di fallire e di essere giudicato incapace. Quell’atteggiamento

di superiorità che caratterizzava il giovane Goethe e che spesso lo rendeva antipatico può essere interpretato

come una difesa per occultare la sua insicurezza.

Goethe ha insomma attraversato a Lipsia una crisi psicologica di notevoli proporzioni che lo ha condotto ad una

psicosi temporanea, da cui riuscì ad uscire con grande fatica solo all’inizio del 1770. La sindrome narcisistica

del giovane Goethe, abituato ad essere ammirato e lodato in famiglia da sua sorella e dalla cerchia delle sue

amiche e abituato ad essere rispettato in quanto nipote di un membro del governo di Francoforte, subì un duro

colpo a Lipsia, dove veniva trattato come un provinciale rozzo e inesperto.

Qui la sua arroganza gli provocò in un primo momento solo derisione e isolamento. Egli era arrogante anche

nei confronti della sorella: nell’intero scambio di lettere con Cornelia egli indica anche il desiderio di

continuare a recitare il ruolo del genio, del grande personaggio, del poeta.

Goethe scrisse a Lipsia alla sorella, ma non ai genitori. Il contrasto con il padre si concretizzava nel fatto che il

giovane, invece di studiare giurisprudenza si occupava di arte, letteratura, persino di medicina e prendeva

lezioni di disegno. Goethe aveva composto delle opere in italiano che al padre non erano piaciute affatto, ed è

sorprendente il fatto che nelle lettere a Cornelia vengano inserite anche delle comunicazioni destinate al padre.

La sorella aveva quindi la funzione di mediare tra i due.

Inoltre, nelle lettere alla sorella non compare mai il nome della madre e non c’è alcuna lettera indirizzata a lei:

ciò si potrebbe spiegare con il ruolo sostitutivo, sia in senso edipico sia in senso pratico, assunto dalla sorella.

In una lettera del 1765 in cui fa gli auguri alla sorella per il compleanno Goethe, assumendo un atteggiamento

paternalistico, consiglia alla sorella ciò che può e deve leggere e ciò che invece non può e non deve. La lista dei

libri consigliati è indicativa per capire quali passaggi culturali il giovane Goethe riteneva importanti per la

formazione di un individuo: troviamo tra essi tra cui Guarini, la Gerusalemme liberata di Tasso, Cicerone,

Plinio e Molière.

Goethe seguì inoltre lezioni di filologia, lezioni sul bello stile, di scienze naturali e di medicina e conobbe il

direttore dell’accademia d’arte di Lipsia, che gli insegnò storia dell’arte e gli fece conoscere i testi di

Winckelmann.

In una lettera in francese del 1766 alla sorella troviamo un risveglio vitalistico di Goethe che parla

esplicitamente di passioni erotiche e di sesso. Forse la frequentazione dei circoli di Lipsia aveva indotto Goethe

a fare delle riflessioni sui comportamenti e sui discorsi amorosi.

Le pulsioni sessuali che erano sempre state sublimate vengono invece affrontate apertamente: è una lettera che

descrive le tecniche di seduzione e i modelli di comportamento, in parte basata sulle sue esperienze lipsiensi e

in parte sui comportamenti della cerchia di amiche di Francoforte.

Dall’aprile del 1766 Goethe cominciò a frequentare un’enoteca/osteria, dove mangiava regolarmente la sera, e

si innamorò della figlia del padrone, Katchen Schonkopf.

Katchen accettò volentieri la corte del giovane, ma la considerava poco più di una galanteria, e lo trattava come

un cavalier servente.

PENE D'AMORE COME MATERIALE LETTERARIO

Nell’estate del 1766 Goethe conobbe Behrisch, una figura definita da Eissler come "fondamentale per gli

influssi avuti sullo sviluppo psichico del giovane Goethe". Egli sarebbe stato infatti il primo a riconoscere i

tratti del futuro genio e a consigliare al giovane su "come si parla alle donne, come vanno sedotte".

Behrisch era un precettore a Lipsia che può essere considerato una sorta di prototipo di Mefisto, e qualcosa di

tale personaggio e dei suoi discorsi sulla vita e sulle donne è rimasto nelle prime scene del Faust.

Per un certo periodo Behrisch svolse il ruolo del confidente e di consigliere, di colui che poteva aiutarlo a

superare la paura di insuccesso e quindi ad entrare nella società lipsiense.

Goethe aveva trovato in lui una figura paterna di sostegno. Il fatto che Behrisch apprezzasse inoltre le sue

qualità personali e letterarie mentre la società lipsiense sembrava disconoscerle, lo aiutò a superare il trauma

della mancanza di gratificazione e a ricostruire una fiducia in sé stesso.

Il problema del comportamento sessuale di Goethe a Lipsia sembra essere incentrato sul dilemma se avere un

rapporto sessuale con la sua amata oppure evitarlo per non compromettere il suo onore. Si tratta di

un’impostazione del problema legata alla morale borghese e oltretutto legata ai circoli pietistici di Francoforte.

Nel caso del giovane Goethe questa visione del rapporto oltre che borghese è anche adolescenziale: il dilemma

e l'illusione di avere il potere decisionale per risolverlo è tutto nella mente del soggetto maschile, è un delirio

narcisistico che non tiene conto della prassi reale: la storia con Katchen dimostra ampiamente che i modi e le

forme del comportamento sessuale, con i suoi tempi e i suoi scopi, sono stati gestiti e determinati quasi

esclusivamente dalla ragazza. Il delirio narcisistico somiglia quindi a un delirio di onnipotenza di una

soggettività chiusa in se stessa che cerca di difendersi dalle sue paure di fallimento o di mancato

riconoscimento.

Goethe studiava con i due figli di Breitkopf, editore di Lipsia, nella cui casa si svolgevano manifestazioni

teatrali e musicali: presso lui uscì anche "Annette", una raccolta di 19 poesie dedicate a Katchen Schonkopf,

come anche la prima raccolta di poesia goethiane, Neue Lieder, che uscì nel 1769 senza il nome di Goethe.

La passione per Katchen viene espressa secondo gli stilemi e le convenzioni della poesia rococò a metà tra le

metafore pastorali e i virtuosismi stilistici.

Le prime poesie di Goethe raggiunsero un pubblico molto limitato.

Ciò che è importante è che nelle sue lettere a Behrisch riguardanti i suoi rapporti con Katchen, Goethe esprime

quei lamenti e quei dolori che diventano una sorta di "esercizi preparatori nello stile del Werther".

Anche nelle lettere alla sorella troviamo una serie di passi e di motivi che poi verranno utilizzati nel Werther: è’

infatti da questo umore melanconico, che il giovane Goethe si porta dietro per diversi anni, che nascerà il

Werther.

La sua smania di produrre delle figure femminili è accompagnata da una malinconia che trova riscontro nella

letteratura inglese dell’epoca da un lato e nella letteratura pietistica tedesca dall’altro.

Queste due sponde non sono tuttavia sufficienti a contenere le sue aspirazioni ma costituiscono un punto di

riferimento che il giovane poeta vuole superare.

Fin dall’inizio egli oscilla tra periodi di depressione e momenti di euforia, entrambe legati a pulsioni sessuali.

Fin dalla fine degli anni Sessanta, dunque, nel carteggio con la sorella e in quello con Behrisch, troviamo in

Goethe la lettera come forma di espressione delle pene d’amore o del disagio esistenziale e i cui toni

sentimentali possono essere considerati materiali preparatori a cui attingerà ampiamente nella stesura del

Werther.

In una lettera in francese a Behrisch ad esempio Goethe inserisce una poesia in inglese in cui esalta il suo

amore per Katchen: il carattere di esercizio di questa lettera è dato non solo dall’uso delle lingue straniere, ma

anche dal fatto che la poesia d’amore viene accompagnata dai tormenti per la sua gelosia.

In una lettera alla sorella invece Goethe sottolinea il carattere letterario del motivo della malinconia: qui traccia

già il senso della sua operazione poetica.

La malinconia e la disperazione per le pene d’amore sono ‘esagerazioni’ letterarie che gli permettono di

sviluppare dei motivi poetici secondo i modelli del tempo e secondo le mode francesi e inglesi.

In una lettera in francese alla sorella inoltre Goethe afferma "J’aime toutes ces filles la": ciò significa che la

diffusa euforia del giovane Goethe degli anni lipsiensi può indicare che i suoi componimenti letterari non erano

ispirati a una sola figura femminile, ma da un gruppo di ragazze.

Da un lato ciò esplicita le sue pulsioni e le sue attenzioni per il gentil sesso, mentre dall’atro confessa il

carattere delle sue composizioni letterarie, ispirate da una serie di passioni ma anche incanalate secondo

situazioni poetiche convenzionali che prevedevano le gelosie, i tradimenti, gli inganni ecc.

Nella stessa lettera, passando a scrivere in tedesco, racconta poi di aver scritto delle poesie e di voler seguire il

suo estro di diventare poeta nonostante le critiche che Clodius aveva rivolto a una poesia d'occasione da lui

composta. Questa lettera rappresenta l'autoaffermazione e l'auto riconoscimento gratificante del narcisismo

goethiano: dopo mesi di crisi acuta, passata anche attraverso la doppia frustrazione del mancato riconoscimento

pubblico delle sue qualità e delle delusioni sentimentali, il giovane riconosce nella scrittura creativa e nella

poesia il mezzo per superare le sue ansie, per dimostrare le sue capacità e per ottenere anche quel

riconoscimento sociale che gli veniva negato.

Goethe non solo confessa di essere attratto da tutte le donne, ma teorizza anche che per scrivere poesie d’amore

non ci sia bisogno di essere innamorato di una donna in particolare.

Questa lettera, dedicata interamente alla sua attività poetica, contiene anche una poesia in tedesco dedicata alla

madre che rivela chiaramente le difficoltà psicologiche del giovane Goethe nel loro rapporto.

La tenerezza evocata nel testo si può leggere come un velato rimprovero rivolto alla madre di non essere stata

‘tenera’ abbastanza: questa è un’ulteriore prova del fatto che l’arroganza del giovane Goethe altro non era che

un meccanismo di difesa per compensare il suo io a una presunta carenza di sentimento e ad una mancanza di

tenerezza. Tutta la lettera è significativa perché Goethe pone l’accento sulla propria educazione artistica.

Soltanto Behrisch e la sorella, infatti, non consideravano una pazzia la sua attività poetica.

In una lettera a Behrisch del 1767, Goethe usa dei toni wertheriani parlando dell’amore come affanno e poche

righe dopo racconta della forza di produrre immagini per descrivere i suoi sentimenti: si pone già il problema

dell’espressione letteraria del dolore sentimentale.

In un’altra lettera a Behrisch invece utilizza nuovamente dei toni wertheriani per descrivere le sue assurde

gelosie: il dolore che gli procura la sua passione sentimentale viene associato alla volontà di suicidio, espressa

in termini convenzionali ed esagerati.

Quando, anni dopo, volle scrivere un romanzo per esprimere la melanconia, gli tornarono in mente situazioni e

terminologie lipsiensi che riprese per realizzare il suo progetto letterario.

Quando, in vecchiaia, ripenserà al Werther, farà infatti riferimento agli anni e agli umori di Lipsia, dove

sperimentò personalmente la depressione, l’insicurezza e il dolore della passione.

In una lettera alla sorella del 1767 parla del dramma pastorale ("Die Laune des Verliebten") che la sorella aveva

apprezzato e in cui però si riscontrava una serie straripante di errori, annunciandone una nuova stesura.

Il Lustspiel "Die Mitschuldigen" è un dramma pastorale a cui Goethe lavorò per circa un anno, correggendolo e

producendo almeno due stesure. Nel dramma viene rappresentata in termini convenzionali la situazione di

Lipsia.

Nonostante il genere convenzionale e il tono giocoso impostato dal genere stesso, le numerose correzioni

dell’autore dimostrano la sua difficoltà e resistenza nei confronti della morale edonistica lipsiense, che

contrastava con il modello pietista.

Ci vorranno diversi anni prima di delineare una figura di donna convincente, anche se le figure femminili del

giovane Goethe rimasero comunque tutte sfuggenti perché schiacciate dalla passione dell’innamorato, oppure

convenzionali, perché tratta dalla tradizione teatrale o letteraria.

Goethe riuscirà a delineare una figura femminile che non sia solo uno specchio delle passioni del protagonista

maschile solamente dopo lunghi anni di formazione e dopo aver superato la psicosi narcisistica nella Iphigenie,

figura dietro la quale risiedono le immagini stilizzate di Cornelia e Charlotte von Stein come apparivano agli

occhi di Goethe, quindi donne dalle qualità alte verso cui l’autore provava un amore ‘fraterno’.

LA DEPRESSIONE NARCISISTICA

Alla fine di ottobre Goethe cadde da cavallo, come racconta in una lettera a Behrisch del 1767: nella lettera si

legge un impulso suicida dovuto alla sua depressione poiché si assume infatti la diretta volontà dell’incidente,

riproducendo a sé stesso la causa della caduta secondo un processo che vede il soggetto al centro di ogni

fenomeno.

Behrisch dovette lasciare Lipsia perché licenziato dal principe per aver trascurato il figlio da educare anche per

colpa di Goethe, con cui passò molto del tempo che avrebbe dovuto invece dedicare al suo discepolo.

Goethe temeva di perdere il suo ‘consigliere’, colui che lo aveva aiutato a ridefinire il suo equilibrio psichico e

la sua autocoscienza in un momento difficile.

In un sogno in cui è racchiuso in un sacco per liberarsi dovrebbe improvvisare dei versi sul modello di

Shakespeare: il drammaturgo inglese assume provvisoriamente il ruolo di sostituto della figura paterna ed è

come se potesse assumere il ruolo di "conferma" dell'istanza egocentrica nel momento in cui Behrisch

abbandonava Lipsia e Katchen tradiva il suo amore.

Cornelia lo salvò dalla depressione causata dalla partenza di Behrisch mediante l’identificazione della madre

nella sorella.

L’incestuosa dipendenza di Cornelia da Goethe ne fa però una vittima: è molto significativo che proprio a

Lipsia Goethe sviluppi una tecnica di ridefinizione dei rapporti e delle ‘dipendenze’ psichiche di fronte ad una

crisi o una depressione, garantendosi una via d’uscita, ovvero il raggiungimento di un nuovo equilibrio, anche a

costo di ‘sacrificare’ psicologicamente l’oggetto della sua affettività, cioè sua sorella.

Il lungo e faticoso processo di auto identificazione del giovane Goethe passa dunque attraverso la sublimazione

delle passioni della sorella che diventano funzionali alla ricostruzione dell’io goethiano.

Tale processo di riorganizzazione dell’io sulla base della distruzione dell’equilibrio psichico altrui si ripeterà

spesso nel giovane Goethe, per esempio in senso forte con Charlotte Buff e Friederike Brion, e in senso minore

con Maximiliane von La Roche.

La ridefinizione dell’identità dell’io passa attraverso la sperimentazione di rapporti che hanno come scopo la

gratificazione dell’io mediante il riconoscimento altrui: Goethe esce dalla crisi psicotica nel momento in cui

identifica nella scrittura creativa il mezzo per raggiungere quella gratificazione sociale che gli era stata negata,

quindi nel momento in cui raggiunge l'autocoscienza dello scrittore.

All’origine delle opere di Goethe c’è infatti la volontà, inconscia o semi conscia, di vivere l’arte come una

terapia per uscire da una crisi psicotica: in "Poesia e verità" ammette il valore terapeutico della scrittura

creativa.

La tesi di Eissler, che tende ad identificare la Lotte del Werther con Cornelia, perde gran parte della sua validità

quando l’autore fornisce ulteriori argomentazioni riguardo la presenza dell’amore ‘fraterno’ nelle opere di

Goethe, nonostante nel romanzo venga rappresentata anche la sensazione di perdita in seguito al matrimonio

della sorella.

Quando Lotte, nella seconda stesura del romanzo, propone a Werther di avere con lui un rapporto ‘sororale’,

l’affermazione non è tanto un richiamo alla pulsione incestuosa per Cornelia, ma va piuttosto messa in

relazione alla consolidata terminologia delle ‘anime sensibili’ del pietismo e al loro modo di controllare le

passioni, sublimando le pulsioni erotiche in amore ‘fraterno’.

In una lettera a Behrisch del 1768, Goethe racconta del suo viaggio a Lipsia e parla di Katchen Schonkopf con

toni wertheriani che si concretizzano nell’idealizzazione dell’amata e nell’equazione tra passione e pazzia tipica

del delirio.

Goethe lasciò Lipsia nell’estate del 1768 e nel 1769 Katchen si fidanzò con il dottor Kanne che proprio Goethe

gli aveva presentato.

Nel rapporto di Goethe con le donne c’è una certa ripetizione: un tipo di donna da lui preferito, che ritorna

ciclicamente nella sua biografia, è quello della cameriera, la popolana dalle grandi capacità sensuali, di cui la

Gretchen di Francoforte, che gli ispirò il personaggio del Faust, è il prototipo di questa tipologia mentre

Katchen ne riproduce le caratteristiche e persino la romana che si cela dietro il nome poetico di "Faustina" era

probabilmente una locandiera.

La stessa moglie di Goethe, Christiane Vulpius, era una popolana.

Molti elementi della storia di Gretchen e della descrizione di Katchen possono essere stati aggiunti dalla

fantasia e dalla rielaborazione poetica e anche la Faustina di Roma sembra più una figura letteraria che una

figura reale.

Il rapporto con Christiane Vulpius non aveva tuttavia nulla di poetico, ma si protrasse concretamente e

sensualmente per anni dimostrando chiaramente la predilezione di Goethe per una figura femminile semplice,

concreta, popolare e sensuale.

La caratteristica che accomuna tutte queste figure femminili è quella di essere di un diverso strato sociale, più

basso, e quindi inaccettabile per la sua famiglia: rappresentando dunque in qualche modo degli amori

impossibili, quasi dei ‘capricci’.

Nell’autunno del 1768 Goethe tornò improvvisamente a Francoforte a causa di una malattia (ebbe uno sbocco

di sangue, probabilmente di natura tubercolotica) di cui molti concordano nell’affermare che avesse un’origine

psicosomatica.

Di fronte ad una crisi di tipo fisico e psicologico, è comprensibile che il giovane Goethe abbia cercato rifugio

nella casa paterna.

Sono state formulate molte ipotesi sulla natura di questa malattia, ad esempio il padre la riteneva di carattere

psicosomatico e voleva rispedire il figlio a Lipsia per terminare gli studi. Forse il giovane Goethe può aver

drammatizzato il suo stato di salute, aggravato dalla depressione psichica e dalla sua fobia per le malattie, e

sulla natura di essa non ci fornisce alcun particolare.

I medici che lo curarono non hanno lasciato reperti, ma si suppone che si trattasse di una malattia polmonare.

Nonostante la malattia ebbe sicuramente una consistenza clinica, il carattere del malessere è stato aggravato

dallo stato psichico del giovane e dalla sua evidente ipocondria.

La sostanziale differenza tra i dolori del giovane Goethe lipsiense e lo spleen di Goethe rifugiatosi sta nella

consapevolezza e nell’autocoscienza del soggetto di fronte alla malattia: Goethe infatti non solo aveva preso

atto del suo stato patologico, ma aveva anche voluto indagare nei testi di medicina e di teosofia le causa di tale

fenomeno.

Nell’inverno del 1770-1771 accenna spesso nelle sue lettere a tosse e difficoltà respiratorie come conseguenze

di quella malattia facendo riferimento più volte a Don Sassafras, figura usata da Goethe come allusione a quel

tempo felice in cui recitava la parte di Don Sassafras in una messa in scena, probabilmente nel salotto dei

Breitkopf, assieme a Katchen, Florn, Breitkopf e tutti gli altri amici.

Egli collega questa figura con inganno e delusione come un sotterraneo rimprovero a Katchen per averlo tradito

e per aver causato la malattia psichica. Sassafras nella lettera è un espediente retorico per esprimere la sua

gelosia e le sue pene d’amore in maniera figurata e metaforica.

La malattia ha introdotto nel mondo poetico di Goethe un elemento assolutamente nuovo, che ha cambiato

radicalmente la prospettiva poetica delle sue opere giovanili poiché fino a quel momento non aveva prodotto

che esercizi in stile rococò e drammi pastorali, al cui centro vi erano temi quali lo scherzo o la gelosia.

Va sottolineato il fatto che la guarigione dalla malattia è avvenuta tramite l’intervento del medico Metz, che

faceva parte della comunità pietistica e teosofica di Susanne von Klettenberg. Goethe volle conoscere le linee

portanti della sua terapia e lesse a Francoforte numerosi libri di teosofìa, su consiglio del medico.

Dopo la guarigione il giovane studente non tornò a Lipsia, ma concluse i suoi studi a Strasburgo.

La ripresa della sua attività letteraria comportò una ricerca di nuovi paradigmi estetici e di una nuova

definizione della figura femminile, che non poteva più essere la protagonista di un dramma pastorale. In questa

fase Goethe elabora tutte le esperienze sentimentali e letterarie del periodo lipsiense in una nuova prospettiva al

cui centro pone il discorso amoroso, in sostanza la passione erotica, che vanno rappresentati con altri mezzi

espressivi rispetto agli esercizi poetici in stile rococò.

Durante il suo soggiorno a Lipsia Goethe aveva tenuto numerosi contatti epistolari, tra cui tre sembrano più

importanti degli altri poiché sono strutturati tematicamente e stilisticamente in maniera molto omogenea, e

consentono di comprendere il suo umore e la sua visione del mondo: con Kathchen Schonkopf usa un tono

spiritoso e galante, con Langer (un precettore) parlava di religione e con Oeser di arte e letteratura.

Queste lettere vanno interpretate come una forma di comunicazione che aveva le proprie regole stilistiche e che

non erano molto distanti da un esercizio letterario.

In una lettera a Langer, Goethe parla di malattia e melanconia e in queste righe si trova la conferma dell’origine

della malattia, un’ulteriore conferma dei disturbi psichici dell’autore.

Le caratteristiche dello stato d’animo del giovane poeta corrispondono perfettamente all’umore melanconico.

Nonostante le sue precarie condizioni fisiche, l'anno di pausa a Francoforte fu molto produttivo per il giovane

Goethe poiché mise a punto il suo libro di poesie "Neue Lieder" e scrisse alcune commedie in cui rielaborava il

problema della passione e della fedeltà che lo aveva ossessionato a Lipsia.

Le commedie si basavano su una serie di equivoci che portavano ad un lieto fine ed è facile trovarvi dei

riferimenti all’esperienza lipsiense, ma gli elementi biografici non sono predominanti rispetto alla ricerca

stilistica e letteraria.

A parte gli evidenti influssi di Goldoni e la commedia dell’arte, Goethe in quest’opera tratta, anche se in modo

comico, il problema del matrimonio e della fedeltà (temi cari ai circoli pietistici), rappresentando il matrimonio

come la tomba di qualsiasi passione. Le commedie sono scritte in versi alessandrini, quindi nel pieno rispetto

della tradizione classica, con evidente riguardo al teatro francese.

Goethe ha successivamente preso le distanze nei confronti di questi lavori.

Le poesie di Lipsia non furono inserite nell’edizione delle opere complete del 1787, curata dall’autore stesso.

Nelle opere del periodo lipsiense Goethe affronta il problema dell'amore e del rapporto di coppia nelle sue due

fasi dell'innamoramento e del matrimonio, ripetendo i cliché convenzionali dell'amore pastorale (con i giochi

d'amore e le gelosie) e affrontando invece il tema della fedeltà coniugazione, tanto caro ai circoli pietistici, in

modo comico e dissacrante. Gli amori goethiani del periodo lipsiense non avevano come fine il matrimonio, ma

piuttosto l'oggetto del potere di Goethe è l'amore, ossia il discorso erotico all'interno della coppia, di cui esplora

le possibili varianti sia in senso stilistico che in senso situazionale.

L’irruzione della poetica pietistica nell’orizzonte letterario goethiano provoca uno slittamento dei toni e degli

ideali estetici al linguaggio delle passioni: non si trattava più di rappresentare un gioco degli equivoci e del

tradimento sullo sfondo di una campagna arcadica o di una locanda, ma mettere in moto un’economia delle

passioni.

Il risultato di questa lunga elaborazione letteraria, estetica ed etica è la stesura del Werther, che ha avuto un

effetto così rilevante sul pubblico proprio perché toccava la questione degli affetti e delle passioni, costituendo

quindi un discorso sull’eros.

Assistiamo ad una ricerca stilistica e poetica che procede parallelamente su vari fronti e in diverse direzioni.

Lo studio dei classici greco-latini procede di pari passo con la verifica dell’insufficienza della poetica pietistica

per quel che riguarda l’autocontrollo delle passioni e la sua terminologia: nel momento stesso in cui Goethe

pratica il linguaggio della Empfindsamkeit, ne porta alla luce le contraddizioni, ne mette in dubbio la sua

possibilità espressiva e lo critica dall’interno svuotandone il significato e la funzionalità.

SOTTO MENTITE SPOGLIE - LA MALATTIA DELL'ANIMA

Nel 1770 Goethe si trasferì a Strasburgo per concludere i suoi studi in giurisprudenza.

Il processo di rielaborazione letteraria delle sue crisi personali aveva subito un’accelerazione grazie alla

frequentazione del circolo pietistico di Susanne von Klettenberg e allo studio dei testi scientifico-teosofici.

L’attenzione all’ “altro da sé” era stato il presupposto per superare la crisi psicotica, e si accompagnava

all’intenzione di elaborare un’immagine di donna ideale da inserire in un componimento letterario.

A Strasburgo frequentò l’università senza molto entusiasmo per la giurisprudenza e non venne mai abbandonato

dalla sua melanconia che lo indusse a considerarsi sempre un malato, nonostante fosse ancora considerata come

una malattia divina, che rendeva il malato ‘eccezionale’ e per questo più sensibile (tono pietistico).

L’amore infelice per Katchen e la conseguente malinconia sono diventate materiale poetico per i motivi

fondamentali del Werther. In una lettera ad un’amica di Cornelia il giovane Goethe esprime il suo umore

malinconico in un modo che è poi diventato materiale poetico per il suo romanzo epistolare: affiorano non solo

quello stato d’animo, ma anche quelle parole chiave e immagini che poi userà nel suo romanzo epistolare.

L’intero periodo del soggiorno a Strasburgo è caratterizzato da uno stato d’animo melanconico, e infatti proprio

a questo periodo risale il frammento che rappresenta il nucleo originario del romanzo epistolare. Del resto

l'intero periodo del suo soggiorno a Strasburgo è caratterizzato da uno stato d'animo melanconico. A questo

periodo risale "Arianne an Wetty" che rappresenta il nucleo originario del romanzo epistolare, il cui progetto si

è in seguito sviluppato nel Werther.

A Strasburgo Goethe conobbe Herder e su sua ispirazione, cominciò a riordinare le sue concezioni stilistiche

riguardanti il modello degli antichi, il ‘popolare’ e lo specificatamente tedesco.

Herder gli fece conoscere Ossian, gli consigliò uno studio sistematico di Shakespeare e risvegliò la sua

attenzione sui poeti inglesi. La dottrina herderiana, espressa con una terminologia forte e ricca di immagini, ha

influenzato Goethe anche nella concezione del Werther: Herder usa le parole chiave della Empfindsamkeit, tra

cui primeggia la "Gelassenheit", serenità, per invitare gli autori a non lasciarsi trasportare dalle passioni e a non

annegare i lettori nelle lacrime.

Mentre però in Herder la terminologia viene utilizzata per cercare di limitare la compassione, nel Werther

invece Goethe rappresenta la sindrome della psicosi con una padronanza del linguaggio melanconico tale da

rendere la rappresentazione stessa particolarmente efficace. Egli usa nel suo romanzo un apparato lessicale

consolidato, non per celebrare la sensibilità delle ‘anime belle’ né per moderare la melanconia con una

compassione, ma per far esplodere le passioni assieme al linguaggio dolce e far affiorare l’elemento patologico

che era alla base della poetica pietistica.

Goethe si recò a Sesenheim in compagnia di Weyland e conobbe la famiglia Brion. Egli leggeva davanti a

Friederike opere poetiche, cioè la traduzione dell’Ossian e i brani della sua commedia "Die Mitschuldigen". Si

ripete, per certi versi, ciò che accadeva a Lipsia, dove il giovane studente scriveva poesie che venivano

musicate e cantate nel salotto di Breitkopf, anche se a Sesenheim il clima è più simile a quello di Francoforte, è

impregnato di religiosità e sentimentalità e del tutto privo delle frivolezze ‘francese’ e rococò dei salotti

lipsiensi.

Parte della struttura del Werther trova le sue radici non solo nella figura di Friederike, quanto piuttosto

nell’esperienza sentimentale, psicologica e letteraria che Goethe ha avuto a Sesenheim.

Il soggiorno di Goethe nella casa del curato di campagna aveva una componente narcisistica poiché il giovane

poeta aveva l’occasione di presentare le sue opere di fronte a un piccolo pubblico di ammiratori.

L’episodio di Sesenheim presenta ancora dei lati oscuri nella biografia di Goethe e tutte le notizie che l’autore

ha fornito sull’argomento sono state costruite ed adattate a una verità funzionale alla sua immagine pubblica.

Prima di partire da Lipsia, Goethe distrusse gran parte delle lettere e delle sue opere giovanili e persino il

carteggio fra il poeta e Friederike è stato bruciato in parte dall’autore sfesso, e in parte dalla sorella di

Friederike, Sophie Brion, che dava la colpa a Goethe di aver rotto il fidanzamento.

Durante il suo soggiorno a Sesenheim, Goethe scrive di essere malato e di avere delle crisi di tosse, ma nello

stesso periodo di tempo una violenta febbre che aveva colpito Friederike risvegliò nel giovane il suo terrore di

fronte alle malattie. Il mistero dell’idillio di Sesenheim risiede tutto nella sua brusca interruzione poiché

Goethe, a un certo punto, fuggì senza spiegazione.

La germanistica ottocentesca si è posta più volte la domanda sulle ragioni di tale fuga.

IL TRAVESTIMENTO

Il rapporto di Goethe con Friederike Brion è un episodio fondamentale nella sua biografia perché utilizzato

come materiale per il Werther, ma anche perché il cosiddetto “idillio di Sesenheim” viene raccontato dall’autore

in “Poesia e Verità”.

Gli eventi raccontati sono tuttavia velati da una ricostruzione letteraria che viene teorizzata dall’autore nelle

righe del suo testo: le lettere e gli appunti di quegli anni sono andati perduti, mentre nel racconto sono stati

inseriti dall’autore chiavi interpretative, allusioni e connotazioni seminascoste.

Il modo di raccontare il vissuto è in Goethe una “mistura di verità e menzogna”, dove “menzogna” indica la

finzione letteraria. Egli si esprime sempre “in maniera figurata e metaforica” sia nei suoi scritti autobiografici

che nei suoi romanzi. La sua straordinaria capacità combinatoria gli consente di rivitalizzare gli impulsi della

tradizione letteraria e di letterarizzare la sua esperienza per trarre paradigmi e parabole.

Il motivo del travestimento compare continuamente nella vita e nelle opere di Goethe, che li racconta nei suoi

scritti autobiografici. Anche durante il viaggio in Italia, quando l’autore sembrava aver superato tutti i suoi

complessi di castrazione e tutti i tabù del pietismo riuscendo ad avere un rapporto libero e sessualmente

soddisfacente con la sua amante romana, aveva assunto le ‘mentite spoglie’ del pittore Philip Miller.

Come hanno dimostrato molti studi psicoanalitici, possiamo vedere nei suoi travestimenti la soddisfazione di

un’auto-rappresentazione narcisistica e la conferma di essere in grado di recitare “altri ruoli” ed è in questa fase

della sua vita anche una forma di ricerca di sé stesso.

Anche nel Faust il travestimento ha una funzione decisiva: per sedurre Margherita, Faust deve ringiovanire, e si

deve ‘travestire’ da giovane. Lo stesso Mefistofele riesce ad ingannare la ragazza solo attraverso il

travestimento.

A tale proposito sono importanti due aspetti:

1- il travestimento è in questa fase della sua vita una forma di ricerca di se stesso. Alla ricerca di una propria

identità, il giovane Goethe interpreta diversi ruoli: quello dell’avvocato, quello dello studente di teologia, del

contadino ed infine del poeta innamorato.

2- la funzione di "difesa della vera identità" comporta un aspetto ludico e sperimentale. Assumere un’altra

identità fittizia è un gioco che ricorda situazioni teatrali: si tratta di una commedia con tutti i divertenti equivoci

che esso comporta, ma sono proprio il travestimento e gli equivoci a consentire al giovane scrittore di verificare

“sul campo” le reazioni emotive per poi poterle rappresentare in termini letterari.

Come lo stesso autore racconta retrospettivamente in "Poesia e verità" dei suoi travestimenti, il fattore

comunicativo ha un'importanza fondamentale: dopo decenni vuole esprimere qualcosa attraverso un "Umweg",

una via contorta, così come prima i travestimenti erano stati una via indiretta per sperimentare le reazioni

emotive.

Il tardo Goethe utilizza il suo racconto come una comunicazione travestita aprendo così la strada ad un modo di

comunicare indiretto che può essere capito solo da coloro che sono in grado di leggere tra le righe.

Goethe ci offre in tal modo una chiave interpretativa per le sue opere, ma anche per gli esperimenti psicologici

della sua vita, le cui tracce egli ha accuratamente cancellato bruciando le lettere e i documenti che avrebbero

potuto dimostrare l’accaduto.

Con l’aiuto delle chiavi interpretative da lui inserite, Goethe induce i suoi lettori a decifrare il testo: ciò che

vuole comunicare, attraverso un Umweg è infatti un evento inquietante, accompagnato da un senso di colpa. Ci

vuole far sapere di aver strumentalizzato la famiglia Brion per il suo esperimento e che questo atteggiamento è

stato scorretto ma necessario per poter rappresentare letterariamente affetti e passioni.

Tutti questi accenni indiretti al fatto che alcune lettere inserite nel Werther riproducono l'atmosfera, e a volte

persino le parole, dell'idillio di Sesenheim hanno lo scopo di far comprendere al "lettore modello" che anche

Charlotte Buff e Kestner sono stati trasformati programmaticamente in materia letteraria.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture, letterature, traduzione
SSD:
Docente: Ponzi Mauro
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgia2808 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura tedesca I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ponzi Mauro.

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