La letteratura per l'infanzia e le forme della storia
Di fronte alla letteratura per l’infanzia siamo di fronte al crocevia fra diverse esperienze culturali, proprio per questo necessita dei grandi modelli della critica letteraria per essere compresa, interpretata, valorizzata. Se il libro per bambini può essere visto come uno dei punti di arrivo del grado di civiltà di un popolo, allora il critico letterario può essere considerato come un antropologo letterario. L’approccio rigorosamente filologico, quindi rispettoso dei particolari e delle caratteristiche formali, linguistiche, strutturali del testo, può irrobustire il discorso critico.
Un testo di letteratura per l’infanzia è sempre una risposta storica e storicizzabile di un autore agli stimoli che gli sono offerti dalla sua epoca (→ “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain, incontro di Tom con Huckleberry Finn che, già nella sua formalizzazione letteraria, manifesta il desiderio di mettere alla berlina le istituzioni ufficiali e afferma la seduttività dell’esperienza tra pari o “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni). Anche le bugie letterarie, le invenzioni (→ “Cuore” di Edmondo de Amicis) offrono allo storico una risposta sulle utopie e gli ideali di una società.
La letteratura per l’infanzia riesce ad essere coscienza critica della società e del mondo grazie alla sua capacità di sintesi, alla sua abilità nella conservazione dello stupore, ma anche all’eterna vocazione dell’artista a ritrarsi in veste di bambino che esplora e nomina il mondo.
Il corpo bambino e la natura umana. La letteratura per l'infanzia come discorso filosofico
Ci possono essere vari interessi che muovono verso la scelta determinata letteratura per l’infanzia: moda (picturebook o libri young adult), libri che contengono un insegnamento o un messaggio esplicito, libri influenzati da un determinato clima storico-politico, libri divergenti rispetto alla letteratura dominante (letteratura sovversiva), predilezione verso un genere specifico, etc.
Nella seconda metà dell’800 la letteratura per l’infanzia subisce un cambiamento: se prima aveva chiari intenti pedagogici, ora non più. Charles Darwin scrive nel 1877 un diario → contenente l’osservazione minuziosa del comportamento, delle espressioni, delle reazioni fisiche ed emotive del figlio: bambino al centro non di un’attenzione pedagogica, bensì scientifica. Bambino come essere diverso non sembra condividere con l’adulto nemmeno la specie → In questi anni nei libri per l’infanzia troviamo immagini di bambini ibridati con animali.
Il bambino è talmente iper-ricettivo del mondo nei primi anni di vita da essere confuso con esso, anziché diverso e a parte come si definisce l’adulto tendenza verso l’etero- → specifico, non verso il corpo di domani, ma verso corpi differenti (→ Pinocchio, etc). Da quando si è scoperto che gli umani sono parte dell’ordine evoluzionistico delle cose in generale, la definizione della natura umana si è complicata. La letteratura per l’infanzia si → è sviluppata in concomitanza con la diffusione delle teorie evoluzionistiche di Darwin (“L’origine della specie”, 1859).
Sulla fine dell'infanzia
I grandi autori della letteratura per l’infanzia hanno una sensibilità divergente e considerano l’infanzia non come una mancanza o un momento di passaggio da superare, bensì come un centro di gravità al termine del quale si apre un vuoto. Da un lato l’idea del bambino come contenitore vuoto che l’adulto deve riempire, dall’altro la metafora dell’albero troppo rigoglioso da potare con l’idea che diventare grandi implichi una rinuncia.
Rousseau scrive “Emile” nel 1762 → prima le riflessioni sull’infanzia erano rivolte solo ai giovani aristocratici, mentre Emile è un ragazzo comune che porta a compimento il mito del rito.
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