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La generazione del risorgimento

Introduzione

Decreto del 15 settembre 1860 contenente i Programmi per la scuola elementare e le relative Istruzioni ai Maestri delle Scuole primarie sul modo di svolgerli. Dalla prima metà dell’Ottocento furono creati gli asili d’infanzia, che cercarono di sopperire alle carenze dell’istruzione scolastica e ad evitare che nei ceti subalterni i bambini si ritrovassero abbandonati a se stessi. Si sviluppò un’editoria mirata, popolare e scolastica. La quasi totalità dei testi nasceva in funzione educativa ed il loro successo si valutava con il metro della diffusione scolastica. Come, ad esempio, il “Giannetto” di Luigi Alessandro Parravicini (1800-80), Francesco Soave (1743-1806), Pietro Thouar (1809-1861).

Per quanto riguarda gli autori stranieri esistono due linee di tendenza:

  • Una prettamente educativa, sviluppatasi prevalentemente in Francia, Inghilterra e Germania. In Francia Arnaud Berquin (1749-91), che nel gennaio 1782 fino al 1785, inizia a pubblicare il periodico “l’Ami des Enfants”, cui segue “L’Ami des Adolescents, 1784-1785. Berquin ha uno stile poco scorrevole e moralistico. I bambini nei suoi testi sono tipizzati in base all’appartenenza di classe ma padroni assoluti della scena narrativa. In Italia Berquin è fonte di ispirazione per le Novelle Morali (1800) di Giuseppe Taverna (1764-1850), ma soprattutto per chi nel periodo risorgimentale troveranno produttivo agganciarsi al mondo della campagna e ai valori della terra. Ciò vale anche per l’inglese Mary Edgeworth (1767-1849), che dal 1796 al 1800 pubblica una raccolta di storie per bambini, The Parent’s assistant or Stories for Children, che vengono fatte conoscere in Italia da Bianca Maria Milesi Mojon e costituiscono per Raffaello Lambruschini la base della riflessione sulla povertà della nostra letteratura per l’infanzia. Dalla Germania arrivano nella prima metà del secolo le novelle dell’ecclesiastico bavarese Johann Christoph von Schmid (1768-1854), che valorizzano l’uso della novella a fini scolastico-pedagogici che influenzerà a lungo la produzione letteraria al vincolo educativo.
  • Una riguardante testi aperti in direzione della letteratura amena, cioè aventi come fine più il diletto che l’educazione, come il romanzo The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe, of York, mariner (1719), di Daniel Defoe (1660-1731), commerciante, politicante, polemista e scrittore, la cui trama è molto criticata per le sue incongruenze e illogicità. Defoe invece aveva capito che l’elemento discriminante in un genere letterario non sta nella verosimiglianza ma nella capacità di offrire al lettore un modo per riflettere su se stesso. In questo senso Robinson diventa il simbolo dell’intraprendenza, della forza di volontà e della autodeterminazione e diventa famoso anche in Italia, pur nelle versioni ridotte adattate all’infanzia, nonostante la cultura protestante di cui è infarcito.

Jonathan Swift (1667-1745), scrive nel 1726 Travels into Several Remote Nations of the World in Four Parts, by Lemuel Gulliver, diventato in versioni ridotte a partire dall’edizione di Tabart nel 1805, un classico per l’infanzia, in Italia gli adattamenti più importanti cominciano ad arrivare solo dopo il 1860.

Il terzo classico dell’età dell’Illuminismo ricordiamo il Baron Munchhausen’s Narrative of his Marvellous Travels and Campaigns in Russia (1786) dello scrittore tedesco Rudolf Raspe (1737-94), esule in Inghilterra è affidata alla discrezionalità di molti autori che modificarono il testo per adattarlo alla seriosità della nostra letteratura infantile. Sempre dall’Inghilterra arriva nell’Italia del Risorgimento l’intera opera di Walter Scott (1771-1832): nell’aprile del 1822 Vincenzo Ferrario pubblica l’Ivanhoe tradotto da Gaetano Barbieri, il cui interesse dura fino ai giorni nostri perché l’avventura di Scott mescola mondo leggendario e valori come la dignità e l’amore. Nel 1850 circa arrivano in Italia le opere di Charles Dickens (1812-1870), in particolare le traduzioni di Oliver Twist e di David Copperfield che riguardano una letteratura della sofferenza da offrire all’infanzia come esempio di una educazione seria, severa e completa.

Dall’America arriva il romanzo più celebre di Fenimore Cooper (1789-1851), The Last of the Mohicans (1828), prototipo del romanzo avventuroso, giocato sul contrasto tra la natura selvaggia e il progresso, destinato ad influenzare la produzione di Salgari e Mino Milani. Ultimo libro straniero è Uncle Tom’s Cabin, or Life among the Lowly (1852) dell’americana Harriet Beecher-Stowe (1811-1896). Le tinte forti e positive con cui il personaggio del negro viene dipinto lo rendono molto gradito agli educatori di diverse generazioni, che vi costruiscono intorno percorsi di pietà, di solidarietà umana e di commozione.

In Italia l’educatore Francesco Soave, padre somasco, nel 1796 a Lugano ha come allievo Alessandro Manzoni. Nel 1803 è nominato professore all’università di Pavia; lascia un volume di Novelle morali che nel 1786 arriva a una terza edizione di cinquantadue novelle. Alessandro Manzoni le ricorda con un vivo sentimento di simpatia ed emozione. Soave non eccede nei toni lacrimevoli, anche se per sua stessa ammissione dichiara che il sentimento che voleva destare è quello della compassione, tratta temi attestanti vicende e fatti umani verosimili, finalizzati ad imprimere nei fanciulli il ribrezzo per i vizi, l’amore per la virtù e l’obbedienza alle leggi dell’umana e civile convivenza.

Gian Pietro Vieusseux (1779-1863), ginevrino trapiantato a Firenze, nel 1812 fonda nel capoluogo toscano un Gabinetto scientifico e letterario e pubblica, nello stesso anno, “l’Antologia. Giornale di Scienze, Lettere ed Arti” soppressa dalla censura granducale nel 1833. Collabora con Gino Capponi e Lambruschini e insieme si pongono come fautori di un’istruzione morale, religiosa, popolare, universale dei ceti subalterni che si trovano in una condizione di miseria e ignoranza. Un problema che delegano proprio alla classe colta e benestante, quello di far crescere il popolo senza scossoni mantenendone di fatto il controllo morale. Si pongono in essere molte iniziative in questo senso: dalle scuole mutuo insegnamento all’Istituto Agrario di Meleto fondato da Cosimo Ridolfi, al podere di San Cerbone dove Raffaello Lambruschini dal 1830 al 1847 raccoglie più di una dozzina di ragazzi ed ottiene significativi successi grazie all’ambiente familiare immerso nella natura e all’attenzione ai problemi amministrativi e sociali.

Lambruschini fonda e dirige la “Guida dell’Educatore” (1836-1845), aggiungendovi un’appendice di letture per fanciulli ponendosi il problema della mancanza, in Italia, di scrittori per l’infanzia. Il merito di Lambruschini è quello di aver scoperto Pietro Thouar, che concentra tutta la sua attività a scrivere per l’infanzia. I libri di Thouar per lo più raccontano storie di fanciulli esemplari e infallibilmente premiati. Il protagonista, quasi sempre orfano in tenera età, grazie a una commovente dedizione per lo studio e il lavoro viene accettato e stimato dalla società e trova così la propria realizzazione. Uno dei testi più rappresentativi è il “Libro di lettura giornaliera. Repertorio di nozioni utili adattate alla intelligenza dei fanciulli” con lo scopo di educare i bambini all’onestà e al sapere divertendoli. Sono contenute alcune considerazioni ideologiche sull’obbligatorietà del lavoro e sulla necessità ma con moderazione del riposo, il riferimento al risparmio anticipa l’ideologia della formica che troverà molto spazio nella pubblicistica educativa e popolare dell’Ottocento. Valorizza la campagna ma non demonizza l’industria rifiutando di condannare l’invenzione della polvere da sparo di per sé ma solo l’uso scellerato che ne viene fatto.

Nei “Racconti per i giovanetti” (1852), appare significativa l’idea moderna che uno studio mirato sia più proficuo di uno ricreativo; mentre nel “giornale di un giovanetto” La casa sul mare (1852), libro di letture varie, contenente descrizioni di bellezze naturali, racconti e poesie morali, gli argomenti sono trattati con estrema precisione. La prosa di Thouar è molto naturalistica sempre stupita dal miracolo della bellezza del creato ma comunque sempre orientata ad un preciso programma perciò non eccessiva o sovrabbondante. Thouar, cattolico-liberale, nato da una famiglia povera e pertanto capace di usare un linguaggio popolare, dal punto di vista della letteratura per l’infanzia, rappresenta al meglio la capacità progettuale dei moderati toscani, fautori di uno sviluppo senza traumi politici e conflitti sociali.

La lettura a scuola

Lingua e dialetti

Nel 1865 l’inchiesta Matteucci, vicepresidente del consiglio superiore della Pubblica istruzione, “Sulle condizioni della pubblica istruzione del Regno d’Italia”, fa un primo bilancio della situazione scolastica italiana. La lingua italiana è pressoché sconosciuta, tranne che nei territori di Roma e della Toscana, e il dialetto è l’unico modo quotidiano di comunicare. Nelle scuole si parla un italiano scorretto e anche nella stessa Toscana vi sono delle difficoltà a scriverlo senza errori di ortografia e grammatica. La presenza degli analfabeti sul territorio nazionale superava il 78%, ma anche tra chi non lo era c’erano diverse condizioni di padronanza della lingua parlata e scritta. Appena il 2,5% della popolazione è in grado di usare la lingua nazionale per leggere e scrivere. L’Italiano dal ‘500 viene usato quasi esclusivamente per scrivere libri. Per il parlare comune ci si affida ai dialetti.

Il sistema scolastico, istituito con la legge Casati del 13 novembre 1859, ha il gravoso compito di porre rimedio al diffusissimo analfabetismo e di vincere le molteplici resistenze che da varie parti vengono frapposte all’istruzione popolare.

I primi programmi della scuola italiana sono emanati dal ministro Terenzio Mamiani nel settembre 1860. Essi pongono a fondamento dell’insegnamento elementare l’educazione prima dell’istruzione per educare i giovani ai valori della classe dominante. Le materie principali sono la religione, la lingua italiana e l’aritmetica. Grande importanza viene assegnata all’insegnamento grammaticale il cui scopo prioritario è di contribuire, attraverso l’alfabetizzazione delle masse popolari, all’unificazione linguistica e culturale dell’Italia. I programmi Mamiani hanno effetti insoddisfacenti a causa dell’impreparazione dei maestri e della scarsezza dei mezzi finanziari messi a disposizione. Nel 1867 si ritiene necessario intervenire con dei ritocchi (i ritocchi Coppino), che ammoniscono il maestro ad usare l’italiano. Per il dialetto si tollera solo un uso strumentale all’acquisizione delle parole italiane.

I libri scolastici

Sull’efficacia del libri scolastici c’è diversità di vedute da nord a sud, ma generalmente se ne ravvede l’efficacia nella capacità dei maestri di saperli utilizzare.

Gli autori e le opere

Il “Giannetto di Parravicini: romanzo di un’ascesa sociale

Nella scuola dei primi anni di Unità nazionale, il libro di testo scolastico svolge diverse funzioni: alfabetizzazione delle nuove generazioni, mezzo di socializzazione politica per le masse popolari, guida didattica per gli insegnanti che non ricevono alcuna formazione professionale. Prototipo del perfetto libro di testo è il Giannetto di Parravicini, il cui motto è “Pane e onore. Migliaia di persone non leggeranno forse altro libro”. Il Giannetto è pubblicato nel 1837 dall’editore Ostinelli, viene ristampato con aggiornamenti vari, e ancora nel 1859 è tra i libri più adottati in molte parti d’Italia. Il libro è suddiviso in sei sezioni:

  • L’uomo, i suoi bisogni, i suoi desideri;
  • Mestieri, arti e scienze;
  • Geografia;
  • Scienze naturali;
  • Racconti sui doveri dei fanciulli;
  • Racconti morali tratti dalla storia d’Italia.

Il libro intreccia due percorsi, uno nozionistico ed enciclopedico, l’altro narrativo e morale. Un forte ed esplicito progetto educativo, raccontato attraverso le esemplari vicende della vita del protagonista e articolato attorno ai valori della cultura dell’epoca. Lo sfondo è la società industriale della manifattura lombarda. Giannetto è figlio di un onesto e probo commerciante, diventa prima un apprezzato artigiano, poi, grazie alle sue capacità imprenditoriali diventa un agiato mercante, un ricco e stimato industriale e gran signore. Giannetto è una sorta di self-made man all’italiana, in lui si trovano l’audacia del piccolo imprenditore paleoindustriale e le virtù del decoro e della solidarietà in termini assoluti. Un insieme che sfocia nella realizzazione di una vera e propria società utopica. Giannetto viene presentato come un benefattore senza limiti. Altri libri, compilati per lo più da funzionari ministeriali, fanno spesso registrare passi indietro rispetto al modello di efficientismo industriale rappresentato dal Giannetto. Comunque il libro di Parravicini fa scuola, il suo modello viene ripreso e adottato fin dal primo libro, figlio della legge Casati, il “Libro del popolo, ossia trattarello d’igiene, esposizione dei doveri dell’uomo di Giovanni Scavia, che in soli cinque anni ha ben otto edizioni. Ma già precedentemente le Letture italiane di Niccolò Tommaseo pubblicate nel 1841 e riedite nel 1854, si conformavano al modello di Parravicini. L’opera di Parravicini è comunque infarcita di riferimenti classisti, come quella sul tabacco, o separatezze come quella sulle varietà degli uomini di cui quella bianca è la più bella, più forte e ingegnosa di tutte, soprattutto perché le altre varietà non hanno il beneficio delle scuole e dell’educazione.

Altri autori

La stagione dei libri educativi continua con le Letture graduate di Giulio Tarra (1832-89), rettore e maestro dell’Istituto dei sordomuti poveri della provincia di Milano, che durano poco più di un ventennio e già negli anni di Cuore (1886), cominciano a sparire dal mercato delle scuole lombarde. I testi di Tarra rappresentano un’evoluzione rispetto ai prodotti editoriali compatti di Thouar. Infatti il criterio di graduare le letture in base allo sviluppo progressivo del linguaggio, delle idee e della morale sia premiato dal terzo congresso pedagogico italiano (1861) come principio validissimo per la costruzione di un libro di lettura per le scuole rurali e per quelle dei sordomuti. Il messaggio morale ha una certa preminenza sugli altri, i volumi di Tarra presentano una campionatura di quelle tematiche care agli intellettuali italiani e l’immagine di un’infanzia destinata a durare nel tempo. Nelle Letture graduate infatti è ribadita la convinzione che la scienza può avere cattiva influenza sull’esistenza dell’uomo se non controllata, o l’idea che la società classista in cui ognuno stia al suo posto perché se i poveri soffrono per lavorare i signori soffrono per amministrare. L’opera di Tarra è permeata da una forte diffidenza verso il mondo moderno, città e campagna sono due mondi a sé ed è bene che ognuno rimanga nel proprio habitat.

Tarra comunque sa che il mondo popolare contiene saggezza ma anche superstizione, purezza ma anche grossolanità e nella novellina, Coraggio infantile, prevale l’esempio di un bambino, che spaventato nel sentire picchiare alla porta di notte vince le sue paure e chiama il papà e così salva una vecchia vicina inferma. Per Tarra tutto ciò che sa di paure e immaginari pagani va corretto dalla fede.

L’ideologia di Tarra ispirerà altri autori, dalla valorizzazione dell’esercito come garante dell’unità nazionale, a quello della difesa della famiglia come nido e luogo più bello del mondo, e quello delle solite api industriose che prima di Collodi erano già state utilizzate da Tasso, Parini e Pidemonte.

Accanto a Tarra troviamo anche l’opera di Cesare Cantù (1804-1895), la sua opera è rivolta alla formazione dei ceti subalterno, da Il Galantuomo, ovvero i diritti e i doveri. Corso di morale popolare (1837) a Il buon fanciullo (1840), a Fior di memoria pei fanciulli (1847), fino ad arrivare a Buon senso e buon cuore (1870) e Portafoglio di un operaio (1871). I libri di Cantù sono facili e il messaggio che trasmettono sono quelli che la nuova classe dirigente vuole vengano trasmessi: disapprovazione di letture fatte per mero divertimento, esaltazione dell’ordine costituito, della proprietà acquisita col duro lavoro, dell’esaltazione della vita rurale rispetto a quella cittadina più corrotta. Per Cantù ognuno deve rimanere al proprio povero posto. Francesco De Sanctis avverte questi limiti e dice che è molto più difficile scrivere un libro per l’infanzia e per il popolo che uno per la gente colta, perché è infarcito di ipocrisia e cinismo.

Dopo l’Unità (1870-1878)

Introduzione

Fra la presa di Roma (1870) e la morte di Vittorio Emanuele II (1878), fra la Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis (1870) e le raffinate ironie pregaddiane di Carlo Dossi in La desinenza in A (1878), fra il Verga di Storia di una Capinera (1871) e quello dei Malavoglia (1881), fra il tramonto della Destra storica postca...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lola878 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Boero Pino.
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