Sviluppo della lettura tra scuola, biblioteca e territorio
Leggere: come, quando, perché? di Franco Cambi
Il passaggio dall’oralità alla scrittura segna una svolta radicale nella civiltà: nasce il Mondo 3, cioè il mondo della cultura che si deposita, cresce su se stessa, fa tradizione e riformula la nozione di esperienza. Tale passaggio ha un peso determinante anche nella vita individuale perché apprendere la lettura e la scrittura cambia l’identità del soggetto. I mondi virtuali della letteratura radicano il soggetto in un mondo "terzo" che è il mondo dei significati: lì nasce l’io come soggetto culturale.
La lettura, che è il primo scalino da salire per accedere al mondo della cultura, diviene il varco primario e costante che ci fa accedere al Mondo 3 e a tutte le sue potenzialità. Allora la lettura va valorizzata a cominciare dalla prima età con i libri-giocattolo. L’importante è costruire il circuito io-libro-Mondo 3 e renderlo un bisogno e un piacere.
La "cerimonia" del leggere è sempre più tipica e propria dell’Homo sapiens sapiens che nel costruire la sua storia ha "doppiato" il reale e lo ha anche trascritto in una rete di significati, i quali poi si sono depositati attraverso la civiltà del libro. Tale cerimonia va istituzionalizzata e "portata ai soggetti" come una pratica che li faccia crescere in senso umano.
La cerimonia del leggere ha i suoi ritmi, spazi e tempi. Universalizzare la lettura è il compito della società e delle sue agenzie formative primarie: prima della famiglia e della scuola, poi delle biblioteche, delle associazioni, dell’informazione e così via. La letteratura è valore massimo sempre e deve farsi abitudine e segue una sua cerimonialità da fissare come compito. Si deve leggere a tutte le età e facendola diventare un’abitudine quotidiana in modo tale che il sé cresce e si potenzia.
Nell’infanzia si deve apprendere la tecnica della lettura e poi inoltrarsi nella narrativa via via sempre più specialistica. Il libro deve accompagnare questa crescita dando spazio ad altri linguaggi e ad altri mezzi oltre il libro. Il libro deve essere riconosciuto come l’incontro più ricco con la lettura e l’attività di lettura dovrebbe apparire al bambino come un cammino di scoperte che dà identità e forma.
L’infanzia e la preadolescenza è l’età di "forti lettori", ma l’adolescenza porta verso una diminuzione del leggere. Il problema nasce dalla scuola e dalle abitudini della società civile nella quale la televisione ha preso il posto del libro. La scuola, inoltre, con un’attenzione scarsa ai testi declassa la lettura. L’adolescenza è un processo di "entrata nella cultura" ed è in sé l’età della lettura che da lì si proietta come pratica per tutta la vita.
L’obiettivo che nell’infanzia e poi nell’adolescenza deve dare l’educazione alla lettura è renderla una compagna per tutta la vita e per scoprire il mondo. Nell’età adulta o nella terza età la cerimonia potrà essere vista come una pausa o come un rientro in se stessi.
La lettura è una forza, un’occasione e un rito e ciascuno deve essere interprete programmatore di quest’avventura a tre "fuochi" sviluppandone la forza, rendendola occasione e creando rispetto ad essa un rito. Tra queste tre prospettive la lettura si distende facendosi un vero e proprio "esercizio spirituale" e creando momenti e spazi per concentrarsi nel leggere.
La lettura è un "esercizio spirituale" complesso che va gestito con precisione e decisione, in modo netto e riflessivo. Il leggere deve diventare un atto complesso e libero, sempre più personale e privato giocando tra i diversi tipi di lettura. L’obiettivo più alto del leggere se, da un lato, è creare un’abitudine articolata e complessa, dall’alto, è personalizzare tale abitudine, rendendola via via sempre più propria. Ciò che sta a cuore a un’educazione alla lettura è la pratica del leggere come "cura di sé" e quindi la personalizzazione della lettura.
Personalizzazione della lettura
La personalizzazione della lettura si compie su tre piani:
- Il "come si legge". Si legge a strappi, a rovescio, parendo dai margini, partendo dal messaggio o dal ruolo che un testo svolge nell’immaginario.
- Il "cosa si legge". Ciascuno deve avere un campionario di testi che sono i propri testi di formazione.
- La funzione che si assegna alla lettura. Ciascuno dà alla lettura un proprio posto e un ruolo nel suo agire quotidiano e nella costruzione del proprio sé.
La personalizzazione della lettura va spronata, coltivata e messa in primo piano come strumento-principe di quella "cura di sé" di cui ciascuno deve farsi carico per tutta la vita. La decantazione della forza della letteratura dilata la mente e la conduce a una "rivoluzione" interna che può essere "inavvertita" ma che resta costantemente attiva nel rapporto soggetto/libro e che è il cuore della lettura.
Effetti della lettura
I tre effetti della lettura sono:
- La virtualità. Attraverso il narrativo si passa dal reale al virtuale e si costruiscono mondi possibili e paralleli che allargano la percezione dell’esperienza.
- La scoperta. La lettura apre alla scoperta di un reale più vasto, fatto di esperienze lontane e ignote che è possibile attraversare, scoprendone le forme, il valore e il significato.
- La riflessione. L’atto della lettura è riflessivo e a due livelli: come atto in sé, che consiste nel disporre la mente davanti a un testo e interiorizzarlo, e come atto su un testo, che consiste nel mutare la percezione del mondo e di chi percepisce il testo.
La scuola nasce con l’alfabetizzazione e ne cura lo sviluppo applicativo ai saperi e ne potenzia la funzione nelle varie tappe dell’età evolutiva. La scuola costudisce il binomio lettura/testualità e deve sviluppare la pratica della lettura, potenziarne la forma mentis, articolarne la tipologia delle testualità e formare a una comprensione dei vari tipi di testi, sempre guardando all’abitudine della lettura come principio-cardine della "cura di sé".
Solo la scuola può inoltrare, attraverso la lettura e la dialettica dei testi, ogni soggetto ad una visione integrale della cultura e un potenziamento dell’immagine del proprio sé che ogni individuo matura attraverso la sinergia dei suoi bisogni. È compito della scuola una precisa pedagogia della lettura che ne esalti la funzione, ne fissi la fenomenologia e ne coltivi le pratiche, tenendo ferma però la sua radicale formatività.
Autobiografia e letteratura per ragazzi: tre grandi autori si raccontano di Rossella Certini
L’autobiografia è uno strumento di lettura e luogo di incontro tra autori, romanzi e lettori. Mark Twain, Rudyard Kipling e Ronald Dahl sono tre grandi autori che hanno vissuto tra l’Ottocento e il Novecento che mostrano come scrivere di sé possa divenire una sorta di modello guida per meglio decifrare e comprendere le loro opere letterarie dedicate ai giovani lettori.
Nelle primissime battute della propria autobiografia, Mark Twain sottolinea che se fosse cresciuto a Londra, anziché nell’umile paesino della Florida, la sua nascita sarebbe comunque stata un evento straordinario proprio perché lui ha rappresentato l’evento straordinario. La sua autobiografia ci presenta un intellettuale molto arguto che ha fatto della scrittura uno strumento per riflettere e per raccontare ad un grande pubblico i fatti e le debolezze della contraddittoria società americana.
Twain parla della questione razziale e affronta argomenti scottanti come la libertà di stampa o la libertà di parola e con incisività ha riproposto questi temi nei saggi per riviste e giornali e nei suoi romanzi. Autobiografia è un progetto che prende corpo gradatamente, non viene scritta tutta in un solo momento e alcune parti non sono neppure scritte dallo stesso Twain ma dettate ad un segretario che avrà cura di appuntare i ricordi dello scrittore americano. È un’autobiografia erratica e vagabonda, uno scrivere di sé che può apparire senza metodo. I due elementi da osservare sono:
- L’impostazione di questo scritto autobiografico, che è contraria ai tradizionali canoni letterari dell’autobiografia: Twain si narra in maniera nuova, dove al centro della scrittura di sé esiste una memoria storica e sociale.
- Il narratore. Il modo che utilizza Twain per raccontare di sé è identico al modello che ha di raccontare i personaggi nei propri romanzi.
Twain sottolinea che è importante che il narratore si lasci impressionare da ciò che vede e vive in prima persona e sarà questo il metodo che seguirà nella scrittura di sé. Fin dall’inizio l’autore americano suggerisce a chi scrive di liberare il pensiero nella scrittura e di non rimanere troppo legati alla cronologia dei fatti. Potrebbe apparire tutto molto vago e confuso, ma sta proprio in questo la ricchezza del metodo erratico perché consente di raccontare con vividi dettagli i grandi momenti della vita, i fatti che più ci hanno impressionato e che hanno avuto un peso fondamentale per la nostra formazione.
Twain sovverte ogni canone autobiografico e la confusione diventa il metodo. Twain è un uomo che identifica il proprio essere con la propria società e la sua formazione non è accademica, ma si è formato sulla strada: è cresciuto trascorrendo il tempo nei vicoli dei sobborghi americani ed è per questo che la sua scrittura non è aulica. La sua formazione non accademica non gli ha dato quegli strumenti per scrivere in maniera colta e sofisticata ma il suo narrare è un narrare straordinario e popolare, dove l’elemento discorsivo si lega alla riflessività e all’interpretazione.
Lo stile di scrittura di Twain è lo stesso sia nei romanzi che nella sua Autobiografia. Nello scrivere di sé emerge tutta la sua forza del romanziere ma soprattutto del comunicatore, ovvero colui che informa, interpreta, ridefinisce e promuove una conoscenza nuova rispetto al passato, fatta di impegno civile a sostegno dei diritti umani. È nello stile di scrittura non colto che troviamo lo strumento pedagogicamente più significativo perché è in questo scrivere per tutti che possiamo ritrovare le tracce di un pensiero democratico e liberale al servizio della comunità che si adopera per la comunità e per aprire a tutti le porte della conoscenza e del sapere.
Contrariamente al modello di scrittura di Twain, l’autobiografia di Rudyard Kipling è molto colta e sofisticata. Kipling è stato un grande scrittore e romanziere che ha raggiunto grandi successi di pubblico e di critica. La sua educazione fu curata e seguita dalla famiglia e sicuramente non fu un’educazione popolare. Visse una condizione di estrema agiatezza e poté godere di esperienze ricche e stimolanti da un punto di vista linguistico e culturale.
Kipling ha goduto di una formazione multiculturale e grazie ai molti viaggi attraverso tanti paesi stranieri ha sviluppato uno stile narrativo poliedrico e ricco di ibridazioni letterarie. Rimanendo sempre fedele alla politica coloniale inglese, resterà famoso anche per le sue convinzioni razziali: era convinto sostenitore della superiorità dell’uomo bianco rispetto alle altre etnie. Kipling ci ricorda come non fu facile imparare la lingua inglese: nato e cresciuto in India, fu mandato in Inghilterra insieme alla sorella più piccola per imparare la lingua madre, rinunciando agli affetti più cari e affidati ad una durissima istitutrice.
Lo stile di vita di Kipling è intriso di esperienze di grande spessore ma non è una formazione finalizzata ad una professione o ad un’attività particolare: essa è vita che si traduce nello sviluppo di modelli sociali praticati e condivisi. Qualcosa di me è l’autobiografia che egli scrive per lasciare ai propri amici qualcosa su cui riflettere e soprattutto dei ricordi e delle immagini di questo uomo. Egli sostiene che le parole siano la più potente delle armi che l’uomo possiede.
Leggere Il libro della giungla di Kipling vuol dire avvicinarsi a tutti gli abitanti-animali della giungla che in una perfetta interpretazione storico-sociale rivestono un ruolo centrale nell’organizzazione della comunità di appartenenza. Kipling ci presenta due momenti importanti nell’autobiografia:
- Un essere umano formato da esperienze psicologiche, sociali, morali, religiose e politiche che si racconta per il bisogno di continuare ad esistere e a generare una nuova esistenza.
- Il principio di autobiografia corrisponde all’idea di movimento, cioè un andare verso il già vissuto per approdare ad una nuova nascita e per mostrare ad altri il percorso di questa esperienza.
Kipling non si accontenta di scrivere una semplice autobiografia, ma ci offre qualcosa di sé e il racconto di un’esistenza spesa nella difesa di valori profondi. La scrittura è nostalgica e struggente, il linguaggio è colto e la lettura è impegnativa.
Boy di Ronald Dahl rappresenta un caso singolare di autobiografia poiché segue una scansione cronologica ed è scritta per i giovani lettori. Fantasia, umorismo, sarcasmo, ironia sono i linguaggi attraverso i quali Dahl racconta la propria vita e i pilastri della sua narrazione sono la famiglia, l’infanzia, l’adolescenza e la scuola. Boy è una storia di passioni e di emozioni dove il giovane Ronald e la sua numerosa famiglia sviluppa un sentimento profondo d’amore e d’amicizia per la natura e per ogni essere vivente. È una scrittura fre...
-
Riassunto esame Letteratura per l'infanzia, prof.ssa Flavia Bacchetti, libro consigliato Percorsi della letteratura…
-
Riassunto esame Letteratura per l'infanzia, prof.ssa Flavia Bacchetti, libro consigliato "Aedi per l'infanzia. Poet…
-
Riassunto esame letteratura per l'infanzia, prof. Bacchetti, libro consigliato Spazi e forme della lettura
-
Riassunto esame "Letteratura per l'infanzia", prof. Bacchetti, libro consigliato "Percorsi della letteratura per l'…